Bartolomeo Bosco of Turin

Il re dei prestigiatori e il prestigiatore dei Re

Locandina del tour guidato su Bartolomeo Bosco, il “Prestigia-tour” che si è tenuto a Torino nell’aprile del 2018.

Felice Pozzo
Felice Pozzo

Appassionato di storia delle esplorazioni e di letteratura avventurosa, italiana e non, è considerato uno dei maggiori studiosi della vita e delle opere di Emilio Salgari. Ha dedicato all’argomento numerose pubblicazioni e ha curato l’edizione di alcune ristampe salgariane.

Tra i fatti interessanti riferiti a Bartolomeo Bosco, definito “Il re dei prestigiatori e il prestigiatore dei Re”, esiste, ben documentata, la sua qualifica di “torinese”, quasi un titolo nobiliare che lo ha seguito ovunque nel mondo. Lo si nota in numerosissime recensioni ai suoi spettacoli pubblicate in tutta Europa e non solo (“il signor Bosco da Torino”); in altrettanto numerose locandine stampate durante tutta la sua carriera (“il signor Bosco di Torino” oppure “of Turin”, “de Turin” ecc,); in calce a qualche litografia che lo ritrae (“Turinensis”) e così via. Altrove troviamo “il Cavaliere B. Bosco Turinese” o “il celebre prestigiatore italiano sig. cav. Bartolomeo Bosco da Turino” o, più correttamente, “di/da Torino”. Talvolta lui stesso si firmava “Bartolomeo Bosco di Torino”.

Bartolomeo Bosco
Bartolomeo Bosco

Casa Bosco

Dopo tutto Torino, città dalla storia bimillenaria, quando Bartolomeo Bosco vi nacque, il 3 gennaio 1793, era da oltre settant’anni la capitale del Regno di Sardegna, il principale degli Stati in cui era divisa l’Italia e dichiararne la provenienza era senza dubbio importante.

Una vista dall’alto di Torino nel Settecento, tratta da “Theatrum Sabaudiae”. In primo piano l’Accademia Reale di Torino.
Una vista dall’alto di Torino nel Settecento, tratta da “Theatrum Sabaudiae”. In primo piano l’Accademia Reale di Torino.

Bartolomeo era figlio di Matteo Bonifacio Bosco e di Cecilia Caterina Cuore, benestanti gestori del Caffè Internazionale, ai tempi piuttosto noto a Torino, sito in corso della Cittadella. Quel corso non esiste più da tempo. I torinesi lo denominavano “lea dla Sitadela”, ma durante l’occupazione francese il nome diventò “boulevard Borghese”. Consisteva in tre lunghi viali alberati. Quello di mezzo era per le carrozze, comprese quelle della corte reale che vi transitavano come tutte le altre nell’ora del passeggio suscitando ogni volta curiosità, e gli altri due erano per i pedoni.

Un illusionista precoce

Copertina del romanzo “I tre paletti”, Luigi Gramegna, Viglongo, 1971.
Copertina del romanzo “I tre paletti”, Luigi Gramegna, Viglongo, 1971.

Casa Bosco era situata nel quartiere di Sant’Ottavio, nelle vicinanze del Caffè di famiglia, ricordato da Luigi Gramegna nel suo postumo romanzo storico I tre paletti (1933), ambientato nel 1812 e dedicato al reggimento piemontese che in quell’anno combatté in quella campagna di Russia che, secondo molti storici, ha segnato l’inizio del declino di Napoleone. Gramegna, l’emulo piemontese di Dumas, ha scritto che nel 1812 il locale dei Bosco aveva cambiato nome in “Caffè Catlin-a”, perché la signora Bosco era diventata vedova nel 1800 e si era intestata l’esercizio con il secondo nome, visto che Cecilia, presumibilmente, non piaceva né a lei né agli avventori.

Non sappiamo nulla di Norina, la sorella minore di Bartolomeo mentre di lui, forse proprio perché destinato a diventare il prestigiatore più noto al mondo, si narra che già da bambino e poi da ragazzo amava inventare giochi e scherzi, persino in quel severo collegio dal quale uscì sedicenne dopo nove anni di frequentazione. Dopo tutto è la cosa più ragionevole e plausibile che possa scrivere un biografo, visto che spesso si finisce per fare nella vita ciò che si sognava da piccoli. Certo è che già all’età di 18 anni era in grado di esibirsi in difficili giochi di prestigio, prima dinanzi ai suoi commilitoni e poi nel campo di prigionia russo dove finì dopo la battaglia della Moscova avvenuta il 7 settembre 1812 presso il villaggio di Borodino.

Gli anni della prigionia

Bartolomeo fu infatti avviato alla carriera militare nel 1811 e l’anno successivo, sul fronte russo, fu ferito alla coscia destra da un colpo di lancia: era fuciliere presso il 111° Reggimento di linea della quinta divisione del I Corpo d’Armata italiano. Raccolto dai russi fu tradotto con altri prigionieri dapprima a Vologda e poi a Tobolsk, in Siberia.

La battaglia della Moscova in un dipinto di Louis Lejeune, 1822.
La battaglia della Moscova in un dipinto di Louis Lejeune, 1822.

Secondo i biografi riuscì a rendere più che sopportabile la prigionia esibendosi in giochi di prestigio, così da guadagnarsi le simpatie dei russi e da ottenere condizioni di vita migliori anche per i suoi compagni di sventura, finché, nell’aprile del 1814, fu liberato in occasione d’uno scambio di prigionieri tra russi e francesi.

Rendere possibile l’impossibile

Ormai determinato a dedicarsi all’illusionismo, si recò a Parigi allo scopo di apprendere ulteriori segreti del mestiere e vi si fermò due anni, il tempo necessario per perfezionare trucchi, abilità manuali e a strutturare un intero repertorio tale da consentirgli di condurre spettacoli di fronte a qualunque pubblico.

Giuseppe Merci, in arte
Giuseppe Merci, in arte "Pinetti".

L’Ottocento era d’altra parte più che favorevole ad accogliere quel tipo di intrattenimento, tale da rendere possibile l’impossibile. La magia divertente, d’altronde, ovunque si stava man mano lasciando alle spalle antichi pregiudizi, stupide superstizioni, sospetti di negromanzia e di truffa, per palesarsi in ciò che era davvero: un rutilante insieme di destrezza, fantasia, intelligenza, psicologia e capacità di dominare il palcoscenico in modo piacevole.

In poche parole, uno spettacolo che già da molto tempo si era dimostrato in grado di passare dalle strade e dalle piazze ai più importanti teatri del mondo. Ciò era stato reso possibile dall’arte di personaggi come Giuseppe Merci, in arte "Pinetti", il più grande prestigiatore italiano del Settecento, applaudito e ben accolto dalle Corti dell’epoca, e dall’abilità di altri grandi artisti di fama internazionale, consegnati alla memoria collettiva dai sempre più numerosi e attraenti studi e dalle inesauste ricerche effettuate dagli storici della magia da palcoscenico.

Magia del marketing

Da Parigi, Bosco tornò a Torino, in famiglia, per organizzarsi, e nel 1818, a 25 anni, iniziò il suo lungo, ininterrotto viaggio per l’Europa, e non solo, risoluto a stupire le platee come pochi prima di lui erano riusciti a fare. È un fatto che nel 1820, dopo soltanto due anni, fosse già famoso, non solo per le sue esibizioni ma anche per l’innata capacità di farsi pubblicità creando fatti di cronaca in ogni località ove approdava, e per le sue belle maniere condite da vasta erudizione.

Manifesto pubblicitario di uno spettacolo di magia di fine Ottocento.
Manifesto pubblicitario di uno spettacolo di magia di fine Ottocento.

Gli aneddoti che si sono tramandati circa il modo di pubblicizzarsi sono numerosi e tutti da prendere con il beneficio d’inventario: sono tuttavia tali da rendere l’idea. Curioso quello riferito al suo arrivo a Marsiglia nel gennaio 1825. Recatosi in incognito a pranzare in un lussuoso ristorante, si accomodò ad un tavolo con numerosi commensali. Al termine del pranzo uno di loro desiderò consultare l’orologio, ma non riuscì a trovarlo. A catena, altri lo imitarono con lo stesso risultato: erano spariti gli orologi di otto persone. Si pretese che nessuno lasciasse la stanza sino all’arrivo di un commissario di polizia prontamente chiamato, però quando questi si presentò e iniziò l’indagine, ognuno ritrovò miracolosamente il proprio orologio in tasca, tranne Bosco che cominciò a strepitare affinché fosse ritrovato anche il suo. E infatti fu ritrovato nelle tasche del commissario. Secondo l’aneddoto, fu proprio il poliziotto a capire cos’era successo, perché esclamò:

È giunto a Marsiglia il celebre Bosco, perché soltanto lui sa operare di questi prodigi!

E Bosco, fattosi conoscere, offrì da bere a tutti, conquistandosi così le pagine dei quotidiani locali.

Come novità, in palcoscenico, aveva da tempo trascurato il ricercato e pomposo abbigliamento dei colleghi per indossare invece un attillato costume da giocoliere con maniche corte, a dimostrare che non usava nascondigli nelle maniche o tasche segrete, e pur evocando gli spiriti infernali, un po’ per esigenze di spettacolo e molto per alludere al patrimonio magico dei suoi predecessori, volle dare apparenze scientifiche alla sua arte, utilizzando marchingegni misteriosi.

Bartolomeo Bosco raffigurato con il costume da giocoliere a maniche corte.
Bartolomeo Bosco raffigurato con il costume da giocoliere a maniche corte.

In giro per l’Europa

Tra le prime tappe del suo inesausto vagabondaggio si ricordano Dresda, Lipsia, Berlino, Mosca, Pietroburgo, Varsavia, Lione. E non siamo che agli inizi della sua carriera, così che seguirne le mosse costituisce un’impresa titanica, peraltro felicemente compiuta in quindici anni di ricerca in mezzo mondo da Alex Rusconi, autore nel 2017 della prima, esauriente biografia di Bosco. Tanto più che il “mago” torinese continuò a lavorare sino al 1861, ossia sino a poco prima di morire a Dresda, nella sua casa in Rosenbergstrasse, il 7 marzo 1863. In quella città aveva infatti desiderato stabilirsi e là è sepolto in una tomba che è visitabile ancora oggi soltanto grazie alle cure e ai restauri compiuti nel tempo dai colleghi maghi, a cominciare da Houdini che nel 1903 acquistò l’apparato marmoreo tombale per salvarlo dalla distruzione e fece ricostruire a sue spese la lapide.

Houdini presso la tomba di Bosco a Dresda.
Houdini presso la tomba di Bosco a Dresda.

Ed è ancora Alex Rusconi a documentare, seguendone la vita, il motivo per cui Bosco è ricordato anche come “il prestigiatore dei re”. Non solo, infatti, era invitato a Corte ovunque andasse, ma era molto spesso chiamato a esibirsi in privato per i regnanti, da Giorgio IV re di Hannover (1821), a Federico Guglielmo III (1822), da Alessandro I imperatore di Russia (1823) a Giuseppe Antonio Giovanni d’Asburgo-Lorena, arciduca d’Austria (1829), e così sino agli ultimi anni, ricevendo attestati, onori e preziosi regali.

Ha ricordato Aldo Savoldello, in arte Silvan, egregio storico dell’arte illusionistica, oltre che artista a tutti noto:

Nel 1823, lo zar Alessandro gli conferì a Pietroburgo, un diploma speciale di “Uomo di genio” e nel 1842 il suo successore Nicola I gli fece rendere gli onori dovuti ai più grandi personaggi. Nel 1832 fu a Berlino, ospite del re di Prussia che gli rilasciò un attestato di benemerenza. A Vienna l’imperatore d’Austria, dopo averlo ricevuto per una serie di esibizioni nel suo palazzo, gli inviò un superbo regalo. I reali di Danimarca lo ricevettero in forma privata nel loro castello di Frederiksborg; a Costantinopoli il sultano, dopo averlo colmato di doni e onorificenze, gli concesse di costruirsi un teatro a Pera e di intitolarlo a se stesso. Non mancò di esibirsi anche nella sua città natale alla presenza dei Savoia e nel 1852 venne chiamato a dare una rappresentazione alle Tuileries, davanti a Napoleone III, l’imperatrice e tutta la loro Corte.

Lo stupore… a portata di mano

Tavola sui bussolotti contenuta nel volume “Gabinetto magico del cavaliere Bartolomeo Bosco ossia il complesso dell’Arte di prestigio”, 1853.
Tavola sui bussolotti contenuta nel volume “Gabinetto magico del cavaliere Bartolomeo Bosco ossia il complesso dell’Arte di prestigio”, 1853.

Il gioco per il quale Bosco è stato a lungo ritenuto il migliore in assoluto è quello, antichissimo, dei bussolotti, che lui però realizzava con tecniche nuove e sbalorditive. Si tratta del noto gioco, tratto dalle esibizioni di guitti e giocolieri da strada, che consiste nel nascondere una pallina sotto una delle tre tazze capovolte disposte sul tavolo, e poi mischiare le tazze così da rendere difficile capire dove si trova la pallina. In realtà è sempre impossibile indovinare (a meno che non sia voluto dal giocoliere) perché esistono mille trucchi per ingannare l’osservatore e perciò il gioco è sleale.

Quando si tratta di spettacolo, e non di truffa da piazza (o vicolo), è tuttavia sempre un bel vedere, perché sembra non esista più alcuna legge naturale. Bosco usava addirittura cinque tazze (o bussolotti) e alcune palline, in un vorticoso movimento che ha meravigliato e confuso persino suoi esperti colleghi. Va peraltro detto che, oltre alla destrezza manuale, Bosco usava due (su cinque) bussolotti truccati. Uno che tratteneva le palline e l’altro che le rilasciava da un fondo segreto.

Infiniti giochi di magia

Ma il suo repertorio era inesauribile, e comprendeva, fra i più spettacolari, il numero in cui un plotone di soldati fucila il mago che ne esce indenne perché i proiettili gli cadono ai piedi senza toccarlo oppure il numero dei piccioni decapitati, uno nero e un bianco, poi resuscitati, l’uno con la testa dell’altro. E sparizioni, distruzione di oggetti che ricompaiono intatti, altri che si trasformano in tutt’altre cose; penne che scrivono da sole; fazzoletti che spariscono da un’urna e ricompaiono all’interno di una candela accesa; semi annaffiati in un vaso che diventano subito fiori e che si moltiplicano in modo da essere gettati a pioggia agli spettatori, e ogni altra diavoleria che sia possibile immaginare.

Bosco rappresentato durante lo spettacolare numero in cui riusciva a sopravvivere al tiro di un plotone d’esecuzione.
Bosco rappresentato durante lo spettacolare numero in cui riusciva a sopravvivere al tiro di un plotone d’esecuzione.

I suoi spettacoli, che duravano due o anche tre ore, si potevano ammirare pagando biglietti più cari del solito, eppure i locali in cui si esibiva erano sempre pieni, ovunque andasse. Le sole pecche che il tempo ha evidenziato e che perciò nessun mago usa più, consistono nella reale uccisione di animaletti (in particolare canarini) e l’uso reiterato di rumorosi e fastidiosi colpi di pistola, usati come colpi di bacchetta magica, vale a dire allo scopo di evidenziare l’esito dei giochi.

Problemi di copyright ante litteram

Alcune edizioni del fortunato libro che il mago Romanoff pubblicò inserendo il nome Bosco nel titolo. Romanoff, al secolo Giovan Battista Romano, è stato un noto e stimato artista siciliano.
Alcune edizioni del fortunato libro che il mago Romanoff pubblicò inserendo il nome Bosco nel titolo. Romanoff, al secolo Giovan Battista Romano, è stato un noto e stimato artista siciliano.

Occorre peraltro contestualizzare Bosco e il suo mondo per capire le ragioni di un successo incredibile, tale da indurre la nascita di mode a lui ispirate, a poesie a lui dedicate, e persino il proliferare di emuli che non solo tentarono di ripetere i suoi successi, ma che addirittura ne rubarono il nome, costringendo il nostro Bartolomeo a tutelarsi.

Manuale di magia da spettacolo di autore ignoto, che reca nel titolo il nome Bosco.
Manuale di magia da spettacolo di autore ignoto, che reca nel titolo il nome Bosco.

Lo stesso problema fu vissuto da suo figlio Eugenio Bosco, nato in Germania nel 1829 e deceduto intorno al 1902 dopo aver calcato le scene di mezzo mondo grazie agli insegnamenti paterni, a volte condividendo la scena con il figlioletto Italo.

Ha ricordato a questo proposito Alex Rusconi:

Nel 1882 Bosco [Eugenio] è nel pieno della sua battaglia contro gli artisti che utilizzano il suo cognome in modo improprio. Scrive una lettera a tutti i commissari di polizia per denunciare questi individui e fornisce dei parametri di massima per poter riconoscere il vero Bosco (lui) da quelli fasulli.

Ancora molti anni dopo la morte di Bartolomeo, sono stati stampati manuali di magia da spettacolo recanti nel titolo il famoso nome, capace di suscitare sempre nuovi interessi. Fra essi i volumi Romanoff, l’emulo di Bosco — Confidenze di un prestigiatore, giunto alla settima ristampa nel 1941 e alla decima nel 1948 e Il nuovo Bosco ossia il diavolo color di rosa (Bietti, 1947, ma probabile ristampa di testo molto più vecchio), contenente in appendice una breve biografia di Bosco.

※ ※ ※

Bibliografia

  • Benzinger O., Il grande libro dei maghi — Da Merlino a Harry Potter, Roma, Newton Compton Editori, 2005.
  • Rossetti C., Il trucco c’è… ma non si vede, Milano, Hoepli, 2007.
  • Rusconi A., Bartolomeo Bosco — Vita e meraviglie del mago che conquistò l’Europa, Firenze, Florence Art Edizioni, 2017.
  • Silvan, Arte Magica — Illusionisti, trucchi e magie di tutti i tempi, Milano, Rusconi, 1977.
※ ※ ※

Già che sei qui…

Rivista Savej on line è un progetto della Fondazione Culturale Piemontese Enrico Eandi per la diffusione della cultura e della storia piemontesi.

Se anche tu sei interessato al Piemonte e ai Piemontesi, ti suggeriamo di registrarti per poter accedere a tutti i contenuti di questo sito. La registrazione è gratuita, e ti chiediamo solo un indirizzo di posta elettronica.

Vogliamo costruire una comunità di lettori di Rivista Savej, e l’e-mail è un buon mezzo per tenerci in contatto. Non ti preoccupare: non ne abuseremo nè la cederemo a terzi.

Registrati

Sei già registrato? Accedi!

Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.


Normativa Privacy