Casalegno timbri 1908

Una piccola bottega sospesa nel tempo

Illustrazione di Ginger Berry Design per Rivista Savej.

Laureata in Scienze dei beni culturali, è una guida turistica non convenzionale, nota come La Civetta di Torino specializzata nella valorizzazione storico-artistica della città da un punto di vista insolito tombe, cimiteri, cripte e non solo.

"Harry avrebbe voluto avere quattro paia di occhi. Strada facendo, si girava di qua e di là nel tentativo di vedere tutto e subito […]. Alcuni negozi vendevano abiti, altri telescopi e bizzarri strumenti d’argento che Harry non aveva mai visto prima; c’erano vetrine stipate di barili impilati, contenenti milze di pipistrello e pupille d’anguilla, mucchi pericolanti di libri di incantesimi, penne d’oca e rotoli di pergamena, bottiglie di pozioni, globi lunari…"

Dove si trova il famoso Harry Potter? Si sta aggirando per Diagon Alley, la via di Londra ignota ai Babbani, ovvero a coloro che non possiedono talenti fatati, in cui si trovano decine di negozi stravaganti che vendono tutto ciò che può servire a un aspirante mago appena iscritto alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.

Diagon Alley ricostruita nel parco divertimenti “Universal Orlando” in Florida.
Diagon Alley ricostruita nel parco divertimenti “Universal Orlando” in Florida.

Questo articolo, con ulteriori approfondimenti, è presente anche nel numero 3 cartaceo di Rivista Savej.

 

Una porta su un mondo fantastico

A Torino, nei pressi della stazione ferroviaria di Porta Nuova, in via Arsenale 42, esiste una bottega che non stonerebbe per niente nella Diagon Alley immaginata dalla fantasia di J. K. Rowling. Questo negozio possiede due vetrine piccine, poste su un alto zoccolo in marmo grigio, che fiancheggiano la stretta porta d’ingresso. Circonda il tutto una classica devanture in ferro e ghisa, tipologia di serramento diffusasi in fretta nei locali del centro storico tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo, grazie soprattutto alla semplicità di esecuzione e di manutenzione. La porta e le vetrine sono sormontate da un’insegna che nel 2014 ha avuto l’onore di essere citata dalla graphic designer americana Louise Fili nel suo volume dedicato alle più belle insegne d’Italia. In vetro nero, leggermente aggettante, reca la scritta a lettere bianche “Timbri Incisioni Tipografiae, vicino, il cognomeCasalegnoin un carattere aggraziato e tondeggiante. Si tratta infatti di Casalegno Timbri, una delle attività artigianali storiche a gestione famigliare della città.

Porta d'ingresso della Casalegno Timbri.
Porta d'ingresso della Casalegno Timbri.

Attraverso la Storia

Fu Giuseppe Casalegno ad aprire la sua porta per la prima volta ben 110 anni fa. All’epoca attività artigianali di questo tipo non erano così insolite a vedersi, invece oggi sembrano quasi spuntate fuori da un libro di fiabe in mezzo alle vetrine di prodotti omologati e dalle insegne di dubbio gusto. Nel terzo millennio, quasi tutti i più antichi esercizi commerciali di via Arsenale sono purtroppo spariti, ma quella porta resiste ancora e viene aperta da Laura e Gianluigi, i fratelli appartenenti alla quarta generazione di Casalegno. Le nipoti di Giuseppe, le sorelle Giovanna, detta Vanna, e Maria Lucia, sono la memoria storica del negozio.

Generazione Casalegno
Da destra: Pino Casalegno, lo zio Mario e due lavoranti.

Una bottega Belle Époque

Varcare la soglia di Casalegno Timbri è come essere catapultati indietro nel tempo, dritti nella sfavillante Torino della Belle Époque o, quanto meno, in uno dei negozi della Diagon Alley descritta sopra. La bottega è microscopica, composta dall’area di vendita con il pavimento in mattonelle rosse e dal laboratorio sul retro, non accessibile ai clienti. Le pareti sono fiancheggiate da espositori con vetrinette e da scaffalature in legno scuro ad ante scorrevoli che, insieme al bancone, sono pieni di oggetti. Timbri, sigilli in ottone, bastoncini di ceralacca, biglietti da visita, ex libris, attrezzi tipografici e da incisione fino a curiosi rulli a stampo usati per imprimere sui tessuti le immagini che le sartine avrebbero poi ricamato… ogni angolo è pensato per sfruttare al meglio tutto lo spazio disponibile. Insomma, qui l’horror vacui, il terrore degli spazi vuoti, non è proprio di casa. Alle pareti, oltre a numerosi esempi di targhe di varie forme incise negli stili più diversi, sono appesi anche i diplomi di merito ottenuti negli anni e le esercitazioni di disegno fatte dal capostipite durante i suoi studi da futuro artigiano-artista.

Interni del negozio Casalegno Timbri
Interno del negozio.

L’arte dell’incisione

Esercitazione di Giuseppe Casalegno alle Scuole San Carlo: stemma araldico, fine Ottocento.
Esercitazione di Giuseppe Casalegno alle Scuole San Carlo: stemma araldico, fine Ottocento.

Giuseppe Casalegno era un valente artigiano. Alla fine dell’Ottocento frequentò per cinque anni le Scuole Tecniche Operaie di San Carlo, nate nel 1848 da un’idea di Gabriele Capello detto Moncalvo, l’ebanista del re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, e finalizzate a fornire una formazione professionale sul territorio.

Giuseppe vi conseguì il diploma di incisore e nell’anno scolastico 1894–1895 vinse anche il premio per il migliore disegno araldico. Era particolarmente interessato agli stemmi nobiliari, che studiò sempre in modo approfondito e che incise più volte su svariati anelli e sigilli, assecondando le elevate richieste in tal senso da parte della nobiltà subalpina. La carriera lavorativa di Giuseppe ebbe inizio con l’apprendistato. Trascorsi alcuni anni, decise di mettersi in proprio installando la sua attività all’interno di alcuni locali rivolti verso il cortile del palazzo di via Arsenale 42. Il lavoro girava bene e così Giuseppe passò dal cortile alla più prestigiosa via, aprendo al pubblico il negozio con annesso il laboratorio d’incisione. Correva l’anno 1908.

Esercitazioni di Giuseppe Casalegno alle Scuole San Carlo, fine Ottocento.

Il corsivo Casalegno

Quarant’anni prima Giuseppe era nato a Torino da una famiglia di lontane origini astigiane. All’epoca dell’apertura della bottega era già sposato e aveva due figli, Luigi e Mario, nati entrambi agli inizi del XX secolo. I due fratelli impararono presto il mestiere dal padre ed entrarono subito nel laboratorio. Luigi si dedicò all’arte incisoria e calligrafica. Arrivò a perfezionare e a personalizzare i tratti del corsivo inglese, il carattere di scrittura più diffuso in Europa tra Settecento e Novecento, con cui il padre era diventato famoso e del quale si sente dire ancora oggi: “il corsivo di Casalegno, non è copiabile”. Mario si indirizzò invece verso l’arte tipografica. Il lavoro si svolgeva tutto nel laboratorio retrostante la zona di vendita al pubblico e inizialmente era distribuito solo tra padre e figli. In seguito, man mano che l’attività si ingrandì, si aggiunsero parecchi aiutanti. Ricorda Vanna:

Nel laboratorio c’era un grosso bancone in legno che correva tutto intorno alla stanza. Aveva degli incavi in cui sedevano i vari apprendisti impegnati ciascuno nella loro parte di lavoro.
Incisione storica in corsivo inglese.
Incisione storica in corsivo inglese.

La seconda sede

Nel 1937 venne anche aperta la succursale in piazza Palazzo di Città. Il lavoro andava a gonfie vele: il nuovo negozio era vicino al vecchio Palazzo di Giustizia di via Corte d’Appello e riceveva molte commissioni soprattutto da parte degli avvocati. Chiuso nel 2014, nell’ultimo periodo fu gestito da Anna, la nuora di Luigi. A Luigi nacquero tre figli: Giuseppe, il marito di Anna detto Pino, Vanna e Maria Lucia. Mario invece non si sposò mai e non ebbe figli.

Casalegno Timbri ha attraversato tutti i grandi eventi del cosiddetto secolo breve. Anche sotto le bombe della Seconda guerra mondiale il negozio rimase aperto e, racconta Vanna:

Io ero piccola e in tempo di guerra eravamo sfollati a Giaveno, ma rammento che, nonostante il negozio fosse piccolo, mio padre, che fu membro anche del CLN-Comitato di Liberazione Nazionale, nascose parecchie persone e fece tanti timbri falsi…
Vetrine del negozio Casalegno Timbri.

Riconoscimenti e soddisfazioni

La famiglia era molto stimata: da sempre dedita alle opere di beneficenza, fu attiva sia nell’ambito dell’Azione Cattolica che della Società San Vincenzo De Paoli. Nel giugno 1926 il capostipite Giuseppe fu insignito dal papa Pio XI della Croce pro Ecclesia et Pontifice, onorificenza conferita a coloro che si distinguono per il servizio nei confronti della Chiesa, e ricevette anche la nomina a cavaliere dell’Ordine di Santa Maria della Mercede. Il figlio Luigi si dedicò molto alle sorti della sua categoria professionale, ottenendo il diploma di merito dalla C.A.S.A. — Confederazione Autonoma Sindacati Artigiani

per la sensibilità d’animo nel paziente lavoro e nella dedizione ai problemi sindacali dell’artigianato.

Fu inoltre insignito del cavalierato dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e la pergamena ricevuta, redatta a mano, fa bella mostra di sé nel negozio, all’interno di una sobria cornice dorata.

Nel 1950 Giuseppe Casalegno morì e la bottega passò a Luigi e Mario, che la traghettarono negli anni del boom economico insegnando i segreti del mestiere alla terza generazione della famiglia. Fu subito dopo le scuole medie che il primogenito di Luigi, Pino, entrò nella bottega. Mentre lavorava con il padre e lo zio, studiava alle scuole serali. Vanna frequentò le scuole commerciali e poi, nel 1939, a quindici anni, entrò anche lei in negozio, ma rinunciando alle sue aspirazioni.

All’inizio non volevo lavorare lì, ne ho fatto una malattia. Il mio sogno era di continuare a studiare per diventare una maestra. Ero poi molto timida. Spesso capitava che chi arrivava in negozio non volesse affatto parlare con me, poco più che una bambina, ma con mio padre. Allora ci rimanevo molto male e mi sentivo mortificata. Poco per volta però ho iniziato ad amare molto questo lavoro. Ho capito che non era fatto di sola manualità, ma anche di fantasia e di arte. Lavorando al negozio ho imparato a distinguere il bello dal brutto. Non importa se non ho fatto la maestra. Mia figlia Donatella fa l’insegnante e così, in un certo senso, il mio sogno si è comunque realizzato.

L’ultimogenita di Luigi, Maria Lucia, frequentò l’Istituto Clotilde di Savoia, poi per un po’ aiutò la mamma nell’amministrazione della casa e infine andò a lavorare anche lei al negozio con i fratelli. È stata l’ultima della terza generazione di Casalegno ad andare in pensione. Dice Vanna:

Siamo talmente orgogliose, soprattutto dei nostri avi, che ne paliamo volentieri. Anche Pino lo era. Nonostante fosse malato, venne fino all’ultimo in negozio. Stava nel retro seduto su una poltrona e controllava tutto, era lui la mente. Il nostro negozio è bellissimo, una bomboniera davvero.

Al passo coi tempi

Ormai sono più di trent’anni che i figli di Pino, Gianluigi e Laura, sono al timone della ditta. Accanto alle lavorazioni artigianali, sempre personalizzabili e realizzate con rapidità, la quarta generazione Casalegno ha introdotto l’uso delle nuove tecnologie. Senza tralasciare mai l’accuratezza nei confronti del prodotto e l’attenzione alle esigenze del cliente, Gianluigi e Laura, non solo artigiani ma veri e propri artisti, sono riusciti a fondere l’innovazione con la tradizione. E continuano, in questo tempo in cui tutto cambia alla velocità della luce, ad aprire la porta del negozio della loro famiglia.

Alcuni esempi di prodotti della Casalegno Timbri: sigillo, ceralacca e timbri.

Quando vi trovate a passare per via Arsenale, date un’occhiata alle vetrine di Casalegno Timbri e fate capolino dentro al negozio. Vi riporterà per un momento alle atmosfere della vecchia Torino. E poi, chissà, potrebbe anche capitarvi di vedere entrare un maghetto in erba che, dopo aver acquistato la sua bacchetta magica nella rivendita del venerando signor Garrick Olivander, è pronto a scegliere da Casalegno lo stemma del suo sigillo per la ceralacca da portare con sé ad Hogwarts.


👍 Un grazie per la disponibilità a Vanna e a Laura Casalegno.

📌 Casalegno Timbri
Via dell'Arsenale, 42/C
10121 Torino
info@casalegnotimbri1908.it

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Bibliografia

  • Culicchia G., L’incisore del corsivo inglese, in La Stampa, 5 febbraio 2005.
  • Fili L., Grafica della strada. The signs of Italy, New York, Princeton Architectural Press, 2014.
  • La casa di timbri e incisioni che sembra uscita dal ‘900, in Cronaca Qui, 21 novembre 2017.
  • Patrito P., Da quattro generazioni il sigillo dei Casalegno, in Torino Storia, luglio 2018.
  • Ronchetta C., Cerrato A. (a cura di), Negozi e locali storici di Torino, Torino, Archivio Storico e Città di Torino, 2006.
  • Rossi A., La crisi cancella anche gli storici timbri Casalegno, in La Stampa, 7 luglio 2014.
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