David Rizzio: la voce soave che stregò Mary Stuart

Il tragico destino di un menestrello piemontese

Laureato in Lingue e letterature straniere presso l’Università del Piemonte Orientale, ha conseguito il dottorato presso lo University College Cork (Irlanda). Insegna lingua inglese e ha pubblicato diversi saggi sul multilinguismo negli scrittori piemontesi.

Pochi personaggi storici secondari hanno destato così tanta curiosità come David Rizzio. A lui sono infatti dedicati numerosi saggi, dipinti, opere musicali e ruoli cinematografici. Buona parte dell’interesse è dovuto alla sua tragica fine e al presunto flirt nientemeno che con Mary Stuart, regina di Scozia. Eppure, complici molte mistificazioni storiche, il personaggio rimane per larghi tratti misterioso e sfuggente. A partire dal cognome: alcune fonti lo indicano come Rizzio, altre Rizzi, altre ancora Ricci o Ritio, mentre in Scozia era conosciuto come Seigneur Davie o David “the fiddler” (per comodità, in questa trattazione verrà chiamato Rizzio). C’erano poi il suo aspetto e le sue abilità musicali: per taluni Rizzio era vecchio, brutto e persino storpio; per altri affascinante al punto da sedurre la sovrana scozzese; in molti documenti è poi descritto come abile polistrumentista dalle notevoli doti canore; in altri ancora non poi così fenomenale. Benché contraddittorie, o forse proprio per questo, simili informazioni contribuiscono al fascino del personaggio e a tenere vivo l’interesse per la sua triste sorte. Proviamo a capire, per quanto è possibile, chi era David Rizzio.

Questo articolo, con ulteriori approfondimenti, è presente anche nel numero 3 cartaceo di Rivista Savej.

 

Da Pancalieri, la brillante carriera di un musicista

L’anno di nascita più ricorrente nelle fonti è il 1533, anche se talvolta la sua venuta al mondo è anticipata al 1525 o posticipata al 1540. Sul luogo di nascita non ci sono dubbi. Pancalieri, piccolo centro tra Torino e Cuneo, oggi noto per la produzione di menta piperita, era all’epoca un borgo contadino del marchesato di Saluzzo, ceduto poi agli Acaia e successivamente al Duca di Savoia.

David Rizzio
David Rizzio, dipinto di Sir James Dromgole, 1888.

Il padre, musicista e insegnante a corto di soldi, non potendo trasmettere ricchezze ai figli cercò di garantire loro una certa istruzione. David infatti frequentò l’università, sebbene non si sappia cosa studiò né dove. Il giovane ne uscì comunque dotato di ottima cultura. Si dice conoscesse quattro lingue: italiano, latino, francese e inglese, idioma questo che avrebbe perfezionato in Scozia. Ma è la musica, per molti, la disciplina in cui David eccelleva: sapeva suonare il liuto, la viola, il violino e forse qualche altro strumento, e aveva inoltre il dono di una “voce soave”. Sarebbe stata proprio la musica a spalancargli le porte della corte scozzese.

Impiegato alla corte scozzese

Prima di approdare a Edimburgo, Rizzio trovò impiego presso le corti Savoia di Nizza e Chambery, e precedentemente come segretario dell’Arcivescovo di Torino. Occupazioni che però non soddisfacevano l’inquieto pancalierese. Così, appena si presentò l’occasione, tentò la sorte all’estero. Sul finire del 1561 il conte Ubertino di Moretta, rappresentante sabaudo nelle isole britanniche, fu incaricato di una duplice missione: combinare un matrimonio tra Giacomo di Savoia-Nemours ed Elizabeth I Tudor, e un altro tra Alfonso II d’Este (alleato dei piemontesi) e Mary Stuart. Rizzio ottenne di poterlo seguire in qualità di segretario. Anche se le legazioni andarono male, il nostro rimase a Edimburgo fino alla morte.

“Una famiglia Ricci è computata fra le antiche nobili Piemontesi, e gode de’ feudi di S. Paolo e Cellarengo nell’Astigiana. Essisteva pur anche un altro ramo degli stessi, Ricci Signori di Solbrito, i soggetti del quale dicesi, che usassero sovente del nome di Davide e da questo è tradizione antica in Astigiana, che sia disceso Davide Ricci, ma in linea spuria. Gli oltramontani lo chiamano David Riz, e Rizzio”.
Carlo Tenivelli, “Biographia Piemontese”

Una spia nel coro della regina?

Secondo l’ambasciatore scozzese James Melville, l’ascesa di Rizzio iniziò in maniera casuale. La cattolica Mary, al suo ritorno in Scozia, disponeva di un coro di tre voci per la messa giornaliera. Al coro mancava la quarta, quella di basso, e qualcuno suggerì il nome del nuovo arrivato.

Regina Mary Stuart
Mary Stuart, dipinto di François Clouet, 1558-1560.

Mary rimase così colpita dalle doti musicali dell’italiano che lo nominò immediatamente “valet de chambre”. In lui la regina trovò più probabilmente un suo pari, una persona colta in grado di distinguersi dai rozzi cortigiani scozzesi. Per altri, invece, Rizzio riuscì a farsi strada corrompendo chi di dovere; per qualche complottista il coro era solo una copertura: l’italiano era in realtà una spia del Papa venuta in Scozia per far trionfare il cattolicesimo sulla protesta. Comunque andarono le cose, Rizzio fece parte del coro a tempo pieno fino al 1564, anno in cui venne promosso a French Secretary, essendo l’ultimo segretario caduto in disgrazia presso la sovrana. Decisione che non tardò ad alimentare invidie a corte.

Potente e sfortunata

A quel tempo Mary era potenzialmente la più forte monarca europea. Era infatti regina di Scozia, regina consorte di Francia (avendo sposato François II, re francese dal 1559 al 1560), ed erede al trono inglese — gli Stuart erano infatti imparentati ai Tudor inglesi. In realtà la sua esistenza fu una selva di imprevisti e sciagure fin dalla tenera età. Nel dicembre 1542, a una settimana dalla nascita, il padre, re James V, morì in seguito alla battaglia di Solway Moss contro gli inglesi. Per porre fine ai contrasti con il minaccioso vicino si stabilì che Mary avrebbe sposato Edward, il cagionevole figlio di Henry VIII Tudor. I nobili scozzesi cambiarono però idea scatenando le ire inglesi, per sottrarsi alle quali Mary fu prima trasferita da una fortezza scozzese all’altra, poi destinata alla corte di Francia.

Ritratto di Marie de Guise, madre di Mary Stuart, attribuito a Corneille de Lyon, 1537 circa.
Ritratto di Marie de Guise, madre di Mary Stuart, attribuito a Corneille de Lyon, 1537 circa.

Qui, nel 1558, si unì in matrimonio a François II, mentre la madre, Marie de Guise, rimase in Scozia in qualità di reggente. Nel 1561, dopo la prematura scomparsa del marito, Mary fece ritorno in patria. Appena mise piede in Scozia si accorse di trovarsi in un campo minato. Lacerato dalle lotte interne, scosso dalla feroce predicazione del protestante John Knox, sistematicamente invaso dalle truppe inglesi e sotto l’ingombrante tutela francese, il paese era ingovernabile anche per sovrani più esperti e meglio consigliati della giovane Stuart.

La passione per Lord Darnley

Mary si convinse presto che per consolidare la propria posizione fosse indispensabile una soluzione tradizionale: il matrimonio. La regina individuò il partito migliore nel cugino Henry Stuart, ovvero Lord Darnley, della potente famiglia inglese dei Lennox Stuart, erede anch’egli della corona britannica.

Henry Stuart
Henry Stuart

Non soltanto l’unione avrebbe rafforzato l’egemonia interna della regina e le sue pretese al trono occupato da Elizabeth Tudor, ma era ciò che Mary realmente desiderava. Fin dal primo incontro era rimasta folgorata dal fascino del giovane Darnley. Per convincerlo in fretta a sposarla, Mary si rivolse al devoto Rizzio. L’italiano fu così posto al seguito di Darnley, e i due divennero presto inseparabili. Rizzio consigliava il giovane Stuart, giocavano a pallacorda e, per qualche malalingua, addirittura dormivano insieme. Rizzio fu decisivo nell’orchestrare le nozze, tanto che il matrimonio fu prima celebrato privatamente nella camera dello stesso Rizzio, e in un secondo tempo in forma pubblica, sempre presso la residenza di Holyrood, il 29 luglio 1565.

Holyrood Palace, Edimburgo.
Holyrood Palace, Edimburgo.

Adulterio o ragion di Stato?

Come ricompensa Mary concesse regali costosi e vestiti eleganti a Rizzio, il quale, con una certa imprudenza, prese a sfoggiarli davanti ai nobili scozzesi aumentando il loro rancore.

Dipinto raffigurante la Regina Mary Stuart con il menestrello David Rizzio
Mary Stuart con Rizzio in un dipinto di John Rogers Herbert, 1870.

Il primo a risentirsi fu lo stesso Darnley: mentre si moltiplicavano i favori a Rizzio e aumentava la sua influenza sulla Regina, il ruolo di Darnley si faceva sempre più marginale. Mary aveva infatti compreso di che pasta era fatto il marito: un arrivista incapace e capriccioso. A soffiare sul fuoco dell’invidia ci pensarono i lord protestanti in esilio: per sbarazzarsi di Mary e conquistare il potere si servirono di Darnley instillando in lui il sospetto di una tresca amorosa tra la moglie e il segretario. In effetti diverse fonti parlano di un rapporto sempre più intimo tra i due. Addirittura alcuni agenti inglesi sostenevano che il marito avesse sorpreso i due amanti a letto. È pur vero che Rizzio era solito intrattenersi nelle stanze private della regina fino a tarda notte così da destare parecchi dubbi a corte.

Ma com’era possibile che un semplice musicista, dall’aspetto apparentemente sgradevole, potesse guadagnarsi le attenzioni di una sovrana bella e colta? Probabile che le fonti abbiano esagerato da una parte o dall’altra. Gli stessi testi che alludono a una liaison tra Mary e David descrivono quest’ultimo come un vecchio deforme dalla carnagione olivastra, con capelli corvini e naso adunco, e facile all’intrigo. Altri lo definiscono “un bel giovane”, saggio e virtuoso. Di certo tra la regina e il segretario si stabilì un rapporto profondo: fino a che punto si spinse questa relazione, nessuno può dirlo con esattezza.

“David, with the consent of the King, shall have his throat cut within these ten days”.
Thomas Randolph al Conte di Leicester, 29 gennaio 1566

Una notte d’inverno insanguinata

Il 9 marzo 1566 Darnley e i lord ribelli decisero che era giunta l’ora di prendere il potere. Per prima cosa dovevano sbarazzarsi dello sfacciato e sempre più influente Rizzio, e ciò andava fatto in presenza della regina. Tra le sette e le otto di quella rigida sera di tardo inverno, Mary stava cenando nelle proprie stanze insieme a pochi intimi. Tra questi, abbigliato di tutto punto, c’era il segretario italiano.

Mentre un centinaio di uomini armati circondavano Holyrood, il Re entrò nella stanza seguìto dal capo dei congiurati, il feroce Lord Ruthven. Dopo alcuni convenevoli, Ruthven intimò a Rizzio di lasciare la stanza ché quello non era luogo adatto a lui. Sorpresa e indignata, Mary protestò energicamente. Quando anche l’infervorato Darnley disse che era per lei poco onorevole intrattenersi con un servitore, la regina si frappose tra Ruthven e Rizzio in difesa di quest’ultimo. Appena entrarono altri congiurati Rizzio capì di essere spacciato. Si dice s’inginocchiò ai piedi di Mary e, singhiozzando, la implorò di aiutarlo. La regina fu però immobilizzata e affidata a Darnley. Intanto, nella calca, un tavolo si era rovesciato, alcune candele si erano spente e il povero Rizzio fu spintonato in una stanza attigua dove ebbe inizio la mattanza.

Il primo a pugnalarlo fu George Douglas, zio di Darnley, a cui seguirono altri 55 fendenti sferrati da un po’ tutti i convenuti. Il corpo insanguinato della vittima fu perquisito, gettato dalle scale e infine, come colmo dell’umiliazione, fatto rotolare all’entrata del palazzo. Mary, incinta del futuro sovrano di Scozia e Inghilterra, rimase ovviamente sconvolta dall’accaduto. Chiese al marito il motivo di tanta violenza: Darnley le rimproverò l’eccessiva confidenza con Rizzio e ammise di aver ordito quel piano omicida per gelosia. Gli assassini naturalmente la fecero franca, mentre la salma del musicista fu prima tumulata nel sepolcro degli Stuart, quindi trasferita nel cimitero di Canongate, dove si troverebbe tuttora.

"Uccisione di David Rizzio", John Opie, 1787.

La tragica fine di Mary Stuart

Dopo l’uccisione di Rizzio le cose per Mary precipitarono. Prima, incredibilmente, si riconciliò con gli insorti e con Darnley (nel frattempo era nato il loro primogenito, James); in seguito cedette all’infatuazione per James Hepburn, conte di Bothwell.

James Hepburn, conte di Bothwell.
James Hepburn, conte di Bothwell.

Frattanto lo smanioso Darnley era una mina vagante sia per la sovrana che per gli alleati nell’omicidio di Rizzio, i quali, con i soliti metodi spicci, decisero di eliminarlo. Ci riuscirono nel febbraio 1567 facendo saltare per aria l’abitazione in cui risiedeva, non lontano dalla corte di Edimburgo. Mary si accorse troppo tardi che Bothwell era forse peggio di Darnley.

Ella fu infatti minacciata, costretta a sposarlo e a farsi ingravidare. Alcuni dei lord che avevano tramato contro la sovrana giunsero in suo aiuto: la liberarono da Bothwell (che fuggì in Danimarca dove finì i suoi giorni in prigione) ma le imposero condizioni durissime. Fu così che Mary abdicò in favore del figlio e riparò in Inghilterra, dove sperava di ricevere aiuto dalla cugina Tudor. I fatti andarono diversamente: prima Elizabeth la imprigionò; poi fu accusata di tramare contro la corona inglese e infine giustiziata.

La condanna a morte di Mary Stuart firmata da Elizabeth.
La condanna a morte di Mary Stuart firmata da Elizabeth.

Le leggende di Holyrood

A mantenere viva la memoria di Rizzio contribuiscono anche elementi curiosi. Per esempio, sopravvive ancora oggi, a 450 anni di distanza, un castagno che il musicista piantò sulle rive del fiume North Esk, poco distante dal castello di Melville, come simbolo del suo affetto per Mary. Perché proprio un castagno? La scelta sarebbe da ricondurre ai ricci di castagna presenti nello stemma della famiglia Rizzio (o Riccio, appunto).

Castagno piantato da Rizzio sulle rive del fiume North Esk.
Castagno piantato da Rizzio sulle rive del fiume North Esk.

Non potevano naturalmente mancare le apparizioni post mortem. Alcune guardie di Holyrood (oggi residenza privata della regnante inglese) giurano di aver visto un’ombra aggirarsi nelle stanze in cui Rizzio fu trucidato. La leggenda vuole inoltre che il sangue del servitore piemontese versato sul pavimento continui a riaffiorare nonostante le tavole di legno siano state sostituite più volte. Per lunghi anni, anche se la tradizione è ormai screditata, Rizzio è stato ritenuto l’autore di molte melodie tradizionali scozzesi, compresa Auld Lang Syne (nota in Italia come il Valzer delle candele). Qualcuno ritiene perfino che, al momento dell’assassinio di Rizzio, il figlio che Mary portava in grembo (primo monarca a unificare le corone d’Inghilterra, Scozia e Irlanda), sia stato concepito con il fedele segretario. Se così fosse, allora anche nelle vene dell’attuale monarca inglese, indiretta discendente Stuart, scorrerebbe sangue piemontese. Non ci sono naturalmente prove a riguardo, ma, come parziale compensazione di quanto patito dallo sventurato Rizzio, ci piace pensare che un po’ di Piemonte sieda ora sul trono britannico.

Targa commemorativa presente oggi nella stanza in cui fu assassinato David Rizzio.
Targa commemorativa presente oggi nella stanza in cui fu assassinato David Rizzio.
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Bibliografia

  • Lord Ruthen, Some Particulars of the Life of David Riccio, chief favourite of Mary Queen of Scots, Londra, Robert Triphook, 1815.
  • Riccio D., Davide Riccio. Il musico, Torino, Meliora Latent, 2017.
  • Steuart A. F., Seigneur Davie. A sketch life of David Riccio, Londra, Sands & Co., 1922.
  • Tweedie D., David Rizzio & Mary Queen of Scots: Murder at Holyrood, Strout, The History Press, 2007.
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