Chi l’avrebbe mai detto che un piemontese si sarebbe trovato in bocca, sin da bambino, una parola proveniente dalla civiltà azteca? Eppure, la gomma da masticare in Italia viene chiamata cicles soltanto in Piemonte e nel bolognese. Niente cioè che assomigli all’originale anglosassone chewing-gum o alle varietà usate lungo la penisola: gomma da masticare, gomma americana, cicca, cingomma, gommina, o il siciliano masticante. Difficile che nel resto d’Italia un tabaccaio vi capisca se chiedete un cicles.
Il nome cicles arriva alla varietà di castigliano parlata in Messico – chicle – direttamente dalla lingua nahuatl, antica lingua azteca, e da lì trasferito come uso comune allo spagnolo, al portoghese – chiclete – e alle altre varietà castigliane parlate in America latina, nonché appunto al piemontese. L’originario termine nahuatl tziktli stava a indicare una “cosa appiccicosa” e per traslato la “gomma” ricavata dal Manikara chicle, una pianta appartenente al genere delle Sapotaceae, dalla cui corteccia si otteneva lo speciale lattice zuccherino usato in passato come materia prima per la confezione delle gomme da masticare – poi abbandonato a favore di gomme sintetiche a base di butadiene, molto più economiche.
Tuttavia, la parola chicle è nel Nord America che acquisisce il suo significato attuale, parallelamente al termine angloamericano chewing-gum, quando cioè la gomma tziktli sbarca negli Usa per essere trattata e commerciata come gomma da masticare. Infatti, è soltanto a partire dalla sua vendita in Centro e Sudamerica che la parola chicle torna nelle bocche di quei popoli, contemporaneamente a quelli di Spagna e Portogallo, come termine di ritorno: in altre parole, se anche la parola è di origine castigliana, gli ispanofoni non presero a usarla con la consueta frequenza fino a che gli statunitensi non fecero trovare loro sul banco di drogherie e tabaccai la gomma da masticare nota con quel nome.
Come sia giunta in Piemonte però è molto meno chiaro. Essendo una parola castigliana, cicles sarebbe potuta approdare al di qua delle Alpi direttamente dallo spagnolo, ma a questo proposito sorgono almeno due difficoltà: attestata per la prima volta in Nord America nel 1934, e arrivata da noi forse nel primo dopoguerra, se non dopo la Seconda guerra mondiale, la penetrazione della parola cicles avrebbe dovuto essere favorita da scambi linguistici (cioè politici ed economici) tra almeno Spagna e Piemonte in un momento storico però in cui gli scambi tra Italia, Spagna e Portogallo furono minimi se non inesistenti; inoltre, la maggior parte delle voci provenienti dalla penisola iberica, vennero mediate nel tempo dal francese, e non fu evidentemente questo il caso.
Per molti, cicles sarebbe giunto a noi con le truppe statunitensi sbarcate in Italia durante la Seconda guerra mondiale e rimastevi di stanza a sufficienza per trasmettere il nome. Alcuni sostenitori di questa possibile origine associano pure l’ipotesi che le gomme distribuite dai soldati statunitensi ai ragazzini di allora provenisse dalla azienda nordamericana Cadbury Adams, che aveva lanciato sul mercato le sue gomme da masticare chiamandole “Chiclets”, ancora reperibili ora. Solo che non si spiega come un nome tanto particolare e tanto popolare in Piemonte non si sia radicato lungo tutta la penisola, dove peraltro gli stanziamenti militari statunitensi furono ben più duraturi.
La proposta più plausibile, sottolinea il Repertorio etimologico piemontese, è “inserire la propagazione della voce nell’uso pedemontano nel più ampio contesto dei rapporti linguistici connessi ai fenomeni migratori tra Italia e Sudamerica, assai significativi nella nostra regione”. È cioè plausibile, o almeno l’ipotesi meno labile, pensare che emigranti piemontesi in Argentina, tornati a loro volta ispanofoni in Piemonte, abbiano portato con sé la parola cicles là imparata in un contesto linguistico castigliano e quindi diffusa di converso all’uso della gomma da masticare. Comunque sia, chiunque da bambino si sarà sentito ammonire “Sputa il cicles!” dopo aver ben bene rimestato tra i denti la gomma dolciastra, con magari la delusione di aver trovato nella carta che lo avvolgeva, non già la possibilità di averne vinta una gratis, ma la scritta: “Non hai vinto, ritenta”.
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