Due generazioni al volante: Roberto e Carlo Biscaretti di Ruffia

Il Museo dell’Automobile, un sogno trasmesso di padre in figlio

Caricatura di Biscaretti, tratta da museauto.com

Davide Mana
Davide Mana

Laureato in Paleontologia e dottore di ricerca in Geologia, in passato è stato insegnante, ricercatore, conferenziere, venditore di auto usate, interprete, spaventapasseri, riparatore di biciclette. Da alcuni anni lavora come autore, divulgatore, traduttore e creatore di giochi.

Il 18 novembre 1898 nasce a Torino l’Automobile Club Subalpino. Ne dà notizia la rivista L’Automobile, la prima in Italia dedicata al nuovo mezzo di trasporto che sta rapidamente attirando l’attenzione del pubblico. Lo scopo del nuovo club è

favorire in ogni modo lo sviluppo dell’automobile in Italia, di riunire gli automobilisti, procurar loro i maggiori possibili vantaggi e patrocinarne gli interessi.

I fondatori sono un gruppo di entusiasti torinesi del motore a scoppio e fra questi spicca il nome di Roberto Biscaretti di Ruffia.

"I fondatori della FIAT", dipinto di Lorenzo Delleani. Il primo a sinistra è Roberto Biscaretti di Ruffia.

Sospeso fra due mondi

Nato a Chieri nel 1845, Roberto è figlio del generale Carlo Biscaretti di Ruffia, che ha abbandonato la carriera militare per dedicarsi alla politica e all’amministrazione di una quantità di opere benefiche ed enti assistenziali. La politica rappresenterà una parte importante della vita del giovane Roberto, che per tutta la sua esistenza si troverà sospeso fra due mondi: da una parte, appunto, quello dell’amministrazione della cosa pubblica, e dall’altra il mondo della meccanica, dei motori, della velocità.

Manifesto dell’Esposizione Generale Italiana in Torino del 1884
Manifesto dell’Esposizione Generale Italiana in Torino del 1884 (cromolitografia su disegno di Francesco Gamba ©Archivio Storico Amma, Torino)

Roberto si laurea quindi in ingegneria, ma resta coinvolto fin da subito nell’amministrazione comunale di Torino, ed è uno dei responsabili dell’organizzazione della Grande Esposizione del 1884 — un’esposizione universale per la quale vennero eretti il Borgo e la Rocca Medievale del Valentino. Frattanto la passione per le automobili lo spinge a importare e collezionare un certo numero di autovetture da corsa, di produzione francese e tedesca.

Come avrebbe successivamente ricordato il figlio…

[Roberto Biscaretti] aveva fatto un po’ di tutto, pittore e musico, capitano di lungo corso e uomo politico, presidente di cento società e collezionista di francobolli, fotografo emerito, assessore al Comune e organizzatore del servizio pompieri; corridore ciclista e timoniere ardito in regata con il suo panfilo, cultore di tutti gli sport (novantenne sognava l’aviazione). Aveva scalato le Alpi, praticato il canottaggio, era salito in pallone. Ottimo dilettante, aveva calcato le scene, era capace di parlare ogni lingua e ogni dialetto. Appena visti a Nizza i primi tricicli, se n’era comprato uno e lo aveva per primo portato a Torino. Dal Ricordi di Milano aveva acquistato due Benz.

Nasce il sogno a due ruote

La passione di Roberto per le novità e fra le novità le automobili lo porta a partecipare alla fondazione dell’Automobile Club Subalpino e poco più che sei mesi dopo, l’11 luglio 1899 porta Biscaretti e un gruppo di altri “sognatori” a Palazzo Bricherasio, a Torino, per un incontro che segnerà per sempre la storia della città e del paese: la firma dei documenti per la fondazione della Fabbrica Italiana Automobili Torino. Della FIAT Biscaretti sarebbe stato uno dei principali azionisti e membro del consiglio direttivo negli anni successivi.

Intanto il club di gentlemen-driver che Biscaretti ha contribuito a creare, cresce ed evolve, trasformandosi nel Club Automobilisti d’Italia (Torino). Il club continua a promuovere la diffusione dell’automobile nel nostro paese attraverso eventi come la prima Mostra internazionale dell’automobile, e organizzando competizioni come il Giro automobilistico d’Italia nel 1901 e le corse di velocità in salita sui percorsi Sassi-Superga e Susa-Moncenisio nel 1902.

Il Museo dell’Automobile

Arrivo di Mussolini a Torino nell'illustrazione di copertina de
Arrivo di Mussolini a Torino nell'illustrazione di copertina de "La Domenica del Corriere", 6 novembre 1932.

Negli anni successivi alla Grande guerra, Roberto Biscaretti aderì al Partito fascista pur restando sostanzialmente su posizioni monarchiche. L’attività industriale sostituì per alcuni anni l’impegno politico, ma Biscaretti mantenne comunque delle posizioni all’interno della politica italiana, in svariate commissioni parlamentari — ad esempio la Commissione parlamentare per il parere sulle norme per la tutela delle strade e per la circolazione (1930).

La passione per le automobili — al di là delle attività della FIAT — rimase comunque una costante nella vita di Biscaretti. Nell’ottobre del 1932 quando, in occasione dell’inaugurazione dell’autostrada Torino-Milano, Mussolini venne a Torino, Biscaretti gli presentò una petizione per la creazione a Torino d’un Museo dell’Automobile. La proposta venne approvata l’anno successivo, ma non venne mai realizzata per mancanza di fondi e per il successivo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Pioniere dell’automobile, appassionato e collezionista, Roberto Biscaretti di Ruffia non avrebbe mai visto concretizzarsi il sogno del museo. Di quello avrebbe dovuto occuparsi suo figlio Carlo.

Una passione di famiglia

Nato nel 1879, Carlo Biscaretti di Ruffia fu uno dei primi patentati d’Italia, nel 1902, ma già un anno prima aveva partecipato alla prima edizione del Giro automobilistico d’Italia. Laureato in giurisprudenza senza un reale interesse per la materia, Carlo ha subito fin dal primo momento il fascino delle quattro ruote. O, per meglio dire, delle tre ruote…

A quel tempo mio padre tornava da Parigi, con una strana meccanica che ha da subito sedotto la mia fantasia di giovane studente. Dal momento in cui il triciclo De Dion Bouton è stato tirato fuori dalla sua cassa nel giardino della nostra villa, il destino della mia vita è stato segnato: anche se, spinto dalla mia famiglia, ho seguito gli studi giuridici e sono giunto ad una felice laurea in giurisprudenza. Elegante pezzo di carta che mi ha lasciato del tutto indifferente, e che ho ritrovato parecchi anni più tardi, al fondo di un cassetto, tristemente abbandonato.
Carlo Biscaretti di Ruffia
Carlo Biscaretti di Ruffia

Difficile non restare contagiati dalla passione per i motori, in casa di Roberto Biscaretti, e già a diciassette anni, nel 1896, Carlo era stato fra gli appassionati che avevano seguito la corsa Torino-Asti-Torino, la prima gara automobilistica in Italia, e due anni dopo era stato col padre fra i fondatori dell’Automobile Club Subalpino.

Bolidi di carta

Ma il vero talento di Carlo era il disegno, e quindi il giovane si specializzò nel disegno tecnico e nella grafica industriale, iniziando con le illustrazioni dei libretti d’istruzione delle automobili. Dopo una parentesi durante la quale, su consiglio del padre, “si fece le ossa” lavorando per un’azienda genovese che si occupava di biciclette, fondò a Torino, in via della Rocca, lo Studio Tecnico Carlo Biscaretti, allargando la propria offerta fino ad includere non solo il disegno tecnico, ma anche la grafica pubblicitaria. Nel 1911 disegna il logo della Lancia, una delle molte aziende con le quali collabora. L’amicizia personale fra Carlo e Vincenzo Lancia risaliva al 1899, quando i due collaborarono nella messa a punto di una delle Benz di Roberto Biscaretti, che si era rivelata “capricciosa”.

Bozze del logo Lancia
Bozze del logo Lancia e, ultimo a destra, il logo scelto.

In ambito pubblicitario, i disegni di Biscaretti illustrano le rèclame per Michelin e Iodogelatina, per gli accumulatori Hensemberger, le Officine Savigliano, la Penna Aurora. Nel 1916, Carlo entra in pianta stabile all’Itala come direttore dell’Ufficio Stampa e Pubblicità. La Itala, fondata nel 1904 da un altro pioniere torinese dell’automobile, Matteo Ceirano, rimase in attività fino al 1930, e Biscaretti fu responsabile di tutti gli aspetti grafici dell’attività aziendale, disegnando dai manifesti pubblicitari ai tesserini di riconoscimento dei dipendenti.

Illustrazioni di Carlo Biscaretti di Ruffia.
Illustrazioni di Carlo Biscaretti di Ruffia.

Raccontare la storia dell’auto

Con tavole e illustrazioni pubblicate a livello internazionale e una vita all’insegna della passione per l’automobile, Carlo Biscaretti è l’uomo giusto al quale affidare, nel 1933, l’organizzazione della “mostra retrospettiva” sulla storia automobilistica italiana in occasione del Salone dell’Automobile di Milano. Ed è dal successo della mostra di Milano che nasce l’idea di creare a Torino un museo dell’automobile. La proposta viene presentata, e l’amministrazione cittadina finalmente dà il via libera.

I quattro iniziatori, mio padre, l’avvocato Goria Gatti, l’avvocato Acutis e l’umile sottoscritto persuadono il sindaco di Torino, Thaon de Revel, a decretarne la fondazione. Il decreto del Municipio porta la data del 19 luglio 1933, presto seguito dal decreto della mia nomina.
In un’autocaricatura, Biscaretti si ritrae, ormai anziano, con la scritta “MUSEO”.
In un’autocaricatura, Biscaretti si ritrae, ormai anziano, con la scritta “MUSEO”.

Carlo Biscaretti di Ruffia è il direttore di un museo che ancora non esiste. Il Comune di Torino stanzia la cifra di 175.000 lire per finanziare il progetto, e Biscaretti comincia a raccogliere “pezzi” da aziende e collezioni private. La prima sede provvisoria è nei capannoni dell’Aquila Italiana, in corso Belgio, ma ben presto gli operai cominciano a demolire gli edifici: il Comune ha dato il via libera alla ristrutturazione “scordandosi” del Museo dell’Automobile. Biscaretti minaccia di intasare via Roma con le auto del museo e abbandonarvele, come segno dell’incuria del Municipio. Il comune provvede a trovare un’altra area dove far sorgere il museo — in un terreno edificabile tra corso Dante, corso Massimo d’Azeglio e via Pietro Giuria, non lontano dal Valentino dove l’Automobile Club aveva avuto la sua prima sede.

I terreni in questione sono di proprietà della FIAT, e l’idea del museo non pare suscitare l’entusiasmo di Giovanni Agnelli…

Non ritengo francamente che l’Italia abbia motivo speciale di affermazione scientifica in questo campo, come, per esempio, nel campo della telegrafia senza fili, poiché il primo motore automobilistico è il motore Daimler del 1885 e le prime vetture che ebbero una qualche diffusione in Italia sono vetture francesi della marca Panhard Levassor. Le vetture costruite in Italia dalla Fiat al principio del secolo non vennero che dopo. Ad ogni modo, a parte questo nostro apprezzamento personale, ove la Città intenda realizzare il progettato Museo dell’Automobile, volentieri richiesti del nostro concorso, confermo che potremo concedere l’appezzamento di terreno posseduto dalla nostra società…

La nuova sede

Il Comune fa marcia indietro, e i terreni verranno successivamente occupati dalla Società Ippica Piemontese. Finalmente, nel 1938 le vetture della collezione trovano una dimora stabile presso lo stadio cittadino. Mussolini inaugura il museo nel 1939 e dal luglio di quell’anno i torinesi possono pagare 1 lira per visitarlo. Dei 181 pezzi della collezione, solo 73 sono esposti, per motivi di spazio, e il museo stenta a decollare: pochi i visitatori, scarse o nulle le iniziative.

L’edificio del museo fotografato da Paolo Monti nel 1961.
L’edificio del museo fotografato da Paolo Monti nel 1961.

Biscaretti non demorde, e continua a progettare e a raccogliere materiale. Poi la guerra, e un lungo tira-e-molla con l’Associazione Nazionale fra le Industrie dell’Automobile, fino a che nel 1955 lo statuto del museo viene rivisto e viene individuata un’area per costruire una sede definitiva. Industrie automobilistiche e associazioni danno il loro supporto incondizionato (i tempi sono evidentemente cambiati) e finalmente il Museo dell’Automobile di Torino viene rifondato nel 1957, con decreto firmato dal presidente Gronchi. Ma ancora non c’è, non lo si può visitare.

Biscaretti è cautamente ottimista, e scrive ad un amico…

Mi sono rimboccate le maniche e con inesausta passione spero di completare la mia opera, dando alla mia vecchia città un Museo degno di lei. Come Lei saprà, il palazzo sorgerà in regione Molinette. Abbiamo tutto: terreno, denari, volontà: speriamo che la cara burocrazia, così solerte nell’impedire di fare, non ci dia altre noie oltre a quelle già incontrate. Io spero di poter al più presto iniziare i lavori ed essere pronto per il Salone 1958…Il materiale aumenta ogni giorno e presto toccheremo la cifra di 100 automobili e circa quattrocento pezzi di ogni genere e qualità…

Il Salone dell’Automobile di Torino viene inaugurato nella suo nuova sede nel 1960, e Carlo non è lì per vederlo: Carlo Biscaretti di Ruffia muore il 7 settembre 1959, mentre sta lavorando a un’illustrazione della FIAT del 1899.

Sede del Museo dell’Automobile di Torino oggi.
Sede del Museo dell’Automobile di Torino oggi.
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Bibliografia

  • Biffignandi D., BISCARETTI STORY: quando l’automobile è passione, arte… e sacrificio, Torino, Centro di Documentazione del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, 2002.
  • Biscaretti di Ruffia C., Un po’ di storia dell’automobile, Torino, Museo dell’Automobile, 1971.
  • Biscaretti di Ruffia R., Il Museo della Automobile Carlo Biscaretti di Ruffia, Torino, Automobile Club d'Italia, 1966.
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