Giovanna Battista Maria Clementi, detta “la Clementina”

Ritrattista alla corte dei Savoia

“Ritratto di Polissena d’Assia Rheinfels, con i figli Vittorio Amedeo ed Eleonora Maria”, 1728.

Laureata in Scienze dei beni culturali, è una guida turistica non convenzionale, nota come La Civetta di Torino specializzata nella valorizzazione storico-artistica della città da un punto di vista insolito tombe, cimiteri, cripte e non solo.

Il 26 giugno del 1690 Torino era tornata alla normalità dopo la consueta festa patronale di San Giovanni Battista, svoltasi qualche giorno prima. Come ogni anno, la città era stata messa a soqquadro dai divertimenti. Chissà se durante i festeggiamenti, complice qualche bicchiere di vino di troppo, era scoppiata una rissa e se qualche popolano era rimasto ferito. Forse, quel 26 giugno di quasi trecentotrenta anni fa, qualcuno si stava facendo curare nella bottega del chirurgo Giovanni Pietro Giuseppe Buzano. Proprio in quel giorno, la moglie del medico avrebbe partorito una bambina. Giovanna Battista Maria, così era stata chiamata, ebbe una vita davvero insolita rispetto alla maggior parte dei membri del suo sesso. In un’epoca in cui le donne erano relegate alla cura del focolare domestico e dei figli, Giovanna fu una professionista di grande successo e notevole carisma. Diventò nientemeno che la ritrattista di Sua Maestà. Ma chi era veramente? L’incertezza ha aleggiato per molto tempo sulla composizione della sua famiglia e addirittura sul suo stesso cognome, che nei documenti appare di volta in volta diverso: Buzano/a, Bussano/a, Busano/a oppure Clementi, Clemente, Clement. Grazie ad un recente studio effettuato da Arabella Cifani e Franco Monetti, finalmente possiamo apprendere su di lei tanti particolari anche privati che finora erano rimasti sepolti negli archivi.

Introdotta a corte

Ritratto della Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.
Ritratto della Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.

Il padre, Giovanni Pietro Giuseppe Buzano, era originario di Mortigliengo (oggi Mezzana Mortigliengo), nei pressi di Biella. Si era trasferito a Torino nella seconda metà del Seicento. Insieme a lui, anche i fratelli Giovanni Francesco, sacerdote, e Felice Amedeo, notaio. Rispetto al piccolo paesino di campagna, Torino, capitale del ducato sabaudo, aveva da offrire alla famiglia Buzano più opportunità di crescita, sia dal punto di vista professionale che sociale. Don Giovanni Francesco diventò infatti prima viceparroco di San Giovanni, poi curato della chiesa dei Santi Stefano e Gregorio, ma soprattutto fu il cappellano della duchessa, la Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours. È possibile che, grazie alle conoscenze del sacerdote, il fratello Giovanni abbia ricevuto la nomina di chirurgo del principe Amedeo di Savoia-Carignano e la nipote Giovanna Battista Maria sia stata agevolata nell’introduzione a corte e nella sua carriera artistica.

A Torino Giovanni aveva trovato anche moglie, Maria Cristina Asinelli. Figlia illetterata di un chirurgo novarese, fu impalmata il 28 aprile 1686 nella chiesa dei Santi Simone e Giuda. Qualche anno dopo le nozze nacque la primogenita Giovanna Francesca, mentre il 26 giugno 1690 vide la luce lei, Giovanna Battista Maria. La neonata fu battezzata il 2 luglio nella chiesa dei Santi Stefano e Gregorio, con un nome scelto in omaggio al santo protettore della città o, più probabilmente, per captatio benevolentiae nei confronti della Madama Reale Maria Giovanna Battista.

"Ritratto di Carlo Emanuele II e di sua moglie Maria Giovanna Battista di Savoia con il figlio Vittorio Amedeo II", Charles Dauphin, olio su tela, 1666.

Una giovane talentuosa

Dal Censimento di Torino del 1705 risulta che i Buzano risiedevano in una casa di proprietà situata nel cantone di San Felice. Nel frattempo, erano nati altri figli: Giovanna poteva contare sette tra fratelli e sorelle, ma era lei l’unica a possedere uno spiccato talento artistico. Da dove fosse arrivato, non è dato sapere. Come fare per poterlo sviluppare? Non era figlia d’arte, perciò il padre non poteva insegnarle nulla, e fuori discussione era l’iscrizione all’Università de’ Pittori, Scultori e Architetti, la futura Accademia Albertina di Belle Arti: era prerogativa degli uomini. Giovanna diventò allora allieva di Giovanni Battista Curlando, pittore di corte specializzato in ritratti. I Curlando si imparentarono con i Buzano quando la figlia del pittore, Maria Anna, sposò uno dei fratelli di Giovanna, Pietro Francesco Maurizio. Il maestro morì nel 1710, ma la giovane pittrice aveva già appreso tutti i rudimenti del mestiere.

Autoritratto del pittore Martin van Meytens, olio su tela, 1740.
Autoritratto del pittore Martin van Meytens, olio su tela, 1740.

La sua tecnica si perfezionò ricopiando e studiando le opere degli artisti francesi e fiamminghi presenti nelle collezioni sabaude o conosciuti attraverso delle incisioni: Rigaud, Largillière, Louis de Silvestre, Coypel, Santerre… Per arricchire la sua formazione, tra gli anni ’20 e ’30 del Settecento Giovanna si recò anche a Roma, sotto la protezione del cardinale Francesco Albani e del Generale delle Finanze del Regno di Sardegna, il marchese Carlo Vincenzo Ferrero d’Ormea. Lì entrò in contatto con il pittore svedese Martin van Meytens il Giovane, che ritrovò anche a Torino tra 1728 e 1730 e che la influenzò notevolmente. Il bel ritratto del 1728 raffigurante la seconda moglie di Carlo Emanuele III, Polissena d’Assia Rheinfels, con i figli Vittorio Amedeo ed Eleonora Maria, conservato nella residenza sabauda di Stupinigi, fu inizialmente attribuito proprio al Meytens dagli storici dell’arte. Inoltre, Giovanna ebbe modo di conoscere il celebre ritrattista Louis-Michel van Loo che, di ritorno a Parigi da Roma nel 1738, si fermò alla corte torinese per immortalare i quattro figlioletti del re Carlo Emanuele III. Anche la pittrice si trovò spesso ad avere per modelli i piccoli principi sabaudi, dei quali seppe rendere con cura la sontuosità degli abiti e le espressioni graziose e compite. Ancora oggi i loro occhi curiosi ci osservano, mentre visitiamo le stanze reali della Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Ritratto di Polissena d’Assia Rheinfels, con i figli Vittorio Amedeo ed Eleonora Maria
"Ritratto di Polissena d’Assia Rheinfels, con i figli Vittorio Amedeo ed Eleonora Maria", conservato nella residenza sabauda di Stupinigi, Maria Giovanna Battista Clementi, olio su tela, 1728.

Un matrimonio felice

Tra un pennello e l’altro, Giovanna conobbe Giuseppe Bartolomeo Clementi, un baldo trentenne descritto da chi lo conobbe come persona di sperimentata fede e intelligenza. Il giovane uomo rimase colpito dal talento e dalla tempra della ragazza. D’altronde lui stesso non era tipo da dormire sugli allori: spirito intraprendente e dinamico, fu impegnato per tutta la vita in innumerevoli attività imprenditoriali, anche se non si conosce con chiarezza la sua effettiva professione. Molto legato alla sua famiglia di origine, fu per i fratelli e le sorelle un punto di riferimento di grande importanza. Giovanna e Giuseppe convolarono a nozze il 21 novembre 1711 nella chiesa dei Santi Processo e Martiniano. La cerimonia fu celebrata dal sempre presente zio Giovanni Francesco e il matrimonio ricadde sotto il patrocinio della principessa Maria di Savoia (non si sa con certezza se si trattasse della Madama Reale o di una Savoia-Carignano), segno quest’ultimo che Giovanna era all’epoca già inserita nell’ambiente reale. Fu un’unione riuscita, in quanto Giuseppe amava la sua dilettissima consorte, la stimava e sosteneva come professionista, tanto da specificare nel testamento che

la Signora coll’esercizio della pittura ha acquistato la maggior parte del patrimonio di esso Signor Testatore.

Dal canto suo Giovanna decise di firmare i suoi lavori con il cognome del marito e arrivò ad essere soprannominata e conosciuta da tutti come la Clementina.

Un padrino d’eccezione

La coppia andò a stabilirsi nella bella piazza Carlina, in un appartamento in affitto formato da quattro stanze più la cantina, situato al secondo piano del palazzo del conte Carlo Giacinto Roero di Guarene. Giovanna vi abitò fino alla morte ed è probabile che proprio qui si trovasse il suo studio di pittrice.

Caricatura di Filippo Juvarra realizzata da Pier Leone Ghezzi nel 1724.
Caricatura di Filippo Juvarra realizzata da Pier Leone Ghezzi nel 1724.

Oggi sede di un istituto bancario, l’edificio fu impreziosito nel 1730 dalla facciata progettata dal messinese Filippo Juvarra. Il primo architetto di corte conosceva bene la Clementina e il suo valore, tanto da segnalarla al ministro Solaro del Borgo come persona più adatta ad eseguire nel 1723 il ritratto del sovrano da inviare a Parigi in regalo al Maresciallo Generale di Francia Claude Louis Hector de Villars. Juvarra fu inoltre il padrino di una delle figlie di Giovanna, Annunciata Margherita.

Veduta attuale di Palazzo Roero di Guarene in piazza Carlo Emanuele II, detta piazza Carlina, a Torino.
Veduta attuale di Palazzo Roero di Guarene in piazza Carlo Emanuele II, detta piazza Carlina, a Torino.

Il ritratto del Re

La prima opera datata e firmata dalla Clementina, arrivata fino a noi, risale al 1722 e si trova conservata all’interno di Palazzo Madama, sede del Museo Civico d’Arte Antica di Torino. Si tratta del ritratto di Anna Cristina di Baviera Sulzbach, prima moglie di Carlo Emanuele III. Il dipinto fu eseguito nell’anno delle nozze dei principi. Purtroppo, già nel 1723 quei dolci occhi, fissati sulla tela dalla Clementina trentaduenne, si chiudevano per sempre e Anna Cristina moriva a soli diciannove anni per le complicazioni dovute al parto.

"Ritratto Anna Cristina di Baviera Sulzbach", Maria Giovanna Battista Clementi, olio su tela, 1722.

La realizzazione di questo dipinto creò una sorta di stretto legame tra la pittrice e Carlo Emanuele III, salito al trono nel 1731. Il nuovo sovrano decise di scegliere proprio la Clementina come ritrattista ufficiale, sicuro del fatto che la rappresentazione della sua immagine pubblica sarebbe stata in buone mani. Uno dei capolavori di Giovanna Battista Maria è senz’altro il ritratto del Re, eseguito nel 1734 e conservato alla Galleria Sabauda. Carlo Emanuele III, con indosso la corazza e gli attributi regali, il mantello d’ermellino e il collare della Santissima Annunziata, indica con il bastone del comando militare i suoi trionfi guerreschi all’osservatore.

"Ritratto del re Carlo Emanuele III", Maria Giovanna Battista Clementi, olio su tela, 1734.

La nobiltà sulle sue tele

La pittrice non si trovò a ritrarre solo i membri della Casa Reale, ma anche tutta la crema della nobiltà piemontese: i Della Rocca, i Saluggia, i San Martino d’Aglié, i Wilcardel de Fleury, i Roero di Guarene… Un’opera della pittrice del re era diventata un must have, un bene necessario e imprescindibile, e quindi ci si metteva volentieri in fila per arrivare a possedere un ritratto realizzato dalle sue abili mani.

L’opera di Giovanna valicò anche i confini. Le sue opere vennero tradotte in incisioni di facile divulgazione, onore non concesso nemmeno a molti colleghi uomini. Suoi ritratti furono richiesti alla corte di Spagna e a quella dei principi d’Assia. Il viaggiatore J. G. Keysler scrisse nel volume dei suoi Viaggi, pubblicato nel 1760, che

Clementina, at Turin, is the best portrait-painter.
"Ritratto di Polissena d’Assia", Maria Giovanna Battista Clementi, olio su tela, 1730.

Insomma, l’artista era apprezzata, richiesta e sommersa di lavoro. Ciononostante, riusciva anche a curare la gestione della casa e dei figli. Ne ebbe nove e, anche se non tutti raggiunsero l’età adulta, fu lei ad occuparsi della loro sistemazione quando rimase vedova nel 1744. La famiglia Clementi, forte dei guadagni dei coniugi, non ebbe comunque mai gravi problemi economici.

La fine della carriera

I rapporti con la casata sabauda terminarono negli anni ’50 del Settecento. Al 1755 risale l’ultimo pagamento documentato nei Conti della Real Casa, relativo a nove ritratti eseguiti tra 1752 e 1754 e pagati mille lire. A corte intanto erano diventati pittori ufficiali i più giovani fratelli Giuseppe e Domenico Duprà. La pittrice aveva raggiunto un’età di tutto rispetto. Forse aveva deciso di dare un freno alla sua frenetica attività e di passare il testimone al figlio Giovanni Battista Fedele. Questi sarà in effetti il continuatore della sua opera, senza riuscire però a raggiungere neanche in minima parte la competenza e la fama della madre.

"La famiglia di Vittorio Amedeo III", Giuseppe Duprà, olio su tela, circa 1759–1760.

Giovanna morì d’accidente, a settant’anni, il 26 settembre 1761. Una morte che la colse all’improvviso, come successe tanti anni prima alla madre Maria Cristina, che se ne andò nel 1709, a trentanove anni, a causa di “un vampo al cuore”. Anni dopo la sua morte, la Clementina veniva ancora ricordata come tra i migliori artisti del suo tempo. Nel 1770 il pittore e poeta Ignazio Nepote le dedicò dei versi nel suo componimento Il pregiudizio smascherato:

Negli anni scorsi videro / Li Torinesi femmina / Dal vero trar le immagini / Con gran bravura simili / Più volte ebbe la gloria / La Clementina pingere / Questa Real Famiglia / E li maggiori nobili.

Nel 1778, all’interno dei Regolamenti della Reale Accademia di Pittura e Scultura in Torino, istituzione che mai le fu concesso di frequentare perché donna, venne definita dal conte Felice Durando di Villa “eccellente nel fare ritratti rappresentanti al vivo la persona dipinta”.

Con la sua pennellata nitida e raffinata e con la sua attenzione nel rendere tutti i dettagli dei fastosi abiti barocchi e l’espressione dei volti, la Clementina ci ha tramandato le fattezze, più o meno belle, di tantissimi personaggi tra re, regine, principini e nobiluomini. Purtroppo, non ci ha lasciato nessun autoritratto. Possiamo soltanto provare ad immaginare come fossero i capelli, l’incarnato e lo sguardo di questa donna intelligente, talentuosa e proiettata tanto in avanti rispetto al tempo in cui si trovò a vivere.

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Bibliografia

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  • Cottino A. (a cura di), La donna nella pittura italiana del Seicento e Settecento. Il genio e la grazia, Torino, Allemandi, 2003.
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  • Griseri A., Clementi Maria Giovanna Battista, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Treccani, 26, 1982.
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