Giulio Erpianis e gli editori Speirani di Torino

Le avventure salgariane nascoste dietro un anagramma

Felice Pozzo
Felice Pozzo

Appassionato di storia delle esplorazioni e di letteratura avventurosa, italiana e non, è considerato uno dei maggiori studiosi della vita e delle opere di Emilio Salgari. Ha dedicato all’argomento numerose pubblicazioni e ha curato l’edizione di alcune ristampe salgariane.

Non si è mai rintracciato, che si sappia, un ritratto di Giulio Erpianis. In realtà si tratta di un autore che il dimenticatoio avrebbe inghiottito da tempo se non fosse collegato in qualche modo al ben più famoso Emilio Salgari. Inoltre all’anagrafe non esiste, poiché si tratta dello pseudonimo con anagramma di Giulio Speirani, esponente di una famiglia di editori torinesi che ebbe rinomanza nell’Ottocento e nei primi lustri del secolo successivo.

Una famiglia di editori

Fu suo bisnonno Enrico a fondare a Torino, negli anni Venti dell’Ottocento, la casa editrice in questione. Affidata al figlio Giulio senior (nonno del nostro Erpianis), era nota per l’intento di diffondere testi di istruzione religiosa e morale nell’ambito di un più vasto contesto orchestrato dalla classe dirigente allo scopo di ottenere una sorta di riscossa nazionale tramite l’innalzamento del livello culturale dei ceti inferiori e in particolare dei giovani.

L’attività editoriale ottenne un notevole impulso dopo la morte di Giulio senior, avvenuta nel 1885, e la comparsa in scena dei suoi tre figli: Enrico junior (1839–1929), che si dedicò alla parte tipografica; Francesco (1844–1917), che assunse la proprietà della Ditta e Camillo (1854–1925), responsabile editoriale. Nel 1894, ad esempio, coesistevano gli Editori Giulio Speirani § Figli (la ragione sociale originaria), con sede in Via Genova n. 3 a Torino e, nella stessa città, Camillo Speirani Editore con sede in Corso Vinzaglio n. 5 (cessato nel 1897) e la Tipografia Enrico Speirani e C., con sede in Via Bertola n. 54.

Da tempo, ormai, i tre fratelli avevano compreso quanto il mercato fosse disposto ad accogliere nuove testate dirette in modo esclusivo alla gioventù, tali da affiancarsi, come da tradizione, al mondo della scuola, ma anche tali da sacrificare un po’ degli intendimenti meramente didattici per concedere più spazio al diletto. E se per troppo tempo l’intenzione rimase tale — sia nei loro libri che nelle loro riviste — il motivo è che ancora mancava — e non soltanto a Torino — la magica penna capace di istruire divertendo in modo completamente nuovo e trascinante.

“I romanzi del ‘Novelliere’ sono stati encomiati da fogli autorevoli e da critici severi, ed il migliore elogio di essi, è che sono attesi con desiderio e accolti a festa in parecchie migliaia di famiglie italiane”.
Inserzione pubblicitaria, “Il Novelliere Illustrato”, 13 dicembre 1896

Educare attraverso i libri

La
La "Biblioteca Giovanile Illustrata" pubblicata dagli Speirani.

Per diversificare la fruizione avevano man mano dato vita a numerosi periodici: Il Silvio Pellico, di letture amene, che nel 1885 sostituì con successo Le ore di ricreazione; Il Giovedì, che nel 1888 si propose quale settimanale per le famiglie; Il Novelliere Illustrato, nato nel 1890 e destinato in prevalenza al mondo femminile (diventerà poi Il Romanziere delle signorine); La Vacanza del giovedì, anch’esso nel 1890, diretto agli scolari; L’Innocenza, nata nel 1892, per i più piccini e La Biblioteca per l’infanzia e l’adolescenza, inaugurata il 15 novembre 1894.

Fautore di molte di queste riviste, in particolare de Il Silvio Pellico — nome ch’era tutto un programma — fu Giovanni Battista Cipani, ispirato per tutta la sua breve vita dagli scritti civili e religiosi del grande poeta e patriota piemontese, autore de Le mie prigioni (1832) e de I doveri degli uomini (1834), che trae le mosse — quest’ultimo — dalla morale religiosa e che diventò testo scolastico. Tra i libri di successo di Cipani pubblicati da Speirani, figura l’interessante Stimoli ai giovani italiani per eccitarli a riuscire uomini utili, di cui si conoscono una quarta edizione del 1893 e una sesta edizione del 1896. I suoi libri entravano a spron battuto nel vasto repertorio di opere educative e scolastiche degli Speirani, in un’ottica educativa e formativa che, come si è detto, stentava a uscire dai collaudatissimi binari languorosi e un po’ paternalistici che coinvolgevano anche le opere di narrativa.

Frontespizio del volume
Frontespizio del volume di Giovanni Battista Cipani edito con successo dagli Editori Speirani.

Dopo la prematura morte di Cipani, il suo ruolo fu affidato per un breve periodo (dal maggio 1893 al giugno 1894) a Giovanni Lanza, prefetto della Basilica di Superga e direttore spirituale al Collegio Nazionale Umberto I di Torino, e poi a Giovanni Battista Ghirardi, insegnante e redattore della rivista cattolica L’Italia Reale — Corriere Nazionale nonché prossimo a diventare l’anima organizzatrice dell’Esposizione Italiana di Arte Sacra, che si affiancò all’Esposizione Generale Italiana torinese del 1898. Com’è noto, questa famosa Esposizione Generale celebrò in pompa magna il quarantesimo anno dalla concessione dello Statuto Albertino e anche il primato del Piemonte nell’opera di unione nazionale, con spirito valorizzatore dell’industria nazionale e delle forze operose italiane.

“In parecchi collegi femminili di Svizzera, Francia, Germania ed Inghilterra ‘Il Novelliere’ è stato introdotto come lettura gradevole, istruttivo e conveniente per l’avviamento alla conversazione in lingua italiana”.
Inserzione pubblicitaria, “Il Novelliere Illustrato”, 13 dicembre 1896

La penna che mancava

La rivista “Il Giovedì”.
La rivista “Il Giovedì”.

Emilio Salgari, lasciate senza troppi rimpianti la natia Verona e l’attività giornalistica, approdò a Torino, presumibilmente alla fine del 1893, proprio per lavorare presso gli Speirani come scrittore, su raccomandazione dell’abate Pietro Caliari, già suo insegnante alle scuole tecniche veronesi e attivo collaboratore dei periodici editi dagli stessi Speirani. Sarà così possibile, da allora, rintracciare entrambe le firme (Caliari e Salgari) su quelle pagine settimanali che daranno man mano spazio sempre maggiore a chi stava creando il genere avventuroso in Italia.

Il primo racconto in assoluto di Salgari, in questo contesto, fu Le grandi cacce nelle Sunderbunds indiane, apparso su Il Giovedì in due puntate dal 30 novembre al 7 dicembre 1893, seguito da Il figlio del naufragio, pubblicato su Il Novelliere Illustrato il 17 dicembre dello stesso anno. L’approdo del romanziere veronese sulle pagine di tutti quei periodici, escluso La Vacanza del giovedì, costituì un’autentica rivoluzione, benché l’esordio, ma anche il resto dell’opera, avvenisse con consapevole mitezza di contenuti, inedita pacatezza e rilevante attenzione pedagogica, non riscontrabile altrove. Da notare, soprattutto, l’assenza di conturbanti eroine.

Un capolavoro di Salgari del 1894, nella nuova edizione effettuata dagli Speirani del 1904.

Tra avventura e pedagogia

L’attività degli Speirani fu man mano rivoluzionata: le tirature aumentarono vertiginosamente. I romanzi di Salgari Il tesoro del presidente del Paraguay (1894) e Attraverso l’Atlantico in pallone (1896) furono dapprima pubblicati a puntate (rispettivamente su Il Novelliere Illustrato e su La Biblioteca per l’infanzia e l’adolescenza), con enorme successo e poi in volume, con esiti anche superiori. Gli altri romanzi, Le novelle marinaresche di Mastro Catrame (1894, con presentazione di Giovanni Lanza, che non esitò a definire Salgari “professore”), Il Re della Montagna (1895, ristampato nello stesso anno, sino alla dodicesima edizione nel 1906, quando l’opera fu venduta dagli Speirani ad altro editore) e I naufragatori dell’Oregon (1896), incrementarono non poco le fortune editoriali, così da indurre gli Speirani a creare collane di libri di viaggi e avventure e da sollecitare collaboratori noti per le loro pagine meramente didattiche ad affrontare temi esotici, d’altra parte utili come altri per veicolare messaggi educativi.

“Emilio Salgari, un vero mago della penna per il numero e l’importanza de’ suoi lavori, ha pubblicato un nuovo romanzo: ‘Il Re della montagna’. Destinato com’è ad una classe speciale di lettori amanti del meraviglioso e dell’imprevisto”.
Inserzione pubblicitaria, “Rivista Speirani”, 1895

Tra loro persino scrittrici insospettabili, che peraltro non tradirono le rispettive abitudini espositive, quali la nota educatrice toscana Gemma Giovannini, Vincenzina Fabiani (in arte Fabiola, moglie del citato Giovanni Battista Ghirardi) e Nina Osimo (che firmò Avventure di due ragazzi italiani in Cina).

Romanzo di Vincenzina Fabiani, in arte Fabiola, scrittrice di punta degli Speirani.

Anche il resto della produzione salgariana per gli Speirani, ossia i quindici racconti su riviste (alcuni lunghi e perciò riproposti in volumetto) e le dozzine di articoletti divulgativi per l’infanzia (pubblicati in prevalenza su L’Innocenza), lasciarono un segno profondo, dimostrando indubitabile attitudine pedagogica.

Pagina del settimanale “L’Innocenza” (1896) con pubblicità salgariana.
Pagina del settimanale “L’Innocenza” (1896) con pubblicità salgariana.

Salgari in incognito

Lungo racconto di Salgari pubblicato dagli Speirani con lo pseudonimo di A. Peruzzi
Lungo racconto di Salgari pubblicato dagli Speirani con lo pseudonimo di A. Peruzzi nel 1898, per aggirare il vincolo di esclusiva sottoscritto dal romanziere con l’editore Donath di Genova.

Dopo l’esodo di Salgari, avvenuto sul finire del 1897, i disorientati editori si rivolsero ai sopraggiunti suoi giovani imitatori: Luigi Motta, Guglielmo Stocco, Francesco Cazzamini Mussi (con lo pseudonimo Francesco Margaritis) e altri. Inoltre ottennero sporadiche collaborazioni (1897–1898) dello stesso Salgari, ormai vincolato da contratto in esclusiva con l’editore genovese Anton Donath, dopo averlo persuaso a nascondersi con pseudonimi (scoperti da chi scrive: “Il Piccolo Viaggiatore” e “A. Peruzzi”), persino con un colpo di coda a distanza di tempo (nel 1904 — 1905, con l’utilizzo dello pseudonimo “Guido Altieri”, già utilizzato con altre case editrici e da tempo noto agli addetti ai lavori).

L’esordio di Giulio Erpianis

Poteva Giulio Speirani junior restare insensibile a tutto questo? I suoi primi lavori, che datano dal 1895, furono in linea con la ditta di famiglia, che ne curò la pubblicazione e la diffusione, anche tramite reiterate recensioni sui periodici di casa. Si tratta di bozzetti, testi per recite scolastiche, scherzi comici, commediole, apparsi nella collana Biblioteca drammatica educativa. Più tardi collaborò con novelle e racconti moraleggianti alle collane Per il mondo piccino dell’editore Remo Sandron di Palermo, Racconti pei ragazzi della torinese Libreria Editrice Internazionale, che aveva sede in Corso Regina Margherita n.176, e Bibliotechina Aurea Illustrata dell’editore Salvatore Biondo di Palermo (vi collaborò anche Salgari con 67 racconti e con lo pseudonimo Guido Altieri).

"Bibliotechina Aurea Illustrata" a cui collaborò Giulio Erpianis.

I suoi romanzetti d’esordio, come Fior d’alpe e fior di piano (che rimanda a Rina o l’angelo delle alpi, 1877, della Invernizio) giunto alla quarta edizione nel 1906, furono sullo stesso registro, non sfuggendo alle ispirazioni derivanti talvolta dalle pagine di Evelina Cattermole, alias Contessa Lara e della citata Carolina Invernizio, collaboratrici occasionali dei periodici Speirani e dotate di spiccata personalità.

Fascicoletti destinati ai lettori più giovani. Costituirono la produzione più significativa di Giulio Erpianis.
Fascicoletti destinati ai lettori più giovani. Costituirono la produzione più significativa di Giulio Erpianis.

Emulare Salgari, un libro alla volta

La svolta avvenne nel 1901, con il romanzo Un angelo bianco fra le Pelli-Rosse — Avventure di una giovinetta italiana nel Texas, edito a Roma in due volumi dalla Libreria Pontificia di Federico Pustet. Non poteva trattarsi di una semplice imitazione di sapore salgariano, considerata la personalità dell’autore, ma il sentiero era quello. L’argomento, che culmina con la giovane protagonista rapita in Texas dagli Arapaho, era in ogni caso già apparso numerose volte nelle pagine del Maestro. Tra i lettori di questo romanzo è ragionevole annoverare il giovanissimo Cesare Pavese, che in un poemetto recentemente pubblicato per la prima volta (Amore indiano) e risalente al 1923 (Pavese aveva dunque 15 anni) definisce “angelo bianco” una fanciulla catturata dai Pawnees.

Terzo romanzo di avventura di Giulio Erpianis, pubblicato nel 1903.

Nel 1902, presso l’editore milanese Celli, Erpianis pubblicò il suo secondo romanzo avventuroso, Gli eroi della “Folgore” — Avventure di tre Norvegesi allo Spizberg, dove l’eco salgariana non solo è più forte ma persino evidente, a cominciare dal noto nome della nave del Corsaro Nero (“La Folgore”), qui assegnato a un potente fuso volante diretto verso le terre nordiche.

A concludere la trilogia dell’Erpianis giunse, nel 1903, I banditi di Kailas-Avventure nell’India settentrionale, pubblicato dalla ditta di famiglia, con una intrigante copertina di Luigi Berlia, insegnante di disegno geometrico e ornamentale nelle scuole professionali di Torino e assiduo collaboratore artistico degli Speirani. Con incredibile operosità, l’anziano professore collaborava dal 1890 circa a tutte le pubblicazioni della ditta producendo ininterrottamente decorose illustrazioni, che avevano contribuito al successo anche dei lavori di Salgari, per essere poi sostituito prima da Gustavo Rosso, noto come Gustavino e poi da Attilio Mussino, a sottolineare una oculata scelta editoriale anche nell’ambito dell’iconografia destinata ai giovani lettori.

Ritorno ai libri per l’infanzia

Erpianis non si spinse più in là: Salgari dominava la scena sul fronte laico, il prete triestino Ugo Mioni sfornava da tempo dozzine di romanzi avventurosi impegnati sul fronte religioso e gli spazi liberi pullulavano già di troppi imitatori. Resta da ricordare, del nostro Erpianis, una documentata visita a Sampierdarena presso Salgari, stabilitosi in riva al mare per un breve periodo tra la seconda metà del 1898 e la fine del 1899, a dimostrare una dimestichezza di rapporti prossima all’amicizia e anche l’interessamento di carattere editoriale.

"Pinocchio in automobile", Giulio Erpianis, 1905.

Sul fronte creativo, Erpianis concluse la sua attività di romanziere con Pinocchio in automobile, pubblicato nel 1905 dal fiorentino Bemporad, così da tornare al primo amore, il libro per l’infanzia, occupandosi di un ormai celebre personaggio, quello di Collodi, che già nel 1883, quando il motto degli Speirani era “Dio, Patria, Famiglia, Lavoro, Obbedienza”, aveva dimostrato, con il suo immortale burattino, come si debba e si possa fare a meno dell’innaturale compostezza e cieca obbedienza infantile prima di raggiungere la consapevolezza. Impreziosito dalle illustrazioni di Giuseppe Garibaldi Bruno, da annoverarsi tra gli artisti salgariani della prima generazione, il frizzante romanzo, che vede Pinocchio in Africa alla ricerca di un elefante albino allo scopo di ricevere un vistoso premio, ebbe una seconda edizione nel 1907.

Nello stesso 1905, gli Speirani pubblicarono ancora un romanzo di Salgari, con pseudonimo “Cap. Guido Altieri”: L’Eroina di Port-Arthur — Avventure Russo — Giapponesi, con enorme successo, e una breve serie di racconti.

Archivi introvabili

Si dice che Erpianis abbia assistito con crescente rimpianto all’agonia della casa editrice di famiglia, la cui attività, sin dal 1917, si era limitata alla vendita graduale delle rimanenze dei vecchi, oggi pressoché introvabili, volumi e delle annate delle gloriose riviste. In quanto ai volumi di Salgari, gli Speirani — chissà perché — ne avevano ceduto man mano la proprietà letteraria ad altri editori, così da consentire ad ognuno di essi una nuova vita ricca di nuovi successi e innumerevoli ristampe. Purtroppo, sino ad oggi, tutte le ricerche effettuate per rintracciare gli archivi di quegli editori, che hanno segnato non poco la vita culturale torinese, sono risultate infruttuose.

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Bibliografia

  • Pavese C., Inediti, Genova, Galata, 2017.
  • Pozzo F., Emilio Salgari e dintorni, Napoli, Liguori, 2000.
  • Tabbia A., Le riviste per la scuola e per la gioventù della casa editrice Speirani in Torino, in Studi Piemontesi, XVIII, 2, 1989.
  • Tamburini L., Salgari torinese: il quadriennio 1894–1897, in Studi Piemontesi, IX, 2, 1980.
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