Gruppo Abele: da oltre 50 anni vicino agli ultimi

Il progetto genitore-bimbo

Illustrazione © Ginger Berry Design

Roberta Meotto
Roberta Meotto

Laureata in Comunicazione per le istituzioni e le imprese presso l’Università di Torino, si occupa da anni di comunicazione soprattutto in ambito culturale e sociale. Dal 2013 collabora con la Fondazione Enrico Eandi.

Esco di casa, afferro un libro, la copertina lisa, le pagine ingiallite dal tempo, un libro che non è nemmeno mio, un libro dimenticato. Salto sul primo autobus e inizio a leggere distratta. Intrattenere una lettrice disattenta è un compito ingrato per un libro ma, come talvolta capita, pagine prima ignorate sembrano improvvisamente parlarci, sembrano essere scritte apposta per noi, per incontrarci in quell’esatto momento, per dispiegare la loro forza espressiva dopo un’esistenza ai margini.

“Noi viviamo… sotto il dominio del dis” mi dice Starnone nel suo "Fuori registro" “il dis disfa tutto ciò che amiamo e apprezziamo… un servizio diventa… disservizio… un amore diventa… disamore, un onore diventa disonore.”

…l’uguaglianza diventa disuguaglianza, ciò che ci fa sentire a nostro agio diventa disagio, gli rispondo io.

Continuo mentalmente questo gioco, mentre nel frattempo sono arrivata a destinazione e penso che il Gruppo Abele, che sto per incontrare, di storie sotto il dominio del “dis” ne ha conosciute tante.

Gruppo Abele

Questo articolo, con ulteriori approfondimenti, è presente anche nel numero 3 cartaceo di Rivista Savej.

 

Mezzo secolo di storia

Associazione laica fondata nel 1965 da Don Luigi Ciotti, il Gruppo Abele è oggi una Onlus-Ong di 207 soci che, da ben 53 anni, si occupa di dare voce ai più deboli, di proporre azioni concrete di cambiamento, di fare cultura e di sostenere chiunque si trovi ad affrontare un momento difficile, accompagnandolo in un percorso personalizzato che gli permetta di recuperare un posto nella società che lo ha messo ai margini.

Don Luigi Ciotti al Convegno “Contromafie. Gli Stati Generali dell’Antimafia”, 2009.
Don Luigi Ciotti al Convegno “Contromafie. Gli Stati Generali dell’Antimafia”, 2009.

A partire dal Centro-droga “Molo 53” fondato nel 1973, il Gruppo Abele ha sviluppato diverse attività, ad oggi circa 40, tra le quali troviamo ad esempio alcune comunità per problemi di tossicodipendenza, spazi di ascolto e orientamento, progetti di aiuto alle vittime di tratta e ai migranti. Dall’impegno trasversale di numerose associazioni, sono nate successivamente esperienze come LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids) o Libera, un coordinamento formato da circa 1.500 associazioni in tutta Italia che collaborano nella lotta alle mafie, promuovendo una cultura della legalità. Ci sono infine una casa editrice (Edizioni Gruppo Abele), un centro studi e ricerche, una biblioteca, un archivio, due riviste (Narcomafie e Animazione Sociale), percorsi educativi rivolti a giovani, operatori e famiglie.

Logo del Gruppo Abele
Logo del Gruppo Abele

Insomma il Gruppo Abele è una grande famiglia ed è proprio per parlare di famiglia, nel senso più ampio del termine, che sono venuta ad incontrare Mauro Melluso, responsabile del progetto genitore-bimbo, che la Fondazione Enrico Eandi ha scelto di sostenere.

Mauro collabora con il Gruppo Abele fin dal 2001, quella che doveva essere l’esperienza di uno studente di Giurisprudenza che sceglie di fare obiezione di coscienza, si è trasformata in una scelta che gli ha rivoluzionato la vita. Per 11 anni è stato impegnato al Centro Crisi, un centro di prima accoglienza per la disintossicazione da sostanze come eroina, cocaina, crack e alcool e, da ormai 7 anni, ha sposato l’avventura all’interno della comunità mamma-bimbo di cui appunto è responsabile.

Logo di “Libera”
Alcune copertine della rivista “Narcomafie”

Il progetto mamma-bimbo

Nato nel 2011 come evoluzione delle comunità attive fin dagli anni’90, rivolte alle mamme con problemi di tossicodipendenza, il progetto mamma-bimbo (oggi progetto genitore-bimbo) è una comunità socio-assistenziale normata dalla D.G.R. della Regione Piemonte n. 25 del 2012 (“Approvazione della tipologia e dei requisiti strutturali e gestionali delle strutture residenziali e semiresidenziali per minori”). Si tratta di un progetto di sostegno e supporto alle competenze genitoriali rese fragili da problemi di maltrattamento (sia inter-famigliare, che come violenza di genere), di trascuratezza (della mamma sul bambino) e dall’abuso su minori. La comunità può ospitare un massimo di 14 persone, cioè fino a 6 mamme con 8 bambini in tutto; in particolare, accedono alla comunità nuclei mamma-bambino individuati dal Tribunale per i minori, sotto segnalazione dei servizi sociali. Le richieste di accesso sono sempre molto numerose tanto che, lo scorso anno, 40 richieste di inserimento non hanno potuto essere soddisfatte.

Comunità Mamma+Bimbo 2015. © Associazione Gruppo Abele.

Esistono diverse altre comunità mamma-bimbo dislocate su territorio regionale e nazionale gestite da altre associazioni, ma quella del Gruppo Abele, sulle colline di San Mauro, gode di alcune peculiarità uniche: la sua dislocazione un po’ defilata rispetto alla città consente di garantire una certa privacy alle famiglie ospitate; inoltre oltre ai 5 educatori e 2 OSS previsti dalla norma regionale, diversi operatori collaborano fornendo un sostegno aggiuntivo per la presa in carico del trauma, soprattutto verso i bambini, fornendo quindi un supporto non solo educativo, ma anche elaborativo.

L’autonomia è una conquista

Il vivere in comunità non può certo prescindere dalla varietà di storie e vissuti personali con cui si viene in contatto e dalla società all’interno della quale la comunità si innesta. In un periodo storico fortemente orientato all’individualismo, la condivisione di un periodo di vita all’interno di una comunità che non si è scelto, rende necessario

definire un percorso che sia costruito quasi sartorialmente intorno alla persona e capace di adattarsi alle singole esigenze dell’individuo.

È necessario inoltre ridefinire il concetto di sicurezza, dato non dall’isolamento, ma da una maggiore interdipendenza tra le persone e da un uso accorto e corretto di determinati mezzi, come ad esempio i social.

Da questa consapevolezza, mi spiega Mauro, è nata nel tempo la necessità di sviluppare degli accompagnamenti all’autonomia, che permettano di accorciare i tempi di permanenza dei nuclei all’interno della comunità (in media 1 anno e mezzo), guidando le mamme alla conquista della propria indipendenza.

Noi stiamo ragionando su quei piccoli strumenti che consentano alle donne e ai bambini di essere sempre più protagonisti del loro percorso… mi immagino sempre più di provare a far sì che le donne siano protagoniste, siano accompagnate e non portate. […] Lavorare sul senso di responsabilità di ciascuno sempre e comunque, dalla possibilità di autodeterminarsi anche nelle situazioni più difficili.
Comunità Mamma+Bimbo 2015 (© Associazione Gruppo Abele).
Comunità Mamma+Bimbo 2015 (© Associazione Gruppo Abele).

Oggi in educativa sono seguiti 10 nuclei famigliari. All’interno di un alloggio dell’edilizia popolare che il Comune di Settimo Torinese ha messo a disposizione del Gruppo Abele, le mamme che sono transitate in comunità, vengono accompagnate nella ricerca di un lavoro e aiutate nella gestione del tempo da dedicare ai loro bambini, ad esempio andando a prenderli a scuola. Si lavora insomma per creare intorno a queste donne una rete sociale di supporto, che consenta loro di gestire la loro vita in autonomia una volta uscite dalla comunità. Si lavora altresì affinché i bambini non diventino i “bambini della comunità”. Per molti di loro la comunità diventa una casa vera e propria, alcuni in comunità ci sono addirittura nati, ma è importante che non crescano in un mondo dai confini delimitati. I bambini vanno a scuola, partecipano alle attività sportive, crescono come figli della società e del territorio di cui fanno parte.

Non solo mamme

Immagino questa comunità come un mondo principalmente al femminile e non mi sbaglio.

Mauro (che è anche papà) mi spiega

sono uno dei pochissimi uomini che lavora nel progetto mamma-bambino, esperienza che però si è rivelata molto interessante e utile perché ho potuto portare il mio essere uomo nella lettura di questa tematica.

Se il ruolo della donna nella società è un tema quanto mai (giustamente) attuale, il ruolo degli uomini e in questo caso degli uomini-papà non deve essere dimenticato, sminuito o ignorato.

“La comunità mamma-bimbo rischiava di diventare un mondo di donne per donne senza uomini, ma gli uomini ci sono” sottolinea Mauro.
Gruppo Abele

Facendo opportune distinzioni fra uomini maltrattanti e no, in caso di uomini non violenti si è provato nel tempo a coinvolgerli all’interno delle attività della comunità con riscontri molto positivi. In questo contesto la D.G.R. n. 25 del 2012 è intervenuta nel frattempo cambiando il nome delle comunità mamma-bimbo in comunità genitore-bimbo, proprio per sottolineare la necessità di offrire sostegno ad entrambe le figure genitoriali, tuttavia l’impossibilità di creare comunità miste ha reso di fatto impossibile la realizzazione di quanto auspicato dalla normativa.

È proprio dalla constatazione di questo limite che il Gruppo Abele sta lavorando oggi ad un nuovo progetto e Mauro in persona sta iniziando ad incontrare quelli che saranno i futuri protagonisti di questa nuova avventura. Si tratta di papà che si trovano in situazioni di difficoltà, in quanto nella crescita dei loro figli la figura materna è lontana o carente per svariati motivi, ad esempio la mamma ha abbandonato il nucleo famigliare, si trova in carcere oppure si è dovuta allontanare per curare una dipendenza patologica o un disagio psichiatrico, oppure ancora si tratta di una mamma maltrattante. Il progetto partirà coinvolgendo un massimo di 3 nuclei papà-bimbo per volta (individuati sempre su indicazione del Tribunale e dei Servizi Sociali) che andranno a convivere nello stesso appartamento e verranno coinvolti in un processo di accompagnamento all’autonomia.

Nessuno è mai perso per sempre

Se le donne più spesso sono vittime di violenza famigliare con tutto il vissuto molto doloroso che si trovano a dover affrontare, gli uomini sono in qualche modo vittime di un retaggio culturale a causa del quale, per loro, risulta più difficile mettersi in discussione e riconoscere il fatto di aver bisogno di aiuto.

E questo è tanto più vero quando si parla di uomini maltrattanti o stalker.

Progetto per vittime stalking - Gruppo Abele

Nei casi di violenza inter-famigliare la donna, dopo anni di soprusi, finisce per subire il totale sradicamento dalla propria vita, con conseguente abbandono della propria casa e del proprio lavoro. Attraverso il progetto “Opportunity” da 4 anni a questa parte il Gruppo Abele lavora per invertire questa tendenza. In questi anni una ventina di uomini, 6 dei quali accolti residenzialmente, hanno partecipato al progetto e, attraverso un supporto educativo, sociale e psicologico, sono stati accompagnati in un percorso, il cui fine è il superamento delle stereotipie di genere, la messa in discussione della propria aggressività e la trasformazione in positivo dei propri pensieri e comportamenti.

Una grande famiglia

Supportare il cambiamento si può e si deve fare. Il cambiamento parte dalla volontà del singolo, ma “nessuno è mai perso per sempre” se viene aiutato e incoraggiato.

A me piace l’idea che è come se fosse una famiglia che piano piano si allarga […] è un rapporto per cui ogni anno, anche quando ci si ritrova a Natale piuttosto che in altri momenti particolari, si arricchisce sempre di più, quindi rimane nel tempo, i bambini diventano grandi, abbiamo bambini che adesso hanno compiuto 18 anni ed è bello vedere come in realtà siano percorsi che funzionano […] questa è una parte bella che ci fa amare il nostro lavoro.

Il Gruppo Abele incontra donne, uomini, bambini e famiglie, incrocia storie, è testimone di rinascite, conosce i quartieri, incontra insomma la società.

Progetto Genitori & Figli del Gruppo Abele
Il 15 dicembre, il Progetto Genitori&Figli del Gruppo Abele ha organizzato, per tutti i bambini che hanno seguito le attività del Gruppo Abele nel 2017, i festeggiamenti natalizi con giochi e dolci.
Il Gruppo Abele è un’associazione radicata nel territorio, perché ormai sono 53 anni che ha scelto il territorio come punto di riferimento tanto che ha servizi solo sul territorio torinese e prima cintura.

È qui che chiedo a Mauro se c’è un quartiere a Torino che secondo lui merita particolare attenzione:

Io sono stato molto legato al quartiere Barriera di Milano, perché ho lavorato in via Pacini, dove il Gruppo Abele è tuttora presente e dove ha diversi servizi: il dormitorio, la casa ospitalità notturna, la drop house che è un servizio principalmente diurno rivolto alle donne migranti. Barriera di Milano è un quartiere che ha tante risorse, ma al contempo tante difficoltà.

Sono vie che brulicano di umanità quelle di Barriera di Milano, penso io. È il figlio difficile, fragile ma pieno di risorse di una città multiforme che cerca a suo modo di accogliere il cambiamento, è il futuro da strappare al dominio del dis-, lavorando con costanza affinché trovi la sua strada. Scriveva Gianni Rodari di un giovane gambero controcorrente

Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: Buon viaggio!

👍 Grazie a Mauro Melluso per la disponibilità e la piacevole chiacchierata carica di entusiasmo e speranza.

📌 Gruppo Abele
Corso Trapani 21/B — 10141 (Torino)

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