Il Polo Nord di Achille Cavalli Molinelli

Un medico-esploratore a bordo della “Stella Polare”

Una delle tante cartoline che furono stampate in occasione della spedizione polare.

Felice Pozzo
Felice Pozzo

Appassionato di storia delle esplorazioni e di letteratura avventurosa, italiana e non, è considerato uno dei maggiori studiosi della vita e delle opere di Emilio Salgari. Ha dedicato all’argomento numerose pubblicazioni e ha curato l’edizione di alcune ristampe salgariane.

Achille Cavalli Molinelli
Achille Cavalli Molinelli

Com’è noto, Sale è un ridente comune della provincia di Alessandria. Tra i suoi sindaci del passato è ricordato il Cav. Leonzio Cavalli, che per aver voluto aggiungere al proprio cognome anche quello della madre, Rosa Molinelli, ha fatto in modo che i suoi nove figli, avuti da Delfina Bigurra, avessero un doppio cognome. La circostanza non avrebbe nulla di straordinario se uno di quei nove figli, Pietro Achille, nato a Sale il 18 dicembre 1865, non avesse in più occasioni dato ampia notorietà in tutto il mondo a quel doppio cognome, Cavalli Molinelli. In quanto al nome di battesimo “Pietro Achille”, la suddetta notorietà privilegia “Achille”, forse per scelta dell’interessato o forse perché, come vedremo, egli ha avuto modo di vivere non pochi momenti avventurosi che potrebbero indurre a fantasiosi accostamenti con i personaggi omerici. Fatto è che nelle numerose e importanti cronache giornalistiche riferite alle sue esplorazioni, e non solo , il nome Pietro non compare mai.

Nella storia della Marina italiana

Laureatosi in medicina a Torino il 22 luglio 1889, scelse il Corpo sanitario militare marittimo e iniziò perciò un lungo periodo di navigazione, come medico di seconda classe. Ne dà notizia il sito della Difesa, sezione storica, alla voce Uomini della Marina 1861-1946, elencando i suoi imbarchi di quel periodo: sulla fregata cannoniera “Venezia”, sulla goletta “Miseno”, sulla nave posacavi “Città di Milano” e sulla cannoniera “Governolo”.

La
La "Governolo" in navigazione.

È agevole verificare che si tratta di navi che hanno contribuito notevolmente a edificare la storia della Marina italiana, con impegni differenziati e per lunghi periodi, così che, ormai ricco di esperienza, divenne non solo medico di prima classe, nel 1898, ma prestò servizio come ufficiale medico a Viareggio.

Tra l’equipaggio della “Stella Polare”

Fu proprio allora che, con il consenso del Regio Governo, fu scelto dal Duca degli Abruzzi quale membro dell’imminente spedizione verso il Polo Nord, con l’incarico non solo di occuparsi della salute dei suoi nuovi compagni, ma anche delle raccolte zoologiche, botaniche e mineralogiche.

Stato Maggiore della “Stella Polare”.
Stato Maggiore della “Stella Polare”.

Gli ufficiali della Regia Marina, infatti, erano ovviamente tra le persone più qualificate per un’impresa del genere. Non a caso la scelta cadde anche, in prima istanza, sul capitano di corvetta Umberto Cagni, già ufficiale d’ordinanza del Duca, quale comandante in seconda della spedizione, e sul tenente di vascello Francesco Querini, al quale furono assegnate varie importanti mansioni, alcune in collaborazione con Cavalli Molinelli per la parte riferita alla ricerca scientifica.

A onore di Achille Cavalli Molinelli va ricordato che la scelta di tutti i partecipanti fu effettuata attraverso una rigida selezione. Oltre a otto marinai norvegesi, al comando di Carl Julius Evensen, gli altri italiani imbarcati furono i marinai Simone Canepa e Giacomo Cardenti, il cuoco Igino Gini e quattro guide alpine valdostane: Joseph Petigax, Félix Ollier, Cyprien Savoye e Alexis Fenoillet.

Cartolina storica rara la cui didascalia è dedicata proprio a Molinelli.
Cartolina storica rara la cui didascalia è dedicata proprio a Molinelli.

La grande corsa al Polo Nord

La spedizione (1899-1900), effettuata con la nave “Stella Polare”, ristrutturata per l’occasione, nacque da un grandioso progetto di Luigi Amedeo di Savoia, il duca degli Abruzzi, che era stato arruolato nel Corpo Reali Equipaggi a sei anni e mezzo, quando cioè in genere si frequentano le scuole elementari e che, a 16 anni, si era già guadagnato la promozione a guardiamarina. Tutti i biografi concordano nel riconoscere che il fatto di essere terzogenito di Amedeo d’Aosta e nipote di Vittorio Emanuele II, non gli riservò alcun privilegio, anche perché il padre intimò al viceammiraglio Federico Martini, già nella caserma di La Spezia, di riservare al figlio lo stesso trattamento riservato a tutti gli altri. E il Duca, da sempre definito “un principe triste e coraggioso”, cresciuto in quel modo, ha compiuto imprese straordinarie, rimanendo in pratica sempre estraneo alla vita di Corte.

Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, duca degli Abruzzi.
Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, duca degli Abruzzi.

Con Cagni e Petigax, fra gli altri, aveva da poco conquistato (per l’esattezza il 1° agosto del 1897) la vetta del Saint Elias, posta a 5.489 metri d’altitudine, compiendo così la prima ascensione in assoluto di quella selvaggia montagna situata tra lo Yukon e l’Alaska che molti avevano già tentato invano di scalare sino in cima. E già progettava di partecipare, con una risolutezza piuttosto inedita, alla quasi frenetica corsa internazionale avente lo scopo di giungere per primi al Polo Nord, così da coronare un sogno che da almeno mezzo secolo impegnava sforzi immani, capitali da capogiro e vite umane.

Questa premessa consente di comprendere meglio a quale prestigiosa impresa Achille Cavalli Molinelli stava per partecipare.

Il primato mondiale di Cagni

Il suo nome era stato scelto da Cagni. La circostanza è documentata dal biografo dello stesso Cagni, Giorgio Pini, che, per scrivere quella biografia, ha letto i diari del futuro ammiraglio e vi ha rintracciato quanto scritto durante le tappe iniziali della “Stella Polare”. In quel diario Cagni, ritenendosi soddisfatto della propria scelta, aveva lodato “il fondo sincero, leale, riflessivo”, l’intelligenza, l’impegno e il “buonissimo carattere” del medico.

Com’è noto la spedizione prevedeva l’avvicinamento al Polo Nord con slitte trainate dai cani, dopo essere sbarcati dalla “Stella Polare” non appena i ghiacci avessero impedito la prosecuzione del viaggio in mare. E fu la squadra di testa, quella destinata a spingersi il più lontano possibile, dopo che le altre squadre (in tutto 13 slitte e 102 cani) fossero rientrate dopo aver esaurito il loro compito, e cioè aver fatto tutto il possibile, a raggiungere latitudine 86° 34' e longitudine 68° a est di Greenwich. Era il punto più a nord mai raggiunto prima di allora. Impossibile proseguire, ma intanto Cagni, al comando di quella squadra, aveva ottenuto un primato mondiale.

Al nostro medico, durante tutta la spedizione, data anche la sua mansione relativa alle raccolte scientifiche, che comprendeva — fra l’altro — l’imbalsamazione di volatili, non mancò certo il da fare, visto poi che, nella fase finale, fu al comando del gruppo che, secondo a partire, affrontò la via verso il Polo in slitta, con Savoye e Cardenti. Impresa non facile, tanto più che il primo gruppo, comandato da Querini, purtroppo non rientrò mai più e, dopo il rientro di Cavalli, inutilmente il Duca aveva organizzato le ricerche.

Incidenti di percorso

In quanto alle sue doti mediche, si rivelarono particolarmente preziose sul finire del 1899, quando, durante una corsa in slitta in condizioni ambientali proibitive — poiché il Duca e Cagni non intendevano affidare nulla al caso ma effettuare tutte le sperimentazioni preliminari — accadde un incidente che avrebbe potuto concludersi tragicamente. Le slitte guidate da entrambi, eccessivamente cariche di materiali, precipitarono in un ripido avvallamento, costringendoli a rimanere conficcati nella neve, fortunatamente illesi, finché i compagni arrivarono ad aiutarli.

“Nel trambusto Cagni perdette un guanto , il che gli causò una gelatura all’indice della mano destra; S. A. ebbe gelate le ultime due falangi del dito medio e dell’anulare della mano sinistra. […] Per l’insensibilità prodotta dalla congelazione, il Duca si accorse dell’infortunio toccato quando sotto la tenda si tolse i guanti. […] Furono applicate immediatamente ripetute frizioni con neve fondente, poi massaggio in acqua fredda finché non si vide riattivata la circolazione; ma l’ultima falange in ambe le dita lasciava poca speranza di successo”.
Relazione del medico di 1° classe Achille Cavalli Molinelli in “La ‘Stella polare’ nel Mare Artico”

Come conseguenza Cagni ebbe il dito indice della mano destra congelato e il Duca il dito medio e anulare della mano sinistra. Le molte cure mediche risolsero il problema di Cagni, ma per il Duca le cose andarono diversamente. Pochi giorni dopo, infatti, avendo riconosciuto i primi segni di cancrena, Cavalli decise di amputare la prima falange del dito medio e, in seguito, una sezione dell’anulare. Fu così che, il 29 gennaio 1900, il comando fu affidato a Cagni, nell’impossibilità del Duca di governare una slitta o impegnarsi in altri lavori impegnativi.

“Il nostro genere di vita era identico a quello che si passa sui ghiacciai, eccezione fatta dell’altezza sul livello del mare. Gli stessi fatti constatammo noi tutti personalmente durante la nostra permanenza nelle regioni artiche, novella prova, semmai ve ne fosse stato ancora di bisogno, a conferma dell’essenza microbica di molte malattie. […] Laggiù le malattie infettive sono molto ridotte in numero per la semplice ragione che ne manca l’elemento determinante: il microbo”.
Relazione del medico di 1° classe Achille Cavalli Molinelli in “La ‘Stella polare’ nel Mare Artico”
“La ‘Stella polare’ nel Mare Artico”, edizione spagnola.
Edizione spagnola del 1903 del volume ufficiale della spedizione artica, firmato anche da Cavalli Molinelli.

Un successo editoriale

Ma queste non sono che le vicissitudini più appariscenti. In realtà l’attività medica in una spedizione del genere non poteva che essere a volte anche frenetica, quotidiana, specie dopo il rientro dalle missioni e d’altronde esiste tutta la documentazione raccolta man mano dal solerte medico chirurgo. Il quale, con il Duca e Cagni, firmò anche i ponderosi volumi sulla spedizione, pubblicati da Hoepli nel 1903, accolti in tutto il mondo con grande interesse. Si tratta de La “Stella Polare” nel Mare Artico, che diventò un best-seller, tradotto in numerose lingue e ristampato più volte, tanto da figurare ancora nel 1905, a due anni dalla prima edizione, il libro più venduto in Italia, e di Osservazioni scientifiche eseguite durante la spedizione polare di S.A.R. Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, pubblicazione praticamente priva di precedenti e ritenuta per molto tempo d’interesse fondamentale.

Il giro del mondo in 52.000 miglia marine

Non stupisce che quando il Duca intraprese una nuova avventura, destinata a durare quasi due anni, volle nuovamente Cavalli con sé. Diventato capitano di fregata e assunto il comando dell’incrociatore “Liguria”, il Duca decise infatti di effettuare la circumnavigazione del globo, iniziandola nell’agosto del 1903 e portandola a termine nell’aprile del 1905, dopo un percorso di 52.000 miglia marine, di cui non poche in zone ardue e poco note, ovunque svolgendo anche importanti rilevazioni scientifiche in ambiti diversi. E medico di bordo fu appunto Achille Cavalli Molinelli.

I rapporti con il Duca non erano d’altronde terminati, perché quando esiste un uomo che non è mai sazio di misurarsi con nuove conquiste e imprese, non può fare a meno di affidarsi a competenze e sentimenti di fiducia già ampiamente sperimentati.

Sul Ruwenzori, la terza montagna più alta d’Africa

Ed ecco infatti il protagonista di queste note, assunto il grado di maggiore medico, affrontare al fianco del principe anche il viaggio di esplorazione al massiccio montuoso del Ruwenzori, mitica montagna africana la cui fisionomia era ancora da definire, nonostante le numerose ricognizioni già tentate da scalatori internazionali di prestigio. E siccome “squadra vincente non si cambia”, Cavalli si ritrovò — fra gli altri — con Cagni, Petigax, Ollier e persino con il cuoco Gini, tutti personaggi che abbiamo già visto in viaggio con la “Stella Polare”.

Correva l’anno 1906. Superfluo dire che l’impresa ottenne il successo sperato. E il nostro medico, come il Duca e Cagni — che abbiamo d’altronde già visti impegnati sul Saint Elias — si dimostrò decisamente un abile scalatore, a sottolineare il fatto che, sia sul mare che sulle montagne, gli uomini d’azione non conoscono ostacoli, proprio come nei romanzi d’avventura.

In quanto al Duca, il 18 giugno, separato dal resto del gruppo e insieme a Petigax, Ollier e Brocherel, conquistò le due vette maggiori e le battezzò coi nomi di Margherita, regina d’Italia, ed Alessandra, regina d’Inghilterra.

Ha scritto il già citato Pini, con riferimento ai giorni immediatamente successivi:

Cagni puntò verso le cime maggiori con Cavalli e Brocherel per una sintetica ricognizione del sistema. Il 22 giugno arrivò sulla punta Alessandra, ma in condizioni così sfavorevoli da non poter nemmeno vedere la vicina punta Margherita […]. In poco più di un mese tutto il sistema del Ruwenzori fu studiato nei suoi elementi principali: furono scalate quattordici vette superiori ai 4.600 metri, e scoperta la valle di Bujuku, ignorato tributario del Mobuku. Sella fotografò grandi panorami successivi, Cavalli studiò la flora e la minuta fauna nascosta, Roccati gli elementi geologici. […] Alle cime di quella catena sorgente in territorio inglese furono attribuiti molti nomi italiani, tenendo conto di quanto avevano stabilito i precedenti esploratori.

E così anche il nome di Cavalli rimase segnato sulla carta del Ruwenzori.

Va detto che non mancarono le vittime: Pini accenna a due portatori che “morirono di polmonite fulminante fra il terrore dei compagni che li seppellirono nel fango fra quei sassi maledetti”. I loro nomi, purtroppo, non li ha mai ricordati nessuno.

Carriera e riconoscimenti

Ritroviamo Cavalli, durante il Primo conflitto mondiale, direttore di sanità a Brindisi e poi presidente della Commissione Sanitaria di Bari; nel 1917 diresse l’Ospedale principale militare marittimo di Spezia, prima di ottenere analogo incarico a Venezia e, nel dopoguerra, a Pola. Promosso maggiore generale nel 1923, fu direttore centrale della sanità marittima sino al 1927. Collocato a riposo nel luglio 1935, fu insignito della ambitissima decorazione del grande ufficialato dell’Ordine Mauriziano, a coronare una vita esemplare.

Quando si spense ultranovantenne a Sale, il 10 agosto 1958, non era in vita più nessuno di coloro che avevano partecipato alla spedizione polare. I grandi protagonisti, anzi, erano mancati da molto tempo: il Duca nel 1933 in Somalia, dove aveva scelto di trascorrere l’ultimo periodo della sua vita e Cagni, diventato Conte di Bu Meliana, l’anno precedente a Genova.

Targa commemorativa dedicata ad Achille Cavalli Molinelli.
Targa commemorativa dedicata ad Achille Cavalli Molinelli.

Solenni funerali con la partecipazione della Marina militare ebbero luogo nel paese che l’aveva visto nascere e morire. E a Sale una solenne targa commemorativa segnala la sua casa natale.

Se si desidera invece ammirare i cimeli e le documentazioni riferite alle più importanti esplorazioni alle quali ha partecipato, occorre recarsi al Museo Polare “Silvio Zavatti” di Fermo, dove un’intera sala è dedicata al Duca degli Abruzzi e ai suoi compagni d’avventura, e soprattutto al Museo Navale di Tortona, dove è stata realizzata una cabina de la “Stella Polare” insieme a una sezione interamente dedicata a lui, il medico esploratore, ricca di medicinali di bordo, fotografie, strumenti di navigazione e altro ancora.

Sala del Museo Polare “Silvio Zavatti” in cui è riprodotto l’accampamento della spedizione polare del Duca degli Abruzzi.
Sala del Museo Polare “Silvio Zavatti” in cui è riprodotto l’accampamento della spedizione polare del Duca degli Abruzzi.
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Bibliografia

  • Baldi P. (a cura di), Un salese illustre — Pietro Achille Cavalli Molinelli — Nel centenario dell’impresa della “Stella Polare”, Sale, 1999.
  • Dell’Osa P., Il principe esploratore — Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, Milano, Mursia, 2010.
  • Messner R. (testi di Mantovani R.), Il Duca dell’avventura — Le grandi esplorazioni di Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, Milano, Mondadori, 2009.
  • Pini G., Vita di Umberto Cagni, Milano, Mondadori, 1937.
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