Il Villaggio Leumann

Una città nella città

Davide Mana
Davide Mana

Laureato in Paleontologia e dottore di ricerca in Geologia, in passato è stato insegnante, ricercatore, conferenziere, venditore di auto usate, interprete, spaventapasseri, riparatore di biciclette. Da alcuni anni lavora come autore, divulgatore, traduttore e creatore di giochi.

Sono in molti i torinesi che provano una certa curiosità. Per molti è una curiosità nata da qualche parte negli anni ’70, da ragazzini, passando in auto con i nostri genitori lungo Corso Francia. La periferia torinese, che non era in quegli anni particolarmente attraente o piacevole, lasciava improvvisamente posto a qualcosa che pareva uscito da un libro di fiabe, da un romanzo d’avventura, da un cartone animato Disney. Un villaggio di case dall’aspetto esotico, un cancello fiancheggiato da due torri dal tetto aguzzo, una sorta di castello, una piccola città nella grande città.

Cos’era mai quel posto? Come ci erano arrivate lì quelle case, quel frammento di bellezza insolita nel grigiore della periferia? Ce lo siamo domandati in tanti.

“Fuori era il vento della borgata Leumann, / nella bottiglia vuota si allungava / il riverbero della candela. / Veloci andavano gli aghi dei telai / Nel panno chilometrico, splendevano / I grandi vetri dei reparti notturni: / le operaie uscivano tardi/ uomini le attendevano ad ombrelli”.
Giovanni Arpino, “Borgata Leumann”

Questo articolo, con ulteriori approfondimenti, è presente anche nel numero 2 cartaceo di Rivista Savej.

 

La rivoluzione industriale

Nel 1865 la capitale del neonato Regno d’Italia venne trasferita da Torino a Firenze. Fu, per la ormai ex-capitale, un evento traumatico non solo sul piano dell’orgoglio cittadino, ma anche sul piano meramente economico. Per arginare l’emorragia di capitali, il Comune di Torino, così come i comuni dell’area circostante, tentarono di attirare imprese e industrie, offrendo terreni edificabili a prezzi estremamente bassi. Con un certo ritardo, la rivoluzione industriale stava finalmente accelerando anche in Italia, e Torino, orfana degli uffici del governo del regno, si apprestava a diventare il principale polo produttivo della nazione.

Fra le industrie interessate a sviluppare uno stabilimento nell’area torinese c’è anche la Leumann & Figli di Voghera. L’azienda vogherese esiste da oltre vent’anni, da quando Isacco Leumann, ex operaio di origini svizzere dell’industria tessile “Fratelli Tettamanzi”, ha rilevato quell’azienda e i suoi 105 operai.

Elettromotrice della Torino-Rivoli
Elettromotrice della Torino-Rivoli in testa a un convoglio in transito in piazza Rivoli nel 1955.

Ciò che Torino e Collegno offrono alla Leumann & Figli non è solo un terreno a costi minimi. L’area lungo Corso Francia garantisce l’accesso ad abbondanti risorse idriche — indispensabili per l’industria tessile, e la prossimità alla linea ferroviaria e alla nuova tramvia Torino-Rivoli. Torino garantisce poi un ampio bacino di operai. L’amministrazione cittadina appare inoltre più interessata a dare supporto allo sviluppo industriale rispetto a Voghera, dove la Leumann & Figli, coi suoi 500 operai, viene in generale ignorata dalle istituzioni e vista con ostilità da una parte della popolazione.

Uno svizzero “illuminato” a Collegno

Napoleone Leumann
Napoleone Leumann

Nel 1875 Isacco Leumann e suo figlio Napoleone trasferiscono perciò l’attività e l’azienda a Torino. Il progetto del nuovo stabilimento include fin da subito una serie di strutture di supporto: un ambulatorio medico, un lavatoio, un refettorio, un asilo infantile. I Leumann rappresentano infatti un esempio di quella imprenditorialità “illuminata” che caratterizza lo sviluppo industriale tanto in Italia quanto in Europa, e che contrasta il cliché dickensiano (spesso purtroppo confermato dai fatti) dell’industria amorale e rapace.

Nel 1887, alla morte del padre, Napoleone Leumann assume il controllo della società. Per venire incontro alle necessità dei suoi operai avvia la costruzione di quello che verrà conosciuto dai torinesi come “Villaggio Leumann”: un centro abitativo autonomo, contiguo agli impianti dell’azienda e affacciato su Corso Francia, in corrispondenza della tranvia extraurbana. Esteso su un’area di 60.000 metri quadrati, oltre alle abitazioni per gli operai e gli impiegati, per lo più villette con piano terra e primo piano con relativo giardino e orto, il villaggio comprende un Convitto per le Operaie gestito da suore, l’edificio dei bagni, un teatro, un ambulatorio medico, un ufficio postale, la Stazionetta del treno, un albergo, un asilo nido, una scuola materna ed elementare, la chiesa di Santa Elisabetta, un circolo per gli impiegati ed uno spaccio alimentare. Il progetto degli edifici, in stile liberty, viene affidato all’architetto Pietro Fenoglio. È curioso notare che la realizzazione di una chiesa in stile liberty venne considerata all’epoca un gesto inopportuno poiché “ostentava forme troppo frivole”.

Facciata esterna e interni della Chiesa di Santa Elisabetta.

Oltre la crisi

Nel 1972 il cotonificio della Leumann & Figli subisce pesantemente le conseguenze della crisi del settore tessile e viene messo in vendita con tutte le strutture annesse (ma continuerà la sua attività fino al 2007). Il complesso del villaggio viene acquistato dal Comune di Collegno che negli anni successivi ne avvia la riqualificazione nel quadro di sviluppo dell’edilizia popolare. L’opera di ristrutturazione vide tra l’altro il ritorno della recinzione metallica attorno al villaggio che era stata requisita dal governo fascista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Stazionetta Leumann.
Stazionetta Leumann.

Oggi le abitazioni sono ancora utilizzate come tali e gli edifici che ospitavano servizi hanno ancora una funzione pubblica: il Convitto delle Operaie è ora sede della Biblioteca Civica, nell’albergo si trovano due comunità alloggio e una scuola di canto, la Stazionetta, che ha svolto un servizio di informazioni culturali, sociali e turistiche fino al 2012 è attualmente utilizzata da più associazioni del territorio. Il locale dei bagni ospita il centro anziani, nell’ex spaccio alimentare è sorto un laboratorio di arti tessili, il circolo ricreativo degli impiegati è diventato sede dell’Associazione Amici della Scuola Leumann e in un’abitazione a lato del laboratorio dal 2009 è stata istituita la Casa Museo. L’ufficio postale e la chiesa mantengono invece la funzione originaria. La scuola ospita ai piani superiori cinque classi elementari, mentre il piano terra è diventato il centro di interpretazione dell’Ecomuseo Villaggio Leumann che fa parte della rete ecomuseale del progetto Cultura materiale della Città metropolitana di Torino.

Ingresso attuale del cotonificio del Villaggio Leumann
Ingresso cotonificio attuale.

In questo modo il villaggio immaginato da Nepoleone Leumann e dall’architetto Fenoglio è ancora oggi vivo e vissuto, ma al contempo rimane a testimonianza di un’epoca e di una visione particolare dell’attività imprenditoriale. Nella visione di Napoleone Leumann, l’azienda è una comunità, e come tale deve avere i suoi spazi e le sue strutture. Spazi e strutture che devono sposare funzione ed estetica, entrambi elementi centrali nel garantire la qualità della vita degli operai. Elementi che portarono Napoleone Leumann ad essere considerato un industriale “socialista”, e non gli risparmiarono accuse di “paternalismo” nei confronti dei suoi dipendenti, ma che devono forse di più alla cultura protestante della famiglia Leumann che non a una specifica ideologia politica.

Come osserva Carla Gütermann, studiosa della storia del Villaggio:

All’invito Reale a prendere la cittadinanza italiana, convertirsi alla religione cattolica (lui era protestante), ottenere il titolo nobiliare e la nomina a senatore a vita, egli ringraziando rifiutò.

Napoleone Leumann proseguì nella sua attività filantropica fondando la Società Torinese per le Abitazioni Popolari, e creando a proprie spese una serie di strutture per l’accoglienza e il supporto di malati ed indigenti, dalla Casa del Sole di Rivoli, nata per arginare il dilagare della tubercolosi, alla colonia marina di Loano.

Operaie Leumann al lavoro.
Operaie Leumann al lavoro.
“Fu si può dire precursore e realizzatore di una politica sociale modernissima, quando il collaborazionismo delle classi era un mito. Ebbe nella sua vita un solo culto: quello del lavoro associato alla beneficenza”.
Dal necrologio per la morte di Napoleone Leumann

Il Villaggio Operaio oggi

Il Villaggio Operaio Leumann è oggi meta di visite di studenti delle scuole primarie e secondarie, di studenti universitari che scelgono questa realtà per realizzare le loro tesi e di adulti provenienti da tutta Italia e dall’estero. L’Associazione Amici della Scuola Leumann organizza periodicamente manifestazioni culturali e aggregative allo scopo di valorizzare il Villaggio e gestisce le visite guidate. L’evento più importante, che si svolge nel quarto fine settimana di settembre, è “Filo lungo filo, un nodo si farà” nato per mantenere la memoria della tessitura e che vede la partecipazione di artigiani e artisti del tessile provenienti da tutta Italia e dall’estero.

Per maggiori informazioni, è possibile contattare l’Associazione Amici della Scuola Leumann:

📌 Corso Francia 345
10093 Collegno (TO)
Tel. 011 4159543
e-mail: info@villaggioleumann.it

Sei domande per l’Associazione Amici della Scuola Leumann

Cominciamo con una breve storia della vostra associazione. Come e quando ha preso forma la vostra iniziativa?

L’Associazione Amici della Scuola Leumann nasce nel 1992 dall’idea di un gruppo di persone legate, a vario titolo, da profondo affetto verso il Villaggio Leumann e animate dal desiderio di dare nuova linfa ad una comunità che stava perdendo la memoria delle sue radici. I volontari impegnati costantemente sono 6, mentre 29 prestano la loro opera saltuariamente in occasione delle manifestazioni e altri 140 provvedono a sostenere l’Associazione con quote associative annuali. L’Associazione Amici della Scuola Leumann, formata inizialmente da persone che avevano le loro radici in questo borgo perché vi erano nate, vi erano vissute a lungo, vi avevano frequentato le scuole e la chiesa, avevano lavorato all’opificio, ha voluto farsi carico di riportare all’attenzione dei collegnesi e delle istituzioni l’importanza di questa realtà. Si è impegnata in una raccolta fondi e nel reperimento delle necessarie competenze per la progettazione di un recupero conservativo della Stazionetta Leumann, ex stazione con biglietteria e sala di attesa della linea ferrotranviaria Torino-Rivoli. Detta ristrutturazione è stata possibile grazie ai contributi della Città di Collegno, della Regione Piemonte e della Provincia di Torino. Si è inoltre attivata per una raccolta fondi che ha permesso il restauro della vetrata liberty della Chiesa di Santa Elisabetta.

In 25 anni di attività costante e di dedizione da parte dei soci ordinari che la compongono e che volontariamente offrono la loro opera di divulgazione, uniti agli altri che la sostengono economicamente ogni anno, l’Associazione ha raggiunto lo scopo: oggi il Villaggio Leumann è tornato ad offrire ai suoi abitanti luoghi ed attività in cui incontrarsi. Nel 2009 è stata inaugurata la Casa Museo: ricostruzione di una casa dell’epoca di Napoleone Leumann, fondatore dell’omonimo villaggio operaio.

Il lavoro dell’associazione si è sviluppato nel recupero del patrimonio architettonico, che costituisce la memoria della città e delle persone che vi hanno lavorato e abitato, alla ricerca di vocazioni caratteristiche del villaggio. Infatti, fin dal primo progetto — una raccolta di fotografie per documentare e raccontare i momenti di vita del villaggio — gli obiettivi della promozione umana e della partecipazione attiva, hanno consentito la programmazione e la realizzazione di numerose iniziative interessanti ed ambiziose. Nel 2012 tali immagini, abbinate ai ricordi di alcuni soci, hanno dato vita al libro "Cento Anni di Vita al Villaggio Leumann".

Per i torinesi, e soprattutto per i torinesi di una certa generazione, il Villaggio Leumann è stato uno dei luoghi caratteristici di Torino. Qual è stata la reazione del pubblico alla vostra iniziativa di recupero del villaggio?

Il pubblico torinese (e non solo) apprezza l’operato dell’Associazione dimostrandolo con commenti positivi sul libro delle visite posto nella Casa Museo. Ha inoltre aderito con entusiasmo alle raccolte fondi messe in atto in occasione del recupero della Stazionetta Leumann e del restauro della vetrata liberty della Chiesa di Santa Elisabetta.

Il Villaggio è nato come un microcosmo, ma ora è anche aperto al pubblico. Quali sono le vostre esperienze nel relazionarvi con le entità locali (quartiere, circoscrizione, comune)?

Le istituzioni dimostrano attenzione e volontà di intervenire sul Villaggio con opere di ristrutturazione e abbellimento. Esiste un ottimo rapporto con il Comune di Collegno, che sostiene le nostre iniziative, e un buon rapporto, iniziato da poco, con il Comitato di Quartiere Leumann-Terracorta.

La vostra associazione promuove molte iniziative all’interno del Villaggio. Ci sono degli appuntamenti fissi? Quali eventi avete in programma, e quali sono nella vostra lista di desiderata?

L’Associazione organizza periodicamente degli eventi volti alla valorizzazione del Villaggio Leumann, di cui i fissi sono:

– Festa della Donna (marzo);
– Invasioni digitali (maggio);
– Estemporanea di pittura e fotografia digitale (maggio);
– Festa dell’Associazione (giugno);
– Filo lungo filo, un nodo si farà (settembre);
– Castagnata (ottobre);
– Natale a Villaggio Leumann e Concerto nella Chiesa di Santa Elisabetta (dicembre).

La memoria della tessitura è parte integrante della vita del villaggio ed è mantenuta viva tramite i laboratori inaugurati nel maggio 2006 e la manifestazione dedicata esclusivamente all’artigianato tessile “Filo lungo filo, un nodo si farà”, giunta alla 23° edizione e che si svolge ogni anno nel quarto fine settimana di settembre. Inoltre, è diventato appuntamento fisso, un evento solidale a favore di Mama Africa Onlus che si tiene a volte in primavera e a volte in autunno. Studenti di ogni ordine e grado studiano il Villaggio sotto il profilo architettonico, urbanistico e sociale (fanno fede le oltre 30 tesi presenti nel nostro centro di documentazione e le mostre che periodicamente portano all’attenzione dei visitatori sperimentazioni nel campo dell’architettura e della comunicazione multisensoriale).

Il Villaggio Leumann nasce da un certo tipo di visione dell’industria e dell’imprenditorialità che poche aziende hanno seguito. Credete che il Villaggio possa insegnare qualcosa ai nostri imprenditori, o credete che si tratti di un’esperienza impossibile da replicare?

Il progetto della Casa Museo, curato dall’architetto torinese Alessandro Mazzotta, è il primo tentativo in Italia di valorizzare la realtà domestica di un villaggio operaio e approfondisce la conoscenza sul tema delle condizioni di vita nei borghi industriali di nuova fondazione su matrice paternalistica. Sono frammenti di vita quotidiana che coprono un periodo di circa 50 anni, dal 1900 al 1950. Noi pensiamo che il Villaggio possa insegnare qualcosa ai nostri imprenditori come ci dimostra l’esperienza di Brunello Cucinelli.

Avete voglia di condividere coi nostri lettori qualcuna delle reazioni dei vostri visitatori? Che effetto fa, secondo la vostra esperienza, il Villaggio Leumann a chi lo vede la prima volta?

Le visite guidate e alcune manifestazioni portano al Villaggio Leumann persone da ogni parte d’Italia e dal mondo. Alleghiamo alcuni commenti di visitatori del Villaggio estrapolati da circa 100 pagine del libro presente in Casa Museo.

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Bibliografia

  • Abriani A., Testa G. A., Leumann. Una famiglia e un villaggio fra dinastie e capitali, in AA.VV., Villaggi operai in Italia, Torino, Einaudi, 1981.
  • Agodi M. (a cura di), Leumann. Storia di una famiglia e di un villaggio operaio, Torino, Lito-copisteria Valetto, 1992.
  • Gütermann C., Il villaggio Leumann. Imprenditori illuminati nella Torino Liberty, 2 maggio 2002.
  • Gütermann G. F., Leumann. Storia di un imprenditore e del suo villaggio modello, Torino, Daniela Piazza Editore, 2006.
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