La chiesa di San Marcello di Paruzzaro

Vestigia di un prospero passato

Laureato in Lingue e letterature straniere presso l’Università del Piemonte Orientale, ha conseguito il dottorato presso lo University College Cork (Irlanda). Insegna lingua inglese e ha pubblicato diversi saggi sul multilinguismo negli scrittori piemontesi.

Per chi oggi fatica a localizzare il piccolo centro di Paruzzaro sulla mappa, sappia che, in passato, il luogo era prospero e ben conosciuto nella zona e oltre. In epoca altomedievale a Paruzzaro, infatti, confluivano vie di comunicazione cruciali per il periodo, sia acquatiche (come quella che, attraverso il lago Maggiore e il fiume Ticino, congiungeva Pavia, capitale del regno d’Italia, all’Europa centrale), sia terrestri, ossia gli assi di collegamento con i passi alpini della Valle d’Aosta. La zona era poi era densamente abitata e il suolo sfruttato dal punto di vista agricolo. Di conseguenza, intorno a Paruzzaro si concentrarono le attenzioni di poteri di vario tipo che, tipicamente per il periodo, spesso si accavallavano fino a confondersi: prima Paruzzaro fu inquadrata nei comitati carolingi d’Ossola e di Pombia, poi passò sotto il dominio dei conti di Biandrate e dei Visconti, senza dimenticare la longa manus dei vescovi di Novara e Milano e la pressione crescente degli enti comunali delle stesse due città.

Un punto di riferimento senza tempo

Le origini di Paruzzaro e della chiesa di San Marcello sono strettamente collegate. Una delle poche fonti scritte esistenti, datata dicembre 1034, riguarda una donazione, fatta da due coniugi del luogo, alla pieve di San Giuliano di Gozzano (di cui Paruzzaro faceva parte) di un campo “in loco Olegio qui dicitur Paruciario”, descrizione toponomastica utile a distinguere Olegio Paruciario dal vicino Olegio qui dicitur Langobardorum, ossia l’attuale Oleggio Castello. È probabile che quel campo fosse lo stesso sul quale oggi sorge la chiesa di San Marcello, all’epoca soltanto una cappella intitolata a san Giuliano a testimonianza dello stretto legame intercorrente tra Paruzzaro e la pieve di Gozzano.

Chiesa di San Marcello di Paruzzaro, lato sud.
Chiesa di San Marcello, lato sud.

Il luogo, distante circa un chilometro dal paese, dove attualmente si trova la chiesa, e la presenza del cimitero inducono a pensare che la chiesa si trovasse in una località di riferimento per il territorio, e che quindi l’originario abitato di Paruzzaro fosse decentrato rispetto all’attuale. L’altura sulla quale è situato il San Marcello è menzionata in un secondo documento, del 3 febbraio 1087, anno in cui Paruzzaro doveva aver raggiunto una notevole consistenza numerica. Nel documento si attesta che la comunità effettuò una divisione del vicino monte Paruciario in campi di quattro pertiche l’uno, poi assegnati alle famiglie più in vista del luogo. Parte di queste andarono a vivere sul monte, sul quale avevano fatto erigere la già citata cappella di San Giuliano. Gli abitanti del nuovo insediamento volevano quindi dotare la chiesa di campi intorno e assicurarsi altresì la presenza stabile di un sacerdote.

Le date dei due documenti sono compatibili con i tempi di costruzione della chiesa e dell’adiacente campanile di San Marcello. Gli esperti infatti ritengono che la chiesa fu edificata tra il 1000 e il 1025 dunque negli stessi anni della donazione di cui sopra, mentre il campanile fu verosimilmente eretto tra il 1050 e il 1075, datazione coerente con il secondo documento. Sebbene l’identificazione di San Marcello con San Giuliano resti problematica, la chiesa di San Marcello rimase parrocchiale di Paruzzaro dal 1151 fino agli anni 1591-1595, quando cioè fu costruita la nuova chiesa di San Siro. Da allora San Marcello sarebbe diventata chiesa cimiteriale.

Il romanico novarese

Facciata della chiesa di San Marcello di Paruzzaro
Facciata della chiesa di San Marcello.

La chiesa è una delle più antiche strutture romaniche presenti nelle campagne novaresi, preceduta forse soltanto dal piccolo oratorio campestre di San Michele alle Verzole a Borgomanero. Dotato della tipica facciata a capanna, l’edificio presenta una navata unica che si conclude con un’abside semicircolare, ovvero l’elemento architettonico che ancora conserva segni puramente romanici. La facciata della chiesa, così come la porta d’ingresso, sono infatti fortemente rimaneggiate. La facciata era inoltre ornata da affreschi oggi pressoché scomparsi. A sinistra dell’ingresso si può tuttavia intravedere un riquadro in cui compaiono quattro figure, mentre a destra sono appena visibili una Madonna col Bambino, il Battista e un Vescovo. La sacrestia, sul lato sud della chiesa, fu costruita soltanto nel 1846, mentre l’attuale soffitto a cassettoni fu voluto, sul finire del Cinquecento, dall’allora vescovo di Novara, Carlo Bascapè.

La chiesa di San Marcello di Paruzzaro (NO).

Indizi nascosti

Il campanile del San Marcello, sul lato nord della chiesa, è un gioiello di architettura romanica.

Campanile del San Marcello di Paruzzaro
Campanile del San Marcello.

L’edificio appare spartito da cinque piani di specchiature con tre archetti pensili. La facciata principale è scandita da due piani di bifore di ampiezza diversa, una monofora e due piani di feritoie. Come ha rilevato il sig. Mauro Julita, sindaco di Paruzzaro e chaperon d’eccezione, la copertura del campanile è stata rifatta di recente come la scala interna, mentre la base appare perfettamente quadrata benché lo spessore della muratura rivolta verso la chiesa sia notevolmente maggiore dello spessore corrispondente agli altri tre lati.

La data di costruzione e le dimensioni del campanile, così come le dimensioni della torre di San Siro — costruita tra il 1150 e il 1175 a poca distanza dal primo, confermano il grado di popolamento diffuso nella prima metà dell’undicesimo secolo. La dimensione delle strutture religiose e la loro distribuzione sul territorio locale sono preziosi indicatori demografici e rispecchiano la situazione politico-economica della regione di riferimento. Non dimentichiamo, inoltre, che in passato gli edifici religiosi avevano l’ulteriore funzione di deposito di riserve alimentari. Non è un caso, dunque, se, intorno al 1000, tra le terre sottoposte alla pieve di Gozzano, quella di Paruzzaro era fra le più ricche.

L’arte di Sperindio Cagnoli

All’interno della chiesa, a catturare immediatamente l’attenzione del visitatore sono gli affreschi dell’abside. Prima tra tutte, al centro, la figura del Cristo Pantocratore.

Vista interna dell’abside.
Particolare del Cristo Pantocratore.

L’immagine di notevoli dimensioni è incorniciata dalla mandorla (motivo ornamentale caratteristico dell’iconografia cristiana), sulla quale è ripetuto quattro volte il monogramma IHS, trascrizione latina dell’abbreviazione del nome greco di Gesù. Il Cristo regge sulle ginocchia un libro recante l’iscrizione Ego Sum Lux Mondi. L’affresco è incorniciato da una fascia con motivi vegetali e circondato dal Tetramorfo, cioè dai simboli dei quattro evangelisti. Più in basso, nel cilindro, la raffigurazione degli Apostoli. La schiera inizia con san Pietro, anche se nel caso di Paruzzaro la successione tradizionale non è rispettata, e i due Giuda sono assenti: Giuda Taddeo è stato sostituito da san Paolo, mentre Mattia ha preso il posto di Giuda Iscariota. A ogni apostolo corrisponde un cartiglio sul quale è riportato un verso del Credo. Questa iconografia si ispira a una leggenda, secondo la quale, dopo la Pentecoste, gli apostoli si riunirono per trovare una formula che contenesse gli elementi essenziali della fede cristiana, e ciascuno diede il proprio contributo con un versetto.

Affresco chiesa di San Marcello di Paruzzaro
Alcuni degli apostoli raffigurati nella zona inferiore dell’abside.

Sull’arco trionfale si possono ammirare l’Angelo e la Vergine dell’Annunciazione, mentre sullo zoccolo dell’abside trovano spazio le Opere di misericordia. Si tratta di dipinti edificanti non frequenti in ambito novarese. Seppur in parte rovinate, le Opere di misericordia di Paruzzaro presentano elementi di raffinatezza nel disegno, che procede con tratti sicuri nell’individuazione delle tipologie umane: da quelle dei signori altolocati a quelle dei poveri, con costumi e acconciature tipiche del XV secolo.

I pilastri dell’arco absidale, infine, presentano due figure di santi venerati dalla comunità: a sinistra, san Marcello, dedicatario del complesso, e, sul pilastro di destra, san Siro. Autore degli affreschi absidali, così come di quelli della parte inferiore della parete sud, si ritiene essere Sperindio Cagnoli, figlio minore di Tommaso Cagnoli, a capo di una delle botteghe novaresi più attive nella seconda metà del Quattrocento.

Una delle
Una delle "Opere della Misericordia" dell’autore Sperindio Cagnoli.

La Passione di Cristo

Nella parte superiore della parete sud (quella di destra, per chi entra) e della controfacciata trovano posto 23 riquadri raffiguranti altrettanti episodi della Passione. La narrazione ha inizio dalla scena raffigurante L’ultima cena, in alto a sinistra, e continua con la Lavanda dei piedi, Gesù nell’orto dei Getsemani fino alla Cena in Emmaus. Se, com’è facilmente osservabile, le figure presentano elementi ripetitivi (come i volti a tre quarti e i profili tutti uguali), riconducibili alla tradizione romanica, a questi elementi se ne aggiungono altri — come l’attenzione ai particolari e la riproduzione realistica degli oggetti, che conferiscono all’affresco una sensibilità nuova. Il ciclo della Passione è stato attribuito al Maestro della Passione di Postua, anonimo artista specializzato nella raffigurazione della Passione e così denominato dal ciclo di affreschi presenti nell’oratorio di San Sebastiano di Postua (VC).

Alcune scene della Passione attribuite al Maestro della Passione di Postua, sec XV.

Tra devozione locale e didattica

Tra gli altri dipinti della parte inferiore della stessa parete, vi sono figure per le quali si era sviluppata una particolare devozione locale. La beata Panacea era nata a Quarona, nel Biellese, nel 1368: rimasta orfana di madre, fu uccisa quindicenne dalla spietata matrigna con un fuso; sant’Antonio Abate era invece invocato contro ogni tipo di contagio, mentre santa Deliberata è una figura leggendaria oggetto di devozione poiché protettrice contro le malattie delle partorienti e dei neonati.

Ma sono i riquadri di dimensioni più grandi, ossia la Crocifissione e il Giudizio Universale, a dominare la parte inferiore. Alla Crocifissione, risalente al sedicesimo secolo, manca la parte inferiore, ma sotto la stessa sono rinvenibili alcune scene di un precedente e più antico dipinto.

Dipinto nella chiesa di San Marcello di Paruzzaro
Dipinto della "Crocifissione" nella parte inferiore della parete sud.

La scena apocalittica del Giudizio colpisce maggiormente per la vivacità dell’azione. Al centro è raffigurato Dio con la spada nella mano destra e la torcia ad alimentare il fuoco infernale nella sinistra; alla sua destra, la Vergine (a seno scoperto) con una schiera di Santi, mentre a sinistra appaiono Cristo, san Giovanni Battista e gli angeli recanti i simboli della passione. In basso è raffigurato il giudizio vero e proprio: le anime divise in due gruppi vengono avviate, da una parte, al Paradiso, e dall’altra all’Inferno. Da questa parte una schiera di demoni spinge i dannati nelle fauci spalancate del demonio, raffigurato appunto come un mostro divoratore.

Si tratta naturalmente di dipinti che, di fronte a una popolazione all’epoca largamente analfabeta, avevano un’evidente finalità didattica e di ammonimento. Se ci si avvicina al ritratto di Lucifero, si possono notare numerosi segni sulla superficie: si tratta, come mi ha informato il sindaco, delle piccole tracce lasciate dai sassi scagliati dai credenti per idealmente allontanare ed esorcizzare il demonio. Sempre Julita ha osservato che, come emerso da recenti restauri, gli affreschi continuano a 30 centimetri sotto il piano di calpestìo, segno che il pavimento si è alzato a causa dei detriti depositatisi negli anni.

Giudizio Universale
Particolare di Cristo e San Giovanni Battista.

Gli ex voto

Dirimpetto alla Passione è il dipinto raffigurante la Madonna del latte.

"Madonna del latte" fra i santi Grato e Rocco.

Si tratta della realizzazione raffinata di un soggetto tradizionale della pittura devozionale novarese. Ai lati della Vergine in trono sono ritratti i santi Rocco e Grato. L’iscrizione e la data (1488) al centro del dipinto permettono di attribuire l’opera a Giovanni Antonio Merli, rinomato pittore originario di Galliate (Novara), già autore di un Santa Caterina d’Alessandria e San Rocco presente nell’Abbazia di San Nazzaro Sesia, trattata in un precedente articolo. Considerata la maggior attenzione ai dettagli della figura umana e la preziosità degli esiti cromatici rispetto all’affresco di San Nazzaro, il dipinto di Paruzzaro rappresenta la fase più evoluta del linguaggio di Merli. Non è da escludere che l’affresco costituisca un ex voto degli abitanti per lo scampato pericolo della peste che colpì il Novarese nel 1485, visto che san Rocco era invocato contro le pestilenze e san Grato si credeva proteggesse i raccolti dalle intemperie.

A proposito di ex voto, il resto della parete nord è occupata da oggetti devozionali offerti a Dio, alla Vergine o ai Santi a seguito di una promessa o un impegno per ottenere una grazia. Anche se in passato molti di questi quadretti furono rimossi poiché “antiliturgici” e di “nessun valore”, alcuni di questi sono rimasti e costituiscono un’interessante testimonianza di devozione popolare.

La funzione cimiteriale

I visitatori facilmente impressionabili sappiano che, a destra della chiesa, si trova un ossario con numerosi resti umani visibili dall’esterno. San Marcello è infatti da sempre circondata da un cimitero. La presenza di un ossario, con affreschi raffiguranti le anime purganti sulle pareti, è nota già dal Seicento, allorché fu necessario mettere ordine alle sepolture. In seguito l’area cimiteriale fu progressivamente ampliata e un secondo ossario, nel quale riporre le ossa dei sacerdoti, costruito.

Ossario interno alla chiesa di San Marcello di Paruzzaro
Ossario interno.

È infine doveroso ricordare un evento più recente riguardante il complesso di San Marcello. Qui, il 28 marzo 1945, dieci partigiani furono uccisi e successivamente sfregiati senza pietà da squadre fasciste. L’episodio è noto come l’Eccidio di San Marcello. Un monumento, un Percorso della Memoria e commemorazioni annuali aiutano a non dimenticare il tragico avvenimento.


👍Un ringraziamento particolare al sig. Mauro Julita, sindaco di Paruzzaro, per la generosa disponibilità.

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Bibliografia

  • AA.VV., Sguardi sul Novecento a Paruzzaro, Novara, Interlinea, 2014.
  • Cavallino R. (a cura di), Visita alla chiesa di San Marcello, in Quaderni de “I Sentieri del Passato”, Novara, Provincia di Novara, 2003, pp. 43–48.
  • Chironi Temporelli L., Gli affreschi della chiesa di San Marcello, in Paruzzaro: storia, arte, terra, società, Paruzzaro, Comune di Paruzzaro, 2001, pp. 313–322.
  • Marzi A., Chiese di città, chiese di campagna: la pieve di San Giuliano e i campanili romanici di Paruzzaro, in Paruzzaro: storia, arte, terra, società, Paruzzaro, Comune di Paruzzaro, 2001, pp. 77–90.
  • Ravizza G., La Novara Sacra del Vescovo Venerabile Carlo Bescapè, Novara, Merati, 1878.
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