Arte 

L’anticonformista Pinocchio di Attilio Mussino

Le sue illustrazioni rivivono sui murales di Vernante

Felice Pozzo
Felice Pozzo

Appassionato di storia delle esplorazioni e di letteratura avventurosa, italiana e non, è considerato uno dei maggiori studiosi della vita e delle opere di Emilio Salgari. Ha dedicato all’argomento numerose pubblicazioni e ha curato l’edizione di alcune ristampe salgariane.

Impossibile scrivere o parlare del grande illustratore Attilio Mussino senza pensare a Pinocchio, l’immortale burattino creato da Carlo Lorenzini, noto con lo pseudonimo di Collodi. Allora tanto vale togliersi subito il pensiero con l’aiuto dei due massimi studiosi dell’illustrazione italiana: Paola Pallottino e Antonio Faeti.

Autoritratto di Attilio Mussino, conservato presso il Museo “A. Mussino” di Vernante (CN).
Autoritratto di Attilio Mussino, conservato presso il Museo “A. Mussino” di Vernante (CN).

Il successo dell’edizione Bemporad

L’una ha ricordato, fra l’altro, che

la sua [di Mussino] vastissima popolarità è soprattutto legata ai 500 disegni e alle 50 tavole fuori testo che illustrano la prima edizione a colori de “Le avventure di Pinocchio”, edita a Firenze da Bemporad nel 1910-11.
Carlo Collodi, “Le avventure di Pinocchio”, Bemporad, 1911.
Carlo Collodi, “Le avventure di Pinocchio”, Bemporad, 1911.

Si tratta della versione più nota, ricercata, ristampata e venduta tra le edizioni del Pinocchio.

Faeti ha ricordato invece come Mussino, ben consapevole di giungere terzo, nel tempo, a illustrare le famose pagine di Collodi, dopo le due storiche edizioni che avevano visto all’opera prima Enrico Mazzanti (1883) e poi Carlo Chiostri (1901), abbia voluto entrare in punta di piedi in un territorio “ormai sigillato da un patrio riconoscimento”, indirizzando ai lettori una prefazione condotta in tono di scusa. Tanto più, aggiungiamo, che i due precedenti illustratori erano fiorentini, come Collodi, mentre lui era torinese e questa novità andava ad aggiungersi non soltanto all’uso del colore ma soprattutto si aggiungeva ad uno schema interpretativo inusuale, ovvero a un Pinocchio concepito in modo particolarmente burlesco e privato di ogni connotazione carica di troppe responsabilità didattiche.

Una sorta di Geppetto con la matita

In realtà, ed era consapevole anche di questo, Mussino non aveva alcun motivo per scusarsi. Le sue illustrazioni furono infatti esposte con enorme successo all’Internazionale torinese del 1911, dove furono premiate con medaglia d’oro e con diploma d’onore e, negli anni a venire, gli consentirono di illustrare un nutrito numero di “pinocchiate”.

Alcune delle illustrazioni di Attilio Mussino tratte dall’edizione Bemporad del 1911 de “Le avventure di Pinocchio”.

Ad esempio, La commedia di Pinocchio di A. Cuman Pertile; Pinocchio a Roma di A. De Ritis; Il primo libro di Pinocchio, di I. Paoletti; Viaggi straordinari di Pinocchio intorno al mondo, di A. Piccioni; Pinocchietto fidanzato, di R.M. Pierazzi, e numerosi altri. Ormai il celebre burattino era diventato “suo”, in qualche modo.

E suo lo era diventato sin dal 1908, quando l’editore fiorentino Bemporad gli aveva proposto il lavoro, subito accettato.

La critica a Disney

Fra i tanti, esistono almeno due aneddoti che dimostrano questa sorta di proprietà morale.

La versione disneyana di Pinocchio.
La versione disneyana di Pinocchio.
Francobollo commemorativo a Carlo Lorenzini, pseudonimo di Carlo Collodi.
Francobollo commemorativo a Carlo Lorenzini, pseudonimo di Carlo Collodi.

Il primo risale al 1940, quando Disney presentò il suo Pinocchio, egregio e pluripremiato film d’animazione. In quell’occasione Mussino ritenne deplorevole la versione disneyana (“un bamboccio grasso e tondo ripieno di stoppa e segatura, con un naso a patatina, vestito alla tirolese!”) e addirittura si rammaricò di non essere stato consultato. Il secondo risale al 1954 quando, a Pescia, si svolsero solenni onoranze a Carlo Lorenzini e si ottenne l’emissione di un francobollo commemorativo. Interpellato per predisporne il bozzetto, Attilio si mise subito all’opera, impaziente di gustare poi l’emissione filatelica.

Dal lontano ottobre 1945, lasciato l’appartamento torinese di Via Nizza, abitava a Vernante, nella valle Vermenagna in provincia di Cuneo, suo paese d’adozione e là, nel rutilante studio brulicante di ricordi dove amava trascorrere le sue giornate, nacque quello che si può considerare l’ultimo suo grande tributo di carattere nazionale al nasuto burattino. Tuttavia, quando fu emesso il francobollo, Mussino era purtroppo mancato da due mesi.

La formazione come pittore

Nato a Torino il 25 gennaio 1878 da Ferdinando e Filomena Caratti, e morto a Vernante il 16 luglio 1954, a 18 anni iniziò a frequentare l’Accademia Albertina, dove studiò per sei anni con fortune alterne. Egli stesso ha ricordato i suoi maestri nelle diverse discipline: Celestino Gilardi, Giacomo Grosso, Paolo Gaidano, Corrado Corradini, Mario Ceradini, Luigi Morgari, Alberto Gamba, Luigi Contratti… “E questi per dirne qualcuno”, ha aggiunto nelle sue memorie, “che altri ancora non meno grandi e noti si alternavano e si susseguivano a spezzarci il cosiddetto pane dell’Arte”.

Alcuni murales presenti a Vernante che riproducono le illustrazioni di Mussino del 1911.

E divenne pittore, infatti, lasciando un nutrito numero di paesaggi e ritratti, ma dove eccelse e trovò grande notorietà fu nel campo dell’illustrazione. Con la firma “Attilio”, infatti, produsse migliaia di lavori per riviste, romanzi, libri didattici, manifesti, giornalini e altro ancora.

Illustrare le metafore

E in tutto ciò spicca, al di là di tutti gli innegabili pregi artistici, un particolare forse dimenticato: Mussino è colui che ha dato meglio di chiunque altro la rappresentazione visiva delle metafore. Occorre forse partire, per meglio comprendere, proprio da Pinocchio, il cui naso si allunga quando dice bugie. L’accorgimento letterario di Collodi consistente nel concretizzare un modo di dire, ha avuto dal 1908 un fautore impareggiabile proprio in Mussino.

Nel 1908 Mussino illustra sul “Corriere dei Piccoli” le surreali disavventure di Bilbolbul.
Nel 1908 Mussino illustra sul “Corriere dei Piccoli” le surreali disavventure di Bilbolbul.

In quell’anno, infatti, nacque il Corriere dei Piccoli e su quelle pagine egli creò subito il moretto Bilbolbul, un personaggio che, appunto, diventò famoso per la sua prerogativa di visualizzare i più inclementi luoghi comuni. Ed ecco dunque il povero moretto, il cui corpo viene di volta in volta spietatamente deformato, che letteralmente si aguzza la mente, tocca il cielo con un dito, resta con un palmo di naso, si sente cascare le braccia, si fa in quattro, e così via.

Roba da far venire voglia di cambiare consuetudini linguistiche!

Bilbolbul in alcune illustrazioni di Mussino sul
Bilbolbul in alcune illustrazioni di Mussino sul "Corriere dei Piccoli". Il personaggio divenne famoso per la sua prerogativa di visualizzare i più inclementi luoghi comuni.

Le orecchie di Meo

Il 1908 è anche l’anno di pubblicazione di un altro capolavoro della letteratura giovanile italiana, pubblicato a Torino: Le orecchie di Meo di Giovanni Bertinetti.

Copertina di “Le orecchie di Meo”.
Copertina di “Le orecchie di Meo”.

Torinese poliedrico e attivo su mille versanti artistici, Bertinetti fu grande amico di Mussino e a lui affidò le illustrazioni, ben 150, del suo lavoro, dove ancora è concretizzata una frase proverbiale, peraltro seguendo nuovamente un’idea di Collodi. Meo è infatti un ragazzo che odia lo studio, un “somaro”, e perciò le sue orecchie si allungano a dismisura.

Il 1908 è decisamente di particolare importanza, per Mussino. Proprio in quell’anno, infatti, partecipò all’Esposizione della Promotrice torinese delle Belle Arti presentando un ritratto di Arturo Calleri, noto con lo pseudonimo Caronte, un giornalista torinese notissimo in quel periodo.

Il Corriere dei Piccoli

A quante riviste collaborò Mussino!
Da quelle torinesi edite dagli editori Speirani, a La Luna, Il Fischietto, Pasquino, La Domenica dei Fanciulli, Cuor d’oro e Forum, tutte edite a Torino; e poi Lo Scolaro di Genova, Il Giornalino della Domenica di Firenze, il Viaggi e Avventure di Terra e di Mare di Monza, e altri ancora: un’intera carriera!

Per quanto riguarda il citato Corriere dei Piccoli, al quale collaborò per molti lustri, merita un cenno la creazione dei personaggi Dorotea e Salomone, le cui vicende erano impaginate in otto vignette con didascalie, il tutto destinato a raffigurare con irriverenza e ironia un certo modo di vivere. Risalenti agli anni Venti, Dorotea e Salomone formano una coppia di benestanti, senza figli, di mezza età, vittima della loro insicurezza in ogni scelta quotidiana, così da rinunciare alle decisioni personali per ficcarsi ogni volta in grossi guai nel seguire i suggerimenti altrui. In seguito sarebbe passato, sempre sul Corriere dei Piccoli, ai racconti a puntate, anche d’avventura, con tanto di corsari e uomini d’azione di ogni tipo. Non si può ancora parlare di fumetti in senso stretto perché le storie erano dotate di testi apposti in calce alle figure (saranno poi definiti “cine-romanzi”), però Mussino è da annoverarsi — grazie anche alle decisioni editoriali — tra i precursori del genere.

Illustrazioni di Attilio Mussino tratte da diverse serie di storie uscite sul “Corriere dei Piccoli”.

Una carriera per l’infanzia

Negli anni Trenta diede prova di versatilità affrontando, tra l’altro, una storia di fantapolitica, spesso citata dagli studiosi, intitolata La torre del mago 2000.

Peter Pan in un'illustrazione di Mussino (Bemporad 1922).
Peter Pan in un'illustrazione di Mussino (Bemporad 1922).

Carriera, la sua, dedicata ai giovani, dunque, e non solo sulle pagine periodiche da edicola, ma anche in testi scolastici, in particolare per le scuole elementari, editi da Paravia, Bemporad, Sandron e altri. E non si contano i classici per la gioventù di ogni nazionalità ai quali ha dato illustrazioni ancora oggi memorabili. Da ricordare, almeno, in ordine sparso, Storia di uno schiaccianoci di Alexandre Dumas, il Peter Pan di Barrie, Una famiglia di saltimbanchi di Ida Baccini, e poi opere di Andersen e dei Grimm, Mark Twain, Salgari, Dickens, Poe, Raspe, Swift, Wells e dozzine di altri.

Il tutto per i maggiori editori italiani: fra quelli non ancora nominati più sopra, figurano Lattes, Sonzogno, Bietti, Formiggini, Vallardi: ha illustrato più di 200 libri rivolti in particolare ai giovanissimi ma molto apprezzati anche dagli adulti. Di quell’inconfondibile mondo illustrato, Paola Pallottino ha posto in evidenza “il caratteristico segno a contorni marcati che indaga il prediletto universo dell’infanzia”.

Mussino alle prese con l’avventura in una collana edita da Sonzogno nel 1928.
Mussino alle prese con l’avventura in una collana edita da Sonzogno nel 1928.

Lo stile

Faeti ha indagato invece l’aspetto innovativo della sua opera:

Attilio abbandonò del tutto la cautela pedagogica, la grazia sussurrata e dolente di molti illustratori ottocenteschi […]Visse in piena epoca liberty ma ne rifiutò quasi del tutto l’eleganza soffusa di perverse allusioni: fu invece genialmente plebeo, tendendo sempre ad ottenere un risultato di assoluta chiarezza espressiva.

Ed ha rilevato le somiglianze con l’opera di Winsor McCay, il padre di Little Nemo, artista il cui realismo è innegabile ma che si presta ambiguamente a rappresentare paesaggi onirici:

Mussino è quindi sostanzialmente ricco di questa felice doppiezza: anche in lui c’è un’assoluta precisione, una costante resa stilistica, nessuna concessione all’incerto e allo sfumato. Ma la realtà riesce lo stesso ad essere deformata secondo gli intenti scanzonati e quasi beffardi di una matita irriverente e priva di condizionamenti.

Interessante anche la lettura che della sorprendente arte di Mussino ha effettuato Vittorio Caraglio:

Il bambino di Attilio si mostra alla ricerca continua di protagonismo, che è affermazione della propria individualità e della propria parità di diritti nei confronti dell’adulto. Nelle tavole di Mussino trova espressione la bivalente carica emotiva che accompagna da sempre sul piano della realtà il rapporto adulto/bambino e che raramente in passato i mezzi di comunicazione visiva avevano manifestato con tanta efficacia.

Cartoline illustrate

Non tutti gli studiosi, chissà perché, hanno ricordato invece la sua ricchissima, pregevole e varia attività nell’ambito delle cartoline illustrate, peraltro ancora oggi molto ricercate dai collezionisti e perciò piuttosto costose.

Cartoline dedicate al primo conflitto mondiale - Attilio Mussino
Dalla serie di cartoline dedicate al primo conflitto mondiale.

Di particolare interesse le varie serie patriottiche, riferite al primo conflitto mondiale (vi combatté, ritornando a casa con vari schizzi e disegni bellici); la serie per l’assistenza ai bambini in tempo di guerra; quelle di propaganda del comitato d’azione tra mutilati, invalidi e feriti di guerra (in edizione gratuita per i combattenti); le serie a favore di numerosi istituti benefici; quella dedicata ai bambini di tutti i paesi del mondo nei loro caratteristici costumi; quella (già affrontata in più elaborate illustrazioni) dedicata ai mesi dell’anno; cartoline pubblicitarie, augurali e numerose altre.

Cartoline dedicate ai bambini nel mondo - Attilio Mussino
Dalla serie di cartoline dedicate ai bambini nel mondo.

La rinascita artistica

Sposato con l’insegnante e scrittrice per l’infanzia Eugenia Giuseppina Giordani, autrice di testi scolastici e didattici (si ricorda Sotto il velame, apologhi educativi, 1910), stabilì con lei un sodalizio artistico illustrando i suoi libri, editi in particolare da Paravia. Ebbero, un figlio, Giorgio, che si laureò in ingegneria. Allo scoppio della seconda guerra mondiale la famiglia sfollò a Strevi, in provincia di Alessandria, e Giorgio partì per il fronte, dove morì alla vigilia del congedo, seguito poco dopo dalla madre, ammalata da tempo.

Alcune illustrazioni particolarmente riuscite dedicate ai mesi dell’anno. Mussino ha dedicato allo stesso soggetto anche bellissime cartoline.

Fu in quel periodo che Mussino riuscì a trovare conforto in Margherita Martini, da vent’anni affezionata collaboratrice domestica della famiglia, originaria di Vernante, dove si trasferirono.
Sposata in seconde nozze, la Martini fu artefice della ripresa artistica di Attilio, che, senza abbandonare la congeniale produzione illustrativa, si dedicò con rinnovate energie a quella pittorica, eseguendo ritratti di parenti, amici e conoscenti, paesaggi, nonché dipinti e affreschi per le chiese locali, in particolare per il santuario della Madonna della Valle e per la chiesa parrocchiale di Vernante dove, fra l’altro, eseguì il restauro dei quadri della via Crucis, ancora oggi esposti nelle navate laterali.

Lo stesso Mussino si è ricordato in compagnia della moglie,

carichi di cassetta, cavalletto, cuscini, sedie, ombrelli, sgambettare su e giù per i monti in cerca di un soggetto più o meno vicino o lontano, piantare le loro baracche ed incominciare quadri e quadretti nel verde dell’estate o nel biancore delle nevi invernali.

Il suo nuovo studio, ricavato in un alloggio in Via Umberto I, diventò una sorta di scuola gratuita per i giovani della zona che desideravano apprendere l’arte del disegno e della pittura.

Per moltissimi aspetti, Vernante, dove è sepolto, è oggi un paese dove rivivono l’arte e la memoria di Attilio Mussino, con un monumento e con numerose, ricorrenti iniziative.

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Bibliografia

  • Cappelli L., Le edizioni Bemporad — Catalogo 1889-1938, Milano, Franco Angeli, 2008.
  • Caraglio V., Attilio Mussino lo zio di Pinocchio, Cuneo, Edizioni l’Arciere, 1989.
  • Faeti A., Guardare le figure — Gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia, Torino, Einaudi, 1972.
  • Pallottino P., Storia dell’illustrazione italiana — Cinque secoli di immagini riprodotte, Firenze, La Casa Usher, 2010.
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