Le prime astronome dell’Osservatorio di Torino

Le signore delle stelle di inizio Novecento

Fisica di formazione, collabora con diverse testate nazionali ed estere come giornalista e divulgatrice scientifica. Ha collaboratocon molti Istituti di Ricerca e Osservatori Astronomici italiani e internazionali. Nel 2008 ha ricevuto il Premio “Voltolino” in giornalismo scientifico.

"La Facoltà di matematica di Torino è frequentata da non poche signorine, alcune delle quali hanno veramente attitudine per quegli studi severi. Se poi il posto di assistente alle cattedre del primo biennio si desse per concorso, facilmente questo sarebbe vinto da una delle Dottoresse ora dette. Ora, sarebbe prudente mettere come assistente di cattedra, per esempio di Geometria descrittiva e corrispondente disegno, una giovinetta in mezzo a 180 studenti?"

Queste parole di perplessità giungono da padre Giovanni Boccardi, un lontano direttore dell’Osservatorio Astronomico di Torino o, come si chiamava allora, del Regio Osservatorio. Ne Il nuovo Regolamento pel personale degli Osservatori Astronomici Boccardi analizzava l’ipotesi, non troppo remota, di una giovane assistente impegnata in una lezione presso l’Università e ironia della sorte, sarà proprio lui il direttore che consentirà l’ingresso ufficiale delle prime astronome a Torino.

Il direttore dell’Osservatorio Astronomico di Torino, padre Giovanni Boccardi, in posa tra la strumentazione osservativa e di misura del tempo (© Gabriella Bernardi).
Il direttore dell’Osservatorio Astronomico di Torino, padre Giovanni Boccardi, in posa tra la strumentazione osservativa e di misura del tempo (© Gabriella Bernardi).

Per comprendere meglio la loro partecipazione nel mondo scientifico non si deve ignorare il particolare contesto storico nel quale è avvenuto il loro ingresso e nemmeno scordare la nascita e i vari spostamenti dell’Istituto di ricerca scientifica in questione, ormai posizionato sulla collina di Torino da più di un secolo.

Questo articolo, con ulteriori approfondimenti, è presente anche nel numero 4 cartaceo di Rivista Savej.

 

Dai tetti di via Po

La storia dell’Osservatorio Astronomico torinese inizia almeno un secolo prima, nel 1759, sui tetti di via Po al numero 1 ad opera di un altro padre, Giovanni Battista Beccaria. Dall’abitazione dell’eclettico abate, o meglio dalla torretta originaria ormai non più visibile, si susseguirono diversi cambi di sede e di denominazione che portarono l’originario Osservatorio prima al Collegio dei Nobili, nel 1790 sede della Regia Accademia delle Scienze e oggi del Museo Egizio, per finire nel 1822 sui tetti di Palazzo Madama sotto il controllo dell’Università sabauda. Tutti questi trasferimenti non erano solo dovuti ai cambi istituzionali, dalla Regia Accademia delle Scienze al Regio Osservatorio dell’Università di Torino, ma anche a questioni tecniche; l’aumento graduale dell’illuminazione cittadina, infatti, disturbava sempre di più le osservazioni notturne.

Immagine della facciata di Palazzo Madama all’epoca in cui ospitava l’Osservatorio Astronomico di Torino.
Immagine della facciata di Palazzo Madama all’epoca in cui ospitava l’Osservatorio Astronomico di Torino.

Nonostante la scelta di una delle quattro torri di Palazzo Madama, come si può ancora vedere dalle stampe o foto dell’epoca, ci vollero quattro anni di ricerca per individuare una sede alternativa, non troppo distante dalla città, ma al riparo dal crescente inquinamento luminoso, realizzando da zero nuove costruzioni. Una volta individuato il sito (per farlo occorse utilizzare lo spazio fornito dal giardino dell’Hotel Grande Albergo di Superga, utile per posizionare la strumentazione e testare il cielo notturno della collina) nel 1913 avvenne il trasferimento a Pino Torinese, dopo che in località “Bric Torre Rotonda” si era completata la costruzione di due palazzine per i laboratori meccanici, la biblioteca, gli uffici e l’alloggiamento del personale residente. Ma già dal 1904 erano iniziati i primi impieghi di astronome.

Come apparivano ad inizio del secolo scorso le palazzine degli uffici e del personale del nuovo Osservatorio Astronomico di Pino Torinese (© Gabriella Bernardi).
Come apparivano ad inizio del secolo scorso le palazzine degli uffici e del personale del nuovo Osservatorio Astronomico di Pino Torinese (© Gabriella Bernardi).

Giovani “calcolatrici”

Grazie all’analisi degli Annuari dell’Osservatorio e dell’Università di Torino, ma anche dei libri paga, si è potuto ricostruire l’identità e le carriere, seppur molto brevi, di queste prime scienziate del secolo scorso. Se si vuole applicare il principio di serendipità, ovvero quello di cercare un dato e poi trovarne un altro inaspettato, posso affermare che, sfogliando gli Annuari astronomici alla ricerca del personale presente in determinati anni, per un incarico che riguardava l’analisi di datate lastre fotografiche scattate nei primi anni del secolo passato, mi incuriosì molto la presenza di personale femminile anche identificato con il ruolo di “calcolatrice”.

Il compito affidato a queste donne consisteva nella riduzione di dati osservativi, ossia calcoli matematici lunghi e ripetitivi da effettuare ovviamente senza l’ausilio di calcolatrici elettroniche. Il personale aveva iniziato a scarseggiare prima ancora dello scoppio del Primo conflitto mondiale; già nel 1911 il direttore dell’Osservatorio annotava l’esodo degli astronomi assistenti chiamati per la guerra in Tripolitania (l'odierna Libia), tanto che in scarsità di persone formate e di fondi si avvalse, come vedremo, anche dell’aiuto di personale non laureato.

La prima astronoma di Torino

Procedendo a ritroso nel tempo dagli annuari del personale emerge dall’elenco, oltre al direttore, agli astronomi, ai tecnici e al custode, la presenza dal 1904 della prima astronoma con il ruolo di assistente volontaria, la dottoressa Luisa o Luigia Viriglio, figlia di un noto personaggio della cultura torinese, Alberto Viriglio (giornalista, poeta e scrittore specializzato in storia e cultura locale, Viriglio rimase uno dei massimi esponenti della rivista ‘L Birichin — Giornal Piemontéis e una via e una lapide posta a fianco del Municipio di Torino lo ricordano ancora oggi).

Nell’annuario del Regio Osservatorio Astronomico di Torino del 1905–1906 sono presenti due dottoresse con la qualifica di Assistenti volontarie (© Gabriella Bernardi).
Nell’annuario del Regio Osservatorio Astronomico di Torino del 1905–1906 sono presenti due dottoresse con la qualifica di Assistenti volontarie (© Gabriella Bernardi).

Nata a Torino l’8 settembre del 1879, Luisa si distaccò dagli interessi umanistici del padre, laureandosi in Matematica nella stessa città il 9 dicembre 1904, e dai registri di laurea si nota anche la firma del Boccardi tra i commissari. Curioso il suo iter universitario: iscritta al primo anno accademico nel 1895-1896, dai registri risulta che la Viriglio, al termine del secondo anno accademico (1897-1898), mentre abitava in via San Secondo 37, sostenne l’esame per ottenere la licenza di insegnamento in discipline matematiche, fisiche e naturali, ma proseguì e frequentò in totale quattro anni regolari; poi seguirono altri quattro anni di “silenzio” dopo i quali si laureò.

Documento presente nei registri dell’Università di Torino riportante la data e il voto della laurea di Luisa Viriglio.
Documento presente nei registri dell’Università di Torino riportante la data e il voto della laurea di Luisa Viriglio.

Assistente “volontaria” all’Osservatorio di Torino

Tornando all’Osservatorio Astronomico, Luisa Viriglio risulta attiva come assistente volontaria dal 1904 al 1906, soli due anni, presso la sede di Palazzo Madama, ma non bisogna farsi ingannare dall’aggettivo “volontaria”, molto forviante ai giorni nostri, interpretandolo erroneamente come un incarico lavorativo non pagato. Nulla di più falso: dai libri paga, fortunatamente sopravvissuti e conservati presso l’Archivio Storico dell’Università di Torino, ci si può fare anche un’idea delle retribuzioni dell’epoca. Gli assistenti volontari, uomini o donne che fossero, intorno al 1912 percepivano lo stesso stipendio annuale, compreso tra 1.600 e 2.000 lire a seconda degli anni di servizio, ed era decisamente inferiore rispetto a livelli più alti, per esempio il direttore percepiva 7.000 lire all’anno con indennizzo direzione di 700 lire, mentre 1.470 lire all’anno era il compenso percepito dal custode.

Nonostante il breve periodo lavorativo svolto presso Palazzo Madama, si deve sempre alla Viriglio un altro record: oltre esserne stata la prima astronoma stipendiata, risulta anche essere la prima astronoma ad avere una pubblicazione a suo nome. Nel 1905 si ritrova negli atti della Regia Accademia delle Scienze di Torino un lavoro di astronomia firmato dalla Viriglio e da altri due colleghi, intitolato Posizioni apparenti di stelle del Catalogo di Newcomb per il 1906.

Parte della prima pagina di “Posizioni apparenti di stelle del Catalogo di Newcomb per il 1906”.
Parte della prima pagina di “Posizioni apparenti di stelle del Catalogo di Newcomb per il 1906”.

Da astronoma a insegnante

Terminata questa collaborazione si sa che divenne insegnante di Matematica presso la Regia Scuola Berti a Torino, all’epoca la più antica scuola per insegnanti del Regno, ma nonostante il nuovo impegno continuò a mantenere rapporti con il mondo accademico e universitario, per esempio, seguendo conferenze di matematica e presentando le proprie ricerche sulla storia della matematica e sulla pedagogia.

Giuseppe Peano
Giuseppe Peano

Giuseppe Peano, matematico dell’Università di Torino dell’epoca noto tuttora a livello internazionale per le sue ricerche e per la curva che porta il suo nome, la ringrazierà nei suoi lavori. Inoltre, nel 1911, la Viriglio curò l’edizione italiana di un libro che ebbe un discreto successo europeo, Il primo libro di Geometria scritto da una coppia di coniugi, Grace Chisholm e William Young.

Nell’ultimo anno di permanenza in Osservatorio alla Viriglio si affianca un’altra collega, Ernesta Fasciotti, di Castagnole Lanze, che si era laureata in Matematica nel 1905 e, a differenza della Viriglio diplomatasi al Liceo, proveniva da un indirizzo tecnico. Fu assunta sempre con il ruolo di assistente volontaria, ma il suo incarico durò solamente un anno e non risultano lavori che portino la sua firma. Sappiamo però dai registri universitari che non interruppe i suoi studi e si iscrisse anche alla facoltà di Scienze Naturali, trasferendosi poi all’Università di Palermo.

Si trasloca in collina

Fino al 1911 non si registra più la presenza di astronome, ma ormai i tempi sono maturi per il trasferimento nella nuova sede collinare. Sicuramente l’aspetto delle palazzine non è cambiato molto dalla loro fondazione, ma le comodità certamente sì. Come riportato da Boccardi, il nuovo Osservatorio Astronomico in origine non era dotato di corrente elettrica, di acqua corrente e nemmeno di una strada agevole, tuttavia nonostante questi disagi il numero di giovani laureate volontarie rimane costante nel tempo.

Le nuove palazzine dell’Osservatorio Astronomico a Pino Torinese mancavano di riscaldamento e acqua corrente. Oggi si può ancora notare quello che rimane dell’impianto antico della pompa per l’acqua (© Gabriella Bernardi).
Le nuove palazzine dell’Osservatorio Astronomico a Pino Torinese mancavano di riscaldamento e acqua corrente. Oggi si può ancora notare quello che rimane dell’impianto antico della pompa per l’acqua (© Gabriella Bernardi).

La dottoressa Giovanna Greggi è la prima assistente che varca la soglia della nuovissima sede. Sappiamo che era nata ad Agliè nel 1886, si diplomò nel 1907 ad Aosta e a Torino si laureò in Matematica nel 1911 superando anche l’abilitazione per l’insegnamento, prassi normale per le studentesse dell’epoca per un avvio ad una carriera di insegnamento nelle scuole superiori. Ma nel suo caso questa carriera non iniziò subito, risultando stipendiata presso l’Osservatorio con la qualifica di assistente dal 1911 fino all’anno 1914.

Bollettini “Urania”

Gita dei soci “Urania” presso la nuova sede dell’Osservatorio di Torino, maggio 1913 (© Gabriella Bernardi).
Gita dei soci “Urania” presso la nuova sede dell’Osservatorio di Torino, maggio 1913 (© Gabriella Bernardi).

Sempre nel 1911, a gennaio, prendono vita su iniziativa del direttore Boccardi, I Saggi di Astronomia Popolare, bollettini di divulgazione scientifica, editi dalla società astronomica “Urania”. Gli incontri con i soci, provenienti dalla Torino bene, avvenivano in piazza Castello, presso la precedente sede di Palazzo Madama, e la Greggi vi contribuì tre volte nel 1912 su argomenti differenti: i metodi storici e la strumentazione per determinare il tempo esatto, le comete dell’anno e la meteorologia popolare.

Parallelamente a questi contributi divulgativi, sempre nello stesso anno, compaiono a suo nome due lavori scientifici, uno prettamente matematico sui sistemi di equazioni integrali e un secondo dal titolo Bollettino meteorologico del R. Osservatorio di Torino per l’anno 1912, dopo il quale non risultano ulteriori lavori. Le sue tracce sembrano perdersi nel 1915, ma si ritrovano grazie all’Annuario del Ministero della Pubblica Istruzione del 1927, dove risulta ormai professoressa in Matematica e Fisica presso l’Istituto Tecnico di Mondovì.

Gli anni del Primo conflitto mondiale

Gli anni 1914 e 1915 vedranno addirittura la presenza contemporanea di tre assistenti laureate in Matematica. Oltre alla Greggi, si affiancano Teresa Castelli e Tiziana Comi, che verso la fine dell’anno 1914 figurano anche come membri particolarmente attive della Società “Urania”; la prima pubblicherà recensioni di libri, ma non vi sono tracce di ulteriori lavori, anche perché collaborerà con l'Osservatorio solo per un anno.

Lettera di assunzione della dottoressa Teresita Castelli con il ruolo di assistente in sovrannumero riportante l’ammontare dello stipendio assegnatole (© Gabriella Bernardi).
Lettera di assunzione della dottoressa Teresita Castelli con il ruolo di assistente in sovrannumero riportante l’ammontare dello stipendio assegnatole (© Gabriella Bernardi).

Diverso il discorso per la Comi che terrà conferenze divulgative molto apprezzate su calcoli orbitali e nuovi asteroidi e, nello stesso anno pubblicherà presso l’Accademia delle Scienze di Torino, il libro Osservazioni meteorologiche dell’anno 1914. A causa delle ristrettezze di personale dovute al conflitto, come si legge nelle note introduttive firmate dal Boccardi, due anni dopo verranno pubblicate le Effemeridi del Sole e della Luna per l’anno 1917 e due uscite successive, sempre curate dalla stessa astronoma. Scarsità o no del personale maschile, anche questa astronoma diventerà una docente per le scuole superiori ma, come una sua precedente collega, non smetterà di frequentare l’ambito universitario e le conferenze organizzate dal citato Peano, pubblicando ulteriori lavori matematici.

Il talento didattico di Jeannette Mongini

Per gli anni dal 1916 al 1919 gli Annuari si fanno limitati e lacunosi, nonostante questo Jeannette Mongini compare come personale assistente nel 1919-1920, avendo concluso con il massimo dei voti sia il corso di Astronomia di Boccardi sia la laurea con una tesi sulla rotazione terreste e la variazione della latitudine. Nel suo anno di collaborazione Jeannette Mongini produrrà due lavori scientifici, uno dei quali riguarda i dati osservativi, dal 1912 al 1917, di quattro stelle, dati che verranno usati per realizzare una nuova stima della costante di aberrazione, un fenomeno di spostamento apparente delle posizioni degli astri dovuto alla velocità della Terra.

Dal registro delle lauree conservato nell’Archivio storico dell’Università di Torino, possiamo vedere che la dottoressa Jeanette Mongini discusse una tesi sulla rotazione della Terra (© Gabriella Bernardi).
Dal registro delle lauree conservato nell’Archivio storico dell’Università di Torino, possiamo vedere che la dottoressa Jeanette Mongini discusse una tesi sulla rotazione della Terra (© Gabriella Bernardi).

Nei suoi lavori la presentazione del metodo utilizzato e dei risultati finali è chiara e concisa, non è da escludere quindi che sia proprio questa innata capacità didattica a indurre il Boccardi ad affidarle la revisione e la preparazione delle sue lezioni di Astronomia, che verranno raccolte nel 1920, a firma di entrambi, nel volume Elementi di astronomia, oggi conservato presso la Biblioteca dell’Osservatorio Astronomico.

Appunti del corso di Astronomia tenuto dal direttore Boccardi e curati dall’astronoma Jeanette Mongini. Testo conservato presso la Biblioteca dell’Osservatorio Astronomico a Pino Torinese (© Gabriella Bernardi).
Appunti del corso di Astronomia tenuto dal direttore Boccardi e curati dall’astronoma Jeanette Mongini. Testo conservato presso la Biblioteca dell’Osservatorio Astronomico a Pino Torinese (© Gabriella Bernardi).

Nonostante questo i tempi non sono ancora maturi per avviare una donna alla carriera accademica, così il suo destino sarà simile a quello delle sue precedenti colleghe. Nel 1924 insegnerà in una scuola superiore di Ivrea e nel 1926 diventerà professoressa di matematica presso il prestigioso liceo Cavour di Torino e pubblicherà più di dieci lavori in campo matematico per la scuola primaria e secondaria che sono conservati presso la Biblioteca Nazionale di Firenze.

Lettere di fuoco

Per comprendere la presenza presso l'Osservatorio di Clara Greggi occorre ritornare un po’ indietro nel tempo. Da non confondere con l’omonima Giovanna, Clara pur non essendo laureata vi lavorerà in modo continuativo dal 1912 al 1920 con la qualifica di aiuto tecnico. Dai documenti emerge un rapporto lavorativo particolarmente conflittuale con il personale presente in Osservatorio, in particolare con un assistente, il dottor Chelli, tanto conflittuale da spingerla a rassegnare le dimissioni nell’ottobre del 1915 per poi ritirarle pochi giorni dopo, il 22 dello stesso mese.

Lettera autografa di Clara Greggi da Varallo Sesia, nella quale invia i dati astronomici richiesti al direttore Boccardi e chiede il pagamento della spedizione, in quanto il compenso per il lavoro richiesto è modesto (© Gabriella Bernardi).
Lettera autografa di Clara Greggi da Varallo Sesia, nella quale invia i dati astronomici richiesti al direttore Boccardi e chiede il pagamento della spedizione, in quanto il compenso per il lavoro richiesto è modesto (© Gabriella Bernardi).

Gli scambi epistolari tra il direttore e il collega in questione fanno emergere come un banale rimprovero possa aver generato reazioni forse eccessive contro l’elemento più debole. Per la cronaca Clara Greggi, secondo la versione dell’assistente, si trovava a chiacchierare “troppo rumorosamente” nell’ufficio della collega Castelli. Il Chelli le intimò di tornare nel suo ufficio, cosa che la Greggi non fece, non considerandolo un suo diretto superiore. L’assistente inviò lettere di fuoco al direttore, a dir poco spiacevoli nei confronti della Greggi che andarono anche a coinvolgere la sfera familiare. Anche il direttore non si risparmiò in apprezzamenti poco piacevoli nei confronti della collega, ma spiegò di essere rassegnato a tenerla per via della penuria di personale che accetti condizioni lavorative disagiate e con basso stipendio.

Purtroppo non abbiamo la versione dei fatti della Greggi, ma le dimissioni vennero ritirate, probabilmente perché aveva necessità di tenersi l’impiego e continuò a lavorare presso l’Osservatorio ancora per qualche anno. Si trova poi una sua lettera datata 5 gennaio 1921 da Varallo Sesia, sua nuova residenza dopo la parentesi lavorativa torinese. Anche se non più dipendente dell’Osservatorio, in questa missiva la Greggi inviava i risultati matematici dei lavori commissionati, facendo notare che il compenso pattuito era troppo modesto per il lavoro svolto e che le spese di spedizione avrebbero dovuto almeno essere rimborsate. A più di 120 chilometri di distanza e nonostante tutti i rimproveri sulla sua persona, il direttore continuò a commissionarle calcoli.

Custode e astronoma

Per finire troviamo nei registri il nome di Corinna Gualfredo, difficile da inquadrare anche per via di documenti discordanti o mancanti a causa della guerra. In alcune fonti viene citata come assistente volontaria, ma non essendo in possesso del diploma di laurea, come la già citata Clara Greggi, Corinna o Carolina Gualfredo nel 1919–1920 si ritrova registrata nel personale come custode.

In questa pagina del registro degli stipendi compaiono la dottoressa Giovanna Greggi e l’assistente tecnica Clara Greggi. Si noti la differenze di compenso dovuta al titolo di laurea posseduto (© Gabriella Bernardi).
In questa pagina del registro degli stipendi compaiono la dottoressa Giovanna Greggi e l’assistente tecnica Clara Greggi. Si noti la differenze di compenso dovuta al titolo di laurea posseduto (© Gabriella Bernardi).

Nonostante questa qualifica, nella prefazione di un lavoro per un particolare strumento, il piccolo cerchio meridiano, redatta dal Boccardi, emerge una spiegazione riguardo al suo ruolo in campo astronomico. La Gualfredo aiutò volontariamente in un periodo di estrema scarsità del personale e, come continua a sottolineare il Boccardi, la maggior parte delle osservazioni e dei calcoli furono condotti da lei (e in parte da Clara Greggi), dopo aver passato un periodo di studio e di formazione grazie al quale imparò anche a calibrare la strumentazione, come orologi e cerchi meridiani.

Fine di un’epoca

Le sue competenze professionali emergono anche da un bollettino "Urania" del 1916 in cui un astronomo francese recensisce un suo lavoro lodando l’abilità e le soluzioni originali inserite dalla Gualfredo, un importante riconoscimento che tuttavia non le impedì di essere coinvolta, nel settembre 1921, in un “affare” spiacevole che segnò in un certo senso anche la fine della carriera del direttore. Una lettera firmata dall’intero personale rimasto denunciava infatti una serie di irregolarità da parte del direttore, come far pagare al personale la legna per il riscaldamento, e soprattutto l'aver fatto figurare la Gualfredo come autrice di pubblicazioni, anche se era assunta con il ruolo di custode.

Probabilmente il Boccardi, date le sue deteriorate condizioni di salute che lo porteranno a ritirarsi nel 1923 a causa della cecità, e data anche la scarsità del personale che nel 1922 era ridotto a soli due assistenti, non disdegnava affatto un aiuto volontario e, come abbiamo visto, competente, specialmente in tempi molto particolari dove scarseggiavano pure i soldi per stampare gli Annuari. Proprio in corrispondenza del passaggio di consegne tra il Boccardi e il suo successore, l'Osservatorio ospiterà per un solo anno un’altra astronoma, Lina Graneris; successivamente non si registreranno più presenze femminili per circa un ventennio e, per ritrovarne in numero consistente, bisogna arrivare in tempi ben più recenti.

La cupola nella nuova sede in collina dell’Osservatorio Astronomico di Torino (© Gabriella Bernardi).
La cupola nella nuova sede in collina dell’Osservatorio Astronomico di Torino (© Gabriella Bernardi).

Per concludere, le prime astronome del Regio Osservatorio erano competenti, determinate e non si lasciavano spaventare dai disagi. Hanno fatto il loro ingresso nel mondo della ricerca anche grazie alla vacanza dei loro colleghi, ma nessuna ha proseguito nella carriera astronomica, anche se, pur continuando in quella didattica, parallelamente si aggiornavano e pubblicavano lavori scientifici. Di loro rimangono nomi e cognomi, voti di laurea, stipendi percepiti e numeri calcolati pazientemente a mano, ma nemmeno un volto da immaginare sotto una veletta o un cappello a larghe tese di un’antica fotografia di inizio secolo.

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Bibliografia

  • Bernardi G., The Unforgotten Sisters. Female Astronomers and Scientists before Caroline Herschel, New York, Springer International Publishing, 2016.
  • Bernardi G., Vecchiato, A., The advent of female astronomers at Turin Observatory, in The Journal of Astronomical History and Heritage, 21, 1, 2018, pp. 13–28.
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