Le sorelle Quaranta, dive del cinema muto italiano

Le protagoniste silenziose di “Cabiria” e “Maciste”

Laureata in Scienze dei beni culturali, è una guida turistica non convenzionale, nota come La Civetta di Torino specializzata nella valorizzazione storico-artistica della città da un punto di vista insolito tombe, cimiteri, cripte e non solo.

Cinematografo del 1896.
Cinematografo del 1896.

Erano le 20.30 del 7 novembre 1896, quando un gruppo di persone selezionate si riunì sotto i portici di via Po 33 per entrare nell’antica chiesa dell’ex Ospizio di Carità. Erano state invitate ad assistere alla conferenza scientifico-didattica sulla cronografia fotografica, tenuta dal professore Louvet-Gay. È probabile che la curiosità dei partecipanti non fosse tanto rivolta alla conferenza, che si prospettava assai prolissa, bensì alle proiezioni sperimentali di fotografia animata che l’avrebbero seguita. La sala in cui gli astanti presero posto era buia, ma

fu rischiarata da una dozzina di lampade elettriche. Nella parete di fondo, decorata da vasi di sempreverdi, campeggiava in alto un’alta cornice che racchiudeva un trasparente: il quadro delle proiezioni verso cui tendevano gli occhi i numerosi invitati, fra cui il sindaco Felice Rignon e vari consiglieri comunali. (Gazzetta Piemontese, 8 novembre 1896)

Dopo le spiegazioni del professore, il rappresentante per l’Italia della Société Anonyme des Plaques et Papiers Photographiques A. Lumière et Ses Fils, Vittorio Calcina, attivò un macchinario chiamato cinematografo. Sullo schermo apparvero una ventina di quadri animati, tra cui spiccava L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat. Lo spettacolo terminò alle 22, tra gli applausi scroscianti del pubblico entusiasta. Quella sera d’autunno il cinema era arrivato a Torino e per la città una nuova e fantastica epoca era alle porte.

Sede dell’Ambrosio, la prima casa cinematografica nata a Torino nel 1906.
Sede dell’Ambrosio, la prima casa cinematografica nata a Torino nel 1906.

Questo articolo, con ulteriori approfondimenti, è presente anche nel numero 4 cartaceo di Rivista Savej.

 

La bellezza come passepartout

Qualche anno prima della serata all’ex Ospizio di Carità, mentre in Francia i fratelli Auguste e Louis Lumière stavano mettendo a punto il loro magico apparecchio di ripresa e riproduzione della realtà in movimento, a Torino, nella benestante famiglia Quaranta, venivano alla luce tre bambine.

Lydia Quaranta
Lydia Quaranta

Le sorelle Quaranta si sarebbero presto distinte nell’industria cinematografica degli albori. La maggiore, Lydia (o Lidia), nacque il 6 marzo 1891. Il 30 dicembre 1892 fu la volta delle gemelle Letizia (o Laetitia) e Isabella. Insieme ad altri fratelli, erano figlie di Giuseppe Quaranta e Beatrice Rissoglio. Purtroppo, nulla si conosce della formazione delle fanciulle, ma si sa che mossero i primi passi nel mondo dello spettacolo sin da giovanissime, come attrici teatrali nella compagnia del capocomico Dante Testa.

Si esibivano con buon successo di pubblico e critica al Teatro Rossini di via Po 24, oggi non più esistente perché distrutto dai bombardamenti nell’agosto 1943. Era l’epoca in cui chi lavorava in teatro spesso e volentieri veniva precettato anche per il cinema che, essendo nato da poco, era carente di figure professionali proprie. Non aveva importanza se gli attori possedevano la voce da cornacchia: il primo film sonoro italiano, La canzone d’amore, sarebbe arrivato nelle sale soltanto nel 1930. Ben più rilevante era la fotogenia e quella non mancava di certo alle sorelle Quaranta. Dal palco del Rossini la venustà di linee e di forme di Lydia non passò inosservata e la ragazza fu scritturata dall’Aquila Films (fondata nel 1912) e poi dall’Itala Film, tra le prime case cinematografiche sorte in quell’epoca a Torino. Le sue prime apparizioni sullo schermo risalgono al 1910, nei film L’ignota, I cavalieri della morte, Il barone di Lagarde, Dopo la battaglia, Imperia. La grande cortigiana del secolo XVII.

Le pellicole dell’Aquila Films iniziarono a circolare nel 1907, ma la società fu fondata ufficialmente nel 1912. L’Itala Film nacque rilevando la Rossi & C. fondata nel 1907 e vissuta pochi mesi. Le prime pellicole dell’Itala Film invece risalgono al 1908, anche se la società fu costituita ufficialmente nel 1911. Nelle immagini sopra: gli esterni e gli interni dell’Itala Film.

Tre sorelle sotto i riflettori

Presto Lydia fece entrare in questa macchina dei sogni anche Letizia e Isabella, che furono arruolate dall’Itala Film tra il 1912 e il 1913. Le sorelle entravano e uscivano dalle case di vetro, i teatri di posa dove i film venivano girati, vere e proprie cattedrali formate da strutture in ferro e ghisa, rivestite di vetro al fine di ottenere un’illuminazione ottimale. In quegli anni le case di produzione sorgevano come funghi e si sfornavano centinaia di pellicole: si stima che almeno 3.500 furono quelle giunte alla distribuzione tra il 1905 e il 1928, mentre molte altre sono andate perdute. I film realizzati in città toccavano tutti i generi, ma due furono quelli più in voga: il film storico e il dramma borghese.

Le tre ragazze facevano parte di questo vivace ambiente, in cui si intrecciavano rapporti e amicizie tra attori, letterati, pittori e intellettuali. Erano graziose, simpatiche e accoglienti. Il pittore sardo Tarquinio Sini, uno dei primi cartellonisti cinematografici arrivato a Torino tra il 1909 e il 1910, le frequentò e le soprannominò in modo scherzoso “le sorelle Centoventi”. Ricordò sempre la loro ospitalità, resa indimenticabile dal suono della pianola a rulli con cui intrattenevano gli amici.

Presentazione del film in tre parti “Il teschio d’oro” con Letizia Quaranta.
Presentazione del film in tre parti “Il teschio d’oro” con Letizia Quaranta.

Le carriere si separano

Locandina del film “Addio giovinezza!” del 1940.
Locandina del film “Addio giovinezza!” del 1940.

Isabella lasciò per prima le luci della ribalta, ragion per cui è meno nota rispetto alle sorelle. Scritturata come attrice brillante, lavorò sia per l’Itala Film che per la Film Artistica Gloria. Tra i suoi film si ricordano: Ho l’onore di chiedere la mano di vostra figlia, Un qui pro quo, Romanticismo, Il pescatore del RhóneIsabella decise di ritirarsi nel 1917 forse perché né l’eccessiva somiglianza con Letizia né la spiccata personalità di questa sua gemella giocavano a suo favore. Ma più probabilmente si allontanò dallo spettacolo per sposarsi. Morì a Milano il 3 aprile 1975 e fu sepolta nel Cimitero Maggiore della città meneghina.

La carriera di Lydia e Letizia fu invece più lunga e intensa. Fu nel 1913 che ottennero dall’Itala Film il loro primo ruolo di rilievo nella prima versione cinematografica di Addio Giovinezza!, tratta dall’omonima operetta di gran successo scritta nel 1911 da Nino Oxilia e Sandro Camasio. Regista e attore fu lo stesso Oxilia. Lydia interpretò la dolce sartina Dorina, mentre a Letizia fu assegnata la parte della conturbante Elena. Da quel momento in poi le due sorelle divennero molto richieste.

La consacrazione

Il 1914 fu senza dubbio l’anno d’oro di Lydia. L’Itala Film le affidò il ruolo della protagonista femminile in un film che avrebbe fatto la storia del cinema. Si trattava di una pellicola in costume, ambientata durante la seconda guerra punica, intitolata Cabiria e diretta da Giovanni Pastrone, che della casa di produzione era anche il direttore. Cabiria fu senza dubbio il più importante film italiano della stagione del muto. Un kolossal, molto lungo e costoso, che ebbe una vasta eco internazionale sia per l’intensa campagna pubblicitaria che per le numerose innovazioni tecniche, dagli strabilianti effetti speciali alla macchina da presa in movimento.

Locandine di Cabiria.

La prima proiezione di Cabiria si tenne il 18 aprile 1914 in contemporanea al Teatro Vittorio Emanuele di Torino e al Teatro Lirico di Milano. Tutte le repliche successive andarono esaurite in un batter d’occhio. Il film rimase in cartellone per sei mesi a Parigi e addirittura per un anno a New York. Interessante è notare come sui quotidiani dell’epoca grande rilievo fu dato soprattutto al nome di Gabriele D’Annunzio, autore delle didascalie, e poco o niente a quelli degli attori. Per Lydia si trattò comunque della consacrazione, anche se non diventò mai una diva al pari della sua contemporanea genovese Lyda Borelli.

“Cabiria”, diretto da Giovanni Pastrone, 1914.
“Cabiria è un fagotto sollevato e posato da innumerevoli mani, una fronte scossa e spettinata, un corpo nudo votato al sacrificio; Elissa è una giovinetta intimidita, concupita e strapazzata dal vecchio sacerdote libidinoso”.
Jandelli C., “’Per quanto immagini, sono riusciti a farsi amare come persone vere’. Attori, recitazione, personaggi in ‘Cabiria’”

Arte fatta di anima

Nel 1914 la maggiore delle “Centoventi” passò alla Savoia Film. Nel periodo della Prima guerra mondiale, fra il 1915 e il 1918, lavorò per varie case (Film Artistica Gloria, Società Anonima Ambrosio, Eccelsa Film), ma troppo spesso di lei veniva enfatizzata più l’avvenenza che non le doti artistiche. Nel 1919 rientrò all’Itala Film con un compenso di 10.000 lire al mese e la sua notorietà fu usata per spronare l’UCI-Unione Cinematografica Italiana a incrementare la pubblicizzazione del film Fiamma! che la vedeva protagonista con Ettore Piergiovanni. In una lettera di reclamo della società si legge infatti:

che la signorina Quaranta è anche la protagonista di Cabiria dovrebbe essere un elemento da non trascurare nella pubblicità del film.
Scena del sogno di Sofonisba in “Cabiria”.
Scena del sogno di Sofonisba in “Cabiria”.

Nel 1920 l’attrice fu scritturata dalla Photodrama di Grugliasco per la quale recitò ne I tre sentimentali, diretta da Augusto Genina. L’ultima apparizione di Lydia sullo schermo risale al 1925, nella commedia Voglio tradire mio marito!, diretta da Mario Camerini e prodotta dalla FERT. Ammalatasi di polmonite, alla vigilia dei trentasette anni, il 5 marzo 1928 morì nella casa di corso Regina Margherita 93, dopo un forte attacco. La sua morte lasciò addolorati i colleghi e i familiari (la madre Beatrice la seguì nel 1935), nonché il compagno Eligio Martini. Fu sepolta nel Cimitero Monumentale di Torino. Su La Stampa non ci furono articoli commemorativi: comparve soltanto uno scarno necrologio e nello Stato Civile, alla voce Morti, Lydia fu definita semplicemente “agiata”. Nulla a ricordare i rutilanti anni da attrice del cinematografo.

Il suo nome suscita una visione di grazia e di bellezza; la sua persona è un’armonia di forme perfette e di fini eleganze […]. Più che nell’esteriorità dei gesti e della forma, l’arte di Lydia Quaranta sta nell’animo suo. Arte interiore, adunque, arte fatta di anima, di cuore e di sentimento.
(La rivista cinematografica, 1920)
Lydia Quaranta (a destra) interpreta Elissa in “Cabiria”.
Lydia Quaranta (a destra) interpreta Elissa in “Cabiria”.

Dal muto al sonoro

Letizia fu l’ultima delle Quaranta ad andarsene. Di bellezza più sbarazzina rispetto a quella soave e sofisticata di Lydia, eccelleva nei ruoli brillanti (Acquazzone in montagna, Florette e Patapon, I mariti allegri…) e avventurosi (L’isola tenebrosa, L’aeronave in fiamme, La signora delle miniere…), ma era molto versatile e in grado di interpretare i personaggi più disparati. Scrisse al riguardo Tito Alacci nel 1919:

Come attrice Letizia Quaranta ha tutte le migliori note. Sa riprodurre a perfezione la gran dama e l’orizzontale, l’ingenua e l’astuta, la savia e la pazza… Ma dove è rimasta insuperabile è nelle schermaglie amorose.

Letizia fu una delle attrici più richieste e quotate del cinema muto. Anche lei lavorò per varie case di produzione, fino a diventare la musa del regista e attore Carlo Campogalliani, che la diresse in numerosi film, tra cui la famosa Trilogia di Maciste, personaggio quest’ultimo nato proprio con Cabiria.

Teatro in Alabama con esposte locandine del film “Cabiria”, 1922.
Teatro in Alabama con esposte locandine del film “Cabiria”, 1922.
Carlo Campogalliani
Carlo Campogalliani

Letizia e Carlo si erano conosciuti a Torino, dove lui si era trasferito nei primi anni Dieci. A Torino convolarono a nozze, il 5 marzo 1921. Successivamente si recarono in Sudamerica. Lì girarono alcuni film (La mujer de medianoche, La esposa de solteiro, La vuelta del toro) e, messa in piedi la compagnia di prosa Campogalliani-Quaranta, fecero una tournée in giro per l’Argentina, in seguito alla quale rientrarono in Italia.

Con l’avvento del sonoro le quotazioni di Letizia diminuirono, ma lei continuò a recitare e riuscì a partecipare ad uno dei primi film sonori italiani, Medico per forza del 1931, in cui fu a fianco di Ettore Petrolini. Veniva scritturata soprattutto come caratterista e concluse la sua carriera alla metà degli anni Cinquanta con L’orfana del ghetto, film del 1954 tratto da un romanzo di Carolina Invernizio, diretto dal Campogalliani e prodotto dall’Ambra Film di Torino.

Locandina de “L’orfana del ghetto”.
Locandina de “L’orfana del ghetto”.

Trasferitasi con il marito a Roma, Letizia vi moriva il 9 gennaio 1977.

Influencer di un’altra epoca

Lydia, Letizia e Isabella Quaranta. Nelle vecchie cartoline le vediamo vestite con raffinatezza, i capelli acconciati con le onde e la bocca a cuore, avvolte da quell’alone incantato che solo le immagini in bianco e nero riescono ad avere. Tre totine torinesi che decisero di intraprendere la strada di attrici in un tempo in cui il cinema era legato alla novità e alla sperimentazione, quando tutto era in divenire e ancora da costruire. Probabilmente, se fossero vissute ai giorni nostri, le brave e belle sorelle avrebbero avuto migliaia di followers sui social network, sarebbero state testimonial di svariati prodotti di bellezza e di moda e sarebbero diventate ricchissime. Ma poco importa. Hanno avuto il privilegio di essere delle pioniere e di aver contribuito a costruire la strada che ha condotto il cinema a diventare la Settima Arte.

※ ※ ※

Bibliografia

  • Alacci T., Le nostre attrici cinematografiche, Firenze, Edizioni Bemporad, 1919.
  • Chiti R., Letizia e Lydia Quaranta, in Filmlexicon degli autori e delle opere. Autori, Roma, Edizioni Bianco e Nero, V, 1962.
  • Chiti R., Letizia Quaranta, in Lancia E., Poppi R. (a cura di), Dizionario del cinema italiano. Le attrici. Dal 1930 ai giorni nostri, Roma, Gramese Editore, 2, 2003.
  • Friedemann A., Le case di vetro. Stabilimenti cinematografici e teatri di possa a Torino, Torino, Biblioteca F.E.R.T., 2002.
  • Grifo M., Alla ricerca del cast perduto: la troupe di Cabiria, in Alovisio S., Barbera A. (a cura di), Cabiria & Cabiria, Milano, Museo Nazionale del Cinema — Editrice Il Castoro, 2006.
  • Rondolino G., La nascita del cinema a Torino, in Bracco D. e altri (a cura di), Turin, berceau du cinéma italien, Milano, Editrice Il Castoro, 2001.
  • Savio F., Isabella, Letizia e Lydia Quaranta, in Enciclopedia dello spettacolo, Roma, Casa editrice Le Maschere, VIII, 1961.
※ ※ ※

Questo contenuto è riservato agli iscritti a Rivista Savej on line!

Rivista Savej on line è un progetto della Fondazione Culturale Piemontese Enrico Eandi per la diffusione della cultura e della storia piemontesi.

Se non l’hai ancora fatto, iscriviti ora: la registrazione è completamente gratuita e ti consentirà di accedere a tutti i contenuti del sito.

Non ti chiederemo soldi, ma solo un indirizzo di posta elettronica. Vogliamo costruire una comunità di lettori che abbiano a cuore i temi del Piemonte e della cultura piemontese, e l’e-mail è un buon mezzo per tenerci in contatto. Non ti preoccupare: non ne abuseremo nè la cederemo a terzi.

Registrati

Sei già registrato? Accedi!

Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.


Normativa Privacy