Da Conzano, destinazione Australia

I piemontesi che conquistarono la Sugar Coast

“Ghenga” conzanese a Ingham nel 1951. Si riconoscono, da destra a sinistra, Giuseppe Boccalatte, Luigi Raffaldi, Luigi Capra, Amilcare Roati e Elmo Grattarola.

Roberto Coaloa
Roberto Coaloa

Storico, biografo di Tolstoj, slavista, traduttore, critico letterario, autore di saggi dedicati al Risorgimento, alla Grande Guerra e ai viaggiatori, come Carlo Vidua, collabora a Il Sole-24Ore e La Stampa. È uno dei più autorevoli specialisti della storia dell’Austria-Ungheria. Si definisce “flâneur esistenzialista”: un instancabile ricercatore di cose rare e amateur di musica.

Carlo Vidua, conte di Conzano, aveva un sogno: fare il giro del mondo. Il suo primo tentativo fu interrotto durante il tour americano. Nel 1826, in Messico, quando gli arrivò la notizia della malattia del padre. Nel 1827, ritornato in Europa, dopo un litigio familiare (che ho ricostruito nel mio saggio Carlo Vidua, un romantico atipico), Vidua non fece ritorno nel Regno di Sardegna e si imbarcò dal porto francese dov’era arrivato dall’America, Bordeaux, per Calcutta. Fino al 1830 esplorò le Indie Orientali, con l’intenzione di imbarcarsi da Sydney per il Cile (tra le sue carte, ho ritrovato il progetto di questo viaggio mai fatto), e poi, dopo aver completato il suo sogno (il giro del mondo, raccogliendo materiali per scrivere la storia delle rivoluzioni del Messico e quella degli Stati del Sud America, conoscendo personalmente Simón Bolivar, di cui aveva una serie di lettere di presentazione), scrivere un’opera che lo rendesse famoso.

Carlo Vidua

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Un sogno mai realizzato

Il secondo tentativo di giro del mondo fallì per le conseguenze di un mortale incidente nell’agosto 1830. Il conte viaggiatore non riuscì a visitare l’Australia, trovando una lenta morte, il 25 dicembre di quell’anno, dopo essersi spinto fino in Nuova Guinea. Il suo corpo trovò infine l’eterno riposo nella chiesa di San Maurizio di Conzano nel 1833, dove il padre, Pio, sopravvissuto al figlio primogenito, fece costruire un imponente sepolcro. Dopo la morte e una prima sepoltura in territorio olandese in Indonesia, il 14 febbraio 1833 il corpo di Vidua fu imbarcato a Batavia per ritornare, finalmente, in Europa, trasportato dalla nave Hélène-Christine del capitano Martens. Arrivò in Olanda il 2 luglio, e da lì ripartì subito per l’Italia, dove il viaggiatore trovò la definitiva sepoltura. Intere generazioni di monferrini, avviati agli studi classici, studiarono a memoria l’iscrizione latina della tomba del grande viaggiatore. L’aver avuto come esempio uno dei più intrepidi viaggiatori dell’Ottocento ha cagionato nei monferrini la voglia di viaggiare e sicuramente l’esempio di Vidua è servito agli abitanti di Conzano come modello per emularne le gesta.

Piazza Australia

Il piccolo paese di Conzano è stato il paese piemontese protagonista dell’emigrazione italiana in Australia, tanto che nel 1991 fu intitolata al continente la sua piazza principale. Una targa ricorda l’evento.

Sulla stessa piazza, un’altra lapide ricorda la storica emigrazione, definita giustamente "esodo". È dedicata a Giuseppe “Joe” Cantamessa:

Emigrato nel 1907 a Ingham, favorì lo sviluppo della coltivazione della canna da zucchero prevenendo inoltre la causa del decesso di tanti tagliatori. Leader di spicco e stimato, fu spesso riferimento del governo australiano per la comunità italiana. In riconoscimento del suo contributo all’Australia gli è intitolato un viale nella capitale. Il Comune di Conzano, orgoglioso del figlio che l’ha onorato oltre gli oceani, lo ricorda ai posteri 5 giugno 2011. In visita del Governatore Generale d’Australia S. E. Quentin Bryce AC.
Quentin Bryce, governatore generale d’Australia.

Nel 1991 si era celebrato il centenario della prima emigrazione collettiva da Conzano verso l’Australia. Nel 1891, la nave "Jumna" portò 335 emigranti a nord di Brisbane. Il suo famoso viaggio dall’Europa è stato studiato anche dagli storici delle università australiane per la grande importanza che ebbe il suo carico di passeggeri in relazione alle vicende future di un’intera regione economicamente strategica, quella tropicale a nord di Brisbane. La nave "Jumna" era partita dal porto inglese di Londra il 14 ottobre 1891 e da Genova salpò dieci giorni dopo con 335 italiani a bordo, di cui due terzi piemontesi, nella maggior parte provenienti da Conzano.

Nel 2011, invece, su invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il 2 giugno, il Governatore Generale d’Australia, la signora Quentin Bryce, ha visitato ufficialmente l’Italia per la festa della Repubblica, nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il 5 giugno, il Governatore Generale ha completato il suo itinerario proprio a Conzano, in una grande festa per tutto il Monferrato. Da ricordare poi che, dall’inizio degli anni Novanta, sopra i portici di piazza Australia, all’esterno, è situata un’opera dell’artista torinese Ezio Gribaudo (cittadino onorario di Conzano), di metri 2,20 per 1,80, raffigurante un canguro. L’opera è stata realizzata nello studio Giugiaro di Moncalieri ed è stata recentemente restaurata.

L'opera dell'artista Ezio Gribaudo raffigurante un canguro in piazza Australia a Conzano.

Quando un "australitaliano" su cinquanta era di Conzano 

Negli anni Venti e Trenta del Novecento gli emigrati da un piccolo paese come Conzano rappresentavano il 2% di tutti gli italiani in Australia. Il titolo di questo mio intervento potrebbe essere: quando un "australitaliano" su cinquanta era di Conzano… Nella prima metà degli anni Venti, la percentuale di espatri da Conzano era prossima al 5% della popolazione per anno, rispetto a quella nazionale dello 0,7%, e si conteranno circa 100 emigrati all’anno su una popolazione di meno di 2.000 abitanti. Perché così tanti conzanesi in Australia?

Locandina del film "Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata" con Claudia Cardinale e Alberto Sordi.

Il fenomeno avviene molto prima della cosiddetta Great Migration d’inizio Novecento, per le Americhe e per l’Australia. E non è da confondere con la migrazione proposta dal bellissimo film di Luigi Zampa, del 1971, Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (con due straordinari attori come Claudia Cardinale e Alberto Sordi). Il film, girato quasi tutto in Australia, fra autentici emigrati italiani, evoca un mondo quasi irreale, ma ormai frequentato dagli italiani da più di un secolo. Dall’Italia, nel film, si parte con un aereo destinazione Brisbane della compagnia australiana Qantas Airways. Ben diverso, invece, era il viaggio, che poteva durare anche due mesi, in nave a fine Ottocento e nella prima metà del Novecento.

Il Gold Rush dell'Australia

Possiamo affermare che i primi globe-trotter monferrini verso l’Australia viaggiarono ancora come il loro avo Carlo Vidua, magari con qualche agio in meno. Il viaggio via mare è sempre stato, infatti, fra i più lunghi che un viaggiatore o un emigrante, in senso classico, potesse mai affrontare verso terre colonizzate. Tre oceani, spesso quattro, da attraversare, climi torridi, porti poco sicuri o ostili, inondazioni tropicali, animali, insetti o rettili non sempre amorevoli. Eppure c’è stato un tempo in cui questo viaggio era ancora, se possibile, più lungo ed epico di quanto si potesse immaginare, quando occorreva andare al di là delle antiche colonne d’Ercole ed effettuare il periplo d’interi continenti, lambendo le coste africane e quelle indiane.

Una delle pubblicità dei viaggi in nave verso l'Australia, 1855 circa.

L’hanno conosciuto, questo tempo davvero spericolato, gli abitanti di Conzano, nati ancora sotto il Regno di Carlo Alberto, Luigi Balzola e Luigi Ferraris, e molti tra gli sfortunati cercatori d’oro del Verbanese e dei paesini sulle sponde del lago Maggiore nella metà dell’Ottocento, dopo che si era esaurito il famoso Gold Rush della California. Era un’epoca ancora picaresca, con loschi personaggi che reclutavano gli uomini avventurosi o semplicemente disperati. C’erano agenzie senza scrupoli che facevano pubblicare sui giornali locali ingannevoli pubblicità, prima di tutto in riferimento al tipo di viaggio, spacciato per confortevole. Partire dalla Germania, negli anni 1854–55 voleva dire stare in mare dai 110 ai 120 giorni, dalla Francia invece dagli 80 ai 90, con navi evidentemente più veloci e comode. Non solo i giornali del Canton Ticino pubblicavano belle lettere e manifesti per pubblicizzare le miniere d’oro dell’Australia, ma anche quelli di Torino. All’epoca il viaggiatore per l’Oceania, anche il più colto, non trovava una “letteratura”.

In fuga dalla povertà

L’Australia era a metà Ottocento chiamata "Novella Olanda" e contava duecentoquarantamila abitanti (cioè i primi coloni bianchi). Alcuni conzanesi, diventati proprietari di terreni, furono dei veri e propri coloni. L’avventura australiana andò male, però, ai molti emigranti lombardi e piemontesi e la verità si seppe quando arrivarono le prime attendibili lettere dall’Oceania. Quando i brigantini dalle grandi vele vennero soppiantati nella seconda metà dell’Ottocento dai bastimenti a vapore, le distanze e i tempi si accorciarono. Nel 1869, le navigazioni verso l’Oriente si semplificarono, finalmente, con l’apertura del canale di Suez.

A fine Ottocento, il motivo che spinse i conzanesi ad abbandonare il Monferrato per l’Australia fu drammatico: la grande povertà! Agli inizi del 1880, con una decina di anni di ritardo rispetto alle località di pianura, anche i paesi della collina monferrina iniziarono a risentire della crisi agraria che dal 1873, con la caduta dei prezzi dei prodotti agricoli, aveva colpito il ceto contadino. Aveva agito da freno la possibilità di esportare a prezzi remunerativi il vino, principale prodotto locale, in Francia, paese i cui vigneti erano stati falcidiati dalla filossera.

Sulla situazione occupazionale graverà anche l’introduzione di politiche protezionistiche da parte della Francia e la conseguente caduta del prezzo del vino, connessa parzialmente alla sovrapproduzione derivata anche da impianti di vitigni in terreni inadatti e a scapito della qualità. Da qui il fenomeno di una emigrazione stagionale soprattutto dal Piemonte alle saline francesi della Provenza, in particolare nella medievale cittadina di Aigues-Mortes.

Operai italiani nelle saline di Aigues-Mortes - Francia (da “L’Illustrazione Italiana”, 1893).

Alla conquista della "Sugar Coast"

In Piemonte, un ulteriore aggravamento sulla situazione occupazionale sarà provocato dalla filossera che, comparsa dapprima a Valenza nel 1898, dilagherà presto, incontenibile, anche a Conzano con due successive ondate agli inizi del nuovo secolo e dei successivi anni Venti, quest’ultima assai più grave. Puntualmente si assisterà a due corrispondenti flussi migratori, in particolare transoceanici, di rilievo proporzionale all’aggressione filosserica. Per gli abitanti di Conzano, la meta preferita dell’emigrazione sarà l’Australia, dove approderà dopo quasi un mese e mezzo di navigazione, il 90% degli emigrati (gli altri, una minoranza scelsero gli Stati Uniti d’America e l’Argentina).

I contadini, spesso esperti viticultori, si trasformarono in Oceania in tagliatori di canna da zucchero, diventando ben presto i migliori del settore (e difendendo con forza il loro lavoro in vere e proprie gang di conzanesi). Nel 1906 i tagliatori di canna italiani nei distretti di Ingham, dove operavano gli zuccherifici della Colonial Sugar Refining Co., di Innisfail e di Cairns, rispettivamente con gli zuccherifici Goondi e Hambledon, sono in totale quattordici. I conzanesi che sbarcano a Townsville, porto a cui si accede a quella località, risultano ben nove. Erano: Zavattaro Guglielmo (nato nel 1869), Fracchia Lorenzo e Raimondo (1875 e 1876), Alzino Consolato (1877), Tibaldi Pietro G. (1887), Bassignana Lorenzo (1858), Pallanza Giuseppe (1883), Novelli Ignazio (1871), Boccalatte Augusto (1888).

"Ghenga" di conzanesi a Ingham, nel 1910, insieme al proprietario della piantagione di canna da zucchero. Tra loro i fratelli Pietro e Giovanni Scarrone.

Migrazione figlia di un accordo

I primi contatti significativi di piemontesi con la "Sugar Coast" risalgono però alla fine del 1891, quando, su sollecitazione del governo Griffith, l’agente generale per l’immigrazione nel Queensland a Londra, Hunter, si recò a Roma dove concluse con il governo italiano un accordo per l’espatrio di quattrocento settentrionali, con viaggio assistito. Aderirono all’appello, promosso su sollecitazioni di coltivatori di canna da zucchero cui una nuova legge vietava l’impiego di manodopera predata dalle isole del Pacifico, prevalentemente piemontesi e lombardi. Avrebbero raggiunto Townsville, allora sperdutissimo villaggio del tropico, con la nave "Jumna" sul finire del 1891 e con un contratto che assicurava il lavoro per due anni e l’opzione dell’acquisto di terreni e di piantagioni.

Chiesa a Townsville, 1875 circa.

Le piantagioni erano state introdotte nel corso dell’Ottocento, come abbiamo sopra notato, grazie all’impiego di manodopera melanesiana razziata, che sarà però sostituita dai lavoratori bianchi per legge. Da quella disposizione trae origine il flusso migratorio conzanese che era stato promosso, al pari di quello piemontese, dall’apposita venuta a Torino del corregionale Chiaffredo Frairè, stimato commerciante di Townsville. Da ciò la caratteristica concentrazione dei conzanesi emigrati nel Nord Queensland, tra Ingham e Mossman.

Sarà in quel territorio, con al centro il fiume Herbert, che i coltivatori monferrini otterranno i maggiori successi. Giungeranno, infatti, a possedere, in diverse aree, la metà delle aziende agricole con alcune tra le maggiori, come nel caso del conzanese Mario Porta.

Un viaggio epico

Ora, possiamo ricostruire il loro viaggio, che senza l’ausilio dell’aereo, continuò simile per tutta la metà del primo Novecento. Da Conzano si raggiungeva la ferrovia, generalmente dalla stazione di Borgo San Martino oppure da quelle di Casale Monferrato e di Alessandria, con il barroccio, un rustico carro a due ruote. Iniziava poi l’epico viaggio che conduceva il conzanese ai porti di imbarco di Genova o di Napoli, da dove si salpava per l’Australia.

Rispetto ai primi pionieri dell’emigrazione italiana in Australia, a organizzare il viaggio provvedevano non più dei pericolosi avventurieri, ma gli agenti delle compagnie di navigazione diffusi, a volte con il tramite di sub-agenti, anche nei piccoli paesi di collina, oltre a Conzano, Vignale, Camagna e Ottiglio.

Per molti emigranti sarà il primo incontro con il mare e con l’oceano e l’esperienza, nonostante il miglioramento delle navi, non era sempre tra le più tranquille. Donne e uomini ricorderanno per tutta la vita l’esperienza del viaggio tra gli oceani. Una fotografia, esposta nelle case di campagna e man mano più sbiadita, ricorderà ai familiari il momento dell’addio.

Nave "Jumna", 1885 circa.

Passaporto per migranti

Nel ventennio fascista, a partire dal 30 marzo 1927 – Anno V – per fruire delle agevolazioni previste per gli emigranti si richiederà la "Concessione speciale pel viaggio in ferrovia dalla stazione di partenza a quella del porto d’imbarco". Il rilascio del famoso "passaporto per emigranti", che marchiava coloro che espatriavano per trovare lavoro, era condizionato per i coniugi dal rilascio del cosiddetto “consenso”, che doveva essere allegato alla domanda di passaporto. Nel caso di emigranti con persone a carico si doveva dimostrare di "aver sufficientemente provveduto al mantenimento della famiglia per il tempo di permanenza all’estero", normalmente un anno.

Esempio di passaporto per emigranti (© www.memoriaemigrazioni.it).

Solo con effetto dal 1° luglio 1928 sarà abolito il tristemente noto "passaporto per emigranti", che anche all’atto dell’espatrio avrebbe distinto gli italiani in due classi sulla base del reddito.

Nella disposizione inviata al Podestà e registrata dal comune di Conzano il 23 maggio 1928 si legge:

Il nuovo modello sarà di tipo unico e determina così la sparizione del passaporto per emigranti. […] La tassa del passaporto nuovo, qualunque sia la qualifica dei cittadini che lo richiedono, è fissata in L. 80 – carta – per il Regno e L. 22 – oro – per l’estero.

A partire dal 1926, come disposto nei Bollettini Prefettizi N. 23 e 24, è richiesto, unitamente alle "Informazioni dei RR. Carabinieri" il contratto di lavoro o la "lettera di chiamata".

Per valutare la presenza dei conzanesi in Australia e la sua specificità occorre esaminare, seppure molto sinteticamente, quale è stata l’evoluzione nella colonizzazione di quel Continente e le caratteristiche dell’emigrazione italiana.

L'Australia dei conzanesi

Si noterà allora che mentre l’emigrazione dall’Italia è un evento sostanzialmente recente, risalendo al secondo dopoguerra, sull’onda del brivido di "Popolare o perire" (motto che sintetizzava l’esigenza di popolare l’Australia per poterlo difendere da invasioni asiatiche) connesso al rischio corso nel 1941–1942 dall’Australia di essere invasa dai giapponesi, l’emigrazione conzanese è invece inquadrabile prevalentemente in quella di inizio secolo, con il suo apice nei primi anni Venti. Premesso che dal censimento del 1911 risultavano esservi in Australia 6.798 italiani, che solo nel 1933 saliranno a 26.756, si constaterà che di essi i conzanesi, pur dopo la sensibile flessione degli espatri dal nostro paese iniziata con la seconda parte degli anni Venti, erano valutabili al 2%.

Stampa a colori di Samuel Calvert raffigurante il capitano James Cook che proclama la sovranità sul continente australiano dalla riva di Possession Island, Stretto di Torres.

Ma com’era l’Australia che accolse i nostri emigrati? E il Queensland? Erano paesi sostanzialmente spopolati e incolti. La prima colonia bianca fu fondata dalla Gran Bretagna nel 1788 e, a distanza di circa un secolo, nel 1878, gli aborigeni, che al momento della colonizzazione di stimavano in quattrocentomila unità, dopo il genocidio del primo periodo coloniale si erano ridotti ad appena cinquantamila unità, sparse su di un territorio di circa 7.700.000 chilometri quadrati, pari quindi a circa 25 volte l’Italia.

Nel selvaggio Queensland

Atto di chiamata (richiamo) per Raimonda Boccalatte da parte del marito nel 1939.

Nel Queensland, a metà Ottocento, su di una superficie superiore a cinque volte l’Italia, i bianchi erano solo 2.500, e nel censimento del 1901 la popolazione dell’intera Australia risultava di 3.773.801 unità, con una densità di 0,5 persone per chilometro quadrato.

Il 1901 è un anno importante per il Queensland che entra a far parte della nuova federazione dell’Australia, pur rimanendo tra i più “selvaggi” dell’intera Oceania. Fu in questa terra di nessuno che approdarono gli emigrati italiani i quali nel 1930, per circa un terzo (pari a 8.400 persone) erano concentrati nel Queensland, dove in alcune aree, come in quella di Hinchinbrook, superavano un quarto della popolazione totale. Fin dalla Grande Guerra per la maggior parte erano piemontesi, provenienti in particolare dalle province di Alessandria, Asti e Cuneo, con una forte concentrazione di monferrini dediti prevalentemente alla coltivazione della canna da zucchero.

La massima immigrazione italiana in Australia, prima della Seconda guerra mondiale, si verificò nel quinquennio 1921–1925 con una media annua di 3.220 emigrati. Nel successivo quinquennio, a seguito di contatti tra il governo italiano e quello australiano, si limiteranno gli espatri. Essi, infatti, erano autorizzati solo per coloro che fossero in possesso del cosiddetto "Richiamo", termine divenuto subito popolare nei paesi del Monferrato, e inoltre di un capitale di quaranta sterline. Negli anni Trenta, in coincidenza con la grande depressione economica mondiale, si avrà un ulteriore calo delle emigrazioni.

Racconti da un mondo lontano

I racconti dei primi rimpatriati meraviglieranno i compaesani con la descrizione dell’ambiente naturale australiano, dei suoi spazi immensi, e in particolare dalla sua fauna così insolita per gli europei. Sulla fantasia dei più giovani avrà effetto la descrizione delle grandi capanne a pianta circolare del Queensland settentrionale, che contengono fino a trenta aborigeni, ma soprattutto quella del canguro, poderoso saltatore, con il suo marsupio e la testa cmè ‘n cunin (in dialetto monferrino: la testa come un coniglio). Intimoriscono i racconti sui coccodrilli (lighete), d’acqua dolce e salata che di notte giungono nelle "farme" e divorano i puledri appena nati e anche quelli sui pitoni ametista, di lunghezza a volte superiore ai sei metri. Ma il sorriso torna nell’apprendere che l’uccello Kookaburra ride invece di cantare.

Uccello Kookaburra

Affascina tra gli adulti la libertà politica, religiosa e il “duro” e a volte “burbero” rapporto di contrattazione del giovane, ma già forte movimento sindacale australiano. La descrizione delle favorevoli condizioni di inserimento nelle campagne del Queensland, dove con pochi anni di lavoro come tagliatori di canna (in vere e proprie "ghenghe" di conzanesi) è possibile "farsi una proprietà", produrrà un senso di ebbrezza che contagerà l’intera Conzano. Il sogno di fuggire dalla povertà. La storia si ripete.

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Bibliografia

  • Cappiello R., Paese fortunato, Milano, Feltrinelli, 1981.
  • Coaloa, Carlo Vidua, un romantico atipico, Città di Casale Monferrato, Assessorato per la Cultura, 2003.
  • Scarrone F., Conzanesi d’Australia, Conzano, Comune di Conzano, 1992.
  • Usi e costumi di tutti i popoli dell’universo ovvero storia del governo, delle leggi, della milizia, della religione di tutte le nazioni dai più remoti tempi fino ai nostri giorni. Opera compilata da una società di letterati italiani, Volume Quinto, America ed Oceania, Milano, Libreria di Francesco Sanvito, Succ. alla Ditta Borroni e Scotti, 1859.
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