
Ho sempre immaginato gli archivisti come custodi della memoria: professionisti estremamente coscienti dell’importanza delle testimonianze del passato e, allo stesso tempo, attenti a tutelare anche quelle che ogni giorno genera il presente. Lavorando con i documenti ho capito che in realtà, però, il nostro obiettivo è sicuramente il futuro. Può sembrare un paradosso ma, oltre alla conservazione, un buon archivista sa che deve valorizzare al massimo il patrimonio documentale che cura così da condividerne la ricchezza e l’unicità con un pubblico sempre più ampio.
Nel mio caso, proprio perché mi occupo sia di custodia sia di valorizzazione, alterno il lavoro di descrizione, ricondizionamento e riordino dei documenti a quello del racconto via social media della ricchezza delle carte, dei flussi di lavoro e delle iniziative culturali che promuoviamo come Associazione Archivio Storico Olivetti (AASO). Considero un grande privilegio poter essere presente in entrambe queste fasi. Toccare con mano le bellezze dell’archivio e coinvolgere il pubblico in una narrazione mediatica che si basa sulla loro unicità è stimolante e appagante ogni giorno.
non lo sanno in tanti, ma sono professioni molto diverse. Ho scelto il percorso archivistico perché, seppur appassionato di libri, considero gli archivi più ricchi e imprevedibili: ogni volta che apriamo un nuovo faldone spaziamo tra corrispondenza, fotografie, audiovisivi, oggetti e scritti di ogni genere. Un archivista ha la possibilità di ricostruire l’attività di enti, persone e famiglie cogliendo in via privilegiata il calore del loro vissuto e credo che le soddisfazioni derivino proprio da questo.

Il presente fa fatica ad accorgersi dell’importanza della cultura e chi se ne occupa in prima persona spesso mostra uno snobismo che finisce per escludere il grande pubblico da questa ricchezza immensa.
di una storia industriale, sociale e culturale tra le più affascinanti e noi dell'Associazione Archivio Storico Olivetti siamo felici di poter custodire e valorizzare le sue testimonianze.

Da oltre vent’anni ci occupiamo di salvaguardare e diffondere i valori storici che questi documenti racchiudono perché possano guidare la società contemporanea verso un domani migliore. Tra gli obiettivi per il futuro c’è sicuramente quello di continuare a trovare nuove modalità per far apprezzare questa ricchezza a un numero sempre maggiore di persone e il digitale ci sta sicuramente dando una grossa mano.

Prima parlavamo di macchine per scrivere e personal computer. Presso la nostra sede di Ivrea è possibile visitare la mostra #StoriaDiInnovazione, un percorso completo che, grazie ai prodotti più iconici, i manifesti storici, gli oggetti di design e le riproduzioni dei documenti d’archivio, permette di scoprire la storia olivettiana dal 1908 fino a oggi. Anche il nostro impegno online non è da meno: oltre al sito istituzionale, nel quale è possibile scoprire le nostre attività, gli eventi e lo store, è possibile visitare StoriaOlivetti.it, portale che racconta l’esperienza dell’Olivetti con testi, video e immagini e ArchiviDigitaliOlivetti.it, piattaforma nella quale condividiamo con il pubblico l’architettura archivistica e le oltre 550.000 schede digitali descritte che compongono i 14 chilometri lineari di documentazione che custodiamo.

Oggi Olivetti concretizza la propria innata propensione all’innovazione favorendo la trasformazione digitale di imprese e pubblica amministrazione e a Ivrea è impossibile non respirare la bellezza della sua storia e dei valori espressi in oltre un secolo di attività. Mi sono sentito subito influenzato positivamente da questa speciale realtà e, oltre ai documenti, per questo devo sicuramente ringraziare i colleghi che, con pazienza ed esperienza, mi trasmettono ogni giorno la loro passione per questa grande realtà.
tra i primi ad aderire alla campagna del MiBACT #IoRestoACasa, abbiamo arricchito la nostra narrazione social con l’iniziativa #ConVoiACasa: una speciale video-narrazione che ci ha permesso di rimanere connessi con il nostro pubblico in modo speciale anche durante i mesi del lockdown.
Non è una domanda semplice ma credo che “rinnovarsi” sia nel 2020 un termine centrale. Avvertivo già durante gli studi la forte necessità di trovare strumenti capaci di comunicare la ricchezza e la bellezza racchiuse negli archivi e sono convinto che la chiave siano gli strumenti digitali. Certo, l’archivistica è una disciplina complessa e non dovrà mai perdere la propria scientificità a favore di soluzioni apparentemente più semplici ma, allo stesso modo, ogni buon archivista deve oggi saper diventare storyteller, o meglio historyteller, impegnandosi a raccontare al grande pubblico la bellezza che riempie la sua quotidianità.
Mostra permanente AASO.
Mi piace pensare che avrebbero continuato a mostrare al mondo quanto innovazione e bene sociale possano andare di pari passo a vantaggio di territorio e comunità. Oggi un imprenditore di successo è chi si rivela in grado di comprendere i bisogni commerciali e di creare un sistema organizzato per soddisfarne la richiesta, ma i protagonisti della storia olivettiana fecero molto di più.

Li immagino decisi nel favorire una digitalizzazione più democratica ed etica, impegnati contro le "fake news" e, soprattutto, coscienti che, perché si possa parlare davvero di progresso, l’obiettivo debba essere sempre il bene comune.
Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.