Dostoevskij nell'odiosa Torino

Ne "Il giocatore" il suo viaggio all'ombra della Mole

Dostoevskij ritratto da Vasilij Peróv (1872).

Roberto Coaloa
Roberto Coaloa

Storico, biografo di Tolstoj, slavista, traduttore, critico letterario, autore di saggi dedicati al Risorgimento, alla Grande Guerra e ai viaggiatori, come Carlo Vidua, collabora a Il Sole-24Ore e La Stampa. È uno dei più autorevoli specialisti della storia dell’Austria-Ungheria. Si definisce “flâneur esistenzialista”: un instancabile ricercatore di cose rare e amateur di musica.

Un Don Giovanni russo, scrittore famoso, giocatore dalla passione vorticosa per la roulette, in viaggio con una giovane amante, si aggira per l’Europa degli anni Sessanta dell’Ottocento. Perde tantissimo denaro, ma è felice: c’è il desiderio dell'impossibile, la volontà di cambiare in un attimo ciò che un intero corso di vita non potrebbe cambiare. Insieme, invece, naufragano a Torino, rompendo l’incantesimo di un grande amore.

“Qui anche la felicità mi è penosa”
Lettera di Fëdor Michajlovič Dostoevskij a Michail Michajlovič Dostoevskij - Torino, 20 settembre 1863

D'amore e d'azzardo

A un suo personaggio, Aleksej Ivànovic, nella finzione narrativa, lo scrittore fa dire:

Presi tutto il mio oro, lo cacciai nelle tasche, afferrai le banconote e mi precipitai a un altro tavolo, in una sala vicina, dove funzionava un’altra roulette.

Il breve romanzo, Il giocatore, apparso nel 1867, contiene molti elementi autobiografici del suo geniale autore: Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Alcuni avvenimenti descritti nel romanzo risalgono all'estate del 1863, quando lo scrittore partì per la seconda volta per l’estero e diventò vittima di una duplice ossessione: l’amore per una donna e la schiavitù del gioco. La donna che generò in lui un’autentica tempesta di passioni, e che eccitò nel profondo il suo genio creativo, era Apollinarija Prokof’evna Suslova. Dostoevskij l’aveva incontrata nel 1861, quando la sua prima moglie, Mar’ja Dimitrievna Isaeva, era ancora in vita (sposata nel 1857, morirà nel 1864).

Maria Dimitrievna Isaeva
Anna Grigorievna Snitkina
Apollinarija Suslova

La Suslova era una giovane di vent’anni, iscritta all’università della capitale russa. La studentessa s’innamorò del tenebroso scrittore, che ricambiò con passione non certo passeggera. Dopo il secondo matrimonio con Anna Grigor’evna Snitkina, Dostoevskij, infatti, sarebbe caduto ancora in uno stato di forte eccitazione quando qualcuno nominava il nome della giovane amante, ormai diventata un mito, una vera e propria femme fatale. Non a caso, sulla sua figura, sulla bellezza contraddittoria ed esplosiva di Apollinarija, Dostoevskij creerà l’immagine di alcune sue indimenticabili eroine: Polina Aleksandrovna, Aglaja, Nast’ja Filippovna, Grušen’ka.

Shameless Dostoevskij

Copertina de
Copertina de "Il giocatore" di Dostoevskij, Rizzoli, 2007.

Nel settembre 1863 Dostoevskij arrivò con la Suslova nella capitale del Regno d’Italia, la "noiosissima" Torino, l’antica città delle glorie sabaude, che si prepara a rinunciare, dopo tre secoli, al ruolo di capitale. Nel romanzo Il giocatore è ben raccontato il viaggio della coppia (nella finzione narrativa, l’autore è nelle vesti di un giovane al seguito di un generale, un giovane innamorato perso della figlia del generale) prima di arrivare a Torino: caratterizzato dalle perdite al gioco a "Roulettenburg", come simpaticamente Dostoevskij chiama la città di Wiesbaden, dove giocò per la prima volta alla roulette nel 1863, perdendo quasi tutto. Aveva lasciato al tavolo verde tremila franchi, per cui fu costretto a scrivere in Russia, chiedendo che gli mandassero cento rubli per proseguire il viaggio. A Ginevra ancora giocò perdendo i suoi ultimi 250 franchi, sì che dovette impegnare addirittura l’orologio e la giovane Suslova i suoi gioielli. Famoso scrittore, Dostoevskij appare a Wiesbaden non come uno spensierato Don Giovanni, ma come il personaggio della fiction televisiva americana Shameless, dove il lurido Frank Gallagher, padre disgraziato, senza vergogna, cerca di saldare i suoi debiti atroci coinvolgendo i familiari.

“Gli uomini, non soltanto alla roulette ma ovunque, non fanno altro che togliersi o vincersi qualcosa reciprocamente”
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, “Il giocatore”

Il vizio del gioco

Copertina del
Copertina del "Diario" di Apollinarija Suslova, 1978.

Dopo siffatti infortuni ci sarebbe da pensare che il giocatore Dostoevskij arrivasse a Torino in una poco felice disposizione d’animo; invece apprendiamo dal Diario della Suslova che il dolce amante durante tutto il viaggio non fece che comporre versi scherzosi, cercando così di distrarsi dai gravi pensieri. Infatti, in una lettera al fratello Michail da Torino, narrando gli ultimi avvenimenti, Dostoevskij confessava, profondamente addolorato, il suo terribile vizio: la passione per la roulette. Più oltre gli comunicava che a Torino aveva trovato, non senza difficoltà, due camere.

Dostoevskij, firmando il libro dei viaggiatori, si era dichiarato "officier", com'era realmente, avendo a suo tempo frequentato a Pietroburgo la Scuola degli ingegneri militari. A Torino, però, oberato dai debiti, lo scrittore aveva bisogno di soldi e confessa al fratello – senza vergogna alcuna – d’averne bisogno e tanti perché si trova in Italia con un solo fine: per scrivere il romanzo (non specifica se Il giocatore, che aveva già annunciato agli editori, o il nucleo di quello che diventerà Delitto e castigo).

Lettere dall'odiosa Torino

Riportiamo integralmente la lettera (tradotta da chi scrive), anche perché nel post scriptum finale Torino è addirittura chiamata "odiosa" da Dostoevskij.

Da Torino, il 20 settembre 1863 (l’8 settembre, per il calendario giuliano usato nella Russia zarista), lo scrittore scrive a Michail Michajlovič Dostoevskij:

Tu scrivi, caro e buon Miša, che Dio solo sa come ti è stato doloroso comprendere la mia lettera e insieme venire incontro alla mia richiesta di denaro. Ma se tu sapessi, amico mio, come sono stato male io al pensiero che tu ti saresti senza dubbio trovato in una situazione difficile a causa della mia lettera, tu stesso diresti che sono stato punito abbastanza per la mia perdita al gioco. In generale, tutto il tempo di attesa della tua lettera nella noiosissima Torino è stato da me trascorso nei più duri tormenti e soprattutto in angosce per te e tutti voi. Da quando son partito da Pietroburgo e mi trovo in paese straniero, non ho letteralmente avuto nessuna notizia di voi. Dio solo sa, per esempio, che cosa m’è passato per il capo a tuo riguardo, sono arrivato col pensiero a tali estremi da morir d’angoscia. Non è da parlare di nostre sofferenze fisiche. Esse non ci sono mai state ma tremavamo all'idea che da un minuto all'altro potessero cacciarci via dall'albergo, e non avevamo un centesimo, scandalo, polizia (qui è così, senza indagine alcuna, se non si ha un garante e bagaglio; ne abbiamo avuto degli esempi – e così via, e così via, ed io son solo solo), un orrore! L’orologio l’ho impegnato a Ginevra, presso una persona effettivamente assai per bene. Non ha nemmeno preso interessi, pur prestando ad uno straniero, ma ha dato una sciocchezza. Adesso non potrò riscattarlo perché i denari mi servono; lei ha impegnato l’anello. Ma abbiamo un accordo per il riscatto fino alla fine di ottobre (secondo il calendario di qui). Ma tutte queste sono sciocchezze.
Dostoevskij nel 1863.
Dostoevskij nel 1863.
L’importante è di sapere che cosa n’è di te. Questo per me è il più importante. Ti ripeto che lo sa il diavolo quel che mi è passato per la mente qui. Ho sperato che mi avresti comunicato qualcosa intorno alla rivista. Ma tu scrivi così brevemente e di ciò nemmeno mezza parola. È mai possibile? In nome di Dio, informami: e soprattutto – bisogna lavorare, bisogna darsi da fare.
Se non sarà "Il Tempo", bisogna pubblicare qualche altra cosa. Se no siamo rovinati. Io sento che avrò gran bisogno di denaro per poter vivere i tre mesi necessari per scrivere il romanzo. Se no il romanzo non sarà scritto. Ma dove prendere il denaro? Io ancora in qualche modo me la cavo. Ma tu con la tua famiglia? In poche parole, io vorrei tornare al più presto.
Illustrazione di copertina de
Illustrazione di copertina de "Il giocatore", dell'edizione Feltrinelli del 2014.
Tu mi domandi perché ho lasciato Parigi così in fretta. Prima di tutto mi ha disgustato; in secondo luogo ho dovuto tener conto della situazione della persona con la quale viaggio.
Ho letto con tristezza quanto mi scrivi di Kolia. In Besser non ho fiducia. Non è un medico ma un ciarlatano. Almeno a mio parere. Meglio sarebbe Botkin; saluta Kolja. Va a fargli visita. Manda qualcuno della famiglia. Come dev'essere penoso per lui così mentre se ne muore. Digli che lo bacio e che spesso ogni giorno penso a lui.
Sui particolari del mio viaggio in generale ti dirò poche parole. Molte avventure diverse, ma una noia terribile, nonostante A[pollinarija] P[rokof’evna]. Qui anche la felicità mi è penosa, perché lontano da tutti quelli che ho amato finora e per i quali ho tante volte sofferto. Cercare la felicità, abbandonando tutto, anche là dove si può essere utili, è egoismo e questo pensiero avvelena adesso la mia felicità (se essa c’è veramente).
Apollinarija Suslova in un ritratto del 1867.
Apollinarija Suslova in un ritratto del 1867.
Tu scrivi: come è possibile giocare fino alla rovina, viaggiando con la persona che si ama? Amico Miša: a Wiesbaden io avevo creato un sistema di giuoco, servendomi del quale avevo vinto subito 10.000 franchi. La mattina dopo ho abbandonato questo sistema eccitandomi e subito ho perduto.
La sera sono tornato al mio sistema con tutta precisione e senza fatica ho guadagnato di nuovo 3.000 franchi. Dimmi un po’ come era possibile non entusiasmarsi, non aver fede che seguendo rigidamente il mio sistema avrei avuto la fortuna nelle mie mani?
Ed io ho bisogno di denaro per me, per te, per mia moglie, per scrivere il romanzo. Qui scherzando si guadagnano decine di migliaia di lire. Sì, io sono partito per salvar tutti voi e cavar fuori me stesso dai guai. E per di più ci si è aggiunta la fede nel sistema. E così, arrivato a Baden mi sono avvicinato subito al tavolo da gioco e in un quarto d’ora ho vinto seicento franchi. Ciò mi ha spronato. E a un tratto ho cominciato a perdere e non mi sono potuto trattenere e ho perduto tutto. Dopo averti scritto subito la lettera da Baden presi gli ultimi denari e andai a giocare: con 4 napoleoni vinsi 35 napoleoni in mezz'ora. La straordinaria fortuna mi trascinò, rischiai i 35 napoleoni e li persi tutti e 35. Dopo aver pagato la camera ci rimasero sei napoleoni d’oro per il viaggio. A Ginevra impegnai l’orologio.
Veduta d'insieme dell'attuale casinò di Baden.
Veduta d'insieme dell'attuale casinò di Baden.
A Baden ho visto Turgenev. Sono stato da lui due volte ed egli è venuto a trovarmi. Turgenev non ha visto A. P. L’ho nascosta. Egli è tutto "spleen", sebbene con l’aiuto di Baden si sia rimesso in salute. Vive con sua figlia. Mi ha raccontato tutte le sue sofferenze morali e i suoi dubbi. Dubbi filosofici entrati nella sua vita. In parte è un fatuo. Io non gli ho nascosto che gioco. Mi ha dato da leggere "Fantasmi" ed io a causa del gioco non l’ho letto e glielo ho restituito senza averlo letto. Mi ha detto che ha composto il racconto per la nostra rivista e che se gli scriverò da Roma, mi spedirà "Fantasmi" a Roma. E che ne so io della rivista? Debbo scrivere un articolo. Lo so. Perché coi 1.450 franchi che mi hai spedito tu non si fa nulla, cioè si fa molto, ma non si torna a casa. Ma scrivere mi riesce terribilmente difficile. Tutto quello che avevo scritto qui a Torino l’ho strappato. Non ne posso più di scrivere per ordinazione.
Però non dispero di mandare qualcosa almeno da Roma. Perché è necessario. Che Dio accolga lo zio nel regno dei cieli. Penso che la zia avrà da sopportare molti fastidi e porcherie. Quanto all'eredità per noi non ci spero. Tuttavia informami se ci sarà qualcosa.
In nome di Dio, informami di tutto.
Ti abbraccio, ringrazio e bacio.
Tuo F. Dostoevskij
Ritratto d'Ivan Turgenev, 1874.
Ritratto d'Ivan Turgenev, 1874.

Post Scriptum

Nikolaj Strachov
Nikolaj Strachov
Della mia situazione non parlare di nessuno. Segreto, cioè, sulla mia perdita al gioco. Arrivederci. In nome di Dio scrivi. Ma scrivimi ora già a Napoli. Scrivi immediatamente, ti prego, della tua situazione, scrivi. A Roma troverò tutte le vostre lettere arretrate. E forse da Roma spedirò un articoletto. Ritornerò nel termine fissato. Ma i denari sono pochi. Bacia tutti i ragazzi e Fedja. Saluta in particolar modo Strachov e tutti quelli che sai. Dì a Strachov che io leggo gli slavofili assiduamente e che ho letto qualche cosa di nuovo. E che fa Apollon Grigor’ev? E tutti gli altri? Scrivimi di tutti. Scrivo quanto è più possibile brevemente. Ho fretta di andarmene dall’odiosa Torino. E ho ancora molto da scrivere: a Mar’ja Dimitrievna e a Varvara Dimitrievna. Ringrazia Varvara Dimitrievna, appena la vedi. Che anima nobile è la sua! Temo che Mar’ja Dimitrievna non ti scriva qualche cosa di spiacevole. Ma non credo. Certo fino a metà ottobre non avrà bisogno di denaro. Ma come saperlo? Forse l’ho messa in una posizione falsa. Essa doveva fare una spesa di 100 rubli e non si decideva mai, ma dopo la mia lettera in cui le promettevo di mandarle il denaro, l’ha fatta. E forse adesso è senza denaro. La cosa mi fa trepidare. Se almeno qualcuno mi informasse della sua salute.

Tolstoj a Torino

Torino, in realtà non fu così orribile, considerando che Dostoevskij in una lettera a Strachov, da Roma, il 30 settembre 1863, gli confidò di voler andare a Napoli e poi di restare almeno una "quindicina di giorni" a Torino. Dostoevskij arrivò in Piemonte il 10 ottobre. Poi, per i soliti problemi di denaro, lo scrittore avviserà Turgenev, il 18 ottobre 1863: "da domani partirò da Torino direttamente per la Russia".

Tolstoj ritratto da Ivan Nikolaevič Kramskoj nel 1873.
Tolstoj ritratto da Ivan Nikolaevič Kramskoj nel 1873.

Da queste vive impressioni si può sostenere che il soggiorno di Dostoevskij a Torino fu una triste e penosa tappa del suo secondo viaggio europeo. Sei anni prima, invece, nel giugno 1857, il conte Lev Tolstoj (più giovane di Dostoevskij e non ancora famoso come scrittore), aveva trovato Torino una città molto interessante, restando impressionato dai musei e dall'unico parlamento legiferante in tutta la Penisola. È pertanto concesso aggiungere che se Dostoevskij avesse prolungato il soggiorno torinese, e se fosse stato in una migliore disposizione di spirito, avrebbe potuto conoscere anche i lati positivi degli abitanti: la laboriosità, la forza di volontà, la risolutezza nei propositi e forse anche avvicinare qualche rappresentante della élite che stava facendo l’Italia, da Massimo d’Azeglio, artista di talento, genero di Manzoni e scrittore di successo, al brillante drammaturgo Vittorio Bersezio, che nella sua dolente commedia Le miserie ‘d Monsù Travet aveva toccato gli stessi tasti umanitari della scuola gogoliana, dove Akakij Akakievič e Makar Devuškin rappresentavano il culmine della sofferenza e dell’umiliazione nella società autocratica russa.

Mia eterna amica

Nell’ottobre 1863, Apollinarija e lo scrittore si divisero per due lunghi anni: lei torna a Parigi, lui si strugge in Russia, dove confida alla sorella dell’amata: "Io l’amo ancora oggi, ma ormai non vorrei amarla più". Nel 1865 Apollinarija rivede Dostoevskij a Pietroburgo. Si tratta di un incontro triste: la prima moglie dello scrittore era morta un anno prima. Dostoevskij fa una proposta di matrimonio alla giovane, che per principio, rifiuta.

Nel febbraio 1867, Dostoevskij sposa il suo nuovo amore e angelo custode, Anna Grigor’evna Snitkina, e dopo più di un anno dal matrimonio scrive ad Apollinarija:

Oh mia cara, io non ti invito a una felicità a poco prezzo, quotidiana. Stimo (come ho sempre stimato) in te le tue alte aspirazioni. Lo so che il tuo cuore desidera la realizzazione nella vita, mentre tu stessa consideri gli uomini degli esseri o infinitamente sublimi o vigliacchi e mascalzoni. Giudico dai fatti. Concludi tu stessa. Arrivederci, mia eterna amica.
Anna Snitkina con i figli avuti dallo scrittore.
Anna Snitkina con i figli avuti dallo scrittore.

L'uomo del sottosuolo

Tornando a Il giocatore, v’invito, da reale ammiratore di Dostoevskij, a leggere e rileggere il capolavoro e perdervi nei capricci della protagonista femminile, Polina Aleksandrovna, prima incarnazione di Apollinarija nel mondo romanzesco dello scrittore. Poi, per una lettura più investigativa sul mondo russo, v’invito a pensare alla roulette come allegoria dell’uomo del sottosuolo, al rapporto dei russi verso l’Europa. Alla roulette, i momenti della dialettica del sottosuolo si succedono speditamente e non si possono distinguere. A ogni puntata sono in gioco il dominio e la schiavitù. La roulette è una quintessenza astratta di altezzosità in un universo nel quale tutte le relazioni umane sono impregnate di orgoglio sotterraneo.

Un grande scrittore e slavista italiano come Tommaso Landolfi diventò Igrok, il giocatore, non come il protagonista di Dostoevskij, Aleksej Ivànovic, ma quasi: un giocatore, anche se decisamente raté. Un atto d’amore per specchiarsi sull’immagine dell’amatissimo Dostoevskij, scrittore come lui e instancabile gambler.

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Bibliografia

  • Ghidini M. C., Dostoevskij, Salerno, 2017.
  • Dostoevskij F. M., Polnoe sobranie sočinenij v 30 tomach, Leningrad, 1972-1986.
  • Dostoevskij F. M., Il giocatore, Milano, Bur, 1997.
  • Dostoevskij F. M., Il giocatore, a cura di Serena Prina, Milano, Feltrinelli, 2012.
  • Landolfi T., I russi, Milano, Adelphi, 2015.
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