Presi tutto il mio oro, lo cacciai nelle tasche, afferrai le banconote e mi precipitai a un altro tavolo, in una sala vicina, dove funzionava un’altra roulette.
In ordine da sinistra: Maria Dimitrievna Isaeva, Anna Grigorievna Snitkina e Apollinarija Suslova.


Tu scrivi, caro e buon Miša, che Dio solo sa come ti è stato doloroso comprendere la mia lettera e insieme venire incontro alla mia richiesta di denaro. Ma se tu sapessi, amico mio, come sono stato male io al pensiero che tu ti saresti senza dubbio trovato in una situazione difficile a causa della mia lettera, tu stesso diresti che sono stato punito abbastanza per la mia perdita al gioco. In generale, tutto il tempo di attesa della tua lettera nella noiosissima Torino è stato da me trascorso nei più duri tormenti e soprattutto in angosce per te e tutti voi. Da quando son partito da Pietroburgo e mi trovo in paese straniero, non ho letteralmente avuto nessuna notizia di voi. Dio solo sa, per esempio, che cosa m’è passato per il capo a tuo riguardo, sono arrivato col pensiero a tali estremi da morir d’angoscia. Non è da parlare di nostre sofferenze fisiche. Esse non ci sono mai state ma tremavamo all'idea che da un minuto all'altro potessero cacciarci via dall'albergo, e non avevamo un centesimo, scandalo, polizia (qui è così, senza indagine alcuna, se non si ha un garante e bagaglio; ne abbiamo avuto degli esempi – e così via, e così via, ed io son solo solo), un orrore! L’orologio l’ho impegnato a Ginevra, presso una persona effettivamente assai per bene. Non ha nemmeno preso interessi, pur prestando ad uno straniero, ma ha dato una sciocchezza. Adesso non potrò riscattarlo perché i denari mi servono; lei ha impegnato l’anello. Ma abbiamo un accordo per il riscatto fino alla fine di ottobre (secondo il calendario di qui). Ma tutte queste sono sciocchezze.

L’importante è di sapere che cosa n’è di te. Questo per me è il più importante. Ti ripeto che lo sa il diavolo quel che mi è passato per la mente qui. Ho sperato che mi avresti comunicato qualcosa intorno alla rivista. Ma tu scrivi così brevemente e di ciò nemmeno mezza parola. È mai possibile? In nome di Dio, informami: e soprattutto – bisogna lavorare, bisogna darsi da fare.
Se non sarà "Il Tempo", bisogna pubblicare qualche altra cosa. Se no siamo rovinati. Io sento che avrò gran bisogno di denaro per poter vivere i tre mesi necessari per scrivere il romanzo. Se no il romanzo non sarà scritto. Ma dove prendere il denaro? Io ancora in qualche modo me la cavo. Ma tu con la tua famiglia? In poche parole, io vorrei tornare al più presto.

Tu mi domandi perché ho lasciato Parigi così in fretta. Prima di tutto mi ha disgustato; in secondo luogo ho dovuto tener conto della situazione della persona con la quale viaggio.
Ho letto con tristezza quanto mi scrivi di Kolia. In Besser non ho fiducia. Non è un medico ma un ciarlatano. Almeno a mio parere. Meglio sarebbe Botkin; saluta Kolja. Va a fargli visita. Manda qualcuno della famiglia. Come dev'essere penoso per lui così mentre se ne muore. Digli che lo bacio e che spesso ogni giorno penso a lui.
Sui particolari del mio viaggio in generale ti dirò poche parole. Molte avventure diverse, ma una noia terribile, nonostante A[pollinarija] P[rokof’evna]. Qui anche la felicità mi è penosa, perché lontano da tutti quelli che ho amato finora e per i quali ho tante volte sofferto. Cercare la felicità, abbandonando tutto, anche là dove si può essere utili, è egoismo e questo pensiero avvelena adesso la mia felicità (se essa c’è veramente).

Tu scrivi: come è possibile giocare fino alla rovina, viaggiando con la persona che si ama? Amico Miša: a Wiesbaden io avevo creato un sistema di giuoco, servendomi del quale avevo vinto subito 10.000 franchi. La mattina dopo ho abbandonato questo sistema eccitandomi e subito ho perduto.
La sera sono tornato al mio sistema con tutta precisione e senza fatica ho guadagnato di nuovo 3.000 franchi. Dimmi un po’ come era possibile non entusiasmarsi, non aver fede che seguendo rigidamente il mio sistema avrei avuto la fortuna nelle mie mani?
Ed io ho bisogno di denaro per me, per te, per mia moglie, per scrivere il romanzo. Qui scherzando si guadagnano decine di migliaia di lire. Sì, io sono partito per salvar tutti voi e cavar fuori me stesso dai guai. E per di più ci si è aggiunta la fede nel sistema. E così, arrivato a Baden mi sono avvicinato subito al tavolo da gioco e in un quarto d’ora ho vinto seicento franchi. Ciò mi ha spronato. E a un tratto ho cominciato a perdere e non mi sono potuto trattenere e ho perduto tutto. Dopo averti scritto subito la lettera da Baden presi gli ultimi denari e andai a giocare: con 4 napoleoni vinsi 35 napoleoni in mezz'ora. La straordinaria fortuna mi trascinò, rischiai i 35 napoleoni e li persi tutti e 35. Dopo aver pagato la camera ci rimasero sei napoleoni d’oro per il viaggio. A Ginevra impegnai l’orologio.

A Baden ho visto Turgenev. Sono stato da lui due volte ed egli è venuto a trovarmi. Turgenev non ha visto A. P. L’ho nascosta. Egli è tutto "spleen", sebbene con l’aiuto di Baden si sia rimesso in salute. Vive con sua figlia. Mi ha raccontato tutte le sue sofferenze morali e i suoi dubbi. Dubbi filosofici entrati nella sua vita. In parte è un fatuo. Io non gli ho nascosto che gioco. Mi ha dato da leggere "Fantasmi" ed io a causa del gioco non l’ho letto e glielo ho restituito senza averlo letto. Mi ha detto che ha composto il racconto per la nostra rivista e che se gli scriverò da Roma, mi spedirà "Fantasmi" a Roma. E che ne so io della rivista? Debbo scrivere un articolo. Lo so. Perché coi 1.450 franchi che mi hai spedito tu non si fa nulla, cioè si fa molto, ma non si torna a casa. Ma scrivere mi riesce terribilmente difficile. Tutto quello che avevo scritto qui a Torino l’ho strappato. Non ne posso più di scrivere per ordinazione.
Però non dispero di mandare qualcosa almeno da Roma. Perché è necessario. Che Dio accolga lo zio nel regno dei cieli. Penso che la zia avrà da sopportare molti fastidi e porcherie. Quanto all'eredità per noi non ci spero. Tuttavia informami se ci sarà qualcosa.
In nome di Dio, informami di tutto.
Ti abbraccio, ringrazio e bacio.
Tuo F. Dostoevskij


Della mia situazione non parlare di nessuno. Segreto, cioè, sulla mia perdita al gioco. Arrivederci. In nome di Dio scrivi. Ma scrivimi ora già a Napoli. Scrivi immediatamente, ti prego, della tua situazione, scrivi. A Roma troverò tutte le vostre lettere arretrate. E forse da Roma spedirò un articoletto. Ritornerò nel termine fissato. Ma i denari sono pochi. Bacia tutti i ragazzi e Fedja. Saluta in particolar modo Strachov e tutti quelli che sai. Dì a Strachov che io leggo gli slavofili assiduamente e che ho letto qualche cosa di nuovo. E che fa Apollon Grigor’ev? E tutti gli altri? Scrivimi di tutti. Scrivo quanto è più possibile brevemente. Ho fretta di andarmene dall’odiosa Torino. E ho ancora molto da scrivere: a Mar’ja Dimitrievna e a Varvara Dimitrievna. Ringrazia Varvara Dimitrievna, appena la vedi. Che anima nobile è la sua! Temo che Mar’ja Dimitrievna non ti scriva qualche cosa di spiacevole. Ma non credo. Certo fino a metà ottobre non avrà bisogno di denaro. Ma come saperlo? Forse l’ho messa in una posizione falsa. Essa doveva fare una spesa di 100 rubli e non si decideva mai, ma dopo la mia lettera in cui le promettevo di mandarle il denaro, l’ha fatta. E forse adesso è senza denaro. La cosa mi fa trepidare. Se almeno qualcuno mi informasse della sua salute.

Oh mia cara, io non ti invito a una felicità a poco prezzo, quotidiana. Stimo (come ho sempre stimato) in te le tue alte aspirazioni. Lo so che il tuo cuore desidera la realizzazione nella vita, mentre tu stessa consideri gli uomini degli esseri o infinitamente sublimi o vigliacchi e mascalzoni. Giudico dai fatti. Concludi tu stessa. Arrivederci, mia eterna amica.

Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.