Arte 

Il feroce Saladino di Angelo Bioletto

I sogni degli italiani nella sua raccolta di figurine

“Il Feroce Saladino”, la figurina più rara della collezione “I quattro moschettieri”.

Felice Pozzo
Felice Pozzo

Appassionato di storia delle esplorazioni e di letteratura avventurosa, italiana e non, è considerato uno dei maggiori studiosi della vita e delle opere di Emilio Salgari. Ha dedicato all’argomento numerose pubblicazioni e ha curato l’edizione di alcune ristampe salgariane.

Si narra che, negli anni Venti del secolo scorso, a Torino, fecero amicizia due Angeli, entrambi molto giovani e pieni di speranze nell'avvenire. Uno si chiamava Angelo Cinico ed era nato a Crescentino (Vercelli) nel 1901: suonava il violino e coltivava attivamente la passione per il disegno; l'altro si chiamava Angelo Bioletto ed era nato a Torino nel 1906, lavorava in uno studio grafico e coltivava la passione per la musica, cimentandosi con la batteria.

Il disegnatore cronista

Ci sono momenti, durante la gioventù, in cui l'indole creativa è preda di stimoli confusi, ma alla fine prevale l'autentica vocazione. E così Angelo Cinico sarebbe diventato il famoso direttore d'orchestra Cinico Angelini e Angelo Bioletto avrebbe lasciato un ricordo indelebile nel mondo dell'illustrazione.

Angelo Bioletto
Angelo Bioletto

Gli esordi di Bioletto avvennero in sordina, dopo l'assunzione come disegnatore umoristico presso il quotidiano La Stampa, dove realizzava vignette e brevi rubriche, tra cui Bioletto in città e Bioletto ha visto. Si autodefiniva “disegnatore cronista”, intento a trarre ispirazione da episodi cittadini per ironizzare sulla quotidianità. Apprezzati anche i suoi disegni, in quel periodo, sul Guerin Sportivo, sulle cui pagine era in buona compagnia, tra gli altri, con due egregi artisti torinesi: Carlo Bergoglio, noto come “Carlin”, ed Eugenio Colmo, noto come “Golia”.

Quattro Moschettieri alla radio

E arriviamo così alle ore 13 del 18 ottobre 1934, quando l'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (l'Eiar, antenata della Rai) mise in onda la prima puntata del programma I quattro Moschettieri, ideato da due torinesi destinati a grandi successi: Angelo Nizza, nato nel capoluogo piemontese nel 1905, e Riccardo Morbelli, nato a Orsara Bormida (Alessandria) nel 1907, ma residente a Torino.

La presenza di un nuovo Angelo e le età (anno più, anno meno) corrispondenti a quella di Bioletto, potrebbero essere interpretate come un segno del destino. Per non dire della frequentazione degli stessi ambienti giornalistici.

"I quattro Moschettieri" di Nizza e Morbelli.

Il programma, che nel titolo rievocava le indimenticabili avventure dei più famosi eroi di Alexandre Dumas, intendeva pubblicizzare i prodotti Perugina-Buitoni, con allegria e musiche, diventando il primo caso di sponsorizzazione radiofonica italiana e diventando anche una parodia rutilante dove i moschettieri incontravano i personaggi della cultura popolare vivendo eroismi umoristici, ottimi per accantonare le tribolazioni quotidiane.

E così D'Artagnan e i suoi amici moschettieri incontravano Robinson Crusoè e Buffalo Bill, Otello e la Butterfly, un irriconoscibile Sandokan e Antinea nonché numerosi altri improbabili personaggi della cronaca, della mitologia, del cinema, della letteratura e delle più sfrenate fantasie, mentre la voce narrante di Nunzio Filogamo, nel ruolo di un Aramis snob con la erre moscia, garantiva il divertimento. Con lui erano Arrigo Ameri (D'Artagnan), Umberto Mozzato (Porthos) e Aldo Maneggio (Athos).

Annunziato Filogamo era nato a Palermo nel 1902 e a soli due mesi i genitori lo avevano portato a Torino senza immaginare, si capisce, quell'appuntamento nascosto nelle pieghe del futuro che lo avrebbe trasformato in un divo della radio italiana con il nome Nunzio.

Quando la "Topolino" si vinceva con le figurine

La presenza nella radioavventura di tanti e illustri personaggi (da non dimenticare il “cardinale Riciliù” e “Ulisse il furbacchione”) fece nascere l'idea di trarne una serie di cento figurine da utilizzare per raccolte personali o, meglio ancora, per imperdibili concorsi a premi, in modo da aumentare il successo dell'iniziativa. E l'invidiabile incarico fu affidato ad Angelo Bioletto, il cui tratto grafico popolare, di sicuro impatto, collaudato sui giornali sportivi e non solo, fu subito ritenuto ideale.

Copertina dell'album di figurine Perugina-Buitoni.
Copertina dell'album di figurine Perugina-Buitoni.

Le figurine furono incluse nei prodotti Perugina e Buitoni ma anche nelle scatole delle sigarette “Principe di Piemonte”, “Faro” e “Zara”. Un album completo dava diritto a quattro confezioni di prodotti Perugina, e più erano gli album completati più importanti erano i premi. Fra essi c'era anche l'elegante volume riccamente illustrato a colori, di 240 pagine, intitolato appunto I quattro Moschettieri, che lo stesso Bioletto aveva realizzato basandosi sulla trasmissione radiofonica. Consegnando 150 album completati (15.000 figurine!) si aveva diritto alla famosa Fiat 500, la Topolino, ossia l'utilitaria più famosa del periodo, sogno di milioni di persone.

Pagine con figurine della raccolta “I quattro Moschettieri”.

Figurine come moneta corrente

"Il Feroce Saladino", la figurina più rara della collezione Perugina-Buitoni.

Si scatenò in breve una frenetica ricerca e raccolta, resa ardua dalla rarità di alcune figurine. La più rara era quella del Feroce Saladino, che si dice fosse appositamente stampata con parsimonia, mentre la versione più accreditata fa risalire la rarità a un involontario ritardo di Bioletto nel consegnare il relativo disegno. E così il Feroce Saladino, versione ridicola e truce del famoso avversario di Riccardo Cuor di Leone durante le Crociate, diventò l'incubo e insieme il desiderio di moltitudini di italiani.

Un'altra figurina piuttosto rara era la Bella Sulamita, una sinuosa fanciulla orientale che Bioletto aveva raffigurato con un minimo di malizia, con un lungo velo sotto gli occhi e una posa vezzosa. Solo i più eruditi sapevano che si trattava della erotica e desiderabile giovane donna descritta senza eufemismi, forse da Salomone, nel Cantico dei Cantici. La febbre della collezione ebbe come esito quotazioni pubblicate dai giornali e persino la stampa di falsi presso tipografie clandestine, tanto più che le rarità avevano cominciato a essere addirittura utilizzate come moneta corrente.

La radio entra nelle case degli italiani

Le dodici puntate radiofoniche previste diventarono 59 in quattro cicli e all'ultima puntata, nel marzo 1937, gli abbonati alla radio - secondo alcune fonti - erano passati da 400.000 a 700.000 (altre fonti dicono da 535.000 a 900.000) mentre ben 200 Topolino erano state consegnate ad altrettanti vincitori. Quando la trasmissione, ormai diventata un imperdibile appuntamento di massa, fu spostata dal giovedì alla domenica, fu spostato anche l'inizio delle partite di calcio per consentirne l'ascolto sino al termine.

Si è dovuto attendere sino al 1955 e cioè sino all'approdo sui teleschermi del programma televisivo Lascia o raddoppia? con Mike Bongiorno per assistere a qualcosa di analogo.

I Moschettieri… due anni dopo

Nello stesso 1937 il regista Mario Bonnard girò il film comico Il feroce Saladino, affidando il ruolo della Bella Sulamita alla pressoché esordiente e sedicenne Alida Valli, così graziosa che sarebbe piaciuta anche a Salomone. Il film era appunto ispirato alle figurine del concorso. Ambientato in quegli anni, ebbe come protagonista Angelo Musco nel ruolo di un artista di varietà, un certo Pompeo Darly, desideroso di aiutare una ragazza che vuole cominciare a calcare le scene.

"Il feroce Saladino" di Mario Bonnard del 1937.

I quattro Moschettieri ebbero un seguito alla radio nel 1938 intitolato Due anni dopo: nuove trasmissioni, altro volume illustrato di Bioletto e altra caccia agli album da completare. La nuova iniziativa impegnò Bioletto nella realizzazione di altre cento figurine. Il lavoro gli era congeniale e lo affrontò divertendosi a caricaturare se stesso, Nizza e Morbelli e persino, con chiara allusione, un “Falsario delle Figurine” e un “Imitatore delle Figurine”. C'è da dire, infatti, che non furono pochi i casi di disegnatori che tentarono di imitare lo stile di Bioletto in iniziative diverse. Ma nel frattempo le cose erano cambiate notevolmente.

Illustrazione di copertina del volume
Illustrazione di copertina del volume "Due anni dopo. Continuazione de I quattro moschettieri".

L'intervento del Fascismo

La prima edizione della trasmissione aveva infatti finito col destare la diffidenza delle autorità politiche, allarmate sia da un fenomeno senza precedenti che cominciava a presentare aspetti incontrollabili, sia dalle proteste sempre più frequenti e pressanti delle ditte concorrenti.

Copertina dell'album di figurine
Copertina dell'album di figurine "Due anni dopo".

Ha peraltro sottolineato Giuseppe Passarello che quel mondo esilarante

assolutamente privo di scienziati, santi, poeti e narratori tesi alla conquista del mondo per superiorità razziale, come tutti dovevano essere o credersi per non fare uno sgarbo al Duce,

appariva ai vertici politici del tutto incompatibile con l'immagine "obbligatoriamente guerriera e austera degli italiani forgiata dal fascismo".

Il ministero delle Corporazioni varò dunque un decreto per cui tutte le figurine dei concorsi a premi dovevano avere lo stesso valore senza pezzi rari, con proibizione di mettere in palio premi di costo elevato (addio Fiat 500!) In più entro il 10 novembre del 1937 dovevano essere smaltite tutte le giacenze dei premi mediante una distribuzione ai concorrenti osservando le nuove disposizioni.

In quanto al ruolo di Bioletto, ha scritto Antonio Faeti:

Costretti a prender tutto sul serio, fasciati fin dall'infanzia nei funerei paludamenti imposti dal regime, gli italiani videro Bioletto distruggere pubblicamente le più severe convenzioni sulle quali si basavano la cronaca e la storia. A Bioletto non resiste neppure un brandello della coscienza nazionale: il melodramma, il gioco del calcio, i fantasmi della storia, le canzonette, tutto viene rimpicciolito, maltrattato, sottratto all'ufficialità, restituito al banale, al quotidiano. Le sue figurine adempiono ad una salutare funzione antipedagogica: infirmano senza pietà la retorica dei maestri di scuola e dei gerarchi, sottintendono un quadro di valori relativo e dubbioso.

La collaborazione con Mondadori

L'enorme successo ottenuto, d'altra parte, gli spalancò le porte della Mondadori e le braccia di Federico Pedrocchi, che era a capo di tutte le redazioni dei settimanali mondadoriani per ragazzi. Fu così che esordì con una egregia riduzione a fumetti del Don Chisciotte, su testi dello stesso Pedrocchi e poi di Guido Mellini. Il fumetto, disegnato mentre era a Parigi per trattative riferite a una produzione dei Quattro Moschettieri in Francia, fu pubblicato nel 1939 sul giornale Audace, da poco ceduto dall'editore Lotario Vecchi a Mondadori, appunto.

Di poco successivo fu il suo coinvolgimento, come progettista di personaggi, nella lavorazione dell'ambizioso film a cartoni animati La Rosa di Bagdad, diretto da Anton Gino Domeneghini e ispirato a Le mille e una notte. Per l'occasione disegnò i tre buffi consiglieri del califfo Oman, Tonko, Zirko e Zizibè, che rievocano in qualche modo i nani di Biancaneve della Disney (1937).

"La Rosa di Bagdad" di Anton Gino Domeneghini del 1949.

La realizzazione del film, un piccolo capolavoro nonché primo lungometraggio italiano a disegni animati e per di più a colori, subì però una infinita serie di intoppi provocati in gran parte dal conflitto mondiale e non uscirà nelle sale cinematografiche che nel 1949, con grande successo e con la presentazione alla decima Mostra d'arte cinematografica di Venezia. Nel frattempo erano stati coinvolti come collaboratori artistici altri noti personaggi torinesi: Carla Ruffinelli, Giovanni Camusso (in arte Nino Camus) e Luigi Togliatto.

Disney made in Italy

Tra il 1949 e l'anno successivo Bioletto realizzò tre indimenticabili storie disneyane, tutte sceneggiate da Guido Martina, il Disney italiano, nato a Carmagnola (Torino) nel 1906 e dunque suo coetaneo. Samuele Zaccaro ha definito la loro collaborazione "una delle più riuscite del panorama italiano tra uno sceneggiatore ed un disegnatore".

Vignetta de
Vignetta de "L'inferno di Topolino" in cui sono rappresentati i due autori Martina e Bioletto. Collocati nel girone dei traditori, chiederanno scusa a Dante per aver osato stravolgere la sua opera ma saranno salvati per averlo fatto a fin di bene, facendo divertire i lettori di Topolino.

Si tratta, in effetti, di tre storie importanti nel mondo disneyano made in Italy: l'orrorifica e visionaria Topolino e il Cobra Bianco, la celeberrima parodia L'inferno di Topolino, indiscusso capolavoro più volte ristampato con successo, e la surreale Topolino e i grilli atomici, che è la meno riuscita. Secondo molti studiosi per la parodia dantesca, Bioletto trasse ispirazione dalle famose incisioni di Gustave Doré, sottoponendosi a un'impresa non indifferente. Dal canto suo Martina fece uso di terzine rimate che richiamavano la Divina Commedia. Uno dei risultati più interessanti è che il loro lavoro ottenne recensioni su qualche quotidiano, dove, a quei tempi, il fumetto era disdegnato dal punto di vista critico.

Dai classici per ragazzi a Barbie

Deciso tuttavia ad abbandonare il mondo dei fumetti, il nostro Bioletto volle in seguito dedicarsi all'illustrazione dei libri per ragazzi, che giudicava più riposante, più remunerativa e anche più prossima alle sue inclinazioni artistiche, che da qualche tempo lo coinvolgevano nel mondo della pittura e della scultura.

Libro di Salgari edito nel 1959 da Carroccio con copertina e illustrazioni interne a colori di Bioletto.
Libro di Salgari edito nel 1959 da Carroccio con copertina e illustrazioni interne a colori di Bioletto.

Furono diverse le case editrici che gli offrirono lavoro: da Mursia a Carroccio, da Garzanti a Fabbri, spalancandogli l'affascinante mondo dei grandi classici internazionali per la gioventù. E così il suo inconfondibile stile diede man mano preziose raffigurazioni ai personaggi di Cuore di De Amicis, ai più famosi giovani eroi di Dickens, di Malot e di Molnar, ai Capitani coraggiosi di Kipling, al Leone di Damasco di Salgari, al Robinson Crusoé di Defoe, per non dire delle numerose fiabe musicali della Fabbri che illustrò con lo pseudonimo Michele.

Nel 1978 ritornò al mondo delle figurine, al quale doveva molta riconoscenza, in un ambito per molti versi nuovo: disegnò infatti gli sticker di Barbie Parade pubblicati dalla Panini di Modena, accolti con grande successo anche all'estero, in considerazione della notorietà di cui godeva Barbie ormai da decenni.

È mancato a Milano il 26 dicembre 1987 e a Roma gli è stata dedicata una via.

※ ※ ※

Bibliografia

  • Faeti A., Guardare le figure – Gli illustratori italiani dei libri per l'infanzia, Torino, Einaudi, 1972.
  • Pallottino P., Storia dell'illustrazione italiana – Cinque secoli di immagini riprodotte, Firenze, La Casa Usher, 2010.
  • Passarello G., La galleria delle figurine, in La Repubblica, 28 marzo 2008.
※ ※ ※

Questo contenuto è riservato agli iscritti a Rivista Savej on line!

Rivista Savej on line è un progetto della Fondazione Culturale Piemontese Enrico Eandi per la diffusione della cultura e della storia piemontesi.

Se non l’hai ancora fatto, iscriviti ora: la registrazione è completamente gratuita e ti consentirà di accedere a tutti i contenuti del sito.

Non ti chiederemo soldi, ma solo un indirizzo di posta elettronica. Vogliamo costruire una comunità di lettori che abbiano a cuore i temi del Piemonte e della cultura piemontese, e l’e-mail è un buon mezzo per tenerci in contatto. Non ti preoccupare: non ne abuseremo nè la cederemo a terzi.

Registrati

Sei già registrato? Accedi!

Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.


Normativa Privacy