Storia 

Il viaggio in una stanza di Xavier de Maistre

Come ritrovare la felicità grazie alla fantasia

Incisione raffigurante Xavier de Maistre.

Roberto Coaloa
Roberto Coaloa

Storico, biografo di Tolstoj, slavista, traduttore, critico letterario, autore di saggi dedicati al Risorgimento, alla Grande Guerra e ai viaggiatori, come Carlo Vidua, collabora a Il Sole-24Ore e La Stampa. È uno dei più autorevoli specialisti della storia dell’Austria-Ungheria. Si definisce “flâneur esistenzialista”: un instancabile ricercatore di cose rare e amateur di musica.

Il viaggio e i modi di vedere, nella quarantena appena trascorsa, sono quelli letti in un piccolo volume, Voyage autour de ma chambre di Xavier de Maistre, un’allegoria del confinamento. Come non amare questo libro?

La chambre è come la vita

Viaggio intorno alla mia camera di Xavier de Maistre
Copertina di "Viaggio intorno alla mia camera", edizione Tarka, 2020.

Il titolo del Voyage di Xavier paròdia, significativamente, quello del primo viaggio di circumnavigazione di James Cook: Diario di un viaggio intorno al mondo. È il moderno manifesto rivoluzionario di un viaggiare svincolato dalle preoccupazioni e dalla fretta, entro i soli confini dell’intelligenza e della fantasia.

Presto si capisce che la chambre è una metafora del breve spazio della vita e un perfetto manuale di sopravvivenza per chi si trova in isolamento. Tutto esiste al di fuori di noi, ma in realtà sta già nella nostra mente. Osserva il caro Xavier al capitolo ventunesimo:

L’homme n’est rien qu’un fantôme, une ombre, un vapeur qui se dissipe dans les airs! [L’uomo non è che un fantasma, un’ombra, un vapore che si perde nell’aria].

Solo chi sa accettarlo può avvicinarsi alla felicità. Solo chi non si prende sul serio può tenere in scacco la nevrosi, la morte. Un focherello, il seggiolone, i quadri… L’elenco potrebbe essere più lungo. Ad ogni modo sono le prime cose che rendono piacevole la “prigione” del conte Xavier de Maistre. Ma com’è nato il geniale Voyage autour de ma chambre? Chi è l’autore?

Un bestseller di fine Settecento

In Italia è molto noto il fratello maggiore di Xavier, Joseph de Maistre, studiato soprattutto come pensatore politico. In Francia, invece, non mancano studi e profili biografici dei due grandi fratelli, considerati anche un modello della bella scrittura francese. Poco prima del carnevale dell’anno 1790, Xavier (nato a Chambéry l’8 novembre 1763), penultimo di dieci figli sopravvissuti ai quindici nati dalla famiglia di François-Xavier, presidente del Senato di Savoia, ha una vertenza d’onore con l’ufficiale Patono de Meyran. Il duello si risolve in suo favore, ma egli, per punizione, viene messo agli arresti, che sconta nella cittadella di Torino. In tale circostanza, scrive il Voyage, che sarà riveduto e integrato nei quattro anni successivi, durante i quali Xavier è messo di guarnigione a Fenestrellle e Aosta.

"Voyage autour de ma chambre", frontespizio dell'edizione originale del 1794.

Nel 1792, agli ordini del duca di Monferrato, Xavier combatte contro l’esercito rivoluzionario francese, che ha invaso la Savoia. Poi, nel 1784, durante un viaggio a Losanna, Xavier mostra al fratello Joseph, da lui considerato suo "padrino e protettore", il manoscritto del Voyage. Joseph, come lo stesso Xavier riferisce, "conservò l’abbozzo e lo mise in ordine". Il 13 aprile 1795, per iniziativa di Joseph, viene stampato anonimo a Losanna, con la data di "Turin 1794". È un successo! Il libro compare anche a Parigi nel 1796. Xavier, quell’anno, segue Carlo Emanuele IV di Savoia in esilio per poi unirsi all'esercito austro-russo in Piemonte. Xavier diventerà poi un esule e si legherà alla sua patria adottiva: la Russia. Viaggiò una sola volta a Parigi, dove fu acclamato come un grande scrittore. Ancora nel 1832, Alessandro Manzoni domandava all’autore, in una sua lettera:

Signore, viaggiate ancora nella vostra camera?

Storia di una famiglia piemontese

La famiglia Maistre di Nizza, città sotto la giurisdizione dei Savoia dal 1402, nel Settecento abbandonò la città della Riviera. Un ramo della famiglia si stabilì a Torino, per poi trasferirsi a Casale Monferrato, l’altro in Savoia, a Chambéry. Raccontiamo volentieri la storia di questa famiglia del Regno di Sardegna perché tipica di molte schiatte nobili, che dopo la Rivoluzione francese scomparvero per sempre o, con molte difficoltà, dovettero reinventarsi una vita da esuli per il mondo o scegliere la Francia o il Piemonte dopo la Restaurazione. I nomi di Joseph de Maistre e di Xavier de Maistre devono essere iscritti in una galleria di illustri piemontesi. La cosa apparirebbe a prima vista un anacronismo, se però ci si riflette attentamente, si scopre che questo nome d’origine francese si può a ben diritto considerarsi come gloria italiana.

Joseph de Maistre
Joseph de Maistre

Joseph de Maistre (come del resto il fratello Xavier), ad esempio, benché nato in Savoia servì sempre fedelmente la Dinastia che ha portato all'unificazione della Penisola. Il ministro del Re di Sardegna ha sempre e costantemente consigliato a Casa Savoia quella politica italiana che i discendenti di Emanuele Filiberto e di Vittorio Amedeo hanno adottata, e nella quale hanno perseverato con successo nel Risorgimento. Questa serie di considerazioni, ci pare, fanno apparire il conte savoiardo come un nostro concittadino; e qualunque siano i convincimenti politici e religiosi di cui egli è stato difensore accanito, non è men vero che per intelligenza, per lo splendore dei ragionamenti, per l’austerità del costume, per l’ammirevole devozione a Casa Savoia e la fortuna che ebbe il suo pensiero sugli intellettuali russi, nel Lev Tolstoj di Guerra e pace in particolare, egli offre al pennello dello storico una delle fisionomie più interessanti di tutto l’Ottocento.

L'inserto
L'inserto "TuttoLibri" de "La Stampa" del 18 aprile 2020 riporta clamorosamente un'immagine di Joseph de Maistre e non di Xavier de Maistre.

Il ramo monferrino

A congiungere le due famiglie, quella savoiarda e l’altra monferrina, ci pensò nei suoi viaggi il conte Carlo Vidua, che unì alla passione delle peregrinazioni e ricerche quella del gran bibliofilo. Il viaggiatore, infatti, lesse con gusto i due fratelli savoiardi trasmettendo al cugino monferrino, Luigi de Maistre, notizie sui più famosi Xavier e Joseph de Maistre. Luigi faceva parte di quel ramo della famiglia che noi consideriamo monferrino. Più precisamente, la famiglia di Casale Monferrato discendeva da Giovanni Francesco (1704–1760), grande giureconsulto, nato a Nizza nel 1704 (come afferma il principe Guasco di Bisio) o nel 1695. Egli fu chiamato a Torino da Vittorio Amedeo II con mansioni di magistrato; nel 1730 fu procuratore generale, poi presidente del Senato e nel 1756 presidente della Camera dei Conti. Il 28 aprile 1745 era stato infeudato di parte di Castelgrana (nel Monferrato) e ne era stato investito il 6 maggio successivo con il titolo di conte. Il 13 settembre 1758 fu infeudato di Caraz, smembrato dalla città di Nizza, e investito col titolo comitale il 18 seguente (lo stemma nobiliare è d’azzurro a tre calendule (soucis) di oro, 2 e 1. Il motto dei Maistre, conti di Castelgrana e di Caraz è: Hors l’honneur nul soucy.

Sua sorella, Maddalena de Maistre sposò Amedeo Valeriano Galeani Napione, consignore di Cocconato; da questo legame nacque a Torino, il 1° novembre 1748, Gian Francesco Galeani Napione, celebre protagonista della vita culturale del Regno di Sardegna e gran amico della famiglia Vidua. Il grande giureconsulto Giovanni Francesco (emulato nella carriera dal cugino François-Xavier), sposò in prime nozze Teresa Cristina Peyron, nel 1742, e nel 1748, Anna Francesca De Giovanni. Da tale unione nacquero sei figli: Pellegrina (1743–1817), Barnaba (1744–1812), Anna Petronilla Maistre-Pulciano (1745–1769), Placido (1751–1814), Gabriella (nata nel 1753), e Carlo Tomaso (1760–1835). Il padre di Luigi era Placido, il quartogenito, che nacque a Torino il 4 ottobre 1751. Egli fu capitano nel Corpo Reale degli ingegneri e fu lui a trasferirsi a Casale Monferrato, dove nel 1810 fu membro del Collegio elettivo. Morì a Casale il 2 novembre 1814.

Ritratto di Carlo Vidua (Archivio storico di Casale Monferrato).
Ritratto di Gian Francesco Galeani Napione.

Lettere dall'America

Luigi de Maistre, conte di Castelgrana e di Caraz, cavaliere mauriziano, nacque a Casale Monferrato il 13 novembre 1781. Fu l’unico figlio maschio dei tre figli del conte Placido Maistre, che ereditò gran parte delle fortune della famiglia. Le due sorelle di Luigi, Maria Carolina e Gabriella, si sposarono e abbandonarono la città natale. Luigi de Maistre diventò a Casale Monferrato prima riformatore delle scuole (1822), direttore dell’Ospedale Santo Spirito (1830) e poi decurione municipale (1832). Morì nella sua città il 1° febbraio 1852. Sposò Giuseppina Gozani di Treville ed ebbe un unico figlio, Giovanni, nato a Casale nel 1813, ultimo personaggio del nobile casato monferrino, che ospitò Garibaldi nel suo settecentesco palazzo di Casale (costruito da un ramo dei conti Biglione di Viarigi in stile barocco), durante la Seconda guerra d’indipendenza, sottolineando nell'amicizia con il Generale dalla camicia rossa, nato a Nizza, l’antica discendenza nizzarda della famiglia Maistre.

Luigi de Maistre, più vecchio di Carlo Vidua di quattro anni, condivise con lui le sue peregrinazioni e ricerche. Luigi scrisse a Carlo alcune lettere da Casale all’America, come ci testimonia una lettera di Vidua, ma di esse non abbiamo più traccia, almeno per il momento. Delle lettere scritte da Vidua a Luigi dall’America, sappiamo di una lettera scritta da Tepic, ma non è presente nell’epistolario radunato da Balbo. In tale opera è però presente una relazione americana del viaggiatore; nel libro IV delle Lettere, troviamo, infatti, un interessante documento-lettera del Conte di Conzano al conte Luigi de Maistre.

L'ennoblissement dei Maistre

Rispetto a Joseph e Xavier de Maistre, Luigi era il cugino dell’autentico, dell’immortale Joseph de Maistre, "la bestia nera della democrazia di una volta", per usare un’espressione di Domenico Giuliotti. Il nonno di Joseph de Maistre, Andrea, era fratello di Giovanni, padre di Giovanni Francesco, il grande giureconsulto prima ricordato, che divenne conte nel 1745. Il padre di Joseph de Maistre e Xavier, François-Xavier de Maistre (1706–1789), emulò nella carriera il cugino Giovanni Francesco e fu conte nel 1780. Da allora distinguiamo i de Maistre monferrini, conti di Castelgrana e di Caraz, dai de Maistre della Savoia.

Monumento a Xavier de Maistre e al fratello Joseph a Chambéry.
Monumento a Xavier de Maistre e al fratello Joseph a Chambéry.

François-Xavier de Maistre nacque a Nizza nel 1706; fu sostituto avvocato dei poveri a Nizza nel 1730, poi passò in Savoia quando un decreto del Re lo nominò, nel 1740, membro del Senato di Savoia a Chambéry, come sostituto avvocato fiscale generale. I Senati del Regno di Sardegna erano Corti composte da senatori nominati direttamente dal sovrano. Avevano una duplice funzione, giurisdizionale ed esecutiva: giudicavano in ultima istanza ogni causa penale e civile e registravano nelle regioni di propria competenza gli editti reali rendendoli esecutivi. Nominavano infine i giudici provinciali, chiamati prefetti. Il senatore François-Xavier de Maistre diventò in breve tempo uno dei senatori più autorevoli del Regno. Incaricato dal sovrano di redigere, con il presidente Salteur, le costituzioni reali, una vasta compilazione di diritto costituzionale, amministrativo, civile e penale, che fu completata nel 1770, de Maistre fu ricompensato per la sua opera intelligente con il titolo di conte e la nomina a secondo presidente del Senato.

Notiamo come i due Maistre, Giovanni Francesco e François-Xavier, entravano a far parte dell’aristocrazia del Regno di Sardegna grazie a un ennoblissement, cioè a un riconoscimento della loro naturale nobiltà, concetto questo che Joseph de Maistre avrebbe sottolineato nelle sue opere politiche, considerando l’aristocrazia non come una casta chiusa biologicamente, bensì aperta a tutte quelle famiglie che avessero dimostrato nel tempo di essere naturalmente nobili, cioè fedeli alle tradizioni nazionali e benemerite dello Stato. Dal matrimonio di François-Xavier con la figlia del senatore De Mots (o Demotz), Christine, nacquero, come abbiamo sopra notato, dieci figli, di cui cinque maschi: Joseph, il più anziano, nacque il 1° aprile 1753 in un palazzo della place des Lans a Chambéry.

La recensione di Carlo Vidua

Carlo Vidua fu un attento lettore di Joseph de Maistre e la sua corrispondenza con Luigi conferma tale passione. Inoltre, dalle osservazioni del conte di Conzano sulla democrazia americana, si trovano alcuni riferimenti allo scrittore savoiardo.

La lettera di Vidua a Luigi de Maistre fu scritta "Sul Mississipì discendendo dalla Nuova-Madrid alla nuova Orleans 17 gennaio 1826". Tale documento è fondamentale per capire l’importanza del viaggio negli States del conte di Conzano. In un post scriptum troviamo il riferimento alla parentela di Luigi, in particolare alcune notizie sulle opere di Xavier e Joseph de Maistre:

Ho trovato alla Nuova Orleans un’ultima edizione delle opere di Xavier de Maistre, in cui v’è un’opera nuova di lui stampata di recente, il cui titolo è "Promenade autour de ma chambre", pienissima di spirito. – Fin il vescovo ne era rapito. Questo vescovo monsignor Du-Bourg è egli stesso un uomo pieno di spirito. – Abbiamo fatto stretta conoscenza. – Ma tu fa conoscenza con quel libro. Quanto alle opere del Giuseppe Maistre le trovai a Baltimore, a Montreal, nel Canadà, nella casa de’ Gesuiti presso S. Luigi, e in quella del vescovo a Nuova Orleans.

Fuga dal carcere

In un’altra lettera di Carlo Vidua a Roberto d’Azeglio, scritta da Bordeaux il 29 maggio 1827, Joseph de Maistre è citato (attraverso la sua più celebre opera: Le serate di San Pietroburgo) per un’importante riflessione politica:

Tomba di Joseph de Maistre nella Chiesa dei Santi Martiri di Torino.
Tomba di Joseph de Maistre nella Chiesa dei Santi Martiri di Torino.
Nello scriverti il quadro de’ costumi Americani, od almeno l’impressione che fecero in me, indovinai che non ti sarebbe ito a grado. – Credo come tu dici, che sei mesi o meno di soggiorno nel carcere natìo per usare dell’espressione del gran Tragico, mi riconcilieranno colla gente di là. – È vero che a Torino, a sentir le esagerazioni insopportabili di certa gente, mi sentivo sì trascinato alla liberalità, che mi facevo forza per non diventarlo eccessivamente. – Così nell’altro mondo le esagerazioni liberali mi disgustavano tanto, che mi facevo forza per non diventare partigiano delle "Soirées de St. Pétersbourg". – Mi ricordo, che venendo da un paese in cui si ripete ogni momento il nome del marito della Queen, giunto sull’Ohio, mi faceva lo stesso moto d’impazienza la continua ripetizione della parola "People, sovereign people, the tremendous power of public opinion". – I nuovi liberali del Messico erano pure insopportabili. – In conclusione, il soggiorno di Filadelfia fa diventar assolutista, e quel di altri paesi inclina a desiderar la forza del "Demos". – Ogni cosa ragguagliata, i viaggi finiscono per farmi trarre due conclusioni, e non più; e sono che per giudicar giusto delle cose umane, conviene generalizzar poco, e distinguere molto. – Le lunghe riflessioni sopra queste materie mi hanno avvezzato a veder il male misto al bene in ogni sistema, e separare la massa del bene da quella del male – da questa mia maniera di veder le cose, ne risulterebbe che le porrei sotto un punto di vista, a mio parere, più giusto, ma che non piacerebbe né all’uno né all’altro de’ due partiti, che or si disputano; e nell’attual calor delle opinioni, l’imparziale, o almeno chi desidera esserlo, è mal visto da tutti, od almeno dimenticato.

Nella stessa lettera a Roberto d’Azeglio troviamo una confidenza del viaggiatore, che dopo il suo ritorno in Europa confessa d’avere "una certa ripugnanza a entrare in carcere". Infatti, nel 1827, anziché tornare nel Regno di Sardegna, Vidua s’imbarcò da Bordeaux per l’India per tornare in Piemonte, il "carcere", solo dopo la sua morte, avvenuta in Estremo Oriente nel 1830.

Joseph de Maistre morì il 26 febbraio 1821 a Torino. La sua tomba è nella Chiesa dei Santi Martiri di Torino. Xavier de Maistre morì il 13 giugno 1852, nella sua villa di Strelnia, presso la capitale degli Zar, quasi novantenne, confortato, negli ultimi anni, dai suoi studi scientifici e dal tranquillo esercizio della pittura. La sua tomba è nella Smolenskoye Lyuteranskoye Kladbishche di San Pietroburgo (uno dei più grandi cimiteri non ortodossi della città).

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Bibliografia

  • Coaloa R., Carlo Vidua, un romantico atipico, Città di Casale Monferrato, Assessorato per la Cultura, 2003.
  • De Maistre X., Viaggio intorno alla mia camera, Milano, Bur, 1991.
  • Fisichella D., Joseph de Maistre pensatore europeo, Bari, Laterza, 2005.
  • Giuliotti D. (a cura di), De Maistre, Firenze, L’Arco, 1948.
  • Saredo G., Giuseppe de Maistre, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1860.
  • Vidua C., Lettere del Conte Carlo Vidua pubblicate da Cesare Balbo, Torino, Giuseppe Pomba, III, 1834.
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