Le amazzoni dei cieli

Le prime donne a volare sopra Torino

Illustrazione di Ginger Berry Design per Rivista Savej.

Laureata in Scienze dei beni culturali, è una guida turistica non convenzionale, nota come La Civetta di Torino specializzata nella valorizzazione storico-artistica della città da un punto di vista insolito tombe, cimiteri, cripte e non solo.

Presso la Biblioteca Reale di Torino è conservata una cassetta preziosa. Al suo interno è riposto un piccolo quaderno, formato da trentotto pagine di carta manoscritta e disegnata. La scrittura speculare e gli schizzi dettagliati che riempiono il libretto sono inconfondibili. La mano che li tracciò nei primissimi anni del XVI secolo fu quella del genio italiano per eccellenza, Leonardo da Vinci.

I fogli compongono il Codice sul volo degli uccelli, entrato a far parte delle collezioni reali nel 1893 grazie alla donazione del collezionista russo Fiodor Sabachnikoff. Nel 1920 il banchiere ginevrino Henri Fatio regalò alla regina Margherita i fogli mancanti. Sin da piccolo affascinato dal volo, Leonardo da Vinci sviluppò le sue osservazioni e gli studi al riguardo nel famoso Codice, arrivando a progettare vere e proprie macchine volanti, che potessero condurre l’uomo all’esplorazione del cielo e che fossero più resistenti delle ali di piume e cera del povero Icaro.

Pagina interna del
Pagina interna del "Codice sul volo degli uccelli" di Leonardo Da Vinci (© Musei Reali Torino).

Questo articolo, con ulteriori approfondimenti, è presente anche nel numero 4 cartaceo di Rivista Savej.

 

Prove di volo

Prima dimostrazione pubblica dei fratelli Montgolfier, ad Annonay, 4 giugno 1783.
Prima dimostrazione pubblica dei fratelli Montgolfier, ad Annonay, 4 giugno 1783.

Bisognò attendere molti anni dopo la morte di Leonardo da Vinci per vedere l’uomo sollevarsi da terra. Nel novembre 1783 riuscirono nell’impresa i fratelli Montgolfier, grazie all’invenzione del primo pallone aerostatico, la mongolfiera, che volò sui tetti di Parigi con a bordo lo scienziato Pilâtre de Rozier e il marchese d’Arlandes. Nel dicembre 1903 furono i cieli della Carolina del Nord ad accogliere il primo volo in aeroplano ad opera dei fratelli Wright sul loro Wright Flyer. E Torino? Anche i cieli della città subalpina non persero tempo.

Il primo esperimento di volo, ma senza equipaggio, si svolse l’11 dicembre 1783 nella zona ovest della città, fuori dalla porta Susina. Il cilindro con le estremità arrotondate, alto quasi un metro e largo circa sessanta centimetri, costruito da tre soci dell’Accademia delle Scienze, Robert de Paul de Lamanon, Carlo Antonio Galeani Napione di Cocconato e Giuseppe Amedeo Corte di Bonvicino, si librò in volo e scomparì tra le nuvole, per ricadere a terra sulla strada per Rivoli. All’evento presenziò anche una donna, la principessa di Savoia-Carignano Giuseppina di Lorena-Armagnac, incaricata di tagliare la corda che legava il palloncino a terra. La principessa, nota per la sua profonda cultura e la sua intelligenza acuta, avrebbe senza dubbio approvato le gesta di alcune donne che, qualche anno dopo, avrebbero vivacizzato nuovamente i cieli subalpini, dimostrando come al genere femminile non facessero difetto coraggio e sprezzo del pericolo.

1812, Madame Blanchard sorvola la città

In piena occupazione napoleonica, quando il Piemonte si trovava annesso alla Francia, arrivò a Torino, allora capoluogo del Département du Pô, Marie Madeleine Sophie Armant, una donna francese che i posteri avrebbero ricordato come il primo essere umano a volare sopra la città. Sophie era una personalità già nota al pubblico dell’epoca. Era moglie e collaboratrice del celebre aeronauta Jean-Pierre François Blanchard, il primo uomo a trasvolare in mongolfiera il canale della Manica nel 1795. Rimasta vedova nel 1809, Sophie decise di continuare da sola le sperimentazioni del marito non per brama di notorietà, ma per amore nei confronti della scienza.

Sophie Blanchard durante un volo nel 1811.
Sophie Blanchard durante un volo nel 1811.

Si possono seguire gli eventi del soggiorno torinese di Madame Blanchard grazie ai resoconti pubblicati sul Courrier de Turin. Journal politique, littéraire, etc. Sophie arrivò in città il 6 aprile su richiesta del Maire di Torino, Giovanni Negro, il quale aveva ricevuto una raccomandazione dal Maître des requ, Giuseppe Maria Ferdinando dal Pozzo. Questi considerava Madame Blanchard “une femme-artiste célèbre” in grado di proporre “un des plus beaux spectacles”.

La quarantacinquesima ascensione aerostatica della carriera di Sophie, programmata per il 19 aprile, venne posticipata al 26 a causa della pioggia. I torinesi impazienti di assistere all’evento avrebbero potuto acquistare in anticipo il biglietto di tre franchi presso l’ufficio militare cittadino. Chi avesse acquistato il biglietto il giorno dell’esibizione, avrebbe pagato invece il sovrapprezzo di un franco. Onde evitare incidenti, tutti dovevano tener conto dell’ordinanza municipale, che stabiliva le regole dello svolgimento della manifestazione.

Arrivato il grande giorno, la popolazione si riversò intorno al Castello del Valentino, affollando le vie, i prati ed entrambe le rive del Po. Il cortile della residenza sabauda era stato individuato come il punto di partenza ideale per il viaggio aereo. Alle 16.30 il pallone si staccò piano da terra e iniziò la sua salita verso l’alto. Sophie era intenta a salutare gli spettatori, che ricambiarono gridando di stupore e applaudendo con entusiasmo. Dopo mezz’ora scomparve alla vista. Arrivata a oltre seimila metri d’altezza, Madame Blanchard ebbe un’emorragia al naso e avvertì un grande freddo:

i vapori gelidi si fissarono sulle mani e sul viso della viaggiatrice, come tante piccole punte di diamanti.

Il termometro segnalava diciotto gradi sottozero e quindi era giunto il momento giusto per effettuare la discesa. Alle 17.30 Sophie venne accolta in un campo situato tra Ceretto e Cocconato dagli abitanti di quei paesi e dai Maires, che la riaccompagnarono in una Torino festante. Il 4 luglio 1819, a soli quarantuno anni, Madame Blanchard trovò la morte durante un’ascensione notturna sui tetti di Parigi. Una dipartita tranquilla non sarebbe stata consona all’ardimentosa aeronauta francese che lasciò i torinesi a bocca aperta e con gli occhi rivolti al cielo in un bel pomeriggio di primavera.

Illustrazione della morte di Sophie Blanchard.
Illustrazione della morte di Sophie Blanchard.

1827, il lancio con paracadute di Élisa Garnerin

Il 21 giugno 1827 i torinesi, ormai da anni usciti dal periodo napoleonico e in piena Restaurazione, potevano leggere sulla Gazzetta Piemontese il seguente annuncio:

Domenica prossima, 24 del corrente, madamigella Garnerin, Aeroporista francese, avrà l’onore di fare nel Reale Giardino, alla presenza delle LL. MM. gli Augusti nostri sovrani (Carlo Felice di Savoia e Maria Cristina di Napoli), la sua trentunesima ascensione, onore che le fu compartito da tutti i Regnanti d’Europa. Ella s’innalzerà ad una tale altezza da poter discendere col paracadute alla vista dei medesimi spettatori, che saranno certamente affollatissimi; e tanto più lieto sarà questo spettacolo, quanto più sicuro è il metodo di questa intrepida aeronauta, onde non soggiacere, per qualunque accidente, a sinistro di sorta.
Ritratto di Élisa Garnerin.
Ritratto di Élisa Garnerin.

Torino si preparava ad assistere per la prima volta ad un lancio con paracadute. Come capitò nell’ascensione aerostatica del 1812, anche questa volta la protagonista sarebbe stata una donna, Élisa Garnerin. Nipote dell’aeronauta André-Jacques Garnerin, inventore del paracadute a calotta emisferica, Élisa esordì come paracadutista a quindici anni, seguendo l’esempio della zia Jeanne Geneviève Labrosse, e si esibì sia in Europa che in Russia.

La Regia generale Direzione dei Teatri e Spettacoli di Torino si occupò dell’organizzazione del lancio, nonché del recupero della mongolfiera. Un biglietto, recante tutte le indicazioni del caso e scritto dalla stessa Élisa Garnerin, sarebbe stato attaccato al pallone. Chiunque l’avesse trovato, avrebbe dovuto darne solerte avviso. Il lancio venne programmato per il 24 aprile, ma fu posticipato prima al 25 e poi al 29 “per lo stato dell’atmosfera in questa stagione così vario ed incostante”. Il luogo di partenza fu individuato nei Giardini Reali superiori, dietro il palazzo sabaudo. L’orario d’inizio dello spettacolo fu fissato alle 18.30 e i biglietti si poterono acquistare presso il Teatro Regio.

Madamigella Garnerin non si staccherà dal Pallone se non a una considerabile altezza, e qualunque sia il luogo in cui essa discenderà col paracadute, essa ritornerà nel Reale Giardino.
Disegno del paracadute di Élisa Garnerin, tratto da www.gonnelli.it.
Disegno del paracadute di Élisa Garnerin, tratto da www.gonnelli.it.

Quel venerdì 29 aprile si rivelò essere la giornata ideale. Il cielo era limpido, privo di nuvole, e non tirava troppo vento. Tantissime erano le persone accorse ai Giardini Reali, che nell’attesa si intrattennero ascoltando “due corpi di musica militare alternare grate e armoniche sinfonie”. Alle 19 il Re e la Regina si affacciarono da un balcone del Palazzo Reale. Tutto era pronto. Per prima cosa Élisa Garnerin lanciò un pallone in miniatura, per capire che direzione avrebbe preso il suo aerostato. Subito dopo, l’animosa aeroporista entrò nella navicella. Il pallone fu fatto salire fino all’altezza del balcone reale, la Garnerin agitò in segno di saluto la bandierina bianca e blu che teneva tra le mani e i sovrani risposero con un applauso, al quale si unì il pubblico presente. Dopo un giro intorno al giardino, il pallone fu slegato e cominciò la sua salita.

Prodigiosa fu l’altezza a cui esso salì, poiché una macchina aerostatica di sì smisurata mole comparì piccolissima al punto in cui Madamigella Garnerin se ne staccò per cominciare la sua discesa col Paracadute; i primi tratti del suo viaggio all’ingiù furono rapidissimi, così che corse un momento di brivido lungo le ossa degli Spettatori, quasi incerti e pavidi dell’avvenire.

Alla fine, il paracadute fece atterrare dolcemente la francese nei Giardini Reali inferiori. Ritornata in carrozza al punto di partenza, l’eterea viaggiatrice fu osannata dalla folla e presentata ai sovrani, che si complimentarono con lei per essere stata in grado di offrire a Torino uno spettacolo tale da “eccitare la curiosità dell’universale”.

Acquaforte raffigurante Élisa Garnerin in piedi in un cestino attaccato ad un paracadute, in alto a sinistra la mongolfiera che la trasportava. Questa potrebbe essere una rappresentazione di un volo a Parigi del 17 settembre 1815.
Acquaforte raffigurante Élisa Garnerin in piedi in un cestino attaccato ad un paracadute, in alto a sinistra la mongolfiera che la trasportava. Questa potrebbe essere una rappresentazione di un volo a Parigi del 17 settembre 1815.

1893, Anna Demichelis la sposa volante

Nei primi giorni dell’ottobre 1893 iniziarono a circolare per la Torino della Belle Époque manifesti raffiguranti un pallone aerostatico. Recavano il bizzarro annuncio del “viaggio aereo di nozze” del signor Giuseppe Charbonnet, proprietario dell’aerostato "Stella". La Stampa descrisse la notizia con una punta di ironia, affermando che

l’idea è pratica, poiché ha il vantaggio di sottrarre gli sposi alle noie degli importuni e degli indiscreti.

Quello dei coniugi Charbonnet sarebbe stato il primo viaggio di nozze in mongolfiera tentato in Europa.

Cartolina commemorativa del 1993 dedicata a Giuseppe Charbonnet e Anna Demichelis.
Cartolina commemorativa del 1993 dedicata a Giuseppe Charbonnet e Anna Demichelis.

L’appassionato ed esperto aeronauta Giuseppe Charbonnet, di origini lionesi, possedeva a Torino l’officina meccanica di via Chisone 5. Lì costruì un pallone aerostatico, capace di 1700 metri cubi di gas e in grado di trasportare sei persone oltre alla zavorra. Lì elaborò l’ardito progetto di condurre in luna di miele sulla mongolfiera la “robusta, giovane e graziosa” fidanzata, Annetta Demichelis.

Il matrimonio fu celebrato l’8 ottobre 1893. Dopo il banchetto, gli sposi si recarono al luogo di partenza, il gasometro di Porta Nuova, situato all’angolo tra via Montevecchio e via San Secondo. La sposa, con indosso un abito bianco e sul capo la tradizionale corona di fiori d’arancio, salì insieme al marito sulla navicella senza tentennamenti. Alle 16.20 l’aerostato "Stella" si levò in cielo tra gli applausi degli spettatori, per discendere alle 19 a Piobesi. Annetta dichiarò:

Ciò che io ho provato di contentezza, di meraviglia, di soddisfazione in quelle ore non si può dire.
Copertina de
Copertina de "La sposa dell'aria".

Un triste destino

Alle 10 del giorno successivo i neosposi, insieme a due collaboratori di Charbonnet, ripresero quota, ignari della tragedia che stava ad attenderli. Una tempesta era in arrivo. Vento, pioggia, grandine, fulmini e nubi investirono la mongolfiera, sospingendola verso Balme e facendola arrivare sino all’altezza di 6.000 metri. Annetta perdeva sangue dalle orecchie e dal naso, come anche i suoi compagni. Charbonnet e i suoi aiutanti persero il controllo dell’aerostato, che andò a sbattere contro la Bessanese, la vetta dell’alta Valle di Lanzo, nelle Alpi Graie. Terrorizzata, Annetta decise di invocare la Madonna della Consolata perché li aiutasse a salvarsi.

I quattro sopravvissero miracolosamente all’impatto. Dopo una notte trascorsa tra i ghiacci, il gruppo si mise in cammino per scendere a valle, ma lo Charbonnet cadde in un crepaccio e morì. Soltanto il 12 ottobre i tre superstiti congelati riuscirono a raggiungere in modo rocambolesco il Pian della Mussa, dove ricevettero i soccorsi. Il 15 ottobre rientrarono a Torino. Fu così che una torinese di diciotto anni passò alla storia per essere stata la prima sposa volante del mondo. La sua disgraziata vicenda è ricordata dall’ex voto dipinto, portato da lei stessa il 7 dicembre 1893 al Santuario della Consolata e lì conservato tutt’oggi, e dal romanzo La sposa dell’aria, scritto nel 2010 da Marco Albino Ferrari (edizioni Feltrinelli).

1908, il primo volo di Thérèse Peltier

Il primo volo piemontese in aeroplano si svolse il 28 giugno 1908 alla Crocetta, nell’allora Piazza d’Armi, e fu un’esibizione privata. Il pilota e scultore francese Léon Delagrange, impegnato in una serie di esibizioni in giro per l’Italia, era approdato anche a Torino. Quel giorno, alle 19.30, si mise alla guida del suo biplano "Voisin" e raggiunse un’altezza di circa cinque metri. In quell’occasione le uniche donne presenti, dodici in tutto, si limitarono a rallegrare “con gli abiti chiari e gli ombrellini vivaci il tecnicismo dello spettacolo”. Nessuno sapeva che qualche giorno dopo un’altra donna avrebbe raggiunto un primato mondiale. Le evoluzioni pubbliche di Delagrange iniziarono il 5 luglio, alla presenza dei duchi di Savoia-Genova Tommaso e Isabella e dei loro figli, e si protrassero fino al 12. I biglietti avevano un costo che variava da uno a tre lire. Il pubblico dell’8 luglio ebbe modo di assistere a ben otto giri del velivolo effettuati a un’altezza di sei metri per una durata di undici minuti e otto secondi.

Peltier e Delagrange nel 1908.
Peltier e Delagrange nel 1908.

Alle 20 dello stesso giorno, mentre la Piazza d’Armi si era ormai svuotata, Delagrange decise di compiere un nuovo esperimento mai fatto prima di allora: decollare con a bordo una seconda persona. Alla presenza di uno sparuto gruppetto salì sul velivolo Thérèse Peltier, una scultrice amica del Delagrange, che si sedette alla sinistra del pilota su un seggiolino di paglia attaccato in modo rudimentale al telaio.

L’aeroplano si incammina adagio adagio, mantenendosi sul rettilineo destro della Piazza d’Armi, quasi al fine di questo si eleva e si mantiene nell’aria per circa 250 metri; quindi, rasentando il suolo, ritorna presso l’hangar. La signora discende dall’aeroplano e narra ai presenti l’impressione provata.

Il cronista de La Stampa registra con queste poche parole un episodio epocale: quel giorno Thérèse Peltier fu la prima donna al mondo a volare su un aereo a motore. E ciò avvenne proprio nel cielo di Torino. Coinvolta dalla passione del pilota, Thérèse sarebbe poi diventata anche la prima donna al mondo a pilotare un aereo.

Leonardo da Vinci era sicuro che prima o poi l’uomo avrebbe volato e che avrebbe continuato a farlo:

Una volta aver provato l’ebbrezza del volo, quando sarai di nuovo coi piedi per terra, continuerai a guardare il cielo.

Ma questo è valso tanto per gli uomini quanto per le donne. E vale ancora tutt’oggi.

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Bibliografia

  • Capra P., Torino città di primati. 333 volte prima in Italia, Torino, Graphot Editrice, 2003.
  • Courrier de Turin. Journal politique, littéraire, etc, avril 1812.
  • Gazzetta Piemontese, giugno 1827 e ottobre 1893.
  • La catastrofe del pallone Stella e la morte del capitano Charbonnet nel ghiacciaio ai piedi della Bessanese, in Rivista mensile del Club Alpino Italiano, 10, XII, 1893.
  • La Stampa, giugno-luglio 1908.
  • L’Illustrazione Italiana, ottobre 1893.
  • Moriondo A., Gli albori dell’aviazione a Torino e in Italia (ovvero la storia dell’Aero Club Torino), Torino, Aero Club Torino, 2016.
  • Rambaudi A., Alla conquista del cielo. Un’ascensione aeronautica nel 1812, in Torino rivista mensile municipale, Torino, gennaio 1929.
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