Natura 

Edoardo Rostan, il medico con la passione per le piante

Dagli studi sulla flora delle Alpi al giardino Rostania a lui dedicato

Edoardo Rostan. © Archivio Liceo valdese.

Giornalista di periferia, professionista dal 1998, ha sperimentato la vita di redazione e quella del freelance. Ha coordinato un sito web di notizie negli anni ’90 e ha fondato un trimestrale cartaceo (L’Ora del Pellice) nel 2016. Ama le ore trascorse negli archivi e i giorni dedicati al viaggio, possibilmente a piedi; il cibo come espressione dell’uomo e l’hockey su ghiaccio, cui ha dedicato libri e radiocronache.

Nella seconda metà dell'Ottocento, un medico condotto delle Valli valdesi percorse in lungo e in largo, a cavallo, le Alpi Cozie e le Alpi Marittime, tra Torinese e Cuneese, con qualche puntata in Francia, raccogliendo migliaia di esemplari delle piante e della flora di questa zona. I suoi campioni sono oggi conservati negli erbari di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, dalla Russia alla Gran Bretagna.

Pietro Edoardo Rostan era un botanico dilettante, appassionato e un po' naïf, corrispondente e collaboratore dei più importanti colleghi d'Europa. Nonostante diverse, sfortunate vicissitudini, il suo lascito è prezioso e attende di essere valorizzato. 

Una vita in Val Germanasca

Nome noto tra gli appassionati di botanica, scopritore della Gentiana rostanii, Pietro Edoardo Rostan trascorse tutta la vita in Val Germanasca, aspra e bellissima valle valdese, dove esercitò con dedizione – dalla laurea, conseguita nel 1854, alla morte, avvenuta nel 1895 – la professione di medico condotto. Raramente lasciò la sua terra, cui era profondamente legato, spingendosi, al massimo, fino a Ginevra, per studiare in gioventù, oppure a Firenze, per partecipare come giurato all'Esposizione internazionale orticola del 1874. A viaggiare, in vece sua, furono i campioni da lui raccolti sulle Alpi Cozie e Marittime, inviati da Rostan agli erbari di tutto il mondo. Esemplari legati a questa straordinaria figura di botanico dilettante sono, ad esempio, tuttora conservati a Oxford, Cambridge, Auckland, Ginevra, Berlino, Manchester, Londra, Edimburgo, Parigi, Göteborg, Mosca e in diverse località degli Stati Uniti… Ma l'elenco potrebbe proseguire a lungo.

Gentiana rostanii. Foto © Giacomo Bellone.
Nel 1864 fu invitato in un viaggio nelle Indie orientali, per l'esattezza nel Borneo, insieme all'esploratore Giacomo Doria – racconta Renato Nisbet, anch'egli appassionato botanico delle Valli valdesi, che da trent'anni cerca ovunque le tracce lasciate dal suo illustre predecessore. Tuttavia, la sua famiglia era già numerosa (dal matrimonio con Luisa Vinçon nacquero undici figli, N.d.A.) e gli impegni professionali molto gravosi: alla fine rinunciò a partire, probabilmente con sentimenti contrastanti di rammarico e di sollievo.

Nel tempo libero, questo sì, Rostan saliva a cavallo e girava le valli delle Alpi piemontesi, con qualche puntata sul versante francese, alla ricerca di campioni da raccogliere, catalogare, scambiare.

La sua passione lo rese molto noto nell'ambiente botanico torinese. Era assai stimato, ad esempio, da Oreste Mattirolo, di trent'anni più giovane, che lo considerava una sorta di vecchio maestro

rileva Nisbet, che ha studiato la fitta corrispondenza scambiata tra i due.

Un anti-accademico dell'Ottocento

I rapporti epistolari con i botanici di tutto il mondo testimoniano la stima e l'affetto che il nome di Rostan suscitava, per l'entusiasmo e la grande disponibilità alla collaborazione che dimostrò per tutta la vita.

Talvolta – aggiunge Renato Nisbet – traspare dagli scritti degli interlocutori qualche forma d'ironia. Rostan, d'altro canto, non era certo un accademico: al contrario, oserei definirlo un anti-accademico. Difettava di sistematicità nelle sue raccolte e, spesso, forniva indicazioni troppo scarne sulle località e sugli ambienti in cui raccoglieva gli esemplari. Il progetto di pubblicare uno studio di valore scientifico dedicato alla flora delle Alpi Cozie lo accompagnò per tutta la vita, ma non giunse mai a compimento.
Il laghetto delle piante acquatiche alla Rostania. © Archivio Liceo valdese

Il medico valdese abbozzò senz'altro un manoscritto, che tuttavia necessitava di una revisione: dopo diverse peripezie, purtroppo è andato perduto.

Pietro Edoardo Rostan era una figura pienamente ottocentesca. Amava il sapere a 360 gradi: si occupava di storia locale, archeologia, linguistica ed etnografia alpina, non disdegnando la politica, intesa come strumento di rilancio economico della Val Germanasca, all'epoca frammentata in numerosi, microscopici Comuni. Al contempo, era un medico scrupoloso, che non rinunciava a consultare per iscritto colleghi e luminari nel tentativo di trovare una terapia che portasse sollievo ai suoi assistiti, oppure a perorare il ricovero presso le strutture ospedaliere torinesi (cosa tutt'altro che agevole o scontata, per i montanari dell'Ottocento). Egualmente, non esitava a scrivere ai più grandi botanici del mondo cercando collaborazioni e informazioni. È ampia, ad esempio, la corrispondenza con il grande naturalista Alphonse de Candolle, di cui Rostan era stato allievo all'Università di Ginevra. Altrettanto interessante il rapporto epistolare intessuto con Filippo Parlatore, celebre botanico palermitano che divenne direttore del Giardino dei Semplici a Firenze.

La Gentiana rostanii e l’erbario

Il suo instancabile lavoro di raccolta ed erborizzazione sulle Alpi occidentali fu premiato con la scoperta di una pianta che porta il suo nome: la Gentiana rostanii, che individuò in una torbiera di Sant'Anna di Valdieri, in Valle Gesso (Cuneo), durante una delle sue escursioni a cavallo nelle Alpi marittime.

Oggi sappiamo che la Gentiana rostanii non è un endemismo, ma è relativamente diffusa, in aree umide, anche nelle Alpi Cozie, ad esempio nell'area del Monviso o del Moncenisio – evidenzia Nisbet. Tuttavia può confondersi con altre genziane dalle caratteristiche simili. Rostan ebbe l'intuizione di inviarne un campione a un botanico attivo a Ginevra, George François Reuter, che gli confermò trattarsi di una nuova specie e gli annunciò l'intenzione di chiamarla con il cognome del suo scopritore.

Immagini erbario di Edoardo Rostan esposto dal preside del Liceo valdese di Torre Pellice Marco Fraschia. Foto © Daniele Arghittu

Edoardo Rostan vendette il suo erbario principale a Rudolph Beyer, un appassionato di Berlino che aveva conosciuto in gioventù, ma che non si rivelò particolarmente affidabile: parte della responsabilità della mancata pubblicazione del manoscritto di Rostan è attribuibile a Beyer. I campioni raccolti dal medico piemontese passarono al Conservatorio botanico della capitale tedesca, che però fu bombardato e devastato da un incendio durante la Seconda guerra mondiale. Pare che si siano salvati solo alcuni esemplari. Anche per questo, acquisisce importanza un altro erbario più modesto, donato dallo stesso Rostan agli allievi del Collegio valdese, prestigiosa istituzione scolastica fondata a Torre Pellice nel 1831 sul modello dei college britannici, in un'epoca in cui ai valdesi non era ancora permessa la frequenza delle scuole pubbliche. Questo erbario fu acquisito dal Collegio nel 1889, in occasione del Bicentenario del Glorioso rimpatrio dei valdesi dall'esilio, ed è ancora oggi conservato in sede:

Gli Amici del Collegio e la Fondazione Centro culturale valdese hanno appena avviato un progetto di valorizzazione di questa collezione – spiega il preside Marco Fraschia. Il suo valore è soprattutto storico, perché si tratta di un erbario con finalità eminentemente didattiche – precisa Nisbet. Sono presenti, tuttavia, alcuni esemplari degni di studio, tra cui specie rare o addirittura scomparse: penso, ad esempio, a una Saxifraga hirculus, classificata come presenza dubbia nel Flora d'Italia di Sandro Pignatti proprio perché non fu mai più individuata nel nostro Paese.

Rostania, un giardino in sua memoria

Pietro Edoardo Rostan – il cui nome era in realtà Pierre Edouard, nella grafia francese tipica delle Valli valdesi – morì per le conseguenze di una malattia cardiaca, aggravata dall'influenza, il 15 gennaio 1895. Il figlio Amedeo cercò di portare avanti gli studi del padre. Perfino l'anziano zio di Edoardo, David Monnet, che gli sopravvisse qualche anno, si prodigò per celebrare la memoria dell'affezionato nipote. Monnet, che era medico di grande valore (il primo a esercitare al di fuori delle Valli valdesi dopo la concessione delle lettere patenti, nel 1848), contattò, con questa finalità, Henry Correvon, un botanico ginevrino che amava la zona, noto per essere stato tra i primi a coltivare le specie alpine nei giardini rocciosi. Insieme, con il concorso della Società di Utilità pubblica valdese, gettarono le basi per la realizzazione di un giardino botanico, significativamente chiamato Rostania, in località Pragiassaut, in quello che allora era il territorio di Inverso Porte (oggi di San Germano Chisone). Correvon era un partner ideale: era già presidente effettivo o onorario di quattro giardini alpini e dirigeva la Linnaea, sulle Alpi Pennine, in Svizzera. L'inaugurazione del giardino Rostania avvenne il 30 luglio 1901 e la stampa locale diede ampio risalto all'evento:

Immagini dell'inaugurazione del Giardino Rostania, nel 1901. © Archivio fotografico valdese.

[…] numerose comitive di signore e signori, di tarchiati montanari e di vispe forosette (termine arcaico per contadinelle, N.d.A.) affrontavano le ripide salite che li dividevano da Pragiassaut, ove in mezzo ad un immenso tappeto verde, coronato da alture superbe, rivestite di piante vetuste, si presenta in sito incantevole donde si domina un paesaggio grandioso, il giardino che si volle intitolare Rostania dai nome dell'illustre e rimpianto botanico E. Rostan di S. Germano Chisone – si legge ad esempio sulla prima pagina de La Lanterna pinerolese, edizione del 3 agosto 1901. Il giardino consta di parecchie giornate di terreno concesse dal Comune di Inverso Porte. È circondato da una palizzata in filo di ferro, e vi zampillano due freschissime fontane. I fiori che vi sono raccolti appartengono alle varietà meno comuni della fiora delle nostre Alpi, nonché ad alcune dei Pirenei, della Russia, dell’Himalaya e del Thibet (sic). Sono raccolte in gruppi secondo i donatori.

Correvon, che del neonato Rostania fu nominato presidente onorario, intervenne all'inaugurazione, compiacendosi della bellezza del giardino e della boscosità delle pendici circostanti. Era, questo, un caso eccezionale: le zone montane, infatti, erano all'epoca densamente popolate e intensamente coltivate, a detrimento della forestazione, al punto che la Società per la protezione delle piante era impegnata in una battaglia per il rimboschimento. Correvon si augurò, tra l'altro,

che il dott. Brocherel mandi dalla Siberia alcuni semi di fiori di quella regione per il giardino Rostania, per il caro e nobile popolo valdese.

Assistettero alla celebrazione inaugurale circa 120 persone, autorità, studiosi e il bel mondo valdese dell'epoca.

Un luogo da preservare

Giardino botanico Rostania. Foto © Daniele Arghittu.

Il Giardino alpino Rostania, che celebra quest'estate i 120 anni di vita, ha avuto un'esistenza piuttosto tribolata e oggi versa in condizioni di semi-abbandono. Posto a un'altitudine modesta – 1.220 metri – su una superficie di circa 4.000 metri quadrati, al limitare di una faggeta, cadde presto in disuso, anche a causa della Grande guerra. Già nel 1924, quindi a soli ventitré anni di distanza dall'inaugurazione, Oreste Mattirolo, il botanico che forse più ammirava Rostan, divenuto direttore dell'Orto Botanico dell'Università di Torino, si sentì in dovere di scrivere un'accorata lettera alla Colonia pinerolese nel capoluogo sabaudo, affinché si facesse carico del ripristino:

Auguro con tutto il cuore che alla iniziativa di rinnovare la Rostania rispondano con entusiasmo i buoni pinerolesi e gli abitanti delle valli; e che Dio illumini la persona, che vorrà dedicare la sua attività ad una impresa che […] se ben condotta, sarà di utile agli abitanti delle zone montuose e alpine, di giovamento alla cultura popolare, di meta desiderata agli escursionisti, prodromo di quella Istituzione Sperimentale Scientifica che io vagheggio per il bene agricolo della parte montuosa del Piemonte.
da La Lanterna pinerolese del 6 settembre 1924

Immagini del Giardino botanico Rostania. Foto © Daniele Arghittu.

Il progetto portò a qualche iniziativa, ma senza continuità. L'edificio della Rostania acquisì una certa importanza, durante la Seconda guerra mondiale, come rifugio per una delle bande partigiane che agivano tra Val Germanasca e Val Pellice. Tuttavia, al termine del conflitto, fu danneggiato e saccheggiato. Il giardino rimase a lungo privo di cure, fino alla quasi totale scomparsa delle specie erbacee pregiate. Nel 1966, un gruppo di volenterosi appartenenti all'Unione giovanile valdese fondò l'associazione Amici della Rostania, facendosi carico della risistemazione. Vent'anni dopo, con il contributo dell'Assessorato alla Montagna della Provincia di Torino, furono messe a dimora più di 3.000 nuove piante. Per qualche tempo la Rostania è stata di nuovo meta di escursioni, di iniziative didattico-culturali e anche di occasioni ludiche. Valerio Mondino, a lungo presidente dell'associazione, fino a due anni fa, ricorda con piacere quel periodo di fermento:

Poi, però, abbiamo avuto problemi di approvvigionamento idrico. E, quando ho rassegnato le dimissioni, lo stabile era inagibile. L'ultimo gruppo di ragazzi in visita sarà sceso dalla Vaccera, durante un campo estivo, più di dieci anni fa.

Il rilancio della Rostania resta uno degli obiettivi dell'Amministrazione di San Germano Chisone. Nel 2015 era stato presentato in Regione Piemonte un progetto di recupero per 15.000 euro. Oggi ci si basa sul volontariato e sull'affetto che molte persone continuano ad avere per questo luogo:

Presto procederemo alla pulizia dell'area – afferma Elisa Beux, consigliera comunale con delega alla Rostania. La speranza è trovare risorse e modalità per darle nuova vita.

Nel giardino dedicato al ricordo di Edoardo Rostan, intanto, alberi di altissimo fusto continuano ignari a vegliare sulla casetta dalle persiane rosse, mentre nei prati circostanti nuovi germogli provano ad attecchire, a prescindere dalla mano dell'uomo.

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