Nino Oxilia e il successo del cinema muto torinese

Il primato mondiale di "Giovanna d'Arco" e la sua notorietà oltreoceano

Nino Oxilia nel 1914

Storica del Primo Novecento, collaboratrice della rivista Studi Piemontesi, nel 2016 ha pubblicato il primo saggio critico sul film Addio giovinezza! (1918). Premio Acqui Storia Inedito nel 2019, nel 2020 le è stato conferito il riconoscimento dell’Accademia di Cultura Nicese di Nizza Monferrato. È vicepresidente della sezione di Alba del Club Alpino Italiano e socia del Centro Studi Beppe Fenoglio.

Negli anni Dieci del Novecento Torino fu capitale della Settima Arte: a questo dobbiamo la preziosa presenza in città del Museo Nazionale del Cinema nella Mole Antonelliana. Come noto, il gioiello del cinema muto torinese fu Cabiria, il colossal che, prodotto nel 1914 dall'Itala Film di Giovanni Pastrone e pubblicizzato come opera di Gabriele D'Annunzio, divenne un modello per i registi americani riscuotendo un leggendario successo in tutto il mondo.

Una delle locandine di "Cabiria", 1914.

Meno noti sono i riflessi internazionali che ebbe un'altra pellicola a carattere storico, purtroppo considerata perduta, prodotta sempre a Torino ma dalla concorrente Savoia Film: Giovanna d'Arco (1913) interpretata da Maria Jacobini, una delle maggiori dive del cinema italiano muto, per la regia di Ubaldo Maria Del Colle coadiuvato da Nino Oxilia.

Nino Oxilia e Sandro Camaiso: da amici a rivali

Lydia Quaranta

Nel corso dell'anno 1914, per mesi e mesi, nei cinema americani Joan of Arc sbancò i botteghini contemporaneamente a Cabiria. Il poeta, autore teatrale e metteur en scène Nino Oxilia, fidanzato dell'attrice protagonista Maria Jacobini, era divenuto celebre in Italia, appena ventiduenne, nel 1911, grazie alla commedia ambientata a Torino Addio giovinezza!, scritta con l'amico Sandro Camasio. Nel 1914 trionfavano oltreoceano sia la fidanzata di Oxilia nel ruolo di Joan of Arc, sia colei che era stata legata a Camasio: la diva Lydia Quaranta, nel ruolo di Cabiria dell'omonimo film.

L'ironia della sorte aveva fatto sì che i due amici, detti Dioscuri per la loro inseparabilità, entrando nel cinema finissero su fronti opposti. Giovanni Pastrone, il geniale produttore originario di Asti, era stato colui che aveva spezzato il loro sodalizio. Presentatisi entrambi all'Itala Film, soltanto Camasio era stato assunto e subito investito di un incarico importante: fu probabilmente scritto da lui il primitivo soggetto di Cabiria sottoposto a D'Annunzio a Parigi, nel giugno del 1913. Oxilia approdò poi alla Savoia di Pier Antonio Gariazzo, acerrimo rivale di Pastrone.

Sandro Camasio

Quest'ultimo, oltre a dare vita a Cabiria nel 1914, aveva prodotto la prima versione cinematografica di Addio giovinezza! (1913) con Lydia Quaranta, per la regia di Sandro Camasio che morì improvvisamente dopo la fine delle riprese. Nel 1918, sempre l'Itala Film avrebbe editato la seconda trasposizione di Addio giovinezza!, diretta da Augusto Genina, con protagonista una Maria Jacobini affranta per la recentissima perdita di Nino Oxilia in guerra. Pier Antonio Gariazzo era di origini biellesi: oltre che cineasta, fu pittore, incisore e scrittore. Prima dello scoppio della Grande Guerra sposò la statunitense Rosamond Bosford.

Studi recenti hanno mostrato che metteur en scène di Giovanna d'Arco fu Ubaldo Maria del Colle, con Oxilia quale aiuto-regista. Ma all'epoca la regia non venne accreditata e la fama del giovane commediografo torinese fece sì che fosse a lui interamente attribuita. Dovette indubbiamente risultare suggestivo l'accostamento della patriota martirizzata in giovanissima età, Giovanna d'Arco, alla fine di Nino Oxilia avvenuta al fronte a soli ventotto anni durante la Prima Guerra Mondiale.

Noi andavamo. La notte in alto moriva, trafitta / da piccole stelle rare. / L’automobile chiusa parea scivolare / nella tenebra fitta. / Parea scivolare come oasi di luce errabonda / e il riflesso svelava all’improvviso / un casolare, un viso, / apparsi, riassorbiti nella tenebra profonda.
Nino Oxilia, “Io porto in me un’oasi di luce”

Giovanna d'Arco, un modello per le flapper americane

Il fascino della giovane condottiera del XV secolo, protagonista della riscossa della Francia contro gli invasori inglesi nella Guerra dei Cent'Anni, nel corso di mezzo millennio ha ispirato letteratura, teatro, arte e, a partire dal Novecento, il cinema. Si tratta infatti di una vicenda epica, anche per la fine di Giovanna d'Arco, che, catturata dai nemici, fu processata per eresia e bruciata al rogo su una piazza di Rouen nel 1431, all'età di soli diciannove anni. All'inizio del XX secolo l'interesse per la Pulzella d'Orléans era stato rinvigorito dalla beatificazione del 1909 ad opera di Pio X e sarebbe culminato con la canonizzazione compiuta nel 1920 da papa Benedetto XV.

"Morte di Giovanna d'Arco", quadro di Jules Eugène Lenepveu esposto al Panthéon di Parigi.

La distribuzione di Joan of Arc negli Stati Uniti nel 1914 avvenne nel periodo in cui la figura di Giovanna d'Arco era presente in modo pervasivo nella cultura di massa americana. Joan of Arc fu esattamente l'antesignana della flapper dell'Età del Jazz: un personaggio percepito come moderno e anzi contemporaneo, addirittura d'avanguardia. Da ricordare che la pettinatura a caschetto che segnerà lo spartiacque epocale dei Ruggenti anni Venti era nato a Parigi nel 1909, ispirato al taglio netto di Giovanna d'Arco, proprio nell'anno della sua beatificazione.

La pulzella Maria Jacobini

Maria Jacobini fu definita l'attrice ideale per il ruolo della Pulzella e, proprio in virtù di questo, il film ottenne eccezionali elogi a livello internazionale. Nell'ottobre del 1913 il Moving Picture World esaltava la giovanissima Maria, attrice dallo splendido talento, erede della divina attrice teatrale francese Sarah Bernhardt. La stessa rivista riferì, all'inizio del 1914, che i diritti di Joan of Arc, importato dalla società Eclair, furono da questa ceduti alla World Special Film Corporation di New York. Una significativa recensione di Joan of Arc apparve proprio sul Moving Picture World di quell'anno:

Mademoiselle Maria Jacobini è l'artista su cui pesa la responsabilità di delineare la breve e gloriosa vita della donna le cui imprese fanno risaltare come la più grande nella storia del genere femminile. [...] La signorina Jacobini dà una forte interpretazione, reverenziale, simpatetica e imponente.
Maria Jacobini

Il recensore accostò i nomi di Maria Jacobini e di Mark Twain, uno dei maggiori scrittori americani dell'epoca, che nel 1896 aveva pubblicato la Personal Recollections of Joan of Arc by the Sieur Louis de Comte. Non manca un cenno al valore educativo della pellicola:

Il film ha un forte appeal su quanti hanno letto la vita di Giovanna – come quella, ad esempio, che ha scritto Mark Twain. Avrà un profondo interesse per coloro che sono inclini alla religione. La produzione è di notevole valore anche da un punto di vista educativo, e proprio per questo può essere accolta a braccia aperte in chiese e scuole.

Un successo "made in Turin"

Un'altra recensione entusiastica e trionfale fu quella, a pagina intera, che apparve sul Motography di Chicago il 21 febbraio del 1914 seguita da una pagina pubblicitaria del Moving Picture World, sempre del febbraio 1914, che reca bene in evidenza l'origine torinese del film ed è così titolata:

Now ready for booking / a stupendous production depicting the life of the martyr / JOAN OF ARC / the Maid of Orleans / produced by the Savoia film, Turin, Italy, in five gigantic parts.

Tale pagina mostra un disegno stilizzato della Pulzella d'Orleans, munita di armatura, a cavallo, nella stessa posizione del monumento commissionato nel 1909 ad Anna Vaughn Hyatt, che sarebbe stato inaugurato il 6 dicembre 1915 in riva al fiume Hudson nella 93esima Strada in Riverside Drive a New York. Fu anche utilizzata l'immagine della stessa Maria Jacobini: compare a tutta pagina in un'altra pubblicità del Moving Picture World dello stesso periodo. Spicca in primo piano, con i capelli tagliati “alla maschietta”, con lo sguardo al cielo e un dito puntato in alto. Non è indicato il nome dell'attrice, ma soltanto, a grandi caratteri: “Joan of Arc. The Maid of Orléans”, venendo a creare una sorta di completa identificazione di personaggio e interprete.

Pagina pubblicitaria di Joan of Arc nella rivista Moving Picture World del 1914 (Internet Archive - Media History Digital Library).

Al di sotto, sono indicate le filiali della World Film Company che distribuì il film: New York, Philadelphia, Cleveland, Detroit, Minneapolis, Boston, Indianapolis, Chicago, Kansas City, Cincinnati, Pittsburg, Atlanta, Buffalo, St. Louis, Dallas, New Orleans, Washington. Dalla successiva rubrica Chicago Letter, apprendiamo che la pellicola fu molto apprezzata dal clero di Denver, in Colorado. Qui non è specificato che il film sia proprio quello torinese, ma ogni dubbio è dissipato poco oltre, dove un'intera pagina dedicata alla World Film Company illustra l'apertura di nuove filiali a Denver, a San Francisco e a Los Angeles, per far fronte al “tremendous increase of business” cioè “l'enorme incremento degli affari”. Vi si trova anche l'elenco dei più importanti film distribuiti dalla suddetta compagnia: tredici, tra cui i due film torinesi interpretati da Maria Jacobini Joan of Arc e The Triumph of an Emperor (In hoc signo vinces!) e un'altra produzione italiana: The last days of Pompei.

Il colossal approvato dal papa

Pagina pubblicitaria di "The Triumph of an Emperor" nella rivista Moving Picture World del 1914 (Internet Archive - Media History Digital Library).

In un'intervista sul Moving Picture World, Lee Vernon, presidente della World Film Company – subentrata alla World Film Special Company – dichiarò di considerare come proprio film ideale In hoc signo vinces!, il colossal prodotto a Torino dalla Savoia per celebrare il sedicesimo centenario dell'Editto di Costantino che nel 313 d.C. aveva concesso libertà di culto ai cristiani. Film interpretato da Maria Jacobini (nel ruolo della sorella dell'imperatore) e per la regia di Nino Oxilia. Tale pellicola aveva ottenuto l'approvazione del papa.

Un inciso sulla World Film Company: se nel 1914 ne era presidente Lee Vernon, il direttore era Lewis J. Selznick. Quest'ultimo è un nome che ha fatto la storia del cinema americano: il figlio, David O. Selznick, sarebbe divenuto tra i massimi produttori di Hollywood, con all'attivo capolavori da Oscar come Rebecca, la prima moglie (1941) per la regia di Alfred Hitchcock e soprattutto Via col vento (1939), alla cui sceneggiatura aveva assegnato, per breve tempo, lo scrittore Francis Scott Fitzgerald.

Che una copia di In Hoc Signo Vinces! fosse stata donata nel 1913 a Pio X in occasione delle Feste Cattoliche era stato riportato da Franco Monetti nella sua Introduzione alla raccolta di scritti giornalistici di Oxilia Un tempo una città, edito dalla Famija Turinèisa nel 1983. “Approvato dal papa” fu scritto a grandi caratteri, sotto il titolo The Triumph of an Emperor in una pagina del 1914 del Moving Picture World. Il pontefice che aveva apprezzato il film di Maria Jacobini e Oxilia era Pio X: colui che nel 1909 aveva beatificato Giovanna d'Arco.

Successivamente, altre brevi notazioni sulla diffusione di Joan of Arc: molto richiesto nell'Indiana nel febbraio 1914; trainante a Chicago in marzo; proiettato a St. Luis; proiettato a San Francisco con The Triumph of an Emperor; nel Maine; amato dai sacerdoti di Boston; utilizzato dalla World Film Company per penetrare in Canada e aprirvi nuove filiali, insieme a The Triumph of an Emperor. Una pagina pubblicitaria pubblicata sul Moving Picture World, presenta una piramide a gradoni sormontata dall'elefante simbolo della società. Ogni gradone reca un titolo, per un totale di sette film (non più tredici come nell'inserzione citata in precedenza). Si tratta dei maggiori successi: “Our pyramid of successes”. Tra i titoli si leggono: Joan of Arc e The Triumph of an Emperor. Altri articoli attestano la diffusione del film nel Nebraska, a Detroit, a Cincinnati, in California: quest'ultima notizia è del novembre 1914, ben tredici mesi dopo il primo articolo che annunciava Joan of Arc negli Stati Uniti.

Pagina pubblicitaria di “The Triumph of an Emperor” e di Joan of Arc nella rivista Moving Picture World del 1914 (Internet Archive - Media History Digital Library).

Un misconosciuto primato mondiale

Il film Joan of Arc girato a Torino nel 1913 detiene un primato mondiale che non risulta menzionato dalla stampa coeva: né da quella italiana, né da quella statunitense. E che non si trovava riconosciuto in pubblicazioni sulla storia del cinema edite in Italia, fino al 2016. In quell'anno sulla rivista Immagine. Note di storia del cinema dell'Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema (AIRSC), apparve il primo saggio critico sul film torinese Addio giovinezza! (1918). La pellicola, ritrovata in Giappone e restaurata dalla Cineteca di Bologna e dal Museo Nazionale del Cinema di Torino in collaborazione con il National Film Center di Tokyo, venne presentata al Festival del Cinema Ritrovato di Bologna nel 2014. Tale film contiene un “segreto” molto particolare: la presenza nel ruolo di comparsa di Segundo de Chomón, riconosciuto da Claudia Gianetto nell'unica ripresa cinematografica che si conosce del geniale artefice spagnolo degli effetti speciali di Cabiria.

Maria Jacobini in Giovanna d'Arco (1913).

Ma dicevamo che nel 2016 venne pubblicato il saggio Dall'inno goliardico al successo cinematografico: da Giovinezza (1909) ad Addio giovinezza! (1918) con Maria Jacobini in cui la scrivente diede conto, per inciso, di una scoperta che aveva fatto poco tempo prima: il film Giovanna d'Arco del 1913 fu “il primo lungometraggio della storia del cinema mondiale dedicato alla Pulzella”. La fonte è dello storico del cinema svizzero Hervè Dumont, che nel suo volume Jeanne d'Arc de l'histoire à l'écran (Lausanne et Paris, 2012) riporta le durate e le lunghezze di tutte le pellicole su Giovanna d'Arco. Da qui sappiamo che la produzione torinese del 1913 con Maria Jacobini fu una novità assoluta per la sua imponenza e maestosità, con l'impiego di mille comparse e trecento cavalli e una durata di più di due ore, mentre il più corposo dei film precedenti era stato di appena sedici minuti.

Poiché il cinema è nato Oltralpe con i fratelli Lumière e la Pulzella è patrona di Francia, risulta oltremodo singolare che questo primato sia detenuto non dalla Francia ma da Torino. Tale dato ci fa capire quanto fosse all'avanguardia il cinema torinese e ci aiuta a valutare la portata dell'impatto che la pellicola con Maria Jacobini dovette avere sull'immaginario collettivo americano.

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Bibliografia

  • Deabate P., Maria Jacobini in Joan of Arc (1913): un successo del cinema muto da Torino agli Stati Uniti, in Studi Piemontesi, XLIV, 2 (2015).

  • Deabate P., Dall'inno goliardico al successo cinematografico: da Giovinezza (1909) ad Addio giovinezza! (1918) con Maria Jacobini, in Immagine. Note di Storia del Cinema, Venezia, n. 14, IV serie, luglio-dicembre 2016.

  • Deabate P., Il misterioso caso del “Benjamin Button” da Torino a Hollywood. Nino Oxilia, il fratello segreto di Francis Scott Fitzgerald, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2020 (Premio Acqui Storia Inedito 2019).

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