Claudia Formica, scultrice emancipata

La riscoperta dell'artista nicese che operò negli anni del regime

Claudia Formica

Fulvio Gatti
Fulvio Gatti

Giornalista, networker e curatore di eventi, torinese per rigore e monferrino per flemma. Scrive da quasi 20 anni su testate locali e nazionali e ha all’attivo svariate pubblicazioni tra fumetto, divulgazione e cultura pop. Dal 2019 è presidente dell’Accademia di Cultura Nicese “L’Erca” di Nizza Monferrato.

  

C’è una scultrice, nata nei primi anni del Novecento e scomparsa negli anni Ottanta, che ha lasciato con le proprie opere importanti frammenti di bellezza, sotto forma di statue e monumenti a Torino e nella parte meridionale del Piemonte. Si chiamava Claudia Formica e, pur avendo avuto lo studio nel capoluogo subalpino, era originaria di Nizza Monferrato, nel sud Astigiano.

Apprese i rudimenti all’Accademia Albertina e si dedicò alla scultura, con una predilezione tra i soggetti per temi religiosi, ritrattistica, bambini e figure femminili. Sue opere si possono trovare oggi a Nizza sotto il loggiato del palazzo comunale, presso la Chiesa di San Siro che custodisce una sua statua di Sant’Antonio, nonché nel monumento ai Caduti sulla piazza di Incisa Scapaccino, a sua volta nei pressi del municipio. Pur essendo stata una figura in anticipo sui tempi, in quanto donna artista, riconosciuta nella professione e autonoma economicamente, le testimonianze che la riguardano sono piuttosto limitate.

Bassorilievi in terracotta di Claudia Formica ospitati nel loggiato del Palazzo Comunale di Nizza Monferrato.

Negli anni a cavallo tra i due conflitti mondiali, partecipò e ricevette risalto in importanti mostre nazionali e internazionali. La maggior parte venivano organizzate dal sindacato fascista Belle Arti e non è difficile immaginare come la sua fortuna professionale abbia cambiato segno nel dopoguerra.

Fu smemoratezza voluta – nonché mal riposta, considerando che non ci sono prove di una sua adesione ideologica al regime – o semplice trascorrere del tempo? Difficile saperlo. In anni recenti, grazie all’interessamento di alcuni enti e all’accurato lavoro della ricercatrice Chiara Lanzi, la vita e le opere di Claudia Formica stanno vivendo i primi bagliori di una riscoperta. Vediamo come, vediamo dove ma vediamo, soprattutto, chi.

Forte e volitiva

Il paesaggio è quello dei vigneti del Monferrato Astigiano, parte di quel sito UNESCO di Langhe-Roero e Monferrato che si è conquistato l’attenzione internazionale per come la campagna sia stata lavorata, attraverso i decenni se non i secoli, assumendo la forma suggestiva e singolare con cui la conosciamo. Arrivando a Nizza Monferrato in automobile da Asti e sbucando tra i palazzi, ci si imbatte in piazza Garibaldi, dalle dimensioni ragguardevoli rispetto all’estensione della cittadina stessa perché, pressoché da sempre, sede del mercato settimanale. A lato sorge il Foro Boario, che anche nel nome allude alle frequenti esposizioni bovine, e una volta al mese l’area si popola delle bancarelle del Mercatino dell’Antiquariato.

Cartolina di Piazza Garibaldi a Nizza Monferrato,1960.
Cartolina di Piazza Garibaldi a Nizza Monferrato,1960.

A lato della piazza, là dove ora si trova un complesso di edifici che ospita uffici e negozi, un supermercato e un bar, i residenti della zona più grandi di età ricordano sia esistita una casa dall’aspetto particolare, con tanto di una piccola torre. Era la villa della famiglia Formica. La memoria condivisa locale ci riporta l’impiego del padre come commerciante, titolare di un negozio di materiali per l’agricoltura, e di una madre interessata alla vita culturale della comunità. Delle figlie, sia Claudia, nata nel 1903, che la sorella Nennele, di quindici anni più giovane, manifestano interessi artistici che sembra di intuire vengano ben accolti e supportati dai genitori. Per lo studio, Claudia Formica si trasferirà a Torino, all’Accademia Albertina, dove sarà allieva di Emilio Musso ed Edoardo Rubino, per poi approfondire le tecniche in quel di Firenze. Non sappiamo quanto e se la sua presenza tra banchi, ancora ad ampia maggioranza maschile, le abbia causato qualche difficoltà. Prima di lei, in ambito differente, sappiamo che questo avvenne per Lidia Poët, la “prima avvocatessa d’Italia”. Di Claudia Formica conosciamo però, grazie alle nipoti, il carattere forte, indipendente e volitivo.

La villa della famiglia Formica.
La villa della famiglia Formica.
Claudia Formica lavora, non ha figli, non si sposerà, indossa i pantaloni e il lavoro è una componente molto importante della sua formazione, anzi coincide con la sua identità.

Queste le parole con cui la descrive Barbara Berruti, vice direttrice di Istoreto, Istituto piemontese per la storia della Residenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, nel documentario dedicato alla scultrice da un’idea di Chiara Lanzi per il progetto Raccontare il tempo e la cultura degli 'anni rimossi'. Claudia Formica scultrice, parte di un progetto del 2017 sostenuto dalla Compagnia di San Paolo e promosso da Città di Nizza Monferrato, Istituti per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Asti (Israt), Alessandria (Isral) e del Piemonte (Istoreto), Fondo Museo Formica, Fondazione Vera Nocentini di Torino, Accademia di Cultura Nicese “L'Erca”. Una descrizione che ben contrasta con l’immagine propagandistica che il fascismo attribuiva alle donne, destinate a rimanere in casa e occuparsi dei figli. Aggiunge Marcella Filippa, direttrice della Fondazione Vera Nocentini:

C’era questo elemento di solitudine rispetto alla comunità, forse anche di incomprensione, per l’eccezionalità del percorso e dello stile di vita. Tanto che poi sceglie di spostarsi e il suo studio a Torino è quello in cui fino in fondo può esprimere la sua personalità.
Claudia Formica nel suo studio a Torino.
Claudia Formica nel suo studio a Torino.

Con la testa fra le nuvole

Grazie sia alle commissioni come scultrice, che al successivo lavoro presso la Manifattura Lenci di Torino, Claudia Formica raggiunge insomma non solo la visibilità pubblica, ma l’indipendenza economica. Viene ricordata come imponente e atletica, spiccia nei modi ma disponibile con chi chiedeva la sua attenzione. Quasi proverbiale, da artista, la cosiddetta “testa fra le nuvole”, mentre in famiglia la sua prediletta sembra essere la sorella minore, Nennele, di cui supporta la passione e il successivo studio della pittura. Il primo evento pubblico, per presentazione di una sua opera in terra monferrina, risale al 1927. Le parole sono quelle, di finzione ispirata alla realtà, della scrittrice Eleonora Sottili per il libro Storie sospese:

All’inizio ci sono due soldati fascisti accanto a una transenna, una folla oceanica in attesa intorno a un telo bianco e una ragazza in ritardo che corre trafelata. È un lunedì. È novembre e fa già parecchio freddo. Quel giorno a Incisa Scapaccino c’è talmente tanta gente che si fatica a passare sulla strada che porta verso Piazza Ferraro. La ragazza che corre trafelata si chiama Claudia e sta pensando di aver fatto un errore: le scarpe col tacco. Lo ha capito subito, appena si è resa conto di essere in ritardo. Con i tacchi lei non ci sa camminare, è alta e perciò non li porta quasi mai. Di solito indossa dei mocassini allacciati, tipo quelli da uomo, con cui lascia orme precise e grandi nella polvere di gesso. E poi s’è voluta mettere anche il cappello e c’è aria, e l’effetto combinato della corsa, dell’aria e dell’andatura incerta, fa sì che il cappello abbia rischiato di volarle via già un paio di volte. Accelera il passo. Passettini piccoli, non potrebbe fare altrimenti. Con una mano trattiene il cappello, con l’altra stringe la borsetta e ogni tanto controlla la meta.

Il 27 novembre 1927 fu infatti inaugurato di fronte alla folla delle grandi occasioni il monumento ai Caduti a Incisa Belbo (oggi Scapaccino). Si può vedere ancora oggi la parte in bronzo, riportata dal gesso scolpito per l’occasione da Claudia Formica in altorilievo. Soggetto, un soldato che scaglia una granata nel deserto. In base alle ricostruzioni, fu la prima inaugurazione pubblica di un’opera dell’artista, che arrivò in ritardo e per poco, immagina il racconto ma a partire da un vero aneddoto, non rischiò di essere esclusa dalla cerimonia stessa. I militari di guardia infatti non si aspettavano che ad aver scolpito l’altorilievo fosse una donna ventitreenne.

In mancanza di ulteriori indicazioni provenienti dagli archivi storici militari, dobbiamo ipotizzare che sia stato proprio questo exploit iniziale della giovanissima scultrice [...] ad aprirle la strada verso una serie di committenze monumentali rientranti nell’inesplorato e riservatissimo ambito della statuaria da caserma.
Monumento ai Caduti di Incisa Scapaccino.
Monumento ai Caduti di Incisa Scapaccino.

Opere perdute

Non senza ironia, le parole riportate sopra della ricercatrice Chiara Lanzi ci suggeriscono un altro possibile indizio sulla scarsa notorietà della nostra scultrice: il fatto che alcune opere, di committenza militare, siano state in seguito spostate o rimosse. Un altro altorilievo in bronzo le sarebbe infatti stato commissionato pochi mesi dopo, per inaugurare il 5 giugno 1928 alla Caserma “Gambarina Nuova” di Alessandria. Oggi l’opera si trova a Torino, alla Caserma Allievi Carabinieri in via Cernaia. Si sono inoltre perse le tracce di un monumento dedicato al Genio Automobilisti nella relativa caserma, che sorgeva nell’attuale e oggi completamente ritrasformata piazza Adriano. D’altro canto, un incarico nel 1934 da parte del podestà di Incisa Scapaccino, per un monumento dedicato a Giovan Battista Scapaccino, vide realizzare dall’artista alcune possibili varianti, ma non si arrivò mai alla messa in pratica della statua vera e propria. Perduta a propria volta, purtroppo, la Fontana della Giovinezza, commissionata dal comune di Poirino e inaugurata il 28 ottobre del 1939. Scrive Chiara Lanzi al riguardo:

L’opera va annoverata tra le sue più emblematiche del periodo. I due ragazzi (…) sono modellati con solidità, ma nel contempo svelano quella stilizzazione formale che la scultrice aveva prescelto sin dai primi anni Trenta; i loro sorrisi radiosi hanno qualche cosa di ultraterreno, seguendo quella tendenza a trasformare ambiguamente le fisionomie in “icone sacre”.
La Fontana della giovinezza che si trovava a Poirino.
La Fontana della giovinezza che si trovava a Poirino.

Per rintracciare oggi il lavoro di Claudia Formica è meglio insomma rivolgersi alla scultura religiosa. Mentre il secondo conflitto mondiale raggiungeva il suo cuore più cruento, la nostra artista ritornò a Nizza, forse per allontanarsi dai bombardamenti nel capoluogo. Fu don Giovanni Servetti, parroco della Chiesa di San Siro, nel corso di interventi di rinnovamento dell’edificio stesso a ordinare all’artista una statua dedicata a Sant’Antonio. Fu collocata all’interno del nuovo altare dedicato al santo, disegnato da un altro sacerdote, don Virginio Bongiovanni della Diocesi di Mondovì nonché insegnante di disegno. Anche in questo caso, le contingenze del periodo ci misero lo zampino, e al marmo bianco originariamente previsto, non disponibile e impossibile da reperire a causa della guerra, venne preferito il bronzo. Collocata all’interno del grande altare, tra materiali di pregio e le immagini di Don Bosco e Madre Mazzarello, pur con il trascorrere del tempo la scultura è rimasta all’interno di una cornice adeguata alla sua fattura.

Collocare lo stile di Claudia Formica, in relazione al suo tempo, è difficile, ma Chiara Lanzi individua passaggi salienti:

Se si cerca una tendenza, è probabilmente vero l’essenzialità e la sintesi. Una rappresentazione fuori dal tempo, trascendente la quotidianità. Un richiamo alla tradizione classica, resa con sintesi geometrica, che guarda in parte anche ai cosiddetti “primitivi” della tradizione del Trecento e Quattrocento italiano. Se dobbiamo cercare un linguaggio di Claudia Formica, in particolare negli anni ‘30, è probabilmente questo.

Una gipsoteca per Claudia Formica

Il citato progetto ad ampio raggio del 2017 è stato un primo passo, mentre nel 2019 un nutrito numero di opere provenienti dalla bottega di Claudia Formica, in accordo con la famiglia, sono rientrate a Nizza Monferrato grazie a una collaborazione tra la Città di Nizza Monferrato e l’Accademia di Cultura Nicese “L’Erca”, con il supporto della Fondazione C.R. Asti. Dopo un periodo di deposito e visite a numero chiuso, l’amministrazione comunale ha annunciato il progetto di una gipsoteca dedicata alla scultrice, al secondo piano di Palazzo Crova, antico edificio baronale che già ospita la Galleria Art 900 con la collezione d’arte di Davide Lajolo. Gli spazi saranno inoltre messi in rete con la gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno e le opere di Antonio Rubino, destinate a trovare sede al Castello di Monastero Bormida.

Claudia Formica, si direbbe, sta finalmente tornando a casa.

Pur avendo vissuto e operato nel periodo fascista, non fu una donna pubblica, ma piuttosto una donna artista. Qualcosa di diverso, e di certo altro.

Così conclude Marcella Filippa, direttrice della Fondazione Vera Nocentini nel documentario, a sottolineare come, se anche l’operato di Claudia Formica non venga letto come una forma di resistenza, di certo il suo non fu totale asservimento al regime. Concorde Chiara Lanzi, che ritorna sullo stile:

Alle mostre del sindacato fascista Belle Arti abbondava la ritrattistica di personaggi illustri dell’epoca. Claudia Formica scelse invece un atteggiamento intimista, ritraendo figure femminili e fanciulli e mantenendosi lontana dalle iconografie di regime.

Ed è anche questo, forse, ad aver permesso alla sua opera, dopo molte traversie, di arrivare fino a noi.

※ ※ ※

Bibliografia

  • AA.VV., Claudia Formica – raccontare il tempo e la cultura degli “anni rimossi”, Torino, Compagnia di San Paolo e altri, 2017 (Documentario completo).
  • Gallo L.M. e Lanzi C.A., L’altare marmoreo di Sant’Antonio da Padova nella chiesa parrocchiale di San Siro a Nizza Monferrato, in I Quaderni dell’Erca, n. 36, Nizza Monferrato, Accademia di Cultura Nicese “L’Erca”, 2018.
  • Lanzi C.A., Per una ricostruzione della vita e della carriera della scultrice Claudia Formica, in I Quaderni dell’Erca, n. 33, Nizza Monferrato, Accademia di Cultura Nicese “L’Erca”, 2015.
  • Lanzi C.A., Claudia Formica – raccontare il tempo e la cultura degli “anni rimossi”, Torino, Compagnia di San Paolo e altri, 2017.
  • Lanzi C.A., Claudia Formica scultrice. La (s)fortuna critica e i nuovi indirizzi di ricerca, in Asti Contemporanea, n. 16, Asti, ISRAT, 2017.
  • Sottili E., La formica e la vittoria, in Storie sospese – sei scrittori contemporanei raccontano Nizza Monferrato, Torino, Edizioni del Capricorno, 2021.
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