Le bici da record del Politecnico di Torino

La squadra studentesca Policumbent alla ricerca del primato di velocità su due ruote

Il Team Policumbent.

Fisica di formazione, collabora con diverse testate nazionali ed estere come giornalista e divulgatrice scientifica. Ha collaborato con molti Istituti di Ricerca e Osservatori Astronomici italiani e internazionali. Nel 2008 ha ricevuto il Premio “Voltolino” in giornalismo scientifico.

Le nostre biciclette sono prototipi e le condizioni nelle quali pedalano i ciclisti sono piuttosto estreme, l'evento di ottobre 2021 al circuito di Balocco è stato organizzato a seguito della decisione di cancellare la gara in Nevada del 2021. Così i ragazzi del Team Policumbent hanno pensato di coinvolgere altri Team europei in un'impresa che da sempre li aveva attirati: il record dell'ora.

Il Team Policumbent è un gruppo che si occupa dal 2009 della realizzazione di veicoli a propulsione umana, nato tra le squadre studentesche del Politecnico di Torino che nel corso degli anni hanno raggiunto velocità da record su tracciati da competizione come il rettilineo del Nevada negli Stati Uniti, a Battle Mountain.

Lucrezia Pasi e parte del team con la bicicletta reclinata.

E se in testa avete ancora un dubbio su come si legga la parola "Policumbent", nessun problema, ce lo spiega Lucrezia Pasi, studentessa di ingegneria meccanica al secondo anno di magistrale al Politecnico di Torino e attuale Team Leader del Policumbent ovvero Poli(tecnico) e (Re)cumbent. Ci sono due modi per leggere il nome del team:

“Recumbent”: all’inglese, indica le biciclette reclinate; o alla latina, che sta per “che sta sdraiato”.

Questo nome richiama l’appartenenza del Team al Politecnico di Torino e il suo focus principale: le biciclette reclinate.

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Una bici futuristica

A prima vista risultano dei particolarissimi veicoli che ricordano delle ali di velivoli, possono avere due o tre ruote, hanno particolari caratteristiche progettuali e soprattutto la pedalata avviene da sdraiati. Per contrastare la resistenza aerodinamica sono provviste di carenatura esterna in carbonio e kevlar, materiale leggero e resistente che protegge i rider in caso di caduta. Le trasmissioni di tali veicoli hanno una grande influenza sui risultati, così come lo studio sulla resistenza al rotolamento degli pneumatici. Il rider deve quindi correre in condizioni estreme, da sdraiato e in un ambiente angusto e ha come unico sistema di visione dell’esterno due telecamere collegate a degli schermi che tiene tra le mani, come in un videogame.

Proprio grazie alla loro aerodinamica queste bici consentono di raggiungere velocità elevate e così, l’ingegnere Paolo Baldissera e la Professoressa Cristiana Delprete hanno fondato una squadra universitaria del Politecnico di Torino che contava davvero pochi iscritti all’inizio. Ma nel corso degli anni le biciclette si sono evolute e, con loro, il Team stesso che conta oggi settantasei studenti, tutti lanciati nella realizzazione di veicoli a propulsione umana e nel tentativo di battere il record mondiale di velocità, attualmente attestato a centoquarantacinque chilometri orari.

Posizione del rider dentro il veicolo.

Il record di velocità consiste in una corsa che consenta al veicolo di accelerare e di misurare la propria velocità in una trappola di 200 metri. Le velocità raggiunte dipendono dal percorso e pare che con il prototipo chiamato Taurus siano molto vicini, con i 136 chilometri orari raggiunti. Prima di arrivare alla gara disputata sulla pista piemontese di Balocco nell’ottobre 2021 procediamo con Lucrezia Pasi nello svelare questo particolarissimo mondo che sta dietro a oggetti a dir poco futuristi.

Ho deciso di intraprendere il percorso in una squadra studentesca per imparare sul campo a progettare in un ambiente dinamico e stimolante, toccando finalmente con mano quello che fino ad allora avevo visto principalmente in classe.

La progettazione è di squadra

Una delle particolarità che caratterizzano questo gruppo di studenti riguarda soprattutto la progettazione di queste biciclette, progettazione che, come sottolinea la Team Leader, è esclusivamente realizzata dagli studenti e richiede molto impegno extracurriculare da parte di tutti. Le competenze sono date sia dal tramandarsi informazioni e capacità di anno in anno, soprattutto dai responsabili di reparto verso i nuovi ragazzi, sia da quelle che ogni membro del team apporta in base alle sue esperienze pregresse e alla voglia di mettersi in gioco. Il nodo delicato sta spesso nella grande difficoltà di mantenere un corretto e graduale passaggio di consegne nel turn-over degli studenti.

Poi le attenzioni tecniche passano dal “far funzionare le cose” ad affinare tutti i dettagli, a partire dall’aerodinamica, per ridurre il peso e prestare particolare attenzione a tutta la componentistica meccanica. Il bello di tutta questa ricerca è che gli studenti hanno modo di trattare anche materiali innovativi come il carbonio e imparano a lavorare sui compositi mettendoci mano in prima persona. In questa realtà variegata, parallelamente agli atleti impegnati a gareggiare su vari prototipi, anche gli ingegneri si caratterizzano per le svariate specializzazioni, infatti come prosegue Lucrezia Pasi:

Siamo studenti che provengono da tutte le facoltà del “Poli”: la meccanica e aerodinamica sono centrali, ma spesso le persone vengono sorprese dalla varietà delle facoltà che partecipano alla realizzazione di un veicolo del genere. Abbiamo infatti una schiera di informatici che lavorano ai software dei cambi, alla sensoristica e alle diverse applicazioni; gli ingegneri matematici analizzano i dati sperimentali fornendoci utili risultati sui comportamenti delle biciclette; i gestionali gestiscono fondi, sponsor e budget, mentre un gruppo di studenti di design segue le nostre pagine social e lavora a loghi, poster e grafiche necessarie. Nel Team Policumbent c’è posto per chiunque abbia voglia di imparare divertendosi e di spingersi un po’ al di là della propria comfort zone.

La progettazione è realizzata dagli studenti che mettono mano in prima persona anche su materiali innovativi come il carbonio.

Una pista da record

Dalla progettazione si passa alle prove e soprattutto alla competizione vera e propria: ogni anno, a settembre, universitari o privati provenienti da tutto il mondo si sfidano negli Stati Uniti su un rettilineo del Nevada a Battle Mountain. Questo luogo è perfetto per i record, in quanto si trova a 1.400 metri sul livello del mare. Le condizioni di questa particolare altitudine, che presenta aria più rarefatta e temperature più basse, sono ideali per raggiungere velocità da record.

La gara si chiama World Human Powered Speed Challenge o più brevemente WHPSC e consiste in una rincorsa di otto chilometri, alla fine della quale è posizionata una “trappola” di duecento metri dove viene misurata la velocità del veicolo. La preparazione per parteciparvi richiede un grande impegno sportivo da parte degli atleti, nonché una buona organizzazione del team, che deve lavorare insieme anche nelle varie fasi della gara.

Il team aiuta il rider nei primi e ultimi metri di moto.

La differenza principale, rispetto alle abituali competizioni ciclistiche alle quali siamo abituati è che banalmente, questo tipo di bicicletta non parte e non si ferma da sola: il ciclista o rider, essendo rinchiuso nella carenatura, non può poggiare i piedi a terra e deve quindi essere aiutato nei primi e ultimi metri di moto. In più la squadra di ingegneri partecipa alla gara attivamente, mettendo mano ai veicoli e sistemando eventuali problemi durante tutta la settimana della competizione. Nemmeno la pandemia ha potuto arrestare questo gruppo più che mai affiatato:

Abbiamo deciso di non fermarci e organizzare un evento “in casa”, ovvero l’European Speed Battle. Abbiamo coinvolto un team inglese e uno olandese per sfidarci nell’anello Stellantis di Balocco il 23 e 24 ottobre 2021. Non avendo a disposizione un rettilineo lungo come in Nevada, abbiamo tentato di battere non il record di velocità, ma quello dell’ora: pedalando nel circuito per un’ora l’obiettivo era percorrere più chilometri possibili. Andrea Gallo e il nuovo prototipo Phoenix hanno percorso ottantotto chilometri, a soli quattro chilometri orari dal record mondiale. Il veicolo ha poi proseguito fino al raggiungimento dei cento chilometri, fatti in 1:07 h, a 39 s dal record mondiale. L’evento ha rappresentato un importante punto di ripartenza per il Team e ha permesso ai ragazzi di vedere i risultati degli ultimi due anni di lavoro.

Il circuito di Balocco

Nonostante si sia disputata una competizione in Italia a livello europeo per il solo record dell’ora, i ragazzi del Team Policumbent si sono sobbarcati un'organizzazione non indifferente, sia dal lato burocratico-logistico che per quel che riguarda l'aspetto tecnico per rendere valido il record. È infatti necessario che la pista rispetti certi requisiti di pendenza e che vi sia tutta la strumentazione necessaria per prendere la velocità e misurare il vento, ad esempio in presenza di vento superiore ad un certo limite la prova viene considerata non valida.

Prenotare poi un circuito come quello di Balocco [che è un complesso di circuiti automobilistici, N.d.A.] richiede vari passaggi, tra i quali, non scontati, quelli riguardanti la messa in sicurezza dell'evento. Le nostre biciclette sono prototipi e le condizioni nelle quali pedalano i ciclisti sono piuttosto estreme. Quindi la stesura di tutte le procedure di sicurezza ha sicuramente richiesto del tempo e si è cercato di adattare le regole già presenti alla WHPSC.

Durante l'European Speed Battle al circuito Balocco.

Ad esempio, ogni ciclista doveva avere un casco di un certo tipo; in caso di visione a schermo, questi dovevano essere due, una ridondanza necessaria per averne almeno uno in caso di problemi. Poi, come è già stato accennato, la partenza e il termine della corsa differisce dalle normali biciclette, quindi il lancio della bici e il “catching” alla fine per fermarlo, richiedono delle procedure specifiche per garantire che le persone possano comunicare al meglio col rider, evitando che cada o che faccia loro del male inavvertitamente.

Ovviamente, anche l'aspetto di pubblicizzazione di tale evento e le grafiche dei poster, locandine e volantini sono stati curati dai ragazzi del Team, ma se vi state rammaricando di esservi persi questo evento particolarissimo, non vi dispiacete, purtroppo per via del perdurare del Covid-19 la presenza dei partecipanti all'evento è stata limitata alle sole squadre gareggianti, ai giudici di gara e agli sponsor più affiatati di Policumbent, che hanno avuto finalmente modo di vedere i veicoli in azione.

Il poster dell'evento.

Oltre ogni limite

Come ricorda Lucrezia Pasi, per l'occasione sono riusciti a coinvolgere anche Global Cycling Network Italia, che ha realizzato un bel servizio visibile sul loro canale YouTube, assolutamente da vedere. Noi, però, preferiamo affidarci alle parole di chi ha vissuto l’evento con la giusta emozione.

Il sabato il Policumbent è partito con le migliori intenzioni, Andrea Gallo ha tentato un record dell’ora tenendo un ritmo alto che ha fatto sperare in un risultato eccezionale. L’appannamento del plexiglass però ha interferito con la sua riuscita e lo ha costretto a fermare la prova poco dopo la prima mezz'ora.

Sono poi continuati i problemi di visibilità anche per Ellen Van Vugt, dell’Olanda, e Vittoria Spada, che per via della forte luce faticavano a girare in sicurezza. Ellen è però riuscita a tentare il record di velocità su anello chiuso raggiungendo gli 81.4 km/h. La domenica ha regalato qualche nuvola in più e ha permesso ad Ellen di tentare un record dell’ora, bloccato poi a metà corsa per decisione della ciclista. Andrea Gallo, invece, grazie alle modifiche apportate a Phoenix dai ragazzi del Team, ha affrontato nuovamente la prova riuscendo a concluderla.

Ha pedalato per un’ora, percorrendo la distanza di 88.69 km, mentre il record attuale è di 92.43 km/h. Ha continuato fino a raggiungere la distanza di 100 km, impiegando un tempo di un’ora sette minuti e quarantun secondi, a soli 39 secondi dal record del mondo.

Mentre Andrea riprendeva fiato dopo la bella prova sostenuta, Vittoria Spada è partita con TaurusX in cerca del record di velocità. Ha affrontato tranquillamente il primo giro di rincorsa, passando dalla partenza ad una velocità di 74 km/h, ma è alla curva del secondo giro che il prototipo si è ribaltato percorrendo qualche metro a terra. Vittoria è stata fatta uscire indenne, ma la sua gara è terminata lì. Andrea, invece, è ripartito pronto per spingere la bicicletta ad alta velocità e con Phoenix ha attraversato la trappola dei 200 metri a 103.8 chilometri orari.

L’evento si è quindi concluso con dei tentativi di record che hanno davvero sfiorato l’impresa e che costituiscono per il Team uno stimolo per continuare a proseguire sulla stessa linea e migliorarsi sempre di più. Dopo lo stop forzato delle competizioni internazionali per via della pandemia in corso, l’European Speed Battle ha rappresentato per i tre team europei un’occasione per vedere in azione i propri veicoli, ma soprattutto per ritrovarsi tutti insieme uniti dalla passione per la progettazione e la ricerca.

In lotta contro il tempo

Oltre alle particolarissime biciclette abbiamo capito che la gara è principalmente contro il tempo. Ognuno vuole essere il più veloce possibile, possibilmente più veloce di quelli che hanno superato il record negli anni passati.

Però ogni squadra nutre delle aspettative particolari in base ai propri prototipi e riders. In questa specifica gara a Balocco, il Policumbent vedeva per la prima volta gareggiare il nuovo prototipo Phoenix e il vederlo filare così veloce sotto la pedalata di Andrea è stato entusiasmante.

I risultati ottenuti sono stati più che soddisfacenti essendo andati vicini al record, che era a portata di mano, e Lucrezia Pasi e tutto il Team non vedono l'ora di lanciarlo a tutta velocità lungo il rettilineo del Nevada. Con il prototipo femminile abbiamo tentato invece di spingerlo sopra la velocità di 85 chilometri orari, che rappresenta il record di velocità a bassa quota, su anello chiuso.

E gli altri in gara? Per esempio gli Olandesi hanno tentato entrambe le imprese, ma l'appannamento del plexiglass ha dato loro più problemi del previsto e non sono riusciti a raggiungere i risultati prefissati. Alla fine della gara non vi è stato un vero e proprio vincitore, perché rimane sempre l'idea di confrontarsi e di sfidarsi sullo stesso circuito, osservare come altri team avevano implementato delle soluzioni per andare davvero veloci e trascorrere del tempo insieme imparando gli uni dagli altri.

Lo spirito con cui si è affrontato l'European Speed Battle, così come la WHPSC, è di collaborazione e amicizia. Ogni team è orgoglioso di portare i propri veicoli con le migliorie del caso per spingerli al loro limite, ma la sfida è all'insegna dell'efficienza e innovazione, con un pizzico di competitività che mette un po' di pepe al tutto.

Il prototipo Phoenix.

Tra curiosità e innovazione

A questo punto comprendiamo che la tensione data da un evento del genere riguarda, più che la gara in sé, la sicurezza del rider, il funzionamento adeguato della meccanica, il rispetto delle regole per realizzare una prova di record valida.

Non si trattava solo di bici, velocità, innovazione e studio, ma dietro a quei giorni che rappresentavano il coronamento di un anno intero di duro lavoro c'era tanto cuore. C'era un gruppo di persone che, unito da un obiettivo comune, aveva trovato un senso e un equilibrio in ciò che aveva fatto.

L'evento a Balocco ha messo sicuramente radici solide per i mesi a venire: oggi il Team è quello che è anche grazie a quella ripartenza a seguito della pandemia e l’orgoglio e la soddisfazione traspare da questi numeri e dai dati tecnici, dove secondi e decimi di secondo possono fare la differenza dopo svariati periodi di studio e di allenamento, ma sorge spontaneo domandarsi come vengano percepite dal largo pubblico queste biciclette.

Il prototipo femminile TaurusX.

“È un razzo? Ha le ruote? C’è davvero qualcuno lì dentro”: sono domande tipiche che vengono fatte appena si vede il mezzo. Il nostro tipo di veicolo è unico in Italia e riscuote spesso molta curiosità da parte di chi lo vede sfrecciare per la prima volta in qualche video. Spesso ci viene chiesto quale sia il fine ultimo di un veicolo del genere. Noi ci vediamo un po’ come la Formula 1, dove un ambiente di ricerca di dettaglio crea innovazione che può poi essere applicata alla vita di tutti i giorni.

Policumbent si propone inoltre di iniziare un progetto “urbano”, nel quale vuole applicare le conoscenze raccolte nel corso degli anni per realizzare un veicolo utilizzabile nella vita di tutti i giorni e da tutte le persone. In poche parole che sia sostenibile, efficiente e a propulsione umana.

La differenza fa la forza

Progettazione e coesione, due parole non sempre semplici da associare, come prosegue Lucrezia Pasi, il fattore determinante in un team è aver voglia di stare con delle persone prendendo tutto ciò che di buono hanno da offrire e mettendosi in gioco per migliorare ogni giorno ciò che viene fatto. Soprattutto non bisogna avere paura di non essere all’altezza della situazione, ma buttarsi in compiti nuovi per imparare ancora più velocemente perché il lato positivo è che in team non si viene mai lasciati soli. Ma se si volesse entrare a far parte del team di progettazione o in quello atletico?

Come progettisti possiamo accettare solamente studenti del Politecnico, ma abbiamo tra noi atleti provenienti da diversi ambienti: studenti di altre università, ex studenti del Poli, fino a grandi campioni italiani, come Diego Colombari e Simone Chiarolla. Proprio ora siamo in una fase di selezione per la prossima ciclista del prototipo femminile TaurusX.

Il Team comprende inoltre diverse ingegnere e designers che apportano il loro contributo nei progetti. Seppur la presenza femminile in Team sia in minoranza per ora, nelle facoltà ingegneristiche le cose stanno cambiando e non si sente nessun tipo di differenza: il clima è profondamente collaborativo e c’è stima reciproca tra i ragazzi. Per quel che riguarda Laura invece, ecco il suo personale impegno.

Il team composto da studenti e atleti.
La mia sfida più grande per ora è proprio Policumbent. La sfida di Policumbent è far crescere un gruppo di ragazzi appassionati e curiosi che sacrificano gran parte del loro tempo libero per mettere mano ad un progetto tanto particolare. I record e le velocità vengono di conseguenza, ma il focus principale è formare e imparare. La voglia di fare e la passione è tanta e gli studenti che ne fanno parte si meritano davvero di ottenere i migliori risultati.

E per il prossimo futuro si augura davvero di riuscire ad andare in Nevada con l’obiettivo di gareggiare con tre veicoli in tre categorie diverse: maschile, femminile e handbike. Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, il Team ha sempre cercato di non fermarsi, ma avere finalmente la possibilità di correre in cerca dei record sarebbe quel di più per raggiungere tante soddisfazioni. Rimanendo realisti, anche se la competizione dovesse essere nuovamente cancellata, di Policumbent rimarrebbe comunque un gruppo di ragazzi che si divertono a lavorare insieme e il cui bagaglio di esperienza è enorme a prescindere dai risultati raggiunti.

👉 Grazie e in bocca al lupo a tutto il Team! E per chi fosse interessato si consiglia di visionare il loro sito ufficiale.

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