Térésah e le radici piemontesi del Futurismo

Dal "Vecchio Piemonte" ha origine l'ardore di Marinetti e il suo amore per Corinna Ubertis

Corinna Teresa Ubertis fotografata da Mario Nunes Vais, prima del 1932.

Storica del Primo Novecento, collaboratrice della rivista Studi Piemontesi, nel 2016 ha pubblicato il primo saggio critico sul film Addio giovinezza! (1918). Premio Acqui Storia Inedito nel 2019, nel 2020 le è stato conferito il riconoscimento dell’Accademia di Cultura Nicese di Nizza Monferrato. È vicepresidente della sezione di Alba del Club Alpino Italiano e socia del Centro Studi Beppe Fenoglio.

  

“Mio padre m'infuse nel sangue la sua tenacia piemontese. Gli devo la sua grande forza di sanguigno volitivo e dominatore”: così Filippo Tommaso Marinetti svelò le proprie radici in uno scritto autobiografico del 1924. Di conseguenza, occorre prendere atto che fu made in Piedmont l'energia con cui venne fondata la prima avanguardia storica italiana, nel 1909, dalle colonne del quotidiano parigino Le Figaro per poi essere esportata in buona parte del mondo.

Incentrato sulla velocità, il progresso, l'azione, il coraggio, la giovinezza, lo sprezzo del pericolo, il Futurismo fu una miccia accesa in Italia, lanciata da Parigi, ma che “catalizzò in certo modo tutto lo spirito d'avanguardia in Europa” e “fu il prototipo dell'avanguardia storica” come ci ricorda lo storico Luciano De Maria. E ancora, Omar Calabrese specifica che negli anni Dieci del Novecento “non c'è pittore o scultore, narratore o poeta, che non sia o 'futurista dichiarato' o 'futurista senza saperlo' negli ambienti innovativi e sperimentali dell'Europa e degli Stati Uniti”.

Manifesto del Futurismo in versione francese e italiana. Tratto da "Poesia", n. 6, aprile 1909 di Filippo Tommaso Marinetti.

Pepe e caffeina dal "Vecchio Piemonte"

Da una Alessandria all'altra, attraverso il Mediterraneo: originario di un paese del Basso Piemonte, il padre Enrico Marinetti in gioventù si era trasferito nella terra delle piramidi, ad Alessandria d'Egitto. Qui fu chiamato “Felfel” cioè “Pepe” per il proprio dinamismo: molti anni dopo il figlio Filippo Tommaso avrebbe meritato l'appellativo di “Caffeina d'Europa”. Dal pepe alla caffeina il passo è breve: nella polvere nera di questi soprannomi possiamo vedere il filo transcontinentale tra la tenacia piemontese e la carica futurista destinata a esplodere nel XX secolo nell'arte, nella letteratura, nel cinema, nel costume e nell'interventismo della Prima guerra mondiale.

Nelle memorie di Filippo Tommaso, il padre proveniva da “Pontecurone dove famiglie di viticultori portano l'onorato nome di Marinetti”: un paese in provincia di Alessandria, tra Voghera e Tortona. In realtà l'origine familiare era in un altro, vicino, centro alessandrino: Monleale, da cui i Marinetti si erano spostati dapprima a Pontecurone e poi nella limitrofa Voghera. Questa città era piemontese nel 1838, quando vi nacque Enrico Marinetti. Successivamente, dopo la Seconda guerra d'indipendenza e l'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, Voghera e i comuni del suo circondario erano stati sottratti amministrativamente al Piemonte (divisione di Alessandria) per essere aggregati alla provincia di Pavia, con la Legge Rattazzi del 23 ottobre 1859. Si tratta di quel territorio lombardo noto come “Oltrepò pavese” anche se è da taluni indicato “Vecchio Piemonte” per l'antica appartenenza.

Enrico Marinetti si era poi laureato in Legge a Pavia e aveva iniziato a esercitare la professione forense a Milano. Milanese era Amalia Grolli, che per unirsi all'avvocato Marinetti lasciò il legittimo consorte violando le leggi dell'epoca: per questo motivo la coppia fuggì ad Alessandria d'Egitto. Pochi anni prima, con l'apertura del Canale di Suez celebrata anche dall'Aida di Giuseppe Verdi, questa città portuale era divenuta snodo del commercio internazionale.

Filippo Tommaso Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti

Echanson al chiaro di luna

Ad Alessandria d'Egitto Filippo Tommaso Marinetti nacque il 22 dicembre 1876. Qui crebbe ricevendo un'educazione francese, per poi trasferirsi in età adolescenziale a Parigi dove conseguì il baccalaureato. Rientrato quindi in Italia con i genitori e il fratello, si iscrisse alla facoltà di Legge dell'Università di Pavia, come il padre, dividendosi tra la lussuosa dimora di via Senato n. 2 a Milano e la casa di Godiasco, paese dell'Oltrepò confinante con la provincia di Alessandria e poco distante da Pontecurone e Voghera.

Fu proprio a Godiasco, nel “Vecchio Piemonte”, che Marinetti compose una delle sue prime poesie, l'Echanson, dedicata al chiaro di luna, che segnò il suo debutto letterario: fu pubblicata nel marzo 1898 sull'Anthologie Revue edita a Milano da Edward Sansot-Orland. Godiasco era a tal punto associato da Marinetti all'immagine lunare, che proprio qui nel luglio 1905 egli vi avrebbe nuovamente scritto una lirica dedicata al simbolo dell'amore romantico. Del paese erano le due sorelle Nina e Marietta Angelini che, dopo la nascita dell'avanguardia, sarebbero state soprannominate le Vestali del Futurismo: domestiche di Marinetti a Milano e poi artiste futuriste, a loro egli donò la casa di Godiasco dopo il proprio matrimonio del 1923 con la pittrice romana Benedetta Cappa (anch'essa di origini piemontesi).    

Filippo Tommaso Marinetti e Benedetta Cappa, 1937.
Filippo Tommaso Marinetti e Benedetta Cappa, 1937.

Il Futurismo portò il violento ripudio dell'amore, dei sentimenti, del romanticismo e del chiardiluna (si ricordino gli incendiari manifesti post-1909 Uccidiamo il chiaro di luna! e Contro l'amore e il parlamentarismo). Ma, prima, Marinetti visse una giovinezza agli antipodi, segnata dal legame profondo con una poetessa le cui radici affondavano nella sua stessa terra: la provincia di Alessandria al confine con la Lombardia. 

Un amore nato tra Godiasco e Frassineto Po

Le biografie di Corinna Teresa Ubertis che, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Térésah, fu una delle più celebri firme letterarie femminili in Italia della prima metà del Novecento, ne collocano la nascita a Frassineto Po nell'anno 1877: come alessandrina è annoverata nell'Atlante delle scrittrici piemontesi dell'Ottocento e del Novecento. In realtà, un recente studio di Maria Enrica Carbognin svela che l'autrice era nata a Firenze nel 1874 e che nel capoluogo toscano risiedette fino al 1912, quando si sposò con il giornalista novarese Ezio Maria Gray per poi trasferirsi a Roma. Ciò non toglie che a Frassineto Po gli Ubertis avessero le radici e il “feudo”: un'antica dimora dove la bella Corinna soggiornava quando i propri impegni glielo permettevano, nonché la tomba di famiglia in cui tuttora ella riposa.

Corinna Teresa Ubertis fotografata da Mario Nunes Vais.
Corinna Teresa Ubertis fotografata da Mario Nunes Vais.

Se Godiasco nell'Oltrepò Pavese confina con tre comuni alessandrini, tra cui Volpedo (proprio il paese di Giuseppe Pelizza da Volpedo autore del celeberrimo dipinto Il quarto stato del 1901), l'alessandrino Frassineto è limitrofo di due centri della provincia di Pavia, appartenenti alla Lomellina. Nonostante queste similarità, il paese di Marinetti e quello della Ubertis non sono vicini bensì divisi da una distanza di una settantina di chilometri: notevole specialmente ai tempi del Novecento pre-futurista. Ma di certo tale non doveva apparire ai due innamorati avvezzi a viaggiare di continuo. Infatti Marinetti faceva abitualmente la spola tra Milano e Parigi, dove frequentava i circoli letterari più esclusivi. E la Ubertis, pur risultando residente a Firenze, era parte integrante della vita culturale piemontese: nel monumentale volume Torino come era 1880-1915 di Luciana Frassati, Térésah è immortalata icona di un'epoca della storia di Torino insieme alle altre letterate Maria di Borio, Carola Prosperi, Rina Maria Pierazzi, Paola Carrara-Lombroso, Luigi di San Giusto (pseudonimo di Luisa Macina), Daisy di Carpeneto, Carolina Invernizio, Amalia Guglielminetti.

Luciana Frassati, Torino come era 1880-1915. Tra le principali letterate dell'epoca vi era Teresah (collezione dell'autrice).
Luciana Frassati, Torino come era 1880-1915. Tra le principali letterate dell'epoca vi era Teresah (collezione dell'autrice).

Adepta della poesia

Nell'aprile del 1909 Marino Moretti scriveva ad Aldo Palazzeschi: “Dal 20 al 30 maggio Térésah è a Torino per rifornirsi delle toilettes per Londra e Parigi. Il Libro di Titania uscirà fra una settimana”. Poetessa, scrittrice, giornalista, autrice di teatro, a lei il poeta crepuscolare Moretti avrebbe dedicato la seconda sezione delle Poesie scritte col lapis (1910). Di lui e di Palazzeschi – che aderirà poi al Futurismo – era amicissima avendoli conosciuti alla scuola di recitazione fiorentina diretta da Luigi Rasi nello stesso periodo in cui era frequentata da Gabriele D'Annunzio. Térésah parlava diverse lingue straniere, teneva conferenze, aveva fama di “fine dicitrice” e durante la Grande Guerra fu invitata a Londra a pronunciare il discorso da lei scritto in morte dell'eroica infermiera Edith Cavell alla presenza del re Giorgio V e della regina Mary.

In veste di poetessa aveva esordito poco più che ventenne, dando alle stampe la sua prima raccolta nel 1895, quando Marinetti non aveva ancora composto l'Echanson sotto la luna di Godiasco. In Marinetti. Una vita esplosiva, troviamo Térésah assidua frequentatrice della redazione milanese della rivista Poesia fondata da Marinetti nel 1905. Diretta da lui stesso insieme a Sem Benelli e Vitaliano Ponti, la testata ebbe il merito di diffondere in Italia il Simbolismo francese prima dell'avvento del Futurismo. Ancora oggi, nel palazzo di via Senato 2 a Milano, una lapide ricorda:

QUESTA È LA CASA
DOVE NEL 1905
FILIPPO TOMMASO MARINETTI
FONDÒ LA RIVISTA “POESIA”
DA QUI IL MOVIMENTO FUTURISTA
LANCIÒ LA SUA SFIDA
AL CHIARO DI LUNA SPECCHIATO NEL NAVIGLIO.
Lapide in Corso Venezia a Milano n. 23 (angolo con Via Senato), che commemora la fondazione (nel 1905) della rivista
Lapide in Corso Venezia a Milano n. 23 (angolo con Via Senato), che commemora la fondazione (nel 1905) della rivista "Poesia", iniziatrice del Futurismo, da parte di Filippo Tommaso Marinetti. Foto di Giovanni Dall'Orto, 2007.

Il biografo Gino Agnese definisce la Ubertis “fidanzata” di Marinetti, ma anche “amica”, adepta della poesia come lui, anzi “una compagna che partecipa al suo fianco alle riunioni di redazione, alle cene con gli amici e talvolta alle discussioni politiche” sottolineando il suo essere “piemontese di Frassineto”.

Occorre però ricordare che Marinetti era un imperterrito tombeur de femmes, e che negli stessi anni andava collezionando avventure rocambolesche. Questo non gli impedì tuttavia di rendere un altissimo omaggio a Térésah, ponendo l'amata allo stesso livello dei più importanti poeti europei dell'epoca. Nel numero 8 (anno 1905) della rivista vi è l'apoteosi della poetessa di Frassineto. A piè di pagina troviamo specificato: “POESIA ha pubblicato i medaglioni di Giovanni Pascoli, della Contesse de Noailles, Giovanni Marradi, Gustave Kahn, A. Colautti, Henry de Rèigner. POESIA pubblicherà i medaglioni di Jean Moréas, E. Verhaeren, F. Viélé-Griffin, Stuart Merill, Paul Fort, […], A. C. Swinburne, W. C. Yeats, Fred Bowles”.

La lirica in francese A Térésah, firmata "F.T. Marinetti” rappresenta una pubblica e internazionale dichiarazione di stima per il genio di Corinna Ubertis. Ecco l'incipit nella mia traduzione:

La vostra Arte è un sole assopito tra i fiori!

I vostri versi hanno languori di mantiglia spagnola
per modellare la scioltezza slanciata
di un’immagine e celare, in parte,
l’armonioso viso in pianto di una Verità ideale!

I vostri versi hanno l’indolenza naturale delle sete
e il bruciante fruscio dei velluti asiatici…
ma voi li innalzate più in alto delle nuvole
con l’incommensurabile freschezza delle Vie Lattee!
Copertina e pagina interna del numero 8 di Poesia del 1905 (collezione dell'autrice).
Copertina e pagina interna del numero 8 di Poesia del 1905 (collezione dell'autrice).

Il canto di un amore perduto

Se queste parole di Marinetti sono incentrate sull'anima poetica della Ubertis, esistono altri versi ben più espliciti che “sanguinano” per l'amore perduto. Un dolore, una rottura, da cui forse nacque la violenta spinta del Futurismo a dimenticare il passato e i sentimenti. Versi onirici ma che sembrano richiamare un paesaggio reale: quello di Frassineto Po. Nel poema di Marinetti L'aeroplano del Papa, pubblicato in francese, a Parigi, nel 1912, ambientato nel futuro in quanto vi fu previsto il conflitto tra Italia e Austria, vi è, nella sezione Volando con la luna, una innominata “amica” dal peignoir che “azzurreggia”, e lei stessa è “affondata nell'azzurro”, ha il “volto azzurro” e il “sorriso azzurro”. È prodiga di baci e carezze per il poeta. Gli occhi della Ubertis erano di un colore celeste scuro: tra il grigio e l'azzurro, scrisse Moretti a Palazzeschi nel gennaio 1910. A rivelare l'identità dell'“amica” dell'Aeroplano del Papa fu una lettera di Marinetti indirizzata a Palazzeschi:

Che tu sia entusiasta del Monoplan du Pape, sono veramente lieto (anzi ti prego di scrivermi quali sono i canti che tu preferisci). Scrivimi minuziosamente su ciò, e scrivimi se hai riconosciuto nel canto Côte à côte avec la Lune la dolcissima e ormai lontana amica che conosci anche tu e che ora sta per sposarsi... Ti dico ciò con una invincibile malinconia.

Tale passo fu così chiosato dal curatore del carteggio: “Marinetti si riferisce alla scrittrice Térésah, ch'era stata sua amica e che in quell'anno 1912 andò sposa a Ezio M. Gray”.

Come ha evidenziato Claudia Salaris, il capitolo Volando con la luna è tutto dedicato a Térésah e ad Amalia Grolli, l'amatissima madre di Filippo Tommaso scomparsa quando lui era ventiseienne. Nel poema vi è quindi un ultimo addio al passato, al chiarore notturno simbolo di femminilità (già ripudiato dal Futurismo) e alle due donne perse per sempre: la madre morta (1902) e Térésah che era in procinto di sposare un altro uomo (1912).

Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà, Giovanni Papini, Umberto Boccioni e Filippo Tommaso Marinetti, 1914.
Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà, Giovanni Papini, Umberto Boccioni e Filippo Tommaso Marinetti, 1914.

Tracce piemontesi ne L'aeroplano del Papa

Il poema marinettiano descrive il volo aereo immaginario compiuto dall'autore, partendo dalla Sicilia, passando per Roma dove aggancia il Papa, con ulteriore tappa a Milano, e con una deviazione in direzione della “casetta” dell'“amica”, prima di raggiungere il fronte di guerra. La casetta si trova in mezzo alla campagna, in uno scenario che, per come descritto, risulta del tutto compatibile con quello di Frassineto Po, con la campagna, la pianura, le colline:

Ecco, all'estremità del suo giardino
le mille trecce del fiume,
che sembrano trattenute alle tempie della collina
da pesanti fibbie d'argento

Le “mille trecce del fiume” ci ricordano che Frassineto si trova presso la confluenza del Sesia con il Po, che crea ampi e diversificati paesaggi rivieraschi, con corsi d'acqua, canali, affluenti minori. Nel suo percorso al confine tra il Monferrato e la Lomellina il grande fiume muta direzione due volte bruscamente, per l'affluenza del Sesia poco a valle di Frassineto, e per opera del fiume Tanaro, che lo raggiunge da destra presso Pieve del Cairo. Nell'onirica descrizione marinettiana è presente anche una città all'orizzonte:

Quel tenebroso profilo di città merlata
oscilla lontano
come uno scenario di teatro e dilegua
filando via, sospeso a fili invisibili,
miracolosamente...
Il Po presso Frassineto.
Il Po presso Frassineto.

Si tratta di un'allusione alla vicina Casale Monferrato? Ed ecco che appare un significativo cenno a quello che forse fu il motivo della rottura tra i due innamorati:

Giro intorno, a duecento metri d'altezza,
sul prato tutto impregnato
del latte di materna felicità
di cui volevi nutrire mio figlio,
il figlio tuo, che io non ti feci...

Forse la poetessa aveva desiderato sposarsi e mettere su famiglia, ma rendendosi conto che Marinetti non si sentiva pronto (o accortasi delle sue scappatelle) lo aveva lasciato? Leggendo i versi dell'Aeroplano del Papa sembra chiaro il nesso tra la relazione amorosa (la dolorosa fine di essa) e la nascita del Futurismo, con suo furore contro l'amore e i sentimenti (un rifiuto che, come noto, arriva addirittura al punto di negare alla donna il ruolo nella procreazione nel finale di Mafarka il futurista). Ed ecco i versi più passionali del poema, in cui Marinetti ricorda le effusioni con Térésah in casa di lei (probabilmente, sempre a Frassineto) mentre la “suocera” si era addormentata:

Facesti tutto quello che dovevi
per farti adorare senza fine, perdutamente...
E m'hai offerto una grande felicità,
tutta la felicità terrestre,
fra le tue mani graziose, appetitose,
che sembrano da mangiare, da bere, da suggere,
frutti e fiori dei paradisi d'una volta,
giocattoli, dolci squisiti,
per la mia bocca infantile, merende divine
di tutte le belle domeniche
non ancóra abolite dal mio cuore futurista!...
"L'aeroplano del Papa", prima edizione italiana del 1914.

Superare l’amore, la nascita del Futurismo

Ma dicevamo che nel romanzo di ambientazione africana Mafarka il futurista, pubblicato a Parigi nel 1909 e poi in Italia l'anno successivo vi è il superamento dell'amore, della donna, e la generazione di un figlio meccanico a cui il protagonista dà vita da solo. In questo libro, che valse all'autore un clamoroso processo per pornografia con vari strascichi giudiziari, vi è però una figura femminile bellissima che tenta di sedurre il protagonista. E questa donna, che è allegoria della gioventù, del chiaro di luna, del romanticismo e rappresenta l'ultimo legame di Mafarka con il passato, si chiama Colubbi. Claudia Salaris ha identificato nella madre, nel fratello, nello zio del protagonista Mafarka dei chiari alter ego della madre, del fratello e del padre di Marinetti. E, in Mafarka, l'autore stesso. Il figlio meccanico generato in solitaria pare una chiara allegoria della nascita del Futurismo. Visto lo spiccato valore autobiografico del romanzo, forse non è azzardato ipotizzare anche un nesso tra Colubbi e Térésah.

Sull'origine del nome “Colubbi” è stata menzionata una possibile derivazione dall'arabo qulūbī, “i miei cuori”; ma è anche vero che esso racchiude le iniziali “Co” e “Ub” di Corinna Ubertis. Colubbi ha “occhi di seta violetta” e indossa una veste violacea. Proviene dalle “profondità azzurre” dell'adolescenza di Mafarka, ed è la giovinezza stessa, che corre sui forellini di un “flauto azzurro”. Ancora il colore azzurro che, come sappiamo, nell'Aeroplano del Papa è ossessivamente legato alla Ubertis. Il viola e l'azzurro erano i colori preferiti del poeta francese Arthur Rimbaud, mentre era stato Paul Verlaine a identificare il viola con la nostalgia e i rimpianti. Da notare anche, sia in Mafarka che nell'Aeroplano, il ricorrere del tema del figlio negato e della nascita del Futurismo.

Copertina di
Copertina di "Mafarka", F.T. Marinetti, edizione del 1920.

Genii femminili

In quanto all'apprezzamento artistico di Marinetti per l'arte poetica di Térésah, bisogna ricordare che tale attitudine non gli sarebbe venuta meno negli anni successivi al 1909, neppure nei confronti di altre donne geniali. La pittrice inglese Mina Loy, conosciuta a Firenze, da lui appellata “genio”, dopo l'incontro travolgente con Marinetti e con l'avanguardia si sarebbe trasformata in poetessa e avrebbe fatto conquistare al suo Futurismo femminista il plauso di New York nel 1914.

Nel 2007 ebbi l'onore di conoscere personalmente Luce Marinetti, terzogenita di Filippo Tommaso, che mi ricevette a Roma e mi concesse un'intervista. Tra le altre cose, mi riferì una significativa frase scritta dal fondatore del Futurismo nella prefazione di un libro di sua madre: “Ammiro il genio di Benedetta, mia eguale non discepola”. Benedetta Cappa (nata a Roma nel 1897) pittrice, scenografa e scrittrice futurista, fu l'unica moglie di Marinetti, al quale diede le tre figlie Vittoria, Ala e Luce. Anche lei aveva origini piemontesi. Nipote di quell'Innocenzo Cappa che, avvocato e letterato, nato a Torino e immatricolato in Legge a Pavia come Marinetti, lo aveva difeso nel 1910 al processo per Mafarka il futurista. In Casale Monferrato vi è ancor oggi uno studio legale Cappa fondato nel 1870.

Non si può quindi che dare atto che l'identità piemontese orgogliosamente rivendicata dal fondatore dell'avanguardia ne attraversò, animò e infervorò le passioni artistiche e sentimentali per tutta la vita. Alle origini del Futurismo, di Marinetti stesso e dei suoi amori, vi è quindi quello spirito piemontese che si respira dai vigneti alessandrini all'Oltrepò, e dove il Monferrato sfuma nella Lomellina, tra le anse intrecciate del Po nelle nebbie di Frassineto.

Luce Marinetti intervistata da Patrizia Deabate nel 2007.
Luce Marinetti intervistata da Patrizia Deabate nel 2007.

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Bibliografia

  • Agnese G., Marinetti. Una vita esplosiva, Milano, Camunia, 1990.
  • Cannì G., Merlo E., Atlante delle scrittrici piemontesi dell'Ottocento e del Novecento, Torino, Edizioni Seb 27, 2007, pp. 259-260.
  • Carbognin M. E., Térésah, in Scrittrici italiane dell'Otto e Novecento. Le interviste impossibili, a cura di Cavallera H. A. e Scancarello W., Pontedera, Bibliografia e Informazione, 2013.
  • Marinetti F. T., Scatole d'amore in conserva, Roma, Edizioni del Fauno, 1924, p. 8.
  • Marinetti F. T., Mafarka il futurista, Milano, Mondadori, 2003.
  • Marinetti F. T, L'aeroplano del Papa, Macerata, Liberilibri, 2006.
  • Salaris C., Marinetti: arte e vita futurista, Roma, Editori riuniti, 1997.
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