Amedeo IX, il duca dalla parte dei bisognosi

La breve vita del "Beato" dei Savoia tra carità e malattia

“Il Beato Amedeo IX di Savoia distribuisce i suoi beni ai poveri”, dipinto eseguito da Charles Dauphin nel 1674.

Laureato in Lingue e letterature straniere presso l’Università del Piemonte Orientale, ha conseguito il dottorato presso lo University College Cork (Irlanda). Insegna lingua inglese e ha pubblicato diversi saggi sul multilinguismo negli scrittori piemontesi.

  

Il futuro Amedeo IX di Savoia viene al mondo il 1° febbraio 1435 nella fortezza di Thonon, sul lago di Ginevra. Figlio primogenito di Anna di Lusignano (figlia del re di Cipro) e Ludovico I di Savoia, il neonato è tenuto a battesimo da Michele Bernardi, abate e consigliere del duca.

Il periodo è uno dei più tribolati della storia sabauda, iniziato con l’abdicazione di Amedeo VIII e proseguito con il passaggio al figlio Ludovico e la perdita del prestigio accumulato nella prima metà del Quattrocento. Sotto Amedeo VIII, infatti, i Savoia avevano raggiunto il rango ducale, annettendo ai propri domini Mondovì, Vercelli, il principato di Acaia e Chivasso. Un prestigio europeo che si era accompagnato a un crescente coinvolgimento negli affari della penisola. Con Ludovico, invece, l’indipendenza dello stato viene messa in pericolo sia per le minacce esterne sia a causa degli intrighi tra fazioni cortigiane e ribellioni di principi, compresa quella dell’irrequieto Filippo II, fratello minore di Amedeo.

Dipinto a olio su tela raffigurante Amedeo IX di Savoia, conservato presso il Castello di Racconigi. Sulle spalle del duca, il collare dell’ordine della Santissima Annunziata, massima onorificenza di casa Savoia. Secondo Malletto, il duca si sarebbe disfatto del collare per aiutare i poveri a pagare una tassa particolarmente gravosa.
Dipinto a olio su tela raffigurante Amedeo IX di Savoia, conservato presso il Castello di Racconigi. Sulle spalle del duca, il collare dell’ordine della Santissima Annunziata, massima onorificenza di casa Savoia. Secondo Malletto, il duca si sarebbe disfatto del collare per aiutare i poveri a pagare una tassa particolarmente gravosa.

“Lucerna di santità"

Intorno ai quindici anni Amedeo è “alto nella persona e di fattezze regolari”, dai costumi “modesti, franchi, lealissimi”. È un giovane “amorevole ed affettuoso”, di ingegno “svegliato”, che può godere di un’educazione adeguata al rango. A sedici anni può vantare un’ottima preparazione filosofica e in “ragion politica e civile”. Possiede una solida fede religiosa, per la quale non ha bisogno di precettori: gli bastano una predisposizione naturale e gli esempi di nonno Amedeo (ultimo antipapa) e delle zie: Maria di Savoia, vedova di Filippo Maria Visconti, si era rinchiusa nel monastero di Santa Chiara di Torino; Margherita, vedova del marchese del Monferrato, aveva trasformato il palazzo di Alba in un convento di domenicane. I primi saggi della sua inclinazione religiosa sono per alcuni presagi di santità in grado di rinnovare le virtù cristiane del nonno. San Francesco di Sales, in una lettera a papa Paolo V, descrive Amedeo “lucerna di santità divinamente accesa”.

I segnali c’erano tutti, ma il padre lo vuole addestrare nell’amministrazione della cosa pubblica fin da giovanissimo. Amedeo, secondo Semeria, “si mise con il massimo zelo” a “coadiuvare il padre sedendo nei consigli, stabilendo alleanze e trattati di commercio con le potenze estere”. Due i problemi più pressanti: il pericolo rappresentato da Francesco Sforza, e i pessimi rapporti tra il re francese Carlo VII e il figlio maggiore, il futuro Luigi XI, che potevano costare cari ai Savoia. Per tenersi buono l’ingombrante vicino, nel 1452 viene celebrato il matrimonio tra i giovanissimi Amedeo e Iolanda di Valois, figlia di Carlo VII. Un’unione stabilita a tavolino fin dal 1436 che, malgrado ciò, si rivelerà robusta e duratura.

Ritratto di Amedeo IX e Iolanda di Francia risalente al 1601-1625 ca.
Ritratto di Amedeo IX e Iolanda di Francia risalente al 1601-1625 ca.

Nel 1453, al compimento del diciottesimo anno di età, Amedeo è proclamato conte di Vercelli e della Moriana (corrispondente all’attuale Val-d’Arc), conte della Bresse, barone di Vaud e principe di Piemonte. Amedeo predilige risiedere a Bourg-en-Bresse e nel Vaud. Frequenti sono anche le sue visite a Chambery per venerare la Sindone. Nel 1456 nasce il primogenito di Amedeo e Iolanda: Carlo, al quale seguiranno nove fratelli, morirà quindicenne a Orléans. Al 1459 risale invece il primo impegno ufficiale: preoccupato per le conquiste di Maometto II, Pio II convoca il concilio di Mantova al fine di organizzare una spedizione militare. Amedeo vi partecipa facendo le veci del padre e dicendosi pronto a guidare un contingente dell’esercito sabaudo. La spedizione viene approvata dal pontefice ma non avrà mai luogo.

Nel 1461 si spegne Carlo VII di Francia. Gli succede Luigi XI, alla cui incoronazione intervengono anche Amedeo e Filippo II. Luigi XI, per controllare più da vicino il ducato sabaudo, nomina governatore in Piemonte Giacomo di Valperga, suo uomo di fiducia. A Filippo quella nomina risulta particolarmente sgradita poiché vede in essa la volontà di impossessarsi del ducato. Così si accorda con alcuni baroni francesi per eliminare Valperga e sottrarre i territori sabaudi all’ingerenza francese. Nel 1462 irrompe nel castello di Thonon, imprigiona Valperga e ne estorce una confessione. Il governatore viene infine annegato nel lago di Ginevra, fatto che scatena le ire di Luigi XI. Nonostante le intercessioni di Ludovico e Amedeo, nel 1464 Filippo viene rinchiuso nel castello di Loches per due anni. Secondo Semeria e Morozzo, la mossa di Filippo di voler allontanare i francesi era solo una scusa: in realtà era lui ad avere “in animo di togliere ad Amedeo la corona ducale”.

Ritratto dell'irrequieto Filippo II di Savoia detto il
Ritratto dell'irrequieto Filippo II di Savoia detto il "Senzaterra". Quintogenito di Ludovico e Anna, nel 1460 viene investito della signoria di Bresse, ma la stessa era già stata concessa al fratello Amedeo: da qui il nomignolo.

Sobrietà, aiuto ai bisognosi e riforme

Alla morte di Ludovico di Savoia, avvenuta il 29 gennaio 1465, il titolo ducale passa ad Amedeo IX. Educato ad essere prima religioso che principe, nei primi tempi punta soprattutto sul benessere sociale dei sudditi e impone maggiore sobrietà a corte. La situazione era però critica: le finanze dissestate, le lotte tra signori savoiardi e piemontesi non si erano mai placate così come l’invadenza del re francese. Malgrado gli impedimenti causati dall’epilessia, nel primo periodo Amedeo cerca di visitare più luoghi possibili del ducato: si reca a Mondovì e Aosta, dove riceve formale atto di sottomissione, quindi a Vercelli, e trascorre parecchio tempo a Torino. Qui stabilisce un tribunale per le cause civili e riforma il regolamento dell’università cittadina.

Ciò che stava più a cuore ad Amedeo era la cura delle persone maggiormente bisognose. “Dei poveri fu padre affettuosissimo, ed il suo Erario poteva dirsi essere vuotato per continue largizioni”, così secondo Semeria. Un giorno, un ambasciatore chiede al duca se avesse una buona coppia di cani da caccia. Amedeo risponde di avere “razze bellissime e tanti in numero che non invidio in questa professione principe alcuno”. Si riferiva, in realtà, ai poveri: così dicendo mostra all’incredulo ambasciatore tavoli e vivande preparate per una “innumerabil ciurma” in procinto di sedersi. “Questo è il numeroso stuolo e la razza che tengo de’ cani per la caccia, con i quali spero di cacciar tanto che acquisterò il Regno dei Cieli”. Durante i primi anni del suo ducato, Amedeo ordina anche la costruzione di un lazzaretto, poi distrutto, nei pressi di Chambery e di un ospedale a Conflans, in Savoia.

La Lega del Bene Pubblico e la pace di Ghemme

Intanto la politica accentratrice di Luigi XI non andava a genio ai signori feudali francesi, i quali nel 1465 formano la Lega del Bene Pubblico. La Lega chiede subito l’alleanza di Amedeo IX, ma questi si oppone poiché la moglie era dopotutto sorella del sovrano. In un primo tempo, Luigi XI ottiene qualche vittoria, ma è costretto a fare alcune concessioni ai baroni. Alla fine, però, sarà Luigi XI a spuntarla approfittando delle divisioni interne alla Lega e sconfiggendo il signore più pericoloso, il duca di Borgogna: prima tenta di isolarlo politicamente, poi si serve di Francesco Sforza per sconfiggere militarmente alcuni dei feudatari a lui fedeli.

Il re francese Luigi XI in un ritratto attribuito a Jacob de Littemont. Iolanda di Valois, moglie di Amedeo, era sorella del monarca francese.
Il re francese Luigi XI in un ritratto attribuito a Jacob de Littemont. Iolanda di Valois, moglie di Amedeo, era sorella del monarca francese.

Proprio lo Sforza, sempre in ottimi rapporti con Luigi XI, viene a mancare nel 1466 e i Savoia ne approfittano per estendere i propri confini a est della Sesia. Mentre Filippo II aderisce all’intervento militare occupando Romagnano Sesia, il re transalpino fa attaccare il vercellese dal successore di Francesco, Galeazzo Maria. Nel 1467 la pace di Ghemme sancisce il ritorno allo status quo ante.

Con la sospensione delle ostilità verso Milano, Filippo II si riavvicina a Carlo il Temerario, duca di Borgogna, all’epoca ancora in piena lotta con Luigi XI. Nella speranza di ottenere guadagni territoriali, anche Iolanda e Amedeo si schierano a fianco del Borgogna. Nell’autunno 1468, Carlo il Temerario e Luigi XI si incontrano a Péronne, nel castello del duca, per cercare una tregua. Il Borgogna, aiutato da Filippo II, riesce a imprigionare il re e a estorcergli alcune concessioni territoriali. Le promesse di Luigi XI verranno poi dichiarate nulle prima di un nuovo accordo, sempre temporaneo, che però non soddisfa Filippo II, il quale decide di ritirarsi nel Bresse.

Luigi XI di Francia tenuto prigioniero da Carlo il Temerario, duca di Borgogna, a Peronne nel 1468.
Luigi XI di Francia tenuto prigioniero da Carlo il Temerario, duca di Borgogna, a Peronne nel 1468.

Le ostilità con Filippo II

Intanto la salute di Amedeo IX, sempre più tormentato dagli attacchi epilettici, peggiora al punto da non permettergli di occuparsi degli affari di stato: nel 1469 il duca convoca gli Stati Generali e affida l’amministrazione del ducato alla moglie. Per sottrarsi ai colpi di mano di Filippo II, Iolanda si riavvicina al fratello. Forte della riconquistata alleanza, il re francese dichiara nuovamente guerra a Carlo di Borgogna, costringendo Iolanda a inviare truppe in appoggio. Saputo dell’attacco, l’ambasciatore borgognone a Chambery cerca di imporsi militarmente per conquistare la fortezza Savoia.

Iolanda di Valois. Alla duchessa si deve la denominazione di Sainte-Chapelle della cappella del castello di Chambery che custodiva la Sindone, il restauro di parecchi castelli piemontesi e la costruzione del naviglio che collega Ivrea a Vercelli.
Iolanda di Valois. Alla duchessa si deve la denominazione di Sainte-Chapelle della cappella del castello di Chambery che custodiva la Sindone, il restauro di parecchi castelli piemontesi e la costruzione del naviglio che collega Ivrea a Vercelli.

Intanto Filippo II si mette in marcia dalla Bresse verso Chambery, mentre Iolanda e Amedeo trovano riparo presso il castello di Montmélian, a una quindicina di chilometri di distanza. Filippo II, forte del sostegno dei fratelli Giano e Giacomo, decide di dare l’assalto alla fortezza di famiglia. Qui i documenti storici divergono: le fonti, per così dire, agiografiche sostengono che Amedeo abbia aperto le porte del castello per accogliere i fratelli e comprendere le ragioni del loro gesto. Filippo sarebbe rimasto così confuso di fronte a un atto simile che desisté dal proprio disegno sovversivo. Un tentativo di conciliazione, in effetti, ci fu, ma difficilmente Amedeo IX ebbe parte attiva viste le sue precarie condizioni.

Al principio dell’estate 1471 i contendenti decidono di tornare a Chambery; ma, lungo il tragitto, Amedeo cade nelle mani dei fratelli, mentre Iolanda fugge a Grenoble dal fratello. Il ducato sabaudo per un po’ rimane diviso: una parte nelle mani di Iolanda, l’altra in quelle di Filippo. Il 12 luglio 1471, Filippo e Iolanda giungono a una tregua grazie all’interessamento del re francese e del duca di Milano. Amedeo viene rilasciato, mentre a Filippo II vengono fatte alcune concessioni, ma non la luogotenenza del ducato. Quanto basta, però, per riconciliarsi con il monarca francese e interrompere l’alleanza con il duca di Borgogna.

Ciò che rimane dell’antica fortezza di Montmélian, in Savoia. Qui, nel 1471, si erano rifugiati Iolanda e Amedeo (sempre più tormentato dell’epilessia) durante l’assedio guidato da Filippo II.
Ciò che rimane dell’antica fortezza di Montmélian, in Savoia. Qui, nel 1471, si erano rifugiati Iolanda e Amedeo (sempre più tormentato dell’epilessia) durante l’assedio guidato da Filippo II.

La scomparsa e il ruolo di Iolanda

Iolanda si era intanto portata a Vercelli insieme al marito. Sul finire del mese di marzo 1472 lo stato di salute di Amedeo si aggrava in maniera irreversibile. Tutti a corte provavano afflizione, ma lui no: si dice parlasse della morte con indifferenza, mostrandosi “placido e tranquillo”. La notte prima del trapasso è però travagliatissima. Il giorno seguente, il 30 marzo, Amedeo chiama a sé la consorte e i figli, e con “volto sereno e mente imperturbata” affida loro il proprio testamento spirituale: “Osservate fedelmente l’equità, amministrate la giustizia ed amate i poveri: il Signore darà la pace nei vostri paesi”. Infine, bacia e benedice i figli prima di spirare nella torre sud-ovest del castello di Vercelli. Aveva solo 37 anni.

Il funerale si svolge due giorni dopo, il 1 aprile. La cerimonia non è né ricca né pomposa e, per soddisfare un desiderio del marito, pare che una moltitudine di poveri, con torce accese, precedesse il corteo, al quale parteciparono in gran numero gli abitanti di Vercelli, nobili, magistrati ed ecclesiastici. Le esequie continuano per diversi giorni, con messe solenni celebrate da Jean de Compey, vescovo di Torino, insieme a quello di Vercelli, Urbain Bonivard.

Inizialmente il duca è sepolto sotto l’ultimo gradino dell’altare maggiore della cattedrale di Vercelli, nello stesso luogo in cui era stato riposto il primogenito Carlo. In seguito, le spoglie vengono trasferite in sacrestia, quindi accanto a quelle di Sant’Eusebio. Nel 1609 si decide di costruire un luogo adatto in cui tutti potessero pregare Amedeo. L’attuale cappella in cui riposa Amedeo IX si deve a un progetto ideato da Michelangelo Garove nel 1683, anche se l’edificio subirà parecche modifiche.

L’ingresso della cappella riservata al beato Amedeo IX all’interno della cattedrale di Vercelli.
L’ingresso della cappella riservata al beato Amedeo IX all’interno della cattedrale di Vercelli.

Alla morte del duca, Iolanda era in attesa del decimo figlio, Claudio Galeazzo. Nel mese di aprile 1472, dopo aver convocato gli Stati Generali a Vercelli, la moglie si fa conferire la reggenza e presta giuramento davanti al vescovo cittadino. Iolanda riuscirà a conservare intatti i territori ducali malgrado le pressioni esterne ed interne. Stringerà legami con Venezia, con il duca di Borgnogna e si riavvicinerà al duca di Milano. Forte del sostegno di questi, fino all’ultimo negherà la luogotenenza a Filippo. Minata dalla gotta e sfinita dalle gravidanze, morirà nel castello di Moncrivello nell’agosto 1478.

L’altare sopra il quale giace la salma del terzo duca sabaudo. Insieme a lui riposano anche Iolanda, Carlo I, loro figlio e duca dal 1482 al 1490; i duchi Carlo III e Vittorio Amedeo I, spirati entrambi a Vercelli.
L’altare sopra il quale giace la salma del terzo duca sabaudo. Insieme a lui riposano anche Iolanda, Carlo I, loro figlio e duca dal 1482 al 1490; i duchi Carlo III e Vittorio Amedeo I, spirati entrambi a Vercelli.

La beatificazione

Già in vita Amedeo aveva fama di santo, ma i (presunti) miracoli e le guarigioni dopo la morte, avvenute grazie alla sua intercessione, non si conteranno più. Pare che le invocazioni al duca funzionassero bene in caso di sordità, infermità agli occhi, ai reni e allo stomaco. Malletto registra, inoltre, casi di possessioni, pestilenze, febbri e, naturalmente, attacchi epilettici guariti grazie alle preghiere rivolte ad Amedeo.

Nel Cinquecento le principali dinastie europee potevano vantare almeno un santo tra i loro re. Fu allora che i Savoia capirono l’importanza di una figura in grado di rafforzare la sacralità della casata e legittimarne la posizione. Così cercarono, riuscendoci, di ottenere la beatificazione di Amedeo IX.

I primi tentativi risalgono a Carlo II, figlio di Filippo II, ma l’occupazione francese interrompe il progetto. È Carlo Emanuele I a sollecitare la riapertura del processo, facendo inoltre scrivere una biografia al vercellese Ranzo e facendo battere monete con l’effigie di Amedeo IX. L’iter di canonizzazione si protrarrà a lungo: soltanto nel 1677, papa Innocenzo XI proclamerà Amedeo beato fissandone la celebrazione il 30 marzo.

Più santo che militare, gli occhi più rivolti al cielo che a terra, Amedeo fu proclamato terzo duca Savoia in un periodo critico per l’esistenza stessa della casata. Probabilmente inadatto per indole a una politica spietata, come quella richiesta dal periodo, durante la sua breve parabola terrena Amedeo fu anche flagellato dal mal caduco, che ne ridusse ulteriormente le energie. Eppure, benché la sua azione terrena lasciò poche tracce, il testamento spirituale gli sopravvisse a lungo restando ancora attuale, per chi lo voglia accogliere: Odite iniquitatem, facite iustitiam et judicium, diligite pauperes, et Dominus dabit pacem in finibus vestris.

Il castello visconteo di Vercelli dove Amedeo IX trascorse gli ultimi anni di vita e dove morì nel 1472. Gravemente danneggiato durante l’assedio spagnolo del 1638, il castello fu poi adibito a carcere. Attualmente è sede del tribunale cittadino. La piazza antistante è intitolata ad Amedeo IX.
Il castello visconteo di Vercelli dove Amedeo IX trascorse gli ultimi anni di vita e dove morì nel 1472. Gravemente danneggiato durante l’assedio spagnolo del 1638, il castello fu poi adibito a carcere. Attualmente è sede del tribunale cittadino. La piazza antistante è intitolata ad Amedeo IX.

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Bibliografia

  • Maletto P.F., Historia del Beato Amedeo, Torino, Seghino, 1613.
  • Merlotti A., I Savoia: una dinastia europea in Italia, Torino, Einaudi, 2007, pp. 87-134.
  • Morozzo C.G., Vita e virtù del Beato Amedeo terzo duca di Savoia, Torino, Zappata, 1686.
  • Semeria G.B., Storia politico-religiosa del B. Amedeo IX e di Iolanda di Francia, Torino, Picco, 1830.
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