Ponte del diavolo. Foto di Elio Pallard (CC BY-SA 4.0).

Angeli e demoni nei nomi di luogo

L'influenza religiosa nella toponomastica piemontese

Alberto Ghia
Alberto Ghia

Astigiano, è dottore di ricerca in Linguistica italiana, cultore della materia presso l’Università di Torino e redattore dell’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano. I suoi campi di ricerca sono la dialettologia, la geografia linguistica e l’onomastica. Nel tempo libero viaggia all’insegna della curiosità, per strade di carta o di asfalto, cercando bei paesaggi, storie interessanti, tradizioni quasi dimenticate e formaggio.

  

Nel nostro percorso dedicato alla toponomastica piemontese introduciamo una nuova sfera della quotidianità: quella del mondo delle credenze e della religione. Credenze e fede costituiscono un buon bacino di saperi ai quali si è attinto, nominando lo spazio. Inizieremo ricordando qualche figura delle sacre scritture; questi nomi possono essersi generati sia per trasposizione di una intitolazione (ovvero, come accade con i santi, l’intitolazione di una chiesa o di una cappella è passata a indicare la borgata che sorge attorno ad essa, oppure il fiume lungo cui si trova, ecc.), sia con un intento protettivo (pensiamo in particolare ai nomi di montagne). Non mancano casi in cui il nome di luogo è nato per metafora: per una qualche ragione la località presenta una caratteristica che la correla a un personaggio o più frequentemente a un luogo dei testi sacri e di conseguenza ne prende il nome.

Nella toponimia piemontese c’è spazio sia per le forze del bene, sia per quelle del male: oltre ai santi compare il diavolo, probabilmente in diverse forme, e le sue servitrici, le streghe; né mancano riferimenti, seppur limitati, ad altri elementi del folklore.

A “regolare” la spiritualità dei Piemontesi (e non solo) per secoli è stata la Chiesa; non stupisce quindi che le istituzioni ecclesiastiche si siano cristallizzate, per diverse ragioni, nei nostri nomi di luogo. Chiuderemo quindi la nostra rassegna concentrandoci su questo tipo di toponimi.

I lettori affezionati oramai sanno che le nostre osservazioni si basano sui nomi riportati in alcune carte digitali – la carta tecnica della Regione Piemonte, la carta dell’Istituto Geografico Militare e google maps –; spesso la forma moderna suggerisce una interpretazione che, per essere completamente validata, dovrebbe essere corroborata dai dati provenienti dalla toponimia orale e dalle forme storiche del nome osservato, onde evitare di costruire ipotesi che si basano su eventuali reinterpretazioni errate da parte di chi ha redatto le mappe o che si sono sviluppate nel tempo, causate dall’opacizzazione del rapporto tra il luogo e il suo nome.

Dalle sacre scritture

In primo luogo dobbiamo ricordare la figura della madre di Dio; la devozione mariana ha ampi riflessi nella toponimia di tutto il territorio piemontese: Santa Maria denomina borgate ad Albera Ligure (AL), Agliè (TO), Moncalvo (AT), Curino (BI), Campiglia Cervo (BI), Sozzago (NO) e Roasio (VC), oltre al comune di Santa Maria Maggiore (VB). Rimandano a madonna invece Madonnina a Brignano Frascata (AL) e a Serralunga di Crea (AL), Madonna dell’Olmetto a Cossombrato (AT), Valmadonna ad Alessandria e Madonna ad Alice Castello (VC), Bric della Madonna a Roccaverano (AT). Non mancano nomi di luogo legati ai titoli mariani: ricordiamo l’Assunta a Sizzano (NO) e Vesime (AT) e l’Annunziata a San Cristoforo (AL).

Un’altra Maria degna di nota è Maria di Magdala, cioè la Maddalena: molto venerata in Francia, è eponima anche di diverse borgate piemontesi; ricordiamo Prazzo, Chianale, Montaldo di Mondovì e Fossano (CN), Cellio con Breia (VC), Luserna San Giovanni, Chiomonte, Cuorgné e Giaveno (TO); con l’articolo (la Maddalena) compare invece a Burolo (TO), Revello, Murazzano, Bernezzo e Garessio (CN). A Garessio si erge peraltro il Bricco Coppa d’Oro, che se non fossimo cauti, verrebbe da accostare senza dubbio alla teoria esoterica che vorrebbe la figura della Maddalena come custode del graal; una località omonima sorge anche a San Benedetto Belbo (CN). Le località individuate sono perlopiù montane; chiudono la nostra rassegna sulla Maddalena il Colle della Maddalena (e lì vicino il Lago della Maddalena), nome di un passo sullo spartiacque tra Francia e Italia e di un altro passo nel territorio di Pinasca (TO); il Colle della Maddalena (questa volta colle ha però il significato di rilievo, collina) tra Torino e Pecetto Torinese; le Fonti della Maddalena a Volpedo (AL), il Rio della Maddalena ad Alessandria e Coazze (TO), oltre a due borgate nelle quali il nome è al plurale: Le Maddalene a Viù (TO; da cui il nome del rio che scorre nei pressi della borgata), che rimanda alla presenza di conventi di suore di Santa Maria Maddalena, e Maddalene a Fossano (CN).

Tra i protagonisti delle sacre scritture fanno capolino in toponimia i re magi: la Punta Gaspare, la Punta Melchiorre e la Punta Baldassarre si ergono tra la Valle Stretta (in parte francese) e la Valle di Rho, a Bardonecchia (TO); le tre cime assieme formano la Costiera dei Re Magi. Si tratta di tre cime quasi dolomitiche, molto simili e molto vicine tra loro: il nome è chiaramente metaforico. Compaiono anche gli angeli, come in Rocca degli Angioli, a Fenestrelle (TO) e Cima dell’Angiolino a Locana (TO). Vanno considerate dubbie le apparizioni angeliche in nomi di edifici o gruppi di case, perché potrebbero essere cognomi o soprannomi di famiglia (essendo tutti al plurale); ricordiamo comunque Casali degli Angeli a Limone Piemonte (CN), Cantone degli Angeli a Coniolo (AL) e Casa degli Angeli ad Agliè (TO), Tetti degli Angioli a Cuneo.

Stazione di Valmadonna, cartolina storica.
Stazione di Valmadonna, cartolina storica.

Paradiso e inferno

Come le persone, anche i luoghi delle sacre scritture sono ripresi in toponimia, a partire da ciò che ci aspetta nella vita ultraterrena: paradiso o inferno. I due tipi lessicali hanno un buon riscontro in toponimia. Quanto al primo, citiamo Regione Paradiso a Mombaldone (AT), Località Paradiso a Bastia Mondovì (CN), Paradisot a Busca (CN), Casa Paradiso a Cissone (CN), Cascina Paradiso a Bassignana, Carpeneto (AL), Barbania e Mazzè (TO), Paradiso tra Nole e Villanova Canavese (TO), Bric Paradiso a Valenza (AL) e Azzano d’Asti, Il Paradiso a Biella (nei pressi del Santuario di Oropa). Per il secondo invece: Mazza dell’Inferno tra Pieve Vergonte e Valstrona (VB), Infernotto a Barge (CN), Cascina Inferno a Ronsecco (VC), Rocca dell’Inferno a Magliano Alpi (CN), Fosso dell’Inferno a Biella (sempre vicino al Santuario di Oropa), Cima dell’Inferno a Coggiola (BI), Rio dell’Inferno a Pieve Vergonte (VB), Alessandria, Roccaforte Mondovì (CN) e Omegna (VB). Se alcune denominazioni rimandano sicuramente all’amenità (nel caso di paradiso) o alla loro asperità e sgradevolezza (nel caso di inferno), è necessario essere cauti: in alcuni casi interpretare paradiso e inferno può essere complesso. Paradiso ad esempio potrebbe essere reinterpretazione paretimologica di parietem: il caso più noto è quello di Gran Paradiso, che appunto in patois è gran parei. Dall’altro lato, è possibile che inferno sia semplicemente un continuatore di infer(n)um ‘inferiore, basso, ipogeo’; si pensi in particolare ai corsi d’acqua che hanno scavato un letto profondo, oltre che alle note cantine ipogee monferrine scavate nel tufo, gli infernot, al centro di una delle aree UNESCO della regione.

A completare il “trittico dantesco” possiamo ricordare tre Cascina Purgatorio, a Somano (CN), Villafranca d’Asti (AT) e Capriata d’Orba (AL); e aggiungiamo anche la Punta del Limbo, tra Entracque e Valdieri (CN). Alla base della denominazione vi è probabilmente una metafora: forse i terreni di pertinenza delle cascine richiedono una cura costante per ottenerne i frutti (così come è necessario impegnarsi, mutatis mutandis, per uscire dal purgatorio), oppure potrebbero essere terre “purgate”, bonificate. Punta del Limbo potrebbe fare riferimento alla desolazione del luogo, se non è una reinterpretazione paretimologica di qualche radice di sostrato non individuata.

Indicazioni per la cima Monte dell'Inferno (foto presa da VieNormali.it).
Indicazioni per la cima Monte dell'Inferno (foto presa da VieNormali.it).

I recuperi non terminano qui. Abbiamo già mostrato parlando dei toponimi che evocano il viaggio in età medievale che i diversi nomi di luogo che evocano Betlemme come Casa Betlemme, a Lu e Cuccaro Monferrato (AL), possano essere sedi di antiche osterie, taverne, o altri luoghi di ricovero per i viandanti, con riferimento alla natività di Gesù. Calvario è ben rappresentato: il luogo della crocifissione di Gesù conta alcune attestazioni sul territorio regionale, che si ripartiscono tra trasposizioni a partire da intitolazioni di chiese, come Monte Calvario a Villanova Mondovì (CN, dove si trova anche la località Calvario) o per la creazione di “sacri monti”, come nel caso del Calvario di Domodossola (VB); a ragioni simili forse vanno imputati anche i toponimi Monte Calvario a Valduggia (VC) e Monte Calvario a Santo Stefano Roero (CN, a poca distanza dalla località Sepolcro di Montà d’Alba, che deve il suo nome a una chiesa intitolata al Santo Sepolcro). Probabilmente più prosaici sono invece Rio del Calvario a Solonghello (AL) e Casa Calvario a Valenza (AL): potrebbero derivare direttamente da calvarium e calvum ‘senza vegetazione’, affine agli esiti di pilatum. Evocativi della crocefissione sono anche il Monte Tre Croci a Cellio con Breia (VC) e Le Tre Croci a Varallo (VC), sopra il Sacro Monte – a meno che il nome non sia motivato da qualche altra ragione (per esempio la presenza di segni di confine); richiama invece la trasfigurazione di Gesù il Monte Tabor a Varallo (VC), diametralmente opposto al precedente, rispetto al centro abitato.

Metaforica è quasi sicuramente Valle Benedetta, ad Asti: difficile che il nome evochi un rito della Chiesa, più probabilmente così si è scelto di esprimere la particolare fertilità del suolo o la buona esposizione al sole.

La cima del Monte Tre Croci (©lamontagnadeiragazzi.it).
La cima del Monte Tre Croci (©lamontagnadeiragazzi.it).

Il diavolo e altre creature

Oltre alle forze del bene, i toponimi piemontesi raccolgono qualche attestazione di quelle del male. Il più menzionato tra i “cattivi” è il diavolo; località legate a tale figura si trovano soprattutto in montagna, o in posizione molto isolata (va ricordato che, in alcune varietà di Piemontese, ca dël diau è un modo per dire ‘molto lontano’). Citiamo: Bocchetta del Diavolo a Campertogno (VC), Croso del Diavolo a Mollia (VB), Passo del Diavolo tra Aurano e Miazzina (VB), Casa del Diavolo a Carezzano (AL), Bric del Diavolo a Cherasco (CN), Cascina del Diavolo a Barge (CN), Rocca del Diavolo a Sauze di Cesana (TO), Diavolo dei Boschi, a Sant’Agata Fossili (AL); in alcuni casi la motivazione dei nomi di luogo condensa una storia, come nel caso di Sasso del Diavolo ad Alagna Valsesia. Il toponimo designa un masso erratico che, secondo il folklore locale, il Diavolo in persona voleva scagliare sulla chiesa in costruzione di Gressoney. Il diavolo, spinto il sasso fin quasi allo spartiacque, si fermò per riposare e così un angelo ne approfittò per far rotolare il masso a valle, rimandando i piani meschini del demonio. Molto note e diffuse quasi ovunque sono le storie che ricordano come l’uomo abbia stretto un patto col demonio per riuscire nella costruzione di ponti; siamo sicuri che, cercando bene, ve ne siano a proposito dei Ponte del Diavolo che si trovano a Lanzo (TO), Trasquera (VB) e Montecrestese (VB).

Sasso del Diavolo (foto tratta da hikr.org).
Sasso del Diavolo (foto tratta da hikr.org).

Assieme al diavolo compaiono le streghe; in piemontese si trovano essenzialmente due tipi lessicali per designarle: a ovest del Sesia prevale il tipo masca, di origine longobarda, mentre a est del Sesia prevale il tipo strega, di tipo italoromanzo. Relativamente al primo tipo possiamo citare i nomi di luogo Cima delle Masche a Roccaforte Mondovì (CN), Casa delle Masche a Tarantasca (CN), Cascina Masca e Casa Masche a Borgomale, Casa delle Masche a Centallo (CN), Pian delle Masche a Cigliè (CN), Pian le Masche a Dronero (CN), Bricco delle Masche a Fenestrelle (TO), Ciabot ‘d le Masche a Luserna San Giovanni (TO), Colle del Bal del Masche  tra Avigliana e Reano (TO); relativamente al secondo compaiono invece: Laghi delle Streghe a Varzo (VB), Laghetto delle Streghe a Ghiffa (VB), Brich delle Streghe a Carezzano (AL), Piano delle Streghe a Valle Cannobina (VB). La pratica stregonesca era essenzialmente femminile, ma troviamo anche un Monte Stregone ad Acqui Terme (AL). Come per il diavolo, alcuni nomi condensano un racconto folklorico. Nel cuneese troviamo molte case abitate da streghe – anzi, masche: si tratta quasi sempre di case isolate; in un mondo in cui la solidarietà del gruppo era spesso fondamentale per la sopravvivenza, chi viveva in modo diverso era ovviamente visto come strano, e quando la casa era abitata da una donna sola, non era raro che essa fosse tacciata di essere una masca. Oltre all’evocazione diretta delle streghe, vanno ricordati altri nomi di luogo che spesso dalle streghe ricevono una motivazione: a livello dialettale troviamo diversi toponimi costituiti con la voce bal, spesso interpretati come luoghi in cui le streghe si ritrovavano a danzare. Si tratta però forse di una reinterpretazione paretimologica: spesso questi nomi designano terrazzamenti e la voce bal potrebbe essere un elemento di sostrato non più trasparente.

Nelle leggende, assieme alle streghe talvolta si incontra la figura della Vecchia, che può essere sia positiva, sia negativa. Nel repertorio analizzato abbiamo trovato il Clot della Vecchia a Fenestrelle (TO), il Colle e il Dente della Vecchia a Usseaux (TO), e il Colle, la Punta e il Lago della Vecchia a Sagliano Micca (TO). Completano la nostra osservazione il Lago delle Fate a Macugnaga e probabilmente la Punta del Grifone a Condove (TO).

Lago delle streghe (foto tratta da acchiappamappa.com)
Lago delle streghe (foto tratta da acchiappamappa.com)

La chiesa

In un mondo fortemente “religioso”, come quello del nostro passato, l’istituto predisposto alla custodia del sapere religioso e dei riti, oltre che alla loro celebrazione, cioè la chiesa, ha svolto un ruolo sociale centrale, e per questa ragione ha lasciato ampie tracce nel paesaggio toponimico piemontese. Parlando del Medioevo, ad esempio, abbiamo visto l’uso di voci proprie dell’organizzazione amministrativa ecclesiastica e monastica farsi toponimo, come pieve – ad esempio si veda Pieve, a Suno (NO) e gli esiti di abbatiam, come per esempio Badia di Dulzago a Bellinzago Novarese. Spesso le voci collegate ai monasteri originariamente indicavano proprietà degli stessi; tuttavia, proprietà non si concentrarono solo nelle mani dei monasteri, ma anche parrocchie e diocesi ebbero possedimenti. Così come diverse case e cascine prendono il nome dai loro proprietari, non mancano case e cascine che ricordano la loro proprietà ecclesiastica: Cascina e Casa Vescova, ad Alessandria; Cascina Vescovado a Castino (CN); Cascina Vescovo ad Arona (NO); Casa della Parrocchia ad Agliano Terme (AT); Cascina del Parroco ad Asti e Settime (AT); Cascina del Prevosto a Ozzano Monferrato (AL) e Cumiana (TO), Case della Chiesa a Fabbrica Curone (AL); Cascina della Chiesa a Valfenera (AT); Cascine dei Preti a Castelletto sopra Ticino (NO); Cascina del Prete a Cigliano (VC); Cascina di Monsignore ad Asti; Cascina Monastero a Cavaglietto (NO), Casa dell’Abate a Novi Ligure (AL, ma abate potrebbe essere anche una figura laica, legata alle fratrie); Casa dei Frati a Sant’Ambrogio di Torino; Cascina delle Monache a Trino e Lenta (VC, sempre che non si tratti di una reinterpretazione di munia, in piemontese ‘monaca’ ma anche esito di communia ‘beni della collettività’).

Richiamano una proprietà ecclesiastica anche i diversi benefici Benefizio a Mornese (AL), Casa Benefizio a Castelnuovo Bormida (AL), San Francesco al Campo (TO) Casa Beneficio a Bubbio (AT), Buriasco (TO) Cavour (TO) e Morbello (AL), e l’istituto della decima – Cascina Decima a Cumiana (TO), Desma a Pinerolo (TO). Va ricordato, ovviamente, che in alcuni casi i proprietari, anziché ecclesiastici, potrebbero essere dei civili (il loro cognome o soprannome richiama enti e figure ecclesiastiche: sicuramente così è, per esempio, per Casa Papa e Casa Abate a Vesime AT). Proprietà ecclesiastiche potrebbero anche essere l’Alpe della Chiesa a Nebbiuno (NO), Alpe del Prete a Caprie (TO), Ciarm del Prete a Viù (TO) il Pian della Chiesa ad Albera Ligure (AL), Valdichiesa a Villanova d’Asti (AT), il Pian del Vescovo a Paesana (CN), Cascina Pian Vescovo a Cortemilia (CN; la cascina deve il nome al toponimo pian vescovo), Costa Vescovato (AL, di proprietà del vescovo di Tortona). Altri nomi di luogo che evocano figure del culto potrebbero essere condensati di storie: Rocca del Prete a Condove (TO), Cima delle Monache a Exilles (TO), Fontana del Vescovo a Sali Vercellese (VC). Interessanti i nomi di luogo che evocano la convergenza di tre diverse diocesi: Bricco Tre Vescovi a Cortiglione (AT), dove si incontrano le diocesi di Asti, Alba e Acqui; Punta Tre Vescovi ad Andorno Micca (BI), dove convergono le diocesi di Biella, Novara e Aosta; ancora Punta dei Tre Vescovi a Settimo Vittone (TO), dove si incontrano le diocesi di Ivrea, Biella e Aosta; Rocca dei Tre Vescovi ad Argentera (CN), dove convergono le diocesi di Cuneo, Nizza e Digne.

Targa sulla Punta Tre Vescovi, a 2347 metri (foto presa da caigavirate.it).
Targa sulla Punta Tre Vescovi, a 2347 metri (foto presa da caigavirate.it).

Va poi ricordata la prevostura, cioè la dignità del prevosto (una carica ecclesiastica che nasce da una magistratura civile; in Francia tale carica civile sopravvisse fino alla metà del Settecento), che si cristallizza nei nomi di luogo: Prevostura a Lessona (BI) e Barge (CN), Casa Prevostura a Borgoratto Alessandrino (AL) e Bene Vagienna (CN), Cascina Prevostura a Oviglio (AL) e Villafalletto (CN).

Non mancano le difficoltà ad interpretare alcuni nomi, dovute al fatto che potrebbe aver agito la paretimologia: Chiesalunga a Vesime (AT) sembra poter essere facilmente accostabile a chiesa, ma in realtà il primo elemento va collegato al pi. cesa ‘siepe di recinzione’ e non a cesa o gesa ‘chiesa’.

Colpisce l’esclusiva presenza in provincia di Asti di denominazioni che richiamano l’istituto dell’inquisizione: di Sant’Uffizio a Penango (AT) Rio dell’Inquisizione ad Asti e della vicina Cascina dell’Inquisizione. Congregazione del Sant’Uffizio era chiamata ufficialmente l’Inquisizione; la località monferrina deve il suo nome al fatto che la cascina fosse di proprietà dell’inquisitore di Casale; probabilmente lo stesso motivo è alla base della cascina astigiana, e da questa forse deriva il nome del rio.

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Bibliografia

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