Dai nomi di persona ai nomi di luogo

Alessandria, Livorno Ferraris, Grinzane Cavour e gli altri antrotoponimi in Piemonte

Alberto Ghia
Alberto Ghia

Astigiano, è dottore di ricerca in Linguistica italiana, cultore della materia presso l’Università di Torino e redattore dell’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano. I suoi campi di ricerca sono la dialettologia, la geografia linguistica e l’onomastica. Nel tempo libero viaggia all’insegna della curiosità, per strade di carta o di asfalto, cercando bei paesaggi, storie interessanti, tradizioni quasi dimenticate e formaggio.

  

Il ricco patrimonio di nomi di luogo piemontese è talvolta debitore a un’altra categoria di nomi propri: i nomi di persona. In questo episodio vedremo assieme alcuni tipi di antropotoponimi, tratti dalle principali carte on line della nostra regione: la carta dell’Istituto Geografico Militare, la Carta Tecnica Regionale e google maps; sono però sicuro che ciascuno saprebbe elencarne molti altri. Si tratta di una categoria molto numerosa, in cui incontreremo di nuovo tipi già incontrati in precedenti puntate, come ad esempio i prediali tipici dell’età romana, e ne aggiungeremo altri nuovi, alcuni recentissimi.

Tra nomi, cognomi e soprannomi

Il sistema antroponimico è molto complesso, e ciascun elemento può essere stato impiegato per creare un nome di luogo: nella quotidianità ciascuno di noi possiede almeno un nome personale e un cognome, a cui molto spesso si aggiunge anche un soprannome. Talvolta i soprannomi sono semplici abbreviazioni del nostro nome personale (o nome di battesimo), ma può anche capitare che si tratti di una voce del lessico comune che, per una qualche ragione, ci caratterizza. Dalla caratterizzazione dell’individuo alcuni soprannomi sono stati impiegati per indicare un’intera famiglia, e sono stati trasmessi di padre in figlio: così, facendola molto breve, sono nati molti cognomi contemporanei.

Questo complica non poco le nostre analisi: senza un confronto diretto con documenti antichi o con chi abita i luoghi è difficile stabilire se un toponimo derivi da un cognome o da una voce comune: ad esempio, se ci trovassimo in una località chiamata Merlo, oppure i Merli, solo ricorrendo a diverse fonti scritte o orali potrebbe fare chiarezza sulla motivazione del luogo – cioè se sia derivato da un nome di persona o da un nome di animale. Un secondo livello di difficoltà sta nel fatto che, come i toponimi, i nomi e i cognomi dei piemontesi possono essere sia di origine latina, sia di origine germanica (nel caso dell’antroponimia il peso del sostrato è trascurabile), senza però che essi siano indicativi dell’origine del luogo: se in un toponimo troviamo quindi un antroponimo germanico, non per questo dobbiamo immediatamente pensare a un antico insediamento germanico. Si prenda, ad esempio, il toponimo Faraudi a Cumiana (TO); possiamo certo risalire a un nome germanico, Faraldo, ma questo non implica che la località sia un insediamento germanico: ben più probabilmente anzi, considerando anche che il nome risulta declinato al plurale, va considerato una formazione recente, motivata dal cognome degli abitanti del nucleo (cognome peraltro ben attestato in Piemonte e presente a Cumiana).

Toponimi fondiari antichi

Se un nome di luogo è costruito con un nome di persona, generalmente si tratta del nome del proprietario. Questo tipo di motivazione si riscontra già in nomi di luogo antichi e medievali; si tratta di un tipo facilmente individuabile, perché è caratterizzato dall’impiego di suffissi ricorrenti. Tra quelli latini va ricordato in primo luogo -anum, che occorre per esempio in Gorzano a San Damiano d’Asti (AT) da Cordius; Agrano ad Omegna (VB) da Acrius; Garriano a Rosignano Monferrato (AL) da Garrius (e Rosignano da Rosinius o Rusinius); Sandigliano (BI) da Sentilius; Rubiana (TO) da Rubius; Igliano (CN) da Ælius o Hellius; Sezzano (NO) da Sittius. Anche Mortigliengo a Campiglia Cervo (BI) deriva da Murtelius mediante lo stesso suffisso. Non siamo in presenza del suffisso -ingo germanico: in area biellese la nasale divenuta finale in seguito alla caduta della vocale atona talvolta sviluppa una velare anetimologica; possiamo quindi ricostruire murtelianum > *mortilian > mortiliench, poi italianizzato Mortiliengo. Il suffisso germanico per eccellenza, -ingo appunto, è ben attestato tra Monferrato e Biellese: Banengo a Montiglio Monferrato (AT), dal nome Banna; Busonengo a Villarboit (VC), da Boso, e così anche probabilmente Guardabosone (BI) e Casalbusone a Mongiardino Ligure (AL); Zoalengo a Gabiano (AL), da Swala; Gifflenga (BI) da Gifila o Gibilin.

Finora abbiamo visto suffissi latini con nomi latini e suffissi germanici con nomi germanici: il volgare locale fa suoi entrambi i metodi ed entrambi gli stock nominali, e per questa ragione non mancano costruzioni “latino-germaniche”: si veda, per esempio, Murisengo (AL), formato dal nome latino Mauritius e dal suffisso germanico -ingo (che in Monferrato e Biellese sembra essere diventato prototipico per creare nomi di luogo). Prima del contatto con il mondo germanico, il latino aveva già accolto suffissi dalle lingue di sostrato: citiamo per esempio Cosasca a Trontano (VB) dal gentilizio Cosius e dal suffisso -asca, Bornate a Serravalle Sesia (VC) da Burnus e dal suffisso gallico -ate; Bianzé (TO) da Blandius e dal suffisso celtoligure -aco.

Casalbusone di Mongiardino Ligure in val Gordenella (AL).
Casalbusone di Mongiardino Ligure in val Gordenella (AL).

Troviamo prediali costruiti anche in altro modo. Va ricordata per esempio la possibilità di flettere il nome latino al genitivo plurale: il significato complessivo del nome di luogo è quindi ‘(le terre) dei X’ (dove X è un nome); questa struttura si è cristallizzata per esempio in Cisore, a Domodossola (VB), da Cesiorum (a sua volta da Cesius); Paolorio, a Sommariva del Bosco, da Paulorum (a sua volta da Paulus). Numerosi sono i suffissi alternativi al celeberrimo -anum spesso cristallizzati nel caso dell’ablativo plurale, da strutture locative, del tipo ‘nei (luoghi dei) X’; ricordiamo:

-uscis, in Chianocco (TO) (< Canus, nome gallo-latino),

-icis, in Alice Superiore, frazione di Val di Chy (TO) e forse anche in Alice Castello (VC), Alice Bel Colle (AL) e Alice frazione di Gavi (AL), da Allius (con altro suffisso, si veda Agliano Terme AT), Ceres, da Cirrus e Chiaves, frazione di Monastero di Lanzo (TO), da Clavius;

-ense o -ensis, in Mornese (AL), da Maurus, per trafila dotta si hanno Racconigi (CN), dal germanico Racco, Levaldigi a Savigliano (CN) dal germanico Leudovaldus e Cavaliggi, a Valgrana (CN), da Caballus, usato come nome di persona;

-acis Barbaso, a Moncucco Torinese dal nome Barbus, Morgassi a Gavi (AL), da Mauricius, Burassi a Roccaforte Ligure (AL), e forse Cascina Borassi a Cantalupo Ligure (AL) da Burrus;

-īcis o -ico, in Oldenico (VC) da Audinus, di trafila dotta; popolarmente ebbe esito , come in Leinì (TO) da Leto, Vendersì ad Albera Ligure (AL) da Venericius. Lo stesso suffisso talvolta viene ricostruito, per via cancelleresca, in -ito, come Lovencito a Moriondo Torinese (TO) da Lupentius e Supponito, antico centro non più esistente nel territorio di Villanova d’Asti (oggi ricordato da un vicolo e da una piazza nel centro abitato dello stesso comune), dal nome francone Suppo.

Agliano Terme vista da San Marzano Oliveto (foto © Piedmont - CC BY-SA 4.0)
Agliano Terme vista da San Marzano Oliveto (foto © Piedmont - CC BY-SA 4.0)

Nomi feudali

Più recenti sono invece altre intitolazioni che ricordano l’appartenenza di un feudo a una famiglia nobile. Diverse le famiglie della nobiltà astigiana che hanno lasciato tracce toponimiche: ricordiamo gli Alfieri, a Castell’Alfero (AT), San Martino Alfieri (AT) e Magliano Alfieri (CN), gli Scarampi a San Giorgio Scarampi (AT) e Montaldo Scarampi (AT), i Solaro a Villanova Solaro (CN), i Natta ad Alfiano Natta (AL), i Roero all’intera area del Roero e ai comuni di Santo Stefano Roero e Monteu Roero (CN). Legati al marchesato di Monferrato sono i Miroglio (da cui Villamiroglio AL), i Deati di Villadeati (AL), i Merlo di Castelletto Merli (AL); di Alba sono i Falletto (Castiglione Falletto e Villafalletto CN), tortonesi i Guidobono (Castellar Guidobono AL). Nella parte nord-orientale del Piemonte troviamo le famiglie milanesi Visconti a Massino Visconti (NO) e Borromeo alle Isole Borromee, a Stresa (VB); nella parte nord-orientale; nell’area meridionale troviamo invece le famiglie genovesi Grimaldi in Rocca Grimalda (AL), Spinola in Cassano Spinola (AL), Pallavicino in Pallavicino a Cantalupo Ligure (AL) e Pallavicina a Bosio (AL) e Adorno in Borgata Adorno a Cantalupo Ligure (AL). Verrua Savoia (TO), che si incunea nei possedimenti del Marchesato di Monferrato, rimarca infine la sua appartenenza alla dinastia sabauda.

Sembrano rimandare a nobili proprietari anche altre denominazioni, come per esempio Rocca de’ Baldi (CN), a partire forse dal cognome Baldi, a sua volta da un nome di origine germanica, Baldo (latinizzato Baldus), che compare anche in Baldesco a Mirabello Monferrato (AL).

Castello di Magliano Alfieri (foto © Alessandro Vecchi - CC BY-SA 4.0)
Castello di Magliano Alfieri (foto © Alessandro Vecchi - CC BY-SA 4.0)

Toponimi fondiari recenti

La motivazione prediale soggiace anche alla creazione di nomi di luogo recenti, a partire da nomi, soprannomi e, più frequentemente, cognomi.

Un primo gruppo di nomi di luogo è costituito dal semplice cognome, declinato al plurale: citiamo Mogliotti a Rocchetta Tanaro (AT), Carretti, Biamini e Gianotti ad Asti, Perosini ad Antignano (AT), Borelli a Moncucco Torinese (AT), Faraudi a Cumiana (TO). In piemontese il numero è evidente dall’uso dell’articolo (i Carat, i (Bric di) Biamen, i Faraud) e talvolta lo è anche in italiano: si può vedere ad esempio i Bagnaschi a Monchiero (CN), dove l’articolo consente di disambiguare il numero. Anche la -i può essere marca del plurale: un controllo su diversi repertori (a cominciare dalle guide del telefono, per quanto esse oggi possano ancora essere rappresentative) mostra che ai Carretti molti abbonati hanno il cognome Carretto, e ciò vale anche per Biamini, Perosini, Faraudi; tuttavia non è automatico, e dipende da come si è formato il cognome, argomento che qui non possiamo affrontare. Ai Gianotti si trovano abbonati sia di cognome Gianotto, sia Gianotti; ai Mogliotti non ci sono invece Mogliotto, e in tutta Moncucco Torinese si trova un solo Borello (ma Borelli è molto diffuso come cognome in Piemonte). Questi toponimi designano località che spesso hanno avuto uno sviluppo simile a quello dei prediali del mondo antico: attorno alla casa principale si sono insediati i discendenti, generando un primo nucleo dell’abitato; in seguito si sono unite altre famiglie (o i residenti inziali si sono trasferiti), opacizzando così in parte il legame motivazionale tra il referente e il suo nome. Esempi di flessione si possono incontrare anche quando il cognome è inserito in strutture complesse e specifica voci generiche come per esempio case, cascine, tetti. Un altro tipo di flessione che si può riscontrare è il cambio di genere, che può verificarsi con i nomi di cascine o case: si vedano per esempio Cascina Bersana a Tortona (AL), Cascina Ricciarda a Cumiana (TO), Cascina Bertolotta a Casalino (VC) e Casa Freilina ad Asti. Può forse essere unito a questo gruppo Boana, ad Asti; il centro è una cascina, che potrebbe essere appartenuta a un Boano, cognome attestato in città.

Tornando alle borgate, il loro nome può essere talvolta composto da una voce comune che evoca un agglomerato abitativo e in seguito da un antroponimo; alcuni tipi sembrano caratteristici di certe aree; tra questi possiamo citare:

- tetto, comune tra torinese e cuneese: Tetti Gribaudo a Sciolze (TO), Tetti Menzio a Pino Torinese (TO), Tetti Racca a Piasco (CN);

- rua e ruata, diffusi nella stessa area: Rua Giovanna a Valgioie (TO), Rua Ferrero a Gambasca (CN), Ruata Ponsino a Cumiana (TO).

- presa, diffuso essenzialmente in Valle di Susa, qui esemplificato da Prese Durando, a Vaie (TO);

- cantone è particolarmente frequente nel Biellese: Canton Iuli a Mottalciata (BI), Cantone Graglia a Cerrione (BI), Cantone Perotti a Curino (BI).

Su tutto il territorio troviamo il tipo case e cascine: Cascine Crivallo a Pocapaglia (CN), Cascine Vergani a Fubine Monferrato (AL), Cascine Brasone a San Marzanotto, frazione di Asti; Cascine Cantandrea a Borgo d’Ale (VC); Case Birolo a San Sebastiano da Po (TO); Case Cerrutti a Valgrana (CN). Laddove prevalgono gli insediamenti sparsi, sono diffusi anche il tipo casa e cascina: Casa Ughetto a Pinasca (TO) e Ca d’Eugenio a Casalnoceto (AL).

Ovviamente, il cognome può essere unito anche a voci comuni che rimandano ad altre sfere semantiche: cito solo Vallegioliti, a Villamiroglio (AL), dal cognome Giolito.

Graglia (BI): panorama dall'Alpe Amburnero. In primo piano il santuario della Madonna di Loreto (© F. Ceragioli - CC BY-SA 3.0).
Graglia (BI): panorama dall'Alpe Amburnero. In primo piano il santuario della Madonna di Loreto (© F. Ceragioli - CC BY-SA 3.0).

Toponimi celebrativi

Fin dalla antichità sono state dedicate e intitolate città a personaggi influenti – si pensi ad Augusta Taurinorum, poi Torino, ad Augusto; o Alba Pompeia (oggi solo Alba), a Gneo Pompeo Strabone (il padre del triumviro Pompeo Magno) – e non solo: molte strade del mondo romano hanno preso il nome dai loro realizzatori (ad esempio in Piemonte passava la Via Fulvia, che collegava Tortona e Torino; deve il suo nome al console Marco Fulvio Flacco, che ne promosse la realizzazione). Questo tipo di imposizioni onomastiche vengono riprese nel corso del Medioevo: un esempio in tal senso è Alessandria, che deve il suo nome a papa Alessandro III. La città nasce nel 1168, durante le guerre tra l’Impero e i liberi Comuni; questi, in risposta alla distruzione di Milano, decidono di favorire la creazione di una nuova città – in aperta violazione di un privilegio imperiale. Viene scelto come luogo la confluenza di Tanaro e Bormida, dunque ben difendibile e strategicamente importante, poiché vicino al Marchesato di Monferrato (alleato dell’Imperatore). La città firma l’adesione alla Lega di Lodi con il nome di Civitas Nova; due anni dopo viene poi offerta come feudo a papa Alessandro III, ricevendo l’attuale nome. In seguito alla pace di Costanza (1183) la città passa sotto il controllo imperiale e viene rinominata Cesarea, in omaggio al suo nuovo proprietario (l’imperatore, il caesar); viene poi ceduta a Bonifacio di Monferrato, ma i cittadini si sollevano contro di lui, proclamano nuovamente l’istituzione del nuovo comune e ripristinando il nome di Alessandria.

Alessandria in una carta del XVIII secolo.
Alessandria in una carta del XVIII secolo.

A partire dall’Ottocento (e con maggior frequenza nel Novecento) si diffondono denominazioni simili, perlopiù commemorative del luogo di nascita di personaggi illustri della storia, della politica, dell’arte e non solo. Solitamente non si tratta di denominazioni completamente nuove, ma di modifiche di nomi precedenti, per diverse ragioni. Nel 1864 Sagliano diventa Sagliano Micca (BI), commemorando i natali di Pietro Micca (1677-1706), eroe della resistenza torinese durante la guerra di successione spagnola; nel 1916 Grinzane diventa Grinzane Cavour (CN), ricordando che Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861) ne era stato sindaco; nel 1924 Livorno Piemonte diventa Livorno Ferraris (VC), omaggiando Galileo Ferraris (1847-1897), l’ideatore del motore elettrico a corrente alternata; nel 1928 Incisa Belbo prende il nome di Incisa Scapaccino (AT) per ricordare Giuseppe Battista Scapaccino (1802-1834), prima medaglia d’oro dell’esercito Italiano; in seguito alla fusione di Villa Castelnuovo e Sale Castelnuovo nello stesso anno si crea il comune di Castelnuovo Nigra (TO), il cui nome ricorda l’eroe risorgimentale (ma anche poeta e filologo) Costantino Nigra (1828-1907), nativo di Villa Castelnuovo; Andorno Cacciorna, fondendosi con Sagliano Micca e altri comuni, creò il comune di Andorno Micca (BI); nel dopoguerra i comuni uniti ottennero nuovamente l’indipendenza, ma Andorno continuò a mantenere Micca nel nome.

Nel 1938 Grazzano Monferrato cambia nome in Grazzano Badoglio (AT), celebrando il luogo natale del maresciallo Pietro Badoglio (1871-1956): si tratta di una delle rare intitolazioni avvenute mentre la personalità celebrata era ancora in vita. Colleretto Parella diventa Colleretto Giacosa (TO) nel 1953, per ricordare la patria del librettista Giuseppe Giacosa (1847-1906); Premosello cambia il suo nome in Premosello Chiovenda (VB) nel 1959 per commemorare il concittadino Giuseppe Chiovenda (1872-1937), giurista e accademico italiano. Al 2019 risale la più recente intitolazione celebrativa: il comune di Castellania adotta il nome ufficiale di Castellania Coppi (AL), in memoria del concittadino ciclista Fausto Coppi (1919-1960), nel centenario della nascita. In provincia di Asti troviamo tre centri che prendono il nome da altrettanti uomini di chiesa: nel 1930 Castelnuovo d’Asti diventa Castelnuovo Don Bosco, per ricordare San Giovanni Bosco (1815-1888; canonizzato nel 1934), che qui era nato (più precisamente nella località un tempo chiamata Becchi, ora Colle Don Bosco); la frazione Moriondo è stata rinominata Moriondo San Domenico Savio nel 1959, per commemorare l’allievo di Don Bosco che qui trovò la morte, quattordicenne, nel 1857. A pochi chilometri da Castelnuovo Don Bosco si estende il comune di Piovà Massaia, fino al 1940 semplicemente Piovà; deve il secondo elemento del suo nome al Cardinale Guglielmo Massaia (1809-1889), vicario apostolico in Etiopia.

Cartolina storica di Piovà Massaia.
Cartolina storica di Piovà Massaia.

Rare le modifiche a nomi di frazioni; ricordiamo Mongovone, frazione del comune di Isola d’Asti, denominata così in memoria di Giuseppe Govone (1825-1872), personalità di spicco dell’esercito di Sardegna (partecipò alla guerra di Crimea e delle guerre d’Indipendenza; si distinse inoltre nella difesa di Custoza) e poi del regno d’Italia (fu coinvolto in particolare nella guerra al brigantaggio; ricoprì anche la carica di ministro della guerra), ricordato anche da un obelisco eretto dinanzi alla chiesa della frazione. La frazione originariamente si chiamava Moncacone; la rinominazione sortì due effetti: da un lato si celebrò l’illustre concittadino, dall’altro lato andò a sostituire un nome ritenuto… sconveniente (ma solo in apparenza: cacone è infatti esito di cacumen ‘sommità’). Del gruppo non dovrebbe far parte Pracatinat a Fenestrelle (TO); secondo la tradizione il nome del luogo deriverebbe dal fatto che nella località nell’inverno del 1693 avrebbe soggiornato con le sue truppe Nicolas de Catinat de la Fauconnerie (1637-1712), generale e comandante dell’esercito francese durante la guerra di successione Spagnola, ma è più probabile che catinat derivi da catino ‘conca’, in senso geografico.

Andrebbero inoltre citate alcune cime (ma abbiamo già fornito esempi di questa dinamica di nominazione parlando dell’oronimia) e la quasi totalità degli odonimi (nomi di strade, piazze, vie, ecc.); riteniamo però che un lungo elenco in tal senso aggiungerebbe poco alle nostre osservazioni.

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Bibliografia

  • AA.VV., Atlante geografico del Piemonte, Regione Piemonte, Torino, 2008.
  • De Albentiis E., Le specificazioni toponimiche dedicate agli uomini illustri in Italia dal 1861 ad oggi - Rion xxii (2016), 2, pp. 503-523.
  • Gasca Queirazza G. e altri, Dizionario di Toponomastica. I nomi geografici italiani, Torino, Utet, 1990.
  • Olivieri D., Dizionario di toponomastica piemontese, Brescia, Paideia, 1965.
  • Pellegrini G.B., Toponomastica italiana. 10000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni, contrade, fiumi, monti, spiegati nella loro origine e storia, Milano, Hoepli, 1990.
  • Serra G., Contributo toponomastico alla teoria della continuità nel Medioevo delle comunità rurali romane e preromane, Cluj, Cartea Româneasca, 1931.
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