Hans Clemer, il Maestro d'Elva

I capolavori fiamminghi del pittore itinerante che dalle Fiandre arrivò a Saluzzo

Pala della Madonna della Misericordia in Casa Cavassa a Saluzzo (© Comune Saluzzo – Ufficio cultura).

D’origine savonese ha studiato filosofia all’Università di Genova, ma da anni vive a Cuneo, dove insegna. Si occupa di storia e di letteratura, con un occhio alle figure un po’ dimenticate del territorio, su cui ha pubblicato diversi studi, e una passione per gli archivi e le carte vergate a mano. Le piace camminare in montagna e andare in bicicletta, e spesso, se ha dubbi su un articolo, lascia che il ritmo della pedalata glielo suggerisca.

  

"Negli anni ha visto l’interno di tante chiese di montagna, soprattutto piccole. Ci è entrato per ripararsi dalla pioggia o per bisogno di fresco e di silenzio; per l’odore che hanno, per le pietre levigate dal passaggio di migliaia di fedeli e per stupirsi ogni volta della tenera e vuota ambizione a cui quelle chiesette sono monumento. Per sentirsi solo, per sentirsi male, per salvarsi e mai comunque per fede. Per questo sa che ciò che sta vedendo è un’altra cosa. La mano che ha fermato sui muri la scena non è quella di un bravo pittore itinerante o di un appassionato artigiano che la sorte o la famiglia hanno indirizzato ai colori anziché al legno, alla forgia, al bestiame, alla segale o alla spada. Chi conosce il mestiere distingue alla prima occhiata una tecnica modesta da una mano eccellente, ma tutti, anche chi come lui sa poco o niente di pittura, avverte lo stacco del talento."

Questo è un passo di un romanzo recente: La vita paga il sabato di Davide Longo. È inserito in un giallo ambientato in un luogo remoto delle valli cuneesi, un paese immaginario chiamato Clot, in cui non è difficile intravedere tanti comuni della Val Maira, e soprattutto Elva. In comune con Elva Clot ha il fatto che un maestro fiammingo in fuga vi avrebbe dipinto affreschi misteriosi. Ma tutto questo ci serve solo come incipit per dire che, sicuramente, dietro al pittore Van Drift, inventato da Longo, è celato Hans Clemer, il più famoso artista attivo nel marchesato di Saluzzo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del secolo successivo. Se ci si trova per la prima volta nella Chiesa Parrocchiale di Elva, che contiene la più celebre delle opere di Clemer e cioè il ciclo di affreschi sulla vita della Vergine e una grande e drammatica Crocifissione, ci potrà forse capitare di pensare come Bramard, il protagonista del romanzo, cioè che quello che si sta ammirando è di una qualità e di una intensità davvero rare in chiesette di montagna (Elva si trova a 1.600 metri di quota) delle Alpi occidentali. Forse non solo nelle Alpi.

Il mistero è innanzitutto questo: che cosa ci faceva un artista di quella capacità in paesi che a noi appaiono così isolati? Come era arrivato lì? Chi erano i suoi committenti? E infine, domanda delle domande: chi era veramente?

Storie della Vergine, affreschi nella Parrocchiale di S. Maria a Elva (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).
Storie della Vergine, affreschi nella Parrocchiale di S. Maria a Elva (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).

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La riscoperta del pittore

A tutte queste domande non è stato facile dare risposte. Intanto, che sia esistito un pittore che si chiamava Hans Clemer gli storici dell’arte lo sapevano almeno dall’inizio del secolo scorso. Di lui era stato trovato il nome infatti in diversi documenti, soprattutto nell’area provenzale, come legato a un cugino, Josse Leiferinxe, molto attivo in Provenza, sulla fine del Quattrocento (di Josse però sono state identificate pochissime opere). Entrambi i cugini sarebbero arrivati da un villaggio di nome Cambrai, in Piccardia. Josse, poi, era ancora collegato in diverse committenze a maestri piemontesi che in Provenza a quell’epoca avevano ormai una lunga consuetudine, e anche questa circostanza fa capire la comunità di artisti di diverse nazionalità e stili che gravitavano intorno a quell’ambiente.

Ma se il nome di Hans e di suo cugino Josse erano noti, il fatto è che del primo in Provenza non erano rinvenute opere. E invece, nell’area dell’ex marchesato di Saluzzo, diversi critici avevano notato da decenni che vi era un folto gruppo di dipinti, databili a quell’ultimo scorcio del XV secolo o a poco dopo, che potevano essere attribuiti a un’unica mano di cui si riconoscevano tratti distintivi fra cui una certa propensione al realismo, legato all’arte fiamminga, diverso dai contemporanei italiani e piemontesi di quegli anni. A questo pittore una grande storica dell’arte piemontese, Noemi Gabrielli, già negli anni Cinquanta, prestò attenzione. È grazie a lei che fu attribuito il titolo di “Maestro d’Elva” a quel pittore sconosciuto: dalla sua opera più celebre, e cioè gli affreschi nella chiesa parrocchiale di Elva, in alta valle Maira, quelli che persino l’ex poliziotto Bramard, nel giallo di Longo, capisce istintivamente essere un capolavoro. La Gabrielli gli attribuiva anche altre opere di ambiente saluzzese: la celebre Madonna della Misericordia custodita oggi in Casa Cavassa e il Polittico di Celle Macra (sempre in Val Maira). Di quel polittico apprezzava poi la sua Madonna dolce e delicata, in contrasto con i volti nerboruti ed espressivi dei personaggi maschili (ad esempio S. Giovanni), e metteva in evidenza anche la tavolozza ampia e ricca, l’uso del rosso e dei colori caldi, e il motivo geometrico delle piastrelle in prospettiva che dava “un tono di gaiezza alla scena”. Notava quanto fosse realista nel rappresentare le scene quotidiane di lavoro e come fosse capace di lavorare in modo nervoso e veloce nell’affresco ma anche in modo più composto e formalmente perfetto nella pittura encomiastica. Quindi Saluzzo aveva avuto un grande pittore il cui nome però era ignoto.

Dettaglio della vita di Maria:
Dettaglio della vita di Maria: "Natività della Vergine" (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).

Si deve a una serie di acquisizioni filologiche recenti, il cui merito è soprattutto di Marco Piccat, se oggi se ne è svelata l’identità con Hans Clemer. Grazie a una serie di documenti ora sappiamo che Hans Clemer, nato in Piccardia intorno probabilmente al 1470 (è già pittore e non apprendista ad Aix con suo cugino Josse Leiferinxe, intorno agli anni Novanta) e il Maestro d’Elva sono la stessa persona, e sappiamo anche che la sua morte avvenne intorno al 1511, poiché da un documento si scopre l’esistenza di una vedova senza figli, Caterina Milaneti, che nel 1512 si doveva risposare e lasciava al notaio notizie sull’eredità ricevuta dal primo marito, un maestro Ans, pittore, che aveva avuto studio e bottega proprio al centro di Saluzzo e che a lei e a suo padre aveva lasciato la casa. Questo Ans, poi, era considerato un abitante stabile di Saluzzo e quindi doveva avervi risieduto per almeno dieci anni. Ne consegue che, se il primo marito della nostra Caterina era effettivamente il Maestro d’Elva, egli, pur proveniente dalla Piccardia e dalla Provenza, doveva avere smesso di essere un pittore itinerante, come ce n’erano tanti a quel tempo. A Saluzzo aveva ormai bottega e famiglia.

E a questo punto è giusto porsi qualche domanda in più su quella corte marchionale che lo ospitava. Perché un artista fiammingo poteva avervi trovato protezione e committenze? Come era possibile che fosse presente nel Marchesato di Saluzzo alla fine del Quattrocento?

Dettaglio della vita di Maria:
Dettaglio della vita di Maria: "Visitazione" (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).

Ludovico II e il piccolo rinascimento saluzzese

Nell’ultimo quarto del secolo XV e più precisamente dal 1475 al 1504 durante il governo di Ludovico II, si manifesta a Saluzzo ed in tutto il territorio soggetto a quel marchesato, un rifiorire veramente notevole della cultura umanistica, insieme ad un fresco rinnovarsi delle arti figurative, dovuto alla magnificenza e all’intelligenza di quel signore che ha introdotto nel suo stato la lingua italiana e l’arte tipografica, che ha favorito il rinnovamento edilizio ed il commercio; così come avvenne alla corte del Monferrato legata alla nostra per rapporti di amicizia e di stretta parentela.

Queste sono sempre parole della Gabrielli che ci spingono, quindi, a dare qualche informazione su quel signore tanto ammirevole: Ludovico II, il marchese più rappresentativo del tentativo del piccolo stato vicino alle Alpi di inserirsi nei complessi giochi diplomatici italiani. Nel suo regno, che durò dal 1475 al 1504, egli tentò, secondo Alessandro Barbero, di porsi in un rapporto per lui vantaggioso fra i diversi potentati. Era complessa la politica nella fine del Quattrocento in Italia: bisognava essere capaci di grandi equilibrismi politici fra il ducato di Milano, in possesso agli Sforza, ma conteso fra le varie fazioni alla morte di Gian Galeazzo, il Ducato di Savoia, anch’esso in una situazione difficile per ragioni dinastiche e finanziarie, il marchesato del Monferrato (Ludovico era nipote del marchese Guglielmo VIII) e infine il temibile Regno di Francia. Secondo Barbero, Ludovico, principe ambizioso e impaziente, provò un po’ tutte le combinazioni di queste alleanze, prima ponendosi sotto la protezione di Milano e poi svincolandosene gradualmente, per pendere dalla parte francese.

Ludovico II marchese di Saluzzo.
Ludovico II marchese di Saluzzo.

Fra questi tentativi machiavellici sempre soggetti alla fortuna (morti precoci, matrimoni, avvelenamenti) ci fu un periodo davvero difficile nella carriera di questo ultimo grande personaggio del marchesato e cioè la guerra che dovette subire dal duca Carlo I di Savoia che lo sconfisse duramente mettendo a fuoco Costigliole nel 1488 e assediando Saluzzo stessa nel 1487 (secondo le cronache Saluzzo resistette eroicamente e diede prova di ostilità al duca). In quel frangente Ludovico si mise in salvo in Francia, lasciando la moglie a custodire il marchesato, mentre il re di Francia Carlo VIII, al quale il marchese chiese aiuto, cercava di esercitare il ruolo di pacificatore. Notevole è che per recarsi in Francia Ludovico pare abbia usato il valico delle Traversette (detto oggi Buco del Viso) che lui stesso qualche anno prima aveva fatto costruire.

Ospitato da Carlo VIII nel 1487 Ludovico fu nominato luogotenente per la Provenza e a quel periodo potrebbe risalire il suo soggiorno ad Aix dove sarebbe entrato in contatto con questo gruppo di pittori di provenienza eterogenea (fiamminga, francese, piemontese) che vi erano attivi in quegli anni. Al suo ritorno a Saluzzo, nel 1490, dopo la pace con i Savoia, fece seguire un programma di abbellimento del marchesato che Ludovico voleva adeguare al livello delle città rinascimentali italiane. Il fatto che il nostro Hans si sia mosso probabilmente intorno al 1494 per stabilirsi a Saluzzo sembra coincidere con le molteplici occasioni lavorative che gli si devono essere state offerte in quegli anni, dove, nel frattempo, una nuova marchesa, la francese Margherita di Foix, mirava a imprimere un tono raffinato e colto alla corte.

Le prime opere: da Revello a Celle Macra

Un documento rinvenuto sempre da Piccat dimostra che nel 1494 a Revello era stato deciso di dare in esecuzione una pala con San Sebastiano a un “magister Ans de Alemania”. Sembra però che per motivi probabilmente finanziari l’opera non sia mai stata consegnata. Fu invece per la Chiesa parrocchiale di Celle Macra (paese oggi di 99 abitanti, secondo i dati Istat del 2017) a metà circa della Val Maira, che realizzò la prima opera datata (1496) che aveva per committente un certo Giovanni Forneris di cui nulla si sa.

L’opera è nell’abside (vi è tornata recentemente dopo il restauro della chiesa che aveva infiltrazioni di umidità pericolose) e, anche se ha perduto la cornice originale e quelle interne alle varie tavole, è pervenuta abbastanza integra nella sua pittura a tempera d’uovo e con le dorature incise al bulino. È costituita da cinque tavole dipinte su due registri: su quelli inferiori sono raffigurati la Vergine e il Bambino circondati a sinistra da San Pietro, San Giovanni Battista (davanti al quale sta il committente in ginocchio), e a destra San Giovanni Evangelista e San Paolo. Nel registro alto sono presenti altri santi, fra cui San Lorenzo, Sant’Antonio Abate, San Nicola di Bari e Santo Stefano. Il pavimento realizzato in prospettiva in piastrelle bianche e verdi ha un’incoerenza nelle linee di fuga, che ha fatto pensare a qualche modifica dell’altezza delle tavole. È un’opera disegnata minutamente nei volti della Vergine e dei Santi, l’una dolcissima e gli altri spesso forti e muscolosi, di stile nordico. Un meraviglioso esempio di arte a metà fra gotico cortese e Rinascimento. Siccome emoziona trovare un’opera di quella fattura in quella chiesa sconosciuta, è giusto ricordare che il paese che la ospita la seppe difendere dalla predazione durante l’occupazione tedesca e dalle smanie delle direzioni artistiche di trasferirla a Torino. Per avere il senso della novità di quell’opera, se la giornata è bella, sarà piacevole fare due passi per visitare poco più in là la piccola cappella di S. Sebastiano, affrescata pochi anni prima del Clemer da un pittore anonimo e ancora ricolma di affreschi medievali e infernali.

Il Polittico della Parrocchiale di Celle Macra, 1496 (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).
Il Polittico della Parrocchiale di Celle Macra, 1496 (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).

Solo alla fine della sua vita Clemer dovette con- segnare a Revello un’ultima grande opera: un polittico custodito oggi nella Collegiata. È un’opera costituita da tre pannelli: nel primo registro in basso con San Pietro, San Giovami Battista e San Paolo, tutti e tre rappresentati su un piedestallo in prospettiva adagiato su un prato fiorito. Nel registro in alto sono invece raffigurati San Chiaffredo e San Costanzo, santi cari al saluzzese, con i loro vessilli, mentre al centro troviamo la Sacra Famiglia e a destra i Tre Re Magi in preghiera con copricapi molto elaborati. Uno dei motivi di interesse di questo secondo polittico, rispetto a quello di Celle, è la presenza della cornice originale. Sappiamo che i fratelli Rapisardi, committenti, erano funzionari del Comune di Revello legati alla famiglia marchionale. Da alcuni critici d’arte è stato notato che questa opera, pur essendo l’ultima attestata di Clemer, sia stata concepita in modo un poco arcaico. Secondo Elena Ragusa appare meno curata degli altri polittici ma con la cifra nordica tipica di Clemer, evidente nel volto del re Mago anziano, di taglio quasi espressionistico.

Il Polittico della Collegiata di Revello, 1503 (© Diocesi di Saluzzo - Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).
Il Polittico della Collegiata di Revello, 1503 (© Diocesi di Saluzzo - Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).

Nella capitale del marchesato

Sicuramente, dopo Celle Macra, nella vita di questo grande pittore sono poi arrivate committenze importanti, nella capitale del marchesato. Ma anche di queste non è nota bene la cronologia. A Saluzzo la sua opera più conosciuta è la Pala della Madonna della Misericordia in Casa Cavassa: fu posta in quel luogo però solo dal marchese Emanuele Tapparelli d’Azeglio alla fine dell’Ottocento col fine di costruire una sala dedicata alla marchesa Margherita de Foix. Egli aveva acquistato la tela sul mercato d’arte (costò circa 4.000 lire nel 1887) e purtroppo non se ne conosce l’ubicazione originale. In assenza di prove documentarie non si può che essere certi del valore celebrativo dell’opera, legato quindi direttamente alla corte del Marchese. Infatti in essa, ai due lati della Vergine, dal volto dolcissimo e dalla figura sinuosa, il cui ampio mantello è retto dai santi Pietro e Paolo, sono inginocchiati, sulla destra la marchesa Margherita de Foix attorniata dal figlio Michele Antonio, dalle donne della famiglia e dalle dame di corte, e a sinistra il marchese in un lussuosissimo abito di broccato d’oro con al collo un’onorificenza che dovrebbe essere il collare di San Michele, concessogli dal re di Francia. Ci sarà un autoritratto del pittore nel gruppo di cortigiani intorno al marchese? È stato ipotizzato ma non è verificabile. Interessanti però i volti, dipinti con lo squisito realismo di cui Clemer era capace.

Sempre a Saluzzo non sarà da dimenticare il polittico incompleto nel Duomo, con S. Chiaffredo e S. Costanzo, nella loro splendida e nerboruta raffigurazione. Non è che una piccola parte, a quanto pare, di un’opera commissionata dai marchesi per la nuova Collegiata che era stata istituita con una bolla da papa Sisto IV nel 1483. Sono state ricomposte nella Cappella del SS. Sacramento sette tavole, tutte a fondo d’oro. Splendido un San Giorgio in cui il drago domina la scena. Ma se si percorrerà la antica capitale del marchesato non bisognerà dimenticare anche i tanti lacerti di affreschi con tecnica a grisaglie, alcuni sicuramente attribuibili al maestro come quelli delle Storie di David a Casa della Chiesa o le fatiche di Ercole a Casa Cavassa (e ne sono emersi recentemente altri durante lavori di restauri a palazzi del centro storico in corso).

Polittico della Cattedrale di Saluzzo,
Polittico della Cattedrale di Saluzzo, "San Costanzo e San Chiaffredo presentano i marchesi di Saluzzo, Cristo di Pietà e santi" (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).

Come e dove ammirarlo

Nell’attesa che qualche munifica fondazione gli dedichi una mostra come quella che si fece a suo tempo per Macrino d’Alba (ma certo la grande presenza di affreschi fra le sue opere non rende la cosa troppo fattibile), o la recente dedicata ad Antoine de Lohny, non si può che progettare un viaggetto per cercarne le tracce nei vari luoghi dove le sue opere sono custodite. Potrebbe essere l’occasione per un bellissimo itinerario in bici, durante le ferie. Ma, tenendo conto della obiettiva difficoltà di certe strade (la salita a Elva metterebbe alla prova un ciclista non ben allenato) ci limitiamo a consigliare un itinerario che oltre ai luoghi citati non ne dimentichi altri come Centallo (dove si trova una Madonna nella chiesa di S. Michele) o Bernezzo (nella Parrocchiale di Bernezzo si vede, un poco rovinato, un ciclo di affresco con i quattro evangelisti). O Costigliole che, nella chiesa parrocchiale, ospita un Cristo di pietà.

Tutto dovrà concludersi a nostro avviso, a Elva dove la Parrocchiale di S. Maria, con il suo piccolo portico decorato da tête coupée di origine celtica e il campanile visibile in tutta la valle, riserverà lo scrigno più prezioso e cioè gli affreschi nel presbiterio con la Crocifissione e le storie della Vergine. Il dramma del Cristo sulla croce, la figura dai capelli scomposti e sensuali della Maddalena e il realismo del popolo intorno alla croce non mancheranno di colpirci. E ci toccherà anche la serena delicatezza delle storie della vita della Vergine, realizzate con tecnica veloce ma mai superficiale. Non si sa chi in quel paese remoto possa avere commissionato lavori così importanti e neppure quando Clemer vi abbia risieduto e dipinto. Non a caso la sua vicenda umana ha dato lo spunto a diversi racconti e sta ispirando il regista Fredo Valla per un prossimo film.

Gli affreschi di Elva non sono sicuramente databili ma Natalia Gozzano li interpreta come il punto d'arrivo del pittore. Se così dobbiamo pensare che Ludovico II non li poté ammirare: poiché il grande marchese si ammalò a Genova nel viaggio di ritorno da Napoli dove era stato nominato dal re di Francia Vicerè e vi morì nel 1504. Il suo funerale grandioso che ne portò il feretro nella piccola capitale cisalpina fu l’ultimo momento di gloria del marchesato, lasciato alla giovane moglie francese e ai suoi figli ancora bambini. A quanto pare anche Hans non gli sopravvisse a lungo se già, come abbiamo visto, nel 1512 sua moglie Caterina Milaneti si risposava. Le Alpi però hanno fedelmente custodito le sue tracce.

Crocifissione, affresco nella Parrocchiale di S. Maria a Elva (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).
Crocifissione, affresco nella Parrocchiale di S. Maria a Elva (© Diocesi di Saluzzo – Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici).

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Bibliografia

  • Barbero A., La politica di Ludovico II tra Francia, Savoia e Milano (1475–1504) in Ludovico II marchese di Saluzzo (1475–1504) a cura di Comba R., Cuneo, Società per gli studi storici. Archeologici ed artistici della Provincia di Cuneo, 2006.
  • Gabrielli N., La pittura nel saluzzese sullo scorcio del secolo XV, in Bollettino della società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, Cuneo, 1957.
  • Galante Garrone G., Ragusa E. (a cura di), Hans Clemer, il Maestro d’Elva, Savigliano, Editrice Artistica Piemontese, 2002.
  • Piccat M., Nuovi documenti per la cultura figurativa tardo quattrocentesca nel Saluzzese: conferme attributive, in Studi Piemontesi, vol. XIV, fasc. 2, novembre 1985.
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