Insegnare il mare a chi vive tra le montagne

L’esperienza di Ines Borrione, oceanografa e divulgatrice biellese

A bordo della Polastern con un iceberg sullo sfondo (© foto Ines Borrione).

Fisica di formazione, collabora con diverse testate nazionali ed estere come giornalista e divulgatrice scientifica. Ha collaborato con molti Istituti di Ricerca e Osservatori Astronomici italiani e internazionali. Nel 2008 ha ricevuto il Premio “Voltolino” in giornalismo scientifico.

  

Mi piace presentarmi come “oceanografa, docente, divulgatrice e mamma”.

Queste parole non seguono un ordine preciso ma, come sottolinea Ines Borrione, rispecchiano molto bene chi è oggi. Oceanografa per indole e professione, è laureata in Scienze Ambientali Marine a Genova, ha trascorso un periodo di lavoro a Trieste, presso l'Istituto di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, e si è trasferita in Germania per il dottorato di ricerca in Scienze polari e marine presso l'Alfred Wegener Insitute e l'Università di Brema.

La formazione strettamente legata all'ambiente marino le ha consentito di rientrare subito in Italia per lavorare a La Spezia dove si è occupata di oceanografia fisica e analisi di dati acquisiti nel Mar Mediterraneo presso il NATO STO CMRE un acronimo che indica North Atlantic Treaty Organization - Science and Technology Organization - Centre for Maritime Research and Experimentation. Un istituto che fa parte della NATO unico nel suo genere perché il solo a occuparsi di discipline legate all'ambiente marino. Ines Borrione vi ha lavorato per vari anni dal 2013 al 2021 e ha avuto la possibilità di partecipare a tre campagne oceanografiche nel Mar Mediterraneo a bordo della NRV Alliance ovvero la “NATO Research Vessel Alliance”.

La NATO Research Vessel Alliance.
La NATO Research Vessel Alliance.

Oceanitalians

Oggi sono anche docente, perché da un paio di anni, rientrata a Biella, mi dedico all'insegnamento anche se nel tempo libero continuo a occuparmi di oceanografia seguendo e coordinando le attività e lo sviluppo di Oceanitalians, il network che ho avviato nell'ottobre del 2020 e che include oceanografi italiani che lavorano in Italia e all'estero.

Avendo lasciato il lavoro a La Spezia per tornare nel Biellese, dove si è riunita alla famiglia, ha deciso di occuparsi di mare nonostante fosse nel bel mezzo delle montagne. Una scelta resa possibile dalle attività di divulgazione che ha sviluppato ma anche dalla nascita, nel 2010, di Oceanitalians, un network multidisciplinare di oltre 430 professionisti italiani che si occupano di scienze del mare o che operano direttamente o indirettamente a contatto con il mare.

Se dico professionisti, escludo gli appassionati di mare, ma includo professori, scienziati, dottorandi, tecnici, operatori sub e studenti. L'obiettivo del network è di stimolare l'interazione fra professionisti che provengono da discipline molto diverse fra loro e che normalmente entrerebbero difficilmente in contatto.

Le discipline che al momento sono comprese fra gli specialisti di Oceanitalians sono moltissime e fra queste si annoverano: biologi, ecologi, zoologi, oceanografi fisici, scienziati che si occupano di altimetria da satellite oppure che sviluppano o utilizzano modelli numerici. Ad oggi Oceanitalians raggiunge il grande pubblico grazie a webinar multidisciplinari trasmessi in diretta sul loro canale YouTube.

Ines Borrione e uno degli strumenti di campionamento chiave, la rosette multiparametrica (© foto Ines Borrione).
Ines Borrione e uno degli strumenti di campionamento chiave, la rosette multiparametrica (© foto Ines Borrione).

Divulgare partendo dai più piccoli

C’è una particolare cura nella divulgazione messa a punto da Ines Borrione che ha pensato di comprendere tutte le fasce di età dei bambini da quelli piccolissimi del nido, dai 6 mesi ai 3 anni di età, ai bambini e poi ragazzi più grandi, non a caso…

la quarta parola che mi descrive è mamma, non solo perché rispecchia visceralmente chi sono, ma anche perché molte delle scelte fatte hanno dovuto tener conto di maternità e cura dei bambini. Appena lasciata la ricerca per dedicarmi all'educazione ambientale sono stata chiamata a gestire un laboratorio pomeridiano sulle scienze del mare per i bambini della primaria che frequentano la Open School del Terzo Paradiso, con sede presso Città dell’arte-Fondazione Pistoletto di Biella.
Quasi contemporaneamente avevo preso contatto con l'asilo nido di mia figlia dove avevo riconosciuto un'educatrice che sapeva accogliere molto positivamente proposte nuove e "insolite". Grazie alla collaborazione con Simona Coda abbiamo delineato un progetto intitolato "Il mare a Graglia" che quest'anno ha ricevuto il patrocinio da tutti i comuni della Valle Elvo e che per la terza volta proponiamo ai piccolissimi del nido.

Si tratta di una serie di attività multisensoriali pensate e sviluppate proprio per bambini piccolissimi, una fascia di età normalmente esclusa da questo tipo di insegnamento. L'anno scorso ha esteso il progetto alla scuola dell'infanzia frequentata dal suo primogenito e per quest'anno ha ottenuto i contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella per un progetto sul mare rivolto ai bambini della scuola dell'infanzia di Pollone. Nel tempo il numero di studenti con cui ha lavorato è cresciuto moltissimo, considerando che molti laboratori di oceanografia sono stati sviluppati anche nelle scuole di secondo grado.

Un articolo dedicato al progetto
Un articolo dedicato al progetto "Il mare a Graglia".

La scienza del mare

Ma cos’è l’oceanografia per i profani? Semplificando, indica in senso generale tutti gli studi che si occupano del mare e dell’oceano. Quindi, quando si legge oceanografia non si deve pensare a una singola materia: lo studio del mare è uno studio multidisciplinare. Alcuni oceanografi si sono specializzati in oceanografia fisica e si occupano delle dinamiche del mare come le correnti o le variazioni climatiche, mentre altri si occupano di oceanografia biologica, prendendo in esame la parte vivente, poi esiste l'oceanografia chimica, ma anche la geologia marina e l'ecologia. Non esiste un vero confine fra una disciplina e l'altra.

La multidisciplinarietà è dovuta al fatto che si sta trattando un ambiente per cui, in quanto tale, ogni parte è fortemente interconnessa e deve essere capita e studiata. La multidisciplinarietà delle scienze del mare spiega anche perché non esiste un percorso di studi e lavoro unico: ingegneri, biologi, fisici, matematici o chimici possono tutti diventare oceanografi.

E si potrebbero aggiungere anche discipline più umanistiche perché una buona comprensione dell'ecosistema mare non può precludere le scienze sociali, l'economia o il diritto. Chi decide di studiare le scienze del mare deve prepararsi a sviluppare un pensiero multidisciplinare e a interagire e collaborare con esperti di settori molto diversi fra di loro. Ciò che incuriosisce è da dove possa giungere il coinvolgimento per una piemontese, così lontana da questo elemento.

Il seminario dedicato all'Antartide tenuto da Ines Borrione e Franco Valcauda a Biella.
Il seminario dedicato all'Antartide tenuto da Ines Borrione e Franco Valcauda a Biella.
Sicuramente una parte del mio interesse per il mare arriva dall'esperienza vissuta: dopo il primo anno di vita passato in Ghana, dove sono nata, per motivi lavorativi di mio padre ci siamo trasferiti in Egitto. Parlo dell'Egitto degli anni Ottanta, quindi di un territorio incontaminato e in molti casi allo stato naturale. Mio padre aveva la passione per la pesca, per cui ogni occasione era buona per passare interi week-end al mare.
Ricordo che allora, quando gli hotel erano praticamente assenti, potevamo addirittura campeggiare sulla spiaggia. Mia mamma amava l'acqua per cui nel giro di poco tempo ho imparato a nuotare ed esplorare con gli occhi e la curiosità di una bambina una delle barriere coralline più straordinarie e ricche al mondo. Tutto sicuramente nasce da lì ed è stato rafforzato dal mio interesse per le scienze e le discipline naturalistiche.

Siamo sempre più curiosi: nel mondo quanti oceanografi ci saranno? A detta di un’esperta del settore pare moltissimi, proprio perché con il termine oceanografo si devono intendere tutte le discipline accennate prima. L'oceanografia, poi, è una disciplina che non riguarda solo i paesi che hanno il mare, essendo il mare e gli oceani elementi chiave per l'intero ecosistema Terra. Non stupisce apprendere che anche in Svizzera, per esempio, ci sono dipartimenti universitari che si occupano di scienze del mare e che l'Italia eccelle in termini di studi oceanografici.

L’OSG, ovvero l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale coordina le attività della rompighiaccio “Laura Bassi”, di cui alcuni lettori avranno sentito parlare nell'ambito delle sue recenti spedizioni in Antartide. In termini di storia dell'oceanografia, mi piace raccontare che il primo oceanografo è stato proprio un italiano, il bolognese conte Luigi Ferdinando Marsili, che fra il 1679 e il 1680 effettuò misurazioni molto accurate navigando fra il mare Adriatico, l'Egeo, il Mar di Marmara e il Bosforo.
La rompighiaccio
La rompighiaccio "Laura Bassi" (immagine tratta da www.pnra.aq).

Studi, ricerche e campagne

L'oceanografia continua a emozionare Ines Borrione sia dal punto di vista prettamente scientifico che dal punto di vista operativo. Scientifico perché sa trovare sempre una risposta a una domanda o scoprire un processo fisico o ecologico nei dati raccolti; dal punto di vista operativo, invece, perché spesso implica viaggiare per mare e partecipare a campagne oceanografiche.

Durante il dottorato ho avuto la fortuna di passare 70 giorni a bordo di una rompighiaccio tedesca, la RV Polarstern, per una campagna oceanografica vicino all'Antartide. Restare circondati dal mare, senza toccare terra e vedere persone nuove per così tanto tempo è molto emozionante. È un'esperienza che condivido spesso con chi mi circonda, anche se la campagna si è svolta all'inizio del 2009. Le sfide e i traguardi raggiunti sono stati moltissimi e ognuno di essi non può che avermi segnata.
La rompighiccio Polarstern (© foto Ines Borrione).
La rompighiccio Polarstern (© foto Ines Borrione).

Ma anche l’esperienza lavorativa a Trieste non è stata da meno: l'OGS di Trieste è solo uno degli istituti che si occupano di scienze del mare in Italia, altri esempi di punta sono il CNR, l'ENEA o la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, senza escludere tutte le Università tra cui quella di Torino che ha una lunga storia in biologia marina. Decidere di intraprendere il percorso della ricerca, porta anche a passare un periodo più o meno lungo all'estero. Si tratta di un’opportunità istruttiva, non solo perché è di per sé un'esperienza formativa connessa alla propria disciplina, ma soprattutto perché aiuta a superare difficoltà linguistiche e culturali non indifferenti.

Fare ricerca all'estero e nel mio caso per il dottorato di ricerca, mi ha portata a entrare in contatto con pensieri e metodi di lavoro completamente diversi. Quando ho messo piede in Germania la prima volta non conoscevo la lingua e nemmeno i numeri, neppure le usanze, o i costumi. L'entusiasmo e l'ottimismo mi hanno aiutato molto perché sfido chiunque a gestire la burocrazia in una lingua pressoché sconosciuta!
Uno dei molti iceberg visti nel 2009 (© foto Ines Borrione).
Uno dei molti iceberg visti nel 2009 (© foto Ines Borrione).

Da alcuni anni però Ines Borrione è rientrata a casa, nel Biellese, dove si dedica alla divulgazione.

Inizialmente, parlare di mare e oceanografia a Biella mi sembrava assolutamente fuori luogo. Aver scelto una carriera nelle scienze del mare era per me un importante tallone d'Achille che, nel mio immaginario, sicuramente mi avrebbe messo in difficoltà nel momento in cui avrei deciso di tornare a casa. In realtà, rivedendo e ragionando sulla mia posizione, mi sono lentamente resa conto che quello che potevo offrire era importante e originale in un contesto prettamente montano. L'anno scorso ho iniziato con un evento che ha “portato” il mare in uno dei posti più remoti del Biellese: la Trappa di Sordevolo, un monastero di montagna lontano dalle attività cittadine e raggiungibile da pochi mezzi.

Per un paio di settimane molti degli eventi organizzati alla Trappa sono stati incentrati sul mare e i suoi abitanti con una serie di incontri per gli studenti interessati, dalla lavorazione del ferro con l'artista fabbro Tamburelli – con cui sono stati allestiti acquari sospesi – a un concerto condotto dal Maestro Riccardo Armari e tenuto dalla Banda Giovanile ANBIMA Biella che ha suonato brani ispirati al mare, per terminare con un seminario dedicato all'Antartide.

Gli acquari sospesi allestiti alla Trappa.

Difficoltà personali e globali

L’esperienza di Ines ci insegna che la passione per il mare può superare ogni difficoltà:

Pur occupandomi di oceanografia e partecipando a campagne oceanografiche soffro terribilmente il mal di mare. Ho passato giorni terribili a bordo, considerando che dovevo lavorare prevalentemente davanti a un monitor per analizzare in tempo reale i dati oceanografici acquisiti. Per gestire il malessere portavo grissini, zenzero e crackers e per fortuna dopo qualche giorno la situazione migliorava e riuscivo a lavorare meglio!

È indubbio che in questo particolare momento storico il tema del cambiamento climatico e l’aumento delle temperature possa essere legato agli oceani. Non possiamo non sentire il punto di vista specialistico su questo argomento di estrema attualità: come reagisce il pubblico, ne percepisce la gravità?

Chi si occupa di oceanografia si occupa necessariamente anche di cambiamenti climatici. Non solo perché il mare e gli oceani ne stanno risentendo direttamente, basta menzionare, fra tanti aspetti, l'aumento del livello del mare, la tropicalizzazione del Mar Mediterraneo, l'acidificazione degli oceani, la perdita della biodiversità, il coral bleaching (sbiancamento dei coralli), ma anche perché gli oceani giocano un ruolo fondamentale nella regolazione del clima: basti pensare a quanto calore viene assorbito ogni anno dagli oceani. Se non fosse per quel 71% di acqua che ricopre la superficie terrestre, le temperature che percepiamo sulla nostra pelle oggi risulterebbero significativamente più elevate. Quando parlo di questi aspetti a scuola o con il grande pubblico noto ancora troppa sorpresa, purtroppo.
Credo che si parli troppo di cambiamenti climatici in termini di aumento della temperatura, tralasciando gli altri effetti che ne conseguono, inclusi quelli a impatto sociale ed economico. Pochi ancora percepiscono i cambiamenti climatici come un problema a più sfaccettature, ma quasi tutti lo vivono come un problema imminente, anzi attuale.

Ringraziando Ines Borrione, terminiamo con le parole più che mai appropriate di David Attenbourgh, famoso documentarista inglese: "Nessuno proteggerà ciò per cui non prova interesse, e a nessuno interesserà quello che non è mai stato vissuto".

Prospettive sui frantumi rimasti di un iceberg (© foto Ines Borrione).
Prospettive sui frantumi rimasti di un iceberg (© foto Ines Borrione).

※ ※ ※

Vuoi continuare a leggere? Iscriviti gratuitamente alle nostre newsletter!

Rivista Savej on line è un progetto della Fondazione Culturale Piemontese Enrico Eandi per la diffusione della cultura e della storia piemontesi. Se non l’hai ancora fatto, iscriviti ora: la registrazione è completamente gratuita e ti consentirà di accedere a tutti i contenuti del sito.

Non ti chiederemo soldi, ma solo un indirizzo di posta elettronica. Vogliamo costruire una comunità di lettori che abbiano a cuore i temi del Piemonte e della cultura piemontese, e l’e-mail è un buon mezzo per tenerci in contatto. Non ti preoccupare: non ne abuseremo nè la cederemo a terzi.

Nelle ultime 24 ore si sono iscritte 5 persone!

Raccontare il Piemonte, un articolo alla volta.
Logo Libreria Savej