Isabella Leonarda, la monaca compositrice

Compose oltre duecento opere nella Novara del Seicento

Il ritratto, l’unico oggi conosciuto, di Isabella Leonarda proviene dal palazzo di Gattico, in una sala del quale è riprodotto l’albero genealogico della famiglia Leonardi.

Laureato in Lingue e letterature straniere presso l’Università del Piemonte Orientale, ha conseguito il dottorato presso lo University College Cork (Irlanda). Insegna lingua inglese e ha pubblicato diversi saggi sul multilinguismo negli scrittori piemontesi.

  

Donna, religiosa, musicista e compositrice: Isabella Leonarda era tutto questo in un periodo e in un luogo (il Seicento a Novara) in cui era complicato essere queste quattro cose insieme. Così complicato che, alla morte di suor Leonarda, si persero le tracce per lungo tempo fino alla recente riscoperta dovuta soprattutto a Paolo Monticelli, autore del volume Isabella Leonarda. La musa novarese. Con questo breve articolo daremo il nostro piccolo contributo per diffondere il nome e l’opera di questa talentuosa musicista novarese del XVII secolo.

Le origini novaresi e l’ingresso in convento

Isabella Leonarda nacque a Novara il 6 settembre 1620, giorno in cui ricevette anche il battesimo nella cattedrale cittadina. Benché il cognome di Isabella risulti spesso declinato al femminile secondo una consuetudine del periodo, la futura compositrice apparteneva alla famiglia Leonardi, tra le più influenti di Novara.

La madre di Isabella era Apollonia Sala, mentre il padre, Giannantonio Leonardi, era conte di Casalino e marchese di Gattico. Secondo la tradizione familiare, il conte, dopo essersi laureato in diritto canonico e civile presso l’università di Pavia, fu ammesso al Collegio dei dottori di Novara nel 1603, organo al quale competeva il rilascio delle patenti dottorali in diritto. Il primogenito, Gianpietro, divenne canonico coadiutore (cioè, supplente di un canonico titolare impedito per vecchiaia o malattia) presso la cattedrale di Novara, mentre dopo la morte dello stesso il titolo familiare passò a Gianfrancesco (nato nel 1622), che diventò decurione della città di Novara: in altre parole, era un componente dell’amministrazione cittadina.

Era invece abitudine diffusa presso le famiglie patrizie indirizzare le fanciulle alla vita monacale. Appena sedicenne, Isabella ottenne l’ammissione alla Congregazione delle Vergini di Sant’Orsola, istituto che dovette beneficiare di frequenti donazioni da parte della famiglia Leonardi.  Nel corso degli anni il nome dell’istituto religioso mutò in “Nobilissimo Collegio delle Vergini Orsoline” e, da allora, ospitò giovani novaresi quasi tutte provenienti da famiglie aristocratiche e facoltose. Anche la sorella minore di Isabella, Orsola Margherita, entrò nello stesso convento, e così Anna, figlia di primo letto di Giannantonio Leonardi.

La Chiesa Cattedrale di Novara dedicata a Santa Maria Assunta.
La Chiesa Cattedrale di Novara dedicata a Santa Maria Assunta.

Sessantotto anni di vita monacale

Pressoché nulla si sa dell’infanzia di Isabella. Dopo l’entrata a Sant’Orsola nel 1636, Isabella fu consacrata ufficialmente nel 1639 con l’approvazione del vescovo Antonio Tornielli.  Un raro documento del 1638, tratto dagli Atti di visita pastorale, descrive Isabella come abile a cantare, scrivere, computare e a comporre musica. Dalla dedica della sua Opera 10 a Giulia Rangoni, marchesa Ariberta, sappiamo che Isabella si dedicava alla composizione musicale solo durante il tempo destinato al riposo così da non trascurare i suoi compiti amministrativi. Pertanto, suor Isabella doveva a ragione essere considerata una religiosa esemplare, non era dedita alle vanità, e godeva inoltre di ottima salute.

Durante la sua permanenza presso la congregazione Isabella scalò tutte le gerarchie fino a raggiungerne il vertice: tra il 1676 e il 1684 risulta essere “madre nel collegio di S. Orsola di Novara”; dal 1686 al 1690 è “superiora”, quindi “madre vicaria” tra il 1693 e il 1696. All’età di settantotto anni non risulta più ricoprire alcuna carica se non quella di “consigliera”, con ogni probabilità un titolo onorario conferito come riconoscimento dei decenni di fedele servizio. Isabella trascorse in convento ben sessantotto anni e nello stesso istituto morì il 25 febbraio 1704. Aveva ottantatré anni compiuti, un traguardo considerevole per quel tempo.

Novara, via Tornielli numero 9. Dal 1569 fino all'arrivo dei francesi nel 1800, il palazzo omonimo ospitava il “Nobilissimo Collegio delle Vergini Orsoline” presso il quale suor Leonarda trascorse la maggior parte della propria vita.

Compositrice prolifica

Dell’attività musicale che si svolgeva all’interno di Sant’Orsola oggi sappiamo poco, anzi pochissimo. Si può supporre che il convento avesse un’organizzazione musicale molto attiva e di ottimo livello. Con ogni probabilità, la chiesa della congregazione disponeva di un organo con undici registri a pedale, e all’interno di simili istituti (le Orsoline, vale la pena ricordarlo, non erano suore di clausura) era solito che si trovassero violini, viole, liuti e altri strumenti musicali. Da quanto risulta dagli Atti di visita pastorale del 1638, su quindici monache presenti in quell’anno, dieci di esse conoscevano il canto polifonico, una in maniera lodevole e due in modo accettabile. Pertanto, suor Leonarda poteva contare, per l’esecuzione delle sue opere nelle cerimonie religiose, su questa valente schola cantorum.

Suor Leonarda fu forse anche violinista. Di certo si dedicò alla scrittura strumentale diventando la prima donna ad aver pubblicato sonate per 1, 2, 3 e 4 strumenti, fatto che, insieme ad altri, contribuì a fare di Isabella Leonarda una delle figure più rappresentative e interessanti fra le compositrici attive in quel periodo.

Se, come è vero, sono esistite altre monache musiciste, in grado di comporre ed eseguire musica, mai nessuna prima di Isabella ne aveva pubblicata così tanta. Tutta la sua opera di compositrice si svolse all’interno del monastero e a stretto uso dello stesso. Nel corso della sua lunga esistenza si pensa che Isabella abbia composto più di duecento opere suddivise in venti raccolte, delle quali diciassette sono sopravvissute fino ai nostri giorni. Si tratta di composizioni di genere sacro, sia rituale che extraliturgico, che comprendono: 122 Mottetti, 18 Concerti Sacri, 12 Sonate, 17 Messe e 11 Salmi, tutte stampate tra il 1640 e il 1700 in diversi centri italiani. Anche i testi che accompagnano alcune delle sue musiche furono scritti dalla compositrice.

Punti salienti della variegata produzione di Isabella Leonarda.

La riscoperta

Isabella Leonarda doveva godere di una discreta fama già in vita giacché si trova menzionata nella raccolta di biografie di novaresi illustri, intitolata Museo Novarese, scritta nel 1701 dall’erudito Lazzaro Agostino Cotta, originario del lago d’Orta. L’autore definisce la compositrice nientemeno che “musa novarese”. Poi, con l’occupazione napoleonica e la soppressione degli istituti religiosi, i documenti riguardanti Isabella Leonarda andarono dispersi e con essi svanì anche il ricordo della musicista. Dopo secoli di buio avvenne la riscoperta di suor Leonarda grazie a un gruppo di ricercatori attivi presso l’Archivio Storico Diocesano di Novara. Tra questi, Paolo Monticelli, che oltre a essere archivista è anche maestro di Cappella del Duomo nonché direttore dei Musei della Canonica di Novara, ai quali Rivista Savej ha dedicato un articolo.

Paolo Monticelli tra i componenti dell'Istituto della Cappella Musicale del Duomo di Novara, scuola musicale aperta a tutti.
Paolo Monticelli tra i componenti dell'Istituto della Cappella Musicale del Duomo di Novara, scuola musicale aperta a tutti.

Paolo Monticelli, quando e come iniziò il suo interesse per suor Leonarda?

Cominciai a lavorare all’Archivio Diocesano di Novara nel lontano 1989. A quel tempo all’archivio collaborava una ricercatrice tedesca, Emilia Dahnk Baroffio: fu lei a introdurmi a Isabella Leonarda, una compositrice fino a quel momento sconosciuta anche tra gli specialisti di musica sacra. Da allora ho cominciato a interessarmi a lei trascrivendo la sua opera omnia. Fu un’operazione alquanto complessa che mi impegnò per ben cinque anni. Alla fine ho anche pubblicato una monografia dedicata alla vita e alle opere di suor Leonarda. Il volume (il suddetto Isabella Leonarda. La musa novarese) è da tempo fuori stampa, ma ha avuto una grande diffusione grazie all’intervento della fondazione Donne in Musica di Roma.

Una pagina dallo spartito delle Sonate strumentali, op. 16, di Isabella Leonarda.
Una pagina dallo spartito delle Sonate strumentali, op. 16, di Isabella Leonarda.

Dunque, vuol dire che prima del 1989 l’opera e la memoria della compositrice erano rimaste sepolte per secoli negli archivi?

Sì, di suor Leonarda si sapeva pochissimo. Negli Stati Uniti nel corso degli anni Settanta del Novecento erano circolate due composizioni, frutto, però, di altrettante trascrizioni sbagliate e di conseguenti esecuzioni errate. Sbagliarono perché non capirono che le opere di Isabella Leonarda erano state concepite per organici molto ristretti, mentre in quell’occasione fu addirittura previsto un coro e un’orchestra. Un disastro dal punto di vista filologico, ma l’operazione ebbe il grande merito di riaccendere i riflettori sulla compositrice novarese.

Se dovesse riassumere in poche parole le qualità delle composizioni di Isabella Leonarda, come le descriverebbe?

Rispetto alle compositrici italiane del suo tempo, Isabella Leonarda è stata la più prolifica. Questa caratteristica fu anche facilitata dal fatto che, all’interno del monastero di Sant’Orsola, Isabella poteva contare su un gruppo di monache dotate di ottime capacità vocali e probabilmente anche su due consorelle in grado di suonare strumenti musicali, perlopiù violini. Suor Leonarda non era, inoltre, una monaca di clausura, quindi poteva uscire e intrecciare rapporti con altri centri musicali e altri musicisti. Oltre a ciò, non dimentichiamoci che apparteneva a una delle famiglie più importanti e ricche della città. Infine, un’altra particolarità: Isabella Leonarda inserì sempre una doppia dedica nelle sue opere, una delle quali è rivolta a un personaggio illustre, come, addirittura, l’imperatore Leopoldo I d’Asburgo; la seconda dedica è invece per la Vergine, segno di una devozione molto forte. Questa doppia dedica costituisce un caso più unico che raro.

Una dedica alla Beata Vergine ricorrente nelle opere musicali della religiosa.
Una dedica alla Beata Vergine ricorrente nelle opere musicali della religiosa.

Come si svolgeva la vita all’interno dell’istituto religioso in cui Isabella trascorse tanti anni?

Le Orsoline avevano un educandato, dunque presso l’istituto venivano educate le fanciulle delle famiglie cittadine più in vista. Leonarda raggiunse i vertici della scala gerarchica del monastero; inoltre, dalle sue lettere sappiamo che la suora dedicò alla musica e alla composizione solo il tempo libero, dunque non sottraendone agli obblighi istituzionali. È vero che Isabella visse a lungo, ma di tempo libero doveva averne avuto parecchio per aver dato vita a circa duecento opere, tutte di genere sacro, sia rituale che extra-liturgico: un’impresa straordinaria per l’epoca.

Per quanto riguarda la sua formazione musicale, probabilmente, ma non ne abbiamo la certezza, apprese l’arte musicale dal Maestro di Cappella del Duomo di Novara, praticamente uno dei miei predecessori. Sappiamo ciò poiché nel 1640, Gasparo Casati, che allora ricopriva quell’incarico, pubblicò all’interno di una propria opera (il Terzo Libro dei Sacri concenti a 2, 3 e 4 voci, edito a Venezia nel 1640) due mottetti di suor Leonarda. Allora era una consuetudine che i maestri, all’interno delle proprie composizioni, inserissero opere di allievi particolarmente dotati.

"Magnificat", Isabella Leonarda.

Da quel poco che sappiamo della vita della religiosa e del suo stile compositivo, è possibile ricavare qualche informazione sulla personalità di Isabella Leonarda?

Sicuramente doveva essere una donna molto interessante poiché le sue armonie contengono degli azzardi notevoli: ciò significa, innanzitutto, che conosceva bene l’armonia, e inoltre dimostrò di essere intrepida entrando nel filone montervediano dal punto di vista stilistico benché usasse ancora l’antica prassi compositiva rinascimentale. Ciò avviene nelle composizioni sacre usate per la liturgia, come il Credo e il Gloria: la parte più importante del testo è composto in stile antico, mentre tutto il resto era in stile moderno per l’epoca. Aveva dunque una spiccata personalità.

Dalle ricerche compiute finora, è plausibile ipotizzare delle date di composizione delle opere di Isabella Leonarda?

No, sappiamo soltanto che le prime pubblicazioni delle opere di suor Leonarda ebbero luogo quando la religiosa aveva intorno ai cinquant’anni d’età, quindi verso il 1670: quando le abbia composte, non possiamo saperlo. Non esistono documenti originali poiché tutto l’archivio del monastero andò perso al momento della soppressione napoleonica. Di opere autografe, scritte da Isabella, ad oggi non ne sono state ritrovate, pertanto le opere attualmente conosciute derivano da stampe successive alla composizione. Sono state soltanto recuperate alcune lettere firmate dalla suora che riguardavano l’attività interna del monastero.

Una pagina dello spartito dei Salmi concertati a 4 voci con strumenti, di D. Isabella Leonarda, del nobilissimo collegio di S. Orsola di Novara. Opera decimanona.
Una pagina dello spartito dei Salmi concertati a 4 voci con strumenti, di D. Isabella Leonarda, del nobilissimo collegio di S. Orsola di Novara. Opera decimanona.

A proposito delle composizioni di Isabella Leonarda: oggi vengono ancora riproposte e suonate?

Certo, addirittura le opere di suor Leonarda hanno in tempi recenti viaggiato per il mondo: New York, Los Angeles, Lipsia, Parigi, Lille, Roma, ma poco a Novara, dove non è sentita molto, mentre all’estero è sempre ben accolta. Anche per Isabella, dunque, vale l’antico adagio secondo il quale nessuno è profeta in patria. I prossimi appuntamenti musicali dovrebbero avere luogo nel 2024 in Russia, appuntamenti sui quali, come si può ben capire, aleggia un grosso punto interrogativo a causa del tragico conflitto in corso.

👉 Un sentito ringraziamento a Paolo Monticelli per la disponibilità dimostrata.

Vespro Op. XIX Isabella Leonarda, Cappella Musicale della Cattedrale di Novara, dir. by Paolo Monticelli.

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Bibliografia

  • Dahnk Baroffio E., La compositrice Isabella Leonarda, in Novarien XIII, 1983.
  • Grilli G., Isabella Leonardi, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 64, 2005.
  • Monticelli P., Isabella Leonarda. La musa novarese, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1998.
  • Toscano A., Isabella Leonardi sbarca a Parigi, in Corriere di Novara, 25 agosto 2018.
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