L'Accademia Albertina, tra arte e didattica

Una delle più antiche istituzioni culturali piemontesi

Accademia Albertina, scalone monumentale (© foto Fabio Amerio).

Nata a Torino, è insegnante di lingue straniere, bibliofila e collaboratrice esterna per diverse riviste. Da anni si occupa di cultura e spettacolo, con un occhio di riguardo rivolto alle arti figurative. Ama leggere, visitare mostre, recarsi a teatro e viaggiare, mossa dall’eterna scoperta di luoghi ed eventi da narrare, convinta che immagini e parole abbiano un valore intrinseco inestimabile, da continuare a rispettare e divulgare.

  

L’identità della città di Torino è indissolubilmente legata all’Accademia Albertina di Belle Arti.

Percorrendo via Po (partendo da piazza Castello) si raggiunge via Accademia Albertina, oltrepassando il Palazzo del Rettorato, per un vero e proprio tuffo nel passato accademico della città. Passato che, da secoli, porge il fianco al presente, sostenendolo con i suoi prestigiosi atenei.

L’Albertina, il cui nome sottolinea il legame con il suo più grande “rifondatore”, Carlo Alberto di Savoia, ha origini che risalgono al primo Seicento. Nei secoli, la sua storica sede ha ospitato insegnanti e allievi di rilievo e importanza internazionali, alimentando un clima di costante rinnovamento che l’ha contraddistinta anche come realtà museale di spicco della città.

L’istituzione è, infatti, da osservare nel suo armonico insieme, che vede viaggiare di pari passo corsi di studi artistici all’avanguardia con la realizzazione di mostre di alto livello, create al fine di far dialogare il proprio accaduto con quello delle nuove “leve” della scena artistica.

Accademia Albertina. Fotografia di Dario Lanzardo, 2010 (© MuseoTorino).
Accademia Albertina. Fotografia di Dario Lanzardo, 2010 (© MuseoTorino).

Dall'istituzione al corpo docente

La storia dell’Accademia inizia nel 1652, quando l'Università dei Pittori, Scultori e Architetti di Torino ottenne dall'Arcivescovo l'uso della cappella di Santa Lucia (protettrice dei pittori), all’interno della Cattedrale di San Giovanni. Venne a crearsi, in questo modo, la Compagnia di San Luca, aggregata all'omonima Accademia romana. La compagnia proseguì le proprie attività per oltre un ventennio finché, con documento datato 29 agosto 1678, la duchessa reggente Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours istituì l'accademia dei pittori scultori e architetti con l'intento di creare un polo che sarebbe stato d'aiuto a Stato e allievi, seguendo l’esempio dell’Académie Royale. Proprio come per l'accademia francese, infatti, il diploma dava diritto alla protezione Sovrana.

Gli Statuti Costituenti sono successivi ed è datata 10 aprile 1778 la fondazione della Reale Accademia di Pittura e Scultura, come parte della politica di rinnovamento culturale messa in atto da Vittorio Amedeo III. Secondo il suo volere, l'anno scolastico si svolgeva da novembre ad agosto e si dipanava tra i concorsi minori e il “gran concorso”, il quale prevedeva che le opere vincenti rimanessero all’Accademia. Occorrerà, tuttavia, attendere il regno di Carlo Alberto, il quale diede una serie di disposizioni di grande respiro a conferma del proprio potere politico. Così, nel 1832 aprì al pubblico la Reale Pinacoteca, nominando Roberto D’Azeglio direttore delle collezioni d'arte dei reali palazzi, il quale divenne in questo modo l'anima pulsante dei futuri cambiamenti, a partire dalla data cruciale del 1833, anno della donazione da parte di Carlo Alberto dell'attuale sede in via Accademia Albertina.

Accademia Albertina, sala con busto del re Carlo Alberto (© foto Fabio Amerio).
Accademia Albertina, sala con busto del re Carlo Alberto (© foto Fabio Amerio).

Fondamentale, altresì, per la Regia Accademia Albertina la successiva nomina e l’impulso dato da Ferdinando Arborio Gattinara Marchese di Breme. Il Marchese di Breme decise, infatti, di rimuovere in toto il corpo docente dell’epoca e di scegliere insegnanti che avessero alle spalle esperienze in Paesi stranieri. Seguendo questo criterio, assegnò la cattedra di pittura al bolognese Gaetano Ferri. Vincenzo Vela, invece, ottenne quella di scultura, grazie al successo ottenuto con il Monumento Torinese dedicato a Cesare Balbo. Enrico Gamba si sarebbe occupato di disegno, per via dei rilevanti studi svolti in Germania; mentre l’importante corso di studi dedicato alla paesaggistica venne affidato ad Antonio Fontanesi.

I personaggi illustri caratterizzarono anche il Novecento con un inizio secolo segnato da un piccolo-grande scandalo causato dalla mancata assegnazione della cattedra di scultura a Leonardo Bistolfi, come successore del Tabacchi. Occasione mancata su più fronti, poiché il Bistolfi avrebbe certamente dato grande prestigio all'Accademia, anche in vista dell'Esposizione Universale Torinese del 1902, del quale fu promotore indefesso. Pochi anni dopo, nel 1906, entrò in scena il celeberrimo Giacomo Grosso, il quale tenne corsi di pittura in Accademia per quasi un trentennio e annoverò, fra i tanti allievi, anche: Boccardo, Onetti e Alciati. Gli anni a ridosso del Secondo conflitto mondiale furono segnati, infine, da Felice Casorati; scelta del tutto naturale, poiché il pittore svolgeva già attività di insegnamento all'interno del suo frequentatissimo atelier in via Mazzini, a Torino.

Giacomo Grosso, autoritratto, 1931.
Giacomo Grosso, autoritratto, 1931.

La scuola di architettura

Il percorso artistico legato all’Ateneo si lega, al contempo, alla svolta architettonica e alla ricerca della bellezza che volgeva lo sguardo ai risultati ottenuti in Francia, Belgio e Austria, a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Paesi da studiare e rimodellare, alla ricerca di un autentico “stile italiano”, tenendo, però, conto del fatto che il percorso di studi per chi sceglieva architettura non era continuo e omogeneo come per coloro che si dedicavano alla pittura e alla scultura.

Di particolare rilievo, in questo senso, fu il lavoro svolto da Alessandro Antonelli – nato a Ghemme nel 1798, a lui si deve l’omonima Mole, simbolo di Torino – il quale si dedicò vita natural durante alla ricerca di una nuova urbanistica italiana, solo parzialmente ispirata ai canoni di bellezza specifici dell'Ottocento, ma già rivolta alle future avanguardie. Così come furono significativi gli studi sull'Ornato e la Decorazione perseguiti da Giulio Casanova, i quali posero le basi per l'insegnamento della disciplina in Accademia.

Tuttavia, la spinta fondamentale per definire il curriculum della materia è da attribuirsi a Marcello Panissera di Veglio e alla lettera che indirizzò al Ministro della Pubblica Istruzione nel 1870, tramite la quale richiese la nobilitazione del corso di architettura e l’inserimento dell'Ornato come materia di studio fondamentale nell'educazione artistica e architettonica. Si dovrà attendere, però, quasi un ventennio e un Regio Decreto grazie al quale la scuola di architettura venne dichiarata corso analogo a pittura e scultura.

Alessandro Antonelli e la Mole Antonelliana (foto Wikibuster - CC BY-SA 4.0)

I tesori della Pinacoteca

Consapevole dell’importanza secolare e della posizione cruciale dell’Albertina nella storia delle belle arti, il visitatore può intraprendere, con maggiore consapevolezza, il percorso fra i lavori esposti. La straordinaria collezione di arte antica collocata tra le sale dell'Accademia nel 1837 dialoga, oggi, con mirabili mostre temporanee (fra le tante, l’indimenticabile Disegnare la Città del 2022, di cui parleremo a breve). Entrarvi equivale ad aprire uno scrigno magico, dove la sacralità delle opere e la bellezza dell'ambiente convivono con la vivacità degli studenti, in costante fermento creativo.

Giovanni Battista Biscarra, La scuola serale del nudo all'Accademia Albertina, 1821, collezione privata (© MuseoTorino).
Giovanni Battista Biscarra, La scuola serale del nudo all'Accademia Albertina, 1821, collezione privata (© MuseoTorino).

La Pinacoteca occupa dodici sale all'interno dell'Accademia e ha subito diversi mutamenti nel corso dei decenni dovuti soprattutto ai danni della Seconda guerra mondiale quando venne scoperchiato il Salone d'Onore. L'attuale assetto ospita circa 300 tra dipinti e sculture e una sessantina di Cartoni ad opera di Gaudenzio Ferrari, uno dei più grandi artisti del Cinquecento nel nord Italia. Il primo nucleo del museo nasce grazie al lascito di Monsignor Vincenzo Mossi di Morano con una serie di dipinti appartenenti alla famiglia. Mossi li donò affinché potessero essere d’ispirazione e aiuto ai futuri studenti. In suo onore, nel 1831, venne eretta una statua con le sue sembianze (oggi nell’atrio dell'Accademia) ad opera di Carlo Marocchetti al quale si deve anche il monumento a Emanuele Filiberto, in piazza San Carlo.

Tornando alla collezione (databile tra Quattrocento e Seicento), troviamo opere di Filippo Lippi (grande protagonista del Rinascimento Fiorentino), lavori fiamminghi e, ovviamente, grandi maestri piemontesi, quali Spanzotti e Ferrari; nonché il lascito di acquerelli del paesaggista Giuseppe Pietro Bagetti. Fondamentale per la collezione della Pinacoteca fu il dono, da parte di Carlo Alberto, dei Cartoni Gaudenziani, nel 1832, oggi arricchiti da un trittico proveniente da collezione privata, sempre ad opera di Gaudenzio Ferrari e la sua scuola. Visibile al pubblico per la prima volta, è riconducibile alla collezione d'arte dell'avvocato Gattino, rampollo di una facoltosa famiglia del Regno di Sardegna, assessore in Piemonte e senatore a vita la cui unica figlia donò, in ultima battuta, tutta la loro collezione alla Piccola Casa del Cottolengo di Torino. In quell'occasione, venne redatto un inventario, il quale attribuì alle Tavole il valore maggiore fra i loro beni. A seguito del passaggio attraverso svariate collezioni private, il trittico ha subito un massiccio restauro tra il 2017 e il 2018 per poi entrare a far parte del nuovo allestimento della Sala dei Cartoni Cinquecenteschi della Pinacoteca.

Accademia Albertina, sale della pinacoteca (© foto Fabio Amerio).
Accademia Albertina, sale della pinacoteca (© foto Fabio Amerio).

Del 1933, invece, la donazione da parte dello Stato di venti dipinti di Giacomo Grosso, deus ex machina dell'Accademia di inizio Novecento. Grosso, come già accennato, ottenne la cattedra nel 1906 insieme a un personale studio all’interno dell’Accademia, occupato anche in seguito al pensionamento. In questo studio – oggi purtroppo non più visibile poiché i contenuti furono venduti all'asta dopo la morte del pittore – dipinse il celebre Nuda. Esposta per la prima volta alla Triennale d'Arte di Torino del 1896, l’opera fu al centro di un enorme scandalo per via della posa lasciva e disinibita della modella. Il matematico Rodolfo Bettazzi ne parlò come di un quadro che andava contro alle "più ordinarie leggi della decenza", dando così vita a un singolare effetto boomerang, grazie al quale il dipinto finì sulla bocca di tutti, divenendo un successo immediato.

L'attuale assetto della Pinacoteca, coincidente con la riapertura di metà anni Novanta, ha dato nuova linfa vitale alla collezione e agli eventi paralleli. Il percorso è fruibile e inclusivo e può essere svolto in autonomia o durante una delle molteplici visite guidate tematiche, per un itinerario d’incanto.

Tra volumi, disegni, carte e stampe

Oltre alle collezioni, un occhio di riguardo va rivolto alla Biblioteca dell'Accademia Albertina (di sola consultazione), la quale possiede, ad oggi, circa 40.000 volumi, a carattere prevalentemente artistico ed è guidata dalla bibliotecaria e storica dell’arte Barbara Stabielli (che, sentitamente, ringrazio per l’accoglienza), la quale ci ha illustrato progetti e tesori in merito.

Alla Biblioteca sono annessi il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, la Fototeca e l’Archivio storico dell'Accademia. Nel Gabinetto dei Disegni e delle stampe sono conservati circa 5.000 fogli, sia sciolti che rilegati in raccolte miscellanee e tematiche. La raccolta ha origine dalla donazione di Carlo Alberto della attuale sede ed è stata costantemente arricchita nei secoli successivi. Un primo riordino fu opera dell'incisore Giovanni Volpato, nella seconda metà dell’Ottocento, con l'apporto di 39 volumi di stampe miscellanee.

La Fototeca, invece, è composta da stampe realizzate fra la metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. L’archivio consiste in una raccolta costituita da: carte salate, stampe all’albumina, cianotipie, aristotipi, fototipie, stampe ai sali d’argento e contiene esemplari di assoluta rilevanza storica, sia sul piano della produzione italiana che su quello della produzione internazionale con opere dei Bisson Frères, Charles Marville, Francis Frith, Edouard Baldus e Felix-Jacques, solo per citarne alcuni.

L’Archivio Storico conserva la documentazione prodotta dall’Istituzione a partire da metà Seicento e sino al 1989. Le carte riflettono le vicende e l’evoluzione di una fra le più importanti istituzioni artistiche a livello nazionale e internazionale. Tra i nuclei documentari di maggiore consistenza troviamo: statuti, atti accademici, verbali d’esame, carte contabili e registri studenteschi (in attuale fase di riordino e catalogazione, insieme a un progetto di selezione dedicato alle Donne Artiste). In parallelo, è in atto un programma di digitalizzazione dei testi antichi di Anatomia Artistica, nonché svariati eventi atti alla valorizzazione del Patrimonio, tra i quali ricordiamo i Bibliotour, organizzati in collaborazione con Regione Piemonte: visite guidate esperienziali, arricchite dall’esposizione dei tesori della Biblioteca.

Stampe e volumi esposti durante l'evento "I Tesori dell'Accademia Albertina. La Donna nell'Arte" (foto tratte dalla pagina Facebook Biblioteca dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino).

Disegnare la città

Doveroso terminare il nostro excursus con le mostre che da sempre animano l’Istituzione, citandone la punta di diamante, rappresentata dalla più recente ivi tenutasi: Disegnare la città. L’Accademia Albertina tra Eclettismo e Liberty: uno sguardo innovativo sulla Torino Belle Époque, avvalsosi dell’esposizione del Fondo Giulio Casanova. L’Istituto dove Casanova insegnò decorazione gli ha reso omaggio, in questo modo, esponendo un lascito mozzafiato in un turbinio di bozzetti, acquerelli e progetti che restituivano l’immagine e l’architettura della Torino a cavallo tra i due Secoli, evidenziando il patrimonio inesauribile del Liberty torinese. Attenta conoscitrice dello spirito eclettico dell’epoca, Paola Gribaudo, Presidente dell’Albertina, ha coinvolto le scuole di fotografia e scenografia dell’Accademia, al fine di far dialogare al meglio le opere del Fondo Casanova con le esperienze immersive e la collezione permanente, in quella che si è rivelata essere una delle mostre più interessanti e riuscite degli ultimi anni.

La visita coinvolgeva diversi poli e proseguiva a Palazzo Biandrate Aldobrandino di San Giorgio sede del Museo Storico Reale Mutua, concedendoci una piccola digressione per accennare ai tesori racchiusi al civico 22 di via Garibaldi: otto sale, in cui è possibile scoprire la storia della compagnia di assicurazione, esaminando documenti, riscoprendone l’araldica e ammirando una postazione di lavoro anni Trenta, con arredi originali. Oltre alla collezione permanente, l’Archivio della Reale ha esposto i propri cimeli liberty, come parte integrante della mostra curata dall’Accademia.

Disegnare la città era accompagnata da un catalogo-gioiello, curato nei minimi dettagli. Capolavoro nato dalla ben nota maestria artigianale di Paola Gribaudo, esponente di spicco dell’editoria d’arte; la quale annuncia un sequel-prequel incentrato sul Neoclassicismo che non mancherà di sbalordire il pubblico, durante la prossima stagione espositiva.

La giornata inaugurale della mostra "Disegnare la città. L’Accademia Albertina tra Eclettismo e Liberty" (fotografie di Rebecca Silvia Pati, tratte dalla pagina Facebook Pinacoteca Albertina di Torino).

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Bibliografia

  • AA.VV., Disegnare la città. L'accademia Albertina e Torino tra Eclettismo e Liberty, Pistoia, Gli Ori, 2021.
  • AA.VV., La Pinacoteca dell’Accademia Albertina, Torino, Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, 2019.
  • AA.VV., Dal Disegno al Dipinto – Un Trittico Gaudenziano Riscoperto, Torino, Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, 2022.
  • Gribaudo P., I Cartoni Rinascimentali dell’Accademia Albertina, Milano, Skira, 2021.
  • Poli F., Dalmasso F., Gaglia P., L’Accademia Albertina di Torino, Torino, Istituto San Paolo, 1982. 

SITOGRAFIA

www.pinacotecalbertina.it

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