Riscoprire Igino Ugo Tarchetti

Dal fenomeno letterario negli U.S.A. al successo tra le nuove generazioni

Igino Ugo Tarchetti
Roberto Coaloa
Roberto Coaloa

Storico, biografo di Tolstoj, slavista, traduttore, critico letterario, autore di saggi dedicati al Risorgimento, alla Grande Guerra e ai viaggiatori, come Carlo Vidua, collabora a Il Sole-24Ore e La Stampa. È uno dei più autorevoli specialisti della storia dell’Austria-Ungheria. Si definisce “flâneur esistenzialista”: un instancabile ricercatore di cose rare e amateur di musica.

  

“Spesso, al cimitero, capita di trovare gente venuta da molto lontano per visitare la tomba di Tarchetti; offrono mazzi di fiori, leggono delle poesie. Una ragazza di Napoli è svenuta per l’emozione di trovarsi davanti al sepolcro. Dall’America sono arrivati dei giovani studiosi. Erano di New York, accompagnati da un professore barbuto, con panama bianco. Hanno letto in inglese alcune pagine di Tarchetti e hanno suonato davanti alla sua tomba. Sono i suoi ammiratori. Restano un’intera giornata, lasciando libri, lettere, fiori, come sulla tomba parigina, affollatissima, di Jim Morrison nel più celebre Père Lachaise. Ecco, questi fogli sono stati scritti per Tarchetti da un gruppo di giovani di Milano. Guardi: un’edizione di Fosca”. Prima del frontespizio, su una pagina bianca, la dedica: “Grazie per i Racconti fantastici e per Fosca: mi saranno sempre di grande ispirazione”.

Dediche a Igino Ugo Tarchetti.

I compagni d’avventura, che mi hanno accompagnato al cimitero di San Salvatore Monferrato, mi regalano una pietra miliare degli studi su Tarchetti: il volume Igino Ugo Tarchetti e la Scapigliatura. Atti del convegno S. Salvatore Monferrato 1-3 ottobre 1976.

È un sabato afoso di luglio. Ci sono boccioli sulla tomba, una rosa rossa con biglietto per l’autore di Fosca. Qualcuno ha portato dei vasi con delle piante e una colonna per appoggiare una gabbia porta luminarie, come si usa per i santi, con l’uso rituale del fuoco. Tra gli omaggi floreali e i volumi di Tarchetti lasciati sulla tomba dagli ammiratori, gli amici mi raccontano una cosa interessante: il ritorno dello scrittore e compagni.

Anche oggi si nota il passaggio di fan. Si capisce perché già conoscono la strada. Il cimitero è grande, sulla collina. Domina il silenzio. Un gruppo di giovani lo attraversa e si avvicina a un gruppo di cappelle antiche. Il suono delle cicale e il sibilo del vento regnano sul modesto mausoleo della famiglia Tarchetti. Lì è sepolto lo scrittore Igino Ugo Tarchetti, uno dei maestri della Scapigliatura, epifenomeno tardoromantico e insieme difficile avvio verso la nuova civiltà letteraria del decadentismo.

Ammiratore davanti alla tomba di Tarchetti.
Ammiratore davanti alla tomba di Tarchetti.

La rabbia e il rifiuto degli Scapigliati

Una “Bohème” milanese, che ha anche una data precisa di nascita: la rivolta del 6 febbraio 1853 a Milano, accesa da Mazzini, ma attuata da elementi non borghesi, e soffocata subito nel sangue. A Milano appaiono rivoluzionari di un nuovo tipo, rispetto a quelli della tradizione liberale fra il 1821 e il 1848, e anche giovani artisti definiti “Scapigliati”: secondo certe indicazioni che ci offre l’inventore del termine, il milanese Cletto Arrighi. Essi rappresentano “una casta sui generis, non appartengono a una categoria precisa, ma sono transfughi da classi diverse, senza ideali ben definiti, anzi ambigui e incoerenti; li unisce la giovane età e una fatale disperazione. Quando si gettano nell’agone politico (come il protagonista del romanzo di Arrighi La Scapigliatura e il 6 febbraio. Un dramma in famiglia, pubblicato nel 1862 contemporaneamente presso Francesco Sanvito e la Tipografia di Giuseppe Redaelli), lo fanno per rabbia verso padri degeneri e come rifiuto di una proprietà, di cui non vogliono la colpa.

Questo rifiuto diventa il carattere fondamentale della letteratura degli Scapigliati, che hanno come loro massimo interprete un Piemontese! Tarchetti, infatti, stupisce per la grande qualità della prosa, dove l’arma più raffinata è quella paradossale. Proprio il racconto fantastico di Tarchetti, così amato oggi dai giovani, è il trionfo dell’immaginazione come distruzione di ogni calcolo pratico ed egoistico.

Cletto Arrighi e frontespizio del suo romanzo "La Scapigliatura e il 6 febbraio. Un dramma in famiglia" del 1862.

1839-1869, i trent’anni di Igino Ugo Tarchetti

Nato a San Salvatore Monferrato il 29 giugno 1839, Tarchetti Igino (o forse Iginio, come spesso si firma) Pietro Teodoro diventò popolare a Milano come poeta, rubacuori e assiduo frequentatore del salotto di Clara Maffei. Figlio di Ferdinando Tarchetti, “benestante”, e di Giuseppa (Giuseppina) Monti, il futuro scrittore intraprese la carriera militare. La biografia inizia con il mistero sul nome! Ad ogni modo chi ha esaminato l’atto di battesimo, chi scrive, oltre agli studiosi Francesco Ruchin e Neuro Bonifazi, non ha dubbi. Il vecchio documento porta il primo nome di Igino, che però è correzione, con un evidente tratto di penna, del precedente Iginio; e Iginio, a volte da solo o con l’aggiunta di Ugo (un omaggio a Foscolo) è stato scelto da Tarchetti al momento di firmare le sue lettere. L’uno e l’altro insieme entrarono nelle stampe delle sue opere e passarono nella tradizione, dalla quali li prendiamo, preferendoli, con il sostegno dell’Autore, al dubbio nome anagrafico.

Atto di battesimo di Tarchetti. Sulla sinistra è visibile la correzione di
Atto di battesimo di Tarchetti. Sulla sinistra è visibile la correzione di "Iginio" in "Igino".

A Milano, Tarchetti fu il fondatore del “Cenacolo artistico-letterario di Via Fiori Chiari 8”. Nella capitale lombarda, Tarchetti pubblicò i suoi lavori, che spaziavano dal romanzo sociale alla ghost stories. Fu anche traduttore di Charles Dickens, L’amico comune (Our mutual friend) e autore di poesie, radunate, nel 1879, da Domenico Milelli nel volume Disjecta.

Tarchetti morì, non ancora trentenne, a Milano, il 25 marzo 1869.

Frontespizio del romanzo
Frontespizio del romanzo "L'amico comune" di Charles Dickens nella traduzione di Tarchetti.

Il successo straniero

In Italia, nel 1981, il film Passione d’amore di Ettore Scola, ispirato a Fosca di Tarchetti, riaccese l’interesse per lo scrittore monferrino, ma il successo avvenne soprattutto in Francia e negli Stati Uniti. Passione d’amore fu un film sottovalutato in Italia, nonostante le belle intuizioni del regista e il gruppo di attori, tra cui primeggiano le interpretazioni di Valeria D’Obici, Fosca, di Massimo Girotti, il colonnello, di Jean-Louis Trintignant, il maggiore medico e di Bernard Blier, il maggiore Tarasso. Impeccabile Clara di Laura Antonelli, mentre il protagonista Giorgio è Bernard Giraudeau.

Negli Stati Uniti Tarchetti è diventato popolare grazie al titanico lavoro di traduzione di Lawrence Venuti, che non si è limitato al romanzo Fosca, tradotto con il titolo Passion. I racconti “surreali” di Tarchetti sono stati radunati nei Fantastic Tales, editi nel 1992. Non è un caso che sia stato Lawrence Venuti a tradurli! Anni prima, Venuti aveva traslato con successo un’antologia di racconti di Dino Buzzati.

Tarchetti, per il traduttore americano, è un Edgar Allan Poe italiano. Non c’è dubbio, infatti, che lo scrittore monferrino, nei nove racconti eccezionalmente ben tradotti da Venuti, abbia condiviso il fascino di Poe per il gotico. Per il lettore americano, le storie di Tarchetti sono strane e meravigliose. Grazie a Venuti sono diventate, per chi studia letteratura italiana, una sorta d’introduzione all’universo di Tarchetti: un fenomeno letterario altrettanto strano e meraviglioso.

Lawrence Venuti, il traduttore americano di Tarchetti.
Lawrence Venuti, il traduttore americano di Tarchetti.

Passion, il musical che conquista Broadway

Grazie al film di Scola e alla traduzione di Fosca in Passion, il compositore Stephen Sondheim e lo sceneggiatore James Lapine (autori di musical famosi come West Side Story) realizzarono il musical Passion, che fu rappresentato in anteprima a Broadway nel 1994, con grandissimo successo. Il musical Passion, che fu rappresentato in anteprima a Broadway nel 1994, fu vincitore in quell’anno del Tony Award al miglior musical con Donna Murphy nel ruolo di Fosca. Dopo cinquantadue anteprime, Passion debuttò il 9 maggio 1994 al Plymouth Theatre, dove rimase in scena fino al 7 gennaio 1995, per un totale di 280 repliche.

Il cast comprendeva nel ruolo di protagonisti: Donna Murphy (Fosca), Jere Shea (Giorgio), Marin Mazzie (Clara). La regia era di James Lapine, i costumi di Jane Greenwood, il disegno luci di Beverly Emmons, le scenografie di Adrianne Lobel, le orchestrazioni di Jonathan Tunick e la direzione musicale di Paul Gemignani. Nell’ottobre del 1993 era stato messo in scena al Clark Studio Theatre di New York il primo workshop del musical; Donna Murphy recitava già nel ruolo che avrebbe poi ricoperto a Broadway l’anno successivo. Il workshop utilizzò il titolo del film, Passione d’amore, poi cambiato in Passion.

Trailer del musical "Passion" del 2015.

In occasione del decimo anniversario del musical è stata messa in scena all’Ambassador Theatre di Broadway una versione concertale dell’opera il 20 ottobre 2004. Dopo un breve tour, Passion debutta il 26 marzo 1996 al Queen's Theatre di Londra, dove rimane in scena fino al 28 settembre, per un totale di 232 repliche. Il primo revival londinese del musical debutta alla Donmar Warehouse il 10 settembre (la prima ufficiale, invece, si tiene il 21 settembre) e rimane in scena fino al 27 novembre 2010. Il primo revival newyorkese del musical debutta in anteprima nell’Off-Broadway il 9 febbraio 2013. La produzione ha chiuso il 19 aprile 2013 (dopo aver posticipato per ben due volte la data di chiusura). La prima italiana del musical è avvenuta al Teatro Poliziano di Montepulciano il 12 luglio 2019, con una seconda replica il giorno seguente. Passion è andato in scena in occasione del Cantiere Internazionale d’Arte.

Non si contano le tante produzioni americane di Passion. Così, per finire questo spettacolare elenco della fortuna di Tarchetti in musical ricordiamo l’ultima produzione di Passion avvenuta nel maggio 2022, a Manchester, sotto la direzione di Michael Strassen. Gli interpreti sono stati Dean John-Wilson (famoso per essere il protagonista della produzione del West End Aladdin) per Giorgio. Clara è stata Kelly Price (What's New Pussycat). La malata e travagliata Fosca è stata interpretata dalla vincitrice del premio Olivier Ruthie Henshall (Billy Elliot).

Frontespizio di
Frontespizio di "Fosca", Igino Ugo Tarchetti, 1874.

Gli studi sull’opera di Tarchetti

In Italia, cosa si fa per Tarchetti? Chi scrive, da decenni, lavora sugli inediti di Tarchetti, come la pregevole corrispondenza tra lui e i suoi amici (Clara Maffei del Salotto milanese, appunto, Albino Ronco, il giovane e fedele amico), le sue amanti (quella di Varese, Carlotta Ponti, conosciuta nel giugno 1863, e una signora di Brera, di via Fiori Chiari, misteriosa, che diventerà nel romanzo Fosca il personaggio di Clara), i suoi colleghi scapigliati (Salvatore Farina), ai commilitoni dell’esercito sabaudo. E soprattutto è toccante lo scambio di lettere con la madre, Giuseppina Monti, di solito per richieste di denaro. Lettere belle ma con lo scopo del bancomat. Scapigliato vero il nostro Tarchetti!

Saggio su Tarchetti di Giuseppe De Giovanni.
Saggio su Tarchetti di Giuseppe De Giovanni.

Uno studio a parte meriterebbe il suo pensiero nelle missive irritate contro lo Stato e la guerra al brigantaggio. Tarchetti nel 1861 è nelle vesti di Commissario militare e viene inviato nell’Italia meridionale annessa al Regno d’Italia. Interviene a spada tratta contro le istituzioni cui egli stesso, da soldato apparteneva. Tarchetti diventa antimilitarista e non trova giusta la guerra al brigantaggio. Il problema di come sia stata fatta l’Unità con l’atroce guerra nel Meridione è affrontato poi dallo scrittore in maniera letteraria, essendo calato in un contrasto tragico, nell’opposizione tra la bellezza apparente e la nascosa e orrida brutalità del male.

Tra gli inediti di Tarchetti spicca anche la sua collaborazione al quotidiano milanese Il Sole (che aveva come sottotitolo Giornale commerciale e politico e il motto: “Per tutti splende”), nato da un’idea del commerciante di seta Gaetano Semenza e l’ausilio dell’editore Francesco Vallardi. Tarchetti per Il Sole scrisse un ampio romanzo a puntate, poi diventato noto con il titolo Una nobile follia (Drammi della vita militare), pubblicato da Vallardi nel 1867 e poi da Treves nel 1869. Le varianti del testo sono importanti. È un romanzo attuale, antimilitarista che anticipa i saggi sulla nonviolenza di Lev Tolstoj.

"Una nobile follia", Casa editrice Sonzogno.

Altri approcci di studio partono da giovani ricercatori, che hanno studiato letteratura, filologia e linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Torino, laureandosi su Tarchetti. A questi si aggiungono i lettori, che grazie ai diffusi Tascabili Economici della Newton, hanno riscoperto un Tarchetti modernissimo: si parte dal côté gotico, tenebroso dello Scapigliato, per arrivare a un grande scrittore, considerato – dalle giovani generazioni – un maestro della letteratura horror italiana, più vicino a Stephen King che al più vicino, quasi coetaneo di Tarchetti, il maestro della letteratura dell’orrore e iniziatore del racconto poliziesco Edgar Allan Poe.

"Fantasmi italiani" di Capuana L., Gualdo L., Lauria A., Pirandello L., Tarchetti I., Mazzarese A.,1994.

Celebrare lo scrittore monferrino

Non è un caso che sulla tomba di Tarchetti a San Salvatore Monferrato, oltre alle semplici promesse d’amore di coppie entusiaste, troviamo anche dei manoscritti inediti, delle confessioni d’autore da leggersi all’imbrunire. Alcuni fogli, pinzati alla buona, sono stati scritti in caratteri piccolissimi al computer. L’autrice è una ragazza, che comincia con un esergo tratto da L’amica di nonna Speranza di Guido Gozzano. I fogli narrano il suo innamoramento verso il misterioso Tarchetti in una notte “(Moonlight) luglio-agosto 2021”. Mirabile un racconto lasciato da un ragazzo di Milano, che s’immagina commilitone di Tarchetti in “una domenica durante le solite odiosissime parate di rappresentanza”.

Studiose di Tarchetti davanti alla sua tomba a San Salvatore Monferrato.

Una lettera indirizzata al “Caro Igino” è stata scritta, così si legge, durante una giornata di pioggia:

Ho amato, e amo, i tuoi Racconti fantastici perché mi fanno sperare che esista sul serio un altro mondo dopo la morte, perché infrangono le leggi di questa terribile realtà e mi fanno credere che esista qualcosa d’altro.

Penso abbia ragione l’ammiratrice di Tarchetti perché il “vero” per gli Scapigliati è la fuga dall’ipocrisia, dal conformismo, e non un’adesione mimetica alle cose, alla realtà apparente. Il loro gusto delle tombe è desiderio di svelare il volto della colpa, è demolizione di ogni oggetto sostitutivo che offre loro, al loro sentimento di amore e di giustizia, la società.

In America si ammira il capolavoro Fosca, diventato musical, per gli spunti di una psicologia moderna, e si è creato il “canone” delle ghost stories di Tarchetti che oggi viene generalmente proposto con i Racconti fantastici, che comprendono I fatali, Le leggende del castello nero, La lettera U (manoscritto d’un pazzo), Un osso di morto, Uno spirito in un lampone, con l’aggiunta di altri racconti: La fortuna del capitano Gubart, L’elixir dell’immortalità, Il lago delle tre lampade, L’innamorato della montagna.

Copertina de
Copertina de "La leggenda del castello nero", edizione del 1944.

Così Tarchetti rientra protagonista nel nostro tempo. Il Monferrato lo celebra continuamente con rassegne letterarie, come il “Settembre Sansalvatorese”, a dimostrazione che Tarchetti è ancora à la page nella sua San Salvatore, il paese della cultura, grazie alla Biennale Letteratura e del festival “PeM!”, Parole e musica in Monferrato.

Copertina di
Copertina di "Racconti fantastici" di Igino Ugo Tarchetti.

Una lettera di Tarchetti alla madre

Prima di dedicarsi alla letteratura, il piemontese intraprese la carriera militare nell’esercito sabaudo che stava lottando contro il brigantaggio. La lettera non datata è probabilmente del 1861, spedita da Foggia.

Carissima madre,

Non so cosa tu voglia dirmi con quell’amico come quel di Cremona, ma credo che qualche sciocco ti abbia forse informato de’ fatti miei senza esserne richiesto. È vero, io sono in dolorose e pericolose circostanze, né te ne ho mai parlato, perché vedevo essere impossibile avere da voi alcun mezzo di miglioramento, ho lasciato le cose alla fortuna, e finora la fortuna non le ha sciolte ancora.

So che ti sembrerò esoso, ingrato, senza amor proprio, senza amore di famiglia e di decoro, ma tutto questo è assai lontano dal vero, non vi sono che le circostanze che mi condannano.

Checché tu ne voglia pensare, io ho tentato tante volte di rimproverare a me stesso, e di cercare in me le cause di questi debiti e di queste mie disgrazie, pure ti dico francamente che la mia coscienza mi fu larga di compatimenti, e che se ho qualche cosa a rimproverarmi ciò non si riferisce che a un’epoca molto lontana, e per mancanze molto leggere.

Avendo venduto il cavallo avrei quasi rimediato a ogni cosa, mi rimanevano appena 200 franchi, io era lusingato dalla speranza di un matrimonio, e dalla sconsolatissima certezza di potervi rimunerare dei sacrifici che avete fatto per causa mia. Come ti dissi ultimamente per somministrazioni fatte in più negli Abruzzi mi furono addebitati franchi 689-55, e non a me solamente ma siamo ventisette chi più chi meno fra i quali uno di circa tremila franchi. Riconosco in ciò quella specie di destino che governa la nostra famiglia, ma io non ne ho colpa, né è possibile giustificarsi senza danno presso questo Ministero. Voi leggete di libertà e uguaglianza di diritti, di leggi uguali per tutti ma queste sono le più infami ironie che possano uscire mai da labbro umano. Nessun Ministero è più ingiusto, più dispotico, più assassino del nostro. Ho pagato con denaro della cassa ogni mio debito, mi rimane un vuoto di 850 franchi, potrò forse rimanere? Potrò essere traslocato? Non lo so, certo se fossi traslocato e non potessi pagare, sarei sospeso dall’impiego e accusato. Questo è quanto credo ti sia stato scritto; ho qualche amico ma non mi pare che possino interessarsi a questo punto.

Non so dirti come farò, perché non lo so io medesimo, speravo in quel matrimonio ma posso cessare di sperarvi, d’altronde giacché son disposto unicamente a sposarmi per rimediare alle vostre condizioni cagionate da noi e da me principalmente, l’effetto sarebbe stato ben poco giacché non volevano darle che 25 mila franchi senza assicurare il resto. Vedo con dispiacere che tu sia disposta a vendere quella cedola e che non vi sia altro rimedio. Se tu sapessi quanto questi vostri sacrifici mi costano moralmente, quanto rossore io sento delle mie poche spensieratezze quanta umiliazione dal mio stato, sono convinto intimamente che non avresti cuore di rimproverarmene. Vorrei che tu fossi persuasa che non ho né poco cuore né poco giudizio, né pochi riguardi per quanto avete fatto per me. Tutto ciò che è in mio potere di fare per ora si è di prender moglie e lo farò a qualunque costo, fosse pure un mostro, tanto io sono indifferente a questo. T’assicuro che il più bel giorno della mia vita sarà quello in cui potrò togliermi questo peso dalla coscienza, in cui vi potrò rendere di quanto avete dato, e compenserò molti sacrifici con un sacrificio solo. Appena sarà esausto questo debito, verrò in Alessandria, tengo per certo di ottenerlo, non mi sarà impossibile prendere moglie, tanto più che tu me ne parli con molte speranze. Per la mia tranquillità e per la vostra per il benessere di tutti è necessario questo matrimonio né indugerò a farlo un momento. Non ti dico queste cose come se mi avessi rimproverato, ma le dico per giustificarmi, ti sono anzi riconoscentissimo pe’ tuoi riguardi, in verità sono già tanto addolorato per me stesso che i tuoi rimproveri mi sarebbero stati amarissimi.

Lo ripeto, vedo l’avvenire della nostra famiglia molto bello, ma il presente è tristissimo, abbi pazienza, non mi credere esoso e sconoscente, verrà presto il tempo di farti vedere il contrario.

Ti farò dispiacere con questa mia, ma sono dispiaceri necessari.

Addio scrivimi presto credimi

Tuo aff. Iginio

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Bibliografia

  • Capuana L., Gualdo L., Lauria A., Pirandello L., Tarchetti I., Mazzarese A., Fantasmi italiani, a cura di Pilo G. e Fusco S., Roma, Tascabili Economici Newton, 1994.
  • Leonardi G., Milano scapigliata. Luoghi letterari e cronache cittadine, Milano, Meravigli Edizioni, 2015. 
  • Ruchin F., Iginio Ugo Tarchetti. Anatomia di un’anima, Prato, Pentalinea, 2011.
  • Tarchetti I.U., Tutte le opere, a cura di Ghidetti E., due volumi, Rocca San Casciano, Cappelli Editore, 1967.
  • Tarchetti I.U., Racconti fantastici, a cura di Bonifazi N., Parma, Ugo Guanda Editore, 1977.
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