Torino e il Tennis

Dalla Coppa Davis del 1931 al successo delle ATP Finals

La sede del Pala Alpitour a Torino, dove si svolgono le ATP Finals.

Nato a Torino, laureato in comunicazione e antropologia, è docente di storia e letteratura italiana, esperto di processi di apprendimento e inclusione scolastica. Scrive di musica, libri, fotografia, viaggi, arte, di cui studia i rapporti tra le discipline. Come nelle grandi storie d’amore, dal Piemonte ama fuggire per poi ritornare.

  

A crescere e vivere una città, affiancando la propria storia a quella del luogo, si incontrano e si condividono sogni, ferite, aspirazioni, frustrazioni, personali e collettive. Come se la vita di un luogo prendesse la forma di un’esistenza da adagiare sul lettino di un analista paziente, il vissuto che Torino mostra è quello di una città alle prese con una tragedia avvenuta nell’infanzia della storia d’Italia: il 3 febbraio 1865 il Governo italiano presieduto da Marco Minghetti trasferisce la capitale del neonato Regno da Torino a Firenze. Come sopravvivere a un tale declassamento, comprensibile sul piano razionale, ma umiliante su quello emotivo? Da Capitale che ha creato l’Italia a Provincia periferica. L’elaborazione del lutto prosegue ancora oggi, attraverso meccanismi compensativi. A mia memoria la città ha cercato in ordine sparso di farsi riconoscere l’autorità di Capitale del cinema, della radiotelevisione, del libro, della macchina, dell’innovazione, del calcio, dell’arte contemporanea, del design, del food, del wine, degli sport invernali, della musica alternativa. Manca qualcosa? Ah già, della magia nera. Se questo articolo parla di tennis è perché in questi anni tocca al tennis.

La Mole Antonelliana illuminata in occasione delle prestigiose Nitto ATP Finals.
La Mole Antonelliana illuminata in occasione delle prestigiose Nitto ATP Finals.

L'UFO del tennis atterra a Torino

Sport storicamente nobile e d’élite – per i costi e la difficoltà – club rifugio per professionisti e aristocratici, il tennis ha vissuto per anni all’ombra della popolarità del calcio, capace di polarizzare umori e aggregare in fazioni, di dividere e riunire città e paese in un’epica collettiva, ben distante dall’eroismo individuale dei guerrieri della racchetta. Per di più in un paese che, fino ai recenti fasti del duo Berrettini/Sinner, per annoverare dei campioni di rilievo internazionale doveva sfoderare gli album di ricordi, le racchette di legno e le foto vintage di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta. Ma allora che è successo?

È successo che nel 2019 all’allora sindaca Chiara Appendino riuscì un mezzo miracolo. Ricordate? Dopo il successo clamoroso nelle elezioni del 2016, la luna di miele della città con la sindaca grillina sembrava incrinarsi, come spesso avviene in corrispondenza di metà mandato. Gli eventi sportivi sembravano non portare esattamente fortuna alla città: prima i disastrosi fatti di piazza San Carlo, poi il fracasso della ricandidatura alle olimpiadi invernali, balcanizzata tra contraddizioni politiche e l’interesse di Milano-Cortina a far suo l’evento. Era il 24 aprile 2019 e la candidatura della Città di Torino veniva accolta dall’ATP – il circuito professionistico maschile – come sede delle prestigiose Nitto ATP Finals, battendo la concorrenza di Tokyo, Manchester, Singapore e la stessa Londra, la quale era stata la sede per ben dodici anni consecutivi.

Per cinque anni, Torino sarebbe stata in effetti una delle capitali del Tennis Mondiale.

Pubblicità relativa alle ultime ATP Finals appena concluse il 19 novembre 2023.
Pubblicità relativa alle ultime ATP Finals appena concluse il 19 novembre 2023.

Cosa sono le ATP Finals

Le ATP Finals, ufficialmente conosciute come ATP Tour Finals, sono il torneo di tennis maschile che conclude la stagione dell'ATP Tour, ovvero il circuito professionistico di più livello, quello in cui competono nei vari tornei, per così dire, fissi i più grandi campioni di questo sport. Si tratta di uno dei tornei più prestigiosi nel circuito tennistico professionistico maschile ed è riservato ai migliori giocatori di singolare e di doppio dell'anno. Durante l'ATP Finals, i giocatori si sfidano per il titolo di campione delle Finals e per i premi in denaro. In quanto evento finale del tour, le ATP Finals offrono infatti ai giocatori l'opportunità di competere tra di loro per dimostrare chi è il miglior tennista dell’anno, ma il vincitore delle ATP Finals guadagna non solo il prestigioso titolo di campione, ma anche un considerevole premio in denaro e punti importanti per la classifica mondiale. Il bottino è particolarmente ricco: al vincitore spettano 500 punti atp e 2.200.400 $ di prize money, che diventano 1500 punti e 4.740.300 $ qualora egli vi arrivi imbattuto.

Il torneo è composto da otto partecipanti nel singolare e da otto coppie nel doppio. Gli otto partecipanti singolari sono selezionati in base alla loro classifica nel ranking ATP Race to Turin, che tiene conto dei risultati ottenuti durante l'anno. Gli otto doppi vengono anch'essi scelti in base alle classifiche specifiche del doppio. Le ATP Finals si svolgono solitamente a novembre e rappresentano una sorta di evento clou dell'ATP Tour, mettendo in scena alcuni dei match più competitivi e spettacolari dell'anno. Il torneo si svolge in un formato a eliminazione diretta, con partite di round-robin nella fase a gironi seguite da semifinali e finali. La superficie su cui si gioca può variare di anno in anno, ma solitamente comprende superfici dure al coperto, come avviene anche a Torino, nella sede del Palalpitour, attualmente la più grande venue sportiva indoor in Italia. Un paio di curiosità: dei big three della storia del tennis Roger Federer e Novak Djokovic sono attualmente i maggiori vincitori nelle Finals, con 6 titoli a testa, mentre Rafa Nadal, nonostante l’incredibile palmares in carriera, non ne ha mai vinto uno.

Sinner batte Djokovic alla seconda partita del girone delle ATP finals di Torino: intervista a fine partita.

Le passate edizioni

Dopo una prima edizione, quella del 2021, ancora sottoposta agli strascichi delle restrizioni del Covid, l’edizione 2022 delle Nitto ATP Finals a Torino è considerata un successo sotto diversi aspetti. In una recente conferenza stampa, il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, ha concentrato l'attenzione su tre principali elementi: la visibilità mediatica, la soddisfazione dei partecipanti e l'impatto economico sulla regione.

Per quanto riguarda la visibilità mediatica, i dati forniti da ATP Media mostrano che il torneo è stato trasmesso da 80 broadcaster in tutto il mondo, raggiungendo 179 nazioni, 35 in più rispetto all'anno precedente. Sono state registrate quasi 16.000 ore di copertura televisiva e streaming, con un pubblico complessivo di oltre 190 milioni di spettatori, includendo anche i social media. In Italia, circa 9,5 milioni di spettatori hanno seguito il torneo in TV e in streaming, nonostante l'assenza di giocatori italiani nella competizione.

Notevole visibilità ottenuta dal brand Torino, stimata in oltre 13 milioni di euro solo considerando la copertura televisiva e streaming, contribuendo a promuovere la città a livello internazionale, in particolare presso il pubblico del tennis mondiale, abituato a considerare il nostro paese solo per gli Internazionali d’Italia di Roma su terra rossa. Sintomatica la battuta del greco Tsitsipas, attuale n. 7 in classifica ATP e sesto nella Race To Turin, il quale, rispondendo alla domanda sul motivo per cui Torino era conosciuta nel mondo, aveva affermato: “Per i tartufi e per la Juventus. Novak Djokovic, però, lo corresse subito: “Fai attenzione, qui ci sono anche tanti tifosi del Torino”. 

Dal punto di vista dell'impatto economico Binaghi ha dunque evidenziato gli aspetti positivi generati dall'evento sulla regione.

In particolare la domanda estera è elevatissima – afferma Binaghi – dunque il successo di questa edizione è già stato determinato dalla scoperta di Torino, del territorio e dall'altra dalla soddisfazione di chi è venuto dall'estero negli ultimi due anni complicati.

Insomma, diversamente dalle Olimpiadi Invernali 2006, i conti sembrano non dare dubbi in termini di costi/benefici dell’operazione se è vero che, secondo Binaghi, le ATP Finals hanno generato al momento ricavi per 221,9 milioni di impatto di cui 48,4 di sole tasse a fronte di 15 milioni di contributi pubblici, con più di 1338 occupati a tempo pieno.

Gli otto campioni del tennis che si sono sfidati nelle ATP Finals 2021 passeggiano per le vie di Torino: Berrettini, Djokovic, Tsitsipas, Rublev, Ruud, Medvedev, Hurkacz e Alexander Zverev (foto tratta da Repubblica).
Gli otto campioni del tennis che si sono sfidati nelle ATP Finals 2021 passeggiano per le vie di Torino: Berrettini, Djokovic, Tsitsipas, Rublev, Ruud, Medvedev, Hurkacz e Alexander Zverev (foto tratta da Repubblica).

Un po' di storia

I conti, dunque, tornano. Ma basteranno a rendere Torino la nuova capitale del tennis? Proviamo a fare un punto sulla storia di questo sport in città per comprendere i passi avanti in questa direzione.

Nella linea del tempo del tennis italiano Torino appare già nel 1894, quando nasce la Federation Italian Lawn Tennis, antesignana della Federtennis, grazie all’iniziativa di Gino De Martino, primo campione italiano in singolo e doppio, in collaborazione con i circoli delle città del triangolo industriale: Milano, Genova e, appunto, Torino.

Immagine aerea dello Stadium di Torino Crocetta (fonte: museotorino.it).
Immagine aerea dello Stadium di Torino Crocetta (fonte: museotorino.it).

La successiva data da segnare è il 1931: primo anno in cui la Coppa Davis – il torneo internazionale per nazioni – ha sede in città. Nell’occasione il team italiano sconfisse l’Olanda per 3-0, ma l’evento vide come protagonista un luogo leggendario del tennis sabaudo: lo Stadium di Torino Crocetta. Il palazzetto fu progettato all’inizio del secolo dall’architetto Vittorio Ballatore di Rosana (l’autore del Motovelodromo) e avrebbe dovuto ergersi come eccellenza dell’architettura sportiva a livello nazionale: 110mila metri quadrati di cemento armato e ambizione architettonica collocati nella zona dell’attuale Politecnico e dedicati interamente allo sport, presentati in pompa magna all’Esposizione Internazionale del 1911 come uno dei più grandi stadi mai realizzati al mondo. L’opera risulta talmente controversa che le partite della coppa si svolsero nel terreno circostante al palazzetto, mentre il pubblico guardava le partite dalle gradinate, verso l’esterno. L’edificio fu demolito nel 1946, vittima della sua stessa grandeur.

Allo Stadium di Torino si disputa il secondo turno della Coppa Davis, 1931 (© Archivio Storico Luce).

Nel 1961 il tennis torinese trova nel Circolo della Stampa un nuovo punto di riferimento: in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, la Federazione Italiana Tennis lo sceglie come location per gli Internazionali d’Italia, attualmente ospitati dalla capitale. L’edizione è un successo per il paese: Nicola Pietrangeli sconfigge rispettivamente in semifinale e finale due autentici protagonisti dell’era pre-Slam: Roy Emerson e il leggendario Rod Laver. Si tratta probabilmente di una delle più importanti partite della storia del tennis italiano.

Il Circolo, di per sé, vanta una storia gloriosa: opera razionalista e modernista realizzata dall’architetto partenopeo Domenico Morelli e inaugurato nel 1941 con il nome di “Circolo Sportivo Juventus”, durante i primi quarant’anni di attività venne considerato una delle più prestigiose sedi sportive del paese. Dopo vari avvicendamenti di proprietà, viene acquisito dall’Associazione Stampa Subalpina che effettuerà un ampio processo di rinnovamento e rilancio: inaugurato il 18 maggio 1957 presso Palazzo Ceriana, prenderà così l’attuale denominazione di Circolo della Stampa. Il 5 marzo 1965, avviene la fusione con lo Sporting Club per soddisfare l'esigenza dei soci del Circolo della Stampa di avere una sede estiva-sportiva oltre a quella culturale di Palazzo Ceriana-Mayneri. Da allora la struttura diventerà la sede delle 12 edizioni della Coppa Davis transitate a Torino.

Infine, è del 2022 la notizia che il Circolo della Stampa-Sporting avrebbe ospitato un nuovo evento del circuito ATP: il “Piemonte Open Intesa Sanpaolo”, un evento della categoria Challenger Atp 175, nato per includere i campioni fuoriusciti dalle eliminazioni degli Internazionali d’Italia di Roma e pronti a “scaldarsi” in vista del Roland Garros parigino. La prima edizione – svoltasi dal 14 al 20 maggio 2023 e caratterizzata dalle avversità meteorologiche che hanno costretto a trasferire i giochi dalla terra rossa ai campi indoor – ha visto la vittoria in finale del tedesco Dominik Koepfer, attuale n. 78 del ranking, sul faentino Federico Gaio. A livello di iscrizioni il torneo ha avuto come vetta la partecipazione del top 40 argentino Sebastian Baez (fermato da Gaio in semifinale), lasciando presagire margini di crescita per la prossima stagione e segnando un ulteriore passo verso l’affermazione della città come location privilegiata nell’ambito tennistico.

Nicola Pietrangeli agli Internazionali del 1961 (foto tratta da piemonteopen.com).
Nicola Pietrangeli agli Internazionali del 1961 (foto tratta da piemonteopen.com).

I tennisti torinesi

Le strutture e le opportunità, dunque, ci sono. E i tennisti? Per i neofiti a cui ci rivolgiamo è necessario fare un paio di premesse. In primo luogo il tennis è uno sport individuale, in cui il successo non viene trainato da un “club” e dai suoi investimenti. Il talento dei giocatori può emergere per un insieme di fattori non del tutto prevedibili. Proprio per questo motivo, in secondo luogo, per decenni, dopo l’age d’or di Adriano Panatta negli anni Settanta, non è emersa in Italia una tradizione tennistica competitiva a livello mondiale. Nell’ultimo quinquennio la situazione sembra essersi sbloccata: la finale di Wimbledon raggiunta nel 2021 da Matteo Berrettini ha rappresentato il crocevia del rilancio del tennis italiano del mondo, a cui ha fatto seguito lo straordinario exploit di Jannick Sinner (oggi top 4), la top 20 per Lorenzo Musetti e la crescita di Matteo Arnaldi.

A questo straordinario momento (e non è un eufemismo) Torino partecipa attraverso l’irregolare percorso di Lorenzo Sonego. Nato l’11 maggio 1995, allenato da Gipo Arbino fin dagli 11 anni d’età, inizia la sua carriera da professionista nel 2013. Ottiene i primi risultati di rilievo nei tornei Challenger iniziando a emergere nel circuito ATP 2019 quando raggiunge le semifinali del Torneo di Antwerp e si posiziona tra i primi 100 giocatori del mondo. Con la vittoria ad Antalya nello stesso anno, consegue il primo titolo Atp 250, entrando nella top 50, a cui si aggiungono Cagliari 2021 e Metz 2022. Negli Slam ha raggiunto più volte gli ottavi di finale, raggiungendo nel 2022 il posto n. 21 nel ranking mondiale. Ma probabilmente il “Sonny-day” è a Vienna nel 2020: durante l’Atp 500 infligge un micidiale 6-2 6-1 a Novak Djokovic, una delle sconfitte più pesanti della storia dell’attuale n. 1 del tennis mondiale. Un paio di curiosità: Sonego, ha inciso “Un Solo Secondo”, brano rap disponibile su Youtube, ed è caro amico di Matteo Berrettini: i due si sono incontrati due volte nel 2023 pareggiando il numero di vittorie reciproche. Nonostante alcuni successi prestigiosi, la sua annata è risultata altalenante, vedendolo stazionare intorno alla cinquantesima posizione in classifica, ma entrando nel novero dei tennisti italiani ad aver superato le 100 vittorie Atp. Il team italiano conta sul gioco aggressivo e potente di Sonny nell’ultima fase della Coppa Davis.

Lorenzo Sonego
Lorenzo Sonego

Accanto a lui il Piemonte tennistico registra la buona traiettoria di Andrea Vavassori, coetaneo e amico di una vita di Sonego, con cui ha sovente condiviso i match in doppio. Attuale n. 147 del mondo, vincitore di diversi tornei challenger e specializzato nel doppio, è stato protagonista delle cronache dell’anno in corso per aver denunciato il clima di hating nel mondo del tennis, dopo essere stato vittima di insulti via social in seguito a una sconfitta in ottobre all’AFP 250 di Stoccolma.

Da ricordare anche la sfortunata storia dell’alessandrino Matteo Donati, anch’egli leva 1995, la cui promettente carriera è stata interrotta da una lunga sequenza di infortuni.

Insomma, anche sul piano tennistico, si tratta probabilmente delle migliori annate del tennis piemontese, almeno dai tempi delle vittorie dell’acquitermese Cristiano Caratti contro Ivan Lendl nei primi anni Novanta.

Andrea Vavassori nel 2022 (foto di si.robi - CC BY-SA 2.0).
Andrea Vavassori nel 2022 (foto di si.robi - CC BY-SA 2.0).

Aspettative per la terza edizione

Siamo al dunque. Sarà vera gloria? Torino avrà trovato una nuova vocazione sportiva come capitale del tennis? Stando alle Finals abbiamo, oltre a quello in corso, ancora altri due anni per capirlo. Con la speranza, non nascosta dalla Federazione, di un rinnovo della città come futura sede dell’evento. Mentre scriviamo si attendono i movimenti conclusivi in classifica che definiscano la short-list dei top 8 del 2023 che parteciperanno al torneo. Al momento questa terza edizione può definirsi probabilmente la più attesa e competitiva tra quelle fin qui svolte in terra sabauda: Novak Djokovic, n. 1 al mondo e fresco dominatore di tre Slam su quattro nel 2023, cercherà di superare Roger Federer nel numero di vittorie nelle Finals e aggiungere anche questo record alla sua collezione; il talento spagnolo Carlos Alcaraz, infortunato lo scorso anno, è alla prima partecipazione in carriera: si giocherà con “Nole” il vertice della classifica mondiale; il russo Danil Medvedev tenterà di porsi come terzo incomodo rispetto ai due dominatori dell’attuale stagione. E poi c’è Jannick Sinner. Fresco n. 4 al mondo, quarto qualificato nella race to Turin dopo un’annata straordinaria. Un’eventuale, per quanto non agilissima, vittoria a Torino significherebbe per l’altoatesino l’incoronazione definitiva nella storia del tennis nazionale e l’accesso all’Olimpo di quello mondiale. A pochi giorni dall’evento sarebbe così oltraggioso sognare ad occhi aperti?

Sinner e Djokovic si stringono la mano dopo la partita di girone agli ATP Finals (© Ufficio stampa Comune di Torino).
Sinner e Djokovic si stringono la mano dopo la partita di girone agli ATP Finals (© Ufficio stampa Comune di Torino).

Al centro del tennis mondiale

Preventivo e consuntivo. A pochi giorni dal termine delle Atp, possiamo affermare che l’incertezza delle aspettative riguardo all’evento, negli anni scorsi ancora fiaccato all’ombra degli strascichi del Covid, è germogliata in sviluppi superiori alle più rosee previsioni. Il segreto del successo si chiama – ovviamente, lo sappiamo tutti – Jannick Sinner. L’epopea del ragazzo d’oro del tennis italiano ha traghettato questo sport, nei bar, nelle case, negli smartphone degli italiani. Il successo di questo Davide, schivo e dimesso nelle parole e nei modi, contro i Golia del tennis mondiale, ha messo in bocca di nuovi insospettabili appassionati le parole Djokovic, smash e tie-breck, entrate nel lessico domestico persino di nonni e bambini, rubando al calcio il posto nel cuore destinato da decenni come ritrovo del sentimento collettivo nazionale.

Lo dimostra il tutto esaurito al botteghino, per 125mila spettatori, e un giro d'affari da 306 milioni di euro. Ma soprattutto gli straordinari risultati dei match in televisione: stando ai dati riportati da La Stampa, la finale Sinner-Djokovic, è stata seguita da 5.493.000 spettatori, ovvero 29.5% di share, il più alto mai ottenuto da una partita di tennis sulla tv italiana. Di questa settimana da sogno, Torino ha saputo mostrare mostrarsi scenario adeguato, mostrando i pregi del suo carattere cittadino: sede dotata di strutture sportive in grado di sostenere tecnicamente l’evento, senza ricorreggere a edilizia ad hoc – come ricordato dalla stessa ex sindaca Chiara Appendino, oggi vice Presidente di Federtennis –,  location allettante per le pause enogastronomiche dei “maestri”, più volte ripresi nei locali della città, un pubblico partecipe nelle strade e nelle sedi di eventi ad hoc, ma soprattutto caloroso e corretto sugli spalti. “Non dimenticherò mai il boato del primo giorno”, ricorda infatti Jannick Sinner, accompagnato dalla città verso la consacrazione nel gotha del tennis mondiale. E ancora: “il pubblico di Torino mi ha accolto come un bambino piccolo”, al termine della durissima finale con Novak Djokovic. Una disfatta dolorosa per Jannick e per il pubblico italiano, ma resa meno terribile all’abbraccio rassicurante di tifosi che hanno saputo riconoscere e accogliere l’umanità del ragazzo di fronte alla sfida vertiginosa, epica o forse tragica contro l’autentico Dio del tennis. Insomma, Torino è diventata capitale del tennis? In questi dieci giorni, certamente sì. Lo sarà per ancora due anni, con l’auspicio da parte di Federtennis di ottenere una proroga per un altro biennio. E poi? Torino sarebbe pronta per esserlo per altri cinque anni. Ma all’orizzonte si approssima un ambizioso contendente: l’Arabia Saudita. Davide contro Golia, nuovamente, ma Torino al servizio: e speriamo che sia un ace.

Sinner durante il match contro Djokovic alla partita di girone degli ATP Finals (© Ufficio stampa Comune di Torino).
Sinner durante il match contro Djokovic alla partita di girone degli ATP Finals (© Ufficio stampa Comune di Torino).

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Bibliografia

SITOGRAFIA

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