Un angolo di Vietnam a Torino

In visita alla sede del consolato vietnamita

Immagine della città di Hoi An tratta da tourlane.com

Fisica di formazione, collabora con diverse testate nazionali ed estere come giornalista e divulgatrice scientifica. Ha collaborato con molti Istituti di Ricerca e Osservatori Astronomici italiani e internazionali. Nel 2008 ha ricevuto il Premio “Voltolino” in giornalismo scientifico.

  

Alle volte basta varcare un gradino e ci si ritrova magicamente all’estero: succede, per esempio, salendo i gradini di una palazzina Liberty in via Campana 24 a Torino, sede del Consolato della Repubblica Socialista del Vietnam. La dottoressa Sandra Scagliotti, Console Onoraria di questa sede a ridosso del Parco del Valentino, fa notare che è uno dei due presenti in Italia, assieme a quello di Napoli, istituito recentemente.

Le mansioni di un console onorario

Un cappello coloniale, i tratti orientali di una statuetta di un bimbo dormiente su un fianco e un libro dal titolo Ho Chi Minh les intellectuels sembrano dare ulteriormente il benvenuto nella corposa libreria del Consolato e i tanti altri libri che la tappezzano rendono l’idea di una raccolta non comune, ma fermiamoci un attimo. Console Onorario, ovvero gran conoscitore di un paese e dei costumi locali, cosa significa di preciso?

Il console onorario è di solito un cittadino o una cittadina che, su richiesta dello stato inviante, in questo caso il Vietnam, viene incaricato di operare con l’assenso delle massime autorità italiane tramite specifica autorizzazione ministeriale detta exequatur.

In altri termini, la nomina si basa su un accordo formale tra il governo del Paese rappresentato e il governo ospitante. Come indicato nella "Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari" del 24 aprile 1963 il console svolge funzioni burocratiche in stretto collegamento con l’Ambasciata di riferimento e le altre rappresentanze diplomatiche estere sul territorioad esempio, nel mio caso, con l’Ufficio Commerciale dell’Ambasciata e con il Ministro ad esso preposto”.

Particolare della biblioteca del Consolato (immagine tratta dalla pagina Facebook del Consolato).
Particolare della biblioteca del Consolato (immagine tratta dalla pagina Facebook del Consolato).
Le nomine dei consoli onorari – generalmente incaricati allo scopo di fornire servizi consolari e assistenza ai cittadini della patria rappresentata in una specifica area geografica – sono sempre soggette all’approvazione del governo del paese ospitante, tenuto conto delle sue regole e procedure.

Dal punto di vista formale, la protezione e il supporto che un console onorario può fornire ai suoi assistiti sono di carattere meramente amministrativo per la tutela degli individui per l’incolumità dei loro diritti e interessi. Vi sono poi funzioni di carattere politico – cioè tutte quelle attività finalizzate a tutelare gli interessi del Paese rappresentato a livello commerciale e industriale, per mezzo di azioni di vigilanza, controllo e informazione. Va ricordato che il console onorario è tenuto a informare costantemente il Governo estero mediante atti, registri e relazioni annuali.

Fra le funzioni a carattere giurisdizionale il console onorario può svolgere un’attività giudiziaria in delega oppure tramite attribuzione propria, per esempio nel rilascio di certificati di buona condotta, stati di famiglia, documenti, certificati e simili e occuparsi della tutela dei minori, di provvedimenti per l’eventuale infermità mentale di un residente, la conciliazione di liti e controversie.

Infine, le funzioni di pubblico ufficio comprendono il rilascio di passaporti e visti, l’istruzione pubblica, il commercio marittimo, la navigazione o i naufragi e funzioni di assistenza e protezione. Il console onorario gode di specifiche “immunità”, simili alle immunità diplomatiche dette immunità consolari funzionali e degli archivi.

Proprio quest’ultimo ruolo si manifesta nelle forme più concrete: mi è capitato di dover assistere un cittadino che si trovava in difficoltà all’estero ma, nondimeno, anche di celebrare un matrimonio!
La dottoressa Sandra Scagliotti a Roma, il 18 aprile 2023, con l'Ambasciatore del Vietnam in Italia Duong Hai Hung (immagine tratta dalla pagina Facebook del Consolato).
La dottoressa Sandra Scagliotti a Roma, il 18 aprile 2023, con l'Ambasciatore del Vietnam in Italia Duong Hai Hung (immagine tratta dalla pagina Facebook del Consolato).

Per la cooperazione dei popoli e contro gli stereotipi

Il console di solito associa al lavoro diplomatico le proprie attività private:

In quanto ricercatrice nel campo degli “studi culturali” rivolti all’Asia, svolgo da sempre un lavoro di tipo intellettuale in collegamento con varie Accademie di studi italiane ed estere, centri di ricerca e mondo dell’associazionismo e volontariato. Sono, ad esempio, presidente della ONG “M.A.I.S.” Movimento per l’Autosviluppo, l’Interscambio e la Solidarietà.

Si tratta di una organizzazione non governativa laica, popolare, indipendente e senza fini di lucro, con riconoscimento dal Ministero degli Affari Esteri Italiano e dall'Unione Europea, che promuove la cooperazione tra i popoli e si batte per la costruzione di un mondo più giusto e solidale, dando impulso a progetti di autosviluppo contro ogni forma di sfruttamento e di esclusione sociale. Ma si cerca anche di dare una corretta informazione contro gli stereotipi con cui il Vietnam è stato identificato.

Oltre che “vittima di cliché” – poiché tacciato d’essere un apparato politico militare al tempo del conflitto anti-americano, poi un “Eldorado economico” negli anni Novanta e oggi “la meta del Terzo Millennio” – il Vietnam per l’Occidente è stato ed è tutt’ora anche vittima di forte pregiudizio: per il mondo, questo angolo di Asia è soprattutto “un paese comunista”, con tutto ciò che ne consegue.

Come prosegue la Console, il Paese non mostra “d’aver tagliato il ramo dell’albero su cui era seduto”, come invece fece Gorbaciov al tempo della perestrojka. E questo, in ragione di precise dinamiche storiche e, soprattutto, per via di specifiche differenze fra il socialismo sovietico e quello vietnamita, differenze che sono molteplici, così come sono numerose le difformità fra comunismo cinese e vietnamita. Si pensi alla diversità fra i leaders rivoluzionari del passato: il presidente Ho Chi Minh, padre della nazione vietnamita, aveva viaggiato, conosceva il mondo e la condizione dei più poveri, mentre Mao e Stalin non sono mai usciti dai confini dei propri paesi.

Esterno e particolari dell'interno del Consolato (immagine tratta dalla pagina Facebook del Consolato).

Una terra ospitale fin dai tempi di Marco Polo

Oggi il Vietnam è un’ambita meta turistica in vertiginoso sviluppo economico tanto da essere denominato “nuovo drago economico del Sud-est asiatico” e per avvicinarci a questo Paese dal fascino leggendario è necessario guardare alla sua nuova immagine, pur senza tralasciare importanti aspetti più specificamente legati alla sfera della storia, della società e della cultura. Recentemente Sandra Scagliotti è intervenuta in occasione di un convegno ricordando che Marco Polo giunse a lambire l’odierno Vietnam tramandandoci questa descrizione: “la molta cortesia è diffusa e la gente è compassionevole, fedele e allegra”, in quel Paese vi son “fabriche et abitazioni che non hanno a che invidiare a parte alcuna dell’universo e anche molte università”. Già allora era una terra ospitale popolata da genti amabili.

In funzione della mia formazione in relazioni internazionali e in campo storico-culturale, opero con maggior facilità nel settore della ricerca e della formazione e mi impegno nel promuovere iniziative a carattere scientifico, artistico, letterario e così via, iniziative che possano, da un lato, mantenere vivo nella comunità vietnamita residente il sentimento di nazionalità e appartenenza, tenendo alto il prestigio del loro Paese e, dall’altro, che spronino i cittadini italiani, soprattutto i giovani, ad avvicinarsi a un angolo di mondo speciale. Non dobbiamo dimenticare infatti che questo Paese, con la sua storica vittoria contro la più grande potenza militare del mondo, ci ha insegnato come indipendenza e libertà, se perseguita per giusta causa, non siano mai merci barattabili.
La città di Hoi Chi Minh in un collage.
La città di Hoi Chi Minh in un collage.

Console per un giorno

La profonda conoscenza del Vietnam di Sandra Scagliotti nasce dalla laurea a Torino in Scienze Politiche e Storia delle Relazioni Internazionali e dalla specializzazione in Storia dell’Asia orientale e vietnamologia in Francia, Canada e, ovviamente, Vietnam.

Ho a lungo insegnato Storia del Vietnam presso l’Università di Torino. La nomina consolare è giunta nel 2009, quando già da tempo, seppur informalmente, svolgevo mansioni diplomatiche su incarico del Governo vietnamita ed ero stata decorata con la prestigiosa “Medaglia dell’Ordine dell’Amicizia” che viene conferita a coloro che si distinguono in azioni e iniziative verso il Paese particolarmente rilevanti.

Diminuendo l’impegno didattico la Console si dedica maggiormente a incontri, conferenze, forum economici o scientifici, visite istituzionali presso città, regioni e relative istituzioni, seminari internazionali, ricevimenti di delegazioni, missioni in Italia o all’estero, resoconti ed esercizi di protocollo, seguendo le regole previste dal cerimoniale diplomatico, come i trattamenti dovuti agli organi esteri stabilmente residenti o in visita ufficiale presso lo stato.

Le attività in sede, che siano istituzionali o pubbliche, si svolgono abitualmente nei locali della Mediateca vietnamita, nella Salle d'accueil, nel Caveau e, a partire dalla primavera, molto spesso nel Giardino di bambù del Consolato. Presso l’Ufficio consolare, che si occupa di pratiche commerciali, passaporti, visti e anche di promozione del turismo e del business, sono affiancata da due giovani laureate vietnamite, Van e Huong Anh e da un giovane tirocinante, Davide, studente di Economia.

In sede nel marzo scorso si sono succeduti eventi sui “Trend economici nella regione ASEAN Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico”, per la creazione di un nuovo organismo economico-culturale sotto la guida dei Consolati di Vietnam e Myanmar, rivolto agli operatori economici, ma ne esistono anche diversi a livello informale come quelli organizzati dai giovani, gli studenti vietnamiti residenti a Torino. Le “serate Karaoke”, i festeggiamenti con la comunità Viet Kieu – i vietnamiti d’oltremare – in onore della Festa delle Donne, gli incontri rivolti a turisti e curiosi o il festeggiamento del “Tet Nguyen Dan”, il Capodanno vietnamita – che costituisce una sorta di Natale, Epifania, Pasqua messi insieme, con cibi vietnamiti, danze e canti – completano le attività che si svolgono in questa sede. Quest’anno si celebra il cinquantesimo Anniversario delle Relazioni diplomatiche Italia Vietnam e gli eventi a Torino culmineranno nel mese di settembre con una mostra di Numismatica vietnamita, mercatini del riciclo, della solidarietà ed eventi gastronomici.

Il giardino del Consolato allestito in preparazione degli eventi (immagine tratta dalla pagina Facebook del Consolato).
Il giardino del Consolato allestito in preparazione degli eventi (immagine tratta dalla pagina Facebook del Consolato).

La biblioteca, un gioiello di fabbricazione vietnamita

Il “Polo scientifico culturale Italia Vietnam” oggi accoglie il Centro di Studi Vietnamiti sorto negli anni Ottanta con la sua biblioteca dedicata all’asiatista Enrica Collotti Pischel. Ma ospita altresì la storica Associazione Nazionale Italia Viet Nam, sorta negli anni Settanta e ancor oggi ampiamente attiva, la redazione della prestigiosa rivista “Asia Maior” e di “Mekong” organo di stampa dell’Associazione nonché di “Quaderni vietnamiti”, infine, il Gruppo di studio dedicato ad acqua, terra e paesaggi bioculturali (CSV/Atap), un forum interdisciplinare sullo sviluppo durevole.

La biblioteca del Consolato ha una storia molto particolare. È nata in una risaia vietnamita, a una decina di chilometri dalla capitale, Ha Noi, progettata nei primi anni Duemila dagli studenti specializzandi vietnamiti che si stavano perfezionando presso il Politecnico di Torino. Questi giovani architetti l’hanno disegnata e poi abili artigiani vietnamiti l’hanno costruita. Con il sostegno della Regione Piemonte e dell’Ambasciata d’Italia in Ha Noi, grazie alla straordinaria sensibilità culturale dell’Ambasciatore dell’epoca, S.E. Mario Zamboni di Salerano, è stata portata a Torino e qui assemblata. Operazione non semplice data la tipologia di legno utilizzata.

È in legno gu o bois de fer, palissandro, un legno molto duro e pesante. Contiene circa seimila volumi dedicati al Viet Nam e all’Asia, frutto di miei personali acquisti e di donazioni da parte di tanti studiosi vietnamiti, italiani e internazionali – fra cui l’Ambasciatore Mario Sica che ci ha donato un fondo prezioso sulla Storia delle relazioni Italia Vietnam, il professor Giuseppe Morosini, sociologo dello sviluppo che ci ha lasciato un “Fondo sull’Asia e sui p.v.s.” e il professor Francesco Gatti, asiatista, cui è dedicata la nostra “Emeroteca”.  
Il “Fondo Internazionale sulla Musica Vietnamita e su Trinh Cong Son” accoglie invece le donazioni del celebre musicologo Tran Van Khe sulla musica delle popolazioni del Viet Nam – che, con i Kinh, i vietnamiti propriamente detti, sono in tutto 54 –, i volumi e i dischi donatici dal professor Nguyen Huu Thai. Alla Biblioteca afferisce altresì una “Collezione di strumenti musicali tradizionali vietnamiti” donatici da Conservatori e Organismi culturali vietnamiti.

La biblioteca, a disposizione degli studiosi e delle studiose universitari torinesi, vista la sua ricchezza e unicità attira molti ricercatori anche da altre regioni italiane. Per soddisfare una semplice curiosità c’è la possibilità di ammirarla in occasioni particolari o in apposite date: il consiglio è quello di consultare gli eventi programmati sul sito ufficiale o sulla pagina Facebook.

La biblioteca del Consolato.

L’eccellenza in campo medico

Si scopre anche che il Vietnam ha una lunga tradizione medico-sanitaria: fu in Vietnam, ad esempio, che il microbiologo Carlo Urbani poté per primo identificare e classificare la SARS o “polmonite atipica” esplosa tra il 2002 e il 2003, cui il Paese seppe con rigore far fronte. Per specializzarsi nelle tecniche chirurgiche sul fegato il professor Mauro Salizzoni, nei primi anni Ottanta, andò a specializzarsi in Vietnam, applicandole poi in Italia e rendendo così l’ospedale Molinette di Torino il primo centro d’Europa per numero trapianti di fegato e per sopravvivenza dei pazienti.

Non so se riesco a rendere con efficacia la formidabile storia di Mauro che è stato sempre per me un autentico modello di serietà professionale e sensibilità sociale e politica e che fu il primo italiano a specializzarsi in Vietnam, io fui la seconda! Oggi Mauro, legato da un fortissimo legame al il Vietnam è stato nominato Presidente dell’Associazione Nazionale Italia Vietnam e ne sono davvero felice.
Mauro Salizzoni
Mauro Salizzoni

Un caffè secondo solo al Brasile

Oggi il Vietnam non è più un paese essenzialmente rurale, ma l’agricoltura ha uno spazio importante nell’economia se si pensa alla sua enorme produzione di caffè: il Vietnam è il secondo maggior produttore di caffè al mondo, superato solo dal Brasile e da tempo è entrato nella tradizione dei vietnamiti, che lo consumano preparandolo in tanti modi diversi.

Fino a qualche anno fa i torinesi hanno avuto la fortuna di sperimentare questa estrema diversità e il gusto unico del caffè vietnamita presso il Vietcaffè, piccolo ritrovo che gli studenti vietnamiti hanno allestito nel giardino di bambù del Consolato.

Il caffè è apparso in Vietnam nel 1857, durante il periodo coloniale francese. I coloni erano interessati a sviluppare nel territorio vietnamita colture che potessero competere sul mercato: fu così che la produzione di caffè in Vietnam divenne un elemento importante nell’economia del paese. Durante la guerra di liberazione contro l’occupazione americana, lo spopolamento degli altipiani centrali causò uno stallo nella produzione del caffè. Tuttavia, dalla fine della guerra, il caffè è tornato centrale nell’economia vietnamita: il caffè è, per quantità, il secondo prodotto agricolo che il Vietnam esporta, superato solo dal riso. La produzione di caffè in Vietnam è principalmente composta da chicchi di Robusta, la varietà più amara con un gusto più forte e una consistenza più ruvida rispetto all’Arabica.

Gli spazi del Viet Caffè (immagine tratta dalla pagina Facebook del Viet Caffè).
Gli spazi del Viet Caffè (immagine tratta dalla pagina Facebook del Viet Caffè).

In partenza

Per chi volesse organizzare un viaggio in Vietnam il Consolato è la sede giusta per familiarizzare con un paese così lontano:

Il sito www.tuttovietnam.it che ho fondato nel 2014 e che oggi è gestito da miei giovani collaboratori italiani e vietnamiti, può orientare nella pianificazione. Su quel sito si può trovare qualcosa in più sulle abitudini vietnamite, sulla cultura e le tradizioni, oltre al clima stagionale e alla geografia.

Presso il Consolato di Torino, su specifica richiesta vengono organizzati “Incontri con il Console”, dove, supportata da alcuni amici vietnamiti e da studenti italiani in Scienze del Turismo, Sandra Scagliotti fornisce periodicamente informazioni culturali e logistiche ai viaggiatori.

C’è un’ultima curiosità su un personaggio di origine torinese che era solito frequentare regolarmente il Consolato, anche se non per motivi di studio o di viaggio. Prima di essere assunto in Rai il noto giornalista e divulgatore scientifico Piero Angela aveva intrapreso la professione di musicista formando un trio Jazz, una carriera interrotta, ma una passione che scorrerà parallela a quella che lo rese noto. Come ricorda il marito della Console, Angela era solito frequentare le serate di musica organizzate nella sala sottostante alla biblioteca del Consolato e, a programma terminato, si fermava ancora con i musicisti, mettendosi lui stesso a suonare il pianoforte assieme a loro.

E con il sottofondo di musica Jazz che ha accompagnato questa particolare visita non mi rimane che ringraziare l’ospitalità della Console, scendere i gradini, rientrare in Italia e, guardando i tigli di Corso Massimo d’Azeglio, immaginare per un attimo il delta del Mekong.

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