Alba sotterranea

Il volto nascosto della capitale di Langa

Spaccato urbano di età romana (© Alba Sotterranea).

Laureato in archeologia medievale all’Università di Torino e con un master presso la milanese Fondazione Feltrinelli, è docente di italiano e storia nelle scuole secondarie e libero professionista. Dal 2013 collabora con l’associazione Ambiente & Cultura nell’ambito del progetto Alba Sotterranea, nella valorizzazione del museo civico “F.Eusebio” e del centro culturale “San Giuseppe” di Alba. Nato nel Roero nel 1991 ma ormai albese, lettore bulimico e sportivo con non troppa costanza, pur parlando di storia, tenta di essere chiaro senza annoiare le persone che ne leggono o ascoltano le parole.

  

Arrivo davanti a un cancello. Dietro vi è un edificio rosa, con delle macchie di colore bianco a interromperne l’uniformità, con le bandiere dell’Europa, dell’Italia e del Piemonte. Trovo la chiave più piccola del mazzo e apro il cancello. Finalmente io e il gruppo di visitatori entriamo. Sono poi altre tre le porte da aprire, non esiste nel nostro percorso di visita un altro sito archeologico che necessita di tutti questi passaggi.

Ma ne è valsa la pena.

È domenica e siamo discesi sotto a una scuola, dove si nascondono le mura e una caserma del I sec. d.C., quando Alba si chiamava Alba Pompeia.

Questa è una delle tappe dei tour di Alba Sotterranea. Come si legge sul sito web, “il percorso Alba sotterranea è un tour guidato da un archeologo professionista per un itinerario che comprende una selezione di tre tappe tra le trentadue complessive del percorso archeologico cittadino, più una conclusiva presso il museo civico F. Eusebio. Gli itinerari sono diversi di data in data, a rotazione sono inserite le diverse tappe sotterranee. La visita ha una durata tra un’ora e mezza e due”. I siti archeologici afferiscono a diversi enti, da quelli pubblici a quelli privati, a cui si aggiunge il sito al di sotto del Duomo, la cattedrale di San Lorenzo, della diocesi. Il percorso non è interamente sotterraneo perché gli spostamenti fra le tre tappe sono in superficie, un’occasione per passeggiare anche per le vie del medievale centro storico albese.

È infatti il Medioevo il primo periodo che balza all’occhio esplorando il centro storico di Alba. Tuttavia, la città è molto più antica.

Piazza del Municipio ad Alba, oggi.
Piazza del Municipio ad Alba, oggi.

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Come nacque Alba?

Dopo una lunga fase preistorica, i cui inizi possono risalire al Neolitico, furono i Romani, nel I sec. d.C, a fondare la città. Sebbene il territorio fosse già romano – erano già state fondate Hasta, Pollentia e Augusta Baggenorum, rispettivamente le attuali Asti, Pollenzo (nei pressi di Bra) e Bene Vagienna – i romani decisero di fondare questo insediamento per controllare al meglio la valle Tanaro e le Langhe. Infatti, queste colline, che continuarono a rappresentare uno scenario geopolitico complicato anche nei secoli successivi, erano il rifugio delle ultime tribù liguri che qui resistettero a lungo. Sebbene le tracce materiali di questa civiltà siano pressoché assenti, ricordi della loro presenza sono rintracciabili nel dialetto dei paesi dell’Alta Langa, il cui piemontese è fortemente contaminato dal ligure. Dopo la fondazione, i nuovi arrivati, per mostrare i segni della loro potenza e per diffondere la propria cultura, realizzarono il tempio, dedicato probabilmente al culto dell’imperatore o, in alternativa, alla triade capitolina nella zona centrale del nuovo centro urbano. In più, è datata ai primi anni della dominazione romana la testa di una statua colossale in marmo pentelico, lo stesso con cui era stato realizzato quattro secoli prima il Partenone, rinvenuta in piazza Risorgimento (piazza “del Duomo”) ed esposta oggi al Museo di Antichità di Torino.

Solo in un momento successivo, in particolare nel I sec. d.C., la città ricevette un assetto definitivo. Le fu conferita una forma ottagonale, in linea coi suggerimenti indicati da Vitruvio nel suo De architectura, delimitata dalle mura che, al momento, sono note su cinque degli otto lati. Al loro interno si sviluppava una città costruita sulla base di un impianto a scacchiera che prevedeva il foro, corrispondente grosso modo a quella che ancora oggi è la piazza principale della città (piazza Risorgimento), ai cui lati corti si affacciavano la basilica e il tempio. Di entrambi gli edifici sono state rinvenute solamente le fondamenta e, se dei resti dell’edificio templare sono stati trovati sotto il medievale palazzo Marro, della basilica, un edificio civile e non religioso, sono stati trovati cospicui resti al di sotto dell’attuale cattedrale di San Lorenzo.

Del foro si possono vedere alcuni resti al sito archeologico numero 1, l’unico che è sempre contemplato nei diversi itinerari di Alba Sotterranea. Qui è anche possibile ammirare un prezioso capitello in marmo di Carrara che, in virtù della sua delicata lavorazione e del suo materiale, doveva appartenere a un edificio importante come la basilica o il tempio. In quest’ultimo caso, sarebbe la sua seconda decorazione rinvenuta, che si aggiungerebbe alla rosetta esposta al museo Eusebio.

La forma ottagonale della città di Alba nel disegno ricostruttivo di Francesco Corni (© Alba Sotterranea).
La forma ottagonale della città di Alba nel disegno ricostruttivo di Francesco Corni (© Alba Sotterranea).

Esplorando i siti archeologici romani

Uno dei siti archeologici che più spesso è possibile visitare è il numero 22, quello con cui abbiamo aperto il nostro percorso. Qui i visitatori sono accompagnati a visitare i resti delle mura difensive di età romana, conservatesi presso l’IIS Cillario e la scuola media Vida. In virtù di un accordo col Comune, è possibile osservarle da fuori e, soprattutto, entrarci per scoprire una galleria di origine romana, una sorta di caserma-magazzino rinvenuta a inizio Novecento da Federico Eusebio, che la nostra associazione ha allestito nel 2015. Infatti, grazie a un progetto ad hoc e ai fondi della CRC, abbiamo realizzato un allestimento volto a raccontare la conquista romana del Nordovest di Italia, con le sagome a grandezza naturale dei generali che, da Quinto Fabio Massimo al celebre Ottaviano Augusto, hanno portato a termine questa impresa. Del resto, come dicevamo in precedenza, i Liguri furono dei nemici per nulla arrendevoli!

In fondo alla galleria, però, si erge un busto che rappresenta un imperatore, figlio di un liberto, che salì al potere in tarda età. Non fu un grande conquistatore, assunse la massima carica dopo una lunga carriera militare spesa a difendere le frontiere dell’Impero. Tuttavia, una volta salito sul trono fu ucciso dopo soli ottantasette giorni. Questo uomo era nato nel 126 d.C. nel territorio di Alba Pompeia e il suo nome era Publio Elvio Pertinace. Il busto, il calco dell’originale conservato ai Musei Vaticani, appare colorato con tonalità vivaci che spaziano dal rosso all’oro: questa è la ricostruzione realizzata dall’associazione, e in particolare dal suo presidente, l’archeologo Marco Mozzone, dopo diversi mesi di ricerca sul tema. Ricordiamo qui che le statue antiche in marmo che oggi appaiono bianche, anticamente, si caratterizzavano per i loro colori particolarmente vivi che oggi si possono rintracciare solo grazie a studi in laboratorio.

La galleria romana con il busto dell'imperatore Publio Elvio Pertinace che è possibile visitare nella tappa n. 22 del percorso di visita (© Alba Sotterranea).

Tinte di diverse tonalità le ritroviamo anche nel sito archeologico numero 2, al di sotto della graziosa chiesa di San Giuseppe, non più officiata ma sede di un omonimo centro culturale con una piccola pinacoteca. Al di sotto sorgono una serie di resti archeologici tra i quali, oltre alla base di una torre quattrocentesca, sono visibili resti romani, in particolare quelli relativi alla scena del teatro, che si aggiungono a quelli visibili al museo Eusebio.

Attraverso il nostro itinerario è anche possibile, come per la chiesa di San Giuseppe, scendere al di sotto di edifici privati come la sede centrale della Banca d’Alba o la filiale San Paolo di via Calissano. In questi suggestivi siti archeologici, i visitatori possono ammirare i resti imponenti delle cloache di età romana che, in corrispondenza delle strade, scorrevano sotto la città antica. Nel secondo sito, si cammina ai bordi di un incrocio stradale di età romana e in entrambi l’allestimento particolarmente suggestivo rende ancora più piacevole la visita.

Il sito archeologico numero 2, al di sotto della chiesa di San Giuseppe (© Alba Sotterranea).
Il sito archeologico numero 2, al di sotto della chiesa di San Giuseppe (© Alba Sotterranea).

Tracce medievali

Ma ora il Medioevo.

In diversi siti archeologici è possibile vedere i resti di altre casetorri o caseforti medievali, un’occasione per riflettere sulla loro funzione e sul loro effettivo numero. Infatti, nonostante Alba sia stata soprannominata spesso “città delle cento torri”, in realtà esse erano molte meno, una trentina circa: un numero, tra l’altro corrispondente al numero dei cognomi noti delle importanti famiglie cittadine trecentesche e quattrocentesche, che conosciamo grazie alle fonti scritte. Di età altomedievale, al di sotto del Duomo, sono visibili tombe datate al periodo dell’occupazione longobarda e un importante fonte battesimale datato al VI secolo, pensato infatti per come si svolgeva il battesimo in età paleocristiana. Queste ultime testimonianze sono visibili presso il museo diocesano della città, i cui ambienti sono stati ricavati dagli scavi effettuati al di sotto della cattedrale tra il 2007 e il 2011.

La tappa al Museo Diocesano (© Alba Sotterranea).

Testimonianze fossili

Come sempre, le visite guidate si concludono al museo civico di archeologia e scienze naturali “Federico Eusebio” con la visita guidata a una delle ventuno sale che lo compongono. Le sale predilette sono quelle dei mammiferi fossili, in cui sono visibili i resti di un cetaceo e di un proboscidato datati rispettivamente a 8 e 5 milioni di anni fa, e quella con l’imponente monumento funerario di Caio Cornelio Germano, realizzato in marmo lunense delicatamente lavorato. Come dal titolo di una mostra di una decina di anni fa tenutasi nel museo, queste tre testimonianze possono essere considerate “Tesori del Tanaro”, il fiume che bagna Alba. Infatti, se il cippo romano è stato rinvenuto nel 1779 nel fiume dal barone Giuseppe Vernazza, le testimonianze fossili sono emerse nell’estate 2010 lungo le rive del letto del fiume. Tra l’altro, è particolarmente forte il legame tra l’associazione e i resti del mastodonte poiché è stata proprio lei, con gli attivi di bilancio di Alba Sotterranea degli anni 2012 e 2013 a finanziarne il restauro per una quota del 75%.

I resti del mastodonte (© Alba Sotterranea).
I resti del mastodonte (© Alba Sotterranea).

Coloro che effettuano il tour guidato hanno anche la possibilità di visitare gratuitamente e fino alla fine dell’anno il museo civico Federico Eusebio e possono beneficiare dello sconto a 1 euro per salire sulla cima del campanile della chiesa di San Giuseppe che, oltre a custodire il sito archeologico, è un attivo centro culturale, sede di diverse associazioni che fanno cultura ad Alba e nei dintorni.

Il monumento funerario di Caio Cornelio Germano (© Alba Sotterranea).

Tanti progetti collaterali

Una caratteristica fondamentale del progetto Alba Sotterranea è che, come nel caso dei fossili del proboscidato, gli attivi di bilancio vengono reinvestiti per attività volte alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio locale. Uno di questi progetti è quello che tenta di porre in relazione i Paesaggi Vitivinicoli con il cambiamento climatico: esso consiste nella realizzazione di percorsi didattici negli istituti scolastici del territorio e l’installazione di nuovi sensori di rilevamento nei vigneti scolastici della Scuola Enologica di Alba, quello dell’istituto agrario “G. Penna” di Asti e quello agrario “V. Luparia” a Rosignano Monferrato. Le attività, di cui ben tre svolte tra i filari, hanno permesso e consentono ad alunni di scuole di ogni ordine e grado di avvicinarsi maggiormente ai valori insiti in un sito Unesco e, al tempo stesso, alle problematiche anche locali del cambiamento climatico.

I temi ambientali sono anche presenti in un altro progetto, finanziato in parte grazie ad Alba Sotterranea, il cui nome è L’isola di plastica va nelle scuole: un’attività, anche in questo caso rivolta alle scuole, che consiste in “un allestimento didattico itinerante pensato per gli istituti scolastici di Langhe, Roero e Monferrato, dedicato all’enorme problema ambientale rappresentato dalla plastica, cominciando dalla sua manifestazione più evidente e inquietante”. Il progetto prevede un allestimento composto da un pannello azzurro, il mare, e dei pannelli adiacenti a esso dal lato “negativo”. Sono gli alunni stessi a creare sul “mare” l’isola di plastica attraverso i loro comportamenti scorretti, ma purtroppo assai diffusi. In una fase successiva, i pannelli vengono girati dall’altro lato e cominciano una serie di attività didattiche volte al loro smaltimento, improntate su parole chiave come “pulire, conoscere, differenziare, riciclare, sostituire, ridurre, riusare”.

Tornando invece tra le pareti della chiesa di San Giuseppe, l’associazione Ambiente & Cultura, dal 2020, ha realizzato il progetto Il gioco della città, in cui ogni famiglia si è trasformata in una piccola squadra che si è cimentata in alcuni divertenti giochi all’interno della chiesa e in una sorta di caccia al tesoro della città dove, a partire da un kit fornitogli, si è divertita a risolvere indovinelli che li hanno portati a scoprire i punti principali, anche nascosti, della città di Alba. L’implementazione di questo progetto ha consentito di rendere permanente la “caccia all’indizio”, ossia la seconda parte de Il gioco della città. In una prima fase, questa attività è stata associata al progetto La chiesa dei giochi che ha consentito ai più piccoli di scoprire, giocando, la chiesa di San Giuseppe.

Ma non è tutto. La chiesa è stata anche lo scenario in cui i bambini più piccoli, dai 5 agli 11 anni, hanno potuto seguire quattro laboratori artistici, mentre ai genitori e ai figli dai 12 anni in su, un corso sulle tecniche pittoriche in quattro incontri.

Un momento durante
Un momento durante "Il gioco della città", maggio 2021 (© Alba Sotterranea).

Dalla pittura al teatro

All’interno della chiesa, abbiamo proposto un ciclo di tre spettacoli teatrali intitolato “la Compagnia dei Pellegrini”, che si ispira al gruppo religioso che a metà Seicento volle la chiesa. Le rappresentazioni sono state curate da Marta Ziolla e Giovanna Stella, la cui associazione “Teatrino”, ha trasformato un’attività commerciale ormai dismessa in un piccolo teatro estremamente attivo in città.

A proposito della Compagnia dei Pellegrini, l’associazione ha prodotto una mappa interattiva e una guida georeferenziata per lanciare un nuovo, o quasi, trekking: la Via dei Pellegrini. In che cosa consiste? È un antico cammino che i membri di questa compagnia compivano per giungere al santuario di Vicoforte a Mondovì, rivisitato però per includere arte, natura e archeologia del sito Unesco.

Tanti sono i progetti che sono stati realizzati e che sono ancora in corso e sono tutti visibili qui. Il loro comune obiettivo è quello di contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale locale a partire da Alba Sotterranea.

Il Teatro dei Pellegrini 2022

👉 Per scoprire tutte le attività e prenotare una visita guidata ad Alba sotterranea vi invitiamo a visitare il sito dell'associazione.

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