Camillo Ricchiardi, spirito avventuriero

Dal Siam alle terre boere, la storia dell’albese che salvò la vita a Churchill

Carlo Bovolo
Carlo Bovolo

Storico, docente a contratto all’Università di Torino, si divide tra collaborazioni editoriali, progettazione culturale e ricerca storica. Proprio la passione per la storia l’ha portato in giro per l’Italia e l’Europa per biblioteche, archivi e musei, sulle tracce di eroi risorgimentali, gesuiti intransigenti, esploratori salgariani, tenaci scienziati. Collezionista di anticaglie, lettore onnivoro, viaggiatore insaziabile di luoghi, esperienze, cibi (e vini).

  

Un treno blindato sbuffava nella vasta prateria di un arido altopiano, finché all’improvviso una banda di loschi individui a cavallo, barbe lunghe e fucili spianati, ne arrestò la corsa. Lo scenario però non era il West americano, ma il Sudafrica del 1899. Per la precisione, Chieveley, territorio britannico del Natal, nel novembre 1899. E quello che avvenne non fu una classica rapina al treno, ma un atto di ostilità bellica, uno dei tanti episodi quasi romanzeschi della guerra anglo-boera. A fermare il convoglio ferroviario britannico in viaggio da Ladysmith verso Colenso fu un’unità speciale dell’esercito della repubblica boera del Transvaal, la Legione Volontaria Italiana. A guidarla, Camillo Ricchiardi, da Alba, Piemonte.

Ufficiali della Legione Volontaria Italiana riuniti a Trieste, al ritorno dalla guerra boera. Il secondo in piedi da sinistra è il colonnello Camillo Ricchiardi.
Ufficiali della Legione Volontaria Italiana riuniti a Trieste, al ritorno dalla guerra boera. Il secondo in piedi da sinistra è il colonnello Camillo Ricchiardi.

L’incursione italo-boera fece una sessantina di prigionieri, tra i quali un giovane corrispondente del “Daily Mail”, Winston Churchill (classe 1874), perquisito e trovato in possesso di una pistola Mauser con proiettili a espansione, i cosiddetti “dum-dum”, appena vietati dalla Convenzione dell’Aia di pochi mesi prima. La scoperta delle munizioni proibite e un forte sentimento antinglese fece precipitare la situazione, tanto che alcuni legionari accusarono Churchill di essere una spia e ne richiesero la fucilazione immediata. Ricchiardi riuscì a placare gli animi ed evitare lo spargimento di sangue, rispettando le convenzioni internazionali e dando fiducia al giovane giornalista, salvandogli di fatto la vita. Il futuro primo ministro britannico, preso in custodia dalla Legione Italiana, fu dunque internato in un campo di prigionia a Pretoria, da dove riuscì però a evadere poco dopo e rifugiarsi nella colonia portoghese del Mozambico, per poi fare ritorno a Londra. 

Capitano in Siam

La guerra in Sudafrica fu soltanto una, per quanto delle più importanti, delle tante avventure che segnano la vita di Camillo Ricchiardi. Soldato, avventuriero, giornalista, commerciante, fondatore di insediamenti: sono molte le sfaccettature della sua vita. Nato ad Alba pochi anni dopo l’Unità d’Italia, il 4 luglio 1865, Camillo Giuseppe Pietro Ricchiardi intraprese la carriera militare, frequentando prima l’Accademia Miliare, poi la Scuola di Cavalleria di Pinerolo, fino al grado di tenente in servizio presso il prestigioso reggimento Piemonte Cavalleria.

Il consueto e comune percorso da ufficiale del Regio Esercito italiano subì però una svolta imprevista nel 1889. Chiamato dall’ex ufficiale ligure Gerolamo Emilio Gerini (1860-1913), Ricchiardi si congedò e attraversò l’oceano alla volta del regno del Siam (l’attuale Thailandia) per entrare in servizio del re Rama V, come capitano di cavalleria. Il compito che gli era stato affidato era coadiuvare il conterraneo Gerini nell’organizzare e modernizzare l’esercito siamese, attraverso la fondazione e la direzione della Regia Scuola Militare del Siam e occuparsi della formazione bellica e strategica di un principe reale. Non si occupò però solo di questioni militari: partecipò alla delegazione del Siam all’Esposizione Universale di Chicago del 1893, mettendo in mostra così il suo interesse e le sue competenze in ambito diplomatico e commerciale. Rimase nel Siam fino al 1895, quando intraprese l’attività di corrispondente per la stampa italiana e internazionale, prima seguendo il primo conflitto sino-giapponese, poi la guerra d’Abissinia, conclusasi per l’Italia con il disastro di Adua il 1° marzo 1896.

Battaglia di Adua, 1896.
Battaglia di Adua, 1896.

L’annuario Ricchiardi e l’esperienza a Shanghai

Nel frattempo, tornato in Italia, l’albese si impegnò in un’iniziativa che fondeva i suoi molteplici interessi: la realizzazione del pionieristico Annuario Ricchiardi. Annuario storico, geografico, diplomatico, statistico, politico, commerciale di tutti i paesi del mondo, pubblicato per i tipi della Tipografia della Camera dei Deputati nel 1896. Si trattava di un corposo compendio di 750 pagine, che raccoglieva le principali notizie storiche, geopolitiche, istituzionali, ambientali ed economiche degli Stati del mondo, frutto di quella mentalità positivista che faceva delle conoscenze pratiche e utili un essenziale strumento per il sapere scientifico, il commercio privato e le politiche coloniali dei governi. A questo era acclusa un’appendice statistica sulla presenza degli italiani e di imprese italiane all’estero. L’idea era pubblicare periodici aggiornamenti all’Annuario, ma i costi e la fatica nella raccolta delle informazioni e nella stesura, che ricadeva pressoché totalmente sull’albese, lo fecero desistere dal proseguire, oltre al fatto che nuovi stimoli lo riportarono presto in viaggio.

Il ritorno in patria fu infatti breve. Già nel 1897 tornò in Estremo Oriente: per circa un anno fu agente commerciale dell’Unione Industriale Italiani a Shanghai, poi si arruolò tra le fila del generale filippino Emilio Aguinaldo (1869-1964), nella rivolta indipendentista contro la Spagna, che portò alla nascita della prima effimera repubblica filippina (1898-1901). Ma nel 1899 un’altra causa conquistò il cuore e il braccio di Ricchiardi: l’impari lotta delle repubbliche boere contro l’impero britannico.

Volontari boeri, 1900 ca.
Volontari boeri, 1900 ca.

In guerra per l'oro

Il Sudafrica di fine Ottocento stava vivendo un periodo di forte trasformazione: il territorio veniva attraversato in lungo e in largo da esploratori, cacciatori, missionari, le risorse naturali e minerarie venivano sfruttate con avidità, la popolazione locale era sottomessa al potere coloniale, gli insediamenti dei coloni europei si moltiplicavano, la scoperta di ricchi giacimenti di diamanti e oro facevano gola a governi, compagnie e avventurieri. L’impero britannico, dopo avere ottenuto dall’Olanda la colonia del Capo nel 1814 al termine delle guerre napoleoniche, aveva iniziato un progetto di espansione coloniale verso l’interno, nell’ambizioso progetto di unire il Capo al Cairo sotto l’Union Jack. Questa pressione imperialista si trovò a collidere con le repubbliche che i boeri aveva fondato, a metà Ottocento, nel cuore dell’Africa meridionale, lo Stato Libero di Orange e la Repubblica Sudafricana del Transvaal.

I boeri, o afrikaner, erano i discendenti dei primi coloni di origine olandese, tedesca e francese ugonotta, che si erano insediati dalla metà del Seicento nei territori del Capo di Buona Speranza. L’instaurazione del dominio inglese a inizio Ottocento spinse gran parte di loro a spostarsi per cercare nuove terre da colonizzare, dopo aver massacrato le tribù indigene: gli altopiani del Sudafrica nordorientale, attorno ai fiumi Orange e Vaal. Quando nel 1886 fu scoperto un enorme giacimento d’oro nel territorio boero del Witwatersrand, vicino a Johannesburg, il presidente della repubblica del Transvaal, Paul Kruger (1825-1904), con saggia lungimiranza, ammonì i suoi compatrioti a non gioire, bensì a piangere perché “questo porterà la nostra terra a inzupparsi di sangue”. Così avvenne.

La scoperta dell’oro, attraverso l’immigrazione di massa di avventurieri e minatori e la penetrazione economica e commerciale inglese, ruppe il tradizionale equilibrio ruralista e calvinista delle società boere e, soprattutto, attirò in modo definitivo le mire imperialistiche britanniche. Dopo anni di tensioni crescenti e un primo breve conflitto (la prima guerra boera, tra 1880 e 1881), l’11 ottobre 1899 fu guerra aperta tra Regno Unito e repubbliche boere. Dopo alcuni iniziali e inaspettati successi dei boeri, i britannici, grazie alla loro superiorità militare, occuparono le capitali delle repubbliche, Bloemfontein e Pretoria nel corso del 1900. Si aprì allora una lunga e sanguinosa fase di guerriglia, che il Regno Unito riuscì a stroncare con difficoltà e dispendio di risorse solo nel 1902, ricorrendo a un’occupazione capillare del territorio, alla requisizione delle derrate alimentari e all’internamento della popolazione civile. La pace di Vereeniging, siglata il 31 maggio 1902, pose fine al conflitto con l’annessione dei territori boeri sotto la corona britannica e il riconoscimento di alcuni diritti e limitati spazi di autogoverno agli afrikaner.

Litografia della battaglia di Belmont del 23 novembre 1899. Scontro avvenuto tra le truppe dell'Impero britannico e l'esercito boero del Transvaal e dello Stato Libero dell'Orange, nell'ambito della seconda guerra boera.
Litografia della battaglia di Belmont del 23 novembre 1899. Scontro avvenuto tra le truppe dell'Impero britannico e l'esercito boero del Transvaal e dello Stato Libero dell'Orange, nell'ambito della seconda guerra boera.

Per la causa boera

Fu in questo conflitto, al tempo stesso coloniale ed europeo e per molti versi anticipatore dell’imminente Prima guerra mondiale, che Camillo Ricchiardi si trovò protagonista. Messosi al servizio dell’esercito di Pretoria, Ricchiardi, che vantava sia una formazione da ufficiale sia esperienze di combattimento sul campo, fu presto nominato colonnello dal comandante generale boero Louis Botha (1862-1919) e posto al comando della appena costituita Legione Volontaria Italiana. Molti emigrati europei nelle repubbliche boere scelsero di combattere contro l’imperialismo britannico e in difesa dei vantaggi acquisiti tra gli afrikaner, andando a costituire alcune legioni “nazionali”, come appunto quella italiana.

L’unità italiana era composta da poco più di 200 uomini, arruolatisi tra i circa 3.000 italiani che risiedevano nelle repubbliche e lavoravano principalmente nell’industria estrattiva, ma anche in attività artigianali e commerciali. La legione si configurava come un corpo di cavalleria leggera, preposto all’esplorazione e ad atti di sabotaggio con uso di esplosivi, grazie in particolare alla presenza di alcuni operai specializzati, spesso di origine piemontese, arruolati tra coloro che, prima dell’emigrazione in Sudafrica, erano stati occupati al Dinamitificio Nobel di Avigliana. La breve esperienza nelle Filippine aveva però fatto comprendere bene a Ricchiardi l’importanza della conoscenza del territorio e della velocità di spostamento, soprattutto contro un esercito più potente: la Legione si integrò quindi in modo perfetto con la tattica di guerriglia elaborata dai generali boeri e condotta con abilità ed efficacia dai commando afrikaner fino alla fine delle ostilità.

Il generale Louis Botha capo della Legione Volontaria Italiana nella seconda guerra boera.
Il generale Louis Botha capo della Legione Volontaria Italiana nella seconda guerra boera.

In Sudafrica, ricoverato in un ospedale da campo per una ferita alla gamba subita nella battaglia delle alture del Tugela (febbraio 1900), Ricchiardi conobbe Myra Franciska Guttmann Joubert, nipote del presidente Kruger e del generale boero Piet Joubert (1831-1900), che sposò poco dopo e con la quale ebbe in seguito due figlie. L’albese decise di seguire l’esempio di Kruger sulla via dell’esilio e, rientrato in Italia nel 1901, si fece promotore della causa boera nell’opinione pubblica italiana e internazionale, attraverso la redazione di un diario sulla sua esperienza bellica, la fondazione di un comitato “pro boeri” a Torino e alcune conferenze, i cui proventi contribuivano a una raccolta di fondi per i profughi del conflitto. Proprio sull’onda di questo impegno politico e civile, su incoraggiamento di Paul Kruger, Ricchiardi, insieme all’amico Louis Baumann, conosciuto durante il conflitto, guidò un gruppo di esuli boeri nell’Argentina centromeridionale, dove fondò e per un breve periodo amministrò un insediamento a Chubut, battezzato Colonia Escalante. Fu l’occasione per assecondare la propria curiosità di viaggiatore, visitando non solo l’Argentina, ma anche l’Uruguay, il Paraguay e, probabilmente, il Cile, tanto da essere spesso interpellato dalla stampa sui destini e le prospettive dell’emigrazione italiana nel mondo.

Una vita avventurosa

Amareggiato dalla sconfitta, Ricchiardi continuò a girovagare per il mondo e dedicò il resto della sua vita all’attività commerciale, in diverse iniziative e società, anche con Gastone Guerrieri, conte di Mirafiori e Fontanafredda, nipote del re Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana, la “Bela Rosin”. Fino a che, nel 1923, le conseguenze di un ictus gli imposero di rallentare e poi lasciare gli affari. Con la famiglia, si trasferì alla fine degli anni Venti in Costa Azzurra, prima a Montecarlo, poi a Nizza, per tornare infine in Africa, ma del nord questa volta, a Casablanca in Marocco, dove si spense nel gennaio del 1940, a quasi 75 anni, e lì venne seppellito.

“Brillante ufficiale di cavalleria del nostro esercito; esuberante di vitalità, avido di emozioni visitò l’Europa, le Americhe, l’Asia”: con queste parole lo descriveva nel 1896 la Gazzetta di Alba. Poi la breve ma intensa esperienza in Sudafrica a fianco dei boeri, che segnò in modo indelebile il resto della sua vita. Una vita quasi da romanzo salgariano, tra impegno ideale e pratica commerciale, tra lotte per l’indipendenza dei popoli e avventure esotiche, tra ambiziosi progetti e cocenti delusioni, la vita di un piemontese sempre in giro per il mondo.

Fotografia di un gruppo di soldati della Legione Volontaria Italiana, tratta da L'illustrazione italiana, 1900.
Fotografia di un gruppo di soldati della Legione Volontaria Italiana, tratta da L'illustrazione italiana, 1900.

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Bibliografia

  • Aluisini S., Bollini G., Gli eterni ribelli: dal conflitto anglo-boero alla rivoluzione messicana, dal Venezuela alla Grande Guerra nelle Argonne. La vera storia di Umberto Cristini e degli altri "legionari" italiani, Bagnolo Mella, Epta Editions, 2021.
  • Borra E., Camillo Ricchiardi e la legione italiana nella guerra anglo-boera, in Alba Pompeia, a. VIII, fasc. 2, 1987, pp. 55-67.
  • De Toit B., Colonia Boer. An Afrikaner Settlement in Chubut, Argentina, Lewiston, Edwin Mellen Press, 1995.
  • Filesi T., Italia e italiani nella guerra anglo-boera, 1899-1902, Roma, Istituto Italo-Africano, 1987.
  • Iacoponi V., Campi d’oro e strade di ferro. Il Sudafrica e l’immigrazione italiana tra Ottocento e Novecento, Roma, XL Edizioni, 2013.
  • Lupini M., Camillo Ricchiardi. Italian Boer War Hero, Melville, Scripta Africana, 1988.
  • Pakenham T., La guerra anglo-boera, Milano, Rizzoli, 1982.
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