Ritratto di Amleto Bertoni.

La ricerca della bellezza di Amleto Bertoni

Maestro degli artigiani saluzzesi

Lidia Brero
Lidia Brero

Presidente della Fondazione Enrico Eandi.

  

Amleto Bertoni non è di Saluzzo, eppure ne rappresenta lo spirito, l’amore per il Bello, l’operosità artistica. È lui che, rifacendosi a una antica tradizione di questa “città d'arte” e allevando generazioni di artigiani – falegnami, scultori, ebanisti, decoratori, restauratori – ha dato origine al fenomeno esplosivo dell’artigianato e antiquariato del mobile saluzzese nel Novecento.

Amleto Bertoni è di Faenza, la città della ceramica e della maiolica, e ha trapiantato arte, creatività e mestiere della sua terra in questo angolo di Piemonte. D’altra parte Saluzzo ha un patrimonio di opere d’arte in legno che si fa risalire al Quattrocento, ai tempi del Marchesato, e che ha continuato ad arricchirsi nei secoli.

Bozzetto di trumeau stile barocchetto veneziano (immagine tratta dal volume “Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese”).
Bozzetto di trumeau stile barocchetto veneziano (immagine tratta dal volume “Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese”).

Vive un momento straordinario nel Settecento per l’influenza che grandi artigiani-artisti – Piffetti, Prinotto, Capello, Bozanigo… – esercitano sui “minusieri” locali. A metà Ottocento Emanuele Tapparelli D’Azeglio, nipote del più celebre Massimo, acquista e fa restaurare l’antica dimora marchionale “Casa Cavassa” per trasformarla in Casa-Museo. Il recupero delle opere d’arte lignee, che necessitano della efficienza delle maestranze locali, diventa così scuola e palestra per tanti artigiani saluzzesi.

Amleto trova dunque fin dall’inizio un ambiente favorevole al suo lavoro, ma è lui che con capacità imprenditoriale ed estro di artista crea i presupposti di una attività che darà prestigio e lavoro a tutto il Saluzzese.

Progetto per la realizzazione di mobile a parete stile Luigi XV (immagine tratta dal volume “Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese”).
Progetto per la realizzazione di mobile a parete stile Luigi XV (immagine tratta dal volume “Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese”).

Un percorso sui sentieri del vino tra eccellenza, cultura e territorio: il nettare degli dei nell'arte, le opere d'artigianato dei bottai, i patriarchi del vino, gli antichi vitigni riscoperti a Grinzane Cavour, lo scandalo del vino al metanolo e tanto altro nel tredicesimo numero di Rivista Savej!

Rivista Savej 13 è nelle edicole delle province di Torino, Biella, Asti, Alessandria e Vercelli, oppure in vendita su questo sito!

Una scuola per i ragazzi dell’orfanotrofio

Su via Griselda, nella parte alta della città, si aprono due portoni, uno grande e solenne, l’altro molto semplice. Uno è quello di casa Bertoni, l’altro dell’Ospizio Gianotti che accoglie ragazzi orfani o provenienti da famiglie in grande difficoltà. Amleto si assume, nel 1931, l’onere di fondare nel Pio Istituto Gianotti una scuola di falegnameria che diventa poi una scuola artigiana, vivaio degli artigiani di domani. Questi ragazzi non hanno un padre, Amleto è vedovo e non ha figli. Forse è anche per questo che il suo insegnamento sarà sempre improntato a un atteggiamento di comprensione e vicinanza paterna. Ciò non esclude rigore e impegno, infatti i ragazzi del Gianotti sono considerati i migliori come preparazione professionale.

Vi è una trentina di allievi permanenti, divisi in tre reparti: falegnami, scultori, intarsiatori. Dai sei a diciotto anni seguono un normale corso di studi ma nel frattempo hanno anche modo di formarsi come artigiani. Dopo i diciotto anni, lasciato l’Istituto, gli allievi sono liberi di entrare nell’azienda Bertoni o di accettare altre proposte sul territorio. Molti apriranno botteghe per conto proprio.

Una buona preparazione artigianale, un lavoro sicuro e anche prestigioso, tranquillità economica per il futuro: a questo mira l’attività filantropica di Amleto in favore dei suoi ragazzi dell’Orfanotrofio. Lo accusarono di tornaconto personale. Certo, vi era anche questo, non per nulla era un imprenditore. Ma con una ampia visione sociale.

Amleto Bertoni intento a insegnare ai ragazzi dell'Istituto Gianotti (foto tratta dal volume “Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese”).
Amleto Bertoni intento a insegnare ai ragazzi dell'Istituto Gianotti (foto tratta dal volume “Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese”).

Lo “stile Bertoni”

All’inizio l’attività dell’azienda Bertoni è limitata al restauro, a cui verrà sempre destinato il lavoro di artigiani particolarmente esperti nel settore; accanto all’antiquariato in seguito si afferma la realizzazione del mobile nuovo, che però non diviene mai produzione in serie. Ogni mobile ha una sua originalità sobria ed elegante che si sviluppa su linee classiche, più essenziali però rispetto agli schemi del tradizionale Barocco piemontese. Un mobile così concepito acquista una identità propria che verrà definita “stile saluzzese” o “stile Bertoni”. Confrontando infatti lo “stile saluzzese” con quello piemontese del tempo, si noteranno alcune differenze, sia pure lievi: linee meno tortuose, decorazioni, cornici e pannelli meno elaborati, senza troppo indulgere a curve e controcurve e riccioli caratteristici del Barocco.

Studio, disegno, esperienza e competenza sono gli elementi basilari del lavoro artigiano. E partendo dal pezzo singolo, il discorso può poi ampliarsi alla progettazione di un intero ambiente. In proposito, un elemento distintivo e di grande prestigio non solo per l’azienda Bertoni ma per le molte aziende saluzzesi, è la “boiserie”, una pannellatura in legno che abbraccia le pareti e conferisce un effetto di continuità e armonia all’ambiente. L’armadiatura della “boiserie” in barocco piemontese o in stile più moderno e lineare, in legno naturale o laccato, ha un particolare esito artistico e scenografico con le sequenze dei suoi scaffali a giorno o chiusi da antine lignee o da vetri legati a piombo. Il legno usato è il noce o il rovere; per gli intarsi che valorizzano particolari mobili d’arte come trumò, ripiani di tavoli, comò e comodini, scrivanie o tavoli diplomatici, sono usati pregiati legni policromi, palissandro, ebano, “bois de violette” e “bois de rose”, bosso, ulivo, radica di olmo…

Trumeau in legno intarsiato, artigianato.
Trumeau in legno intarsiato, artigianato.

La “scrivania diplomatica”, assieme alla “boiserie”, rappresenta una delle produzioni più richieste e apprezzate della ditta Bertoni. Spiega Piero Sasia, formatosi in tale azienda e poi egli stesso imprenditore di successo:

Si trattava di un tavolo-scrivania ampio e funzionale, esteticamente molto bello. La bellezza era rappresentata da due elementi in particolare: l’intarsio, che ricopriva tutta la struttura lignea – il piano normalmente era di cuoio – e i bronzi che incorniciavano gli angoli e i cassetti e decoravano la curvatura delle gambe e i piedi.

La scrivania diplomatica abbellì – e abbellisce – uffici e ambienti prestigiosi: dal Quirinale ad alcune sedi della Banca d’Italia, tribunali e sedi comunali, istituti bancari e naturalmente molti uffici professionali e privati.

Mobile libreria, laccato e dorato, con legati in legno e tavolo diplomatico Luigi XV con particolari in bronzo dorato (foto tratta dal volume “Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese”).
Mobile libreria, laccato e dorato, con legati in legno e tavolo diplomatico Luigi XV con particolari in bronzo dorato (foto tratta dal volume “Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese”).

Le mostre, una vetrina dell’artigianato

Amleto, da geniale imprenditore quale era, intuì presto che per crescere occorreva uscire dallo stretto ambito locale. È lui il promotore delle famose mostre annuali dell’Antiquariato e Artigianato Saluzzese, una vetrina dell’arte e dell’abilità artigiana del territorio.

Quando riceve i suoi illustri clienti – il Duca d’Aosta, la principessa Carlotta di Monaco, le signore Agnelli e Pininfarina – li incanta con la sua effervescente parlantina romagnola, con la sua competenza e autorevolezza. Li accompagna attraverso i locali di via Griselda, dove vive, a visitare la falegnameria, i vari laboratori, gli uffici e lo spazio espositivo vero e proprio che, accanto a opere di eccellente artigianato, presenta preziose opere di antiquariato: mobili, quadri, sculture, oggettistica, vasellame, tappeti… che dal Seicento arrivano al Novecento. Nell’antiquariato Amleto Bertoni diventa un punto di riferimento per gli altri specialisti del settore: lo stesso Pietro Accorsi arriva da Torino per prendere visione di quanto egli regolarmente importa dalla Francia e dall’Inghilterra.

Piattaia in legno di noce scolpito, barocco piemontese, artigianato (foto tratta dal volume “Saluzzo e il legno”).
Piattaia in legno di noce scolpito, barocco piemontese, artigianato (foto tratta dal volume “Saluzzo e il legno”).

Ma a parte le visite di clienti illustri e blasonati, Amleto promuove in particolare le Mostre come mezzo per far conoscere a un vasto pubblico la produzione dell’azienda, frutto di fatica ma soprattutto di ingegno e passione per il Bello. Gli artigiani saluzzesi si conoscono tutti anche a motivo di esperienze lavorative a volte condivise. Ma fra loro c’è pure una giusta competizione, specie in occasione della annuale Mostra, quando ciascuna bottega presenta il meglio della propria attività. E tra innovazioni, progetti e soluzioni, la Mostra è una gara a superarsi e insieme uno stimolo a crescere e migliorarsi. Inoltre, cosa molto importante, la Mostra garantisce per un intero anno il lavoro a una bottega, la quale ha così modo di dar prova della propria esperienza e abilità nel restauro e nell’artigianato: per esempio riproducendo in modo perfetto un’opera del passato o prendendo dal passato ispirazione per una esecuzione più moderna.

La prima Mostra risale al 1927 e poi, dopo qualche altra manifestazione, trascorsi i difficili anni della guerra, verrà organizzata quella del 1950, non a caso chiamata “della rinascita”, inaugurata dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Era la testimonianza dello sforzo dell’Italia per rimettersi in piedi proprio attraverso il lavoro. A dar prestigio alla Mostra è anche la presenza di uomini politici: un altro presidente, Giovanni Gronchi, inaugura l’edizione del 1955 e diversi ministri saranno presenti negli anni seguenti. La prima Mostra dopo la morte di Amleto Bertoni, nel 1967, vede la partecipazione dell'allora Presidente del Consiglio Aldo Moro.

Prima foto: cassettone stile Luigi XVI in palissandro, bois de rose e tarsie in acero, antiquariato. Seconda foto: cassettone piemontese a quattro cassetti, in noce, lastronato con tarsie in acero e placche in radica, secolo XVIII e specchiera piemontese dorata in legno scolpito, secolo XVIII (foto tratte dal volume “Saluzzo e il legno”).

Cosa resta della azienda Bertoni

Ormai l’attività dell’azienda è conosciuta su scala nazionale e anche all’estero, e lo dimostrano molte fra le opere più prestigiose: la cappella del transatlantico “Cristoforo Colombo”, gli arredi di diversi tribunali piemontesi, della Banca d’Italia di Torino, della caffetteria Mangini di Genova, rari pezzi di antiquariato nel palazzo del Quirinale, la residenza della Principessa di Monaco e quella del Presidente della Repubblica, gli interni della Bugatti EB218, progettata da Giugiaro… E in quanti ristoranti, caffè, bar, negozi, studi professionali, locali pubblici o abitazioni private esistono ancora mobili in “stile Bertoni” che mantengono inalterato il loro fascino e parlano di perfezione e bellezza?

Poi, lentamente, negli anni qualcosa cambia. Verso gli ultimi decenni del Novecento cambiano esigenze, abitudini, mode e tendenze del design: si preferiscono linee sobrie, geometriche e quindi i mobili dalla struttura semplice ed essenziale, come offre appunto la produzione in serie. È cambiata inoltre la disponibilità finanziaria, considerata la crisi economica tuttora in atto. Ma intanto si smarrisce quel grande patrimonio di professionalità (scultori, intarsiatori, tornitori, doratori…) che ha costituito il nerbo dell’artigianato saluzzese e che progressivamente non ha più trovato sbocco di continuità nel tempo. Una perdita molto grave perché richiede anni la formazione di un artigiano altamente specializzato. Sono rimaste alcune aziende ma gli operatori si sono a ragione orientati verso l’antiquariato o verso iniziative più propriamente commerciali.

Per quanto riguarda l’azienda Bertoni, l’attività cessa nel 2008 quando viene rilevata da alcuni dipendenti che comunque ne conservano il nome: Amleto Bertoni Srl – Antica casa di Arte, trasferendo però sede e laboratori nel comune di Paesana. Uno dei titolari della nuova ditta, il signor Marco Mo, conferma che è sempre viva la componente antiquariato, mentre per quanto riguarda l’arredamento circa il 70% è rappresentato dal “moderno” e il 30% dal mobile in “stile Bertoni”. Quest’ultimo tipo di produzione, che per l’alto livello qualitativo è possibile trovare solo nell’ambito di aziende che abbiano mantenuto determinate professionalità di tipo artigianale, è destinata in gran parte ai mercati esteri: Francia, Olanda, Inghilterra. E noi siamo orgogliosi che quell’ideale di Bellezza che ha sempre ispirato Amleto Bertoni, partendo dal Piemonte, continui ad arrivare così lontano.

Schizzo con firma realizzato da Bertoni. Pubblicato sul libro “Amleto Bertoni” stampato nel primo anniversario dalla sua scomparsa.
Schizzo con firma realizzato da Bertoni. Pubblicato sul libro “Amleto Bertoni” stampato nel primo anniversario dalla sua scomparsa.

※ ※ ※

Bibliografia

  • Bessone C., Saluzzo e il Legno, Milano, Gribaudo Editore, 1996.
  • Bessone C., Amleto Bertoni. Maestro del lavoro saluzzese, Saluzzo, Fusta Editore, 2023.
  • Caballo E., Ruata A. (a cura di), Amleto Bertoni. In memoriam, Torino, 1968.
※ ※ ※

Ricevi le newsletter di Rivista Savej. Scrivi qui sotto la tua mail e clicca "Iscrivimi".

Nelle ultime 24 ore si sono iscritte 1 persone!

Raccontare il Piemonte, un articolo alla volta.
Logo Libreria Savej