Le attività dell'uomo nei nomi di luogo

Cave, vigne e mulini nella toponomastica piemontese

Alberto Ghia
Alberto Ghia

Astigiano, è dottore di ricerca in Linguistica italiana, cultore della materia presso l’Università di Torino e redattore dell’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano. I suoi campi di ricerca sono la dialettologia, la geografia linguistica e l’onomastica. Nel tempo libero viaggia all’insegna della curiosità, per strade di carta o di asfalto, cercando bei paesaggi, storie interessanti, tradizioni quasi dimenticate e formaggio.

  

L’occhio con cui l’uomo ha guardato l’ambiente e l’ha nominato non è tanto un occhio “estetico”, che mira a cogliere aspetti più o meno belli del “paesaggio” (le virgolette sono d’obbligo, considerando che è una idea molto moderna), quanto piuttosto un occhio “economico”. Il toponimo, oltre a classificare lo spazio e al di là di alcune tautologie (un rilievo è un picco, un bricco, un trucco o una cima; un corso d’acqua è un fiume, un ruscello o un rio a seconda della sua portata; una casa è una casa e così via), si rifà a un elemento caratterizzante lo spazio nominato e con grande frequenza questo elemento suggerisce il modo in cui l’uomo può trarre vantaggio da esso, indicando la presenza di risorse o indicando il loro sfruttamento.

Nomi di luogo e attività dell'uomo

Alcune delle categorie che abbiamo già osservato nei precedenti numeri di Rivista Savej possono essere lette in questo modo. Si pensi ai fitotoponimi (nomi di luogo da nomi di piante): prevalgono le essenze che avevano un qualche tipo di sfruttamento; per quanto riguarda gli zootoponimi, essi potevano segnalare la destinazione d’uso di uno spazio, se il nome derivava da un animale domestico, oppure avvertivano della pericolosità del luogo (toponimi derivati dai nomi degli animali carnivori, come il lupo e l’orso); gli antropotoponimi, infine, svolgevano un ruolo di “catasto orale”, nominando i proprietari dei luoghi e quindi indicando chi godeva i diritti di sfruttamento (e lo stesso vale per i territori che rimandano ai concetti di comunia e donia di età medievale).

In questo episodio ci concentreremo su nomi di luogo che evocano attività dell’uomo. In primo luogo osserveremo alcuni nomi collegati alle attività estrattive (metalli e pietre), poi proseguiremo considerando come l’agricoltura ha modificato il paesaggio, soffermandoci anche su alcune coltivazioni fortemente commerciali. In seguito, analizzeremo alcuni toponimi derivati da attività legati alla trasformazione delle materie prime: fucine, maglie altre ancora. Considereremo inoltre una categoria di allevamenti che non avevamo ancora considerato, per passare poi ad alcuni nomi che evocano il commercio e la circolazione delle merci sul territorio.

I nomi di luogo di cui tratteremo assieme sono stati presi dalle carte ufficiali della regione (carta tecnica regionale e carta dell’Istituto Geografico Militare), oltre che da google maps; ricordo che i soli dati moderni possono essere validi indizi per supporre il significato dei toponimi, tuttavia per essere più sicuri di una ricostruzione etimologica e motivazionale sarebbe necessario un confronto con le corrispettive denominazioni dialettali, nonché con le attestazioni più antiche a nostra disposizione.

Tesori dal sottosuolo

Il sottosuolo piemontese è ricco di materie prime e queste risorse sono state ampiamente sfruttate nel corso della storia; non è raro quindi imbattersi in toponimi che evocano questo tipo di attività.

Per quanto riguarda l’estrazione mineraria ricordiamo a mo’ d’esempio Borgata Mina a Valdilana (BI), Cava Roccone a Monastero di Vasco (CN) e Rocca Pertusà (cioè bucata) a Usseaux (TO), probabili indizi della presenza di una cava. Ma che cosa si estraeva? La toponimia cristallizza la presenza di diversi metalli, a cominciare dall’oro: dal ventre delle nostre montagne le acque portavano a valle pagliuzze e pepite, che hanno richiamato non pochi cercatori d’oro lungo il Sesia e altri corsi d’acqua, tra cui l’Orco, il cui nome piemontese Eva d’Or, cioè ‘acqua d’oro’, ricorda appunto la presenza del prezioso materiale; a essi possiamo aggiungere forse il Monte Auriol a Casteldelfino (CN) e la Rocca dell’Oro a Envie (CN), ma non va escluso che debbano essere invece collegati alla voce latina aura ‘vento’.

Il torrente Orco a valle di Locana.
Il torrente Orco a valle di Locana.

Dalle montagne piemontesi si estraeva poi argento, come ricordano Argentera, nome di comune (CN) e frazione di Rivarolo Canavese (TO), Perosa Argentina (TO) e il massiccio dell’Argentera, a Valdieri (CN). Tra i minerali si segnala l’estrazione del gesso, fissata nei toponimi Bric del Gesso a Costigliole d’Asti, Gesso a Cocconato (AT), il Gesso, affluente di destra della Stura di Demonte, e del marmo, a cui rimandano Marmora (CN), Marmorito a Passerano Marmorito (AT), Marmellina a Mombaruzzo (AT), Via Marmorea a Brossasco (TO), Costa della Marmorea a Garessio (CN), Marmo a Valstrona (VB) e Canelli (AT), Rio Marmazza a Pieve Vergonte (VB). Circa marmo e i suoi derivati va precisato che la motivazione potrebbe risalire alla scoperta di vestigia romane (a partire da tratti di strada lastricata), oltre alla presenza di cave.

Tra i materiali da costruzione va ricordata l’estrazione di creta e tufo: al primo rimandano Crea a Serralunga di Crea (AL), Bricco Credo a Montegrosso di Cinaglio, frazione di Asti, Casali Creda a Cannobio (VB), Creta a Netro (BI) e Crealla a Valle Cannobina (VB); al secondo Toasso ad Azzano d’Asti, Cascina Tuvina a Fontaneto d’Agogna (NO), Tuffo a Cocconato (AT), Punta Toasso Bianco tra Giaglione e Venaus (TO) e Vicolo del Tuffo a Incisa Scapaccino (AT). Questi nomi potrebbero indicare antiche cave, ma anche semplicemente descrivere la qualità del suolo (a vantaggio ovviamente dell’attività agricola). A questa seconda tipologia rimandano anche Colle dell’Arcano presso Massello (TO): il nome è motivato alla ricchezza di ossidi di ferro, che rendono il terreno di un bel colore ocra rossa; motivazione simile hanno i nomi di luogo del tipo Terre Rosse, come la località di Castello d’Annone (AT), sempre collegati alla ricchezza di ferro del suolo; vedremo in seguito alcuni nomi che invece sono collegati alla lavorazione del metallo.

Il versante occidentale del massiccio dell'Argentera visto dal Lago Superiore di Fremamorta.
Il versante occidentale del massiccio dell'Argentera visto dal Lago Superiore di Fremamorta.

Lavorando la terra

Il primo passo per la produzione di beni agricoli è la creazione dei campi; in questo senso è interessante notare che i nomi di alcune località ricordano proprio il loro dissodamento. In letteratura si discute essenzialmente di due basi: la prima, novariam, è latina ed è legata a novum ‘nuovo’, ed evoca appunto il fatto che, quando è stato dato il nome, era una terra nuova: troviamo ad esempio Novarina a San Sebastiano da Po (TO) e Bogogno (NO), dove si trova anche Novella, Novareglia a Valchiusa (TO), Novaretto a Caprie (TO), Novello (CN) e anche Novara. È necessario fare attenzione, perché la motivazione di questi esiti di novum potrebbe anche riguardare altri referenti (una cascina, per esempio); non mancano nemmeno derivati diretti da Novara o dall’etnico, novarese (anche come cognome). Questa base è solamente toponimica: in piemontese la voce comune per esprimere il concetto di terreno dissodato è runch, di origine germanica. A essa rimandano molti toponimi (e anche un cognome): Ronco Biellese, Ronco Canavese (TO), Roncale a Netro (BI), Runcarè a Cantarana (AT), Roncazzi a Montezemolo (CN), Roncasso a Cuorgnè (TO), Ronchi a Mombercelli (AT), Ronco Superiore e Inferiore a Orta San Giulio (NO), Roncaccio Superiore e Inferiore a Rimella (VC), Runchio a Cossogno (VB).

Le terre coltivate, quando occupate da colture annuali, sono chiamate generalmente campi e orti; i tipi lessicali in passato erano più numerosi. In tutta la regione si trova ben rappresentato il tipo latino campum, unito a vari suffissi. Ne sono esempi: Campiglia Cervo (BI), Campiglia a Valchiusa (TO), Campeglio a Cannobio (VB) e Guardabosone (BI), Campiglione a Prazzo (CN), Casa Campofreddo a Gorzegno (CN), Cascina Campora a Sciolze (TO) e Castelletto d’Orba (AL); con esito palatale tipico del francoprovenzale si incontra Ciampas ad Ala di Stura (TO). Al tipo latino hortum rimandano invece i molti orti, tra cui Orti ad Alessandria, Cascina Orti a Odalengo Grande (AL), Ortai a Grognardo (AL), Ortagli a Maranzana (AT), Ortali a Sostegno (BI), Ortassi a Pancalieri (TO), Ortazzo a Cocconato (AT), Ortolana a Tassarolo (AL); al germanico garten, da cui giardino rimandano Mongiardino Ligure (AL), Cascina Giardina a Bosconero (TO), Cascina Bel Giardino a Carpignano Sesia (NO), Giardino a Valdinala (BI), Casa Giardino a Tigliole (AT). Al sostrato celtico rimandano gli esiti di *brogilos ‘verziere’ che troviamo in Broglio a Settime (AT), Moretta (CN), Cossato (BI) e Ricaldone (AL); Libroglio tra Montemarzo, frazione di Asti, e Azzano d’Asti; Broglina a Magnano (BI), Brogliatto ad Alpette (TO), Broglietta a Santena (TO) e Strada Broglia a Cambiano (TO). Altri toponimi richiamano la base viridem: Verzuolo (CN), Cascina Verzella a Lerma (AL), Verzeglio a San Damiano d’Asti, Rio Verzenasco a Cassine (AL); è incerto però se rimandino a zone boscate oppure a coltivi.

Altrettanto importante era indicare la sterilità di un terreno: ne resta traccia in Sterlè (un tempo Sterledo) a Vogogna (VB) e, se non si tratta di un cognome, in Borgata Sterlotti a Montà (CN).

Veduta di Campiglia Cervo dal sentiero per Sassaia (BI). Foto di F. Ceragioli (CC BY-SA 3.0).
Veduta di Campiglia Cervo dal sentiero per Sassaia (BI). Foto di F. Ceragioli (CC BY-SA 3.0).

La vite e la canapa

Quali coltivazioni hanno lasciato traccia in toponimia? Occupandoci dei nomi di piante, abbiamo visto la presenza di molti suffissi -etum, con il quale si creano nomi collettivi, per diverse piante che avevano grande importanza e che pertanto si può supporre fossero accudite: ripetiamo solo a mo’ d’esempio Castagneto Po, invitando chi volesse approfondire questo tipo a recuperare il relativo articolo, per parlare di due piante che avevamo volutamente tralasciato in precedenza: la vite e la canapa.

Grande rilevanza ha ovviamente la coltivazione della vite, che lascia traccia in molti toponimi; tra i nomi di comuni ricordiamo Vignone (VB), Vignole Borbera (AL), Vignale Monferrato (AL), Vignolo (CN); ancora di più sono i microtoponimi: Bric Vignadonia ad Agliè (TO), Vignazza ad Albera Ligure (AL), Vigna ad Aramengo (AT), Montecrestese (VB) e Chiusa di Pesio (CN), la Vigna a Quaregna Cerreto, Vignassa ad Asigliano Vercellese (VC) e a Sant’Antonino di Susa (TO), Vignali a Barbania (CN), Vigne a Benevello (CN) e Cartosio (AL), Valvinera a Castagnole Monferrato (AT), Vignasse a Ceres (TO), Vignole a Crevalcuore (BI), Vignetti a Forno Canavese (TO), Vignaccia a Massino Visconti (NO), Vignone a Mombaruzzo (AT), Vignamaggiore a Montecrestese (VB), Vignola a Saliceto (CN), Vignano a Monteu Roero (CN), Vignasso a Tigliole (AT), gli speculari Bonvino a Cocconato (AT) e Malvino a Sardigliano (AL), Cascina Vignetta a Vinzaglio (NO). Ci sono poi nomi di luogo che richiamano un preciso metodo di coltivazione della vite, l’alteno: Altina a Belveglio (AT), Alteno a Montecrestese (VB), Ottini a Tonengo (AT) e Valperga (TO). Chiudono la rassegna alcuni nomi che evocano una parte precisa della vite, la pianta giovane detta maiö’ (< malleolum, per la forma), italianizzata in maiolo, magliolo (è anche cognome diffuso): Maglioli a Bioglio (BI), Maioli a Brozolo (TO) e Valdilana (BI), Maiole a Cavaglià (BI), Casa Maioli a Santo Stefano Roero (CN), Cascina Maiolette a Strambino (TO), Maioglio a Tigliole (AT).

Importanti riferimenti ha anche la coltura della canapa: Canavaccia a Campertogno (VC), Canavai a Cassinelle (AL), Canavis a Castelnuovo Nigra (TO), Cinaveri a Mezzenile (TO), Canapile a Racconigi (CN), Scanavasse a Rittana (CN), Cascina Canavasso a Rivalba (TO), Alpe Canavera a Ronco Canavese (TO), Canavura a Saliceto (CN), Alpe Canva a Toceno (VB), Canavelle a Traversella (TO), Canavette a Val di Chy (TO), Scanavere a Valloriate (CN), Case Canapali a Villastellone (TO).

Ricordiamo infine Lenta (VC), da lentula ‘lenticchia’, forse motivato dalla coltivazione prevalente; Strada dei Fagiolini, che denomina un tratto della SP3 a Odalengo Grande, strada nata negli anni Sessanta per collegare le zone agricole della Val Cerrina ai mercati lungo il Po (il nome ricorda uno tra i prodotti principali della zona); aggiungiamo due località legate al miglio: Migliaro a Pollone (BI) e Migliarino a Moncucco Torinese (AT); potrebbero però trattarsi di nomi di luogo derivati da cognomi.

Veduta di Vignole Borbera (AL).
Veduta di Vignole Borbera (AL).

L'allevamento

Nel contributo dedicato alla zootoponimia abbiamo raccolto alcuni esempi di nomi di luogo che evocano animali da allevamento: ricordiamo qui di nuovo Bovile a Perrero (TO) e Mandria a Chivasso (TO) per i bovini, Oviglio (AL) e Volpedo (< vicus pecudis, AL) per gli ovini, Craveggia (NO) e Cravegna a Crodo (VB) per i caprini, Procaria a Ceres (TO) e Borgoregio (< porcaricium) a Torrazza Piemonte (TO) per i suini. Un gruppo numeroso che non abbiamo analizzato allora ma che dettaglieremo oggi è dedicato alla piscicoltura: Casa Pescina a Bosio (AL) e Ponzone (AL), Cascina Pessina a Centallo (CN), Occimiano (AL) e Marene (CN), Cascine Pessine a Sommariva del Bosco (CN), Pessinate a Cantalupo Ligure (AL), Cascina Peschiera ad Asti, La Peschiera a Roccaforte Mondovì (CN), Rio della Peschiera a Sarezzano (AL), Peschiere a Moncalvo (AT), Piscina (TO).

Veduta dall'alto del comune di Piscina.
Veduta dall'alto del comune di Piscina.

Attività artigianali

Alcune località devono il loro nome alla presenza di officine per la trasformazione delle materie prime. Alcuni di essi sono molto antichi, per esempio troviamo nomi di luogo che continuano voci che dal latino non sono passate alle lingue romanze: fibulinam ‘fabbrica di fibulae’ in Fubina, frazione di Viù (TO) e Fubine (AL); fictiliarium ‘fornace di terracotta’ in Figliere di Monterosso Grana (CN); forse figulinam ‘bottega del vasaio’, in Figino, frazione di Albera Ligure (AL); non va poi dimenticato il centro archeologico di Industria, emerso dagli scavi effettuati a Monteu da Po (TO).

Più abbondanti i nomi recenti; a tal proposito dobbiamo ricordare che in alcuni casi i toponimi potrebbero derivare anche da cognomi (a loro volta derivati da soprannomi che dipendono dalla professione svolta da chi li ha portati in origine). Oltre a qualche voce generica, legata al piemontese boita ‘officina artigianale’, come Boita a San Benigno Canavese (TO) e Cascina Boita a Parodi Ligure (AL), troviamo diversi nomi legati a officine specifiche, come per esempio:

mulini: Castelletto Molina (AL), Molino dei Torti (AL), Borgata Molino a Coazze (TO), le Molina a Cavagnolo (TO), Molini a Isola d’Asti (AT), il Molinotto a Carrù (CN);

magli ad acqua, in piemontese martinet: Via Martinetto a Burolo (TO), Casa Martinetto ad Azzano d’Asti e Marene (CN), Cascina Martinetta ad Alice Castello (VC), Martinat a San Germano Chisone (TO), Martinetto a Chiusa di Pesio (CN), Carrù (CN) e Niella Tanaro (CN);

forni e fornaci: i primi di solito sono per il pane, ed è possibile che la borgata si sia sviluppata attorno a un forno comunitario, i secondi invece per i mattoni o la calce. Rimandano a queste basi i toponimi Forno Canavese (TO), Cascina Fornasetta ad Azzano d’Asti, Fornasino a Scalenghe (TO), Casa Fornace a Paderna (AL), Priero (CN), Cascina Fornace a Scalenghe (TO), Moncrivello (VC), Romentino (NO), Fornacione a Quargnento (AL), Fornello a Niella Tanaro (CN), Fornengo a Cuorgnè (TO), Cascina Fornasa a Campiglione Fenile (TO), Fornacetta a Vignole Borbera (AL), Borgata Forni a Paesana (CN), Fornacchia a Condove (TO). Destinati alla produzione di calce probabilmente erano anche Casa Calcina a Condove (TO), Case Calcinera a Caprie (TO), Cascina Calcinera ad Arignano (TO), Cascina Calcinara a Granozzo con Monticello, Strada Calcinara a Rosignano Monferrato (AL), Calcinara a Rocchetta di Borbera (AL), Calcinere a Paesana (CN), Calcinera a Farigliano (CN), Calcinasca Rueglio (TO), a meno che non indichino solo un terreno fortemente calcareo — questa ipotesi è più probabile nel caso di Bric Calcinara a Moasca (AT);

forge e fucine: dal latino fabrica ‘forgia’ derivano Fabbrica Curone (AL), Fabbrica a Crevadossola (VB), Nucetto (CN), Montegioco (AL), Montezemolo (CN), Roburent (CN) e Gavi (AL), Cascina Fabbrica a Morozzo (CN), Pombia (NO) e Tagliolo Monferrato (AL), Favria (TO); da ferrariam Ferrere (AT), Ferrere ad Argentera (CN), Ferrieri a Pramollo (CN), La Ferriera a Brondello (CN); da fucinam Fucine a Viù (TO) e Nucetto (CN), Fusine a Roburent (CN) e Gavi (AL);

concerie: alla base *affactare deriva afaitè, voce con cui si indica il lavoro di concia delle pelli; a esse sono legati alcuni toponimi: Faiteria ad Andezeno (TO) Rocca d’Arazzo (AT) e Luserna San Giovanni (TO), Cascina Faiteria a Piovà Massaia (AT), Fitteria a Valenza (AL), Fataria a Barbania (TO), Fettaria a Costigliole d’Asti;

segherie: dalla base latina resegare derivano La Ressia a Sampeyre (CN), Ressia a Bobbio Pellice (TO), Casa Ressia a Cardè (CN).

La piazza di Fabbrica Curone, sullo sfondo la pieve di Santa Maria Assunta. Foto di Davide Papalini (CC BY-SA 3.0).
La piazza di Fabbrica Curone, sullo sfondo la pieve di Santa Maria Assunta. Foto di Davide Papalini (CC BY-SA 3.0).

Mercato e commercio

Mercati e fiere non hanno lasciato grandi tracce nella toponimia piemontese; se si eccettuano Ala di Stura (TO) e Borgo d’Ale (VC), che potrebbero rimandare al longobardo halla- ‘portico, palazzo’, continuato dal piemontese ala con il significato di ‘loggia, porticato coperto dove si fa il mercato’, troviamo alcuni odonimi: Piazza della Fiera ad Almese (TO) e Fenestrelle (TO), Via Fiera a Buronzo (TO), Via della Fiera a Ciriè (TO), Spianata Fiera a Romagnano Sesia (NO), Piazza Mercato a Re (VB) e Castino (CN), Via Mercato a Gabiano (AL) e Cossato (BI), Via Mercanti a Torino e Divignano (NO), Galleria dei Mercanti ad Asti sono alcuni esempi.

Maggiori tracce hanno lasciato il passaggio delle merci, in particolare in riferimento alle tasse doganali o ai dazi che erano imposti sull’importazione sull’esportazione. Uno degli esempi più antichi è Carema (TO), luogo preposto al pagamento della quadragesima galliarum, una tassa sulle merci che giungevano dalle Gallie (probabilmente attraverso il passo del Gran San Bernardo); si aggiungono altri nomi più recenti, tra cui Dogane nella stessa Carema, Casa Duagna a Roccaverano (AT), Casa Dogana a Murisengo e a Villadeati (AL), Cascina Dogana a Marano Ticino (NO), La Dogana a Galliate (NO) e alla presenza della dogana (tra stato di Milano e la contea di Asti, poi Savoia) deve il suo nome l’albergo Antica Dogana a Quarto, frazione di Asti, ospitato appunto nell’edificio impiegato in passato come dogana. Troviamo ancora Il Dazio ad Alessandria e a Viù (TO)e Gabella a Curino (BI); con qualche dubbio aggiungiamo Barrera a Villa San Secondo (AT). Il pedaggio era poi una gabella che veniva riscossa per aver usufruito di certe strade: troviamo Bric del Pedaggio a Montezemolo (CN), Pedaggio a Cuorgnè (TO), Bricherasio (TO) e Capriata d’Orba (AL); non distante si trova la Cascina Pedaggio a Carpeneto (AL), e ancora troviamo Bric Pedaggera a Mombarcaro (CN), Pedaggera a Cerreto Langhe (CN) e Cascina Pedaggera nuovamente a Capriata d’orba (AL).

Carema, veduta del paese tra i vigneti.
Carema, veduta del paese tra i vigneti.

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Bibliografia

  • AA.VV., Atlante geografico del Piemonte, Torino, Regione Piemonte, 2008.
  • Gasca Queirazza G. e altri, Dizionario di Toponomastica. I nomi geografici italiani, Torino, Utet, 1990.
  • Ghia A., Animali da allevamento e toponimia del Piemonte montano: prime osservazioni, in Marcato G. (a cura di), Dialetti uno nessuno centomila, Padova, Cleup, 2017, pp. 287–294.
  • Olivieri D., Dizionario di toponomastica piemontese, Brescia, Paideia, 1965.
  • Pellegrini G.B., Toponomastica italiana. 10000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni, contrade, fiumi, monti, spiegati nella loro origine e storia, Milano, Hoepli, 1990.
  • Serra G., Contributo toponomastico alla teoria della continuità nel Medioevo delle comunità rurali romane e preromane, Cartea Româneasca, Cluj, 1931.
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