Sorelle di sangue, sorelle di voce

Le cantanti d’opera Barbara e Carlotta Marchisio

Carlotta e Barbara Marchisio

Laureata in Scienze dei beni culturali, è una guida turistica non convenzionale, nota come La Civetta di Torino specializzata nella valorizzazione storico-artistica della città da un punto di vista insolito tombe, cimiteri, cripte e non solo.

  

Non era una bellezza canonica, Barbara. Se ne rendeva conto ogni volta che osservava nello specchio il suo volto un po’ mascolino, in cui folte sopracciglia all’ingiù le donavano una perenne espressione imbronciata. Lo stesso era per sua sorella minore, Carlotta. Lo specchio, però, restituiva a Barbara anche l’immagine di una ragazza tenace, consapevole di quello che voleva e che avrebbe saputo ottenere dalla vita. La fata buona non aveva lasciato nella culla delle sorelle Marchisio il dono della beltà, ma le aveva dotate entrambe di ottime corde vocali.

Scriverà nel 1860 Francesco Regli:

“Le signore Marchisio son padrone dell’arte loro; onorano il puro stile. E la loro carriera è sicura. I pittori non avranno a far troppo, perché non son belle, ma bensì molto scrivere dovranno di esse i giornalisti e i critici”.

E così, in effetti, avvenne.

Ritratto di Barbara Marchisio (sinistra) e sua sorella Carlotta (destra), 1858.
Ritratto di Barbara Marchisio (sinistra) e sua sorella Carlotta (destra), 1858.

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Una voce che ammalia

In famiglia si favoleggiava sovente di come la splendida voce da contralto di Barbara una volta avesse addirittura ammaliato un brigante. Il malintenzionato aveva ostruito il passo alla ragazza e alla sua accompagnatrice, di ritorno da una passeggiata, ordinando di consegnargli i loro averi. Barbara mostrò sangue freddo rispondendo che lei aveva con sé solo la sua voce e null’altro. Senza attendere una risposta, la giovane intonò la Norma. Sulle note della Casta Diva il borseggiatore cadde in ginocchio esclamando: “Creatura divina, sono ai tuoi piedi. Non ti torcerò un capello. E che Iddio ti protegga e benedica”.

Barbara desiderava cantare più di ogni altra cosa al mondo. Niente e nessuno glielo avrebbe impedito, nemmeno la madre Margherita, contraria al pensiero che le sue figlie potessero salire su un palcoscenico come delle donnette da poco, esibendosi alla mercè degli sguardi maschili. Contrariamente a Barbara, Carlotta non aveva alcuna velleità artistica. La gente le incuteva timore e soltanto il grande affetto che provava per la sorella poté convincerla a mostrarsi davanti al pubblico.

Barbara Marchisio, tra il 1860 e il 1890.
Barbara Marchisio, tra il 1860 e il 1890.

Musicisti in famiglia

Barbara e Carlotta Marchisio, nate a Torino rispettivamente il 6 dicembre 1833 e l’8 dicembre 1835, appartenevano a una famiglia che si occupava di musica da sempre (quella stessa famiglia che costruì il misterioso pianoforte di Siena). Il nonno materno suonava il violino, mentre il padre Pier Antonio e lo zio Giuseppe erano costruttori di pianoforti. Nel 1847, alla morte prematura di Pier Antonio, l’attività fu portata avanti dai fratelli delle ragazze. In particolare, il primogenito Antonino e l’ultimogenito Giuseppe Enrico erano entrambi pianisti e compositori. La Casa Fratelli Marchisio Negozianti e Fabbricanti di Pianoforti, fondata nel 1830, era molto famosa a Torino. Conosciuta da tutti i musicofili era anche la Sala Marchisio, l’altra celebre creatura di Antonino e Giuseppe Enrico, il corrispettivo torinese della Salle Érard di Parigi. Situata in via dell’Ippodromo (l’attuale via Gioachino Rossini), era stata aperta dai fratelli nel 1860 sfruttando gli spazi della disciolta Accademia Filodrammatica, oggi corrispondenti al Teatro Gobetti. La Sala Marchisio veniva citata dalle guide turistiche della città – la cita ad esempio Pietro Baricco in Torino descritta, Tipografia Paravia, Torino, 1869, vol. 2, p. 577 – e vi si organizzavano concerti e lezioni di canto molto frequentati.

Pubblicità dei Fratelli Marchisio in “Guida generale di Torino e Italia. Anni 1871–72”.
Pubblicità dei Fratelli Marchisio in “Guida generale di Torino e Italia. Anni 1871–72”.

Il debutto

Antonino, insegnante di pianoforte della futura regina Margherita, fu il primo maestro di musica di Barbara e Carlotta. L’attrice Carlotta Marchionni, primadonna ormai a riposo della Compagnia Reale Sarda, insegnò loro i rudimenti della recitazione, dalla dizione ai movimenti da tenere sul palco. Finalmente, nel 1850, la diciassettenne Barbara iniziò a concretizzare le sue aspirazioni con il debutto all’Accademia Filarmonica Musicale di Torino. Lasciò il pubblico stupefatto cantando l’aria di Rosina nel Barbiere di Siviglia di Rossini e quella di Settimino nel San Sebastiano di Donizzetti. Dopo questo primo trionfo, la ragazza iniziò a essere invitata in vari salotti aristocratici e in istituzioni pubbliche e private. Qui, e anche ai concerti organizzati dai fratelli, si esibiva spesso insieme alla sorella e la critica iniziò a parlarne.

Il nome di Barbara Marchisio iniziò a circolare e in breve tempo arrivò alla cantante una scrittura dal Teatro Real di Madrid per una tournée in Spagna nel 1856. Non si poteva lasciar sfuggire questa occasione, perciò si rese necessario scavalcare lo scoglio più grande, la madre Margherita, che era assai restia a lasciare andare la figliola per il mondo. Il fratello Giuseppe Enrico promise che avrebbe scortato la sorella e che sarebbe stato al suo fianco per tutto il soggiorno spagnolo. Anche Carlotta si fece convincere a partire e, alla fine, mamma Margherita diede il suo assenso. Dopo un lunghissimo viaggio, tra treno e diligenza, arrivata a Madrid Barbara poté cantare al cospetto della regina Isabella II, che volle omaggiarla con un collier di smeraldi e diamanti, e si confrontò con alcuni grandi nomi della lirica, dal soprano Rosina Penco al baritono Felice Varesi, nonché con ruoli en travesti. Nella Linda di Chamonis interpretò per la prima volta un personaggio maschile, Pierotto, e dovette indossare dei calzoncini corti che le mettevano in mostra le gambe… cosa avrebbe detto mamma Margherita se l’avesse vista!

Nonostante l’imbarazzo di vestire abiti maschili, fu sempre acclamata per la potenza della voce e per la padronanza della tecnica. Riuscì anche a far conoscere al pubblico spagnolo la voce di Carlotta, che recitò nella Norma interpretando il ruolo di Adalgisa, guadagnandosi i soprannomi di “Cantora de Bellini” e di “Casta Diva”.

Carlotta e Barbara Marchisio la prima soprano (con la corona) la seconda contralto, a Parigi nel 1861.
Carlotta e Barbara Marchisio la prima soprano (con la corona) la seconda contralto, a Parigi nel 1861.

Sorelle in tutto e per tutto

Rientrate a Torino, le sorelle cantarono per la prima volta insieme nel 1858 al teatro Vittorio Emanuele. Questo teatro, nato nel 1856 come Regio Ippodromo e trasformato nel 1952 nell’attuale Auditorium RAI, fu uno dei luoghi più rinomati per gli spettacoli nella Torino ottocentesca. Con una capienza di oltre quattromila posti, era riservato principalmente all’attività concertistica. Barbara e Carlotta vi debuttarono con Matilde di Shabran e Semiramide – il loro cavallo di battaglia –, seguite poi da Otello, Cenerentola, Guglielmo Tell: tutte opere di Gioachino Rossini. Il compositore pesarese era il loro idolo: sognavano di poterlo incontrare un giorno.

Le ragazze erano molto affiatate. Barbara aveva un’estensione vocale tale da poter cantare anche come soprano, mentre Carlotta riusciva ad abbassare i toni fino a quelli da mezzosoprano e spesso accadeva che si scambiassero di ruolo. A Trieste, durante una replica del Rigoletto, Carlotta si affaticò molto e fu Barbara, nascosta dietro le quinte, a cantare al suo posto senza che nessuno se ne accorgesse.

Mai due voci si erano amalgamate così bene, fuse mirabilmente in un’unica melodia in modo così nuovo e straordinario.
Mirella Cassisa – Liliana Naldini
Il loro ‘fenomeno’ consisteva nel fatto che le due sorelle, assai simili nel timbro e nella tecnica vocale, avevano però tessitura diversa, ovvero un soprano e un contralto: perciò esse potevano cimentarsi in due parti diverse all’interno di una stessa opera.
Cecilia Nicolò

Trieste, Venezia, Milano, Roma, Parma, Genova, Firenze. Ovunque i teatri si riempivano. Secondo alcuni le Marchisio erano precedute dalla fama della loro bruttezza: la gente accorreva a frotte più per curiosità nei confronti del loro aspetto, per verificare di persona se fossero veramente così sgradevoli come si diceva. Questi futili motivi venivano dimenticati non appena si udivano le loro voci. Per non parlare del carisma di Barbara, che non le fece mai mettere da parte i suoi valori, anche in situazioni spinose. A Trieste, in un atto di patriottismo, si rifiutò di cantare l’inno imperiale per il compleanno dell’imperatore Francesco Giuseppe. A Roma, dove i testi della Norma erano stati modificati, lei cantò ugualmente quelli originali fingendo di essersi dimenticata della censura papalina.

Carlotta Marchisio (CC BY-SA 4.0 - Archivio Storico Ricordi)
Carlotta Marchisio (CC BY-SA 4.0 - Archivio Storico Ricordi)

La stima di Rossini

Nel 1860 arrivò anche la scrittura per il Teatro dell’Opéra di Parigi. Finalmente le ragazze avrebbero potuto conoscere Rossini, già da molti anni stabilitosi nella capitale francese. La venerazione che le sorelle provavano per il compositore fu contraccambiata sin da subito. Rossini trovò in Barbara e Carlotta le ultime voci ideali per la messa in scena del suo repertorio. Fu lui stesso a prepararle per la Semiramide allestita all’Opéra. Le sorelle diventarono come due di famiglia: spesso pranzavano con lui e la moglie Olympe nella villa di Passy. Erano ospiti abituali del salotto dei coniugi, in cui si esibivano accompagnate al pianoforte dal compositore davanti ai suoi ospiti. Per le Marchisio Rossini scrisse Le gittane, un duetto per soprano e contralto, e la Petite messe solennelle, eseguita per la prima volta nel 1864 e sulla quale Rossini affermò: “Finché sarò vivo io, nessun’altro che voi la canterà”. Infine, regalò alle cantanti un’edizione rilegata in velluto verde e ricami dorati della Semiramide con dedica autografa:

“Alle mie dilette amiche ed incomparabili interpreti, Carlotta e Barbara Marchisio,posseditrici di quel cantar che nell’anima si sente.Il loro amico ed ammiratore G. Rossini”

Dopo Parigi fu la volta delle altre città europee: Londra, Berlino, Bruxelles, Lisbona… nulla poteva fermarle, nemmeno i meno venticinque gradi dell’inverno russo. Ovunque venivano accolte con tripudio e i sovrani, dall’imperatore Napoleone III a Guglielmo I di Prussia, dalla regina del Portogallo Maria Pia di Savoia allo zar Alessandro II, le riempivano di omaggi preziosi.

Gioachino Rossini nel 1865.
Gioachino Rossini nel 1865.

Dopo le luci della ribalta, il buio

E l’amore? Che spazio ebbe nella vita delle due cantanti?

Nel 1858, ad Alessandria, Carlotta lo aveva finalmente incontrato. Si trattava di un collega, il viennese Eugen Kuhn, un basso che in Italia si faceva chiamare Eugenio Cosselli. Quest’uomo sarebbe stato al fianco delle sorelle per il resto della loro carriera, svolgendo il ruolo di agente e sostituendo il fratello Giuseppe Enrico, tornato a Torino per occuparsi dello stabilimento di pianoforti e dell’attività concertistica. Il matrimonio si celebrò a Londra nel 1861 e dall’unione nacque nel 1863 un bimbo a cui fu dato il nome di Gioachino, in omaggio al celebre padrino, il compositore Rossini. Tuttavia, la felicità della famiglia Marchisio per questa nascita non fu di lunga durata. Ebbe inizio un periodo oscuro, che nemmeno le luci della ribalta e le continue acclamazioni riuscirono a dipanare. Nel 1864 Carlotta perdette la seconda figlia appena nata, nel 1865 morì l’adorata madre e nel 1868 Rossini. Il piccolo Gioachino iniziò presto ad avere gravi problemi di salute e, per stargli vicino, Carlotta interruppe il lavoro per non riprenderlo mai più. L’ultima apparizione pubblica delle due sorelle insieme risale al 1871. Nonostante le cure prodigate, il 18 giugno 1872 il bambino morì. Qualche giorno dopo Carlotta, prostrata dal dolore, diede alla luce Margherita e, presa da febbre puerpuerale, si spense il 28 giugno. Il marito Eugenio non si riprese mai del tutto da questi eventi. Nel 1875 morì per un incidente di caccia (per suicidio, secondo qualcuno). Nello stesso anno morì anche Antonino Marchisio, il fratello che insegnò le basi musicali alle due cantanti.

Il pianista e compositore Antonino Marchisio, fratello e primo maestro di musica di Barbara e Carlotta.
Il pianista e compositore Antonino Marchisio, fratello e primo maestro di musica di Barbara e Carlotta.

Melodiosa datrice di gioia

Barbara, da sempre focalizzata sul suo lavoro, aveva lasciato l’amore in secondo piano, soddisfatta dell’affetto mostratole dalla sua famiglia e dal pubblico. Ma è probabile che le vicende familiari l’avessero resa più bisognosa di affetto. Nel 1866 conobbe a Barcellona un ammiratore, l’avvocato Juan Tressera, con cui si fidanzò. Il rapporto resse alle difficoltà dovute alla distanza e ai numerosi impegni di Barbara, ma non al destino. Purtroppo, una malattia colpì Juan durante un viaggio nei Caraibi. Nel 1869, mentre le sorelle si trovavano in Russia, arrivò la notizia della sua morte.

Nel giro di pochi anni Barbara vide scomparire tutte le persone da lei più amate. A quarant’anni, con la perdita del suo doppio, l’adorata sorella, la cantante non ebbe più la forza di proseguire e arrivò alla decisione di ritirarsi dalle scene. Si esibì in pubblico ancora nel 1876 a Venezia, al cospetto della regina Margherita e nel febbraio del 1887 a Torino al Teatro Alfieri, accompagnata al pianoforte dal fratello Giuseppe Enrico. Nel maggio dello stesso anno cantò lo Stabat Mater in occasione della cerimonia per la traslazione delle ceneri di Rossini nella chiesa di Santa Croce a Firenze.

Barbara si era stabilita a Venezia al seguito del cognato vedovo, che vi aveva rilevato uno stabilimento di pianoforti, per allevare la nipotina Margherita come se fosse sua figlia. Nel 1901 la ragazza, ormai più che ventenne, si sposerà con Carlo Clausetti, direttore generale della Casa Ricordi dal quale avrà tre figli. Al fianco di Barbara resterà l’ammiratrice veneziana Emma Gorin, che ne diventerà la figlia adottiva nonché biografa.

Di tanto in tanto la cantante tornava a Torino per rivedere i parenti. Anche se ufficialmente si era ritirata, Barbara continuò a cantare per eventi di beneficenza e nei salotti veneziani.

All’ottobre 1892 risale la nomina di insegnante di canto presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove rimase fino al 1912. In quel periodo pubblicò anche per Ricordi i “Solfeggi per mezzosoprano della scuola classica napoletana” e gli “Esercizi vocali per tutte le voci”. Appassionata sul palcoscenico, Barbara lo fu nel formare le giovani voci. Instancabile, dava anche lezioni private. Tra le sue allieve più famose si possono ricordare il soprano polacco Rosa Raisa, prima interprete della Turandot di Puccini (con costumi realizzati dal pinerolese Caramba), e il soprano veneto Toti dal Monte, definita “l’usignolo d’Italia”. Quest’ultima ricordò sempre con gratitudine la maestra, che era solita chiamarla “cita” (“bambina” in piemontese) e che per prima credette nel suo talento.

Toti dal Monte
Toti dal Monte

Barbara Marchisio rimase a vivere gli ultimi anni nella sua villa di Mira, il seicentesco palazzo Persico nei pressi di Venezia. La fine giunse il 22 aprile 1919, a ottantacinque anni d’età. Cinquanta in più della cara Carlotta. La targa apposta sul muro della villa di Mira la ricorda così:

“Barbara Marchisio
che fu tutta un’armonia”

La “melodiosa datrice di gioia”, come fu definita da Gabriele d’Annunzio, visse due vite in una anche per la sorella, con cui condivise la gioventù, il successo e il dono di una voce fatata in grado di renderle immortali.

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Bibliografia

  • Adami G., Barbara e Carlotta Marchisio, in La Stampa Sera, 18-20-25-27-29 maggio e 1-3-5-8-11 giugno 1943.
  • Amendola N., Cosentino A. e Sciommeri G. (a cura di), Music, individuals and contexts. Dialectical inCassisa M. e Naldini L., Due voci... poco fa. La vicenda fra trionfi e tragedie delle sorelle Marchisio, cantanti piemontesi per Rossini, Pinerolo, Alzani Editori, 2003.
  • Gorin Marchisio E., Le sorelle Marchisio, Milano, Amici del Museo teatrale alla Scala, 1930.
  • Lamacchia S., Marchisio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 69, 2007.
  • Nicolò C., Due “gittane” a Parigi. Le sorelle Marchisio e i loro rapporti con l’ambiente parigino, in interaction, Roma, Società Editrice di Musicologia - Universitalia, 2019, pp. 199-209.
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