Tra terra e cielo, le mongolfiere di Mondovì

Il fascino del volo sulle Alpi Marittime

Mongolfiera in volo il pomeriggio del 6 gennaio 2024 (foto © Valerio Giraudo).
Luigi Cabutto
Luigi Cabutto

Nato a Grinzane Cavour nella frazione Gallo, in quell’antica osteria che è sempre stata della sua famiglia. La terra di Langa, con i suoi sapori e le sue atmosfere, gli è entrata nell’anima tra quei tavoli. Laureato in Lettere e Storia dell’arte, è stato docente poi dirigente scolastico nelle scuole di Barolo e di Alba. Amministratore comunale di Grinzane Cavour dal 1975 ne ha ricoperto il ruolo di sindaco dal 1996 al 2006. Attualmente dirige la rivista Le nostre tôr della Famija Albéisa e il Centro Studi sul Paesaggio Culturale di Langhe Roero e Monferrato.

  

Un percorso sui sentieri del vino tra eccellenza, cultura e territorio: il nettare degli dei nell'arte, le opere d'artigianato dei bottai, i patriarchi del vino, gli antichi vitigni riscoperti a Grinzane Cavour, lo scandalo del vino al metanolo e tanto altro nel tredicesimo numero di Rivista Savej!

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La libertà della zavorra permette alla mongolfiera di volare. Bisogna ricordarsi sempre di togliere peso. Alle cose. Alle persone. Alle paure.

Come non rifarci alle letture giovanili di tanti – se non di tutti – come il Giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne o il Barone rampante di Italo Calvino, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Volando in pallone, viaggiando lungo i tracciati degli invisibili sentieri del cielo si provano sensazioni uniche e difficili da descrivere:

È impossibile trasmettere con le parole le emozioni che si vivono durante questa vera, grande avventura. Sembra di stare appesi al cielo, senza peso e senza tempo, nel mondo dove gli uccelli tuffano le ali nelle nubi.

Uno spettacolo che si ripete, puntuale da 34 anni nei primi giorni di gennaio nei cieli della città di Mondovì, perché quelli dell’Epifania, sostengono i “capitani”, sono i migliori per volare.

6 gennaio 2024, foto © Valerio Giraudo, Andrea Migliore e Crisiano Silvestri.

Col naso all'insù

Puntuale con le mongolfiere – trenta quelle arrivate quest’anno da tutta Europa e da oltre oceano – è tornata la meraviglia negli occhi di chi guarda il cielo. “Mentre si gonfiano sembrano respirare – ha detto un ragazzo – è come se prendessero vita” e infatti “prendono vita”, trasformandosi da teli stesi in un prato a maestose creature volanti. Il tempo meteorologico deve però essere favorevole! Non sempre è possibile imporre loro la rotta, “quando decide il vento possiamo solo governarle” dicono i “capitani” che sono talmente bravi da farlo sembrare un gioco da ragazzi.

Durante la fase di gonfiaggio, 6-7 gennaio 2024, foto © Andrea Migliore e Crisiano Silvestri.

La mongolfiera venne inventata nel 1783, dai fratelli Montgolfier, in Francia, applicando la capacità fisica dell’aria calda di salire. In realtà fin da subito pensarono che fosse il fumo a rendere possibile l’ascesa, poi si comprese che, invece, era l’aria riscaldata appunto. Nel primo esperimento a bordo c’erano tre animali. Alcuni giorni dopo fu ripetuto con due persone: si racconta ci fosse anche un marchese. Oggi sono delle star, che il pubblico riconosce, grazie ai colori e agli speaker che ne raccontano la storia in diretta dal campo di decollo, allestito alla periferia di Mondovì; c’è chi torna da anni e chi ha partecipato per la prima volta. Il tutto è organizzato dall’Aeroclub Mongolfiere di Mondovì.

Disegno della prima dimostrazione pubblica del funzionamento dell'aerostato realizzato dai fratelli Montgolfier, Annonay, 4 giugno 1783.
Disegno della prima dimostrazione pubblica del funzionamento dell'aerostato realizzato dai fratelli Montgolfier, Annonay, 4 giugno 1783.

Dal cielo alle pagine dei libri

Sono trascorsi 240 anni da quel volo del primo “pallone ad aria calda” nei cieli di Parigi, era il 21 novembre del 1783. E chi non ricorda sulle antologie scolastiche L’Ode al Signor di Montgolfier del poeta neoclassico Vincenzo Monti ispirata a una delle prime ascensioni in cielo dei francesi Charles e Robert sviluppando e migliorando i principi già sperimentati dai fratelli Montgolfier? Per noi è poco attuale oggi ma rappresenta soprattutto un termine di confronto tra gli entusiasmi stupefatti dell’uomo comune di fronte alle prime prove di progresso scientifico e le perplessità o le ansie che accompagnano affermazioni ben più grandi.

Giungiamo poi al mondo letterario del Novecento e al Barone rampante, in cui il protagonista, Cosimo, dopo aver trascorso una vita intera sugli alberi promettendo di non toccare mai più terra, un giorno si aggrappa a una mongolfiera di passaggio, e vola via con essa.

Così, senza tradire il suo intento di non rimettere più piede sulla terra, scomparirà nel cielo, senza che nessuno lo possa vedere morire. Anche Cosimo aveva alzato il capo, e guardava attento il pallone. Quand'ecco la mongolfiera fu presa da una girata di libeccio; cominciò a correre nel vento vorticando come una trottola, e andava verso il mare. Gli aeronauti, senza perdersi d’animo, s’adoperavano a ridurre - credo - la pressione del pallone e nello stesso tempo srotolarono giù l’ancora per cercare d’afferrarsi a qualche appiglio. L’ancora volava argentea nel cielo appesa a una lunga fune, e seguendo obliqua la corsa del pallone ora passava sopra la piazza, ed era pressappoco all'altezza della cima del noce, tanto che temevamo colpisse Cosimo. Ma non potevamo supporre quello che dopo un attimo avrebbero visto i nostri occhi. L’agonizzante Cosimo, nel momento in cui la fune dell’ancora gli passò vicino, spiccò un balzo di quelli che gli erano consueti nella sua gioventù, s’aggrappò alla corda, coi piedi sull'ancora e il corpo raggomitolato, e così lo vedemmo volar via, trascinato nel vento, frenando appena la corsa del pallone, e sparire verso il mare.
da Italo Calvino, Il barone rampante, 1957.
Forme e colori delle mongolfiere di Mondovì, 6 gennaio 2024, foto © Crisiano Silvestri.
Forme e colori delle mongolfiere di Mondovì, 6 gennaio 2024, foto © Crisiano Silvestri.

Mondovì, città delle mongolfiere

“Mondovì, città delle mongolfiere”. Questo il claim che l’Aeroclub “Mongolfiere di Mondovì” e la Città di Mondovì si ripromettono di far risuonare forte e chiaro, nei primi giorni dell’anno. Nell’edizione 2024 – la trentaquattresima – ben trenta equipaggi provenienti, da ogni parte d’Europa e anche dagli USA, hanno colorato il cielo della città piemontese con le loro mongolfiere spettacolari e scaldato l’aria gelida di gennaio coi loro bruciatori. Le star dell’evento, le mongolfiere più fotografate e applaudite, non potevano che essere le bellissime forme speciali: il gigantesco veliero “L’Olandese volante” dai Paesi Bassi, il bellissimo unicorno “Lulu” dalla Francia e la buffissima famiglia “FlyPenguin” dal Regno Unito. Migliaia di persone hanno raggiunto la città da tutta la regione e da oltre i suoi confini per assistere allo spettacolo delle mongolfiere che si gonfiano e si alzano in volo, tutte insieme, da un unico campo di decollo.

“L’Olandese volante”, foto © Valerio Giraudo.
“L’Olandese volante”, foto © Valerio Giraudo.

È solo per il calore che ascendiamo il calore fa salire in alto, permette di volare e di sorvolare su tutto quello che c’è. È l’aria calda, aria più calda della temperatura normale esterna, è solo quella assieme al vento, che fornisce quell’energia necessaria per salire sempre più in alto, toccare il cielo con un dito, sfiorare le nuvole, e contemplare tutto dall’alto. E si vede all’orizzonte il sole potente e si diventa vento nel vento che c’è, ma non si sente. Quando il magico e antico rito del volo sta per compiersi; per molti, il sogno di vincere la forza di gravità sta per avverarsi. La realtà supera la fantasia, l'emozionante itinerario nel dedalo degli invisibili sentieri del cielo sta per iniziare. Tutto ormai è pronto:

Le sfavillanti lingue di fuoco prodotte dai bruciatori arroventano l'aria all'interno dell'involucro, in un tripudio di luci e colori che rompono il silenzio e sovrastano i suoni della natura. Il grande vascello del cielo si stacca dal suolo, docile e leggero come una piuma, agile come una farfalla, librandosi silenzioso, trasportato dalla brezza. In pochi secondi il pallone supera le cime degli alberi, le creste delle colline; lo sguardo dei passeggeri a bordo spazia ora su un orizzonte sconfinato.
Marco Majrani
Famiglia “FlyPenguin”, sera del 6 gennaio 2024, foto © Valerio Giraudo.
Famiglia “FlyPenguin”, sera del 6 gennaio 2024, foto © Valerio Giraudo.

E così le mongolfiere, con il loro vagare nel cielo, portano più a un destino che a una destinazione. Il viaggio della mongolfiera è come il viaggio della vita: è il vento che conduce, si sa da dove si parte, ma non dove si arriva. Si conosce il luogo del distacco dalla terra, ma non dove la riabbracceremo. Ma atterreremo certamente da qualche parte: in un luogo inaspettato, forse un po’ impervio, forse inusuale, forse non ben raggiungibile. Dove non c’erano programmi che ci avrebbero condotto là, dove non c’erano cartine che spiegavano la via.

👉 Si ringrazia per le immagini l’Aeroclub Mongolfiere di Mondovì.

Il primato monregalese e i suoi protagonisti

L’aerostatica italiana, oggi, deve tantissimo a Mondovì. Non è un caso che questa città venga definita da tutti “la Capitale italiana del volo in mongolfiera”. Mondovì ospita da oltre 30 anni uno degli eventi aerostatici più importanti d’Italia – il Raduno dell’Epifania, appunto. Ma non solo: è l’unica città italiana ad avere un Aero Club mono-specialità dedicato alle mongolfiere ed è l’unica a possedere un porto aerostatico (il “Balloonporto”, sede del nostro Aero Club). Non solo: è la città ad aver ospitato il maggior numero di Campionati italiani di mongolfiera e nel 2009 ospitò le gare aerostatiche dei World Air Games, le Olimpiadi dell’aria.

Le mongolfiere nascono, lo sappiamo, dai fratelli Montgolfier in Francia alla fine del 1700. Lo storico pallone ad aria calda dei due fratelli Montgolfier è stato il primo aeromobile della storia ad aver portato in volo esseri umani. Poi però arrivarono i palloni a gas e i dirigibili, che durante il 1800 e il 1900 la fecero da padrone. E così, la mongolfiera venne un po’ messa da parte. Lo sviluppo della moderna mongolfiera venne ripreso a metà del ‘900 per motivi militari, con gli esperimenti sui palloni a gas di Ed Yost e i primi studi sui nuovi materiali. Le prime mongolfiere moderne arrivarono in Italia dalla Gran Bretagna agli inizio degli anni ’70 e il primo pilota italiano “brevettato” (riconosciuto in Italia) fu Piero Porati.

Il primo pallone immatricolato in Italia giunse a Cuneo nel 1979: era il “Cameron V-77 I-SLZO”. Questa storia comincia con due piloti di aerei: Giovanni Aimo, e Paolo Contegiacomo (quest’ultimo purtroppo prematuramente scomparso in un incidente stradale). Nel 1979 il presidente dell’Aeroclub di Cuneo, l’ingegner Gallo Orsi, decise di includere fra le specialità dell’aeroclub anche la mongolfiera e comprò il primo pallone dalla “Cameroon” in Inghilterra. Ma nessun pilota italiano aveva mai messo piede su una mongolfiera. Al suo appello, risposero due piloti di aereo: Aimo e Contegiacomo. Sotto la guida dell’istruttore inglese Tom Sage, furono loro a prendere per primi il brevetto.

Non fu solo una sfida di tipo aeronautico, ma anche burocratica: si trattava di immatricolare un aeromobile, la mongolfiera, che nel nostro paese non era nemmeno contemplato dalle norme allora vigenti. Contegiacomo, dopo aver seguito il difficile iter dell’immatricolazione, riscrisse a 4 mani con i funzionari Enac il manuale di istruzione del corso per ottenere la licenza di volo pallone libero italiana. Contegiacomo fondò la prima società di lavoro aereo certificata per i palloni ad aria calda e, da lì a poco, nacque anche la scuola di volo.

Il 19 gennaio 1980 Giovanni Aimo si alzò in volo per la prima volta dall'aeroporto di Cuneo Levaldigi: un volo di 30 minuti, con atterraggio nel territorio del Comune di Marene. Era la prima volta che Aimo pilotava una mongolfiera. "Fu un’emozione incredibile – racconta oggi –, sembrava un volo magico. Decisi in quel momento che la mia vita l’avrei passata sulle mongolfiere". Di lì a poco nacque la prima scuola per piloti di mongolfiera. Oggi Aimo, pilota e pluricampione, è istruttore di volo: con lui si sono brevettati una quantità enorme di piloti italiani e stranieri, che vengono a Mondovì apposta per imparare a pilotare la mongolfiera nei nostri cieli.

Altro capostipite dell’aerostatica monregaese è Paolo Bonanno – anche lui pilota e pluricampione italiano, residente a Mondovì, che a oggi è il più famoso costruttore di bruciatori da mongolfiera in Italia e uno dei più conosciuti al mondo. Bonanno iniziò a pilotare… per vincere una scommessa: senza mai aver avuto esperienza di volo aerostatico, si costruì con le sue mani una mongolfiera e i suoi primi bruciatori, e spiccò il volo. Paolo è l’uomo che ha rivoluzionato il sistema di propulsione delle mongolfiere, intervenendo sia sulla sicurezza dei burner che sul loro impatto acustico. Le innovazioni di Bonanno – che non si definisce un “inventore” ma uno “sviluppatore” – sono molteplici, e oggi in tutto il mondo ci sono palloni che montano i suoi bruciatori. Bonanno vola dal 1980, detiene 7 titoli di campione italiano… e si è perfino sposato a bordo di una mongolfiera (nel 2006, con la pilota Nicole Maillefer). Nel 2019 Paolo Bonanno è stato ufficialmente riconosciuto come una delle figure più importanti dell’aerostatica mondiale, entrando nella “Hall of Fame” della FAI/CIA Ballooning Commission.

Si ringrazia l'Aero Club Mongolfiere di Mondovì per le immagini e questo approfondimento.

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