Viaggio nel Piemonte sotterraneo

Il racconto delle speleologhe Denise Trombin e Arianna Paschetto

La geologa Arianna Paschetto nella grotta delle Arenarie (VC).

Fisica di formazione, collabora con diverse testate nazionali ed estere come giornalista e divulgatrice scientifica. Ha collaborato con molti Istituti di Ricerca e Osservatori Astronomici italiani e internazionali. Nel 2008 ha ricevuto il Premio “Voltolino” in giornalismo scientifico.

  

È difficile definire cosa sia la speleologia. Una disciplina scientifica? Uno sport? Durante il Festival del Viaggio a Biella, due giovani ricercatrici, la biologa Denise Trombin e la geologa Arianna Paschetto, in un doppio intervento, hanno condotto gli ascoltatori verso ambienti dal fascino inconsueto, come le grotte.

Mondi oscuri e insospettabili che gli speleologi esplorano e analizzano avventurandosi nelle profondità della terra, studiando la geologia, la fauna, la flora e altri aspetti. L'attività, come si può immaginare, non è delle più semplici tanto da coinvolgere l’arrampicata, il nuoto e l’utilizzo di attrezzature specifiche.

Arianna Paschetto durante il Festival del Viaggio a Biella, 2023.
Arianna Paschetto durante il Festival del Viaggio a Biella, 2023.

Un secolo di psichiatria, tre grandi piemontesi: Cesare Lombroso, Luisa Levi e Annibale Crosignani. Ma anche la diva Isa Bluette, un'intervista a Bruno Segre, la lunga tradizione del bollito, le pietre d'inciampo e tanto altro nel dodicesimo numero di Rivista Savej!

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Luoghi senza tempo

Il tempo non esiste. Quando entri in una grotta, dopo poco perdi il senso del tempo. Per alcuni potrà sembrare una bizzarria o potrà risultare spaventoso, ma dal mio punto di vista è una cosa fantastica. Esiste un luogo sulla Terra dove il tempo è relativo, dove le persone non sono schiave dell’orologio, dove sei obbligato – ma in realtà viene naturale – a dimenticarti di tutto quello che c’è fuori e a concentrarti su ogni singolo passo e movimento.

Per Denise, la speleologia, se dovesse riassumerla in sensazioni è questa, mentre per Arianna:

Sembra di vivere in una bolla di un mondo magico lontano dalla realtà dove si percepisce la bellezza dei luoghi e l’emozione di scoprire qualcosa di nuovo, anche se piccolo. Ti aiuta a fidarti degli altri, soprattutto quando scendi su corde che non hai messo tu, o quando qualcuno ti fa sicura su una risalita. Aiuta anche a imparare a gestire allo stesso tempo le situazioni da solo e a capire quali sono i tuoi limiti e delle volte anche a superarli.
La biologa Denise Trombin
La biologa Denise Trombin

Non sappiamo ancora molto su questi mondi, possiamo concentrarci su chi si avventura e chiederci se la loro professione sia influenzata dall’esplorazione delle grotte. Per esempio, quella di Ariana Paschetto è influenzata dal particolare aspetto delle acque. Originaria di un piccolo paesino nelle montagne biellesi, Veglio, è tornata da un viaggio di lavoro nel Madagascar alla ricerca di acque nel sottosuolo ed è già in partenza per la California, per il programma di Dottorato sulle centrali idroelettriche e sulla tutela dei fiumi locali, rispetto allo sfruttamento delle acque.

Nel villaggio di Jangany, situato nella porzione centro-sud del Madagascar la siccità si fa sentire maggiormente, provocando scarsità di acqua potabile con le conseguenti migrazioni. L’obiettivo era creare un modello geologico del sottosuolo per capire la distribuzione dell’acqua al di sotto del villaggio.

Come spiega la geologa, è stato difficile pensare alla conduzione di queste analisi e soprattutto a che tipo di indagini potevano essere utili. Il metodo migliore è risultato un’indagine geofisica che sfrutta le proprietà dei cambi elettromagnetici presenti nel suolo chiamata Time Domain Electromagnetic ovvero una struttura composta da cavi elettrici, strumenti di misura e computer, e il tutto ha potuto viaggiare con i ricercatori nelle valigie da stiva permettendo di individuare siti per nuovi pozzi di acqua potabile.

In California passerò due mesi della mia borsa di dottorato in geologia dell’Università di Torino per esplorare nuovi approcci rispetto al discorso dello sfruttamento e rinaturalizzazione dei fiumi insieme a un gruppo di ricerca, il RiverLab, dell’Università di Berkeley. Soprattutto in questo periodo si deve trovare un compromesso tra la nostra necessità di sfruttare le risorse per creare energia rinnovabile e la salute dei nostri fiumi, fin troppo imbrigliati e artificializzati. Per fortuna esistono approcci di ricerca amici dell’ambiente, in cui si cerca di ovviare ai problemi causati dall’uomo.
Suoli lateritici del Madagascar (nella foto Arianna Paschetto).
Suoli lateritici del Madagascar (nella foto Arianna Paschetto).

L'impatto dell'uomo sulla fauna

In questo momento le ricerche di Denise Trombin l’hanno portata in Inghilterra, nel Kent. Lei è una biologa specializzata in conservazione della biodiversità animale, dottoranda al Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino. Il principale obiettivo del suo dottorato è quello di sviluppare nuovi protocolli di campionamento per i chirotteri o pipistrelli e per i lepidotteri notturni o falene per stimare gli impatti derivanti dalla costruzione di grandi opere, ad esempio il collegamento ad alta capacità Torino-Lione.

Mi hanno sempre affascinato gli animali e il loro comportamento, per cui dopo aver preso la laurea triennale in biologia, ho scelto di frequentare il corso di Biologia dell’Ambiente a Torino. Tornassi indietro farei esattamente le stesse scelte perché il percorso che ho fatto è proprio quello che mi serve per raggiungere i miei obiettivi. Ho scelto di applicare per questo dottorato perché il progetto sembrava scritto per me, era quello che sognavo di fare da sempre: valutare gli impatti che le azioni umane possono avere sugli ecosistemi, con particolare riferimento alla fauna.

E proprio i chirotteri o i pipistrelli sono stati l’elemento di collegamento tra gli studi della biologa e l’incontro con le grotte e la loro esplorazione. Durante la laurea triennale, per la realizzazione della tesi sperimentale, ha conosciuto l’associazione Chirosphera e l’esperto Roberto Toffoli e dopo pochi mesi ha iniziato a partecipare alle attività dell’associazione proponendole di frequentare un corso di speleologia per poter partecipare ai monitoraggi invernali che hanno luogo in grotta.

Ha cercato subito il corso più vicino, trovandolo a Biella, e cercando di integrare ricerca e speleologia si è resa conto delle potenzialità di unire la scienza a una passione. È poi entrata in contatto con un esperto del settore, Enrico Lana, da questa collaboraziobe è nata l’associazione Biologia Sotterranea, che realizza ricerche in varie regioni: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria e Toscana.

Oltre alla ricerca classica e congiunta alla biologia, probabilmente sono diventata una speleologa per diversi motivi. Al di là appunto della biologia, la grotta mi ha permesso di conoscere di più me stessa: i miei limiti, il mio carattere, i miei pregi. La grotta è un posto quasi sacro, c’è silenzio, quello vero, quello che non c’è in nessun altro posto al mondo; e poi c’è il buio eterno. Un altro aspetto è invece quello sociale. Gli speleologi sono persone semplici, a volte litigiose, hanno un carattere forte, ma sono anche persone che sanno fare gioco di squadra. Non c’è molto spazio per l’individualismo e per l’egoismo sotto terra.

Denise Trombin durante l'esplorazione di alcune grotte.

La scienza dietro all'esplorazione

Come prosegue la biologa, oltre alla biologia, c’è un altro tipo di ricerca: quella esplorativa. Per esplorare una grotta non è sufficiente avere attrezzatura, muscoli e del tempo libero. Serve ragionare, capire la grotta, farsi le domande giuste, cercare le risposte e sperare che la montagna voglia concedersi; ahimè, non è sempre così. Interpretare i segnali del sistema è fondamentale: come si muovono i fluidi, acqua e aria principalmente, all’interno di gallerie e pozzi, qual è l’andamento delle temperature durante le stagioni, quanti ingressi esistono e quanti ne potrebbero esistere; questi sono solo alcuni esempi della scienza che sta dietro all’esplorazione.

Scorrono immagini fotografiche, di tute con volti sorridenti incorniciati dal fango o in cordata in pozzi vertiginosi, scorrono durante l’intervento della Paschetto, che approfondisce anche la storia di diverse speleologhe con grande forza di volontà e di varie nazionalità, anche se ci si rende conto che le emozioni femminili sono pur sempre inferiori di numero rispetto a quelle maschili, non essendoci molte esploratrici.

Durante una scalata.
Durante una scalata.
Ho cominciato a interessarmi di grotte dopo aver organizzato una gita come accompagnatore dell’alpinismo giovanile del CAI di Biella. Organizzata con alcuni dei membri del Gruppo Speleologico Biellese, dopo, chiesi se c’era modo per iniziare anch’io a esplorare le grotte come loro e mi proposero un week end di introduzione che tutti gli anni viene e veniva organizzato dal gruppo. Si tratta di esplorazione, ma anche di un ambiente solitamente privo di confort. Così mi sono subito munita dell’attrezzatura che si usa per salire e scendere sulle corde, il casco già l’avevo e ho iniziato anche io come loro a esplorare.
Da subito ho preso contatti anche con persone di gruppi diversi. Chi mi ha insegnato tanto all’inizio è stato un gruppo di signori pensionati, scherzosamente denominati Gruppo Piemontese Speleologi Pensionati. Un'altra cosa che mi piace delle grotte è che sono ambienti che registrano i cambiamenti geologici e ambientali della Terra, e dove questi cambiamenti si possono osservare. Sono luoghi che nella maggior parte dei casi non hanno subito alterazioni a partire dalla loro formazione.

Quindi le grotte si rivelano anche luoghi importanti per gli studiosi, come nel caso di una campagna di scavo nella Grotta del Monte Generoso, in Lombardia, alla quale ha partecipato Paschetto. In questa grotta è stato registrato un particolare stadio dell’evoluzione del nostro pianeta che portava gli animali a sfruttare le grotte come loro habitat. Animali come l’Orso Spelo sono stati protagonisti del Pleistocene e lo studio delle loro ossa permette di ricostruire alcuni aspetti di quell’era geologica.

Un altro esempio è lo studio degli speleotemi – deposito minerale secondario formatosi in una grotta – che permette in molti casi di fare ricostruzioni paleoclimatiche del periodo di loro formazione. O ancora lo studio delle grotte attraverso i traccianti che, colorando l’acqua, permettono di avere informazioni anche su zone che noi non possiamo raggiungere e capire quali sono i tortuosi percorsi dell’acqua sotterranea.

La biologa Denise Trombin e la geologa Arianna Paschetto insieme.
La biologa Denise Trombin e la geologa Arianna Paschetto insieme.

Questione di attrezzatura

Se vi fosse scattata la curiosità di provare ad immergervi nelle viscere della terra, senza avere paura di sporcarvi con il fango, per le speleologhe Denise ed Arianna, potenzialmente, chiunque con uno stato di salute generale buono può diventare speleologo. Basta contattare il gruppo più vicino che organizza uscite e scoprendo subito se ci sono problemi con spazi stretti e confinati, o se preoccupa non vedere il cielo per qualche ora. Come per l’alpinismo o l’arrampicata per alcuni luoghi è necessaria almeno un po’ di forza fisica, anche se quella mentale solitamente è decisamente più utile.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, come racconta la Trombin, gli speleologi usano tute apposite, ce ne sono molti modelli, ognuna è diversa e la scelta varia in base alle preferenze personali e alle caratteristiche fisiche di ognuno. Fondamentali sono il casco, i guanti e le scarpe. Anche sulle scarpe c’è molta variabilità, ognuno ha delle preferenze diverse e ci sono varie opzioni tra cui scegliere: dai classici stivali in gomma usati moltissimo in passato, fino alle scarpe più tecniche dei grandi marchi per le attività outdoor. Altro in merito all’abbigliamento: i guanti, fondamentali per la maggior parte degli speleologi, il sotto-tuta o l’intimo termico e una luce frontale di buona fattura. Gli speleologi poi, non usano zaini durante le avventure sotterranee ma speciali sacchi in pvc, in cui possono mettere tutto il materiale occorrente: corde, moschettoni, ma anche una giacca, il cibo, l’acqua e tutto il necessario per il tempo da passare in grotta.

In merito invece all’attrezzatura utilizzata per la progressione su corda ci sono varie parti utili in diversi momenti, in base a cosa deve fare lo speleologo. Per prima cosa si ha un imbrago specifico per speleologia e non per altri usi, dato che ogni attività ha il suo tipo di imbrago, e un pettorale da mettere intorno al petto. Queste due parti sono fra loro collegate e sono munite di altri attrezzi. Per esempio il discensore, che è l’attrezzo usato per scendere con le corde, invece la maniglia e il pedale sono utilizzati per salire. All’imbrago sono collegate due “longes”, che servono per effettuare i passaggi in sicurezza, gli speleologi infatti, in grotta, utilizzano queste due per ancorarsi e mettersi in sicurezza.

L’attrezzatura di base è questa, ma poi c’è tutta un’altra serie di oggetti e attrezzi più specifici che sono molto tecnici, ma ci si domanda: sarà pericoloso?

Per la Paschetto i pericoli possono essere rappresentati da cadute di massi, da piene d’acqua che colmano le gallerie, da zone con scarsità di ossigeno e chiaramente da una buona componente umana, ossia attrezzatura deteriorata come corde e moschettoni. Sono comunque in genere abbastanza rari i fattori di pericolo. Per fortuna quasi tutti i frequentatori delle grotte imparano a stare in allerta, sapendo anche che c’è sempre il soccorso speleologico pronto a intervenire in caso di incidenti più o meno gravi. Anzi i suoi ricordi vanno anche a momenti più goliardici, come festeggiare un compleanno in grotta con tanto di meringata o alla scoperta di miniere dimenticate dove si estraeva corindone, una bella gemma viola, il secondo materiale più duro dopo il diamante.

Vari elementi dell'attrezzatura necessari: tuta, casco, guanti, scarpe tecniche, corda, zaino in pvc e altro.

Spirito di adattamento

Per chi non fosse così avventuroso scopriamo con Paschetto altri mondi più tranquilli in centro città e all’interno dei Musei.

Faccio parte di Biologia sotterranea Piemonte-gruppo di ricerca. Tutti gli iscritti sono accomunati dalla curiosità di un particolare aspetto del sottosuolo: la fauna. Tutti gli animali presenti in ambiente sotterraneo, infatti, presentano degli specifici adattamenti, come depigmentazione, assenza di occhi, recettori estremamente sviluppati. In questi ambienti sono molto diffusi insetti e aracnidi. Questo ambiente sotterraneo può essere una grotta, ma anche una cavità artificiale come una miniera o una condotta dell’acquedotto, ma anche zone di sottobosco con rocce fratturate.

Data la grande capacità degli esseri viventi di adattarsi anche a condizioni più inospitali nasce l’interesse di studiare come possono mutare in diversi ambienti sotterranei e da qui l’idea di studiare la composizione della fauna nei sotterranei del Museo Pietro Micca, che ha accolto subito l’interesse dello studio e si è reso disponibile come supporto.

Quindi un luogo di interesse storico, quello del famoso assedio di Torino del 1706, è la casa di tanti piccoli animaletti che hanno come habitat proprio queste celebri gallerie. Un altro aspetto importante da studiare in questi ambienti sotterranei, sia naturali che artificiali, è capire se un mutamento da parte dell’uomo può provocare un’alterazione nel loro ciclo vita; ad esempio come viene influenzato dalle luci fisse accese per molte ore al giorno nei siti turistici.

In più la Paschetto fa anche parte di un gruppo che si occupa di mappare tutte le cavità naturali e artificiali del Piemonte e della Valle d’Aosta. Questo grande lavoro è partito da molti anni di ricerche ed è diventato un sito usufruibile da tutti, dove sono contenuti decenni di informazioni, disegni e pubblicazioni e sono inserite anche man mano tutte le nuove scoperte. Ad oggi sono state caricate sul sito ben 3.051 grotte e 599 cavità artificiali, un immenso lavoro che ha coinvolto tantissimi speleologi negli anni.

Alla ricerca della fauna sotterranea.
Alla ricerca della fauna sotterranea.

Le grotte piemontesi

Per chi non avesse occhi da scienziato, ma ricercasse la bellezza da scorgere nelle grotte, dai laghetti azzurri alle stalattiti bianche, sicuramente le grotte di Toirano sono ai primi posti. Un’altra grotta consigliata è l’Arma del Tao, che si trova nel sud del Piemonte o la Grotta di Fata Morgana, sul Monte Fenera anche se attualmente chiusa per ritrovamenti di reperti archeologici. Sempre la geologa suggerisce Bossea che al suo interno ha anche un laboratorio scientifico, visitabile anche dai non speleo. Con altri canoni si può esplorare l’Abisso 18 del Cappa, nella Conca delle Carsene (Marguareis) nel cuneese, dove si vedono susseguirsi alcune delle serie geologiche sedimentarie man mano che si scende all’interno dei pozzi per centinaia di metri dentro la montagna.

Interni delle grotte di Toirano.

W i pipistrelli!

Ma se diciamo grotte pensiamo subito ai pipistrelli. Qual miglior occasione per sfatare alcuni miti: non si attaccano ai capelli, non urinano in testa alle persone, non fanno diventare calvi, non trasmettono malattie, sempre ammesso che gli umani mantengano un comportamento adeguato, lo stesso comportamento che si dovrebbe mantenere con qualsiasi altro animale selvatico. Denise Trombin ha iniziato a studiarli dal dottorato e si è appassionata a loro anche per questi aspetti, poco considerati, circondati da molti falsi miti, e un po’ denigrati.

I pipistrelli sono sempre stati rappresentati con un’accezione negativa: legati al buio, simbolo dell’oscurità, rappresentati spesso nei cartoni animali come l’animale da compagnia del personaggio cattivo. In realtà sono un gruppo animale molto interessante, esistono moltissime specie in tutto il mondo e si sono adattati a condurre diversi stili di vita, sfruttando diverse risorse e colonizzando tutto il pianeta eccetto i Poli. Per capire quanto sono incredibili è sufficiente pensare che sia l’unico mammifero alato al mondo! Tutti gli altri mammiferi infatti non hanno le ali. Sono poi in grado di orientarsi con gli ultrasuoni, e sempre con questi comunicano in vari modi con i cuccioli, e con altre specie. Li trovo molto affascinanti.

I pipistrelli sono un tassello cruciale del puzzle degli ecosistemi e sono anche un gruppo bioindicatore della qualità ambientale: se la comunità dei pipistrelli in un determinato ambiente risulta variegata in termini di specie e se le popolazioni hanno abbondanze adeguate allora significa che quell’area ha una buona qualità ambientale. Sono insettivori e se mancano gli insetti i pipistrelli ne risentono, purtroppo l’impiego di sostanze chimiche in agricoltura ha grandi ricadute anche per loro.

Pipistrelli a parte, la fauna sotterranea è ancora poco indagata, è ancora tutta da studiare e scoprire: ci sono gruppi di organismi di cui non sappiamo nulla, studiati da pochissimi in Europa o addirittura nel mondo.

Fotografando un pipistrello.
Fotografando un pipistrello.
Non credo ci sia qualche primato in particolare per il Piemonte, se non questa pubblicazione Fauna Hypogea Pedementona (Lana E., Giachino P.M., Casale A., 2021) che riassume tutte le conoscenze a disposizione sulla fauna sotterranea della nostra regione. Non esiste una pubblicazione simile nel resto d’Italia, certo ci sono studi e ricerche, ma non così completi e aggiornati.

Ma ultimamente sta viaggiando molto, Calabria, Liguria e Toscana, Provenza, Corsica e ora ha portato i dati raccolti sul campo dei pipistrelli e delle falene durante l’estate 2022, per analizzarli presso il Dipartimento di Matematica e Statistica dell’Università del Kent. Il suo obiettivo è quello di cercare di capire come migliorare gli attuali protocolli impiegati in Italia per il monitoraggio della fauna per individuare eventuali impatti dovuti alla costruzione di grandi opere.

Ho avuto occasione di recarmi anche in grotta qua in Inghilterra e di vedere un approccio diverso. È la prima volta che vado in grotta, in veste di speleologa e non di biologa, all’estero. Devo dire che è stato interessante vedere come in un altro paese si approccino all’ambiente sotterraneo.

E il futuro della speleologia in Italia? Le nuove generazioni frequentano i corsi iniziali, poi sono attirati da quelli più di moda. Ma è stato proprio grazie a questa disciplina che la biologa ha potuto abbandonare un lavoro che non le piaceva e partecipare a un film girato interamente nel sottosuolo; segno che le strade poco illuminate possono portare risvolti inaspettati.

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