Agnese Piccirillo: scienziata, femminista, narratrice

La vita di una donna che ha attraversato Torino con il passo della ricerca e la voce della scrittura

Nell'immagine: Agnese Piccirillo
Rita Brescia

Nata a Torino, dove vive e lavora come psicoterapeuta. Autrice del saggio Anais Nin: il vizio di scrivere, del romanzo La Città sottile e della biografia romanzata Il poeta di… leggi tutto
  

Nulla è mai solo materia o solo spirito: ogni cosa è un passaggio, una trasformazione. E anche noi siamo questo.

Forse, mi dissi, noi donne saremmo tutte dei geni se fossimo capaci di abbandonarci al fluire spontaneo dei nostri pensieri. Scavarci il nostro alveo, scegliere il nostro percorso, dalla sorgente sino al momento di confondere le nostre acque nel mare comune.

– Agnese Seranis

Ci sono esistenze che non fanno rumore ma lasciano tracce profonde. Biografie che, come una corrente sotterranea, attraversano più territori: la scienza, la cultura, la politica delle donne, la scrittura. Agnese Piccirillo è stata una di queste vite stratificate, complesse, mobili. Una donna visionaria, capace di vivere e rinnovarsi nel tempo, costruendo ponti tra mondi che spesso non dialogano: la fisica dei materiali, il femminismo torinese, la narrativa.

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Pontebba: radici alpine e primi sguardi sul mondo

Agnese Piccirillo nasce il 30 aprile 1942 a Pontebba, un piccolo borgo montano al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Austria. Il paese, arroccato tra valli profonde e montagne silenziose, è un luogo che forgia il carattere: chi cresce in contesti simili impara presto a leggere la natura, a capire il ritmo delle stagioni, a percepire il silenzio come spazio di ascolto. Ma impara anche che oltre le montagne c’è un mondo più vasto, che invita a muoversi, a cercare, a sperimentare. Agnese è una bambina curiosa, silenziosa solo in apparenza. Cresce in una famiglia modesta, attenta all’educazione, ma non particolarmente predisposta alle scienze. Tuttavia, fin da piccola mostra una mente analitica e uno spirito creativo. I libri diventano la sua finestra oltre le cime alpine: romanzi, manuali di scienze, riviste scolastiche, tutto ciò che può essere letto la attrae. Legge avidamente, annota appunti sui quaderni scolastici, studia matematica con passione e si interessa ai fenomeni naturali, spesso provando esperimenti con piccoli materiali di casa. È una lettrice che sottolinea, prende appunti e si ferma a riflettere. La sua stanza è un laboratorio improvvisato: provette, schemi e appunti condividono lo stesso spazio con disegni, poesie e racconti.

Gli insegnanti intuiscono presto che la ragazzina ha una mente particolarmente portata per la matematica e la fisica. È metodica, paziente, appassionata alla logica ma anche, in modo quasi sorprendente, dotata di una forte sensibilità immaginativa. La stessa che anni dopo riverserà nella scrittura dei suoi romanzi. Durante l’adolescenza, Agnese sviluppa amicizie importanti che segneranno i suoi anni futuri. Con alcune compagne di scuola condivide letture di riviste scientifiche e libri di fisica, discutendo appassionatamente di ciò che ancora nessuna docente osava proporre. Con un gruppo di amici esplora i boschi e le montagne intorno a Pontebba, giocando a immaginare mondi e scenari lontani. Queste amicizie le insegnano il valore della condivisione, del confronto e della lealtà, qualità che manterrà per tutta la vita. Pur essendo amata e rispettata nella comunità, Pontebba diventa presto un limite per lei: il piccolo paese non può contenere la sua ambizione, la sua voglia di capire il mondo più grande, di muoversi verso nuove sfide. Così, con una borsa di studio, si trasferisce a Torino, dove vive in collegio e dove si immerge negli studi universitari.

Facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore a Pontebba (CC BY-SA 4.0 - Foto di Mixer95).
Facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore a Pontebba (CC BY-SA 4.0 - Foto di Mixer95).

Torino: città di opportunità e di incontro

Torino negli anni Sessanta è una città in fermento. È il cuore dell’industria italiana e un centro universitario di eccellenza. Le fabbriche, le automobili, le tramvie che percorrono i viali alberati creano un ritmo urbano frenetico, che contrasta con la calma montana di Pontebba. L’impatto con la città non è semplice: Torino la affascina ma la disorienta. Nei suoi appunti descrive il rumore dei tram come “un nuovo ritmo cardiaco con cui accordarsi”. Vive i primi mesi in collegio con un misto di entusiasmo e timidezza: osserva, ascolta, impara. Le manca il profilo delle montagne, ma scopre un altro tipo di orizzonte – quello delle idee che circolano nelle aule universitarie, nei cineclub, nei caffè di studenti.

Questa fase segna una trasformazione silenziosa: la ragazza di Pontebba comincia a diventare cittadina del mondo. Agnese si trova immersa in una città viva, dove le discussioni politiche, culturali e scientifiche si intrecciano in molti contesti. Alla facoltà di Fisica dell’Università di Torino si distingue immediatamente per intelligenza e determinazione. Essere una donna in un ambiente prevalentemente maschile non le impedisce di emergere: partecipa attivamente alle lezioni, discute con i docenti e sviluppa una rete di amicizie con compagne e colleghi. Con alcune colleghe di corso nasce un rapporto di complicità e solidarietà: si incontrano spesso nelle librerie del centro, discutono di libri di scienza e filosofia, si scambiano appunti e impressioni sulle lezioni.

Torino, però, non è solo studio. I caffè letterari, le librerie e le mostre d’arte attraggono Agnese, che frequenta gruppi di lettura e si interessa di letteratura contemporanea, poesia e saggistica femminista. Queste esperienze contribuiscono a sviluppare la sua sensibilità, già acuta, verso temi di giustizia, equità e ruolo della donna nella società. Nel contesto universitario, Agnese dimostra un’intuizione particolare per la fisica dei materiali. La microstruttura dei semiconduttori la affascina: osservare come minuscole imperfezioni possano influire sul comportamento di interi sistemi appare quasi poetico. Nella città sabauda trova non solo un ambiente accademico ma una sfida esistenziale: diventare scienziata non è per lei un ripiego, ma un progetto di vita. Nel novembre del 1969 consegue la laurea in Fisica, con una tesi sui mesoni K0, particelle elusive, fragili, simbolo di ciò che esiste ma non sempre si vede. È un segno: già in quegli anni la sua mente si misura con l’invisibile. Con alcune compagne organizza serate di lettura, discutendo di letteratura, scienza e femminismo nascente. Alcune amicizie diventano collaborazioni: articoli, conferenze, progetti didattici e iniziative culturali.

Il Palazzo dell'Università di Torino (CC BY-SA 4.0 - Foto di Derbrauni).
Il Palazzo dell'Università di Torino (CC BY-SA 4.0 - Foto di Derbrauni).

Il CSELT e la città: Torino come laboratorio di relazioni

Dopo la laurea, Agnese entra al CSELT (Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni), una struttura d’eccellenza che diventerà la sua seconda casa. Qui si occupa inizialmente di teoria del traffico telefonico, studiando come le linee e le reti reagiscono a volumi di traffico crescenti. La precisione necessaria in questo lavoro affina ulteriormente le sue capacità analitiche e le doti di pazienza. Ma presto Agnese si concentra su ciò che più la appassiona: l’affidabilità dei semiconduttori. Studia i fenomeni di guasto, le microstrutture, le reazioni dei materiali in condizioni di stress elettrico e termico. La scienza diventa per lei una forma di narrazione: ogni difetto, ogni imperfezione racconta una storia, ogni materiale “parla” se osservato con attenzione. La microstruttura è una memoria che ci racconta la storia dei segnali che ha ricevuto. Non c’è nulla di casuale. Negli anni Ottanta e Novanta, la sua carriera al CSELT cresce rapidamente. Il suo lavoro è riconosciuto anche nell’Archivio delle Donne in Piemonte, dove il fondo a lei dedicato descrive questo periodo come decisivo nella sua esperienza professionale. Dalla stessa fonte sappiamo che, nel corso degli anni, assunse responsabilità crescenti diventando responsabile del Laboratorio Affidabilità nel 1986, poi direttrice del Laboratorio Architetture e Tecnologie microelettroniche nel 1994, fino a guidare il Laboratorio Architetture innovative e Microprocessori tra 1997 e 1998. La leadership di Agnese non è mai autoritaria. Nel suo lavoro riesce a valorizzare le competenze dei collaboratori, favorisce la discussione, stimola l’autonomia e l’innovazione. Chi collabora con lei ricorda la capacità di combinare rigore scientifico e ascolto umano, creando un ambiente stimolante e produttivo.

Accanto alla ricerca, Agnese insegna al Politecnico di Torino dal 1980 al 2006, trasmettendo agli studenti una visione ampia della scienza. Le sue lezioni, intense e dettagliate, sono ricordate per chiarezza e passione. Alcuni studenti rammentano come la docente riuscisse a rendere affascinante anche la fisica dei materiali più astratta, collegandola a esperienze concrete e alla vita quotidiana. Torino non è solo il luogo della carriera scientifica, ma anche il terreno di amicizie profonde e durature. Le relazioni con alcune colleghe dureranno decenni. Si riuniscono nei pomeriggi torinesi per discutere di esperimenti e testi vari, dando luogo a una comunità informale che diventa fondamentale per sostenersi nei momenti difficili. Agnese dimostra una capacità rara di creare reti di scambio intellettuale e umano, che la rendono figura centrale in più ambiti della vita torinese. Oltre al lavoro e alla scrittura, la vita di Agnese a Torino è fatta di routine, piccole abitudini e gesti quotidiani. Ama passeggiare nei parchi, prendere un caffè nei bar storici, partecipare a eventi culturali. La sua vita è piena e stimolante, come la città che la ospita.

Sede Telecom Italia Lab, ex CSELT, di via Reiss Romoli. Fotografia di Mattia Mammoliti, 2011 (© MuseoTorino)
Sede Telecom Italia Lab, ex CSELT, di via Reiss Romoli. Fotografia di Mattia Mammoliti, 2011 (© MuseoTorino)

Il femminismo torinese: autocoscienza e lotta culturale

Negli anni Settanta Torino diventa uno dei poli principali del femminismo italiano, un luogo di incontri, dibattiti, sperimentazioni culturali. Una delle prime riunioni a cui Agnese partecipa la colpisce profondamente. Ricorda lo stupore provato nel vedere donne di età e provenienze diverse discutere con una libertà che altrove non aveva mai incontrato. “Qui nessuno giudica, qui si pensa in cerchio”, annota in un taccuino. L’esperienza dell’autocoscienza per lei è rivelatrice: la porta a interrogarsi sul linguaggio, sui modelli di autorità, sulle abitudini interiorizzate senza saperlo.

È in questo contesto che Agnese Piccirillo entra nel gruppo storico del femminismo torinese, insieme a figure come Piera Zumaglino, Angela Miglietti e Luisa Passerini. Qui porta con sé la prospettiva della scienziata: conosce la disciplina, il rigore, le gerarchie di potere, ma anche la vulnerabilità delle strutture sociali e culturali in cui la donna è spesso marginalizzata. Il gruppo femminista non è solo politico: le riunioni, tenute sovente in appartamenti o sale di associazioni, sono occasioni di intenso scambio e autocoscienza, tra libri, esperienze personali e strategie di partecipazione alla società. Agnese contribuisce con articoli, interventi, osservazioni sulla condizione delle donne nella scienza, aprendo dibattiti sulla necessità di creare reti di supporto e opportunità educative.

Nel suo fondo archivistico, conservato presso l’Archivio delle Donne in Piemonte, emergono documenti che testimoniano un legame stretto con altre femministe: le donne di Psychanalyse et Politique, ad esempio, con cui discute l’inconscio, la maternità, la genealogia affettiva. La sua adesione al Coordinamento Donne e Scienza la spinge a partecipare a eventi nazionali e internazionali. Nel 1995 partecipa alla IV Conferenza mondiale delle donne a Pechino, dove annota dettagliatamente incontri, discorsi e percezioni, dimostrando una sensibilità unica nell’osservare l’intreccio tra cultura, politica e vita personale. Queste esperienze arricchiscono la sua visione, consolidando un approccio integrato tra scienza, cultura e diritti delle donne. Quello di Agnese, tuttavia, non è un femminismo accademico o simbolico: è un femminismo vivo, praticato, disputato. È il tipo di militanza che si nutre di rete, di memoria, di scrittura, ma anche di fedeltà al proprio sguardo.

Agnese Piccirillo
Agnese Piccirillo

Vita culturale e letteraria a Torino: la scrittura di romanzi sotto pseudonimo

Torino è anche città di cultura, arte e letteratura, e Agnese la frequenta con curiosità e attenzione. Ama le librerie indipendenti, dove trascorre ore a leggere testi di narrativa contemporanea, poesia e saggi. È attratta dalla letteratura europea e americana, ma anche dalle nuove voci italiane, spesso sottovalutate nei circuiti ufficiali. La città le permette di tessere relazioni culturali: conosce scrittrici, giornaliste, insegnanti, artiste. Alcune diventano amiche profonde, altre collaboratrici intellettuali. Partecipano insieme a reading, dibattiti pubblici, piccole conferenze. Agnese porta sempre con sé il suo approccio scientifico, ma lo combina con una capacità di ascolto e di sintesi che la rende un punto di riferimento nei gruppi culturali. Verso la fine degli anni Ottanta, Agnese Piccirillo sente il bisogno di una forma di espressione diversa. Non vuole limitarsi a raccontare dati e leggi fisiche, ma provare a sperimentarsi con storie, emozioni e percorsi interiori. Nasce così lo pseudonimo Agnese Seranis, sotto cui pubblica i suoi romanzi. Un gesto che suggerisce pudore, ma anche un’esigenza di libertà: poter esplorare territori narrativi senza il peso dell’identità pubblica. I suoi lavori, pur distanti dalla scienza nella forma, portano in sé la medesima attenzione ai dettagli. Ogni personaggio, ogni evento, ogni dialogo è costruito con precisione, come se fosse un esperimento narrativo:

Scrivere è un esperimento. Non misuro correnti elettriche, ma emozioni, intenzioni, parole che si comportano come elettroni: seguono percorsi invisibili e sorprendenti.

Dà vita a quattro romanzi. Il primo è Io, la strada e la luce di luna (1988), che in una edizione successiva assume il titolo Smarrirsi in pensieri lunari ‒ una storia di viaggio e crescita personale, tra introspezione e avventure reali. Le pagine hanno un tono visionario, quasi lirico. Viene poi Il filo di un discorso (1997) – romanzo corale, in cui le protagoniste affrontano il tema della memoria, della relazione e dei ruoli della donna:

Le donne sembravano legate alla terra, in una inevitabilità disperante. Perché le donne dovevano sentirsi così attratte dalla vita da consumarsi per la sua conservazione? Perché le donne dovevano sempre muoversi intorno a fuochi, a letti? Perché le donne dovevano cercare e creare calore? I vapori delle minestre appannano le leggi cristalline della fisica. Perché non accadde mai che occhi di donna si alzassero verso il cielo notturno e la vista di quel cielo producesse una svolta nella sua vita: mettere il bimbo nella culla, asciugarsi le mani, e andarsene verso l’ignoto a conoscere i cieli. Invidiai l’uomo che si era sollevato, che si era sottratto alle cucine. 
Copertine dei romanzi di Agnese Piccirillo.
Copertine dei romanzi di Agnese Piccirillo.

Segue Clarissa (2005) – un romanzo che è anche un’indagine sull’identità e sulle fragilità interiori, in cui l’analisi psicologica si intreccia con riflessioni filosofiche sulla memoria. L'ultimo è Joëlle (2009, postumo), romanzo dedicato alle relazioni e alle eredità affettive, con un tono delicato e meditativo.

La narrativa di Seranis riflette il mondo interiore di Agnese Piccirillo: un intreccio di razionalità e sensibilità, di sguardo scientifico e immaginazione letteraria. Torino e la sua rete di amici, scrittrici e colleghi forniscono spesso il materiale di riferimento per ambientazioni, dialoghi e dinamiche sociali. La sua scrittura non è evasione dalla scienza, ma il suo completamento. Le due donne che vivono in lei – quella dei laboratori e quella delle parole – non sono in contrapposizione: vivono in simbiosi, si completano a vicenda. Nei romanzi, così come negli appunti di Agnese, è possibile riconoscere un movimento ricorrente: osservare, comprendere, trasformare. Spesso i suoi personaggi femminili vivono un conflitto fra dovere e desiderio: fra ciò che il mondo chiede e ciò che la loro interiorità sussurra. Ed è forse qui che la vita personale di Agnese incontra la finzione: nella ricerca costante di un equilibrio possibile.

La memoria, il passo che continua

Agnese Piccirillo muore a Torino il 2 marzo 2008 in seguito a una lunga malattia degenerativa. La sua presenza però rimane nella memoria di chi l’ha conosciuta, nelle sue ricerche scientifiche, nei suoi scritti, nelle donne che hanno trovato nella storia della studiosa e dell’artista un esempio concreto di possibilità. La sua eredità, come abbiamo visto, attraversa tre territori:

  1. La scienza – nei laboratori che ha diretto, nelle metodologie affinate, nelle generazioni di studenti formati.
  2. Il femminismo – nella ricostruzione storica, nelle conferenze, nei materiali archiviati, nella capacità di portare la scienza all’interno del discorso politico.
  3. La letteratura – nei romanzi che continuano a essere letti e studiati, nei personaggi che tuttora ci parlano, nei desideri che incarnano.  

In un mondo che ancora fatica a riconoscere il ruolo delle donne nelle discipline scientifiche, tecnologiche e ingegneristiche, la storia di Agnese Piccirillo resta importante. La sua eredità non è quella di una celebrità che appare sulle copertine. È più sottile, più profonda: è il lascito di chi ha creato rete, ha contribuito a documentare e conservare le esperienze delle donne, trasformando la vita professionale in uno spazio di battaglia culturale. Il suo esempio ci ricorda che la conoscenza è molteplice, che la vita non procede in un’unica direzione, che si può essere scienziate, femministe e narratrici allo stesso tempo. Se oggi qualcuno visita l’Archivio delle Donne in Piemonte, trova i suoi appunti, i suoi libri, i suoi scritti radiofonici, la sua corrispondenza, i suoi progetti. In quei documenti, Agnese non è solo memoria: è presenza viva, è provocazione, è possibilità di futuro. E forse proprio perché Agnese Piccirillo ha saputo vivere tutto questo insieme, la sua voce ci arriva limpida, ancora necessaria.

La scrittura e la scienza, per me, hanno lo stesso respiro: entrambe cercano la verità, e la verità non è mai un solo punto, ma una costellazione.
Agnese Seranis

Bibliografia
  • Zumaglino P. (a cura di), Femminismi a Torino, Milano, FrancoAngeli, 1996.

SITOGRAFIA

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