Tanti mi chiedono come ho fatto a creare questi razzi spaziali. Ma nessuno mi chiede mai il perché.
E noi ci proveremo con questa intervista. Prima di svelare l'identità del costruttore, cosa s'intende per razzi? Per chi non fa parte di questo mondo molto particolare, l’immaginario collettivo rimanda subito a oggetti simili a siluri che, se accesi, vengono proiettati fuori dalla nostra atmosfera. Si ignora però che la loro origine è abbastanza remota: i primi razzi realizzati, infatti, nacquero in Cina nel XIII secolo, quando la polvere da sparo venne inserita in tubi di bambù per creare fuochi d'artificio e semplici armi.
Questi primitivi propulsori rappresentarono l’inizio di un’epopea tecnologica che avrebbe rivoluzionato il nostro rapporto con lo spazio. Tutto ebbe inizio in Russia nel 1903, con il visionario Konstantin Tsiolkovsky che pubblicò l’equazione del razzo, offrendo così le basi matematiche per il volo spaziale. Fu solo intorno al 1920 che pionieri come Robert Goddard negli Stati Uniti e Hermann Oberth in Germania iniziarono a costruire razzi a propellente liquido, dimostrando che il volo spaziale era possibile.
La Seconda guerra mondiale vide la creazione del V2, primo missile balistico, progettato da Wernher von Braun. Dopo il conflitto, gli scienziati tedeschi furono divisi tra USA e URSS, dando inizio alla corsa allo spazio. Il lancio dello Sputnik nel 1957 segnò la prima vittoria sovietica, seguito dall'impresa di Yuri Gagarin nel 1961; gli Stati Uniti risposero con il programma Apollo culminato nell'allunaggio del 1969.
Oggi siamo nell'era dei razzi riutilizzabili, con aziende private come SpaceX e Blue Origin che hanno rivoluzionato l'accesso allo spazio. I moderni lanciatori sono l'eredità di secoli di sogni, calcoli e tentativi, dimostrando come la determinazione umana possa superare la gravità e raggiungere le stelle.

E qui entra in gioco uno studente di Ingegneria, Alan, non solo un appassionato sognatore, ma già un giovanissimo imprenditore dello spazio:
Mi chiamo Alan Offer, ho 18 anni e, come attività, disegno, costruisco e lancio razzi. Il mio percorso, che considero come un’avventura, inizia quando avevo 13 anni, quando ho cominciato a sognare di essere parte dell’esplorazione spaziale.
Galeotta fu una conferenza a Monte Carlo intitolata Above and Beyond, alla quale suo padre lo accompagnò. Dopo aver ascoltato con attenzione, al termine Alan ebbe modo di parlare con un mito vivente, Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver camminato sulla Luna, pilota del Lunar Module, che ha permesso all'Apollo 11 di entrare nella storia.
Incontrare uno dei 12 uomini che hanno camminato su un altro astro celeste ha fatto per me l’effetto di una scintilla che accende un motore di razzo.
La metafora non potrebbe essere più azzeccata, ma si sogna con i piedi per terra e non basta solo l'ispirazione: altre figure sono state di supporto, per esempio i nonni di Alan. Uno è un imprenditore, fashion designer, architetto d’interni libanese, e Alan confessa che gli ha trasmesso un ragionamento creativo e soprattutto ha cancellato la paura di mettere in discussione le norme. L’altro nonno, invece, è un maestro nell’arte della metallurgia e da lui, assieme a suo padre, Alan ha imparato molto sotto il profilo tecnico necessario per la costruzione concreta dei suoi primi razzi, acquisendo così la fondamentale esperienza manuale per realizzarli.
Chi volesse cimentarsi in questo settore può farlo attraverso corsi o libri? Alan confida che l’inizio è difficile, come per ogni cosa, ma nel suo caso per esempio gli sono stati utili diversi video di astromodellismo trovati su internet. Per tutti quelli che si stanno chiedendo cosa sia l’astromodellismo, è la pratica che consiste nel lanciare razzi, ovviamente meno potenti rispetto a quelli usati dagli enti spaziali, soprattutto perché coprono altezze più ridotte. Questo, precisa Alan, non lo rende però meno impegnativo. Accanto al suo particolarissimo percorso da autodidatta, oggi è anche studente al Politecnico di Torino e, al tempo stesso, già imprenditore in questo campo. Ha fondato a Monte Carlo la IMF Rockets, la prima realtà del Principato di Monaco che si dedica alla progettazione e costruzione di razzi.

IMF è l’acronimo di International Martian Federation e, in futuro, Alan sogna che possa avere un ruolo nella conquista del pianeta rosso, Marte. Con la mente lanciata verso lo spazio, s'immagina già la nostra società evoluta in una realtà interplanetaria. Che sia per curiosità o per sopravvivenza, non possiamo ancora dirlo, ma si può immaginare che già prima del 2060 sul passaporto si potrebbe specificare addirittura il nostro pianeta di nascita.
Nel 1877 l'astronomo Giovanni Schiaparelli osservò quelli che definì "canali" su Marte; a causa di una traduzione errata in inglese, che rese il termine come "canali artificiali", si accese l’immaginazione su una possibile vita aliena. Ma la vera esplorazione di Marte iniziò negli anni Sessanta, quando la sonda Mariner 4 inviò le prime immagini ravvicinate, rivelando un mondo arido.

La svolta avvenne negli anni Duemila con i rover Spirit e Opportunity, seguiti da Curiosity nel 2012 e Perseverance nel 2021. Questi laboratori mobili hanno rivelato che Marte un tempo aveva oceani, laghi e fiumi, ed era potenzialmente abitabile. La scoperta di molecole organiche e metano nell'atmosfera mantiene viva la possibilità che forme di vita microbica possano essere esistite o persino esistere ancora oggi. La NASA ha programmato il primo allunaggio dopo più di 50 anni con il programma Artemis, concepito come trampolino per Marte.
Nel frattempo, SpaceX sta sviluppando la nave Starship, progettata specificamente per trasportare equipaggi sul pianeta rosso. Entro il 2040 potremmo forse vedere le prime impronte umane sulla polvere rossa di Marte, ma Alan è realista perché la sfida è immensa. Dato che il viaggio dura almeno sette mesi, gli astronauti dovranno affrontare diversi problemi, come le radiazioni cosmiche, l'isolamento e le risorse limitate necessarie per un viaggio impegnativo.
Tutto questo è il giusto preambolo per comprendere meglio il ruolo dell'impresa come quella di Alan, infatti le agenzie spaziali stanno studiando tecnologie innovative per la protezione dalle radiazioni, sistemi di supporto vitale chiusi e metodi per produrre cibo, acqua e carburante utilizzando le risorse marziane.

Non posso negare il mio fascino e la mia ammirazione per SpaceX e per ciò che Elon Musk ha saputo dare e creare nello sviluppo spaziale. Ha fatto nascere quella che considero una rivoluzione completa, permettendo a piccole aziende e al mondo intero di pensare alla possibilità di una vita nello spazio. Ed io ovviamente intendo continuare questa rivoluzione. E pare incredibile, ma sapevo già di voler entrare al Politecnico di Torino in Ingegneria aerospaziale all’età di 14 anni.
Alan aveva già visitato la sede di Torino, considerata una delle migliori università in Europa per lo studio di ingegneria aerospaziale, assieme all'organizzazione di eventi inerenti. Qualche mese fa ha avuto la possibilità di incontrare una decina di astronauti come Paolo Nespoli o Luca Parmitano, avendo anche uno scambio d’idee.
Un paio di mesi fa, il lander Blue Ghost della compagnia Firefly Aerospace è atterrato sulla Luna. Al suo interno, si trova il LuGRE (Lunar GNSS Receiver Experiment), il primo esperimento che dimostra che è possibile utilizzare tecnologie come il GPS sulla Luna. Tutto questo è stato sviluppato grazie all’aiuto del Politecnico di Torino. Trovo tutto questo straordinario e spero magari di poter realizzare un progetto simile per la mia tesi di laurea.

Il Blue Ghost è stato selezionato dalla NASA per trasportare diversi esperimenti scientifici e tecnologici sulla superficie lunare. Questi includono strumenti per studiare la composizione del suolo lunare, misurare radiazioni, testare tecnologie di comunicazione e altro ancora. La missione fa parte degli sforzi della NASA per espandere l'esplorazione lunare in preparazione per future missioni con equipaggio umano attraverso il programma Artemis.
Tornando all'impresa di Alan, il ragazzo ricorda che non tutto è stato semplice, soprattutto durante l’adolescenza. Disegnava razzi a scuola nel suo tempo libero, con la consapevolezza che un giorno avrebbero volato, mentre i compagni di classe lo consideravano bizzarro. Ora è tutto diverso: i suoi coetanei gli confidano che sono ispirati da lui per realizzare il loro progetti: basta iniziare con il sorriso e non pensare a quanto sarà impegnativo: questa è la sua ricetta.
Con tale spirito, oggi può dire alle persone che tempo fa non volevano dargli credito, forse per sua la giovane età, che ha già all'attivo ben 3 razzi. Il primo, ICARUS, è alto 1,50 metri e fatto con tubi di cartone e alette in plastica. Di colore rosso e oro, rappresentava mitologicamente il primo volo di un umano, Icaro.
Con il senno del poi, non so nemmeno come sia sopravvissuto al suo primo volo. Invece, era perfetto. Il mio secondo razzo invece era DEDALUS. Sempre mitologicamente il padre di Icaro, più saggio e intelligente. Misurava 1,70 metri, un po’ più avanzato, con sistema GPS, ma sempre fatto in cartone e con pezzi creati con una stampante 3D.

Il suo terzo razzo, rispetto ai primi due è stato un salto in avanti. Chiamato HERCULES, creato per essere migliore, sia tecnologicamente e sia per l'utilizzo dei materiali adoperati. Misurava 1,80 metri con 7 centimetri di diametro. Molto più potente, ha raggiunto 1.000 metri di altezza. Era costruito con tubi di PVC rinforzati chiamati Quantum Tubing, mentre la fibra di vetro è stata usata per la punta del razzo e le sue alette.
Era la prima volta che lavoravo con l’alluminio. Il computer che gestiva il razzo era tecnologicamente più avanzato. Tutti questi razzi sono stati lanciati in Italia, appoggiandomi all’associazione ACME Italia, che permette agli appassionati di astromodellismo di lanciare razzi in Italia. Ciò di cui avevo bisogno l'ho trovato navigando sul web, come articoli universitari e foto, ma devo dire che ci vuole anche tanta creatività e fantasia per assimilare questi concetti e poi applicarli ai miei razzi.

Ovviamente gran parte della storia dell'esplorazione spaziale è legata alle agenzie governative. La NASA, Roscosmos e altre entità nazionali hanno guidato l'umanità verso lo spazio per decenni. Tuttavia, negli ultimi vent'anni abbiamo assistito a una rivoluzione silenziosa ma importante: l'ascesa dell'esplorazione spaziale privata. Questo cambiamento ha radici che risalgono agli anni Ottanta del secolo passato, quando le prime iniziative commerciali iniziarono a concentrarsi sui satelliti per telecomunicazioni.
La vera svolta è arrivata all'inizio del nuovo millennio. Nel 2001, Dennis Tito scrisse il suo nome nella storia diventando il primo turista spaziale pagante con un viaggio verso la Stazione spaziale internazionale (ISS). L'anno successivo, Elon Musk fondò SpaceX con un obiettivo apparentemente impossibile: ridurre drasticamente i costi di accesso allo spazio. Quasi contemporaneamente, nel 2004 Richard Branson fondava Virgin Galactic per trasformare il turismo spaziale in realtà.
Nell'ombra, Jeff Bezos aveva già creato Blue Origin nel 2000, sebbene l'azienda sarebbe rimasta in gran parte segreta per oltre un decennio. Il decennio 2010-20 ha visto un'accelerazione senza precedenti. Nel 2012, SpaceX raggiunse un traguardo storico, diventando la prima compagnia privata a consegnare un carico alla ISS. Blue Origin emerse dall'ombra nel 2015 iniziando i test di volo del suo razzo New Shepard. Contemporaneamente, assistemmo alla proliferazione di numerose startup spaziali mentre in questo stesso periodo la NASA iniziò a fare sempre più affidamento su partner commerciali, prima per le missioni cargo e successivamente per il trasporto di astronauti.
Negli ultimi anni, tale rivoluzione ha raggiunto nuove vette. Nel 2020, SpaceX ha trasportato astronauti alla ISS con la missione Demo-2, segnando la fine della dipendenza americana dai veicoli spaziali russi. L'anno successivo, Virgin Galactic e Blue Origin hanno realizzato i primi voli suborbitali con passeggeri paganti. Parallelamente, diverse aziende elaborano lander lunari, come il Blue Ghost, aprendo la strada a una nuova era di esplorazione lunare commerciale. Nel frattempo, SpaceX continua a sviluppare Starship, un sistema di lancio completamente riutilizzabile che potrebbe rivoluzionare l'accesso allo spazio profondo, mentre Axiom Space ha già condotto le prime missioni interamente private verso la ISS.

Questa trasformazione ha radicalmente cambiato il panorama spaziale, riducendo i costi, accelerando l'innovazione e democratizzando l'accesso all'ultima frontiera. Oggi assistiamo a una nuova corsa allo spazio, guidata non solo dalle nazioni, ma anche da visionari imprenditori con ambizioni che vanno dalla colonizzazione di Marte al turismo spaziale e all'utilizzo delle risorse extraterrestri. L'era dell'esplorazione spaziale privata è appena iniziata, e con buona probabilità Alan vuole fare parte di questa visione delle piccole o medie imprese, però gli chiediamo quale senso potrebbe avere investire in questo settore. Non sarà troppo rischioso competere con i colossi?
Prima di rispondere a questa domanda, dobbiamo ricordare che la NASA non costruisce tutte le parti del razzo. Se prendiamo la Saturn V, il razzo che ha portato le missioni Apollo sulla Luna, tanti sono stati i pezzi ideati e costruiti da società esterne.
In effetti, il computer che controllava i movimenti del razzo è stato creato da IBM; tutto il primo stadio, chiamato S-IC, è stato costruito da Boeing. Nell’esplorazione dello spazio, quindi non c’è un solo protagonista: tutte le aziende che contribuiscono a un fine comune sono vincitrici. Alan è certo che la corsa verso lo spazio deve essere portata avanti da tante imprese, soprattutto dopo che SpaceX ha mostrato la strada da seguire.

Siamo ancora all’inizio di quella che è l’industria spaziale: tutte le imprese devono formare un ecosistema che lavora insieme. Io intendo far parte di questo ecosistema. Siamo solo all’inizio, siamo fortunati: tutto è da creare.
Dal 1957, con lo Sputnik 1, l’esplorazione spaziale ha segnato l’inizio di una nuova era. Quindi sì, investire in questo settore per Alan ha più che senso, perché, ora che abbiamo superato i confini del nostro pianeta, la nostra esplorazione non ha più limiti e ci saranno opportunità di sviluppo in ogni ambito, e non saranno solo scientifiche o militari.
Tornando con i piedi per terra, in corso Duca degli Abruzzi al Politecnico di Torino, oggi siamo ancora su questo pianeta, quindi è curioso domandarci come appaia Torino a chi si trova qui per motivi di studio, dato che Alan è nato a Brescia, passando i primi anni sul Lago di Garda, ma trasferendosi poi a Monte Carlo:
Torino mi piace enormemente, l’unico difetto è che non c’è il mare della Costa Azzurra. Mi piacciono molto le Alpi, ed è sempre molto piacevole vederle innevate quando vado al Politecnico la mattina. Sono ancora abituato a Monte Carlo, dove in 30 minuti a piedi si fa il giro della città. Torino è un buon compromesso, devo dire. È piena di opportunità e di aziende che potrebbero aiutarmi nel mio cammino: Arduino, Leonardo, e tante altre.
Però la mente di Alan, per concludere, si riproietta nello spazio, ricordando che il primo modulo del Lunar Gateway, HALO, progetto che servirà a costruire una stazione spaziale in orbita attorno alla Luna, è stato costruito proprio a Torino da Thales Alenia Space. Ed entro la fine del 2025, il suo progetto è quello di costruire un razzo suborbitale che andrà ai confini dell’atmosfera terrestre e dello spazio, commissionato da un residente monegasco.

Per questo progetto saranno prodotti in Italia due razzi: il primo, chiamato Tyche, servirà per testare i componenti elettronici, i paracaduti, i vari metodi di assemblaggio e di produzione. È alto 3 metri, ha un diametro di 10 centimetri, è realizzato in fibra di vetro e alluminio, ed è un razzo bistadio: significa che ha un primo stadio che lo porta a 500 metri di altezza, poi si separa e un secondo motore lo spinge il secondo stadio fino a 1.600 metri di altezza. Questo razzo è già stato assemblato, costruito e lanciato a giugno 2025.
Il secondo razzo sarà più grande, alto 4,5 metri, e dovrebbe raggiungere i 33 chilometri di altezza. Avrà delle telecamere per riprendere tutte le fasi del lancio, da un’angolazione da cui si potrà vedere la curvatura della Terra e il vuoto assoluto dello spazio.
Alan ci racconta ancora:
A lungo termine, vorrei progettare e sviluppare tecnologie che renderanno il viaggio verso Marte possibile e più accessibile. Sistemi vitali per la sopravvivenza degli astronauti durante i viaggi nello “spazio profondo”, propulsori non convenzionali come l’uso dell’energia nucleare per riscaldare il di-idrogeno ed espellerlo ad alta velocità, oppure metodi più efficienti per l’elettrolisi dell’acqua per produrre ossigeno e idrogeno: carburanti vitali per viaggiare nel Sistema Solare. Insomma, voglio creare, con l’aiuto di altre aziende di tutto il mondo, le basi e le tecnologie necessarie per le spedizioni che andranno su Marte.
Non possiamo che fare i classici in bocca al lupo per il lancio verso lo spazio e ringraziare Alan per una visione talmente alta che ogni tanto aiuta a ripensare ai propri sogni; i quali, piccoli e grandi che siano, sono sempre degni di attenzione.
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