Nel nostro viaggio alla scoperta della toponomastica piemontese (potete trovare tutti gli articoli dedicati nella sezione dedicata) e parlando del riciclo dei nomi propri in toponimia abbiamo tralasciato una categoria: quella degli agionimi, cioè i nomi dei santi. Lo abbiamo fatto per diverse ragioni: da un lato si tratta di nomi di persone, è vero; tuttavia, in questi casi l’uso del nome proprio ha motivazioni diverse rispetto agli altri antroponimi – a eccezione di alcuni casi, che abbiamo visto nel precedente episodio. Inoltre gli agionimi inaugurano un nuovo capitolo della toponimia piemontese, legato alla spiritualità e al mondo dell’immaginario.
I nomi di luogo di cui tratteremo assieme sono stati presi dalle carte ufficiali della regione (carta tecnica regionale e carta dell’Istituto geografico militare), oltre che da Google Maps; ricordo come sempre che le proposte interpretative che si basano solo su dati moderni vanno accolte con cautela, e che solo un confronto con le carte antiche, oltre che con le denominazioni dialettali, può garantirci con maggior sicurezza di aver compreso l’etimo e la motivazione di un toponimo.

Trattando degli strati più antichi della toponimia piemontese abbiamo potuto vedere qualche nome di dio romano o celtico cristallizzato in nomi di luogo: ricordiamo il dio celtico Belenos, in Bellino (CN) e Giove, in Monte Giove a Premia (VB); ben maggiori sono le tracce lasciate dalla devozione cristiana. Un nutrito gruppo di toponimi piemontesi evoca un santo, spesso il santo patrono. Il punto di partenza generalmente è l’intitolazione di una chiesa; la denominazione nasce quindi puntuale, poi inizia a essere impiegata per l’area circostante e, talvolta, per aree ben più estese. Questa modalità è diffusa per ogni tipo di centro abitato, dalla singola casa fino all’intero territorio comunale: cito come esempio San Cristoforo (AL), Santa Caterina a Rocca d’Arazzo (AT), Sant’Eligio a Monforte d’Alba (CN), San Francesco a Oglianico (TO), San Liberata a Masserano (BI), San Nicolao ad Alagna Valsesia (VC), Santa Cristina a Borgomanero (NO) e San Zeno a Vogogna (VB). Spesso il nome del santo è ampliato da uno specificatore (di diversa origine): a tal proposito citiamo San Giorgio Canavese (TO), San Giorgio Scarampi (AT) e San Giorgio Monferrato (AL), San Damiano d’Asti (AT) e San Damiano Macra (CN), Santo Stefano Roero e Santo Stefano Belbo (CN), San Marzano Oliveto (AT) e San Marzanotto, frazione di Asti, San Benedetto Belbo (CN), Sant’Ambrogio di Torino e Santa Vittoria d’Alba (CN). Viceversa, talvolta l’agionimo è stato impiegato come specificatore: si vedano Sale San Giovanni (CN), che nasce per scissione da Sale delle Langhe nel 1948 (ed esiste anche il comune di Sale, in provincia di Alessandria), Valle San Nicolao (BI) e Torre San Giorgio (CN).
Fin qui abbiamo portato ad esempio nomi di comuni o comunque di centri abitati; va ricordato che possono comparire degli agionimi anche in nomi di corsi d’acqua o rilievi per la presenza di cappelle, piloni, chiese lungo le sponde o sulle pendici; a mo’ d’esempio tra gli idronimi ricordiamo Rio San Martino a Sagliano Micca (BI), Rio San Giorgio a Roasio (VC), Rio di San Bartolomeo ad Azzano d’Asti, Torrente San Bernardino a Verbania (VB), Rio San Lorenzo a Ovada (AL), Rio San Luca a Roccaforte Mondovì (CN), Rio San Giovanni a Volpiano (TO); tra gli oronimi Monte San Vito e Monte San Boseigo a Garbagna (AL), Monte San Bartolomeo a Momperone (AL), Rocce di San Giacomo a Sauze di Cesana (TO), Rocca San Giovanni a Vinadio (CN) e Monte Santa Margherita a San Damiano di Macra (CN); sempre in ambito montano ricordiamo anche la presenza di nomi di passi, come il Passo Santo Stefano a Groscavallo (TO), e di valli, come Vallone di San Mauro a Castagnole delle Lanze (AT) e Valle San Lorenzo a Limone Piemonte (CN).
Solitamente i nomi dei santi sono facilmente individuabili; fanno eccezione un limitatissimo numero di casi, tra cui ricordiamo Santhià < Sanctam Agatam (VC), Sampeyre < Sanctum Petrum (CN; ma per gli occitanofoni è perfettamente trasparente), e Sanfront < Sanctum Frontinianum (CN; cfr. San Front in occitano d’oltralpe). Altri santi, invece, vanno considerati esiti di paretimologie popolari: tra questi ricordiamo San Colombano Belmonte (TO), attestato fino al XVII secolo come Camcolombano; l’evoluzione di ca- in sa- potrebbe essere una spia del fatto che, anticamente, il centro fosse di parlata francoprovenzale. Dubbio è il caso di San Benigno Torinese: in piemontese il luogo è detto San Belen o San Belegn, e così è pure attestato in documenti antichi (Sanctus Balignus); tali attestazioni fanno sorgere il dubbio che il toponimo possa derivare dalla divinità celtica già citata Belenos. Se così fosse, il toponimo ufficiale potrebbe essere un tentativo di camuffare l’origine pagana. Va detto tuttavia che la L del toponimo piemontese e dell’attestazione antica potrebbero anche essere frutto di una dissimilazione (cioè del mutamento di una consonante per la presenza di un’altra consonante uguale: da beNinNius > beLiNius).
Inutile elencare tutti i santi che fanno capolino in Piemonte, anche solo quelli dei comuni principali, per due ragioni: la prima è che sono largamente trasparenti; la seconda è che lo ha già fatto la professoressa Alda Rossebastiano, almeno per i toponimi comunali, in un contributo che trovate in bibliografia (e che potete leggere online). Data la trasparenza dei nomi, risulta più interessante soffermarsi su alcuni santi che ci consentono di avanzare qualche riflessione di ordine culturale sulle comunità che li hanno invocati come protettori.

Alcuni santi, molto venerati in aree specifiche, sono quasi completamente sconosciuti altrove. Un gruppo di santi particolarmente venerato in Piemonte e soprattutto nelle province di Torino e Cuneo è quello dei martiri della Legione tebea; essa viene ricordata nell’agiografia cristiana per essere stata decimata due volte, in seguito al rifiuto di giustiziare un gruppo di cristiani residenti nel Vallese, all’epoca dell’imperatore Massimiano (seconda metà del III sec. d.C.). Tra i santi di questo gruppo ricordiamo: san Chiaffredo (si noti il nome, chiaramente germanico, abbastanza strano per un legionario di origine egiziana), co-patrono della diocesi di Saluzzo, titolare del santuario che sorge a Crissolo (CN) e di una frazione a Busca (CN); san Maurizio, che compare nel nome di due comuni, San Maurizio d’Opaglio (NO) e San Maurizio Canavese, più altre frazioni omonime (tra cui Bosia, Bra, Demonte, Limone Piemonte, Santo Stefano Belbo, CN); sant’Albano, a cui è intitolato il comune di Sant’Albano Stura (CN); san Candido, ricordato dall’omonima frazione di Murisengo (AL); san Defendente compare in omonime località a Ponzano Monferrato (AL), Canale (CN), Scurzolengo, Frinco e Calliano Monferrato (AT); san Ponzio è eponimo di Roccabruna (CN) – e bisognerà considerare intitolate allo stesso santo anche le località San Poncio a Loazzolo (AT), San Pons a Demonte (CN) e il nome del comune di San Ponso (TO); san Valeriano a Virle (CN), Borgone di Susa e Cumiana (TO); san Costanzo, co-patrono della diocesi di Saluzzo, nel nome di comune di Villar San Costanzo (CN) e in cappelle o località a Martiniana Po, Savigliano e Vignolo (CN); san Secondo, nell’omonima frazione di Salussola (BI; qui il santo fu martirizzato) e in San Secondo di Pinerolo (TO); sant’Antonino nelle omonime località a Castell’Alfero e Montechiaro d’Asti (AT), Narzole e Perletto (CN), oltre che nome di comune in Sant’Antonino di Susa (TO).
Oltre alla Legione tebea merita ricordare i santi patroni delle diocesi: in questo caso l’intitolazione potrebbe aver favorito lo sviluppo locale di culti a specifici santi; è ovviamente anche possibile, viceversa, che l’intitolazione della diocesi sia riflesso di culti locali, o che evochi la dipendenza o il possesso del bene da parte della diocesi (soprattutto per cascine o case). Se per alcuni santi molto noti, come ad esempio san Giovanni, patrono di Torino, è impossibile apprezzare la dimensione locale del culto, in altri casi pare più semplice: probabilmente la diocesi di Asti ha avuto un ruolo nella diffusione del culto del suo patrono, san Secondo (d’Asti), da cui l’intitolazione di chiese al santo e in seguito alle borgate sorte attorno ai luoghi di culto: località omonime si trovano a Cortazzone (AT), Magliano Alfieri (CN), Odalengo Grande e Cassine (AL); compare poi in Villa San Secondo (AT), “villa nova” fondata all’inizio del Trecento su impulso del vescovo di Asti e in Rivo San Secondo, a Ferrere (AT). Troviamo poi san Gaudenzio, protettore della diocesi di Novara, a Lessona (BI), Oleggio (NO), Boca (NO); sant’Eusebio, protettore della diocesi di Vercelli, a Roasio (VC), Oleggio (NO) e in Cascine Sant’Eusebio ad Asigliano Vercellese, Casa Sant’Eusebio a Tonco (AT) e Case Sant’Eusebio a San Giorgio Scarampi (AT); sant’Evasio, patrono della diocesi di Casale Monferrato, a Ovada (AL) oltre che in Cascine Sant’Evasio a Mombello Monferrato (AL), Pozzo Sant’Evasio a Casale Monferrato (AL) e Casa Sant’Evasio a Nizza Monferrato e Bubbio (AT); san Marziano, vescovo di Tortona, e protettore della stessa diocesi, è eponimo in due località astigiane già citate (San Marzanotto e San Marzano Oliveto), e compare in Casa San Marziano a Casalnoceto (AL) e in Cascina San Marziano, a Novi Ligure e Pozzolo Formigaro (AL). San Dalmazzo, infine, co-patrono della diocesi di Cuneo, assieme a san Michele, è ricordato dal nome del comune di Borgo San Dalmazzo (CN): in questo caso però, visto che nel borgo fu martirizzato il santo, le ragioni della nominazione sono chiaramente altre.
Meriterebbe approfondire se la presenza di cammini devozionali possa aver contribuito a diffondere il culto di certi santi: penso in particolare al culto di San Pietro, lungo la via Francigena e le sue principali diramazioni. Accenna a questa motivazione Serra, parlando della devozione per san Genesio, il protettore dei giullari; il suo culto, irradiato da Lucca e Arles, si diffonde in particolare lungo le vie romee, assieme ai pellegrini. Ne sono testimonianza le cappelle (o le località da esse derivate) che si trovano a Rocca d’Arazzo (AT), Castagneto Po e Palazzo Canavese (TO).

Diversi casi di intitolazione a santi patroni di diocesi sono interessanti anche sul piano storico, perché possono attestare l’assetto territoriale di una diocesi (e della sua influenza) quando iniziò a circolare il nome. Tuttavia, le intitolazioni a santi si prestano a diverse riflessioni sul piano storico; a tal proposito è interessante il caso di san Carlo Borromeo (1538–1584): fu un riformatore della Chiesa e il suo culto si diffuse in seguito alla canonizzazione, avvenuta nel 1610. Il santo, patrono della Lombardia, fu elemento importante alla corte sabauda sotto i duchi Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele; se vogliamo, questo legame è in parte esemplificato dalla torinese piazza San Carlo, dove si trova la statua equestre di Emanuele Filiberto (el caval ed brunz) e sulla quale si apre l’omonima chiesa. In quel periodo la chiesa milanese (di cui San Carlo era arcivescovo) aveva molta influenza su quelle piemontesi, tuttavia il suo culto non si diffuse molto in Piemonte, stando a guardare i dati toponimici, a eccezione dell'attuale provincia di Asti: cappelle e borgate a lui dedicate si trovano per esempio a Rocca d’Arazzo, San Giorgio Scarampi, Monale, Montemagno, Viarigi, Rocchetta Tanaro (AT). La ragione non è stata ancora trovata, ma andrà tenuto in considerazione che la diocesi astigiana, in occasione di un concilio provinciale milanese, fu considerata da san Carlo suffraganea dell’arcivescovato milanese; peraltro l’orazione funebre del santo fu affidata a Francesco Panigarola, che qualche anno dopo divenne proprio vescovo di Asti. Non è ovviamente sconosciuto altrove: eponimo in una borgata a Molare (AL), il nome ricorre anche nei comuni di San Carlo Canavese (TO; il nome risale al 1823, prima il centro si chiamava Vauda di Ciriè) e Venzone con San Carlo (VB). Nella nativa Arona (NO) troviamo il Monte San Carlo, dove doveva sorgere un sacro monte a lui dedicato, mai completato; sulla cima ci sarebbe dovuto essere il "Sancarlone", che invece oggi si trova a fianco del seminario.
Sempre sul piano storico, come evidenzia Alda Rossebastiano nel contributo già citato, risulta interessante ricordare che san Martino fu protettore dei Franchi, e san Michele Arcangelo fu il protettore dei Longobardi: toponimi che fanno riferimento ai due santi possono quindi essere riflesso dell’orientamento politico o di insediamenti dell’una e dell’altra popolazione. A proposito di san Michele, ricordiamo i comuni di Chiusa di San Michele (TO), il cui nome deriva dalla famosa Sacra di San Michele (la cui edificazione è successiva rispetto all’apogeo longobardo: ma sulla rocca i Longobardi vi avevano eretto una fortificazione), San Michele Mondovì (CN) e Dusino San Michele (AT), oltre che borgate o cappelle omonime ad Alessandria, Mongrando (AL), Borgofranco d’Ivrea e Cavour (TO), Cavaglietto e Borgomanero (NO), Trino e Borgo d’Ale (VC), Mongrando (BI), Saliceto, Santo Stefano Roero, Cherasco (da cui anche il nome di un Rio), Tonengo e Settime (AT; qui anche una cascina e una valle), Cresta San Michele a Bardonecchia (TO), e Colle San Michele a Vaglio Serra (AT). Possiamo poi probabilmente aggiungere alcuni centri legati alla venerazione di sant’Agata, generalmente associata nelle preghiere a san Michele: oltre a Santhià (VC), già menzionata, citiamo Sant’Agata Fossili (AL) e località omonime a Carpignano Sesia (NO), Cannobio (VB), Cremolino (AL), Incisa Scapaccino (AT) e Sanfront (CN). Per quanto riguarda san Martino la faccenda è più complicata, e la descriveremo meglio nel prossimo paragrafo.

Lasciando da parte alcune teorie esoteriche secondo le quali san Martino sarebbe una reinterpretazione cristiana di culti celtici pagani, legati al samain (il capodanno celtico) e di conseguenza al ciclo vegetativo, san Martino è venerato come protettore di viticoltori e vendemmiatori: non stupisce quindi la sua presenza capillare nella nostra regione; oltre a questo patronato, il santo è venerato anche come patrono dei viandanti. Cappelle o borgate omonime sorgono a Casasco (AL), Roccaforte Ligure (AL; con omonimo rio), Montemagno (AT), Stroppo (CN), Saliceto (CN), Borgosesia (VC), Trecate (NO), Garzigliana (TO), Vignone (VB) e Postua (VC) e in molti altri luoghi; compare inoltre nel nome dei comuni di San Martino Canavese (TO) e Borgo San Martino (AL), per esempio, e si trova il santo legato anche a oronimi, come Pizzo San Martino ad Antrona Schieranco (VB), e idronimi, come Rio San Martino a Castino (CN). Non va poi dimenticato inoltre che il giorno della festa di San Martino (11 novembre) erano generalmente fissate le scadenze dei contratti di mezzadria: fé san martin in piemontese significa traslocare, e ricorda appunto il passaggio di mezzadri da una cascina all’altra. Il suo occorrere come nome per cascine e case, tra cui ricordiamo Tetti di San Martino a Cumiana (TO), Cascina San Martino a Castino (CN), Cortiglione (AT), Briona (NO, Borgomanero (NO), Carpeneto (AL), Casa San Martino a Felizzano (AL), Moncalvo (AT), potrebbe essere legato al fatto che si trattasse di beni in passato affittati a mezzadri.
San Martino non è il solo santo invocato a protezione di elementi centrali nella vita quotidiana dei nostri antenati: sant’Antonio abate è il protettore degli animali da fattoria, e occorre in omonime località a Odalengo Grande (AL), Agliano Terme (AT), Cherasco (CN), Sizzano (NO), Castellamonte (TO), Masera (VB), Fobello (VC), oltre che in Sant’Antonio di Ranverso a Buttigliera Alta (TO), Isola Sant’Antonio (AL), Bocchetta di Sant’Antonio a Craveggia (VB) e Bric Sant’Antonio a Canelli (AT); san Giacomo è invocato per la protezione dei raccolti e per il bel tempo atmosferico, e troviamo località omonime a Demonte (CN), Rocca Grimalda (AL), Cortazzone (AT), Candelo (BI), Andrate (TO), oltre a San Giacomo di Moia a Ceres (TO), Passo di San Giacomo a Formazza (VB) e il comune di San Giacomo Vercellese (VC); san Grato protegge dalla grandine, e località omonime si trovano ad Altavilla Monferrato (AL), Brusnengo e Curino (BI), Piea e Monale (AT), San Germano Vercellese (VC), Prato Sesia (NO), Agliè e Mercenasco (TO), Mombasiglio e Viola (CN; qui dalla località San Grato deriva il nome del noto comprensorio sciistico di Saint Gréé). San Bernardo di Chiaravalle, poi, è il protettore degli agricoltori; il suo culto viene ricordato da borgate omonime che sorgono a Buttigliera d’Asti, Castagnole Monferrato (AT), Castelletto d’Orba (AL), Gattinara e Livorno Ferraris (VC). Non va confuso con san Bernardo di Mentone, di cui abbiamo discusso parlando delle vette alpine: in epoca recente gli è stato riconosciuto il patronato sugli alpinisti, ma in passato il suo nome è spesso legato agli ospizi che i monaci dell’ordine da lui fondato gestivano lungo le principali strade; sempre dai viandanti è invocato anche san Gottardo, che occorre in borgate a Montaldeo (AL), Cigliè (CN) e Rimella (VC). Sono invece invocati contro la pestilenza san Rocco, eponimo di borgate a Trisobbio (AL), Villafranca d’Asti, Lessona (BI), Battifollo (CN), Ameno (NO), San Benigno Canavese (TO), Pieve Vergonte (VB), Tricerro e Desana (VC) e san Sebastiano, eponimo di chiese e borgate a Montaldeo (AL), Loazzolo (AT), Pocapaglia (CN), Arborio (NO), Saluggia (VC); talvolta san Rocco e san Sebastiano compaiono assieme, eponimi di una cappella ciascuno, tra loro speculari rispetto al centro abitato, come ad Agliano Terme (AT) e Marene (CN). Sul versante femminile vanno ricordate almeno due sante tra i cui patronati si contano i parti e le gravidanze: santa Margherita, che occorre in borgate eponime a Ceva e Murazzano (CN), Chivasso (TO) e Mollia (VC), in Bric Santa Margherita a Nizza Monferrato (AT) e in Cascina Santa Margherita ad Acqui Terme (AL) e sant’Anna, a cui sono intitolate borgate a Rocca d’Arazzo (AT), Novalesa (TO), Omegna (VB), Limone Piemonte (CN); ricordiamo anche Sant’Anna di Valdieri, a Valdieri (CN). L’elenco completo sarebbe ovviamente molto più lungo.

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