La storia dell’ingegner Roberto Bosio, il padre del cuore artificiale

Una straordinaria conquista frutto della collaborazione di ingegneri e medici

Nell'immagine: Il bioingegnere Roberto Bosio (sulla destra) insieme a Marko Turina, direttore del dipartimento Ricerche di cardiochirurgia dell’Università di Zurigo, dopo un intervento di innesto del nuovo cuore artificiale su un cane.
Luca Sartori

Nato a Chivasso nel 1971, è sposato e ha due figlie. Giornalista dal 1995, scrive su testate nazionali e internazionali di turismo, arte e cultura, e dal 1992 cura articoli… leggi tutto
  

A 37 anni dalla scomparsa, la sua Castiglione Torinese non l’ha dimenticato. Roberto Bosio ha regalato speranza e vita a tante persone. È il padre del cuore artificiale, che nel novembre del 1977, per la prima volta nel mondo, viene utilizzato con successo in Svizzera presso la clinica chirurgica universitaria di Zurigo. Tutto inizia nel 1963 a una cena del Rotary di Chivasso, quando il commendatore Giuseppe Bosio, padre di Roberto, proprietario di una ditta all’avanguardia nel campo delle pompe per motori diesel a Castiglione Torinese, conosce il professor Angelo Actis Dato, cardiologo. Quest’ultimo propone a Giuseppe Bosio un progetto per creare un cuore artificiale. Essendo il cuore una pompa, c’era analogia con i prodotti della sua azienda. Una proposta che incontra fin da subito l’entusiasmo di Roberto, che inizia gli studi per la realizzazione dell’ambizioso progetto che avrebbe cambiato la sua vita e quella di molte altre persone.

Angelo Actis Dato
Angelo Actis Dato
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Tutto inizia grazie al commendatore Giuseppe Bosio

Non c’è comunque solo la vicenda legata al cuore artificiale tra i fatti importanti della vita di Giuseppe Bosio: c’è anche il successo di un’azienda all’avanguardia, decenni di governo di Castiglione, la conoscenza di importanti personaggi storici della sua epoca e le sue opere di bene.

Giuseppe Bosio riceve la carica di commendatore nell’Italia del secondo dopoguerra grazie all’aiuto dato ai prigionieri inglesi, liberi dopo l’8 settembre: le sue conoscenze presso la Croce Rossa gli permettono infatti di vestire di abiti civili gli ex prigionieri che si sarebbero messi poi in marcia verso casa. La sua vita politica lo porta alla conoscenza del presidente della Repubblica Giovanni Leone e della regina Elisabetta d’Inghilterra, alla quale viene presentato, in occasione della sua visita a Torino, per le sue opere di bene e l’aiuto offerto agli inglesi detenuti nel campo di concentramento delle campagne verso il fiume Po.

Nella vita del commendatore Bosio ci sono dunque tante conoscenze importanti, ma anche tanto lavoro, e oltre trent’anni di politica alla guida di Castiglione Torinese. Politica intesa come una passione. Eletto nella lista della Democrazia Cristiana nei primi anni Cinquanta, è primo cittadino per ben 33 anni.

La gente lo ricorda anche e soprattutto per l’azienda, aperta a Castiglione nel 1942 dopo anni di lavoro a Torino. La vera svolta è nel 1929, anno in cui sposa Domenica Viarigi, quando acquista insieme al fratello un capannone industriale in corso Lepanto per produrre pezzi di ricambio per motori e, in seguito, unicamente motori diesel. Quei motori diesel che lo portano poi a Castiglione, paese della moglie dove ancora oggi sorge l’azienda in cui il figlio Roberto avrebbe portato avanti studi ed esperimenti sul cuore artificiale.

Il commendatore Bosio lascia nell’80 e l’azienda Fratelli Bosio passa nelle mani dei due figli, Felice e Roberto. Sempre vicino alle macchine della sua ditta, padrone operaio, Giuseppe Bosio rimane una delle storiche espressioni industriali dell’area torinese oltre a essere stato longevo come uomo politico. 

Vista d'insieme dei capannoni della ditta Fratelli Bosio a Castiglione Torinese.
Vista d'insieme dei capannoni della ditta Fratelli Bosio a Castiglione Torinese.

Roberto Bosio, da Torino a Zurigo

Nato a Torino l’11 aprile 1933, Roberto Bosio, figlio di Giuseppe, consegue la laurea in Ingegneria industriale ed Elettrotecnica al Politecnico di Torino nel 1960. Inizia la professione dedicandosi contemporaneamente all’insegnamento e alla ricerca scientifica sperimentale, specializzandosi poi nel campo delle macchine elettriche e delle applicazioni elettromeccaniche. Si sposa nel 1964 con Gianna Parola e nel 1965 nasce la figlia Elena.

Dopo l’incontro del padre Giuseppe con il professor Angelo Actis Dato, che segna l’inizio del progetto per creare un cuore artificiale, l’ingegner Roberto Bosio, dal 1965, per ben dodici anni, si applica alla realizzazione di importanti apparecchiature bioingegneristiche per lo studio e la cura delle cardiopatie, inventando il cuore artificiale che, nel novembre 1977, per la prima volta nel mondo, viene utilizzato alla clinica universitaria di Zurigo. Questa sua invenzione è considerata una pietra miliare nel mondo della cardiochirurgia.

Sede delle lunghe sperimentazioni di Roberto Bosio è il Centro di ricerche di bioingegneria a Castiglione Torinese, a una manciata di chilometri dal capoluogo piemontese, con la collaborazione di Angelo Actis Dato e la sua équipe medica, di sua moglie Gianna, e, tra gli altri, di Piero Fasano, collaboratore della ditta Bosio per 35 anni, uomo dalle spiccate capacità intellettuali e pratiche.

Roberto Bosio con il cuore artificiale realizzato da lui.
Roberto Bosio con il cuore artificiale realizzato da lui.

Le ricerche durarono molti anni e si rivelarono particolarmente impegnative anche dal punto di vista economico. A esse si unisce poi una lunga fase di sperimentazione con esperimenti che continuano regolarmente per anni.

L’interruzione della collaborazione di Bosio con Actis Dato porta l’ingegnere di Castiglione in Svizzera, a Zurigo. Al Kantonspital della città elvetica, presso la clinica chirurgica universitaria, collabora con i dottori Åke Senning e Marko Turina, e con il CATE, il cuore artificiale totale esterno, viene salvata una donna di 34 anni. È il primo cuore artificiale a ridare vita a una donna. Al 30 luglio 1980 i brevetti dell’ingegner Bosio arrivano a essere ben trenta.

Nel 1988, però, si ammala e poco dopo muore nel mezzo degli studi sul cuore artificiale interno definitivo e sulla fibrosi cistica.

L'ingegner Bosio a sinistra, con moglie, figlia e suoceri.
L'ingegner Bosio a sinistra, con moglie, figlia e suoceri.

Una storia straordinaria di ingegneri e medici

Da poco si erano conclusi i festeggiamenti per il centenario dell’Unità d’Italia che avevano visto la capitale subalpina tra le città più coinvolte nelle celebrazioni anche grazie al fatto che presidente del Consiglio direttivo di Italia ‘61 era il noto cardiochirurgo Achille Mario Dogliotti il quale con opere tecnologiche e architettoniche d’avanguardia aveva voluto lasciare un segno nella sua città. Sono anni in cui la cardiochirurgia rappresenta a Torino, in Italia e in tutto il mondo la più avanzata frontiera alla quale l’essere umano possa avvicinarsi.

Il cuore desta un fascino particolare: il poterlo fermare, aprirlo e curarlo pare quasi un miracolo, mentre poterlo sostituire con un dispositivo meccanico sembra essere un traguardo quasi impossibile. Le menti scientifiche di tutto il mondo sono al lavoro per scoprire le più avanzate tecniche di riparazione e sostituzione dell’importante organo umano. In parallelo alle ricerche sul trapianto, che pochi anni dopo sarebbe stato eseguito sull’uomo per la prima volta in Sudafrica dal professor Barnard, il tentativo di sostituire il cuore con una pompa meccanica viene tentato anche in Italia.

È in occasione della nota cena del 1963 che Roberto inizia la collaborazione con il Professore Angelo Actis Dato, cardiochirurgo italiano che dal 1948 aveva iniziato a Torino un’attività di diagnosi e cura delle malattie cardiache. Le ricerche e gli studi portano nel 1967 alla registrazione del primo brevetto per una pompa a comando fluidico per circolazione sanguigna artificiale.

È nella periferia nord di Torino che viene allestita una sala operatoria, con annesso stabulario, dove prende corpo un’intensa attività di sperimentazione, con la collaborazione di numerosi medici, chirurghi e tecnici tra cui i professori Venere, Grande, Panero, Borio e alcuni tecnici. È dalla collaborazione di ingegneri e medici che si riesce dunque nell’impresa di mettere a punto un cuore artificiale, che per motivi di autorizzazione da parte del ministero della Sanità non fu possibile impiantare in Italia, ma sarà utilizzato qualche anno dopo in Svizzera dal professore Turina. La collaborazione tra l’ingegner Bosio e il professor Actis Dato prosegue per molti anni portando alla registrazione di svariati brevetti internazionali anche nel campo della ossigenazione del sangue. 

Da sinistra: l'ingegner Roberto Bosio con il professor Åke Senning e il cardiochirurgo Marko Turina.
Da sinistra: l'ingegner Roberto Bosio con il professor Åke Senning e il cardiochirurgo Marko Turina.

Gli esperimenti sulle pecore per raggiungere il brevetto

Fu uno sforzo considerevole, anche a livello economico, quello profuso per il raggiungimento degli obiettivi. Ricevute le informazioni dal professor Actis Dato, Roberto Bosio inizia la sperimentazione sulle pecore con strumenti in grado di pompare un liquido biologico. Sperimentazioni molto impegnative che si protraggono per tanti anni. I medici operavano quasi tutti i weekend dalle due alle quattro pecore con l’aiuto di Roberto, della moglie Gianna e di altri tecnici. Il percorso che porta al brevetto del cuore è lungo e faticoso.

Ventricoli totalmente impiantabili sperimentati alla fine degli anni '60 su pecora.
Ventricoli totalmente impiantabili sperimentati alla fine degli anni '60 su pecora.

“Miracolo” a Zurigo: il primo cuore artificiale ridà vita a una donna

Dopo tanta fatica, studi, sperimentazioni e passione, Roberto Bosio realizza il suo sogno fuori dai confini italiani. È il novembre del 1977 e a Zurigo viene sperimentato con successo il primo cuore artificiale. Per la prima volta nella storia della medicina un essere umano vive per 48 ore affidandosi unicamente a un cuore artificiale. Poi, poco alla volta, il vecchio cuore ammalato e operato riprende a pulsare, con conseguente disinserimento dell’apparecchio artificiale. Un intervento eccezionale che segna una svolta nel mondo della cardiochirurgia. La paziente salvata era stata operata per un grave problema cardiaco.

La notizia dell’avvenuto intervento presso la clinica chirurgica universitaria di Zurigo viene data solo alcuni giorni dopo e grandi elogi vengono mossi nei confronti dell’ideatore del cuore artificiale, il quarantacinquenne bioingegnere appassionato di studi sulle strutture meccaniche riguardanti il corpo umano.

A dieci anni dal suo primo brevetto, l’ingegnere di Castiglione Torinese ripercorre nei giorni del “miracolo” in terra elvetica gli anni dedicati agli studi e alle ricerche, tornando con la memoria a quando aveva iniziato le sue sperimentazioni servendosi di motorini tratti da giocattoli dei bambini, scegliendo come materiale il plexiglas perché, essendo trasparente, consentiva di vederci dentro.

In quel giorno del novembre 1977 tornano alla mente di Bosio i tanti modelli di cuori artificiali realizzati negli anni, 150 prototipi sempre più perfezionati e sempre più straordinariamente corrispondenti alle esigenze fisiologiche e, ovviamente, sempre più funzionali e affidabili dal punto di vista della sicurezza.

In una delle interviste rilasciate dopo il “miracolo” di Zurigo, l’ingegnere non nasconde l’emozione per la grande conquista ringraziando la direzione della clinica di Zurigo: “Ho avuto la grande fortuna di aver incontrato il professor Åke Senning, direttore della clinica chirurgica universitaria di Zurigo, che mi ha offerto un laboratorio di ricerche nuovo, con apparecchiature d’avanguardia per poter continuare i miei studi”.

Una conquista storica quella di Roberto Bosio riconosciuta, poco dopo l’intervento di Zurigo, dallo stesso professor Barnard in un convegno svoltosi in Sudafrica. Dal 1977 il cuore di Bosio ha salvato molte vite, a coronamento della passione, del lavoro, degli studi e della dedizione di un singolo che, tra lo scetticismo di molti, non si è mai arreso.

Castiglione Torinese. Roberto Bosio mostra uno dei cuori artificiali da lui costruiti.
Castiglione Torinese. Roberto Bosio mostra uno dei cuori artificiali da lui costruiti.

La ditta Fratelli Bosio tra le location di una serie televisiva sui pionieri della cardiochirurgia e sul cuore artificiale

C’è anche il progetto del cuore artificiale tra i temi della fortunata serie televisiva Cuori, diretta da Riccardo Donna, con, tra gli altri, gli attori Daniele Pecci, Matteo Martari, Pilar Fogliati, Andrea Gherpelli, Marco Bonini, Neva Leoni e Bianca Panconi, e trasmessa su Rai 1 dal 2021.

Un racconto ambientato alla fine degli anni Sessanta, quando prendono sempre più piede le tecniche relative ai trapianti di cuore e alla realizzazione del cuore artificiale nei reparti di cardiochirurgia dell’ospedale Molinette di Torino. Ai sogni, alle ambizioni e agli amori dei tanti protagonisti della serie si uniscono le vicende legate alla sperimentazione e alla realizzazione del cuore artificiale.

Le riprese si svolgono in numerosi luoghi iconici della capitale subalpina, dal teatro Carignano al parco del Valentino, dal Monte dei Cappuccini alla Cavallerizza Reale, dalla Galleria Subalpina a Torino Esposizioni, dal villaggio Leumann a Collegno al ponte del Diavolo di Lanzo e alla ditta Fratelli Bosio di Castiglione Torinese, proprio quella ditta dove l’ingegnere Bosio iniziò la sperimentazione del cuore artificiale, azienda che continua, ancora oggi, a vivere.

Matteo Martari, Pilar Fogliati e Matteo Pecci, protagonisti della fiction
Matteo Martari, Pilar Fogliati e Matteo Pecci, protagonisti della fiction "Cuori".

Bibliografia
  • Bosio F., Una vita a tutto diesel, Torino, Voglino Editrice, 2023.
  • Bosio R., Un cuore per la vita. Una vita per il cuore, Milano, Mondadori, 1980.
  • Id., Un cuore per vivere, Milano, Edizioni SEI, 1972.
  • Sartori L., Volti del Novecento gassinese, Gassino, Edizioni Imagina, 2003.

SITOGRAFIA

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