Quella del collezionismo è una vocazione davvero singolare. Si collezionano le cose più strane o straordinarie, di pregio oppure di scarso e anche di nessun valore e tuttavia importantissime per chi le possiede.
Può sembrare sorprendente ma tra i collezionisti c’è anche chi tiene esposti in eleganti teche elementi decorativi che appartenevano a vetrate del primo Novecento: rulli grandi e piccoli, cabochons tondi, ovali, a goccia che sembrano gemme da incastonare, piccoli carré sfaccettati, ninfee e gigli e campanule, foglie, pampini, farfalle e altre creazioni pregiate di gozzaniana memoria che all’epoca venivano inserite nelle vetrate con legatura a piombo. Un trionfo di colori e di luce.

E poi vi sono, in tinte diverse, magnifiche lastre di vetro cattedrale, opalescente, laccato, ciascuna con uno spessore che varia dai due ai quattro millimetri, e ancora raccolte di bozzetti a china e acquarello di impronta classica o liberty, databili tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

“Mi ha sempre affascinato la trasparenza e l’essenza del vetro” – dice la collezionista Stefania Cestari – “ma fu durante una visita alla cattedrale di Chartres che compresi come la mia autentica vocazione fosse quella di creare con il vetro”. In seguito Stefania partecipa a un concorso dell’Unione Europea che le finanzia una borsa di studio presso il Centre International du Vitrail di Chartres. Tornata in Italia, frequenta una scuola di restauro delle vetrate legate a piombo, approfondendo le sue conoscenze sull’arte vetraria.
Studio, passione, esperienza e un’innata dote artistica le hanno permesso di realizzare le sue aspirazioni. Parlando delle vetrate, ne spiega con chiarezza la storia, l’evoluzione artistica, le caratteristiche tecniche, anche in riferimento alla sua straordinaria collezione.

Ciò che si evidenzia in particolare nel passaggio dal Romanico al Gotico è l’alleggerimento dell’impianto della cattedrale: i muri massicci, dalle piccole finestre, perdono la loro funzione strutturale e si contraggono, si innalzano affidandosi alle ardite geometrie degli archi rampanti che li sostengono dall’esterno. È così che la cattedrale gotica diventa un tempio dalle mura luminose in cui si susseguono ampie vetrate policrome che assolvono anche al compito dottrinale prima affidato agli affreschi.
Nel XIII secolo sorgono miracoli di architettura e bellezza come il complesso di Chartres (1200–1236 circa), di Bourges, di Reims, di Strasburgo fino alla prodigiosa Sainte Chapelle di Parigi (1242–1248) in cui, scomparsa la struttura muraria, si evidenzia la sequenza grandiosa delle vetrate separate solo da esigui pilastrini. Dalla Germania con i complessi di Friburgo, Colonia, Erfurt arriviamo in Italia con la Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi (1240–1253).
Bozzetti in acquarello e china (collezione privata Stefania Cestari).
Nei secoli seguenti si assiste a un progressivo evolversi della vetrata dalla originaria concezione di “pittura di vetro” a quella di “pittura su vetro”. Nel XV secolo importanti artisti come Paolo Uccello, Donatello, Andrea del Castagno, Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio forniscono disegni per famose esecuzioni in Firenze. Come già era avvenuto nel Nord Europa questa attività contagerà altri artisti di diverse città d’arte italiane.
Il declino di interesse per le vetrate avviene con la Riforma protestante, benché opere di ridotta dimensione e di destinazione privata o a soggetto araldico continuino comunque a essere prodotte. Nell’Ottocento poi si ha un ritorno importante all’arte del vetro a opera del Neogotico, che disegna le vetrate a imitazione di quelle duecentesche, e dell’Art Nouveau che ama rappresentare la grazia dei suoi disegni attraverso le campiture luminose dei tasselli vitrei e usa la vetrata come parte integrante dell’architettura. Splendide anche per gli effetti cromatici le realizzazioni di L.C. Tiffany che perimetra ogni singola tessera con il piombo. Intramontabili le sue famose lampade!
Decorazioni dei primi anni del Novecento a tema vegetale e animale (gigli, ninfee, foglie, campanule, farfalle...) utilizzate per impreziosire le vetrate (collezione privata Stefania Cestari).
La vetrata nasce da un bozzetto su carta colorato ad acquarello che rende l’idea della trasparente armonia cromatica dei vetri. Il disegno viene ingrandito in scala 1:1 su un cartone della misura esatta della vetrata che dev’essere realizzata. Il cartone viene poi ritagliato e usato come modello per il vetro da tagliare a sua volta. Sempre seguendo il disegno con grande precisione, i vetri ormai pronti sono assemblati con un profilato di piombo che ha forma a “H”: la spina dorsale della vetrata, ciò che tiene insieme i pezzi permettendo di realizzare il disegno, è appunto il piombo. Si prosegue con la saldatura a stagno del piombo e infine con la stuccatura che, mentre riempie lo spazio tra trafile e vetro evitando il tintinnare delle tessere, esclude il rischio di infiltrazioni d’acqua rendendo la vetrata impermeabile.
Rulli soffiati e cabochons del primo Novecento ed esempio di utilizzo di un rullo all'interno di una vetrata legata a piombo (collezione privata Stefania Cestari).
Per le vetrate a piombo si usano alcuni vetri particolari come il vetro cattedrale che ha una superficie a trama martellinata, il vetro soffiato e l’antico, che presentano inclusioni di bolle, il vetro opalescente caratterizzato da striature di colori diversi, opachi e trasparenti e il vetro dipinto.

Ma certo il loro fascino deriva in particolare dai colori, specie quando, esaltati in pieno dalla luce, rivelano tutto il loro splendore, tanto che i disegni e i personaggi sembrano vivere di vita propria. Questi colori prodigiosi sono dovuti all’impiego di ossidi di metallo: ad esempio il blu deriva dall’ossido di cobalto oppure dall’ossido di rame e sempre dall’ossido di rame deriva il verde. Il giallo deriva dall’ossido di ferro, oppure dall’argento; il porpora dall’ossido di manganese e il rosso dal protossido di rame…
Fusione tra arte e luce, erede dell’architettura luminosa del Gotico, la vetrata, con la sua policromia creata per catturare un raggio di sole e trasformarlo in bagliori di bellezza commovente, ancora rappresenta uno dei fulcri dell’arte vetraria. Anche ora, con struttura, disegni e cromatismi moderni continua a essere simbolo di quella bellezza che meraviglia l’anima rasserenandola.
👉 È possibile contattare Stefania Cestari al numero 3393656052.
Rulli soffiati e cabochons del primo Novecento (collezione privata Stefania Cestari).
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