Michele Corino, una fisarmonica impazzita

Il musicista delle Langhe che fece ballare l’America

Michele Corino nella sua scuola di musica a San Francisco.

Beppe Turletti
Beppe Turletti

Laureato in Storia, tra le Langhe e la Toscana impara a suonare la fisarmonica, strumento con cui condivide il gusto di raccontare. Collabora da molti anni con la Compagnia di Marco Gobetti.

“Pia řa fisa, Càstu!” Così gli dicevano quando ancora ragazzino girava i paesi della Langa; e lui la fisa la prendeva e cominciava a correre su e giù per la tastiera e le sue dita sembravano impazzite.

Michele Corino con la sua orchestra si esibisce all’Hotel Fairmont di San Francisco.
Michele Corino con la sua orchestra si esibisce all’Hotel Fairmont di San Francisco.

Terra de “La malora”

Castu è il nome langhigiano di Castino dove Michele Corino nasce il 27 aprile del 1918, in piena Grande Guerra; un paese dell’Alta Langa, quella dřa nissòřa, sulle creste collinari che separano la Valle Belbo dalla valle Bormida, dove non sono i filari di vigneti nobili a colpire lo sguardo, ma boschi e barranchi in cui regnano il cinghiale e la volpe. Una terra che sente più il vento del marin che quello delle montagne, nota ai lettori di Beppe Fenoglio che nella cascina del Pavaglione in borgata San Bovo, ha ambientato La malora.

La casa in cui nasce Michele si trova nella borgata San Salvario; una cascina un po’ fuori dal centro, ai piedi di un bricco su cui il ragazzino Michele saliva per guardare i paesi attorno: Bosia, Perletto, Cortemilia, Lequio Berria, Borgomale e il Monviso sullo sfondo.

Cascina natale di Michele Corino a Castino, in Alta Langa.
Cascina natale di Michele Corino a Castino, in Alta Langa.
“Un uomo che tenga tra le braccia una fisarmonica e sappia servirsene non teme quasi nulla e può passare dappertutto”.
Pierre Mac Orlan, “Filles et ports d’Europe”

La musica nel destino

Quando nasce Michele il padre Giuseppe, contadino con baffi alla Vittorio Emanuele II, e mamma Vincenza, i lineamenti del viso dolci, lo sguardo e i folti capelli, hanno già avuto sei figli: quattro maschi e due femmine. Tra il primogenito Mario — nato nel 1894 e morto in guerra il 3 novembre 1915 — e Michele ci sono 24 anni di differenza, una cosa normale per il mondo contadino di allora.

Famiglia di Michele Corino (il primo a destra).
Famiglia di Michele Corino (il primo a destra).

Vincenza alleva i figli ma appena può va nel sud della Francia a fare da balia a quelli dei ricchi, tra cui quelli della Contessa di Beaumont a Nizza. Per Michele sogna il vestito da prete, ma non è quello il suo destino. Come tutti i ragazzi lascia presto la scuola e i giochi e inizia a lavorare a dieci anni andando ad aiutare il cognato Tunin calzolaio a Vesime. Lo stesso anno la sorella Maria, partita assieme ai tanti cuneesi per cercare fortuna negli Stati Uniti, fa ritorno a Castino e gli porta una piccola fisarmonica di due ottave al canto e 12 bassi; con quella comincia a esercitarsi abbandonando in un angolo del prato la falce da fieno e le capre legate a qualche albero. Un piccolo segnale di ribellione al destino che lo vorrebbe legato ad una vita già segnata.

A lezione!

All’inizio del 2012, dopo due colloqui telefonici con Corino, che ho conosciuto tramite una sua amica di Castino, ricevo un plico con fotografie e ritagli di giornali che parlano di lui. Tra le varie immagini ce ne sono due che segnano quel cambiamento: una lo ritrae nel campo dietro casa con la falce per tagliare il fieno, l’altra con la fisarmonica regalatagli dalla sorella. Se nella prima il volto è imbronciato e tiene la falce quasi con rabbia, nella seconda si vedono già gli effetti che i suoni, fino a quel momento imparati, gli hanno già trasmesso: un sorriso di soddisfazione e la posa con cui tiene lo strumento tra le mani ne sono la prova.

A sinistra Michele Corino con la falce per tagliare il fieno, a destra invece con la fisarmonica Galanti.

Suonare a orecchio non gli basta e allora inizia a prendere lezioni dal maestro Felice Piano, a Santo Stefano Belbo; una bicicletta presa in prestito e giù di corsa in mezzo ai noccioli lungo la strada polverosa che scende lungo i luoghi di molte ambientazioni pavesiane. La fatica della risalita è ricompensata dalla soddisfazione dei progressi tecnici e dei virtuosismi con cui esegue tutti i ballabili del momento che lo fanno conoscere nei paesi vicini per le feste del patrono, della leva, di matrimoni o battesimi.

La musica diventa un lavoro

I pochi momenti di festa, così rari nella vita di quei luoghi segnata dai duri lavori nella campagna, nei campi, nelle stalle, nei boschi di nocciole, lo vedono subito protagonista: a 13 anni, comincia ad andare in giro a suonare, con una fisarmonica vera, una Verde dalle voci potenti e adatte al ballo; e si fa pagare!

Michele Corino al centro con la fisarmonica insieme a Secondo Gallo al clarinetto.
Michele Corino al centro con la fisarmonica insieme a Secondo Gallo al clarinetto.

Pia řa fisa, Càstu! gli gridano e lui non esita: ogni brano suonato, quattro soldi, la giusta paga per l’impegno messo in modo costante e continuo per migliorarsi. Un giorno, con l’amico Rinaldo, decidono di prendere la corriera e andare a Savona; Michele suona e Rinaldo gira col piattino a raccogliere le offerte con cui i due si comprano panini, dolciumi e gelati fino a che i soldi finiscono. Non potendo acquistare il biglietto per il ritorno, chiedono all’autista di riportarli sino a Cortemilia dove il proprietario della ditta, Geloso, riconosciuto Michele non solo non lo sgrida ma fa salire i due sulla propria auto e li riporta a Castino.

Sono i segnali dell’arguzia e dell’ironia che lo caratterizzeranno per tutta la vita e che gli permettono di chiedere in breve anche dieci, venti lire a serata; con quei primi guadagni si fa confezionare una bella muda neuva completa e se c’è da andare lontano, sale su una moto Ganna che gli presta il mugnaio di Vesime. Spesso lo accompagna col clarinetto, Secondo Gallo e i due suonano anche cinque, sei ore di fila in qualunque situazione ci sia da far ballare.

Michele Corino sulla moto Ganna.
Michele Corino sulla moto Ganna.

Una polca impazzita fa il giro del mondo

Ora le dita di Michele corrono sui tasti con mirabile destrezza, passando senza esitazione da un valzer a un tango a una mazurka; ma è soprattutto nella polca che eccelle, strappando grida di approvazione ai ballerini che su quella danza danno sfogo alla voglia di libertà così fortemente agognata in quella “langa porca che ti piglia la pelle a montarla prima che a lavorarla” come fa dire Fenoglio al Tobia de La malora. Sarà proprio una polca, Fisarmonica impazzita, composta nel 1940 a renderlo famoso in tutto il mondo e a fargli guadagnare somme considerevoli in diritti d’autore; un brano che è stato per tutti i fisarmonicisti un traguardo per dimostrare la propria bravura, come la Migliavacca, il Carnevale di Venezia, la Czardas di Monti. Ascoltandola, nel glissato che si ripete alternato alle semicrome sembra di vedere il movimento di Michele che taglia il fieno con la falce per poi inforcare la bicicletta e pedalare veloce verso la lezione con lo strumento in spalla.

Dai tavoli di un ristorante all’EIAR

Orchestra Angelini, Sala Danze Gay, Torino, 1937.
Orchestra Angelini, Sala Danze Gay, Torino, 1937.

Nel 1933 un amico di Castino, che ne aveva intuito le grandi capacità, lo chiama a suonare nella sua trattoria di corso Moncalieri a Torino, all’altezza di strada Cavoretto; uno dei clienti, sorvegliante della FIAT e cognato di Cinico Angelini, intuisce il valore di quel giovane e lo consiglia al maestro che lo fa subito entrare nell’orchestra da lui diretta nelle serate alla Sala Danze Gay. Fondata dal maestro di ballo Gay in via Garibaldi e spostatasi successivamente in via Pomba, è in questa sede che l’orchestra Angelini si esibisce e spesso le serate musicali vengono trasmesse in diretta dalla EIAR, presentate da Nunzio Filogamo.

Angelini si affeziona talmente a Corino che lo fa seguire da Pavesio, il pianista dell’orchestra e insegnante al Conservatorio di Torino. Pochi mesi e Michele unisce le abilità di virtuoso allo swing che caratterizza gli arrangiamenti di Angelini e diventa primo fisarmonicista dell’orchestra EIAR di Torino dove la paga giornaliera iniziale è di 35 lire.

Orchestra Angelini.
Orchestra Angelini.

Gli orizzonti si allargano

Il Trio Lescano nel 1936.
Il Trio Lescano nel 1936.

Con l’orchestra, oltre ad esibirsi in numerose città italiane, incide numerosi brani di successo per la Parlophon accompagnando il Trio Lescano, Nunzio Filogamo, Alberto Rabagliati, Alfredo Clerici e il tenore Carlo Buti con cui è sul set di Per uomini soli dove compare anche Cinico Angelini; nello stesso periodo suona con l’orchestra i Gai Campagnoli con cui incide dischi di ballabili per la Cetra.

L’animo giovale, il sorriso sempre stampato sul volto, gli fanno conquistare la simpatia di tutti, dal semplice ascoltatore di trasmissioni radiofoniche al principe Umberto di Savoia — che lo invita a suonare nel castello di Racconigi — al dirigente FIAT che gli fa avere in regalo una Topolino. L’orizzonte limitato che vedeva dal bricco di San Salvario si va allargando sempre più ma non è ancora soddisfatto.

Gli anni della Resistenza

C’è però la guerra di mezzo. Nel ’43, dopo l’8 settembre, vivere a Torino è pericoloso e Michele fa ritorno a Castino dove incontra le prime formazioni partigiane che operano in quella zona; il comandante di una di queste intuisce la possibilità di sfruttare la vicinanza che Corino ha con le truppe tedesche e gli consiglia di non lasciare Torino perché può essere di aiuto per le informazioni raccolte. Svolge questo compito con la stessa serenità e leggerezza che mette nel suonare facendosi apprezzare da Piero Balbo, “Poli”, comandante della 2° Divisione Langhe con cui sfila in piazza Vittorio a Torino il 26 aprile del 1945 e la cui firma è sul Certificato di Patriota conservato tra i ricordi.

Certificato di patriota del 1945.
Certificato di patriota del 1945.

L’incontro con i soldati americani che ascoltano lo swing alla Glenn Miller, l’orchestra che trova sempre più difficoltà a muoversi lungo un’Italia distrutta, le continue sollecitazioni della sorella Maria, fanno si che nel giugno del 1947 Corino decida di imbarcarsi sul Saturnia sulla rotta Genova-Napoli-New York.

Michele Corino nel 1947, sulla nave “Saturnia” diretta a New York.
Michele Corino nel 1947, sulla nave “Saturnia” diretta a New York.

Alla conquista del Far West

È una traversata dell’Oceano ben diversa da quella dei tanti amici e parenti partiti per andare a cercare fortuna; ha già messo da parte una buona somma e non viaggia come scrive Marco Moroni in Emigranti, dollari e organetti,

fra i bagagli, i bauli, le valigie dei partenti dove si intravedono assieme alle immancabili chitarre e molti mandolini…….ghironde, fisarmoniche e organetti destinati a dar prova di sé nei paesi di arrivo.

In cabina si porta la bellissima Dallapè e con quella va alla conquista del suo Far West.

Michele Corino con la sua fisarmonica Dallapè.
Michele Corino con la sua fisarmonica Dallapè.

Nel 1947 aveva cominciato a trasmette l’emittente radiofonica KSJO ed è in quegli studi che Corino inizia a far conoscere le sue musiche, il suo stile; il successo conosciuto nelle feste di paese, della leva, all’EIAR ora è tutto da ricostruire. C’è da conquistare il pubblico americano, che stimava molto i musicisti di origine italiana e aveva già avuto modo di apprezzare Charles Magnante che si esibiva alla Carnegie Hall, Pietro Frosini e i fratelli Guido e Pietro Deiro giunti dal Canavese; musicisti che avevano contribuito a dare signorilità a uno strumento sino allora ritenuto utile solo per far ballare sulle aie di campagna.

Sbarcato a New York, raggiunge in aereo San Francisco dove ritrova la sorella che lo convince subito a prendere lezioni di inglese. La grande volontà, lo spirito intraprendente, il sorriso che lo accompagna in ogni momento della vita contribuiscono a farlo apprezzare e benvolere ovunque si presenti:

Un uomo che tenga tra le braccia una fisarmonica e sappia servirsene non teme quasi nulla e può passare dappertutto,

aveva scritto qualche anno prima l’artista Pierre Mac Orlan in Filles et ports d’Europe (Gallimard, 1945) e lui questa cosa la realizza.

Una Cadillac in Langa

Bastano pochi anni e col successo arrivano i soldi per tornare a Castino, questa volta con la moglie Gloria Campanelli, sposata nel 1949, il figlio e una Cadillac con cui, una volta sbarcato a Marsiglia, risale le colline che lo riportano nella sua Langa. È l’estate del 1952 e dopo cinque anni Corino può riabbracciare gli amici che si stringono attorno a lui in posa davanti a quell’auto, nella piazza del Peso e nel cortile della Cà ‘d Cinin, dove spesso da ragazzo andava a mangiare o si rifugiava per scappare alle punizioni per una delle tante scappatelle. Questo primo ritorno a Castino dura per alcuni mesi, fino agli inizi del 1953 quando mamma Vincenza muore e i Corino ripartono per San Francisco.

Michele Corino a Castino nel 1958.
Michele Corino a Castino nel 1958.

Gli anni Cinquanta sono sicuramente prolifici sia per il numero di concerti a cui prende parte con i suoi complessi sia per la produzione musicale caratterizzata da brani quali Giorni felici, Lina, Una notte a Parigi, Un giorno a Tolosa e molte altre pubblicate dalle edizioni Daniele di Milano.

La scuola di San Francisco

Il 5 settembre del 1961 inaugura la scuola di musica e il negozio di strumenti musicali Corino , al 411 di Columbus Avenue, nella zona North Beach di San Francisco unendosi alle numerose attività gestite da italiani in quella zona della baia. Per venti anni in quella scuola si specializzano in fisarmonica e altri strumenti centinaia di allievi che mettono a frutto gli insegnamenti del musicista italiano e dei docenti che con lui collaborano.

Negozio di strumenti musicali Corino, nella zona North Beach di San Francisco.
Negozio di strumenti musicali Corino, nella zona North Beach di San Francisco.

La sua attività di esecutore però non si ferma e numerose sono le formazioni orchestrali a cui dà vita, sempre caratterizzate da un suono che ricorda le sue origini; per questo nei suoi complessi ci sono musicisti che hanno una conoscenza di quel sound quali il violinista Charles Rosso, i mandolinisti Pete Tarzia, Rudy Cipolla e Gino Pellegrini, il chitarrista Salvador Bravo e i sassofonisti Ed Turdici, Louis Malvino, Joe Lenci e Francine Passa. Con quelle orchestre, a fianco dei successi americani You are my sunshine, Papa loves mambo, Whatever will be, will be, Magic moments, esegue un apprezzato repertorio di canzoni italiane come Arrivederci Roma, Oi mari, Buonasera signorina, Volare facendo spesso cantare i numerosi italoamericani delle tante Little Italies.

Anche grazie a questo ottiene contratti importanti come quello con l’Hotel Fairmont dove la sua orchestra si esibisce cinque sere la settimana per più di due anni e si fa apprezzare da personaggi importanti quali Re Hussein e Richard Nixon.

Michele Corino con Richard Nixon.
Michele Corino con Richard Nixon.

Il successo e la notorietà non cancellano però i ricordi e il pensiero corre sempre a Castino, alle Langhe dove ogni anno puntualmente fa ritorno con la seconda moglie, Linda, sposata nel 1977; ed allora è festa con i coscritti, con i compagni di scuola a cui si concede con la semplicità e la naturalezza di chi ha conosciuto la povertà e l’ha sconfitta con la volontà. A loro racconta di Dorothy Mc Guire, di Frankie Lane, di Dean Martin, di Perry Como e di tutti quelli che accompagna nelle serate dei più rinomati locali. In uno degli ultimi viaggi, ormai ottantenne, incontra nella casa di riposo di Rodello l’amico Nunzio Filogamo, quasi centenario, a cui suona ancora una volta C’è una chiesetta, la sigla con cui l’orchestra Angelini iniziava le trasmissioni radiofoniche.

Il ritorno

Il 2 gennaio 2017, a quasi 99 anni, chiude per sempre il mantice della fisarmonica; le sue ceneri raggiungono la tomba di famiglia nel cimitero di Castino. Nella piazza del Peso, quella dove faceva bella mostra la Cadillac davanti cui gli amici si facevano fotografare, è stato posto un cartello con il volto sorridente di Michele e la scritta “La fisa e il canto delle colline”.

Certe notti in lontananza, tra i noccioleti, il vento suona le note di Fisarmonica impazzita.

Cartello celebrativo a Castino.
Cartello celebrativo a Castino.
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Bibliografia

  • Carini N., Strologo S., Castelfidardo e le fisarmoniche. Aziende e storia, Fiumicino, BARVIN Edizioni, 2013.
  • Fenoglio B., La malora, Torino, Einaudi, 1954.
  • Moroni M., Emigranti, dollari e organetti, Ancona, Affinità Elettive, 2004.
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