Con balma si è sempre inteso un rifugio nella roccia, anche se sin dalla sua comparsa balma è entrato a far parte di un repertorio di toponimi assai diffuso lungo l’arco alpino, coprendo una vasta area che attraversa Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia fino al Canton Ticino.

Balma, o barma, è un termine prelatino di discussa origine, che potrebbe provenire tanto dal celtico come da un sostrato ligure (si pensi per esempio al toponimo Barmasc, villaggio della Val d’Ayas in Valle d’Aosta, formatosi con il suffisso -asc, residuo dell’antico ligure ancora presente in molti toponimi piemontesi – Beinasco, Grugliasco, Cercenasco, ecc.).

Significa quindi “grotta”, “rifugio nella pietra”, ed è conosciuto pure Oltralpe in Catalogna, in Francia, in Germania e in Svizzera, dove sono attestati ritrovamenti anche molto antichi. Si tratta infatti in origine di una roccia sporgente o di un masso erratico che offre riparo in funzione di tetto, spesso con lati coperti da roccia o più comunemente protetti da muri a secco. Usate tanto a bassa come in alta quota come rifugio dal maltempo, le balme vennero utilizzate soprattutto come ricovero per gli animali, ma offrirono sin dal principio la possibilità agli uomini primitivi di farne le loro prime abitazioni. In alcune di esse infatti sono state ritrovate coppelle, incisioni rupestri a testimonianza dell’importanza che esse rivestirono per le popolazioni antiche; ma non mancano balme con affreschi di più recente datazione, che si accompagnano a fasi successive dell’evoluzione umana, in cui questi rifugi vennero dotati di mensole o tavoli, lastre per il fuoco o utensili per la lavorazione e la conservazione dei cibi.

Irriconoscibile forse nei molti nomi di paese e località di montagna – Balma, Balme, Barma, Balmet, Barmasse, Balmafol per citarne alcuni – la funzione originaria della balma è ancora attiva e resta il riparo temporaneo di animali, o come cantina, o deposito di acqua con cui preparare il verderame per i vigneti. Come avviene ancora nei Balmetti nei pressi di Borgofranco d’Ivrea, utilizzati come cantine e deposito per alimenti, per la temperatura costante che questi ripari offrono.

Laureato in linguistica generale, collabora come redattore editoriale con diverse case editrici torinesi e nazionali. Si interessa di sintassi, germanistica e linguistica piemontese. Lettore bulimico e grafomane, spende restante tempo… leggi tutto
  

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