Quando ci si sentiva gridare da bambini “Fé nen tant ciadel!” (“Non fate tanto chiasso!”) si sapeva che era ora di abbassare la voce, smettere di corrersi dietro e cercare di dirimere le dispute più pacatamente o trovarsi qualche trastullo meno rumoroso.
Parola chiassosa ciadel, che rimanda al frastuono fastidioso, caotico, al disordine. E infatti significa anche “disordine” di cose, non soltanto di suoni. Ma non è sempre stato così. Ciadel è un sostantivo deverbale, proviene cioè dal verbo ciadlé che però significa “ordinare, rigovernare, rassettare”, ovvero l’esatto opposto del significato del nome.
L’origine si deve al latino caput, “capo, testa”, il cui diminutivo capitellum designava la parte superiore delle colonne negli edifici e con essi propagato nei territori galloitalici e romanzi fino al Medioevo, fino a quando cioè prese a usarsi come verbo nel latino volgare, capitellare, per significare “mettere alla testa, condurre, dirigere” e di qui arrivato al francese antico chadeler con lo stesso significato.
Ciadlé prende dunque le mosse dal francese antico, restando nell’alveo semantico dell’ordine, del riordino, spesso applicato nell’ambito rurale con il significato specifico di “governare le bestie”. Non a caso non è difficile trovarsi a chiacchierare in montagna con un marghé che ti dica “Pan e furmagg e ün a l’é bel e ciadlà” (“Pane e formaggio e uno è bell e che a posto”). Ciadlé dà il senso dell’ordine, e non soltanto nell’ambito agreste, se la baby-sitter cittadina poteva giustamente chiamarsi ciadela-maraje.
Ma gli scherzi della retorica sono come le vie che portano a Roma, infinite: capita così che per ironia si cominciasse a usare ciadel al contrario del suo significato fino a stabilizzarne l’uso nel nuovo, per antifrasi, e finendo per riconoscere in esso non più il valore di “ordine”, ma l’esatto contrario “disordine, chiasso, baccano” ed è così che ancora noi lo usiamo.
Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.